Szoboszlai, il tassello mancante del Lipsia di Nagelsmann

Szoboszlai Lipsia

Dopo mesi di voci e indiscrezioni da tutta Europa, finalmente è arrivata una notizia ufficiale sul futuro di Dominik Szoboszlai. Sarà un futuro ancora sotto l’ombra della galassia Red Bull, ma adesso in Bundesliga: l’ungherese infatti è un nuovo giocatore del Lipsia, dove arriva con grandi aspettative sulle spalle, dopo le stagioni passate a dominare il campionato austriaco con la maglia del Salisburgo. Proviamo quindi a chiarirci un po’ le idee sulle caratteristiche di questo centrocampista così chiacchierato, pensando anche al suo possibile impiego nello scacchiere di Nagelsmann, che passa – per scelta propria: il Lipsia ha pagato la clausola di 25 milioni – da Red Bull a Red Bull.

Szoboszlai, innanzitutto, è un calciatore duttile. Pur avendo solo vent’anni, ha già sperimentato diversi ruoli e diversi compiti sul terreno di gioco, mantenendo sempre uno standard piuttosto alto. Nelle sue prime apparizioni con la maglia del Salisburgo – nel 4-3-1-2 di Marco Rose – è stato impiegato come mezzala, una casella in cui aveva principalmente il compito di scegliere il modo giusto per far avanzare la manovra, possibilmente in verticale. L’eccezionalità del talento di Szoboszlai però viene fuori quando ha la possibilità di giocare vicino alla porta avversaria. Effettivamente, la svolta per lui è arrivata dopo la cessione di Minamino al Liverpool, che gli ha permesso di giocare in una posizione più avanzata: a partire dal mese di febbraio, nella stagione 2019-20 – ovvero da quando ha perso il suo partner in crime Haaland  – ha siglato 8 gol e 13 assist in 18 presenze, affermandosi definitivamente come il leader tecnico della squadra. Però ha continuato sullo stesso ritmo anche nei primi mesi della stagione 2020-21, raggiungendo forse l’apice con il bellissimo gol decisivo segnato nel recupero contro l’Islanda nella partita decisiva per la qualificazione dell’Ungheria ai prossimi Europei.

Come intuibile dai numeri, il talento di Szoboszlai è molto appariscente. Basta guardare una qualsiasi sua partita per rendersi conto della sua capacità di calcio, sia da fermo sia in movimento: per passaggi e tiri in porta raramente usa una parte del piede diversa dall’interno, ma lo fa con una precisione millimetrica, quasi artistica. Nel dribbling invece sembra esprimere di più la sua creatività e cerca spesso esecuzioni ambiziose (fin troppo) per eludere la pressione dell’avversario. Un primo margine di miglioramento su cui Szoboszlai avrà bisogno di lavorare, specie in un campionato intenso come la Bundesliga, sarà proprio l’utilizzo del corpo: pur essendo alto 185 centimetri, raramente lo si vede proteggere il pallone per conservare il possesso. Piuttosto, preferisce disorientare l’avversario con una finta di corpo o una ruleta, un gesto tecnico a cui sembra parecchio affezionato.

Insomma la qualità delle giocate di Szoboszlai con la palla fra i piedi è già d’élite, seppur con alcuni difetti – com’è inevitabile per un giocatore di vent’anni, specie considerando che non ha ancora avuto l’opportunità di misurarsi con un contesto all’altezza del suo talento. L’aspetto più sorprendente, almeno per un giocatore così giovane, è però un altro: la qualità delle letture. Szoboszlai rimane lucido e non banale in qualsiasi zona del campo. Legge bene i movimenti di compagni e avversari e, pur preferendo il destro, si fida molto di entrambi i suoi piedi, mantenendo quindi un certo margine di imprevedibilità costante. È chiaro che questa sua lucidità debba essere messa alla prova con continuità in un ambito diverso dalla Bundesliga austriaca, ma le parziali risposte ottenute tra Champions ed Europa League sono state incoraggianti.

Adesso la palla passa a Julian Nagelsmann, che dovrà trovare una collocazione funzionale ad un talento così particolare. Data l’esperienza passata di Szoboszlai – a Salisburgo – in un sistema di gioco con un’impostazione simile a quella del Lipsia, la logica prevederebbe un suo impiego in una delle caselle alle spalle della punta. Questo perché da un lato l’ungherese non sembra ancora pronto per fare da riferimento avanzato per una squadra di alto livello, soprattutto per quanto riguarda il suo gioco spalle alla porta; mentre dall’altro qualsiasi compito in campo che allontani troppo Szoboszlai dagli ultimi trenta metri ne limiterebbe il potenziale devastante nella fasi di rifinitura dell’azione.

In effetti, l’acquisto di Szoboszlai sembra mirato a risolvere una problematica specifica della fase offensiva del Lipsia, che si è resa evidente soprattutto nelle due sconfitte collezionate durante la fase a gironi della Champions League. Sia contro il Manchester United sia contro il PSG la squadra di Nagelsmann si è trovata, dopo essere andata in svantaggio, a tenere in mano il pallino del gioco per lunghi tratti senza riuscire però a trovare la chiave giusta. Dovesse riuscire a confermarsi a questo livello, la qualità lucida di Szoboszlai potrebbe rivelarsi un fattore decisivo in queste circostanze – o almeno, sulla carta potrebbe benissimo esserlo più degli uno-contro-uno di Kluivert o Dani Olmo. Oltre a questo, l’ungherese è un giocatore con una qualità nel calcio da fermo davvero sensazionale, un’altra situazione che contro avversari chiusi può essere determinante, un’altra situazione in cui il Lipsia pecca(va) di uno specialista di questa qualità.

Nagelsmann insomma si augura di trovare un giocatore al massimo della condizione mentale, ma anche fisica. Poste le qualità tecniche indiscutibili, l’unico vero dubbio sull’adattamento di Szoboszlai alla Bundesliga rimane sul piano atletico. È vero, Szoboszlai non è leggerissimo, così com’è vero che viene da una squadra abituata a tenere alta l’asticella dell’intensità indipendentemente dall’avversario. Ma i ritmi della Bundesliga tedesca sono diversi da quelli della Bundesliga austriaca e non si può pretendere da tutti i giocatori un impatto “alla Haaland” in risposta a questo cambiamento. Soprattutto non si può pretenderlo da Szoboszlai, un giocatore abituato a dominare con la tecnica prima che con il fisico, e che proprio per questo potrebbe necessitare di un po’ di tempo per prendere le misure ad un contesto più competitivo.

L’RB Lipsia dunque accoglie Dominik Szoboszlai, con quella sensazione di attesa che accompagna i talenti generazionali, ma anche la consapevolezza che per l’ungherese non sarà affatto facile imporsi in una squadra di così alto livello e ricca di alternative fra centrocampo e attacco. Certo il talento è dalla parte di Szoboszlai, come lo è sempre stato nella sua lenta ma costante ascesa negli ultimi anni. Adesso è arrivata l’ora del grande salto, e difficilmente avrebbe potuto scegliere una piazza migliore per provarlo.

Lipsia, il trionfo della progettazione

Lipsia champions

La vittoria del Lipsia sull’Atletico Madrid è già diventata Storia, con la S maiuscola: Storia per il giovane club tedesco, che per la prima volta nella sua brevissima storia giocherà una semifinale di Champions League. Storia per il calcio tedesco, che ha visto “crescere” questa nuova potenza del calcio europeo. Storia per Nagelsmann e per i suoi ragazzi, che ora si giocheranno la possibilità di accedere ad una finale dove, a distanza di 7 anni, potrebbe giocarsi un altro derby tutto tedesco.

Eppure, il merito di questa vittoria appartiene anche a qualcun altro, che, come un padre, ha preso per mano questo Lipsia, portandolo dove è ora. Questo qualcun altro è Ralph Rangnick. L’ex allenatore e direttore sportivo della squadra tedesca, infatti, è il vero artefice di questo miracolo calcistico, benché non ricopra più alcuna incarico nei Roten Bullen. Il miracolo del Lipsia di Rangnick, però, non è frutto di un uomo che ha avuto la “fortuna” di scovare decine e decine di talenti in giro per il mondo, come non è frutto del puro caso, di una favola tutta da scrivere e poi da rileggere. Questo Lipsia, infatti, è il trionfo di una progettazione studiata in ogni singolo dettaglio, dal talent scouting alle strutture della squadra agli investimenti in giocatori già formati e pronti: la fortuna, ovviamente, è stata un fattore importante, ma non determinante, non quanto l’attenzione maniacale che Rangnick ha dedicato al club tedesco.

 

A partire dal 2012, l’anno del suo ingaggio come direttore sportivo di Salisburgo e Lipsia, il Professore ha cercato di costruire il futuro di entrambi i club, concentrandosi principalmente sulle sviluppo del settore giovanile della squadra tedesca. I giovani, infatti, hanno sempre rappresentato una risorsa dal valore inestimabile per Rangnick, che nel 2015 aveva posto Beierlorzer alla guida della formazione U17. Il risultato? La vittoria della Bundesliga U17 Nord/Nordost. L’anno successivo Rangnick decise di sedersi sulla panchina del Lipsia per portarlo in Bundesliga, prima di lasciare la guida ad un altro Ralph, Hasenhüttl, che continuò l’opera del suo predecessore, cercando di imporre un gioco estremamente moderno e dinamico, posto sempre sotto il vigile occhio del Professore, che nella scorsa stagione ha deciso di ritornare in panchina, riportando il Lipsia in Champions, prima di assumere l’incarico di head of sport and development soccer del gruppo Red Bull.

Lo stesso Julian Nagelsmann è stato scelto da Rangnick in persona, che ha deciso di affidare a lui un club in rampa di lancio, come era stato l’Hoffenheim, la prima squadra allenata dal più giovane allenatore della Bundesliga. E i risultati ottenuti fino ad ora non possono che dare ragione al Professore: Nagelsmann, infatti, ha ulteriormente rafforzato la squadra, mantenendola piacevole da vedere e, contemporaneamente, rendendolo terribilmente solida (con 37 gol subiti è stata la seconda difesa meno battuta del campionato tedesco). Tanto solida da battere prima il Tottenham e poi l’Atletico Madrid, allenate da due colonne portanti del catenaccio internazionale. Tutto questo subendo un solo gol in tre partite.

 

Per comprendere, tuttavia, meglio l’eccezionale lavoro di Rangnick bisogna anche considerare questo: Poulsen, Klostermann, Sabitzer, Gulacsi e Halstenberg nel 2016, erano i protagonisti della squadra, ovviamente allenata dal Professore, che quell’anno aveva raggiunto la prima storica promozione in Bundesliga. Questi stessi cinque sono scesi in campo da titolari nell’ultima partita contro l’Atletico Madrid, dimostrando di poter essere decisivi a questi livelli. Eppure Poulsen era arrivato in Germania da sconosciuto, quando il Lipsia era ancora in Dritte Liga, e da quel momento si è affermato come uno degli attaccanti più duttili del campionato tedesco, arrivando a segnare 15 gol nella passata stagione di Bundesliga.

Klostermann, invece, ci era cresciuto in Germania e al Lipsia si è affermato come un eccellente terzino destro. Sabitzer, comprato per appena 2 milioni e “parcheggiato” al Salisburgo, società “sorella” del Lipsia, è diventato uno dei centrocampisti più ambiti d’Europa, capace di realizzare 43 gol e 35 assist in 187 partite, abbinando qualità, quantità e personalità. In quello stesso anno erano arrivati anche Gulacsi e Halstenberg, che, nonostante le aspettative non fossero alte, si sono rivelati fondamentali per una squadra che, essendo giovanissima, sente di poter contare sulla loro esperienza.

Il Lipsia, ora, dovrà affrontare il PSG. Una squadra più temibile rispetto alle sue precedenti avversarie, una squadra che è la favorita in questa sfida che sicuramente regalerà spettacolo e buon calcio. E bisogna ripetere: non è fortuna e non è nemmeno una favola. Il Lipsia è semplicemente il trionfo della progettazione.

I 10 giocatori più forti passati dal Salisburgo al Lipsia

salisburgo lipsia

A Salisburgo e Lipsia, da qualche anno, si possono ammirare due delle squadre più spettacolari dei rispettivi campionati. Da una parte il Red Bull Salisburgo, dall’altra il RasenBallsport Lipsia. Due squadre indissolubilmente legate dal gruppo Red Bull, che con ingenti investimenti è riuscito a portarle ai vertici del calcio austriaco e tedesco. E negli anni i giocatori che si sono trasferiti da Salisburgo a Lipsia sono stati molti: in questo articolo vedremo i dieci più forti.

Scorri le pagine per scoprire i 10 giocatori passati dal Salisburgo al Lipsia.