Dai fasti della Bundesliga all’oblio della Zweite: il Bochum sogna il ritorno

Bochum

Dall’Europa e i sogni di Coppe alla lotta per la salvezza per evitare la 3.Liga. Nel giro di una manciata di anni, il VfL Bochum si è ritrovato nei bassifondi della classifica di Zweite Liga, con lo spauracchio della retrocessione in terza categoria, rischiata seriamente tra il 2013 e il 2014. Sono ormai passati 10 anni dall’ultima retrocessione, ma la storia non è mai cambiata e il ritorno in Bundesliga non si è mai concretizzato. Fino a quest’anno, nel quale la squadra di Thomas Reis vede finalmente la promozione.

Una permanenza più lunga del solito in seconda divisione. Eppure, di solito, i passaggi in 2.Bundesliga non hanno mai portato troppo male. Almeno fino al 2010. Il club dell’omonima città – una delle tante del Nordrhein-Westfalen – è riuscito a vincere per 3 volte il campionato di seconda categoria: 1994, 1996 (con Toppmöller, allenatore del Leverkusen del 2002) e 2006. Due denominatori comuni: l’aver sempre vinto appena retrocessi e Dariusz Wosz, autentica leggenda biancoazzurra, prima come giocatore e poi per una breve parentesi come allenatore, avendo giocato ben 378 partite con la maglia degli intoccabili. Un appellativo curioso, nato nel periodo che va tra gli anni ’70 e ’90, quando la squadra ha sempre flirtato con la retrocessione senza mai crollare.

La squadra non comunque è considerata una nobile, ma ha raggiunto per due volte la finale di DFB-Pokal, nel 1968 e nel 1988, senza mai vincerla, e si è qualificata per lo stesso numero di volte alla Coppa Uefa, dopo esser arrivata quinta in campionato, loro massimo posizionamento storico nella classifica della massima divisione tedesca. La seconda e ultima esperienza europea risale alla stagione 2004/05, dove gli intoccabili furono eliminati dallo Standard Liegi al primo turno.

L’esperienza europea fu il premio dopo la bellissima stagione 2003/04, conclusa al quinto posto, soprattutto grazie al bomber Vahid Hashemian e all’ala danese Peter Madsen.

Hashemian Bochum
Vahid Hashemian, l’elicottero del Bochum. Fonte: Getty/OneFootball

Il duo fece la fortuna della squadra di Bochum, con un totale di 29 goal. L’anno seguente, l’iraniano si unirà al Bayern Monaco, mentre ai nastri di partenza della stagione 2005/06 l’esterno passò al Colonia. Entrambi non replicarono più le proprie prestazioni, anche se l’elicottero rientrò alla casa madre qualche anno più tardi, segnando solo 3 reti in due stagioni. Non rendendo onore soprannome datogli per via della sua forza nel gioco aereo. Hashemian era un attaccante d’area, uno di quelli che sfrutta ogni errore e un terrore per le difese avversarie al momento di un cross o di un calcio da fermo. 

Nel 2005 gli intoccabili retrocedettero, passarono dalle stelle, le luci europee, alle stalle, la Zweite Liga. Per fortuna, ritornarono subito nella massima divisione tedesca, vincendo il campionato di una sola lunghezza sull’Aachen. Decisivo fu il centrocampo composto da Misimovic e Edu. Il primo pochi anni dopo vincerà il Meisterschale con il Wolfsburg.

Tornato in Bundesliga, si renderà protagonista della miglior stagione ad oggi, a livello di posizionamento in classifica: ottavo a soli tre punti dalla Coppa Uefa. Questo fu possibile grazie al contributo del vecchio idolo dei tifosi, Theofanis Gekas. L’attaccante greco vinse il premio come migliore marcatore della Bundes, con 20 reti, davanti a colleghi molto più noti e famosi, come Frei, Maakay, Mario Gomez e Klose. Il gol lo aveva nel sangue, dotato di grande freddezza e fiuto del gol, il bomber ha iniziato a segnare a raffica nel Larissa e nel Kallithea, squadre delle sua terra nativa, attirando l’interesse del più blasonato Panathinaikos, da dove passò al club tedesco.

Il “giramondo”, al contrario dei precedenti attaccanti che hanno lasciato la squadra della Ruhr, non ha mai perso il vizio del goal, facendosi notare anche nel Bayer Leverkusen, nel Sion e nella sua avventura in Turchia, con le maglie di Akhisar Belediyespor e Konyaspor.

Bochum Gekas
Theofanis Gekas, capocannoniere della Bundesliga nel 2008. Fonte: Getty/OneFootball

Le successive stagioni non si riveleranno all’altezza della precedente, con un Bochum in netta fase calante, complice anche la perdita dei pezzi più importanti di ogni stagione, come già visto in precedenza.

L’ultima apparizione in Bundesliga risale alla stagione 2009/10,dove il Bochum poteva contare su alcuni nomi noti tutt’oggi, come Lewis Holtby, appena diciottenne, e Christian Fuchs. In quella squadra, possiamo trovare anche Patrick Fabian, giocatore che collega il brillante Bochum del primo decennio di questo secolo, capace, nonostante le non eccellenti condizioni economiche, di stupire, assicurandosi  la qualificazione alla Coppa Uefa, a quello del secondo, che non è mai riuscito a scavalcare l’ostacolo Zweite Liga. Dopo aver mancato l’ultimo tentativo, il classe 1987 ha deciso per il ritiro.

Negli ultimi anni si sono succeduti vari allenatori, che hanno provato anche ad aprire dei veri e propri cicli, rimanendo però con delle opere incompiute: anche nomi pesanti come Neururer, Robin Dutt e Friedhelm Funkel.

Proprio quest’ultimo, specialista in promozioni, ci andò vicino alla prima occasione disponibile. Gli intoccabili conclusero il campionato al terzo posto, guadagnandosi la possibilità di giocarsi l’accesso alla Bundesliga nello spareggio col Borussia Mönchengladbach. La squadra bianconera si salvò in maniera clamorosa, dopo aver realizzato ben 20 punti nelle ultime 12 partite, grazie all’arrivo di Favre, attuale allenatore del Borussia Dortmund. I puledri potevano contare su una rosa di buon talento, dove troviamo Dante, Ter-Stegen e Marco Reus, autore del goal del pareggio nel ritorno, decisivo al fine della salvezza del Gladbach. Da allora, il Bochum naviga in Zweite Liga, senza uscirne. Fino a quest’anno, appunto: la squadra è in testa alla classifica, se la gioca con l’Amburgo, il Greuther Fürth e l’Holstein Kiel. Sembra la favorita.

L’attuale rosa conta su alcuni giocatori di talento, tra l’altro già blindati dal club, speranzoso che possano ricondurlo dove merita. In particolare la coppia difensiva formata da Leitsch, classe 1998, e Bella-Kotchap, classe 2001, entrambi già nel giro delle selezioni minori della nazionale tedesca. Anche se in Germania quest’ultimo si è fatto notare anche per uno svarione contro il Bayern Monaco in DFB-Pokal lo scorso ottobre.

L’ultimo grande talento del vivaio fu Leon Goretzka. L’attuale centrocampista del Bayern passò allo Schalke 04 per 3,25 milioni nel 2013, una cifra bassissima considerando il talento del classe 1995. Dopo tanto tempo e tanti acquisti di giocatori importanti per la categoria come Inui, Ginczek, Kramer, Weis, Latza, Terodde, Gregoritsch, Stiepermann, Hinterseer, Sam, Weilandt, Lee, Zoller, Gamboa, Blum e tanti altri, finalmente la squadra sembra aver trovato la chimica giusta. I goal di Zulj e Zoller, la solidità di Tesche e Losilla in mezzo, le parate di Riemann. Con loro il Bochum punta alla promozione. E da tanto tempo non ci andava così vicino.

🗒 2.Bundesliga Café, ep. 2 – Sale il St. Pauli, crolla l’Amburgo

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IN VETTA ALLA 2.BUNDESLIGA 📈

A guidare la classifica di 2.Bundesliga c’è ancora il Bochum di Thomas Reis, capolista solitaria grazie ai goal e alle giocate di Zulj, fin qui nettamente il miglior giocatore di tutta la 2.Bundesliga 2020/21. Al secondo posto l’Holstein Kiel, che prosegue con ottima regolarità nonostante non sia riuscito a vincere gli scontri diretti. Stesso discorso per il Greuther Fürth, finito a quota 43 complice anche un calendario difficile nelle ultime quattro giornate. Rimane al terzo posto l’Amburgo, in un momento nero (ci arriviamo…). Si vanno vedere negli specchietti il Karlsruhe che spera ancora, l’Heidenheim che si rilancia e poi il Fortuna Düsseldorf che cerca di riprendersi.

IN CODA 📉

Non si schiodano dall’ultimo posto i Würzburger Kickers, che hanno però vinto un’altra partita, la seconda nel 2021 e la quarta dell’anno. Vittima illustre: l’Amburgo. Cade al penultimo posto il Sandhausen, con soltanto 3 punti nelle ultime 5. La peggior squadra della Zweite al momento è però l’Osnabrück, che ha vinto la prima partita del 2021 contro l’Holstein Kiel e poi le ha perse tutte. Marco Grote è stato esonerato e al suo posto è arrivato Markus Feldhoff. Buon momento per il Braunschweig, che ringrazia anche Felix Kroos, fratello di Toni, che ha deciso lo scontro diretto col Sandhausen e tolto l’Eintracht dalla zona retrocessione. Poco più sopra il sempre pericolante Norimberga, Darmstadt e Regensburg.

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La classifica della 2.Bundesliga. Fonte: Sky

IL GIOCATORE DEL MESE ⭐

Tim Kleindienst aveva lasciato l’Heidenheim dopo il Relegationsspiel perso con il Werder Brema. Aveva scelto il Gent (come Dorsch) con l’ambizione di giocare la Champions League. Non è andata bene. A gennaio è tonato in prestito al suo vecchio club e gli ha fatto cambiare passo. Come? A suon di goal. 5 presenze, 7 goal, 3 vittorie e un pareggio con lui in campo. Ha saltato l’ultima coi Kickers, ma i sui compagni hanno comunque fatto il loro lavoro portando i tre punti. L’Heidenheim ha nuovamente sprintato. E il discorso promozione torna d’attualità.

LA SQUADRA PIÚ IN FORMA 🔥

16 punti nelle ultime 6 partite. Soltanto il pareggio col Karlsruhe ha fermato la striscia positiva del St. Pauli, che nel 2021 ha ottenuto 24 punti in 12 partite. Un ritmo da promozione, peccato che nelle precedenti 12 ne fossero arrivati soltanto 8. Trascinati dal duo d’attacco composto da Burgstaller e Marmoush, con il supporto dei centrocampisti Zalazar e il match winner del derby Kyereh, i Kiezkicker hanno cambiato passo e si sono assicurati almeno la permanenza per un altro anno in Zweite. La promozione sembra un discorso inarrivabile. Pensando a due mesi fa, però, va bene così.

 

LA SORPRESA 😯

La parabola negativa dell’Osnabrück di cui vi abbiamo accennato qualche riga sopra è certamente la sorpresa in negativo di quest’ultimo mese di 2.Bundesliga. Dopo 11 partite giocate, parlavamo della squadra di Marco Grote come uno degli allenatori più interessanti e dell’ex squadra di Thioune (ci arriviamo…) come la rivelazione del campionato. Invece qualcosa si è rotto, Grote ha perso il posto e la squadra ha una striscia aperta di nove sconfitte consecutive. 13 partite perse nelle ultime 16 giornate. E una situazione finita per precipitare. La priorità ora è una salvezza certamente non facile.

LA DELUSIONE 👎

Fino a fine gennaio non c’era alcun dubbio sulla stagione dell’Amburgo, che sembrava aver ritrovato la serenità necessaria per proseguire la corsa verso il ritorno in Bundesliga. Ad oggi, però, raccontiamo di una squadra che non vince da cinque partite, che ha conquistato solo tre punti, che è uscita sconfitta dal derby, che ha perso nuovamente van Drongelen per infortuni – si era infortunato nell’ultima giornata dell’anno scorso, è rientrato nel derby e si è rifatto male – che ha visto il proprio capitano Tim Leibold espulso per una spinta gratuita. Insomma, non ne sta andando bene una. Il solito Amburgo delle ultime stagioni di 2.Bundesliga. Altro fallimento in arrivo?

🗒 2.Bundesliga Café, ep. 1 – Il Karlsruher e altri ribaltoni inaspettati

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IN VETTA ALLA 2.BUNDESLIGA 📈

Dopo le cinque partite senza vittorie in autunno, l’Amburgo ha ripreso a marciare: 7 vittorie e 3 pareggi nelle ultime 10 valgono la vetta solitaria della classifica, oltre ad un’impressione di solidità che negli altri anni sembrava mancare. Eccezion fatta per qualche calo fisiologico, la squadra allenata da Daniel Thioune sembra aver raggiunto la stabilità tattica e soprattutto mentale. Manca un ultimo passo avanti: vincere gli scontri diretti. Ne avrà l’occasione nel weekend contro il Greuther Fürth, che continua a tenere un passo importante e non molla la presa. In fuga ci sono anche il Bochum, finalmente in grande spolvero, e l’Holstein Kiel, che non aveva iniziato benissimo l’anno (1 punto in 3 partite) ma si sta riprendendo anche grazie alla spinta della vittoria contro il Bayern in DFB-Pokal.

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La classifica della 2.Bundesliga dopo 20 giornate.

IN CODA 📉

I Würzburg Kickers hanno raccolto 8 dei propri 12 punti soltanto nel 2021. Nonostante la buona ripresa dopo l’ennesimo cambio di allenatore – attualmente il tecnico è Bernhard Trares, ex Waldhof Mannheim – la neopromossa è comunque a fondo classifica e la salvezza sembra un’impresa complicata. Continuano nei loro alti e bassi anche l’Eintracht Braunschweig e il Sandhausen, che rimarranno immischiati probabilmente fino a fine campionato. C’è invece chi si riprende: dopo aver vinto soltanto una delle prime 15 partite, il St. Pauli ha centrato quattro successi nelle ultime cinque, che hanno permesso ai Kiezkicker di uscire dalla zona calda e portarsi nelle zone più tranquille, sebbene il rischio rimanga ancora alto. Lo stesso rischio che vive un Darmstadt tremendamente instabile, che ha perso 5 delle ultime 7 partite.

IL GIOCATORE DEL MESE ⭐

Nessuno è più caldo Robert Zulj. Già in grande spolvero nella prima parte di stagione, in questo 2021 è diventato assolutamente incontenibile. Entrato in 9 goal (su 13 totali della squadra), con 3 goal e 6 assist, ha inciso in tutte le partite in cui ha giocato. Una garanzia: con lui si parte 1-0. Un po’ come con Terodde. La coppia che forma con Simon Zoller (11 centri) è la migliore della lega. Il Bochum è l’unica squadra con già due giocatori in doppia cifra. E la classifica molto positiva vien da sé.

LA SQUADRA PIÚ IN FORMA 🔥

Se la 2.Bundesliga fosse cominciata nel 2021, il Karlsruher sarebbe la capolista. Cinque vittorie e due pareggi, una striscia fantastica, ancora migliore di quella di 4 vittorie consecutive tra novembre e dicembre, a cui erano però seguite tre sconfitte. Oggi la squadra allenata da Christian Eichner ha trovato il proprio assetto con un 4-2-3-1, con Wanitzek e Gondorf che stanno formando una delle migliori mediane della lega. Il segreto è anche Gersbeck tra i pali, probabilmente il miglior portiere della stagione. Attenzione anche ai due colpi di mercato: l’ex Colonia e Tottenham Wimmer e il giovane Amaechi dall’Amburgo. 33 punti in 20 partite e un terzo posto che ne dista solo 6. Nel 2021, però, a parte l’Amburgo il KSC ha battuto tutte le squadre che stanno davanti.

LA SORPRESA 👌

Tutto iniziato è grazie a una vittoria in pieno recupero con l’Hannover, la seconda stagionale, che ha dato lo slancio verso l’alto. Oggi il St. Pauli vive una situazione molto meno disperata di un paio di mesi fa. 12 punti in cinque partite, frutto di quattro vittorie (più una clamorosa sconfitta interna per 2-3 arrivata contro il Bochum. Punti arrivati anche grazie ai rinforzi del mercato invernale: su tutti Marmoush dal Wolfsburg, ma anche il portiere Stojanovic. Il vero acquisto è però Guido Burgstaller, arrivato in estate, ma rientrato solo ora da un brutto infortunio. La salvezza sembrava un miraggio, ora è realtà. E la panchina di Timo Schultz sembra più salda. Ah, il St. Pauli è anche diventato la seconda miglior squadra nella storia della 2.Bundesliga.

LA DELUSIONE 👎

Anche quest’anno il Norimberga sembra destinato a lottare per evitare la retrocessione in 3.Liga, dopo averla vista bruttissima già la scorsa stagione. Se fino a fine 2020 c’era ancora qualche speranza di lottare per la promozione, le cinque sconfitte già accumulate quest’anno sembrano una pietra tombale e la condanna all’ennesimo campionato nella mediocrità. Il direttore tecnico Dieter Hecking ha voluto dare fiducia al giovane Robert Klauss, ex assistente di Nagelsmann, e ha deciso di puntarci, ma serve una svolta. Anche se nell’ultima giornata è finalmente arrivata una vittoria, nello scontro della disperazione con il Darmstadt: lo ha deciso un autogoal di testa di Rapp al 90′. Le prestazioni e l’età media molto bassa sono comunque un punto di partenza.

Da zero a dieci (più uno): il 2020 del calcio tedesco

calcio tedesco 2020

Zero, come i dubbi su Marco Rose e su Julian Nagelsmann, che hanno compiuto due piccoli capolavori nel loro primo anno sulle panchine rispettivamente di Borussia Mönchengladbach e Lipsia. Il primo è una rivelazione, il secondo una conferma. Entrambi rappresentano il futuro del calcio tedesco e sono i due allenatori emergenti del 2020 – ormai affermati – che si sono messi maggiormente in luce quest’anno.

Uno, come le vittorie dello Schalke 04 in Bundesliga nel 2020. La squadra peggiore del 2020, senza nemmeno grandi dubbi. 17 gennaio, 2-0 al Gladbach. Da lì, una folle serie di 29 partite senza mai un successo, a -2 dallo storico record settato dal Tasmania nella stagione 1965/66. Un disastro relativamente atteso, come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane, da cui uscire nel 2021 sarà complicatissimo.

Due, come i fallimenti consecutivi dell’Amburgo in Zweite Liga. Dopo la retrocessione del 2018, l’HSV ha mancato sia nel 2019 che nel 2020 non solo la promozione, ma anche la possibilità di arrivare almeno al Relegationsspiel. Quest’anno in particolare se l’è divorata all’ultima giornata, umiliato dal Sandhausen in casa.

Tre, come i minuti impiegati da Erling Haaland per segnare all’esordio in Bundesliga contro l’Augsburg. E anche come i goal segnati. I primi di 33 complessivi (in 32 partite) con il Borussia Dortmund tra campionato e Champions. Un giocatore speciale.

Quattro, come i rigori parati da Daniel Batz, portiere del Saarbrücken, nella lotteria del quarto di finale di DFB-Pokal contro il Fortuna Düsseldorf. Lo storico club del Saarland è arrivato fino alle semifinali di coppa, dove è stato sconfitto dal Leverkusen. Il suo percorso rimarrà però memorabile.

Cinque, come i trofei alzati dal Bayern Monaco nell’anno più vincente nella storia del club. Anche più del 2013, paradossalmente, visto che in quell’anno era arrivata la sconfitta contro il Dortmund in Supercoppa. Dovesse vincere il Mondiale per Club di febbraio, farebbe l’en plein. Non ci è riuscito neanche Jupp. Ah, in realtà ci sarebbe anche il sesto: la 3.Liga vinta dalla seconda squadra. Ma non la contiamo. O facciamo finta…

Sei, come i goal segnati dal Werder Brema al Colonia nell’ultima giornata della Bundesliga. Mentre l’Union passeggiava contro il Fortuna Düsseldorf, al Weserstadion i grünweiß asfaltavano il Colonia già salvo per raggiungere il terzultimo posto. Poi, salvezza al playout contro l’Heidenheim ottenuta per il rotto della cuffia. Un modo rocambolesco, ma efficace, per evitare l’onta della retrocessione.

Sette, come i minuti di recupero impiegati dal Norimberga per evitare l’onta della doppia retrocessione. Prima del goal di Schleusener, quello che grazie alla regola dei goal in trasferta ha portato der Club alla salvezza allo spareggio contro l’Ingolstadt. Che aveva già perso la promozione diretta all’ultima giornata della 3.Liga. Non l’anno migliore per gli Schanzer.

Otto, come le promozioni dell’Arminia Bielefeld, assoluto dominatore dello scorso campionato di Zweite e ‘squadra ascensore’ per definizione insieme al Norimberga. Il ritorno in Bundesliga è arrivato al termine di una stagione dominata in lungo e in largo. Con pieno merito.

Nove, come il numero sulla schiena di Robert Lewandowski. Avrebbe meritato di vincere il Pallone d’Oro, ma qualche capriccio francese – dove il campionato è stato sospeso a inizio marzo – glielo ha impedito. Anche il bizzarro regolamento della Scarpa d’Oro lo ha penalizzato. Si è consolato con la Bundesliga, la DFB-Pokal, la Champions League, la Supercoppa di Germania, la Supercoppa UEFA. Tre titoli di capocannoniere. Il premio di calciatore dell’anno UEFA, il FIFA The Best, il Globe Soccer Award.

Dieci, come il voto che ci sentiamo di dare a Christian Seifert e a tutta la DFL. Lo abbiamo detto tante volte: se si gioca a calcio in Europa e nel mondo, il merito è soprattutto del protocollo redatto dalla task force del dottor Meyer, al quale tutti si sono ispirati. Ancora una volta, la Bundesliga fa da apripista.

Dieci più uno, come la posizione di classifica dell’Union Berlino nel suo primissimo anno in Bundesliga. Una promozione attesa per anni, sognata e sofferta, guadagnata solo al playout. Valorizzata dalla convincente salvezza del primo anno, che può aprire un nuovo capitolo di storia. A giudicare dagli ultimi tre mesi, la strada è quella giusta.

Arrivederci al 2021!

10 cose che vi siete persi nelle prime 10 giornate di 2. Bundesliga 2020/21

2. bundesliga 2020 21

Non poteva deludere e non sta deludendo. La 2. Bundesliga è di norma il campionato più folle che potreste immaginare e l’edizione 2020/21 non sta facendo eccezione. Se in questi tre mesi di calcio frenetico avete puntato il focus su altri campionati o altre categorie, non disperate: in dieci punti vi riassumiamo ciò che vi siete persi nelle prime dieci giornate della 2. Bundesliga 2020/21.

Uno. Anche quest’anno la classifica è cortissima: tra la terza e la terzultima ci sono soltanto 6 punti di differenza. Il Bochum e l’Amburgo sono pari a 17 sul terzo gradino del podio, mentre il terzultimo posto è occupato dal Sandhausen e dall’Eintracht Braunschweig a quota 11. Per intenderci, in Bundesliga il divario è il doppio, idem in 3. Liga. Significa che tra tre giornate, al termine del girone d’andata, potremo avere una classifica totalmente rivoluzionata. Spoiler: l’avremo. Visto l’andazzo.

Due. Holstein Kiel e Greuther Furth si sono proposte come squadre sorpresa in quest’inizio di stagione: sono prima e seconda. Certamente sono le due realtà che hanno proposto la miglior qualità di calcio. Sono rispettivamente miglior difesa e miglior attacco del campionato, hanno la miglior differenza reti e al netto di qualche passo falso sono state le squadre più continue, vincendo anche partite pesanti: il Kleeblatt ad esempio ha battuto il Norimberga in trasferta nel sentitissimo derby, mentre die Störche hanno battuto Hannover e Bochum nelle ultime due giornate.

Tre. L’Amburgo, come al solito, fa i conti con i propri fantasmi. Ha vinto le prime cinque e sembrava in pieno controllo, aveva già cinque punti di vantaggio, sembrava in fuga. E invece è iniziato il crollo psicologico. Gravissima soprattutto la sconfitta contro l’Heidenheim, con la tripletta di Kühlwetter a rimontare il momentaneo 0-2 dell’HSV. Terzo goal arrivato peraltro su un errore di Ulreich, uno che, venendo dal Bayern, doveva essere qualcosa di molto vicino ad una certezza. E invece, la storia si ripete. Daniel Thioune avrà molto da lavorare per riuscire a non ripetere i flop delle ultime due stagioni con Wolf ed Hecking.

Quattro. Hannover e Norimberga non hanno ancora scelto cosa essere. Sono le due squadre con le rose migliori di tutta la categoria insieme all’Amburgo, ma ancora troppe volte si tradiscono da sole per amnesie difensive o atteggiamenti remissivi o arrendevoli. Il club della Franconia in particolare era partito nel peggiore dei modi. Poi il rientro di Schäffler ha aiutato il lavoro dell’esordiente Klauß, ex vice di Nagelsmann chiamato a risollevare le sorti della squadra dopo il playout dello scorso anno. I Roten invece alternano vittorie pesanti come quella contro l’Amburgo o il Fortuna a figuracce come i quattro goal subiti dal Greuther Fürth o la sconfitta contro i Würzburger Kickers, ultimi in classifica. Rimangono tra le favorite per la promozione.

Cinque. Il Bochum sta dando l’impressione di poter tornare a lottare per la promozione, dopo anni in cui l’obiettivo era diventato evitare la caduta in Dritte. Il miglior segnale è dato dai pochi punti persi per strada: quando ci sono occasioni da sfruttare, la squadra di Reis non si fa impaurire, come capitava fino all’anno scorso, ma le coglie. Esempio? Il 5-0 sul Fortuna Düsseldorf. Serve ancora un po’ di solidità difensiva, ma l’attacco gira e produce.

Nella stagione del Bochum va sottolineato anche questo ‘colpo di genio’ di Holtmann.

Sei. L’Osnabrück e Karlsruher sono vicine alla zona promozione. Con la classifica corta in effetti è abbastanza normale, sta di fatto che l’anno scorso si sono salvate in extremis e quest’anno sono partite con le stesse ambizioni. Difficile credere che possano lottare davvero, ma l’ex squadra di Thioune ha reagito benissimo all’addio della sua guida: non ha mai perso nelle prime sette, si è anche ritrovato in zona promozione prima di ridimensionarsi un po’. 16 punti, però, sono già un grande bottino.

Sette. Il St. Pauli rischia davvero grosso. Già nelle ultime stagioni non è stato brillante, quest’anno però la situazione è davvero preoccupante. Solo sette punti in classifica, penultimo posto a -4 dalle terzultime e soprattutto una grave incapacità di vincere le partite. Ci è riuscito solo alla seconda giornata. Ha dimostrato di avere il carattere per rimontare (contro Bochum e Darmstadt), ma non la lucidità per gestire il vantaggio. L’infortunio di Burgstaller, l’uomo più esperto della rosa nonché grande colpo del mercato estivo, rischia di pesare: la sua assenza dopo l’operazione si è sentita.

Otto. Si sapeva sarebbe stata difficile, ma nessuno si immaginava così tanto. I Würzburger Kickers, promossi l’anno scorso dopo un finale thrilling, hanno già avuto tre allenatori diversi. Hanno iniziato con Schiele, tecnico della promozione alla guida del club dal 2017, poi a fine settembre la chiamata di Antwerper, salvo cambiare di nuovo a inizio novembre e chiamare Trares, ex Waldhof Mannheim. Che è riuscito a vincere la prima partita stagionale. Finora è anche l’unica. Ah, già: l’uomo che ha licenziato quegli allenatori porta il nome di Felix Magath, che ricopre il ruolo di CFO del club, chiamato dalla proprietà Flyeralarm.

Nove. Simon Terodde sta segnando a nastro anche con l’Amburgo. Ormai non è neanche una vera e propria notizia. Già capocannoniere nel 2016, 2017 e nel 2019, con 9 goal in 10 partite è avviato verso il tris. Negli ultimi due casi, con Stoccarda e Colonia, ha anche centrato la promozione. Al momento, invece, ne è fuori. Intanto ha anche raggiunto il record di miglior marcatore nella storia del campionato.

Dieci. La 2. Bundesliga 2020/21 sta mettendo in luce diversi talenti Under 21 tedeschi. Oltre ai già noti Robin Hack, Janni Serra, Florian Krüger e anche Handwerker, già parte del nuovo ciclo sin dall’inizio, si sono imposti Dominik Kother del Karlsruher, David Raum e Paul Jäckel del Greuther Fürth, Chris Führich del Paderborn (ex Dortmund), Manuel Wintzheimer dell’Amburgo, Lars-Lukas Mai del Darmstadt in prestito dal Bayern, Maxim Leitsch del Bochum. Tutti nomi da segnarsi e da seguire.

BundesTalenti – Ramen Cepele: l’Italia nel cuore, tra Hannover e Albania

ramen cepele

A inizio novembre la Nazionale dell’Albania ha conquistato la “Serie B” della Nations League, con grande gioia per tutto i suoi sostenitori in giro per il mondo. Oltre a questo importante traguardo va sottolineato come in quest’ultima tornata per le nazionali sia stato fatto segnare un record importante dalle Aquile. E’ infatti stato vidimato un nuovo record di precocità grazie alla presenza del giovanissimo difensore classe 2003 Ramen Cepele in occasione dell’amichevole giocata contro il Kosovo.

Ragazzo di origini schipetare, Cepele è nato a Conegliano, provincia di Treviso, e cresciuto in Veneto e ha peraltro cittadinanza italiana. Nel corso degli ultimi mesi ha però scelto, forte della chiamata di Edy Reja, di lasciare la filiera giovanile azzurra per passare sotto il Paese d’origine dei propri genitori. Non è l’unico passaggio importante che ha scelto di effettuare dopo l’estate, visto che ha scelto di lasciare il settore giovanile dell’Inter, dove ha vinto un campionato e una Supercoppa a livello di Under 15, per abbracciare una nuova avventura, firmando con l’Hannover il primo contratto da professionista della sua carriera. Scelte forse dettate dal fatto di voler raggiungere il calcio dei grandi tramite un percorso più breve rispetto a ciò che avrebbe potuto essere se fosse rimasto sulle sue posizioni scelte inizialmente. Oggi milita nell’Under-19 del club della Bassa Sassonia.

ramen cepele scheda

Vero e proprio leader carismatico, Ramen Cepele guida il reparto difensivo sia nel club che in Nazionale. Fisicamente strutturato in maniera importantissima, controlla con buona facilità gli avversari nel gioco aereo, risultando spesso quasi insuperabile di testa e molto bravo nella marcatura secca sul diretto avversario. Discreto in fase di impostazione dalle retrovie, è utile in costruzione soprattutto per via del buon lancio ad innescare gli attaccanti che spesso e volentieri mette in mostra. Per quanto abbia un discreto piede non è comunque un vero e proprio regista difensivo. E’ invece grandiosamente bravo – per essere un centrale di difesa – nell’effettuazione dei calci di punizione, che calcia con davvero grandissima efficacia sia di prima che di seconda intenzione. Deve completare la propria formazione a livello di struttura muscolare, che finirà per definire al meglio il suo fisico. Pur non essendo velocissimo risulta comunque di non facile superamento per i diretti avversari.

Un difetto sul quale deve assolutamente lavorare è relativo al fatto di non essere abbastanza dinamico nel posizionamento, anche solo nel momento in cui compie un semplice passaggio ed è chiamato ad accompagnare l’azione. Ogni tanto accusa qualche sbavatura nella gestione di palloni in uscita o in fase di marcatura, specie nelle cosiddette “scalate”.

Ramen Cepele nasce e cresce da famiglia di origine albanese in quel di Conegliano Veneto, precisamente nel cosiddetto rione Lourdes. Forse anche per il luogo natìo d’origine in comune con un certo Alex Del Piero palesa sin da piccolo simpatizza per i colori della Juventus. Proprio presso la società del quartiere inizia il suo percorso sportivo, che lo vede poi trasferirsi al momento del passaggio negli Esordienti tra le fila della Liventina Gorghense, società che in passato aveva già concesso a vari club professionistici diversi calciatori (Bryan Cristante su tutti) ed oggi strettamente legata all’Inter. A Milano ci va all’età di quindici anni, prima possibile finestra per cambiare regione, in coincidenza con il passaggio nelle categorie nazionali. Assieme a lui c’è peraltro anche l’amico Nicolas Gerardi, portiere che dopo essere stato per anni molto considerato anche in ottica Nazionale è ora un po’ uscito dal “giro che conta” e gioca oggi con la Primavera del Vicenza.

Nella prima stagione subito uno Scudetto da protagonista con l’Under-15, segnando anche un importante gol in Semifinale contro l’Atalanta. E’ invece sconfitto in Finale dall’Empoli in Under-16, nell’ambito di un periodo peraltro contraddistinto da qualche piccola incertezza. Nell’ultima stagione si divide invece tra Under 18 e 17, dando spesso manforte ai classe 2002. Ragazzo molto tranquillo e non troppo espansivo, ha pochi grilli per la testa ed è molto concentrato sul campo. Ha scelto di trasferirsi in Germania forse anche alla luce di alcune scelte societarie che l’Inter ha effettuato qualche tempo fa. L’arrivo del pari ruolo Fontanarosa, coetaneo e anch’egli centrale mancino nel giro della Nazionale, ha forse fatto emergere la sensazione che uno dei due potesse essere “di troppo” man mano che il percorso verso la Primavera si accorciava. Le proiezioni di chi segue da vicino le vicende del settore giovanile nerazzurro sembravano vederlo in vantaggio rispetto all’omologo napoletano, ma alla fine a lasciare Milano è stato Cepele.

L’esordio nella nazionale Albanese in un’età così giovane (17 anni e 235 giorni) lo renderà sicuramente elemento di grande interesse negli anni per i vari Ct, anche se i buoni giocatori nel reparto non mancano. Ora il prossimo obiettivo sarà quello di imporsi anche nel club con il tempo, magari sperando di ottenere presto una convocazione in prima squadra complice la sospensione momentanea del campionato. Anche perché la scelta di accettare una proposta di Zweite potrebbe essere da interpretare anche in questo senso.

Molto considerato da tutti i ct avuti in azzurro, Ramen Cepele ha avuto modo di debuttare alla prima occasione possibile nel Febbraio 2018. Fu con la maglia dell’Under 15 e non distante da casa, precisamente a Vigasio (Verona) contro l’Olanda del possibile prossimo talento di casa-Ajax, il fantasista Naci Ünüvar. Autore anche di un paio di gol molto importanti nel corso delle Qualificazioni all’Europeo U17 contro Lussemburgo e Turchia, al momento della ripresa degli appuntamenti con le nazionali post-pandemia ha però scelto di accettare la chiamata dell’Albania. Si dice che durante gli allenamenti sia molto aiutato dall’atalantino Berat Djimsiti, senza dubbio uno degli elementi più rappresentativi della squadra.

Il St. Pauli si autoprodurrà l’abbigliamento da gioco: nasce ‘DIIY’

st pauli maglie

Il campionato di Zweite non è iniziato nel migliore dei modi per il St. Pauli. Ma come è spesso successo nella storia del club di Amburgo i risultati sportivi passano in secondo piano. Il motivo è principalmente legato ad una tifoseria nota in tutto il mondo perché simbolo delle lotte di classe, peculiarità nata in particolare negli anni ’80 nel quartiere portuale di Amburgo. Appunto il quartiere di Sankt Pauli. Iconico è anche il simbolo della curva, che si vede spesso non solo nel mitico Millertorn Stadion (in Italia anche per il gemellaggio con la Sampdoria di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), la “Jolly Roger Flag”, la bandiera dei pirati.

Oggi il club torna alla ribalta per un’altra curiosità extra campo. Dopo aver deciso nel 2018 di non rinnovare il contratto alla scadenza con l’attuale fornitore di abbigliamento da gioco, l’Under Armour, il St. Pauli si era infatti messo alla ricerca di un nuovo partner. Ma con tre condizioni imprescindibili: sostenibilità, trasparenza nella produzione e commercio equo.

Nessun produttore ha soddisfatto questi requisiti, quindi pochi giorni fa la decisione: i Kiezkicker dal 2021 si produrranno l’abbigliamento autonomamente.

Indipendenza e ricerca di nuove strade hanno da sempre contraddistinto il St. Pauli. Con la nostra collezione di abbigliamento da gioco continuiamo a perseguire il nostro percorso di indipendenza”.

Oke Göttlich, Presidente del St. Pauli.

Il motto utilizzato per lanciare la collezione è “do it yourself”, concetto che si rispecchia nel marchio del brand, DIIY: “Do It, Improve Yourself”. Come ha spiegato Göttlich, “questo è esattamente ciò che caratterizza il St. Pauli: non lamentarti, fai meglio da solo”.

Un club ribelle che ora guarda al futuro. Proprio e del pianeta. Come racconta bene il Responsabile Marketing Martin Drust.

Vogliamo trasformarci da ribelli ad attivisti. In questo momento il St. Pauli è percepito come ribelle. Ora vogliamo passare da essere contro qualcosa ad essere per qualcosa. La questione della sostenibilità, che va molto oltre il concetto di sostenibilità ecologica, fa parte di quel mondo che cambia. Riguarda anche la sostenibilità sociale, la trasparenza e l’equità”.

Già altri club, come ad esempio il Lecce in Italia, hanno cominciato a seguire questa strada. Ma il peso sociale e l’impatto che ha il St. Pauli nella cultura calcistica non potrà far altro che accelerare il messaggio, partendo da una parola d’ordine: sostenibilità.

Enzo Zidane all’Erzgebirge Aue: il mancato colpo più sorprendente

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Siamo abituati a vedere i calciatori scegliere le proprie squadre anche in base all’attrattiva della città, spesso optando anche per mete esotiche particolari. Decisamente meno abituale è vedere invece talenti che portano cognomi importanti scegliere squadre che hanno sede in città dove regna la calma piatta, piccole località di provincia di tradizione artigiana. Ecco perché possiamo tranquillamente affermare che quello di Enzo Zidane all’Erzgebirge Aue, una squadra di medio-bassa classifica della 2. Bundesliga, sarebbe stato probabilmente il trasferimento più sorprendente e assurdo dell’anno. Sì, Enzo Zidane, il figlio maggiore di Zinédine, non un omonimo. Il ragazzo cresciuto nel Real Madrid, che ha esordito in prima squadra segnando. Quello che più di tutti ha preso ispirazione di papà, anche a livello di posizione in campo.

Sembrava fantamercato. Per una realtà così piccola come quella di Aue, avere uno Zidane in squadra sembrava quasi un’assurdità. Anche soltanto per le implicazioni mediatiche. Parliamo di una cittadina della Sassonia di ventimila abitanti, ai piedi dei Monti Metalliferi, che ha ovviamente una grande tradizione. Si trova  un quarantina di chilometri da Chemnitz, l’ex Karl-Marx-Stadt. Di certo non un posto ricco di attrazioni. Un luogo tranquillo.

Eppure Helge Leonhardt, presidente del club, ha davvero provato a portare uno Zidane in città. Un colpo rumoroso a livello mediatico. Magari non a livello di talento, visto che la carriera di Enzo non è mai decollata: dopo l’esordio con il Real Madrid in Copa del Rey, con tanto di goal all’attivo, è stata fatta di tanto girovagare in prestito alla ricerca di sé stesso, provando a togliersi di dosso l’etichetta del ‘figlio di Zizou’. Deportivo Alavés (con esordio in Liga), Losanna, Real Majadahonda in seconda serie spagnola, Desportivo Aves in Portogallo, Almeria in seconda serie l’anno scorso. Sempre con il ruolo di comparsa.

“La trattativa è in uno stato molto avanzato. Abbiamo avuto varie conversazioni telefoniche con Enzo. Vuole giocare ad Aue. Il suo agente mi ha chiamato un mesto fa, così è iniziato tutto. Enzo vorrebbe lasciare Madrid e scappare dalle 40 telecamere che ha costantemente puntate addosso. È un gioiello che va perfezionato, qui lo possiamo fare, come abbiamo fatto con altri giocatori”.

Helge Leonhardt, presidente dell’Erzgebirge Aue, a Tag24

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La famiglia Zidane al Roland Garros. Fonte: Getty/OneFootball

La ricerca della tranquillità poteva portare davvero Enzo Zidane ad Aue, in una realtà di secondo piano della Zweite, ma che sta consolidandosi anno dopo anno. Dal 2003 è una presenza piuttosto fissa, salvo per un paio di retrocessioni. Si è stabilita nella zona medio-bassa della classifica, salvo qualche exploit come il quinto posto del 2011 o il settimo posto dell’anno scorso, dopo essere partita sognando addirittura la promozione.

E sì, stiamo parlando al condizionale perché, alla fine, il trasferimento non si è compiuto. Perché, secondo la stampa spagnola, Enzo Zidane non vedeva di buon grado il fatto che sui Monti Metalliferi avrebbe trovato una concorrenza troppo agguerrita da gestire. E ha preferito aspettare un’altra occasione mentre continua ad allenarsi con il Real Majadahonda.

In effetti Dirk Schuster, allenatore dall’anno scorso in Sassonia – il tecnico che qualche anno fa ha compiuto il miracolo Darmstadt portandolo fino in Bundesliga e poi raggiungendo una clamorosa salvezza grazie ai goal di Sandro Wagner – ha grande scelta in attacco. Alterna prevalentemente due moduli, il 3-4-3 e il 4-3-3, con le tre punte molto mobili che si possono disporre sia con un trequartista, con due fantasisti o due ali. Insomma, elasticità al potere. Anche perché la rosa lo permette.

Il nome più altisonante è quello di Florian Krüger, classe 1999 arrivato dallo Schalke che sta brillando (ve l’abbiamo segnalato nella Guida alla Bundesliga). Poi c’è l’azero Nazarov, che grazie alla nazionale si è fatto un buon nome internazionale. A loro si aggiungono specialisti della Zweite come Pascal Testroet, Jan Hochscheidt più l’ultimo arrivato Ben Zolinski, e il ‘dodicesimo’ Zulechner, l’uomo che entra sempre dalla panchina. Insomma la concorrenza sarebbe stata agguerrita. E vista anche la classifica che sorride all’Aue, difficilmente fattibile. Per questo Enzo ha ritrattato. Ha deciso di declinare. Anche se, probabilmente, ad Aue avrebbe trovato la tranquillità che cerca da tempo.