Simon Engelmann, dai dilettanti alla DFB Pokal a suon di gol

Simon Engelmann

Ci sono giocatori che acquisiscono notorietà giovanissimi ben prima della maggiore età grazie al loro talento, per altri invece ci vogliono anni e anni di fatica nelle “polverose” serie minori prima della scintilla decisiva. Uno di questi è sicuramente l’attaccante del Rot-Weiß Essen Simon Engelmann.

La serata sparti-acque della sua carriera è stata il 2 febbraio di quest’anno, in occasione dell’ottavo di finale di DFB Pokal del suo Essen contro il più quotato Bayer Leverkusen. L’inaspettato gol decisivo, a due minuti dai calci di rigore, ha lanciato su tutte le prime pagine dei giornali tedeschi il nome del bomber nativo di Vechta, una piccola cittadina della bassa Sassonia.

Engelmann è diventato il simbolo della riscossa delle piccole squadre delle serie minori contro le corazzate della Bundesliga in DFB-Pokal, dove a volte Davide batte Golia. La stampa e tutto il movimento tedesco si sono interessate alla storia di Engelmann, fatta di gol a raffica e numeri molto interessanti.

Spulciando le statistiche dell’attaccante dell’Essen non si possono non notare le 133 reti in 254 reti in Regionalliga dal 2009 ad oggi, che fanno di Engelmann un vero e proprio specialista della competizione. Gol che salgono a 200 considerando anche l’Oberliga, la DFB Pokal e le varie coppe nazionali minori come la Westfalenpokal e la Niederrheinpokal. In poche parole, un navigato bomber di categoria. Tante anche le maglie vestite, dal Oythe e il Lotte all’Oberhausen e il Verl, fino all’attuale RW Essen.

Partendo dal presupposto che non è assolutamente facile mettere a segno così tante segnature, con questa invidiabile regolarità, appare strano che Engelmann non sia “esploso” ben prima a livello personale, tanto da non sfiorare mai nemmeno la 3.Liga. Una storia che assomiglia, con le dovute proporzioni, a quelle di Jamie Vardy o “Ciccio” Caputo, due bomber sbarcati nella massima serie dei loro campionati ben più tardi rispetto alle loro qualità.

“Sono qui per riportare l’Essen in alto. Voglio essere ricordato e fare del mio meglio per raggiungere la promozione e magari anche il sogno DFB Pokal”.

Così parlava Engelmann in una intervista al canale ufficiale della DFB prima del quarto di finale (poi perso) contro l’Holstein Kiel. Proprio in Pokal, il numero 11 tedesco ha fatto vedere un piccolo riassunto di tutte le sue caratteristiche, condensate nei 3 gol nelle 3 partite giocate: l’ottimo posizionamento in area nel tap-in contro l’Arminia Bielefeld, la tecnica nella conclusione precisa e potente contro il Fortuna Düsseldorf e il dribbling mixato al senso del gol nella, ormai famosa, segnatura contro il Bayer. Tutte peculiarità imprescindibili per un attaccante con la “voglia di sfondare” come lui. Nonostante i 31 anni, la carriera di Engelmann non sembra per nulla sul viale del tramonto, anzi.

“Tutti noi della rosa siamo affamati di successi, vogliamo mostrare qualità, ambizione e umiltà. Tutti gli occhi sono sull’Essen. È speciale giocare qui, in un club con così tanta storia, successi e grandi campioni. Speriamo di replicare i gloriosi risultati di questo club”.

Sì, perché l’Essen negli anni 50 è stata nell’élite del calcio tedesco, con tanto di titolo nazionale nel 1955 e coppa nel 1953. Poi il declino e la mediocrità nelle basse leghe tedesche, con pochi squilli degni di nota, come la promozione in Zweite Bundesliga nel 2000. Con l’avanzamento in DFB Pokal, la squadra dell’Hafenstraße è tornata a sognare grandi traguardi (oltre che respirare finanziariamente con i premi partita ottenuti), anche grazie ai gol a raffica di Simon Engelmann, definito “Il miglior attaccante non professionista di tutti i tempi”. In campionato, invece, è serrato il testa a testa per la promozione con il Borussia Dortmund II.

In questa stagione Engelmann sembra aver fatto lo step decisivo della sua crescita, con i 23 gol già in tasca tra campionato e DFB Pokal. I tifosi sono letteralmente pazzi di lui, tanto da aver creato un hashtag ad hoc sui social come #Engelmannregelt, che si può tradurre come la “regola” di Engelmann, ovvero quella del gol.

La carriera di Engelmann pare sia giunta ad un bivio e i gol nella seguitissima competizione nazionale della DFB Pokal hanno aumentato il suo richiamo in patria.

“Quando è finita la partita contro il Bayer, al ritorno negli spogliatoi avevo almeno 200 messaggi sul telefono, tutti si congratulavano con me. Il giorno dopo, invece, tutti volevano intervistarmi: Sky, RTL, Sport1, improvvisamente era cambiato il mondo”

Questa stagione non può che essere il trampolino di lancio per Simon Engelmann, che stagione dopo stagione e gol dopo gol si è meritato una chance in campionati più competitivi. Difficilmente lo farà con l’Essen, ormai lontano dalla promozione. Se lo farà con altre squadre lo scopriremo solo l’anno prossimo, ma sicuramente la sua storia ci insegna che non è mai troppo tardi per raggiungere l’apice e che anche a 31 anni ci si può scoprire decisivi ad alti livelli. Per informazioni basta chiedere a Leverkusen.

Stefan Ortega, il portiere dell’Arminia che ha colpito anche il Bayern

stefan ortega

Quest’anno, la lotta per la permanenza in Bundesliga sta regalando non meno emozioni di quella per i piazzamenti europei: a 8 giornate dalla fine, 4 squadre sono racchiuse in due punti dal 14esimo al 17esimo posto; oltre allo Schalke, fanalino di coda che sembra ormai destinato alla Zweite, in ordine decrescente di classifica troviamo Hertha Berlino, Mainz, Colonia e Arminia Bielefeld; squadre diverse con storie ed ambizioni diverse, che oggi si ritrovano a lottare per un obiettivo comune: la salvezza. E se Hertha e Schalke sono sorprese in negativo, il Bielefeld è una sorpresa in positivo: nonostante si trovi al 17esimo posto, che significherebbe retrocessione diretta, Die Blauen hanno tutte le carte in regola per puntare ad una salvezza che ad inizio anno sembrava improbabile, se non proibitiva – vuoi per inadeguatezza della rosa, vuoi per inesperienza; se oggi si trovano in questa posizione, devono ringraziare anche il loro portiere, Stefan Ortega, che sta contribuendo con le sue parate alla rincorsa alla salvezza.

Il suo nome potrebbe far pensare a una provenienza iberica o latinoamericana, ma Stefan Ortega è in realtà tedesco a tutti gli effetti: è nato a Calden (nel nord del Land dell’Assia, non lontano dal confine con il Nordreno-Westfalia) da padre spagnolo, da cui ha ereditato il cognome, e madre tedesca. Classe 1992, dopo aver iniziato a giocare a calcio da bambino, militando in piccoli club della sua città, all’età di 14 anni si sono aperte per lui le porte del settore giovanile dell’Arminia Bielefeld. Dopo tre anni di maturazione nelle giovanili e uno come portiere di riserva nella seconda squadra, allora militante in Oberliga (la quinta serie della piramide calcistica tedesca), a 18 anni, nel 2011, è stato promosso in prima squadra, nel frattempo caduta rovinosamente, dopo numerose stagioni passate costantemente a cavallo tra la Bundesliga e la Zweite, in 3. Liga.

In prima squadra Ortega fatica a trovare spazio: partito come secondo, nella prima stagione colleziona un discreto bottino di 20 presenze per via dell’infortunio di Patrick Platins, portiere titolare, mentre nella seconda si accomoda regolarmente in panchina, debuttando solamente in occasione dell’ultima gara di campionato, che ha visto l’Arminia riconquistare la 2. Bundesliga. Nella stagione successiva, è ancora il vice di Platins, che sostituisce solo in occasione dei primi 4 match e dell’ultima parte del girone di ritorno. A 21 anni Ortega non è soddisfatto: dopo 8 anni nel Bielefeld, che nel frattempo retrocede in Dritte, vuole cambiare aria e giocare con costanza, per fare, in futuro, il grande salto.

 

Passa perciò a titolo gratuito al Monaco 1860, che staziona stabilmente in 2. Bundesliga, con la speranza di trovare più minutaggio, ma le cose non vanno come sperato: in 3 stagioni passate in Baviera, Ortega non viene usato con frequenza, ma viene spesso alternato con altri portieri, trovando il posto da titolare solamente nell’ultima parte della terza stagione; come se non bastasse, il rendimento del Monaco cala vistosamente, fino ad arrivare alla retrocessione. A 24 anni, momento cruciale della carriera, non è abbastanza: il treno per il calcio che conta sta per passare, ed Ortega rischia seriamente di non prenderlo. Così, nel 2017, sceglie di tornare a casa, all’Arminia Bielefeld, nel frattempo ritornato nella serie cadetta e alla ricerca di un titolare.

Il ritorno in Vestfalia prende una piega positiva e gli regala grosse soddisfazioni: Ortega ha modo di mettersi in mostra e di dimostrare le sue caratteristiche, quelle di portiere completo sotto ogni punto di vista e moderno, che gli finalmente permettono di conquistare fin da subito il posto da titolare. Tre ottime annate in Zweite, in cui salta solamente tre match, culminate con la trionfale promozione in Bundesliga della scorsa stagione. Nonostante qualche errore, come la clamorosa papera contro l’Heidenheim, nello scorso campionato di Zweite, le sue prestazioni sono in generale positive, inducendo die Arminen a confermarlo anche per la Bundesliga, nonostante la totale inesperienza nel massimo campionato tedesco.

Ortega ha prontamente ricambiato la fiducia del club, risultando finora uno dei migliori tra i suoi e tra i portieri del campionato, ergendosi a leader della squadra e contribuendo con le sue parate alla rincorsa alla salvezza del Bielefeld, e basta guardare le statistiche per avere conferma del suo rendimento: il 28enne non ha saltato un minuto delle 27 partite disputatesi finora in questa Bundesliga, ha mantenuto la porta inviolata per ben 6 volte (dato non indifferente per la quarta difesa peggiore del torneo), ha effettuato il secondo numero più alto di parate (103) ed ha la quarta percentuale di parate più alta (71%). Dati sicuramente importanti per un giocatore alla sua prima stagione in Bundesliga. Consapevole della sua stagione, Ortega non ha potuto fare a meno di esternare la propria gioia.

“Naturalmente giocare in Bundesliga è qualcosa di speciale: ogni avversario ha le sue qualità ed il suo gioco particolare. È esattamente ciò che volevo, il mio sogno. Certamente possiedo delle qualità, sono stato in grado di mostrarle nelle prime partite di campionato. Il mio obiettivo è quello di migliorare il più possibile, e di lasciare sempre il segno sulla partita, in modo che tutti possano vedere che anch’io merito di giocare in Bundesliga”

E se la sua carriera, dopo anni di serie minori e panchine, sembra essere finalmente svoltata, il futuro potrebbe riservargli un’ulteriore sorpresa: il Bayern Monaco, è alla ricerca di un vice-Neuer tecnicamente completo ed affidabile – poiché Nübel, l’attuale dodicesimo dei bavaresi, potrebbe fare la valigie per trovare più minutaggio altrove – ed avrebbe individuato proprio in Ortega il candidato ideale a questo ruolo. Del resto, egli stesso, qualche mese fa, in occasione della sfida proprio contro gli attuali campioni d’Europa, aveva fatto al Kicker dichiarazioni di stima per Neuer e per la squadra.

“È indubbiamente il miglior portiere al mondo. Si fa trovare sempre al posto giusto nel momento giusto, e risponde sempre presente nei momenti decisivi, per aiutare una squadra già ottima di per sé. Senza le sue parate, le partite sarebbero differenti. La mentalità di Manuel Neuer è la sua più grande forza, e ciò è ammirevole.”

Prima di parlare di un suo ipotetico trasferimento al Bayern, bisogna pensare al finale di stagione: la salvezza non è un miraggio, ma sarà necessario lottare fino alla fine per conquistare la permanenza in Bundesliga. Stefan Ortega ne è consapevole, ed è pronto per dare il tutto per tutto, per continuare a scrivere la storia dell’Arminia Bielefeld e la sua. La storia di un ragazzo che, partendo dal nulla delle panchine in terza serie, si sta mettendo in evidenza come novità della Bundesliga, e punta ancora più in alto.

Promozioni e spareggi, la Regionalliga pensa al futuro

regionalliga

È la prima serie dilettantistica tedesca e l’unica, tra le prime quattro divisioni del calcio della Repubblica Federale a non aver ancora ripreso a giocare. La Regionalliga però sta disegnando il suo futuro più o meno prossimo e lo sta facendo con le decisioni delle cinque associazioni regionali, che governano il calcio amateur in Germania. Un’autonomia che ha portato a scenari differenti per ognuno dei cinque gironi di Regionalliga.

Baviera, promossa la capolista – La BFV, massimo organo regionale, ha deciso la promozione del Türkgücü München, in testa alla classifica con nove punti sulla seconda. I “turchi di Monaco” saliranno in 3.Liga direttamente, mentre le altre 17 squadre continueranno la stagione, a partire da settembre. Le prime quattro poi si giocheranno da febbraio 2021 un posto per i play off che daranno accesso alla 3.Liga 2021-2022, cancellando di fatto il 2020-2021 del calcio bavarese.

Regionalliga Nord, ancora tutto da decidere – Il campionato organizzato dalla NFV non ha ancora un futuro certo, perché la decisione definitiva verrà presa a fine giugno in un’assemblea straordinaria. Lo scenario più probabile vedrebbe Il VfB Lübeck, capolista al momento dell’interruzione giocare nella prossima stagione in 3.Liga, con il blocco delle retrocessioni e la possibilità di iniziare il 2020/2021 con 22 squadre, in girone unico o con due raggruppamenti.

Regionalliga Nordost, polemiche per la promozione – Nel torneo, che abbraccia i territori della ex DDR, la situazione è a dir poco turbolenta. La NOFV ha nominato campione la Lokomotive Lipsia, che dovrà andarsi a giocare la promozione alla 3.Liga in uno spareggio contro la rappresentante della Regionalliga West. C’è un problema, perché per scegliere chi dovrebbe disputarsi il pass per la 3.Liga si è scelto il quoziente punti, criterio che ha sfavorito il Altglienicke, club berlinese in testa al momento dell’interruzione ma con una partita in più rispetto alla Lok. Sicuro invece è il nodo retrocessioni: non scende nessuno tranne il Rot-Weiß Erfurt, sceso dopo essersi ritirato dal campionato per problemi finanziari.

Regionalliga West, spera il Verl – L’avversario della Lokomotive Lipsia nello spareggio promozione potrebbe essere il SC Verl. I renani, che quest’anno sono arrivati fino agli ottavi di finale di Coppa di Germania (ko contro l’Union Berlin) avrebbero questa possibilità, pur non avendo vinto il campionato. La capolista infatti è il SV Rödinghausen, che però non ha ottenuto la licenza per la 3.Liga, lasciando così il post al Verl, che secondo la stampa tedesca potrebbe giocare le proprie partite interne alla Benteler-Arena di Paderborn. La decisione finale sarà il 20 giugno nell’assemblea della locale associazione calcistica regionale.

Regionalliga Südwest, Saarbrücken in festa – La formazione della Saar, semifinalista perdente dell’edizione in corso della DFB-Pokal, è stata dichiarata campione del torneo, attraverso il criterio del quoziente punti e tornerà in 3.Liga dopo sette anni. Nessun club dovrebbe essere retrocedere, con la prossima stagione dove ai nastri di partenza ci potrebbero essere 22 squadre.

Saarbrücken, dalla 4° serie alla semifinale di DFB-Pokal

Saarbrücken

Il Saarbrücken la sua storia l’ha già scritta. Ha partecipato alla Champions League, è stato tra i soci fondatori della Bundesliga. Ve l’abbiamo raccontata, soltanto qualche settimana fa, dopo che il club del Saarland, ex regione indipendente che attualmente è invece parte della Germania – e nel dubbio, qui la potete trovare in modo più dettagliato ed esaustivo. Eppure il piccolo club, che dal 2014 gioca nella Regionalliga Südwest, ora ne sta scrivendo un’altra: è arrivato fino alla semifinale di DFB-Pokal. Un obiettivo che mancava dal 1985, in un contesto totalmente diverso. Diventando la prima squadra di sempre a riuscire in quest’impresa.

Gli ultimi anni sono stati difficili: la Zweite manca dal 2006, la Bundesliga dal 1993. Questa stagione, invece, sembra poter essere quella della prima rinascita. Non solo per il cammino in coppa, ma anche perché la squadra è in testa al campionato e si aggiudicherà probabilmente un posto per risalire in 3. Liga. Sul fiume Saar, insomma, si sta tornando a pensare in grande e finalmente positivo. Anche se non ci sono più i 35mila spettatori del Ludwigsparkstadion, le postazioni stampa sono dietro i bagni, che sono soltanto delle cabine stile cantiere. D’altro canto lo stadio oggi è l’Hermann-Neuberger-Stadion e di spettatori ne contiene solo 7mila e ha più posti in piedi che a sedere. Ma sono 7mila che vivono un sogno.

Un sogno iniziato ad agosto con la vittoria contro lo Jahn Regensburg nel primo turno di DFB-Pokal, per 3-2. Un risultato di prestigio vista la differenza di due categorie. Ma era solo l’inizio: il top è arrivato a fine ottobre, quando la squadra allenata da Dirk Lottner ha battuto per 3-2 il Colonia, un club di Bundesliga, conquistando gli ottavi. E il bello doveva ancora venire.

La strada non si è fermata nemmeno a febbraio, davanti al Karlsruher negli ottavi di finale, anche se sono stati necessari i rigori dopo 120 minuti senza nemmeno un goal. Curiosamente, con un altro allenatore in panchina: Lukas Kwasniok. Dopo due sconfitte a novembre, infatti, Lottner è stato esonerato. Peccato che fossero due sconfitte arrivate dopo averne collezionata solo una, con un pareggio, nei precedenti 6 mesi. Insomma, un esonero totalmente a sorpresa.

Il cambio di allenatore comunque non ha intaccato i risultati, che sono stati sempre gli stessi: vittorie, vittorie e vittorie in campionato. E, soprattutto, il sogno in DFB-Pokal, grazie al successo contro il Fortuna Düsseldorf. Quella squadra specialista in rimonte di Coppa (era sempre andata sotto e aveva sempre vinto), che si è piegata al Saarbrücken.

L’eroe del Saarbrücken ha un nome e cognome: Daniel Batz, autentico muro, che ha parato il rigore del possibile 1-1 a Hennings a 10 minuti dalla fine, ultimo miracolo dopo una serie impressionante di parate. Lui in Bundesliga ci ha giocato con il Friburgo, esordendo contro il Dortmund: ha mantenuto la freddezza e la concentrazione per 90 minuti. Una prestazione surreale, suggellata dai quattro rigori parati nella lotteria finale.

Il goal nei 90 minuti lo aveva segnato Tobias Janicke, uno che ha giocato con Dynamo Dresda e Hansa Rostock in Zweite, con oltre 170 presenze in dritte. Su assist di Froese, che ha giocato le ultime tre stagioni con la maglia proprio del Fortuna, nonostante avesse fatto soltanto parte della seconda squadra. Nel Saarland ci gioca anche Schorch, uno passato dal Real Madrid in giovane età. Ma la gloria se l’è presa tutta, meritatamente, Batz.

E ora, come qualcuno si augurava già dopo il passaggio agli ottavi, per il Saarbrücken può essere il momento buono per volare in finale ed affrontare il Bayern (se sorteggio e risultati li assisteranno: prima di mezzo c’è il Leverkusen). Sognando di andare all’Olympiastadion. Un obiettivo che sembra impossibile, se di impossibile si può parlare. Anche se la storia, con la conquista della semifinale, in fondo è già stata scritta.

Quando il Borussia Dortmund lottava per la salvezza

Borussia Dortmund salvezza

Il Borussia Dortmund è una delle squadre più conosciute, forti e vincenti di Germania: i gialloneri nel loro palmarès 8 titoli di campione nazionale, 6 Supercoppe nazionali, 4 Coppe nazionali, oltre che una Coppa delle Coppe, una Champions League ed una Coppa Intercontinentale. Il BVB è stato, nel 1966, con la vittoria in finale di Coppa delle Coppe contro il Liverpool (2-1 d.t.s.). il primo club tedesco a vincere un trofeo internazionale. Eppure in pochi, pochissimi sanno che il Borussia Dortmund, nella sua storia, spesso se l’è vista brutta, lottando per la salvezza e vivendo persino quattro stagioni d’inferno in seconda serie.

Andiamo con ordine. Appena 4 anni dopo la vittoria in Coppa delle Coppe, iniziano le difficoltà della compagine giallonera: dopo il 5° posto conquistato nel 1970, l’anno seguente, 1971, il Borussia Dortmund raggiunge la salvezza arrivando 13° in classifica, con 29 punti, soltanto 2 punti sopra le retrocesse Kickers-Offenbach e Rot-Weiss Essen nella Bundesliga vinta dal Borussia Mönchengladbach.

Il campionato successivo, 1971-1972, è l’anno del crollo: il Borussia Dortmund, che fino a quel periodo aveva già vinto 3 titoli nazionali, una Coppa di Germania e la già citata Coppa delle Coppe, arriva al 17° e penultimo posto in classifica, con soli 20 punti e a -3 dall’Hannover, ultima squadra a salvare la pelle. Arriva, quindi, la retrocessione, unitamente all’Arminia Bielefeld, penalizzato di tutti i punti conquistati per lo scandalo calcioscommesse dell’anno precedente. Nell’annata, quindi, in cui gli odiati rivali, Bayern Monaco e Schalke 04, lottano per la vittoria del campionato, il BVB saluta per la prima, storica volta la prima serie tedesca. I gialloneri retrocedono in Regionalliga, oggi quarta divisione del calcio in Germania ma che, all’epoca, rappresentava il secondo livello calcistico.

Per il Borussia Dortmund sono quattro anni di inferno. Rivede la luce al termine della stagione 1975-1976, quando i gialloneri, passati a militare nella 2. Bundesliga (istituita nel 1974), si classificano al secondo posto nel Girone Nord del campionato, con 52 punti, dietro il Tennis Borussia Berlino e conquistano il diritto a disputare i playoff promozione contro il Norimberga, secondo del Girone Sud (54 punti).

Il 17 giugno 1976 il BVB vince 1-0 fuori casa e, sei giorni dopo, arriva il 2-1 al Westfalenstadion, nuova casa del Borussia Dortmund da un paio di stagioni. Doppio successo giallonero e sospirata, agognata, promozione in BundesligaGli anni Ottanta, però, si confermano difficili per il Borussia Dortmund: nel 1982, con Udo Lattek in panchina, la squadra si qualifica per la Coppa UEFA, ma viene eliminata al primo turno, l’anno seguente, dai Rangers Glasgow. Arriva un nuovo picco negativo: 13° posto nel 1984, 14° nel 1985 e, nella stagione 1985-86, arriva addirittura al 16° e terzultimo posto, a 28 punti, pari merito con l’Eintracht Francoforte, che, però, è avanti per differenza reti.

Retrocedono Saarbrücken e Hannover ed il BVB deve, necessariamente, giocare le Relegationsspiel’ contro il Fortuna Colonia, terzo in classifica in 2. Bundesliga. Il 13 maggio 1986, il Borussia Dortmund perde 2-0, ribaltando al ritorno in casa (3-1) il parziale. Serve, quindi, la ‘bella’, sul neutro di Düsseldorf, per stabilire chi deve giocare in Bundesliga. 8-0 giallonero e pericolo di una nuova retrocessione scongiurato.

Dopo un quarto posto nel 1987, e la caduta al 13° nel 1988, il BVB ha preso il via. L’11° posto del 2000 ed il 10° del 1991 e del 1998 sono gli unici due piazzamenti scadenti per una squadra che, negli ultimi 30 anni, ha poi vinto 5 Meisterschale, 6 Supercoppe di Germania, 3 Coppe di Germania, una Coppa Intercontinentale e partecipato svariate volte alla Champions, vinta come noto nel 1997, a Monaco di Baviera, contro la Juventus (3-1).

Più recentemente, però, il Borussia Dortmund ha rivisto i fantasmi del passato e ha dovuto ripensare alla salvezza prima dei trofei: nel dicembre 2014, infatti, è stato per un periodo ultimo in classifica in Bundesliga con 11 punti, frutto di 3 vittorie, 2 pareggi e 8 sconfitte, in 13 giornate. Con Jürgen Klopp, poi, la risalita: al termine della stagione 2014-2015, 7° posto con 46 punti e preliminari di Europa League conquistati. Con la speranza, adesso, di continuare a scrivere una pagina di storia vincente.

Dal Real Madrid alla Regionalliga: i rimpianti di Schorch

schorch saarbrucken

Dal Real Madrid alla Regionalliga, la quarta serie tedesca, in soli undici anni? È possibile, se ti chiami Christopher Schorch, e, complice una vita sportiva fatta di tante cadute e numerosi infortuni, non riesci a rispettare le previsioni della vigilia. Quelle che ti additavano come un predestinato del calcio.

Ma andiamo con ordine: nato a Halle an der Saale il 30 gennaio 1989, Schorch muove i primi passi nella squadra della sua città salvo poi passare, a 15 anni, nelle giovanili dell’Hertha Berlino. Nella Capitale resta tre stagioni: dal 2004 al 2007 il suo nome resta cerchiato in rosso sui taccuini dei talent scout delle migliori squadre d’Europa.

Schorch, infatti, si affaccia nelle selezioni giovanili della Germania, viene contattato da osservatori di altre squadre della Bundesliga (su tutte il Wolfsburg), ma è con l’Hertha Berlino che, il 23 febbraio 2007, riesce ad esordire nel calcio professionistico, giocando gli ultimi 13’ della partita pareggiata 0-0 in trasferta contro lo Stoccarda.

Si ripeterà, poi, il 3 marzo dello stesso anno, entrando a 4’ dalla fine in occasione di Hertha-Bayern 2-3. Rompe con i berlinesi per ragioni economiche, non trovando l’accordo per il nuovo contratto e nell’estate 2007 si presenta, per Schorch, l’occasione più grande della sua carriera: lo cerca il Real Madrid, seriamente intenzionato a portarlo in Spagna poiché desideroso di assicurarsi il difensore centrale del futuro.

Com’è andata la trattativa con le Merengues, lo ha spiegato lo stesso Schorch, di recente, in un’intervista a Goal.com:

“Ero seduto a casa mia e mi arriva una chiamata da un numero sconosciuto. Rispondo, e la persona dall’altro capo del telefono, in inglese, mi fa: ‘Qui è Predrag Mijatovic (all’epoca dirigente del Real Madrid, n.d.r.): ti voglio amico mio’. Io ho risposto: ‘Sì, sì, certo’. E ho riattaccato”.

In Spagna, però, Schorch ci è poi volato veramente, dopo aver appurato che l’interesse dei ‘Blancos’ era reale e concreto. Due anni nel Real Madrid Castilla, nei quali Schorch gioca con Dani Parejo (oggi capitano del Valencia), Alberto Bueno (“Ho pensato che sarebbe esploso”, ha detto di lui il tedesco) e i fratelli Juanmi e José Callejón, dei quali soltanto il secondo ha poi fatto strada.

Schorch, però, torna in patria nel 2009, firmando per il Colonia, alla ricerca del suo posto al sole. A Berlino aveva conosciuto e giocato con Jérôme Boateng, nelle Giovanili della Germania gioca con Toni Kroos e Thomas Müller. Loro riescono ad imporsi nel grande calcio, Schorch no. Anche perché a Colonia si procura, nel marzo 2010, una lesione del legamento crociato che lo mette fuori causa per 6 mesi.

Si lacererà, successivamente, un tendine nel 2011, avrà problemi ad una rotula nel 2012 e si lesionerà un altro tendine nel 2013, saltando, di fatto, oltre 50 partite con la formazione della Renania Settentrionale. A quel punto, a 24 anni, la carriera di Schorch ha imboccato una vertiginosa parabola discendente: indossa le maglie di Energie Cottbus e Bochum in 2. Bundesliga, Duisburg in 3. Liga e FSV Frankfurt in Regionalliga Südwest, scivolando sempre più verso il basso.

Dopo un’esperienza nella fila del KFC Uerdingen, Schorch firma quindi un contratto biennale con il Saarbrücken all’inizio di questa stagione. Qui, nel Saarland, nel capoluogo ai confini con la Francia, ha trovato, forse, la sua miglior dimensione, giocando con continuità e risultando spesso decisivo per le sorti della sua squadra. Il Saarbrücken di Lukasz Kwasniok, 38enne tecnico di origine polacche, si è reso artefice di un piccolo miracolo stagionale.

I nerazzurri, infatti, si sono arrampicati fino alle semifinali del DFB-Pokal, la coppa di Germania, eliminando nell’ordine Jahn Regensburg, Colonia, Karlsruhe e Fortuna Düsseldorf, sempre con Schorch protagonista, in una sfida, quest’ultima, dove il portiere Daniel Batz ha parato ben 5 calci di rigore! Schorch e compagni, adesso, sono attesi dalla sfida interna contro il Bayer Leverkusen.

Una partita che potrebbe regalare ulteriore gloria al gruppo e, al centrale che tanto aveva incantato nei primissimi anni della sua carriera, un’occasione per alimentare i rimpianti di una carriera che avrebbe potuto essere di grido e che invece così non è stata. “Mi piacciono gli animali, non avessi fatto il calciatore forse avrei aperto uno zoo”, ha rivelato Schorch. E non è detto che, una volta appesi gli scarpini al chiodo, non riesca a realizzare almeno uno dei suoi sogni adolescenziali. Come era, senza dubbio, quello di vestire la maglia del Real Madrid.

📸 Fortuna e Viktoria, l’altra Colonia del calcio

Fortuna Colonia

Parli di calcio, dici Colonia, pensi 1.FC Köln. L’effzeh è la squadra storica della città, quella blasonata, conosciuta in tutto il mondo per i suoi successi (e insuccessi), per i suoi protagonisti. In città però ci sono altre due squadre: il Fortuna Colonia e il Viktoria Colonia. Entrambe hanno sede in città, entrambe stanno cercando la risalita dalle categorie inferiori, entrambe giocano in stadi non esattamente all’avanguardia. Ma, per qualunque appassionato di calcio che capiti a Colonia, entrambe meritano di essere conosciute.

Viktoria Colonia

Il Viktoria ha sede nella zona est della città, dall’altra parte del Reno rispetto al centro. Gioca le partite casalinghe allo Sportpark Höhenberg, il classico stadio di periferia da 10mila posti, con una sola tribuna coperta e con ingressi tutt’altro che inaccessibili. Anzi, con un po’ di fortuna in alcuni punti si può anche assistere alle partite pur stando fuori. Si trova in mezzo a un bosco, più nascosto rispetto alla strada principale che passa nel quartiere di Kalk, quello di cui il Viktoria fa parte.

Si trova in un complesso di una polisportiva che include anche una palestra e un tennis club, tutto nel raggio di pochi metri. Ha un piccolo bar, aperto soltanto in orari di partite o di pomeriggio, così come lo store ufficiale, che consiste in una porticina sotto la tribuna centrale, quella coperta, e una sala. A fianco di questa porta c’è una targa con incisi i nomi più importanti nella storia del club.

Attualmente il club, rifondato nel 2012 dopo un periodo come Preußen Köln, si trova in 3. Liga e lotta per evitare la retrocessione. Ha conquistato la terza serie soltanto lo scorso anno con una promozione dalla Regionalliga guidata da un’icona del calcio tedesco: Jürgen Kohler. Non è mai stato in Bundesliga.

L’ingresso dello stadio.
La targa che ricorda le leggende del club.
“Vip Lounge”
La rosa 2019/20 (che copre la finestra dello store).
Un occhio sullo stadio.

Fortuna Colonia

Nella zona sud della città, ad ovest del Reno, ha invece sede il Fortuna. Gioca le partite interne nel Südstadion, un impianto decisamente più ‘cittadino’ rispetto a quello del Viktoria per la posizione (è in mezzo alle. case), ma in linea di massima simile per struttura e modernità (poca). Conta 12mila spettatori e ospita a volte anche le partite dell’FC Köln II, oltre a partite di football. Il complesso sportivo è ancora più piccolo rispetto a quello del Viktoria, anche se ha almeno una sede a parte, nella quale si può trovare anche lo store (consistente in un paio di mensole e qualche appendi-abiti).

Nonostante lo stadio appaia più ‘spoglio’, il Fortuna ha una storia più lunga e più di successo rispetto al Viktoria. Nel 1974 è arrivato fino alla Bundesliga, salvo rimanerci un solo anno. Nel 1983 ha invece raggiunto la finale di DFB-Pokal, perdendo il derby contro l’effzeh. Fino al 2000 è rimasto in Zweite, poi ha iniziato a precipitare fino a toccare quinta divisione e fallimento. Nel 2014 è risalito fino alla 3. Liga, prima di retrocedere lo scorso anno e tornare in Regionalliga. Attualmente è a metà classifica.

Fortuna Colonia
Souvenir nello store.
Fortuna Colonia
Il Südstadion visto dai cancelli.
Fortuna Colonia
La curva.
L’ingresso.

Titz è passato dall’allenare l’Amburgo alla quarta serie

Titz

Ricordate quando lo scorso anno l’Amburgo faceva notizia per il suo gioco offensivo spericolato e con il portiere sulla linea dei difensori in fase di impostazione, anche a 40 metri dalla porta? Se non ve lo ricordate o se non ne eravate al corrente, questo video fa al caso vostro. L’idea di far giocare Julian Pollersbeck, professione portiere, come un terzo difensore quando la squadra costruiva dal basso si associa sempre a un nome e cognome: Christian Titz.

L’idea tutto sommato portava anche discreti benefici, ma che non piaceva evidentemente alla dirigenza e che alla lunga ha rappresentato un limite. Tanto che l’Amburgo alla fine ha esonerato il tecnico dopo una striscia di 5 partite con una vittoria, tre 0-0 e uno 0-5 interno, nonostante i 18 punti nelle prime 10 complessive. Per la cronaca, il suo successore Hannes Wolf non è comunque riuscito a portare l’HSV nuovamente in Bundesliga. Il problema insomma non sembrava essere l’allenatore.

In ogni caso la mossa di Titz ha raccolto molti consensi e altrettante critiche. Insomma di lui si è parlato abbastanza. I numeri stavano dalla sua: 10 vittorie e 4 pareggi in 19 uscite ufficiali tra Bundesliga, DFB-Pokal e Zweite. Eppure nessuno nel calcio professionistico tedesco ha pensato di dare fiducia alle sue idee. Quella con i Rothosen era l’esordio con una prima squadra: era stato promosso dalla seconda. In passato aveva lavorato (con successo) soltanto tra giovanili, Oberliga e Regionalliga.

Proprio in Regionalliga, la quarta serie del calcio tedesco, è la categoria in cui allena ora Titz. Lo ha assunto una squadra storica del calcio tedesco, il Rot-Weiss Essen. Manca dal professionismo dal 2007, ma in bacheca dagli anni. ’50 ha un campionato tedesco e una DFB-Pokal, più una finale di quest’ultima nel 1994 e una partecipazione in Champions League. Dalla Bundesliga manca dal 1977, ora il club è sprofondato e non riesce più a riemergere. Per questo ha deciso di provare ad affidarsi a un allenatore in rampa di lancio a 48 anni e in cerca di una nuova sfida, avendo però dimostrato di poter essere uno di livello.

Il ‘Titz-ball’ a Essen funziona: 17 vittorie su 23 partite, terzo posto in campionato a -6 dal Rödinghausen capolista, con 61 goal segnati. L’obiettivo è ovviamente il primo posto, l’unico che garantisce l’accesso agli spareggi per raggiungere la 3. Liga. Eppure rimane sempre quell’interrogativo: come mai una discesa così rapida dalla Bundesliga alla Regionalliga nel giro di 12 mesi? A spiegarlo è stato lo stesso Titz, che ha ammesso di voler cercare un ambiente che accettasse le sue idee di calcio fino in fondo. Lo ha trovato con il Rot-Weiss Essen.

Ha una squadra costruita con giocatori che hanno buona esperienza di Regionalliga e di 3. Liga, con soltanto un giocatore che ha calcato anche i campi di Bundesliga e Zweite, l’ex Bochum Grote, uno dei suoi punti fermi. Ciò che prima faceva Pollersbeck, ovvero impostare altissimo, ora lo fanno Lenz e Golz, i due portieri che si sono fin qui alternati. Ah, per la mera cronaca: Pollersbeck ora non fa nemmeno il secondo ad Amburgo con Hecking. E l’HSV non sta proprio volando come ci si aspettava. In fondo Christian Titz non è per tutti…