Stefan Ortega, il portiere dell’Arminia che ha colpito anche il Bayern

stefan ortega

Quest’anno, la lotta per la permanenza in Bundesliga sta regalando non meno emozioni di quella per i piazzamenti europei: a 8 giornate dalla fine, 4 squadre sono racchiuse in due punti dal 14esimo al 17esimo posto; oltre allo Schalke, fanalino di coda che sembra ormai destinato alla Zweite, in ordine decrescente di classifica troviamo Hertha Berlino, Mainz, Colonia e Arminia Bielefeld; squadre diverse con storie ed ambizioni diverse, che oggi si ritrovano a lottare per un obiettivo comune: la salvezza. E se Hertha e Schalke sono sorprese in negativo, il Bielefeld è una sorpresa in positivo: nonostante si trovi al 17esimo posto, che significherebbe retrocessione diretta, Die Blauen hanno tutte le carte in regola per puntare ad una salvezza che ad inizio anno sembrava improbabile, se non proibitiva – vuoi per inadeguatezza della rosa, vuoi per inesperienza; se oggi si trovano in questa posizione, devono ringraziare anche il loro portiere, Stefan Ortega, che sta contribuendo con le sue parate alla rincorsa alla salvezza.

Il suo nome potrebbe far pensare a una provenienza iberica o latinoamericana, ma Stefan Ortega è in realtà tedesco a tutti gli effetti: è nato a Calden (nel nord del Land dell’Assia, non lontano dal confine con il Nordreno-Westfalia) da padre spagnolo, da cui ha ereditato il cognome, e madre tedesca. Classe 1992, dopo aver iniziato a giocare a calcio da bambino, militando in piccoli club della sua città, all’età di 14 anni si sono aperte per lui le porte del settore giovanile dell’Arminia Bielefeld. Dopo tre anni di maturazione nelle giovanili e uno come portiere di riserva nella seconda squadra, allora militante in Oberliga (la quinta serie della piramide calcistica tedesca), a 18 anni, nel 2011, è stato promosso in prima squadra, nel frattempo caduta rovinosamente, dopo numerose stagioni passate costantemente a cavallo tra la Bundesliga e la Zweite, in 3. Liga.

In prima squadra Ortega fatica a trovare spazio: partito come secondo, nella prima stagione colleziona un discreto bottino di 20 presenze per via dell’infortunio di Patrick Platins, portiere titolare, mentre nella seconda si accomoda regolarmente in panchina, debuttando solamente in occasione dell’ultima gara di campionato, che ha visto l’Arminia riconquistare la 2. Bundesliga. Nella stagione successiva, è ancora il vice di Platins, che sostituisce solo in occasione dei primi 4 match e dell’ultima parte del girone di ritorno. A 21 anni Ortega non è soddisfatto: dopo 8 anni nel Bielefeld, che nel frattempo retrocede in Dritte, vuole cambiare aria e giocare con costanza, per fare, in futuro, il grande salto.

 

Passa perciò a titolo gratuito al Monaco 1860, che staziona stabilmente in 2. Bundesliga, con la speranza di trovare più minutaggio, ma le cose non vanno come sperato: in 3 stagioni passate in Baviera, Ortega non viene usato con frequenza, ma viene spesso alternato con altri portieri, trovando il posto da titolare solamente nell’ultima parte della terza stagione; come se non bastasse, il rendimento del Monaco cala vistosamente, fino ad arrivare alla retrocessione. A 24 anni, momento cruciale della carriera, non è abbastanza: il treno per il calcio che conta sta per passare, ed Ortega rischia seriamente di non prenderlo. Così, nel 2017, sceglie di tornare a casa, all’Arminia Bielefeld, nel frattempo ritornato nella serie cadetta e alla ricerca di un titolare.

Il ritorno in Vestfalia prende una piega positiva e gli regala grosse soddisfazioni: Ortega ha modo di mettersi in mostra e di dimostrare le sue caratteristiche, quelle di portiere completo sotto ogni punto di vista e moderno, che gli finalmente permettono di conquistare fin da subito il posto da titolare. Tre ottime annate in Zweite, in cui salta solamente tre match, culminate con la trionfale promozione in Bundesliga della scorsa stagione. Nonostante qualche errore, come la clamorosa papera contro l’Heidenheim, nello scorso campionato di Zweite, le sue prestazioni sono in generale positive, inducendo die Arminen a confermarlo anche per la Bundesliga, nonostante la totale inesperienza nel massimo campionato tedesco.

Ortega ha prontamente ricambiato la fiducia del club, risultando finora uno dei migliori tra i suoi e tra i portieri del campionato, ergendosi a leader della squadra e contribuendo con le sue parate alla rincorsa alla salvezza del Bielefeld, e basta guardare le statistiche per avere conferma del suo rendimento: il 28enne non ha saltato un minuto delle 27 partite disputatesi finora in questa Bundesliga, ha mantenuto la porta inviolata per ben 6 volte (dato non indifferente per la quarta difesa peggiore del torneo), ha effettuato il secondo numero più alto di parate (103) ed ha la quarta percentuale di parate più alta (71%). Dati sicuramente importanti per un giocatore alla sua prima stagione in Bundesliga. Consapevole della sua stagione, Ortega non ha potuto fare a meno di esternare la propria gioia.

“Naturalmente giocare in Bundesliga è qualcosa di speciale: ogni avversario ha le sue qualità ed il suo gioco particolare. È esattamente ciò che volevo, il mio sogno. Certamente possiedo delle qualità, sono stato in grado di mostrarle nelle prime partite di campionato. Il mio obiettivo è quello di migliorare il più possibile, e di lasciare sempre il segno sulla partita, in modo che tutti possano vedere che anch’io merito di giocare in Bundesliga”

E se la sua carriera, dopo anni di serie minori e panchine, sembra essere finalmente svoltata, il futuro potrebbe riservargli un’ulteriore sorpresa: il Bayern Monaco, è alla ricerca di un vice-Neuer tecnicamente completo ed affidabile – poiché Nübel, l’attuale dodicesimo dei bavaresi, potrebbe fare la valigie per trovare più minutaggio altrove – ed avrebbe individuato proprio in Ortega il candidato ideale a questo ruolo. Del resto, egli stesso, qualche mese fa, in occasione della sfida proprio contro gli attuali campioni d’Europa, aveva fatto al Kicker dichiarazioni di stima per Neuer e per la squadra.

“È indubbiamente il miglior portiere al mondo. Si fa trovare sempre al posto giusto nel momento giusto, e risponde sempre presente nei momenti decisivi, per aiutare una squadra già ottima di per sé. Senza le sue parate, le partite sarebbero differenti. La mentalità di Manuel Neuer è la sua più grande forza, e ciò è ammirevole.”

Prima di parlare di un suo ipotetico trasferimento al Bayern, bisogna pensare al finale di stagione: la salvezza non è un miraggio, ma sarà necessario lottare fino alla fine per conquistare la permanenza in Bundesliga. Stefan Ortega ne è consapevole, ed è pronto per dare il tutto per tutto, per continuare a scrivere la storia dell’Arminia Bielefeld e la sua. La storia di un ragazzo che, partendo dal nulla delle panchine in terza serie, si sta mettendo in evidenza come novità della Bundesliga, e punta ancora più in alto.

Lo strano mosaico della carriera di Nabil Bentaleb allo Schalke 04

Nabil Bentaleb

In questa stagione lo Schalke 04 ha già fatto notizia più volte, e mai per le ragioni che un tifoso desidererebbe. Dall’8-0 subito dal Bayern Monaco all’esordio in Bundesliga al desolante ultimo posto che i Knappen occupano attualmente, passando per il tremendo record negativo del Tasmania Berlino quasi eguagliato ed evitato grazie a Hoppe: niente in questa stagione sembra andare per il verso giusto. Guardando con più attenzione al microcosmo Schalke, la sensazione è che tutti gli elementi della rosa stiano soffrendo del clima tremendo che c’è a Gelsenkirchen, ma una delle situazioni più curiose è sicuramente quella di Nabil Bentaleb.

Arrivato nell’estate del 2016 dal Tottenham, l’algerino è stato pilastro della rosa nel biennio in cui è stata allenata da Domenico Tedesco. Sotto l’allenatore di origini italiane, Bentaleb ha messo in mostra tutto il suo potenziale: un centrocampista capace di giocare sia da perno basso che da mezzala, dotato di buona tecnica, ottime geometrie e brillanti doti da incontrista.
Su queste basi sembrava potersi costruire un elemento completo, totale, capace di coprire ogni zona di campo e lavorare bene tanto in interdizione quanto in costruzione, nonché in inserimento. Al netto dell’aggressività a volte straripante e dei cali di concentrazione un po’ troppo frequenti, la sensazione netta dell’epoca era che i blu della Ruhr avessero tra le mani un piccolo gioiellino, un metronomo del centrocampo che riusciva a recuperare palloni, fornire assist e ad affacciarsi anche in avanti per firmare lui stesso diverse reti.

Dopo un campionato sensazionale chiuso al secondo posto, l’algerino ha fallito però l’occasione per il salto di qualità. Una serie di problemi fisici lo hanno tenuto fuori per tutta la parte centrale del 2019, prima che la società lo retrocedesse in under-23 a tempo indeterminato per questioni disciplinari. Come in un film, nel giro di pochi mesi, Bentaleb è passato da diamante incastonato in una squadra di successo a ferro vecchio di cui si può fare tranquillamente a meno.
Pur di liberarsi di quella che oramai era diventata una patata bollente, David Wagner – subentrato nel frattempo in panchina – lo ha spedito in prestito semestrale al Newcastle: 12 presenze non entusiasmanti, ma che quantomeno ne attestavano una ristabilita condizione fisica.

La parentesi inglese di Bentaleb è coincisa con l’inizio della crisi profonda – tanto economica quanto di risultati – che attanaglia tuttora lo Schalke. Al suo ritorno, dunque, Wagner ha fatto di necessità virtù, reintegrandolo e puntando su di lui accanto al capitano Mascarell nel 4-2-3-1 con il quale ha iniziato questa stagione. Il tecnico statunitense è stato però esonerato dopo appena due partite; Manuel Baum, scelto come sostituto, ha inizialmente mantenuto la stessa impostazione, per poi escludere via via in maniera sempre più netta dalle rotazioni il suo numero 10.

Tra alti e bassi, la carriera di Bentaleb è arrivata ad un punto di svolta cruciale, che poco ha a che fare con il campo. Lo scorso novembre, in allenamento, è stato protagonista di un parapiglia che ha visto partecipi anche Amine Harit e Vedad Ibisevic contro, sembrerebbe, lo staff di Baum, ed in particolare una leggenda del club come Naldo.

La dirigenza ha usato il pugno di ferro nei confronti dei propri tesserati: terminato anzitempo il contratto dell’esperto attaccante bosniaco, messi fuori rosa gli altri due. Se Harit è stato riaccolto dopo appena due partite, Bentaleb è totalmente sparito dai radar, compiendo per la seconda volta il paradossale salto da titolare inamovibile a scarto di lusso. Sui propri profili social il giocatore ha accusato la società di averlo escluso senza spiegazioni, trovando eco nelle parole del suo procuratore Madjid Yebda e rendendo la situazione ancora più caotica e difficile da interpretare.

Con un contratto in scadenza a fine 2021 e l’intenzione annunciata pubblicamente da parte del club di non rinnovarlo, l’unica sicurezza sembrava essere la separazione imminente. Magari a gennaio, per permettere ai Knappen di monetizzare un minimo (dato anche il macroscopico debito societario) la sua cessione.

Invece, la sessione invernale di mercato è passata senza sussulti, ma non solo: Bentaleb si è addirittura rivisto in campo, con la maglia dello Schalke, per la gara contro l’Union Berlino di metà febbraio. A ripescarlo dal dimenticatoio è stato Christian Gross, a sua volta subentrato a Baum dopo l’interregno di Huub Stevens. La spiegazione del tecnico svizzero è stata laconica: “non l’ho escluso io, non ci sono problemi tra noi, e sono sicuro sia un buon giocatore”. Parole che sembrano nascondere maldestramente il disperato tentativo di buttare dentro giocatori di qualità per rianimare una squadra in fin di vita. Non a caso, Gross lo ha schierato da trequartista, probabilmente sperando di trovare qualche colpo decisivo nell’ultimo terzo di campo per ridare nuova linfa ad un attacco fin troppo inaridito.

Arrivati a questo punto, questa cronistoria ha già assunto i contorni dell’assurdo, ma prima di terminarla è necessario passare per un ulteriore colpo di scena. A fine febbraio, infatti, una sorta di alzata di scudi popolare della rosa ha portato all’esonero dello stesso Gross, accusato dai senatori dello spogliatoio di confondere nomi e lingue nel rivolgersi ai propri giocatori, oltre al fatto di sostenere sedute di allenamento troppo blande e con metodi antiquati. Con lui, nell’ennesima rivoluzione a più livelli di questo momento storico dei Knappen, hanno salutato anche il DS Jochen Schneider e il team manager Sascha Riether. Peraltro la partita decisiva è stata la sconfitta per 1-5 contro lo Stoccarda, nella quale Nabil Bentaleb ha sbagliato un calcio di rigore, quello del possibile 3-2.

Il quinto allenatore della stagione più folle della storia dello Schalke è dunque Dimitrios Grammozis, un profilo giovane che si è fatto conoscere per la sua capacità di coltivare talenti e lavorare in prospettiva. Sarà lui – probabilmente – il comandante incaricato di riportare la squadra in Bundesliga dopo una retrocessione che sembra oramai inevitabile.

In tutto questo, Bentaleb ha saltato la prima sotto la guida del nuovo coach (uno scialbo quanto prezioso 0-0 contro il Mainz) per problemi all’adduttore. La sensazione è che il tecnico greco lo consideri a tutti gli effetti parte del gruppo, ma allo stesso tempo è lecito pensare che gli saranno preferiti profili giovani con maggiori prospettive all’interno del club, soprattutto se la stagione dovesse naufragare definitivamente e trasformarsi in una specie di lungo e triste garbage time.

In questa sorta di eterno loop temporale nel quale sembra incastrato, Nabil Bentaleb potrebbe dunque ritrovarsi ancora messo da parte, o al contrario ricoperto di responsabilità per un’insperata corsa alla salvezza. Quel che sembra certo è che nell’estate dei suoi ventisei anni si ritroverà ad aggiungere un tassello del tutto nuovo al peculiare mosaico della sua carriera, che più si sviluppa e meno risulta comprensibile.

Meglio tardi che mai: via allenatore e DS, lo Schalke riparte ancora da zero

schalke allenatore

Lo Schalke 04 ha deciso di ripartire nuovamente da zero. Dopo David Wagner e Manuel Baum, i Knappen danno il benservito al terzo allenatore stagionale: Christian Gross non siederà più sulla panchina del fanalino di coda della Bundesliga. E non è l’unico a pagare per il pesantissimo 5-1 subito dallo Stoccarda, che fa seguito all’umiliante (ennesimo) 4-0 incassato dai rivali del Dortmund nel Revierderby di una settimana fa. Anche Jochen Schneider, responsabile della parte sportiva, deve lasciare il suo posto. Lo avrebbe comunque fatto già a fine stagione, ma la società ha deciso di anticipare i tempi. Via anche Sascha Riether, team manager, e il preparatore atletico. Insomma lo Schalke cambia tutto ciò che può cambiare, non solo l’allenatore.

Christian Gross paga un periodo disastroso in termini di risultati e soprattutto morale della squadra, sempre più a terra. Nonostante la vittoria contro l’Hoffenheim, l’unica stagionale, in due mesi il tecnico non è riuscito a far breccia nella mente dei giocatori. Anzi. Secondo la ‘Bild’ alcuni di loro avrebbero chiesto l’esonero. In particolare Sead Kolasinac, Klaas-Jan Huntelaar e Shkodran Mustafi, ovvero i tre più esperti e blasonati. Il motivo dietro la ‘ribellione’ sarebbe da ricercare nei metodi antiquati, negli allenamenti poco intensi, nelle scarse conoscenze tattiche e la continua confusione nei nomi, sia degli avversari che dei propri giocatori.

Il regno di Gross, iniziato poco dopo Natale, si chiude dopo due mesi in cui qualche nota positiva in campo c’è stata, come il recupero di Harit e l’esplosione di Matthew Hoppe. Comunque, cose non sufficienti da giustificarne una conferma, visto che la classifica continua a piangere e sono arrivate pesanti sconfitte negli scontri diretti. Il suo bilancio in Bundesliga è di una vittoria, due pareggi e sette sconfitte. Non particolarmente migliore del bilancio di Manuel Baum, suo predecessore, che ha chiuso la sua esperienza con quattro pareggi e sei sconfitte.

Ora lo Schalke avrà un quinto allenatore, dopo che David Wagner ha guidato la squadra per le prime due partite e Huub Stevens è sceso nuovamente in panchina per una sola gara di Bundesliga. Probabilmente sarà una soluzione ad interim, così come potrebbe essere per il ruolo di direttore sportivo: il responsabile del settore giovanile Peter Knäbel è stato promosso come DS al posto di Jochen Schneider. Promozione anche per il mitico Gerald Asamoah, dall’Under 23 alla prima squadra nel ruolo di Team Manager.

Quest’ultimo aveva preso il posto di Heidel nel febbraio 2019, ma in due anni ha ottenuto buoni risultati solo per tre mesi, nell’autunno 2019, quando lo Schalke con Wagner era arrivato fino in zona Champions League. Tempi che ora sembrano incredibilmente lontani. Via allenatore, DS e altri pezzi dello staff: lo Schalke riparte davvero da zero. E come ha scritto il kicker, “meglio tardi che mai”.

Il mercato di gennaio dello Schalke: all’insegna del cuore e dei grandi nomi

Kolasinac schalke mercato

Dopo il semi-immobilismo della scorsa sessione estiva e dopo aver incredibilmente rischiato di battere il record di partite senza vittoria in Bundesliga del Tasmania Berlin (31), lo Schalke 04 era obbligato a dare un segnale minimamente incoraggiante durante questo mercato di riparazione.

Già da un biennio il club della Ruhr è appesantito da severi problemi economici, a cui nel 2020 si sono affiancati i pessimi risultati sportivi: solo 2 vittorie in campionato nell’intero anno solare, che hanno portato la prospettiva a ribaltarsi. Da una possibile qualificazione in Champions, Harit e compagni sono passati a lottare per non retrocedere, cambiando nel frattempo 4 allenatori diversi tra fine settembre e fine dicembre.

Per affrontare una situazione così critica, in estate la dirigenza dei Königsblauen sembrava orientata a costruire una rosa che permettesse di dare spazio ai giovani del vivaio, guidati dai pochi veterani dello spogliatoio. Di fatto, però nessun elemento della rosa ha reso come ci si poteva aspettare, tra problemi fisici e questioni disciplinari: emblematico il parapiglia in allenamento che ha coinvolto Harit, Bentaleb ed Ibisevic a fine novembre. Se il primo è stato reintegrato dopo un paio di settimane, gli altri due non hanno più vestito la maglia dello Schalke: Bentaleb è tuttora fuori rosa, mentre Ibisevic – arrivato a settembre con i gradi di salvatore della patria – ha addirittura risolto consensualmente il contratto.

Migliorare una rosa così disastrata non era sicuramente un’impresa, ma per una volta la dirigenza della Ruhr sembra essere riuscita ad operare in maniera intelligente, cogliendo le occasioni sul mercato pur dovendo rispettare le ristrettezze finanziarie. Sead Kolasinac, per esempio, è tornato nella squadra in cui è cresciuto tra il 2011 e il 2017. Ai margini delle rotazioni all’Arsenal, il bosniaco è arrivato in prestito per sei mesi con l’obiettivo di aggiungere personalità ad una squadra che troppe volte ha dimostrato di non riuscire a reagire alle difficoltà, e si è subito messo al braccio la fascia da capitano. Sullo stesso binario si è mosso anche Shkodran Mustafi, che arriva a titolo definitivo (e gratuito). Entrambi possono essere in qualche modo definiti “falsi veterani”: vantando complessivamente 85 presenze nelle coppe europee (senza dimenticare il mondiale conquistato nel 2014 dal centrale tedesco), sono entrambi ritenuti profili di esperienza; tuttavia, avendo rispettivamente 27 e 28 anni, hanno ancora una buona parte di carriera da affrontare.

L’acquisto di Mustafi, arrivato nelle ultime ore di mercato, si è reso necessario per sopperire al vuoto lasciato da Ozan Kabak: un anno e mezzo dopo essere arrivato dallo Stoccarda, appena maggiorenne, il turco ha salutato lo Schalke in direzione Liverpool, con la formula del prestito oneroso con obbligo di riscatto fissato attorno ai 30 milioni. All’epoca astro nascente in una squadra che puntava ai primi posti, la sensazione è che Kabak sia scappato a gambe levate da una lussuosa villa oramai in fiamme. Sicuramente dalle parti della Ruhr il rimpianto rimarrà, ma la cifra che gli inglesi verseranno la prossima estate sarà ossigeno puro per le casse del club.

Ha lasciato la squadra anche il classe 2000 Ahmed Kutucu, girato in prestito in Eredivisie all’Heracles Almelo. A sostituirlo, quantomeno dal punto di vista numerico, è arrivato dall’Olanda un giocatore 17 anni più anziano: trattasi di Klaas-Jan Huntelaar, altra leggenda del club (126 gol in 241 presenze tra 2010 e 2017), che in uscita dall’Ajax ha firmato un contratto di sei mesi per provare a salvare la squadra con cui ha reso al meglio in carriera.

L’altro innesto di questo gennaio è stato William, che arriva in prestito dal Wolfsburg per sei mesi. Le due società non hanno pubblicato i dettagli dell’accordo, ma probabilmente Glasner vuole far accumulare minuti al brasiliano che, dopo un ottimo primo biennio in Germania, ha saltato praticamente tutto il 2020 per la rottura del legamento crociato del ginocchio. Dovesse rimanere in salute, per lo Schalke si potrebbe rivelare un innesto chiave in un ruolo (quello di esterno destro basso) in cui né Rudy né Ludewig sono riusciti a fornire garanzie.

Insomma, gli orizzonti dello Schalke 04 negli ultimi 12 mesi si sono ribaltati completamente, e di pari passo sono cambiate le strategie di mercato. Gli innesti di questo gennaio sono colpi a breve termine, giocatori pronti nell’immediato, che conoscono bene l’ambiente (nei casi di Kolasinac e Huntelaar), che hanno la mente sgombra e non sono ‘nel tunnel’. Uth chiedeva rinforzi che potessero dare una mano. Li ha avuti. Ora lo Schalke deve raggiungere un obiettivo tanto difficile quanto inverosimile per un club di questo blasone: rimanere in Bundesliga. Ripartendo dai rinforzi.

🎙 BundesITalk, puntata 32 – Mercato invernale 2021: tiriamo le somme

mercato bundesliga

BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti trattiamo i principali temi del calcio tedesco.

Nella puntata numero 32, oltre a goderci la doppia sigla, parliamo del calciomercato invernale del 2021, che ha visto la Bundesliga marginalmente protagonista. Dall’Eintracht allo Schalke, che hanno mosso le acque, fino a Bayern e Dortmund e al loro immobilismo. Analisi e voti in vista della seconda parte di stagione.

Con Giorgio Dusi e Giorgio Tosatto.

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🎙 BundesITalk, puntata 22 – La crisi dello Schalke 04

schalke crisi

BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti parliamo dei temi più caldi del calcio tedesco. Nella nuova puntata, facciamo un focus e un viaggio dentro la crisi dello Schalke 04.

Abbiamo scavato all’indietro per cercare di capire come il club di Gelsenkirchen è arrivato ad un passo dal baratro, sviscerando le ragioni economiche, le scelte folli e tutte le decisioni tecniche e societarie che hanno portato lo Schalke fino a rischiare seriamente la retrocessione.

Con Giorgio Dusi, Roberto Brambilla e Stefano Fontana.

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BundExLiga: Dortmund-Schalke e i traditori del Revierderby

Schalke Dortmund

Alle 18.30 di sabato, in un Signal Iduna Park tristemente vuoto, andrà in scena una delle partite più sentite di tutta la Bundesliga. Il Revierderby. La sfida fra Borussia Dortmund e Schalke, infatti, non è mai stata una sfida normale (basti vedere il fantastico 4-4 di tre anni fa) e i trasferimenti fra le due squadre sono sempre stati motivo di grande rabbia per entrambe le tifoserie. E oggi andremo a vedere quali sono stati i tradimenti più importanti della storia del derby della Ruhr.

Partiamo, quindi, con Herbert Sandmann. Cresciuto e affermatosi nel Borussia Dortmund ma trasferitosi allo Schalke, Herbert Sandmann era considerato uno degli esterni più promettenti del calcio tedesco. Poi, nel 1949, è arrivata l’irrinunciabile offerta dello Schalke, che, però, non è riuscito a fargli scordare il suo amore per i colori gialloneri: dopo due sole stagioni è ritornato a casa e ha concluso la sua carriera proprio a Dortmund.

Dopo di lui, troviamo un giocatore che non ha lasciato un grande segno nel calcio tedesco. Eppure, di Horst Mühlmann si ricordano sempre il cuore nobile, che lo aveva portato a investire i soldi guadagnati nella costruzione un complesso abitativo a Selm, sua città natale, e il tiro potentissimo, che lo contraddistinse sin dall’inizio della sua carriera di portiere: cresciuto nelle giovanili del Borussia Dortmund ma affermatosi nella prima squadra dello Schalke, Mühlmann ha deciso di cambiare sport a 29 anni, finendo con il giocare per altri 8 anni a football americano, anche in NFL. E nel 1991 una grave malattia ha posto fine alla sua vita.

Grave malattia che ha portato via anzitempo anche Reinhard “Stan” Libuda, uno dei migliori giocatori della storia del calcio tedesco. Ala veloce e tecnicamente eccelsa, abile nell’uno contro uno e capace di colpi di genio assoluti, Libuda è stato ed è tuttora, a più di 20 anni dalla sua morte, il traditore più amato sia dalle parti di Gelsenkirchen che in quel di Dortmund. Entrambe le tifoserie, infatti, pur essendo perennemente in lotta, concordano su un unico fatto: Libuda è stato il miglior giocatore che abbia mai vestito entrambe le maglie (quella dello Schalke per ben due volte, prima e dopo la parentesi triennale con il Dortmund).

Passiamo poi a Rolf Rüssmann, che non è passato alla storia come un grande uomo, a causa dell’inizio turbolento della sua eccellente carriera: nel 1971, infatti, è stato coinvolto, insieme ad altri suoi compagni, in uno scandalo scommesse che ha sconvolto il calcio tedesco, costringendo i vertici della DFB a creare la Zweite Liga. A causa del suo coinvolgimento in questa vicenda, Rüssmann è stato costretto a giocare un anno in prestito al Bruges prima di ritornare al suo Schalke, che nel 1980 ha dovuto venderlo agli acerrimi rivali del Borussia Dortmund a causa di problemi economici.

Hans-Joachim Wagner, invece, è di una generazione successiva rispetto a Libuda, che, però, ha sicuramente avuto modo di ammirare da molto vicino, essendo cresciuto nelle giovanili dello Schalke, per poi trasferirsi a nemmeno 19 anni al Borussia Dortmund (che all’epoca navigava fra Bundesliga e Zweite Liga), di cui è diventato una vera e propria bandiera. Mediano vecchio stile, Wagner ha preso parte anche all’ormai leggendaria partita fra Borussia Mönchengladbach e Borussia Dortmund, giocata il 29 aprile del 1978 e terminata 12-0. Partita a cui invece non ha preso parte Rüdiger Abramczik, arrivato a Dortmund soltanto due anni dopo. Da che squadra? Ovviamente dallo Schalke, con cui era diventato uno dei migliori esterni offensivi di tutta la Bundesliga, tanto da venir soprannominato Flankengott (“re dei cross”) dai tifosi che lo avevano tanto amato prima del suo trasferimento (contemporaneo a quello di Rolf Rüssmann) in maglia giallonera. Dopo altre tre stagioni nella Ruhr, Abramczik decise di trasferirsi al Norimberga, dove di fatto si concluse la sua carriera ad alti livelli.

Di un anno più giovane ma infinitamente meno talentuoso era Ulrich Bittcher, ricordato dai tifosi dello Schalke con l’affettuoso nomignolo Uli. Centrocampista dotato di grande carattere, disciplina e fortemente legato ai colori biancoblu, fu uno dei pochi a decidere di non lasciare lo Schalke dopo la sciagurata stagione 1980-1981, che portò la squadra di Gelsenkirchen a retrocedere in Zweite Liga. Dopo appena un anno, Bittcher e compagni ritornarono in Bundes, per poi retrocedere nuovamente. Questa volta, però, Bittcher decise di trasferirsi dagli acerrimi rivali del Borussia Dortmund, dove concluse la sua carriera.

Jürgen Wegmann e Ingo Anderbrügge, invece, appartengono ad una generazione successiva, quella che ha visto ritornare in alto sia lo Schalke che il Borussia Dortmund. Entrambi sono nati nel 1964 ed entrambi sono passati, senza incontrarsi, da Dortmund a Gelsenkirchen, dove le loro carriere, però, hanno preso due pieghe completamente diverse: Wegmann, soprannominato Kobra per il suo grande fiuto del gol, è passato al Bayern Monaco dopo nemmeno un anno, dove si è affermato come uno dei migliori attaccanti tedeschi della sua epoca. Anderbrügge, invece, è arrivato allo Schalke nel 1988, diventandone una vera e propria bandiera del club, con cui ha vinto la prima e fino ad ora unica Coppa UEFA della sua storia. Centrocampista offensivo dotato di grande forza fisica e ottima tecnica individuale, Anderbrügge eccelleva negli inserimenti e nei tiri dalla distanza, che lo hanno portato a segnare quasi 100 gol in Bundesliga. di quella squadra, inoltre, faceva parte anche Jens Lehmann, traditore a metà, perché, pur essendo una bandiera dello Schalke, aveva deciso di trasferirsi al Borussia Dortmund dopo una fugace esperienza al Milan.

Un paragrafo a parte, invece, lo merita un calciatore che ha fatto la storia del calcio tedesco, portando la sua classe e la sua qualità anche in Italia, dove ha vestito la maglia della Juventus: stiamo ovviamente parlando di Andreas Möller, leggenda del Borussia Dortmund e della nazionale teutonica, con cui ha vinto un Mondiale e un Europeo. Fra tutti i tradimenti che abbiamo citato, quello di Möller è sicuramente il più sentito, soprattutto dai tifosi gialloneri, che avevano trovato in lui un vero e proprio idolo, che li aveva trascinati a vincere praticamente tutto, sia in Germania che in Europa: per questo, quando nel 2000 ha deciso di trasferirsi allo Schalke, i tifosi del Borussia Dortmund sono insorti contro la dirigenza, che già nel 1990 aveva deciso di cederlo al Francoforte. Se il trasferimento alle Aquile era tollerabile, quello ai Knappen fu un colpo durissimo per l’orgoglio giallonero.

L’ultima tradimento in ordine di tempo, invece, non è stato così sentito: Felipe Santana, infatti, è ancora oggi un idolo dei tifosi del Borussia Dortmund, che proprio grazie ad un suo gol hanno raggiunto nel 2013 quella storica semifinale di Champions League che poi li avrebbe portati a perdere la finale contro il Bayern di Jupp Heynckes. Difensore centrale roccioso e dal rendimento costante, Santana era arrivato in Germania dal Figueirense, dove si era affermato come uno dei centrali brasiliani più promettenti. Con Klopp diventò la prima riserva di Subotic e Hummels, un ruolo decisamente importante che lo portò anche a giocare proprio quella leggendaria semifinale contro il Malaga: il Borussia aveva pareggiato per 0-0 in Spagna, ma al ritorno il Malaga aveva giocato una partita eccellente, e al 94esimo il risultato era fisso sul 2-2. Questo fino alla zampata decisiva di Santana. Da quel magico momento, che poi prese il nome di miracolo di Dortmund, ebbe un posto speciale nel cuore dei tifosi gialloneri, che non poterono dimenticarlo nemmeno quando al termine di quella stessa stagione si trasferì allo Schalke.

Choupo-Moting, dai gol salvezza a Mainz a eroe per caso a Parigi

choupo moting

Una delle rivelazioni dei quarti di finale di Champions è stata senza dubbio Eric Choupo-Moting del Paris Saint-Germain. Dopo l’ingresso decisivo nel finale contro l’Atalanta gli elogi in Francia si sono sprecati. ‘L’Equipe’ ha titolato “Chapeau Moting” e l’allenatore Thomas Tuchel (il suo nome tornerà parecchie volte in questo articolo) ha dichiarato:

Avevo fiducia in lui, era il suo momento. So che è un buon giocatore, che può entrare e fare la differenza”.

In realtà il contratto tecnicamente sarebbe già scaduto a giugno, ma il PSG ha rinnovato per due mesi giusto per far numero nella lista Champions, visto l’addio di Cavani. Questo è un po’ il leitmotiv della carriera di Choupo-Moting. Classe 1989, camerunense nato ad Amburgo, cresce proprio con gli anseatici, esordisce diciottenne in Bundesliga ed è protagonista con le nazionali giovanili tedesche (poi sceglierà il Camerun). Nella stagione 2009/10 viene mandato in prestito al Norimberga, dove contribuisce alla salvezza con un gol nel Relegationspiel contro l’Augsburg, al termine di una buona annata a livello personale. Torna ad Amburgo e dopo una stagione con più ombre che luci i Rothosen lo scaricano, lasciandolo andare a parametro zero.

È il Mainz a dargli una possibilità e Choupo-Moting la coglie alla grande. L’allenatore Tuchel non gli fa saltare una partita il primo anno, chiuso con 10 gol e 4 assist. Sono 32 le presenze il terzo anno, anche questo chiuso in doppia cifra. La stagione storta è la seconda, 2012/2013, a causa di un persistente problema al menisco. L’esperienza nel Palatinato resta comunque decisamente buona: i suoi gol salvano il Mainz e i tifosi lo adorano. L’addio di Tuchel e la voglia di provare a fare il passo successivo lo portano però allo Schalke.

A Gelsenkirchen vive tre anni tutto sommato positivi. Certo a livello realizzativo non arriva mai in doppia cifra, ma gioca con regolarità sia in Bundesliga che nelle coppe, Europa League in primis. Al termine della terza stagione rivive però la strana situazione già provata ad Amburgo: scaricato senza grossi demeriti.

Dopo un anno in Premier con lo Stoke City, chiuso con la retrocessione, arriva a sorpresa la chiamata del suo mentore, l’allenatore con il quale ha reso di più. La curiosità è che quel mister è Thomas Tuchel e allena uno squadrone come il PSG. A Parigi i media faticano a capire questa scelta: un attaccante di ventinove anni, appena retrocesso, che al massimo ha segnato 10 reti in una stagione, come può essere utile al Paris Saint-Germain? Peraltro nonostante l’impegno ciò che viene ricordato di più della sua prima stagione è l’incredibile errore sulla linea contro lo Strasburgo, quando con un intervento goffo “salva” un gol del compagno Nkunku.

Tuchel però non molla, anche perché Choupo-Moting continua a lavorare in allenamento e a ricoprire senza fiatare il ruolo da comprimario alle spalle di grandi campioni. Gli undici minuti (più il decisivo recupero) e il gol contro l’Atalanta sono una piccola grande rivincita per il camerunense – peraltro, il rapporto con la nazionale non è facile, sia istituzionalmente che per il ruolo e il rendimento – anche perché al termine i compagni dimostrano tutta la loro stima. Sia con i gesti, come quello di Neymar che gli consegna il premio di “man of the match” appena ricevuto, sia a parole. Emblematica la dichiarazione del veterano Ander Herrera:

Choupo ha giocato dieci minuti incredibili. Voglio davvero parlare di lui. Il suo contratto sta scadendo, ma è qui, pronto ad aiutare, si allena sempre come se fosse l’ultimo allenamento della sua vita”.

La Champions League con il PSG è svanita, ma ora Choupo-Moting potrebbe tornare a sognare quel trionfo con un’altra maglia, quella del Bayern Monaco. La squadra che lo ha fermato ad agosto a Lisbona e contro cui, in finale, lui non brillò (eufemismo). La strada di Choupo nel calcio ad alti livelli è ancora tutta da percorrere.