Roland Sallai, dalla Sicilia ai goal al Friburgo

Roland sallai

Negli ultimi anni il Palermo di Maurizio Zamparini ha portato in Italia tanti calciatori che, da sconosciuti, si sono rivelati talenti veri se non addirittura dei crack a livello mondiale. Dal 2008 al 2011, per esempio, l’allora direttore sportivo Walter Sabatini era riuscito a portare in Sicilia gente del calibro di Simon Kjaer, Kamil Glik, Fabio Liverani, Abel Hernández, Jošip Iličić e Javier Pastore. L’opera di ‘scouting’ della società siciliana è continuata negli anni seguenti, con la scoperta di Paulo Dybala e Edinson Cavani, tanto per fare due nomi. Nell’estate 2016 il Palermo provò a saccheggiare il mercato ungherese pescando due giocatori: uno era Norbert Balogh, classe 1996, prelevato dal Debrecen; l’altro era Roland Sallai, classe 1997, preso dalla Puskas Academy.

Su Sallai, trequartista di ruolo ma adattabile anche come esterno offensivo, le speranze della compagine rosanero, all’epoca allenata da Davide Ballardini, erano davvero tante ma, un po’ per via della giovane età del calciatore, un po’ per la stagione drammatica vissuta dal Palermo (19° posto finale, retrocessione in Serie B e altri 4 allenatori fino al termine del campionato…), non è riuscito ad imporsi nel nostro campionato.

In quell’annata italiana, infatti, Sallai, che era stato preso in prestito con diritto di riscatto per un totale di 3 milioni di euro, collezionò appena 1.081 minuti sul terreno di gioco, diluiti in 22 presenze tra Serie A e Coppa Italia (49’ di media per partita) ed appena una rete, realizzata il 19 marzo 2017 in occasione di Udinese-Palermo 4-1, quella dell’illusorio vantaggio ospite. Uno ‘score’ che, malgrado gli ampi margini di miglioramento del ragazzo, non fu sufficiente ai fini del riscatto.

Tornato in Ungheria per un breve periodo, Sallai ha poi proseguito la sua carriera, triste per aver fallito la grande opportunità italiana, nelle fila dell’APOEL Nicosia, squadra cipriota, nelle cui fila, con 9 gol, 5 assist e 6 presenze nel girone di Champions League, ha cominciato a far vedere di che pasta fosse fatto. Ecco, allora, che, nell’estate successiva, anno di grazia 2018, per Sallai si è riproposta la grande occasione.

Niente Italia, questa volta, per Roland, il nipote di Sandor Sallai, difensore della Nazionale Ungherese ai Mondiali 1982 e 1986, bensì la Germania e la Foresta Nera: il Friburgo di Christian Streich, da sempre molto attento ai calciatori Under 21, con un investimento di cinque milioni di euro se l’è portato a casa. E, a conti fatti, la scommessa sta pagando i suoi dividendi: nella prima stagione con la maglia rossonera, Sallai aveva iniziato bene, con due gol contro Wolfsburg e Mainz fino a novembre, salvo poi accusare un problema agli adduttori che lo ha messo fuori causa per lungo tempo.

Tornato pienamente disponibile, col tempo Streich, che sta lavorando su Roland Sallai nel tentativo di plasmarlo e farlo diventare un calciatore sempre più adatto ai più alti palcoscenici, gli sta dando maggiore fiducia ed il ragazzo lo sta ripagando con impegno, duttilità, spirito di sacrificio ed anche gol. 

“È veloce, ha grandi abilità calcisticheha detto Streich su Sallai in un’intervista a ‘Kicker’ – anche se a volte perde la concentrazione a gara in corso. Ma è totalmente migliorato”, ha concluso il suo allenatore. 

Sallai sta reagendo ad inizio di carriera non propriamente brillante e, a 24 anni da compiere a maggio, sembra davvero pronto, adesso, per spiccare il volo. Si è guadagnato il rinnovo col club della Foresta Nera a suon di goal: quello contro il Gladbach nella 27ª giornata della Bundesliga 2020/21 è stato il settimo in totale, a cui ha aggiunto 4 assist. Un bottino particolarmente significativo, dopo soltanto i 4 goal complessivi, con un assist, dei primi due anni.

Streich utilizza Roland Sallai come seconda punta, con la libertà di muoversi anche in fascia e cercarsi gli spazi migliori per esprimere il suo talento. Streich lo ha cresciuto, plasmato. Sallai lo ha ripagato come meglio non poteva. E ora sembra avere tutte le carte in regola per essere l’ennesimo prodotto della ‘scuola’ Friburgo pronto a spiccare il volo. Garantisce il professore.

Trent’anni, quattro allenatori: Friburgo, il valore della continuità

allenatori friburgo

Settecento partite in Bundesliga. È il traguardo che il Friburgo ha raggiunto nell’ultima giornata di campionato con la prestigiosa vittoria contro il Borussia Dortmund. La squadra della Brisgovia l’ha ottenuto con soli quattro allenatori nell’arco di poco meno di trent’anni. Una continuità che fa dei Südbadener, una rarità nel panorama calcistico tedesco.

In principio fu… Finke – Nel 1991 il Friburgo, che milita da un decennio ininterrottamente in 2.Bundesliga, decide di ingaggiare Volker Finke come allenatore. Ha 43 anni ed è uno sconosciuto al grande calcio. Ex giocatore dilettante, un diploma di istruttore di tennis tavolo, nel ’90-’91 ha guidato il TSV Havelse, squadra di Oberliga Nord, la terza serie. Quell’uomo dalla folta chioma bionda è destinato a cambiare la storia del club. Propone un calcio diverso, con difesa a quattro in linea e marcatura a zona. In altre parole, in quel momento del calcio tedesco un eretico. Finke porta nel 1993 il Friburgo per la prima volta in Bundesliga, dominando la seconda serie con 102 gol fatti. È l’inizio di un amore tra lui e i Südbadener, che durerà 16 anni, fino al 2007 Una storia con tre retrocessioni (e altrettante) risalite e tanti momenti indimenticabili. Come il 5-1 rifilato al Bayern Monaco di Trapattoni nel 1994, il terzo posto in Bundesliga nella stessa stagione o le due esperienze in Coppa UEFA. È nato il mito dei Breisgauer-Brasilianer, i “brasiliani della Brisgovia”, costruito grazie alla pazienza e alla lungimiranza della dirigenza guidata dal presidente Achim Stocker, assistito tra gli altri da Fritz Keller, attuale numero 1 del club e della Federcalcio. Stocker ha riconfermato Finke dopo ogni retrocessione e ha fatto costruire la Freiburger Fußballschule, il centro per il settore giovanile, guidato dal 2003 al 2013 da Jochen Saier, e da cui usciranno diversi giocatori, poi arrivati in prima squadra come Matthias Ginter e Maximilian Philipp.

Dutt e la “meteora” Sorg – Nel 2007, dopo un quarto posto in 2.Bundesliga e un record di longevità per un club professionistico tedesco, Finke e il Friburgo si separano. Stocker, che morirà da lì a poco, sceglie come nel 1991 un uomo nuovo Robin Dutt. Il tecnico di padre indiano e di madre originaria della zona dell’Alta Foresta Nera, ex Stuttgarter Kickers, rimarrà in Brisgovia per quattro anni, riportando la squadra in Bundesliga. Ci sono momenti difficili, ma la dirigenza, che ha Keller come numero uno, lo appoggia. Come nel febbraio 2010 dopo il ko contro l’Hertha Berlino. Quando Dutt se ne va per allenare il Bayer Leverkusen, nel 2011, il Friburgo sceglie ancora la via della continuità. Viene promosso il tecnico della seconda squadra Marcus Sorg, che già dal 2007 lavora a Friburgo. Uno che conosce bene l’ambiente e che nel Friburgo II ha cresciuto calciatori come Olivier Baumann e Daniel Caligiuri. A Sorg, che aveva allenato pure lui allo Stuttgarter Kickers non andrà bene. Pochi mesi di lavoro e tredici punti in 17 partite, con la squadra in fondo alla classifica. Meglio andrà a quello lui si è scelto come vice, Christian Streich, già nello staff di Dutt, come assistente.

Streich, da traghettatore a “istituzione” – L’allora 46enne di Weil am Rhein sembra per molti un semplice traghettatore, che debba accompagnare il Friburgo in 2.Bundesliga. Streich, però è anche altro. Innanzitutto è uno che conosce perfettamente la filosofia del club (il vecchio presidente Stocker gli aveva profetizzato che sarebbe diventato allenatore della prima squadra) e ha una lunga esperienza di successo con il settore giovanile con un titolo tedesco nel 2008 e tre Coppe di Germania con gli A-Junioren, l’equivalente della nostra “Primavera”. Streich prima salva la squadra dalla retrocessione, poi inizia a costruire un piccolo miracolo sportivo, soprattutto visto le limitate possibilità economiche. La base sono i giocatori delle giovanili, che il “Professore” conosce e i tanti ragazzi che Streich, insieme a Jochen Saier e al ds Klemens Hartenbach sceglie e coltiva. Caratteristiche: costi contenuti, predisposizione al lavoro e prospettive di crescita. Lancia giocatori, ne rigenera altri, come Nils Petersen, attaccante specializzato nel segnare a partita in corso. Streich riporta il Friburgo in Europa, ma vive anche il dramma sportivo della retrocessione nel 2015-2016. L’unica cosa che rimane intatta è la fiducia della dirigenza, soprattutto nei momenti bui. Grazie alla quale è diventato il più longevo allenatore delle attuali squadre di Bundesliga. Con un bilancio sano e una tifoseria che lo adora, non solo per quello che dice parlando di calcio.

Christian Streich, il professore del Friburgo

Christian streich

Nella stagione 2020/2021 è l’allenatore che guida da più tempo un club della Bundesliga. Lo scorso dicembre ha festeggiato il traguardo dei 9 anni alla guida dello stesso club. E ha iniziato il 2021 centrando la quinta vittoria consecutiva (non ci era mai riuscito in carriera), che ha portato il Friburgo nuovamente a ridosso dell’Europa. Christian Streich, 55 anni lo scorso giugno, è, ed è stato tanto altro. Dentro il campo, ma soprattutto fuori.

Prima di sedersi in panchina, Christian, figlio di un macellaio come Uli Hoeneß, cresciuto a Eimeldingen, estrema punta sud-occidentale della Germania, a pochi passi dal confine con Francia e Svizzera, è stato un discreto centrocampista tra gli anni Ottanta e Novanta. Una decina di presenze in Bundesliga con l’Homburg nella stagione 1989/90 e un’onesta carriera tra Stuttgarter Kickers e Friburgo. Qui veste le maglie del Freiberger FC, la più vecchia squadra della città e del Friburgo, dividendo lo spogliatoio con Souleymane Sané, padre di Leroy e con Joachim Löw, futuro ct della Nazionale. A 25 anni, lui, che aveva completato un percorso di formazione in una scuola professionale a indirizzo commerciale, si diploma e all’università studia germanistica, storia e sport per diventare un insegnante.

Streich in cattedra non ci andrà mai, anche se dal 1995 la dirigenza del Friburgo gli affida la panchina degli A-Junioren, la massima categoria giovanile. In diciassette anni conquista tre coppe nazionali e nel 2008 il titolo di campione di Germania. Ma oltre a vincere Christian forma uomini e calciatori. Insegna il gioco, ma anche valori. E poi ascolta e si fa ascoltare. È un Menschenfänger, letteralmente uno che “cattura” emotivamente i suoi uomini. Tra i giocatori che sono cresciuti con lui Oliver Baumann, Ömer Toprak e Dennis Aogo, che lo ha definito a più riprese un “secondo padre”.

Nel dicembre 2011, dopo solo tre vittorie nel girone d’andata, la dirigenza decide di esonerare Markus Sorg e affidare la panchina della prima squadra a Christian Streich, all’epoca suo assistente. Da quel posto non si è più alzato. In nove anni ci sono stati alti, come le due qualificazioni in Europa League (la prima dopo un sensazionale quinto posto nel 2013/2014), ma anche bassi come la retrocessione nel 2014/2015. In mezzo Streich, insieme ai direttori sportivi Jochen Saier e Klemens Hartenbach, quest’ultimo ex compagno di squadra ed ex coinquilino del tecnico, quando entrambi giocavano, anche quest’anno ha costruito una squadra che gioca bene e che sa divertire. Come l’anno scorso. Come nelle altre stagioni passate.

In più ha lanciato giocatori come il portiere Alexander Schwolow, i fratelli Schlotterbeck, ha coltivato talenti come Maximilian Philipp e Matthias Ginter, Vincenzo Grifo e Robin Koch, rivitalizzando un giocatore come Nils Petersen, il miglior joker della Bundesliga nonché marcatore di sempre del club, superando l’ex compagno di Streich Joachim Löw. E a Friburgo se lo tengono stretto, tanto da avergli fatto firmare un altro rinnovo, per la stagione 2021/22. E magari oltre.

Streich però non è diventato famoso solo per gli ottimi risultati sul campo – tra i suoi ammiratori c’è Jupp Heynckes, che nel 2013 gli ha simbolicamente ceduto lo scettro di miglior allenatore di Germania, dopo aver vinto il triplete –  o per le sue incredibili e spontanee esultanze, ma anche per quello che fa e che dice fuori dal campo. Arriva allo stadio in bicicletta, di tanto in tanto non disdegna una sigaretta, a ogni interlocutore che viene al centro sportivo del Friburgo chiede da dove viene e cosa fa, raccomandandosi quando si congeda di fare attenzione nel viaggio di ritorno. Le sue conferenze stampa, sempre in bilico tra il tedesco standard e il dialetto svevo, sono un evento, tanto che il Badische Zeitung, tra il 2012 e il 2014 ha fatto una rubrica con le migliori frasi del tecnico. Che non è mai banale. Anche quando parla di altro. Nella nostra Guida alla Bundesliga 2019/20 (acquistabile e consultabile qui) le avevamo raccolte. Anche se ha raggiunto il grande pubblico per ‘colpa’ della spinta di Abraham.

Christian Streich, cresciuto nell’ambiente tradizionalmente progressista di Friburgo e che dice di aver imparato come trattare le persone quando aiutava il padre con i clienti della sua macelleria, non ha paura a esprimersi su temi come il razzismo, la politica (nota la sua poca simpatia per AfD, partito di estrema destra), l’attualità. Nel 2017 è stato eletto personalità calcistica dell’anno dalla rivista ‘Kicker’ Lui però rimane modesto.

“Se mi conoscessero nel privato e lavorassero con me ogni giornoprobabilmente non vincerei premi. Faccio sbagli come tutti”.

Ma a Friburgo lo amano a prescindere, anche quando commette errori.

Il Friburgo, il nuovo stadio e i problemi (parzialmente risolti) di orario

Friburgo stadio

Il Friburgo vivrà una stagione molto particolare, perché cambierà stadio ad annata in corso. Da un momento all’altro, lascerà lo storico Schwarzwald-Stadion per spostarsi nel nuovissimo SC-Stadion, impianto moderno da 35mila posti. Che, però, non è ancora pronto. A Friburgo speravano di rendere ufficiale il passaggio in estate. E invece no. Si parla di gennaio, per l’inizio del girone di ritorno, ma il Coronavirus ha rallentato i tempi. In teoria il piano era quello di spostarsi da subito, ma così non è andata.

Oltre alle tempistiche di costruzione, già dallo scorso ottobre il Friburgo ha dovuto fronteggiare un’ulteriore problematica: gli orari ‘di riposo’ che avrebbero impedito di giocare le partite in determinate fasce orarie. In particolare dopo le ore 20 di sera e la domenica dalle 13 alle 15. Lo aveva deciso il tribunale amministrativo del Baden-Württemberg. A causa della posizione, i rumori avrebbero creato eccessivo disturbo. Colpa, anche, della zona residenziale vicino alla quale sorgerà l’SC-Stadion: i residenti avevano chiesto che venissero rispettati gli orari del silenzio.

Ovviamente il Friburgo ha fatto ricorso: impensabile voler costruire uno stadio da 76 milioni di euro e poi non poterci di fatto mai giocare di sera. Il ‘Frankfurter Allgemeine Zeitung’ oggi ha rivelato che il tribunale amministrativo del Land ha ammorbidito le restrizioni. Certo, sono rimaste alcune limitazioni importanti. Due su tutte: il Friburgo non potrà giocare nel nuovo stadio il venerdì sera e nemmeno la domenica dalle 13 alle 15. Saranno consentite soltanto se si estenderanno “in modo irrilevante” negli orari di riposo, ovvero, appunto, tra le 13 e le 15 di domenica e dopo le 20. Quindi, per capirci, potrebbe giocare le partite delle 18.30.

Ammorbidite invece le eventualità delle partite in settimana, specialmente in caso di qualificazione a una competizione europea o per le partite di DFB-Pokal: il tribunale le ha approvate, anche se si estendono oltre l’orario che è considerato ‘tarda notte’. Mentre gli infrasettimanali della Bundesliga possono essere giocati anche alle 18.30.

Dunque dal 2021, quando si dovrebbe di fatto spostare al nuovissimo SC-Stadiion, il Friburgo dovrà fare i conti con queste limitazioni. Certo, poteva andare peggio. Soltanto tre-quattro mesi fa la situazione sembrava ben peggiore, tra ritardi nella costruzione e limitazioni. Oggi, invece, il quadro è decisamente più rassicurante per il club della Brisgovia. Anche se probabilmente non lo potrà subito riempire in ogni ordine di posto.

Dalle stalle alle stelle: la rinascita di Flekken

Mark Flekken Friburgo

La data è il 24 febbraio 2018, il campo è quello della ‘Schauinsland-Reisen-Arena’, il match è Duisburg-Ingolstadt, il campionato è l’avvincente Zweite Bundesliga tedesca ed il protagonista del nostro racconto è Mark Flekken. Chi di voi ricorda quanto successo quel giorno? Vi rinfreschiamo la memoria…

Al 18’, con il Duisburg già avanti in virtù di un gol segnato da Ahmet Engin, accade l’inverosimile. Lancio lungo del terzino destro dell’Ingolstadt a voler cercare il proprio centravanti, Stefan Kutschke; il centrale della retroguardia dei padroni di casa, Gerrit Nauber, brucia sullo scatto l’attaccante ospite e, di testa, alleggerisce verso il proprio portiere, l’olandese Flekken.

Il quale, però, incredibilmente, tutto sta facendo fuorché seguire l’azione sul terreno di gioco. Flekken, infatti, è girato, di spalle, dentro la propria porta, a bere acqua dalla propria borraccia e quando si accorge di quanto stava accadendo in campo, è ormai troppo tardi. Kutschke, infatti, ha già depositato in rete, in ‘tap-in’, il più facile dei gol per l’Ingolstadt.

Una papera clamorosa, inconcepibile, ai limiti dell’assurdo, che ha fatto rapidamente il giro del mondo, ponendo Flekken sotto i riflettori e, conseguentemente, nel mirino della critica e dei soliti detrattori. “Possibile che un estremo difensore professionista incassi una rete del genere?”, il commento più soft nei riguardi del guardiano della porta del Duisburg.

E poco importa se, nella medesima gara, i biancoblu riescono poi a vincere 2-1 (grazie al calcio di rigore siglato dal centrocampista ucraino Boris Taščy al 66’ e se, addirittura, prima del pasticciaccio commesso dall’assetato Flekken, il portiere olandese aveva detto di no allo stesso Kutschke (11’), parandogli un calcio di rigore.

Flekken, una carriera in crescendo

Per un portiere, si sa, parare è la normale amministrazione. Un errore, invece, può cambiare la carriera in negativo. Così, fortunatamente, non è stato per Flekken, classe 1993, il quale, dopo aver iniziato a giocare nelle giovanili del Roda JC Kerkrade, in patria, è passato nelle giovanili dell’Alemannia Aachen, con cui ha esordito nel calcio professionistico, prima di militare anche nel Greuther Fürth e, per l’appunto, con il Duisburg.

Quell’episodio non ha cambiato la carriera di Flekken anche perché lui, tra i pali, è effettivamente bravo. I tifosi del Duisburg lo considerano, tutt’oggi, un eroe poiché è stato protagonista della promozione del MSV dalla 3. Liga alla 2. Bundesliga: in quella stagione, addirittura, Flekken segnò un gol di tacco, in pieno recupero, nella sfida clou sul campo dell’Osnabrück.

Flekken, va detto, ha qualità e ciò gli è valso, il 14 maggio 2018, il trasferimento in Bundesliga, al Friburgo, per svolgere il ruolo di secondo portiere alle spalle del titolare indiscusso della compagine della Foresta Nera, vale a dire Alexander Schwolow, uno dei migliori estremi difensori del campionato tedesco. Il destino, come noto, ha sempre la sua puntualità e, nell’ultimo periodo, ha premiato la costanza, la tenacia e l’abnegazione di Flekken.

Ripagandolo, in qualche modo, di quell’episodio increscioso e divertente allo stesso tempo. A metà ottobre 2019, infatti, Schwolow ha subito un infortunio muscolare piuttosto grave che lo ha messo fuori causa fino alla metà dello scorso mese di gennaio. Flekken, chiamato in causa dal tecnico del Friburgo, Christian Streich, non ha deluso le aspettative della società rossonera e di tutti suoi tifosi.

Flekken ha disputato 10 gare, 9 di Bundesliga e quella del secondo turno della Coppa di Germania contro l’Union Berlino, concedendo, è vero, 17 gol, ma, di fatto, contribuendo ad ottimi risultati da parte del Friburgo, battuto, in quel periodo, soltanto da Borussia Mönchengladbach (2-4), Hertha Berlino (0-1) e Bayern Monaco (1-3). Vittorie, invece, su Lipsia (2-1), Eintracht Francoforte (1-0) e Wolfsburg (1-0), pareggi contro Werder Brema (2-2), Bayer Leverkusen (1-1) e Schalke 04 (2-2).

Tutto prima di accomodarsi nuovamente in panchina per fare posto al ritorno del titolare del ruolo. Nelle sue 9 gare di campionato, Flekken si è messo davvero in mostra e tutto ciò è testimoniato anche dalle statistiche ufficiali della Bundesliga: in 9 gare, il numero 26 ha compiuto ben 50 parate, con la media di 5,6 parate per partita, 78% del totale sui tiri subiti, collocandosi in 15^ posizione nella speciale graduatoria del campionato, dietro a tutti portieri titolari in Germania, a sole 2 parate, per esempio, da quell’Alexander Nübel che, dall’anno prossimo, vestirà la maglia del Bayern Monaco.

È tornato in panchina, il buon Flekken, ma, a distanza di due anni esatti da quell’incredibile evento di Duisburg, ha dimostrato a tutti come la vita, spesso, regali, soprattutto nello sport, ghiotte e talvolta inattese opportunità di riscatto.

Streich, il Friburgo e il record contro il Dortmund

Streich

Quando ieri allo Schwarzwald-Stadion l’arbitro Sven Jablonski ha fischiato la fine di Friburgo-Borussia Dortmund, con il punteggio di 2-2, Christian Streich ha esultato come al suo solito in maniera non esattamente pacata. In effetti un pareggio contro una candidata al titolo che lascia il club della Brisgovia ancora nelle posizioni di vertice va festeggiato a dovere, specialmente se raggiunto nei minuti finali. Sicuramente però per Streich c’è anche un pizzico di amarezza in quel risultato, perché neanche questa volta è una vittoria. E nella sua storia in Bundesliga una vittoria contro il Borussia Dortmund gli manca ancora.

I gialloneri sono l’unica squadra di Bundesliga che il Friburgo non è mai riuscito a battere da quando Streich è seduto in panchina. Lo ‘score’ è da brividi per il 54enne allenatore di Weil am Rhein: in 14 partite giocate, per 3 volte ha strappato almeno il pareggio, mentre negli altri 11 casi è sempre arrivata una sconfitta. Ha battuto tutte le squadre tedesche passate nella massima serie dal dicembre 2011, tranne il BVB. Tanto che, con ironia, nella conferenza stampa della vigilia aveva definito il suo record “relativamente disastroso”.

Non è la prima volta che Streich parla delle sue difficoltà contro i gialloneri, visto che già nel 2015, quando il bilancio era ancora di 0 vittorie, 0 pareggi e 7 sconfitte, in conferenza stampa ci aveva scherzato su, anche se sicuramente con un minimo di amaro in bocca.

D: “Non ha mai fatto un punto contro il Borussia Dortmund”.
R: “Sì, statistica corretta al 100%”.
D: “Qual è la ragione dietro a questo dato?”.
R: “Perdiamo sempre.”

In generale il Friburgo contro il Dortmund non ha una tradizione particolarmente positiva, visto che per ritrovare l’ultima vittoria delle 4 totali (in 49 precedenti) dei ‘Brisgau-Brasilianer’ bisogna tornare all’8 maggio 2010, un 3-1 con decisiva una doppietta di Papiss-Demba Cissé. Era il BVB di Jürgen Klopp, sulla panchina dei bianconeri invece c’era Robin Dutt, predecessore di Streich. Da quel giorno, il Borussia ha collezionato 17 risultati utili consecutivi, con 14 vittorie e 3 pareggi complessivi. La striscia positiva più lunga nella storia del club giallonero da un lato, un record negativo per la squadra di Streich dall’altro.

Negli ultimi anni di certo le cose si sono messe meglio, grazie ai due pareggi ottenuti nella stagione 2017/18. Fino a quel momento il BVB cavalcava una striscia positiva di 12 vittorie consecutive. Poi lo 0-0 del 9 settembre 2017, peraltro primo segnale poco positivo del Dortmund griffato Bosz. Ieri il secondo 2-2 dopo quello di ritorno della stessa stagione, quello che mantiene il Friburgo nelle zone alte della classifica, a 14 punti in 7 gare.

Streich però, che è uno che non si accontenta (e ci mancherebbe), non è probabilmente mai stato contento di portare via soltanto un punto dalle sfide contro le ‘Wespen’. La prossima occasione per prendersi la piccola rivincita e spezzare il digiuno sarà alla 24esima giornata, intorno a fine febbraio, al Westfalenstadion. Difficile, ma con il Friburgo (specialmente con questo) mai dire mai…