🎥 L’autogol più assurdo dell’anno? Il retropassaggio folle di Andrich

andrich autogol

L’Union Berlino viene da una pesante sconfitta nel weekend contro l’Eintracht Francoforte, un 5-2 che sembra aver fermato definitivamente i sogni di Champions League della squadra di Urs Fischer. Sconfitta che è arrivata anche a causa di un bizzarro autogol di Robert Andrich, centrocampista dall’alto rendimento ma che spesso è ‘inciampato’ in errori grossolani.

L’ex Heidenheim al 35′, sul risultato di 1-1, senza assolutamente una pressione feroce da parte dei giocatori avversari, ha cercato alla cieca di appoggiarsi al suo portiere Andreas Luthe, che però, si trovava fuori dallo specchio. Mentre invece la palla di Andrich era proprio precisa nello specchio. Di più: all’angolino, imprendibile per il portiere, che è pure scivolato nel tentativo di andare a prenderla.

Il goal ha stappato l’attacco dell’Eintracht, che ha iniziato a segnare a raffica e in due minuti con altre due reti ha chiuso il match andando sul 4-1.

Dicevamo, l’autogol non è il primo svarione stagionale per Andrich, che nel sentitissimo derby contro l’Hertha Berlino aveva perso la testa finendo per farsi espellere nel primo tempo per un intervento pericoloso. L’Union aveva poi perso anche la partita dell’Olympiastadion. L’ex Heidenheim, comunque, è anche uno dei giocatori più affidabili quando è in giornata. Poi, si sa, i pomeriggi neri capitano a tutti.

Maxence Lacroix: il Wolfsburg ha scoperto il difensore centrale del futuro

maxence Lacroix

Il Wolfsburg è una delle sorprese positive della Bundesliga di quest’anno: die Wölfe dopo 19 giornate sono addirittura terzi, in piena zona Champions, a -10 dal Bayern Monaco capolista (contro cui hanno perso la prima partita in campionato, solo alla 12a giornata). Gran parte del merito è della difesa, una delle più solide del torneo: con 19 reti subite, solo il Lipsia ha fatto meglio. Nella difesa a quattro di mister Glasner, i due centrali titolari sarebbero dovuti essere Pongracic e Brooks; tuttavia, a causa della lunga indisponibilità del primo, un altro giocatore ha potuto scalare rapidamente le gerarchie, mostrando tutto il suo valore e diventando una certezza per la squadra: Maxence Lacroix.

maxence lacroix
La scheda di Maxence Lacroix.

Maxence Lacroix è nato in Francia, nei pressi di Parigi, il 6 aprile 2000; è cresciuto nel sud-ovest del paese, dove ha mosso i primi passi calcistici nelle giovanili di squadre locali. A 17 anni si è trasferito nel Sochaux, non lontano dal confine con la Svizzera e con la Germania, con cui, dopo una stagione in quarta serie con la seconda squadra, ha giocato due stagioni in Ligue 2 (la seconda serie francese); contemporaneamente, sono arrivate le prime presenze internazionali, con la maglia delle selezioni giovanili della Francia, dall’U16 all’U20 (collezionando in totale 12 presenze e giocando con l’U17 l’Europeo di categoria). In Ligue 2 ha trovato continuità, soprattutto nella seconda stagione, in cui ha giocato quasi sempre da titolare e ha fornito prove decisamente convincenti, attirando l’attenzione di squadre più blasonate.

Sul giocatore è piombato a sorpresa il Wolfsburg, che ha concluso in brevissimo tempo la trattativa con il Sochaux, pagando i 5 milioni richiesti ed assicurandosi un difensore centrale giovane e interessante; il 25 agosto, Lacroix ha firmato con die Wölfe.

Passare da un club di seconda serie francese a una delle squadre più importanti della recente storia della Bundesliga è stato motivo di grandissimo orgoglio per il ragazzo, che, giunto in Germania, non ha potuto fare a meno di esternare la propria gioia.

“Sono molto, molto felice di essere qui, il Wolfsburg è un club eccellente. Le condizioni della squadra sono ottime, le infrastrutture superbe. Mi piace davvero molto lo stadio e sin dalla mia prima visita nel centro sportivo ho capito di essere arrivato nel posto giusto e che questo sarà il posto migliore per continuare la mia crescita. La prima cosa che voglio fare ora è stabilirmi e conoscere tutti i miei nuovi compagni di squadra e tutto il nuovo ambiente. Lavorerò sodo sin dall’inizio per giocare quante più gare possibili e per avere successo con il VfL.”

Per quanto prospetto interessante e talentuoso, Lacroix non era certamente arrivato a Wolfsburg per fare il titolare, data la sua poca esperienza nel calcio professionistico, ma per essere una riserva e un giocatore per il turnover, avendo tutto il tempo per crescere e migliorare; tuttavia, due giorni dopo la sua firma, prima dell’inizio della stagione, Pongracictitolare designato insieme a Brooks nella coppia dei difensori centrali – ha contratto la mononucleosi, che lo ha costretto a restare ai box per più di due mesi. Un’assenza così pesante ha scombussolato i piani di Glasner, che ha dovuto reinventarsi la difesa, schierando Lacroix titolare nella coppia difensiva centrale al fianco di Brooks nella prima giornata di Bundes contro il Leverkusen.

Anche se alla seconda giornata Lacroix non ha giocato, dalla terza è tornato titolare e non ha più lasciato il posto (ha saltato solo il match contro l’Union Berlino a causa del coronavirus), anche quando Pongracic è ritornato a disposizione di Glasner, formando insieme a Brooks una delle coppie difensive più solide ed affidabili del campionato: contro ogni pronostico di chi lo voleva un giocatore troppo poco maturo, inadeguato a sostituire il titolare per così tanto tempo, il francese ha risposto sfoderando tutte le sue qualità, le stesse qualità mostrate al Sochaux che avevano spinto il Wolfsburg ad acquistarlo, e comportandosi in campo come un veterano della categoria, tra anticipi, chiusure, contrasti e passaggi, e commettendo pochi errori, che comunque non hanno influito sul suo rendimento e sull’andamento della squadra.

Le statistiche fin qui parlano da sole: in Bundesliga, Lacroix ha giocato l’84% dei minuti disponibili, ha una vinto il 61% dei contrasti in cui è stato coinvolto, ha una media di 7,5 passaggi intercettati e di 3 duelli aerei vinti a partita e ha completato l’81% dei passaggi; inoltre, ha contribuito discretamente, considerato il suo ruolo, alla fase offensiva, con due assist (oltre ad aver segnato un gol, il primo della sua carriera, nei preliminari di Europa League). Numeri più che importanti per un giocatore poco più che ventenne, catapultato all’improvviso in Bundesliga dopo neanche due stagioni da professionista in Ligue 2.

Le sue qualità lo hanno certamente aiutato nell’inserimento rapido negli schemi della squadra: Lacroix è un difensore centrale completo, le cui doti principali sono la fisicità e l’abilità nel gioco aereo, grazie ai suoi 190 cm, che gli permettono anche di uscire spesso vincitore dai duelli corpo a corpo. Compensa la velocità non eccezionale (forse l’unica sua vera debolezza) con l’abilità in marcatura e nell’anticipo; ha inoltre uno spiccato senso della posizione. Elegante nelle movenze, valido in fase d’impostazione, è tanto determinato quanto corretto nei tackle, e può essere impiegato tanto in una difesa a 4 quanto in una difesa a 3. Caratterialmente, infine, la sua forte personalità e la sua leadership gli consentono di sopportare ogni pressione, tanto che non sta soffrendo la mancanza di esperienza in una categoria così importante.

Sicuramente la stagione è ancora lunga e Maxence Lacroix ha ancora molti margini di crescita, ma certo è che, se continuerà ad offrire prestazioni solide e convincenti, a giugno, alla riapertura del mercato, molte big busseranno alla porta del Wolfsburg per acquistarlo. Intanto, die Wölfe si tengono stretto il loro prodigio: la rincorsa alla Champions League, che manca ormai da 5 anni, passa anche da lui.

L’Union Berlino si gode la crescita di Taiwo Awoniyi

Taiwo Awoniyi

Quando l’Union Berlin ha ufficializzato la cessione di Sebastian Andersson al Colonia e quattro giorni dopo l’arrivo in prestito dal Liverpool di Taiwo Awoniyi, i tifosi della squadra di Köpenick non hanno certamente fatto i salti di gioia. È vero che i berlinesi si erano già mossi sul mercato per la fase offensiva, ingaggiando tra gli altri Max Kruse, ma in apparenza la mancanza di una punta che facesse la differenza sembrava evidente. Ancor di più dopo il grave infortunio a Joel Pohjanpalo.

Ma proprio l’assenza del finlandese ha aperto le porte della titolarità a Taiwo Awoniyi. L’attaccante nigeriano classe ’97 arrivava da un inizio di carriera caratterizzato da alti e bassi, insomma una scommessa. Soprattutto il biglietto da visita in Bundesliga la stagione precedente, al Mainz, non era dei migliori. 12 presenze, di cui soltanto 2 per novanta minuti, con un solo gol all’attivo.

Il Liverpool nel 2015 vede un grande potenziale nel diciottenne Awoniyi e lo prende dall’Imperial Academy nigeriana. Da qui i Reds iniziano a mandarlo in giro per l’Europa. Si inizia con l’FSV Frankfurt in Zweite Bundesliga, poi l’Eredivisie con il NEC Nijmegen, in entrambi i casi con pochi risultati. È in Belgio con il Mouscron che trova maggior continuità. 7 gol e 5 assist nella stagione 2017/2018, 7 gol e 2 assist nella seconda parte della stagione successiva (nella prima metà vive un’esperienza non positiva sempre in Jupiler League con il Gent). A questo punto il Liverpool cerca un prestito più sfidante ed ecco la già citata Bundesliga con il Mainz.

All’Union l’impatto è stato subito positivo e lo stesso Awoniyi ne spiega il segreto.

“Stiamo insieme come una famiglia, penso che chiunque entri in questo tipo di atmosfera non può che apprezzarlo. Devo anche ringraziare il mio fratello maggiore nigeriano, Anthony Ujah, perché mi ha aiutato molto ad ambientarmi nella squadra, mi ha detto ciò che l’allenatore si aspettava”.

Urs Fischer ha saputo valorizzare le caratteristiche del nigeriano, sia come unica punta con Max Kruse a gravitargli incontro, sia affiancato da un secondo attaccante, ultimamente Sheraldo Becker. La velocità di Awoniyi, unita ad una buona fisicità, ha reso ancora più efficaci le ripartenze rapide e le verticalizzazioni improvvise dell’Union. E ha iniziato a vedere la porta con regolarità, anche con gol “di rapina”. Le due reti segnate dagli Unioner contro il Werder Brema possono essere considerate il manifesto di entrambi gli aspetti: scatto in profondità per intercettare il lancio di Knoche e scambio con Becker nel primo, senso del gol nel secondo.

I numeri supportano questa crescita: prima di Wolfsburg e Leverkusen aveva realizzato infatti 5 gol e 2 assist in 7 partite. Numeri che legittimano la speranza di rivestire la maglia della Nigeria, dopo l’Under-20 e soprattutto l’Under-23, dove è stato decisivo per la qualificazione ai Giochi Panafricani.

“La questione della nazionale per me è una cosa importante. Ricordo l’enorme orgoglio di indossare i colori nazionali”.

Per farlo e magari per convincere definitivamente il Liverpool dovrà continuare a essere così decisivo per l’Union, con una filosofia di vita imparata sempre di più in questi primi anni di carriera.

“Vai avanti, continua a lavorare duro e cosa più importante sii paziente. Alla fine con duro lavoro, pazienza e convinzione, succederà qualunque cosa tu voglia. Questa è la mia filosofia di vita ed è la stessa cosa che continuerò a dire ai giovani giocatori africani, perché andare dall’Africa all’Europa è un viaggio lungo e per niente facile. Ma nessuno può dirti che non puoi raggiungere gli obiettivi, tutto è realizzabile nella vita se ci credi e se lavori duramente per raggiungerlo”.

Parole di Taiwo Awoniyi, l’ennesima scommessa vinta dall’Union Berlin. Sotto gli occhi del Liverpool.

La Bundesliga nelle festività: l’anno in cui si giocò sotto capodanno

bundesliga capodanno

Due settimane. Tante ne passeranno tra l’ultimo match di Bundesliga giocato nel 2020 e il primo del 2021. In questa stagione infatti il campionato tedesco rientrerà in campo il 2 gennaio, non “rispettando” la tradizionale sosta che ferma il torneo tra dicembre e gennaio. Non è la prima volta che accade. Ecco quando la Bundesliga ha giocato sotto le feste natalizie e a capodanno.

A cavallo dell’anno nuovo – Nella stagione 1964/1965, la seconda della massima serie a girone unico, la diciassettesima giornata viene programmata a cavallo della fine dell’anno. Il 31 dicembre si disputa l’anticipo tra Norimberga e Stoccarda. In Baviera, davanti ai 23mila spettatori del Frankenstadion, gli ospiti vanno in vantaggio con Hartmut Weiß al 3′ ma Ludwig Müller, difensore e futuro pilastro del Norimberga che nel ’68 vincerà il campionato, pareggia con un gran tiro al 77′. Per „Luggi“ è un gol speciale perché lo segna a Günter Sawitzki, per dieci volte Nazionale tedesco e soprattutto perché otto giorni prima, gli hanno tolto l’appendice. Nel 2014 quando a Müller chiedono cosa avesse pensato quando aveva scoperto che si sarebbe giocato a San Silvestro la sua risposta è semplice. “Era il nostro lavoro”. Tre giorni dopo, il 2 gennaio, si disputano le altre sette partite, in cui spiccano le vittorie sul Borussia Dortmund sul Borussia Neukirchen e il poker dell’Amburgo contro l’Hertha Berlino, che a fine stagione retrocederà per irregolarità finanziarie. Nella “Alte Dame” gioca un difensore, nativo di Essen. È Otto Rehhagel.

Una partita per pochi intimi – Nella stagione successiva, la 1965-1966, la prima con la Bundesliga a 18 squadre, il 4 dicembre è in calendario Tasmania Berlino contro Eintracht Braunschweig. A causa del maltempo il match deve essere rinviata e viste le difficoltà a trovare una data, viene deciso di disputarla il 31 dicembre. Si gioca alle 14 all’Olympiastadion. I padroni di casa sono sul fondo della classifica e sono sulla via per raggiungere (quasi) ogni record negativo in Bundesliga, mentre gli ospiti non hanno ancora vinto un incontro in trasferta. Anche per questo gli spettatori sono circa 3mila, per “Sport-Magazin” “Giornalisti, polizia, membri dello staff dei berlinesi e spettatori con biglietti omaggio”. È un incontro talmente incolore che nessuno tra i protagonisti ha ricordi, nemmeno il portiere dell’Eintracht Horst Wolter, che per giocarlo aveva dovuto attraversare la Germania Est, il Paese da cui era scappato. Per la cronaca il match finisce 2-0 per gli ospiti, anche se Horst Szymaniak, ex Inter e stella del Tasmania, disse “è la squadra più debole contro cui abbiamo mai giocato”.

Il Boxing Day dell’Est – Nel massimo campionato della DDR, la Oberliga, capitò addirittura di disputare un’intera giornata il 26 dicembre. Sette partite, tra cui il derby berlinese tra Union e Dinamo, il pareggio tra i futuri campioni del Magdeburgo e il Vorwärts Francoforte, oltre alla vittoria della Dinamo Dresda di Hans-Jürgen Kreische contro l’Hansa Rostock.

Solo partite di recupero – Negli Anni Settanta in più di un’occasione le soste natalizie sono servite per recuperare le (tante) partite saltate, spesso a causa delle condizioni meteorologiche. Come nella stagione 1978-1979, quando il 29 dicembre a Bielefeld viene giocato l’incontro tra Arminia e Borussia Dortmund. Si scende in campo alle 20, su un campo di patate. Nonostante un campo a dir poco pesante viene fuori un bellissimo incontro. Che finisce 4-3 per i padroni di casa, grazie a una doppietta di Harry Elbracht, inserito dal tecnico Otto Rehhagel, a venti minuti dalla fine.

La lunga sosta e le polemiche del 2018 – Dal 1986/1987 la Bundesliga introduce una vera e propria sosta, dalla seconda metà di dicembre fino a metà gennaio e in alcuni casi anche oltre. Un’abitudine, che suscita qualche polemica come discussioni provoca la decisione nella stagione 2018-2019 di fissare due posticipi dell’ultima giornata di campionato dell’anno il 23 dicembre. Non era mai successo nella storia della massima serie a girone unico. All’antivigilia di Natale vincono il Wolfsburg (3-2 sul campo dell’Augsburg) e pareggiano Mainz e Hoffenheim, con il tecnico dei biancoblù Julian Nagelsmann, che aveva dichiarato prima della partita, a proposito della collocazione a 48 ore da Natale: “Mi sembra che fino al 24 dicembre i negozi siano aperti”.

Prima della Bundesliga le feste in campo – Se dal 1963 è stato un caso eccezionale vedere partite ufficiali tra fine dicembre e inizio gennaio nel passato più remoto, si giocava spesso, sia in competizioni che in amichevoli. Per esempio tra Natale e l’Epifania si sono giocate diversi turni di Coppa di Germania. Nel 1936 il 3 gennaio VfB Leipzig e lo Schalke 04 si contendono il trofeo, come accade a fine dicembre nel ’57 e nel ’59. Nel 1952 al Millerntor di Amburgo, il 26 dicembre si va in campo per la ripetizione degli ottavi di finale tra il St.Pauli e l’Hamborn. La partita finisce 4-3 ma non è il risultato che passa alla storia ma il fatto di essere il primo incontro trasmesso in TV in Germania. Il periodo natalizio è anche momento di amichevoli. Il 31 dicembre 1949 a Dresda si celebra l’addio al calcio di Richard Hoffmann, grande attaccante degli Anni Venti e Trenta. Si gioca sotto i riflettori, come mai era successo prima in Germania. E anche la Nazionale tedesca qualche volta è scesa in campo sotto Natale. Il 1 gennaio 1933 ha affrontato per la prima volta l’Italia, a Milano, in un giorno inusuale per una rivalità mitica.

10 cose che vi siete persi nel secondo turno di DFB-Pokal

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In attesa di Bayern Monaco e Bayer Leverkusen, che giocheranno le loro partite soltanto a gennaio, il secondo turno di DFB-Pokal 2020/21 ci ha offerto, come sempre, spunti e divertimento. Se ve lo siete perso (e avete fatto male…), non disperate, accorriamo in vostro soccorso.

Il Dortmund e il ‘veterano’ del 1998

Il Borussia Dortmund si è ritrovato a giocare (e vincere 0-2) contro l’Eintracht Braunschweig senza Erling Haaland e senza Youssoufa Moukoko, entrambi k.o. per problemi fisici. Edin Terzic anziché adattare Reus o Brandt – come faceva spesso Favre – ha deciso di lanciare Steffen Tigges, punta classe 1998 all’esordio assoluto con i gialloneri. È il bomber della seconda squadra (12 goal e 7 assist in 18 partite quest’anno in Regionalliga). Non ha segnato, anche se ci è andato vicino. E ha un piccolo primato: rimane comunque l’attaccante di ruolo più vecchio schierato in campo dal BVB in questa stagione…

Lo Schalke ha vinto

Non era campionato, quindi non interrompe la corsa verso il record del Tasmania. Era contro l’Ulm, squadra di quarta serie che ha anche segnato su rigore. Si giocava in casa e non in trasferta, perché l’Ulm ha rinunciato al diritto di giocare in casa anche per i costi che implicava. Comunque, nonostante tutte queste attenuanti, lo Schalke ha vinto la sua quarta partita del 2020. La terza in DFB-Pokal, dopo quelle con l’Hertha a febbraio (ai supplementari) e contro lo Schweinfurt a novembre. Evitata quantomeno l’ennesima figuraccia.

Modeste è tornato

Anthony Modeste è tornato a giocare e a segnare: la punta del Colonia mancava l’appuntamento con il goal da ben 198 giorni e in stagione non aveva ancora trovato la via della rete, anche perché il suo rendimento era stato limitato da problemi fisici. Il suo goal è stato decisivo nel match contro l’insidioso Osnabrück.

Villalba segna dopo tre anni e mezzo

Sotto la torrenziale pioggia di Elversberg, nel Saarland, il Borussia Mönchengladbach ha segnato cinque goal alla squadra allenata da un ex come Horst Steffen, che ha giocato due stagioni nei Fohlen a inizio anni ’90. Il quinto goal in particolare lo ha segnato Julio Villalba, sfortunatissimo attaccante del Paraguay, che ha una storia simile a quella di Doucuré (di cui vi avevamo parlato in estate). Eberl lo ha acquistato nel 2016, a 18 anni, poi lo ha portato in Germania un anno dopo. Fino a martedì sera, tra infortuni e scelte tecniche, aveva giocato soltanto 6 minuti in carriera con i Fohlen. Ieri Rose gli ha concesso 12 minuti alla fine e di tirare il rigore, segnato, che è valso il suo primo goal in assoluto con il Borussia e anche il primo da quando è in Europa. Un bel peso tolto.

Un’altra serata poco memorabile per Karius

Nell’Union Berlino è riuscito a esordire Loris Karius, che normalmente in Bundesliga fa il secondo di Luthe. I suoi primi 90 minuti non sono stati memorabili, visto che il club di Köpenick ha perso 2-3 in casa contro il Paderborn dell’ex Baumgart. Doppia beffa: Karius si è anche reso protagonista di un paio di svarioni. Si è più parlato di lui per una battuta di Dahlmann, commentatore di Sky Sport, relativa alla sua compagna e al fatto che anche lui stesso si sarebbe fatto consolare volentieri dalla compagna di Karius, Sophia Thomalla. Sembra sia finita in pace e con qualche battuta, anche se la cosa ha ovviamente creato discreta indignazione.

Loris Karius non ha dato enorme sicurezza. Fonte: Imago/OneFootball

La follia dei rigori a Sinsheim

La partita più incredibile del secondo turno di DFB-Pokal è stata senza dubbio quella tra Hoffenheim e Greuther Fürth. Rapido sunto: due volte in vantaggio il Kleeblatt nei regolamentari, due volte raggiunto dalla squadra di Sebastian Hoeneß. Al 90′ l’arbitro fischia un rigore (dubbio) per il Fürth: dal dischetto si presenta Paul Seguin, uno dei leader della squadra di Leitl. Baumann fa un miracolo e para. Vogt fa un miracolo ancora più grande anticipando tutti sulla ribattuta. 2-2, si va ai supplementari. Poi ai rigori. Seguin si ripresenta, stavolta segna. Poi, sul 4-3, proprio Vogt ha sul piede il rigore della vittoria. Lo calcia in cielo. Hrgota segna, si va a oltranza. Bogarde sbaglia, il Fürth ha ancora l’occasione di vincere, ma Ernst spara sulla traversa. Tre giri dopo la chance della vittoria ce l’ha Marco Meyerhofer, dopo l’errore di Adams. Stavolta segna. Upset. Fürth avanti. Beffa delle beffe per l’Hoffenheim: Baumann premiato come man of the match. La sua faccia con il premio esprime molto più di mille parole…

Il più grande upset di questo secondo turno di DFB-Pokal

L’upset degli upset: il Rot-Weiß Essen, squadra di Regionalliga (prima nel proprio girone), ha fatto l’impresa battendo in casa il Fortuna Düsseldorf per 3-2. Giocandosela assolutamente alla pari, nonostante tra le due ci siano più di una trentina di posizioni di differenza. Impresa che vale doppio: è l’unica squadra di quarta serie a riuscire ad arrivare agli ottavi. L’anno scorso ci erano riuscite in due: Saarbrücken e Verl. Entrambe promosse in 3.Liga. Un buon segnale. Incubo invece per il Fortuna, che anche l’anno scorso era stata sconfitta – ai quarti – da una squadra di quarta serie, il Saarbrücken.

I tifosi ‘fantasma’ della Dynamo

La Dynamo Dresda ha vissuto una serata poco memorabile contro il Darmstadt, visto che ha perso 0-3 in casa e non è che ci abbia capito molto. Peraltro, di fronte a 72mila tifosi fantasma. La società aveva infatti messo in vendita i biglietti ‘fantasma’ a 5 euro l’uno, un modo per sostenere il club in un momento difficile. I fans hanno risposto riempiendo virtualmente il Rudolf-Harbig-Stadion per oltre il doppio della capienza. Non sono stati ripagati in campo. Consolazione: la Dynamo sta dominando la 3.Liga.

Lo psicodramma del Mainz

Se lo Schalke piange, il Mainz di certo non ride. Martedì si è dimesso il direttore sportivo Rouwen Schröder, mercoledì invece è arrivata un’eliminazione tragicomica contro il Bochum, che milita nelle zone alte della Zweite. In vantaggio 2-0 fino all’ora di gioco, la squadra di Lichte si è fatta rimontare fino al 2-2 subendo il pari di Tesche in pieno recupero. Nei supplementari ha assediato, ha sfiorato almeno tre volte il goal, ma non l’ha mai trovato. E sì che era in superiorità numerica dopo l’espulsione di Riemann per un’uscita scellerata fuori area. In più i Nullfünfer hanno sbagliato tutti i rigori: palo di Szalai, traversa di Stöger, tiro inguardabile di Mateta parato da Drewes. Il Bochum li ha segnati tutti ed è passato. Sarà un natale difficile in casa Mainz…

Il microfono natalizio

Il secondo turno di DFB-Pokal si è giocato a ridosso delle feste. A Gelsenkirchen i giornalisti e i tecnici di Sky Sport hanno dato sfogo alla loro fantasia e creato il microfono natalizio. Ingegnoso.

Bayern Monaco e Union Berlino: sfida tra due realtà agli antipodi

bayern union

C’è chi vince il titolo da nove anni consecutivi e punta al decimo. C’è che vive il proprio secondo anno in Bundesliga. Bayern Monaco e Union Berlino sono le due squadre che forse più di tutte si differenziano per i propri tratti distintivi: eterni vincenti da una parte, “gli altri” dall’altra. Anche in questo caso. Ironicamente. Il club più nobile, contro il club più popolare. Una contrapposizione forte a livello economico e identitario. Non per questo, però, con meno senso d’appartenenza.

Volendo utilizzare un giochino che sul web spesso viene riproposto, quando Bayern e Union si affrontano scendono in campo 30 titoli di Bundesliga, 20 coppe di Germania e 6 Champions League. Tutte da una parte. Anche perché il palmarès degli Eisernen si compone soltanto di una Coppa della Germania dell’Est e una 3.Liga. Quella che il Bayern ha vinto lo scorso giugno, ma con la seconda squadra. Dettagli.

Anche i due stadi, a modo loro, rispecchiano le differenze tra i due club. L’Allianz Arena, l’impianto probabilmente più moderno di Germania, rinominato Arroganz Arena dai tifosi del 1860 e dagli altri monegaschi che non tifano Bayern, nonché quello che più di tutti ruba l’occhio, accattiva. Costruito a suon di milioni. Guadagnati e meritati, sia chiaro.

Lo Stadion an der Alten Försterei, dall’altra parte, è stato costruito dai tifosi in prima persona, perché di soldi non ce n’erano. Letteralmente. E il fatto che la maggior parte dei posti sia in piedi – al contrario di ciò che succede all’Allianz – lo rende ancora più popolare. Uno ospita meeting ed eventi dell’alta società. L’altro ospita il Weihnachtssingen, il meraviglioso ‘raduno’ per cantare tutti insieme le melodie tipiche del Natale.

Il percorso dei due club negli ultimi trent’anni, ovviamente, è quanto di più lontano ci possa essere. Eppure, nella scorsa stagione, in entrambi i casi il Bayern Monaco s è dovuto sudare la vittoria, sia all’andata in casa (2-1) sia al ritorno in trasferta (0-2). Quando lo stile di gioco delle due squadre era esattamente all’opposto, specialmente al ritorno. Iper offensivo l’atteggiamento della squadra di Flick, iper difensivo quello di Urs Fischer. Quest’anno le cose sono cambiate: sono i due migliori attacchi della Bundesliga.

Quello dell’Union, comunque, sta diventando a suo modo un brand. Senza snaturare la propria identità che in un termine si potrebbe definire operaia, non soltanto per il caschetto che, fuori dallo stadio, ricorda l’opera di ristrutturazione fatta dai tifosi. La firma con Adidas, peraltro proprio lo storico partner tecnico del Bayern. L’arrivo di Max Kruse, un giocatore tra i più glamour della Bundesliga. Certo il marchio Bayern rimane lontano anni luce, ma anche a Köpenick si sono resi conto che forse alcune logiche di mercato sono alla base della sopravvivenza del club.

Se poi volessimo parlare di numeri, secondo il sito ‘Statista’ lo scorso anno il Bayern ha incassato da Adidas esattamente 100 volte più di quanto abbia incassato l’Union da Macron: 60 milioni contro 600mila euro. Quest’anno probabilmente la cifra si è assottigliata. Così come succederà con i diritti tv. Per la stagione 2019/20 i bavaresi ha incassato quasi 70 milioni di euro, l’Union una trentina. Ed è oltre la metà del fatturato totale degli Eisernen. Differenze sostanziali. In campo, però, si parte dallo 0-0.

La vecchia nuova normalità della Bundesliga

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Tra gli ultimi a fermarsi, i primi a ripartire. In questo periodo anomalo, la Bundesliga è stata un punto di riferimento per l’intero mondo del pallone. Anche per il calcio italiano. Innanzitutto, il famoso “protocollo”. Quello redatto dalla task force del dottor Tim Meyer è stato da esempio per tutte le altre federazioni, Serie A compresa: nelle 33 pagine stese dalla FIGC si ritrovano svariati punti in comune. Comprendere come sia cambiata la Bundesliga in questo primo mese può servire per capire cosa aspettarsi e cosa no dalla Serie A post Coronavirus.

Il primo elemento di novità e tratto comune è ovviamente l’assenza di pubblico. Gli spalti vuoti incidono sia sulle proteste dei giocatori, più contenute senza la spinta dei tifosi, sia sul fattore campo, che finisce per saltare. In questa stagione è stato battuto il record di vittorie in trasferta: dopo la 32ª giornata il conto è arrivato a 109, superando le 102 del 2010/11. Dalla ripresa, le vittorie in casa sono circa il 20%, mentre in trasferta si sfiora il 50% di successi. L’assenza dei tifosi condiziona le realtà più piccole e ridefinisce la scala di valori: spesso prevale il tasso tecnico, le sorprese sono più rare. L’Union Berlin ne è l’esempio: in casa, all’Alte Försterei, ha vinto solo una partita sulle quattro giocate dalla ripresa, mentre fino a marzo ne aveva vinte il 50%.

Prima delle ultime due vittorie che han certificato la salvezza, l’Union era anche tra le squadre in maggior difficoltà dal punto di vista fisico. Un problema che ha riscontrato anche lo Schalke 04, un’altra delle squadre in maggior crisi. Sia i Knappen che gli Eisernen hanno un punto in comune a livello di rosa: la presenza di tanti giocatori fisici, che più degli altri hanno risentito del lungo stop agli allenamenti di squadra ad alta intensità. Non è un caso che il club di Gelsenkirchen non abbia vinto nessuna delle prime 7 gare post Coronavirus e abbia anche avuto diversi infortuni – peraltro, l’incidenza degli stessi in linea generale sulla Bundesliga è rimasta pressoché invariata. In Serie A la tenuta atletica potrebbe incidere ancora di più. Soprattutto all’inizio, visto lo stop nettamente più lungo.

Non sono rimaste del tutto invariate invece le normative e i comportamenti in campo. Rispetto al 16 maggio, data ufficiale in cui la Bundesliga ha (ri)preso il via, c’è stato solo un cambiamento effettivo a livello di norme: la mascherina in panchina. Giocatori, allenatori, assistenti e dirigenti a bordo campo facenti parte del cosiddetto “gruppo squadra” – di conseguenza, controllati periodicamente – non hanno più dovuto indossarla durante lo svolgimento delle partite, a partire dal 12 giugno.

Un alleggerimento delle misure che va a braccetto con la minor attenzione prestata a quelle che, inizialmente, erano le raccomandazioni della federazione ai giocatori. Una su tutte, quella che ha fatto più discutere: le esultanze “a distanza”. La prima giornata post Covid vide spopolare la fotografia dell’esultanza a distanza di Haaland e scoppiare il caso di Boyata dell’Hertha Berlino e del presunto bacio ad un compagno (poi si rivelò essere un suggerimento all’orecchio). La federazione non aprì nemmeno un’inchiesta, poiché di fatto non c’era stata alcuna violazione. Al contrario, invece, di quanto è successo alla prima giornata con Heiko Herrlich, allenatore dell’Augsburg: mentre si trovava in ritiro con la squadra a tre giorni dalla ripresa del campionato, ha abbandonato la quarantena in hotel per andare al supermercato e acquistare una crema e un dentifricio. Risultato: non ha potuto sedersi in panchina contro il Wolfsburg, come da regolamento. Una volta rifatti i tamponi – entrambi negativi – si è riaggregato alla squadra.

Un caso diverso rispetto a quello scoppiato in casa Borussia Dortmund il 4 giugno: la settimana prima Jadon Sancho e altri suoi compagni avevano ricevuto la visita a casa di Winnie Karkari, professione barbiere. Il quale, nei giorni seguenti, aveva postato sui social alcuni selfie con i giocatori. Senza mascherina. La sua versione è che sarebbe stata regolarmente utilizzata durante il taglio e tolta soltanto per lo scatto finale. Il club ha redarguito pubblicamente il proprio numero 7, senza provvedimenti. Sancho è stato multato dalla DFB per aver infranto le norme di igiene (la sua reazione è stata: “Stiamo scherzando?”). Nessuna squalifica. Probabilmente la federazione aveva già deciso di ‘alleggerire’ le sanzioni, anche perché il contesto generale nel frattempo era cambiato.

Lo scalpore per i festeggiamenti troppo ravvicinati, ad esempio, è andato via via svanendo – anche se il Bayern festeggerà il Meisterschale senza le tradizionali docce di birra: ognuno avrà la sua personale bottiglia. Per il resto, abbracci e ‘high fives’ hanno ormai rimpiazzato il già quasi buon vecchio avambraccio, rimasto ancora in voga soltanto nei saluti con gli ufficiali di gara a inizio o a fine partita, oppure tra allenatori. Il cambiamento del contesto e l’abitudine ad una nuova normalità hanno fatto la differenza. Tanto che, a proposito di contatti ravvicinati, Schalke e Leverkusen hanno anche fatto scoppiare la prima mini-rissa in campo.

Le prime due squadre a rompere il tabù sono le stesse che hanno preso più delle altre alla lettera un’altra delle raccomandazioni della Federazione, ovvero quella di aggregare alla rosa della prima squadra alcuni elementi delle giovanili per ovviare a infortuni o defezioni. Il Bayer, ad esempio, ha lanciato Florian Wirtz, il primo classe 2003 a giocare in Bundes, diventato il più giovane marcatore nella storia del campionato a 17 anni e 35 giorni. Lo Schalke invece nella partita contro l’Union Berlin ha sfoggiato una panchina con sei giocatori di movimento tutti con meno di 23 anni e provenienti dalle proprie giovanili. Anche se tradizionalmente poco inclini ad affidarsi a giocatori under23, anche i club italiani potrebbero seguire l’esempio della Bundesliga. O forse dovrebbero.

 

Articolo pubblicato sul “Foglio Sportivo” del 20 giugno 2020

Tifosi a distanza: Union Berlino, cori e saluti fuori dallo stadio

tifosi union berlino

Durante la sfida di ieri tra Union Berlino e Schalke 04, i più attenti avranno certamente distinto, in mezzo alle urla dei giocatori e degli allenatori, anche dei cori. Non arrivavano dagli altoparlanti dello stadio e nemmeno dai dirigenti presenti in tribuna, bensì da un gruppetto di tifosi dell’Union Berlino che si sono radunati fuori dall’Alte Försterei per incitare la squadra. Tanto che al goal di Andrich si sono fatti sentire anche con applausi scroscianti. Pur essendo in pochi.

Apparentemente si potrebbe parlare di violazione della legge, poiché sia la DFL che i club hanno invitato i loro fan a non creare assembramenti fuori dallo stadio. Eppure, la Polizia, presente con diverse volanti, non è intervenuta perché non sono state riscontrate violazioni. I tifosi dell’Union Berlino, circa una trentina, rispettavano la distanza interpersonale tra di loro e non hanno creato alcun problema di ordine pubblico. Si sono ritrovati nel bosco all’interno del parco che ospita anche l’impianto, hanno bevuto qualche birra insieme, brindato a distanza, cantato per la squadra. E, a fine partita, salutato alcuni giocatori.

Gikiewicz, Bülter e altri si sono infatti affacciati all’esterno dopo essersi arrampicati su una recinzione, di modo da poter salutare i fan che li hanno chiamati (cantavano “vogliamo vedere la squadra”) e si sono fatti sentire per tutti i 90 minuti. E alla fine sono riusciti a scambiare un sorriso e qualche parola, rigorosamente a distanza. Lo stesso Andrich ha affermato: “È stato davvero un bel momento”. Vissuto in sicurezza e senza violazioni.

Christian Arbeit, capo ufficio stampa dell’Union, ha fatto chiarezza in conferenza stampa, sottolineando che non sono state commesse violazioni di alcun tipo: “Non ci sono state lamentele da nessuno, la Polizia era lì, ma non sono arrivati ordini. Nessuno si è avvicinato ai tifosi, sono state rispettate tutte le norme di sicurezza”.

I tifosi hanno anche rispettato le regole della città di Berlino, secondo le quali possono incontrarsi soltanto gruppi di cinque persone di famiglie diverse in spazi pubblici.