📓 Gli appunti di Lipsia-Bayern 0-1: 10 spunti dal ‘nuovo Klassiker’

Lipsia Bayern

Nonostante un secondo tempo quasi di assedio del Lipsia, il Topspiel della giornata di Bundesliga lo vince il Bayern Monaco. Decide un goal di Leon Goretzka nel primo tempo. Vince la squadra più cinica, nonostante l’assenza dell’uomo più cinico di tutti, ovvero Lewandowski. Hansi Flick e i suoi volano a +7 in classifica, mettendo probabilmente la parola ‘fine’ sulla corsa al Meisterschale. L’ennesima prova di forza di una squadra non a caso campione di tutto. Ecco i nostri 10 spunti da Lipsia-Bayern 0-1.

Uno. Nei momenti difficili, il Bayern Monaco ha sempre reagito, a prescindere dall’avversario. Senza Thomas Müller ha vinto il Mondiale per Club. Senza Kimmich ha continuato a ottenere risultati. Senza Lewandowski ora ha battuto il Lipsia. Senza difensori, vince comunque. Una macchina perfetta. Probabilmente imbattibile?

Due. Choupo-Moting sì e Gnabry no è un modo che Flick ha usato per dire che “oggi conta tanto, mercoledì conta tantissimo”. Sebbene il camerunense sia apprezzato e ben voluto, la miglior versione del Bayern si vedrà con il PSG in Champions. Con Gnabry. Il cuscinetto di 4 punti sul Lipsia permetteva la mossa. Comunque di tutto rispetto.


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Tre. A proposito di scelte, coraggiosa quella di Nagelsmann di mettersi a quattro in difesa col rombo a centrocampo, creando una superiorità numerica in mediana che ha messo in grossa difficoltà le uscite del Bayern. Solo che ha messo in difficoltà anche le proprie uscite. Scelta offensiva, anche logica. Ha pagato in apertura di ripresa, però è mancato un nove in area per come i palloni venivano giocati in rifinitura.

Quattro. Marcel Sabitzer è uno dei migliori tiratori dalla distanza del mondo. Dargli anche soltanto due metri di spazio rischia di essere letale, per la forza che ha nel calcio e per la velocità d’esecuzione. Non è una dote che gli viene riconosciuta spesso nonostante segni goal come questo.

Cinque. Goal decisivo contro il Borussia Dortmund sul 2-2, goal decisivo contro il Lipsia sullo 0-0. Goretzka – anzi, come ha detto Thomas Müller, Scoretzka – sta mettendo un discreto timbro su questo titolo di Bundesliga del Bayern. In effetti, il pregio dei goal decisivi non sempre l’aveva avuto. Il problema è che ora trovargli difetti è davvero difficile.

Sei. Leroy Sané ha giocato in versione ‘re Mida’. Pochi palloni toccati, ma ogni volta un dribbling, un’idea, uno spunto, una conclusione, un qualcosa di brillante. Una delle sue prestazioni individuali migliori da quando è al Bayern, non un caso che sia in un big match.

Sette. Per come si sono trovati in difficoltà Pavard e Süle sia fisicamente che tecnicamente, la presenza di Angeliño sulla corsia sinistra sarebbe stata probabilmente mortifera. Assenza se possibile più pesante anche di quella di Lewandowski per come si è sviluppata la partita.

Otto. Il Bayern Monaco non ha mai perso una partita di Bundesliga in cui Lucas Hernandez è stato titolare (19 vittorie, 4 pareggi). In questi due anni tra infortuni e concorrenza è stato un po’ una seconda linea. Dall’anno prossimo il Bayern lo avrà titolare. A questo punto la curiosità è capire quanto ci metterà prima di perdere.

Nove. L’impressione, la stessa che abbiamo già avuto anche in passato, è che al Lipsia manchi la star che possa permettere il salto di qualità. Non poteva essere Werner, per il suo decision making carente. Potrebbe essere Szoboszlai, ma quest’anno non si è ancora visto per infortunio. La preparazione della partita e il gioco è alla pari col Bayern, ma le individualità non ci sono ancora. Manca la fiammata. In questo caso, il goal. La risposta l’anno prossimo, quando comunque inizierà un nuovo ciclo con una nuova difesa.

Dieci. In ogni caso, sfidiamo chiunque a competere alla pari con una squadra che segna almeno un goal fa 62 partite ufficiali consecutive. Un record assoluto e storico per il club. L’ultimo “0” del Bayern alla casella ‘goal segnati’ è stato proprio col Lipsia. Un anno e mezzo fa.

Ah, già. Undici. Anzi. Dieci più uno. Thomas Müller ha portato tutti a scuola un’altra volta. Tutti.

La rinascita della Red Bull Academy del Lipsia, fra difficoltà e critiche

Lipsia academy

Prima della cancellazione della competizione a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19, la sorte aveva voluto che in Youth League le quattro italiane avrebbero dovuto sfidare le quattro tedesche: una combinazione che, benché statisticamente parlando fosse impossibile da immaginare, avrebbe messo a confronto i giovani del calcio italiano con i giovani del calcio tedesco, in una sfida che si preannunciava incredibilmente avvincente. Di queste quattro partite, la più interessante sarebbe stata senza dubbio quella fra Atalanta e Lipsia, due squadre che solamente negli 5 ultimi anni sono salite alla ribalta. Nello specifico, entrambe basano i loro successi su due fattori: la forza della programmazione e la capacità degli scout di alimentare costantemente la prima squadra.

Il Lipsia, dopotutto, è diventato l’emblema della squadra giovane, frizzante, mai doma e “fatta in casa”. Eppure, fino al 27 giugno del 2020, nessun giocatore del vivaio dei Roten Bullen aveva mai esordito con la prima squadra: il primo a farlo è stato Dennis Borkowski, che proprio quel 27 giugno ha debuttato nella sfida contro l’Augsburg subentrando a Timo Werner. Questo trend paradossale (ma, come vedremo, assolutamente coerente con la politica del club) sembrava potesse cambiare nel corso di questa stagione, anche perché la tanto attesa “generazione 2001”, per cui l’ormai ex direttore del settore giovanile Schrof aveva speso parole dolcissime nel 2019, avrebbe finalmente raggiunto la maturità. Fino ad oggi, tuttavia, gli unici giocatori cresciuti nel settore giovanile del Lipsia che hanno giocato con la prima squadra sono Borkowski, Martel, Krauß e Wosz: i primi tre, inoltre, sono stati mandati in prestito in altre squadre, dato che Nagelsmann non sembrava aver alcuna intenzione di puntare su di loro nel breve periodo.

La domanda sorge spontanea: come può il Lipsia, che spende circa 30 milioni di euro all’anno per il suo settore giovanile, avere in prima squadra un solo giocatore cresciuto nelle giovanili? Per quanto paradossale sembri, è stato lo stesso Rangnick, nel febbraio del 2018, a dare una spiegazione piuttosto accurata di questa situazione scomoda e apparentemente inspiegabile.

“Dobbiamo essere autocritici: non abbiamo prestato abbastanza attenzione alle cose veramente importanti. Per giocare in Bundesliga c’è bisogno di dedizione totale, mentalità da campione e soprattutto professionalità”.

Una dichiarazione che, per quanto vaga, era rivelatrice di una grande delusione da parte del Professore, che non a caso qualche giorno prima si era lamentato di quanto fosse “scarsa” la selezione U19: nessuno dei giocatori allenati all’epoca da Klauß, infatti, era ritenuto idoneo a sostituire gli infortunati Forsberg e Halstenberg, tanto che lo stesso allenatore dell’U19 dichiarò che il gap fra i suoi giocatori e quelli della prima squadra era troppo ampio, benché il talento di certo non mancasse.

Questa gravissima mancanza era ed è tuttora dettata dall’attenzione che la società, negli anni compresi fra il 2012 e il 2018, non ha prestato al settore giovanile, preferendo spendere denaro per assicurarsi talenti già formati (come quelli del Salisburgo, la “sorella minore” del Lipsia) per “mantenere” la seconda squadra (sciolta nel 2017) e soprattutto su una rete di scout che praticamente non ha paragoni nel mondo del calcio. Dal 2018, tuttavia, i Roten Bullen hanno puntato moltissimo su un settore giovanile che, come abbiamo ampiamente visto, non aveva reso come ci si aspettava.

Da quel momento sono arrivati in Germania sempre più giocatori provenienti dalle squadre satellite del gruppo Red Bull (i New York Red Bulls, per esempio), ma dal vivaio tedesco non è ancora arrivato praticamente nessuno, benché i presupposti e le infrastrutture siano di altissimo straordinario: la Red Bull Academy di Cottaweg è infatti uno dei centri di formazione calcistica più moderni d’Europa, anche perché la sua filosofia non si basa solamente sull’educazione fisica e psicologica dei ragazzi, ma funge anche da vera e propria “scuola di vita”. Ai ragazzi che arrivano a Lipsia viene insegnato che prima di tutto c’è l’educazione, poi la scuola e solamente dopo il calcio. Dopotutto, solo in pochissimi (fino ad ora praticamente nessuno) riusciranno veramente a sfondare nel calcio professionistico.

Gli investimenti fatti dal 2018 ad oggi, tuttavia, non hanno ancora prodotto i giocatori sperati: eppure, la “rivoluzione” potrebbe essere più vicina di quanto la maggior parte dei tifosi si aspetti. E ad aiutarla potrebbero essere stati proprio gli addii dei suoi primi fautori, Schrof e Rangnick: Krösche, lavorando a stretto contatto con Streit e Kegel (rispettivamente direttore organizzativo e direttore del settore giovanile), ha stilato un piano di cinque punti, poi riportato anche in un’intervista rilasciata a Bild nell’aprile del 2020, che vuole rappresentare gli step che un qualsiasi membro del club deve affrontare e completare dopo essere entrato nelle giovanili:

  • la filosofia del club va sempre seguita. Da una parte gli allenatori devono proporre un gioco rapido e dinamico, mentre ai ragazzi deve essere insegnato sin dall’U12 a pensare in modo creativo e indipendente;

  • in prima squadra ci devono essere sempre tre posti liberi per i ragazzi delle giovanili, che, allenandosi con i più grandi, possono accumulare esperienza e crescere sotto ogni punti di vista;

  • agli allenatori deve prima di tutto interessare la crescita dei ragazzi, piuttosto che il conseguimento di determinati risultati;

  • gli allenatori devono essere periodicamente aggiornati e soprattutto devono seguire corsi per migliorare le loro capacità;

  • l’allenatore deve sperimentare durante tutta la settimana, per permettere al singolo ragazzo di sviluppare tutte le sue qualità. Questo consiglio è stato esplicitamente rivolto a tutti gli allenatori delle squadre più piccole, dall’U12 all’U17.

Grazie a questo plan, Streit e Kegel sperano di regalare a Nagelsmann almeno 3 giocatori di livello entro il prossimo autunno. Un compito certamente non semplice, che, però, potrebbe realmente concretizzarsi: tanto nell’U19 del Lipsia quanto in prestito nei club di tutta Europa non mancano giocatori estremamente promettenti. Fra questi nominiamo Wosz, Ohio, Novoa e Borkowski, ma il più forte di tutti è probabilmente Tom Krauß, leader del centrocampo del Norimberga e futura stella della nazionale tedesca, che ha già espresso il suo desiderio di diventare la prima bandiera della storia del club.

Il nuovo Emil Forsberg si è ripreso il Lipsia

Emil Forsberg Lipsia

Emil Forsberg è l’espressione perfetta della crescita costante e continua del Lipsia targato Red Bull. Ha ventitré anni quando nel gennaio del 2015 il giovane ambizioso club, al tempo neopromosso in Zweite, lo acquista dal Malmö. Un colpo non da poco, visto che Forsberg era già nel giro della nazionale svedese e aveva appena giocato il girone di Champions League contro squadre del calibro di Juventus e Atletico Madrid. Arrivava quindi a Lipsia dopo due stagioni e mezza ad alto livello a Malmö, con la conquista del titolo grazie a 14 gol e 5 assist in 29 presenze. In un anno e mezzo di Zweite, prima con Achim Beierlorzer e poi con Ralf Rangnick, salta soltanto 3 partite, segna 8 reti e piazza ben 11 assist.

Nonostante le ottime premesse il primo anno di Bundesliga per lui e per il Lipsia va comunque oltre le più rosee aspettative. L’allenatore Ralph Hasenhüttl alterna il 4-3-3 con un offensivo 4-4-2, spesso più 4-2-4. Forsberg occupa la corsia sinistra, potendosi accentrare così da sfruttare il destro o andare sul fondo. Non sono tanto gli 8 gol a fare entrare il classe ’91 nella top undici della stagione, quanto i 22 assist, un dato da record. Il tutto condito da tecnica, visione di gioco e inserimenti. Il secondo posto dei sassoni è la logica conseguenza di una macchina perfetta, illuminata dalle invenzioni del fantasista svedese.

Due infortuni causano una drastica riduzione del minutaggio nelle due stagioni successive. Intanto il club è cresciuto e la concorrenza è aumentata, soprattutto nel reparto offensivo. Con l’arrivo nel 2019 di Julian Nagelsmann è stato chiaro da subito che l’alternanza sarebbe stata un punto cardine del nuovo corso. Ma il Forsberg ammirato i primi anni a Lipsia, nonostante le 22 presenze (con 5 gol e 2 assist), si vede solo a tratti.

Nella stagione in corso sembra invece essere cambiato qualcosa, non solo per il maggior numero di presenze e contribuzione (5 goal e 5 assist), ma anche perché lo svedese sta risultando spesso di nuovo decisivo, al centro del gioco nei vari ruoli che gli chiede di ricoprire l’ex tecnico dell’Hoffenheim (dalla prima punta di movimento alla mezzala di centrocampo fino all’esterno offensivo). Nel modulo senza riferimenti centrali, compone un tridente con Olmo e Nkunku (o Kluivert) che vede ii tre giocatori scambiarsi continuamente di posizione. Paradiso, per uno come Emil Forsberg, abituato da sempre a svariare nel Lipsia. Nagelsmann dopo la partita contro l’Union ha raccontato la crescita del suo numero 10.

“Forsberg attualmente sta lavorando e si allena molto di più di quanto abbia fatto negli ultimi anni”.

Le parole che però spiegano meglio l’evoluzione del centrocampista all’interno della squadra le ha dette lui stesso al sito della Bundesliga:

“Sento di essermi evoluto molto nel ruolo che ho qui e nel modo in cui gioco a calcio adesso. Sono diventato più intelligente e Julian mi dà molti consigli. Questo mi ha aiutato molto. Possiamo giocare con più moduli, quindi possiamo sempre sorprendere l’avversario. Lo stiamo vedendo soprattutto quest’anno: siamo più imprevedibili”.

Un nuovo Forsberg insomma, con un diverso modo di giocare e con una maggior consapevolezza di poter essere ancora decisivo. Senza di lui – out causa infortunio a febbraio – il Lipsia è riuscito a tenere un buon ritmo, ma qualcosa è mancato. Ora Forsberg è tornato. Con due obiettivi: vincere un trofeo con il Lipsia e il rinnovo del contratto che scadrà nel 2022. Lui non ha dubbi e ha già fatto sapere di essere disponibile a terminare la carriera in Sassonia. Un traguardo sempre più possibile grazie alla stagione in corso. La stagione che può rappresentare un nuovo inizio.

Nagelsmann e Klopp: la sfida nella sfida di Lipsia-Liverpool

nagelsmann klopp

Sebbene non si sia ancora giocata la gara d’andata, il doppio confronto tra Liverpool e Lipsia negli ottavi di finale di Champions League 2020/21 è tra le partite più attese di tutto il programma. Sia perché per intensità e ritmo è una delle gare da cui ci si aspetta di più, sia perché si giocherà in campo neutro a Budapest dopo il caso di cui vi abbiamo già parlato. Ma anche perché mette di fronte due degli allenatori tedeschi più in hype e maggiormente chiacchierati di tutto il panorama internazionale: Julian Nagelsmann e Jürgen Klopp. Due tecnici made in Bundesliga, che condividono il pensiero calcistico e vengono dalla stessa scuola.

Tra i due ci sono vent’anni di differenza – Klopp è del giugno 1967, Nagelsmann è nato il 23 luglio 1987 – e due carriere, di conseguenza, profondamente diverse. Entrambi hanno iniziato ad allenare in gioventù. Se l’attuale tecnico del Lipsia è stato un mostro di precocità sedendosi sulla panchina dell’Hoffenheim a 28 anni, Klopp a 34 ha preso in mano il suo Mainz e lo ha portato nell’élite del calcio tedesco, in Bundesliga. Il percorso di entrambi è noto. I due per pochi mesi non si sono incrociati.

Quando Nagelsmann è arrivato tra i pro nel febbraio 2016, infatti, Klopp aveva appena lasciato il timone del Borussia Dortmund: addio a maggio 2015 per poi passare al Liverpool una manciata di mesi dopo. Col senno di poi, una sorta di passaggio di testimone tra due degli allenatori copertina dell’epoca recente calcio tedesco. Caso volle che, alla prima partecipazione in Champions League di Nagelsmann, il primo avversario sia stato proprio Klopp. Per la verità solo ai preliminari. Hoffenheim-Liverpool, agosto 2017. Gara d’andata vinta dai Reds in Germania in una delle prime prestazioni maiuscole che han fatto conoscere al mondo Alexander-Arnold. Match di ritorno senza storia con un rotondo 4-2 che ha portato il Liverpool ai gironi ed eliminato il TSG. Che, comunque, ci sarebbe arrivato un anno dopo, con la riforma voluta dall’UEFA.

Tra i due furono scintille, anche perché il giovane Nagelsmann aveva una discreta faccia tosta. Dopo la partita Klopp, che aveva visto la sua squadra vincere senza brillare, disse di aver “concesso all’Hoffenheim di avere il pallone in determinate zone chiave del campo”. La risposta del giovane collega fece abbastanza scalpore.

“Non avrebbe mai potuto dire che l’Hoffenheim aveva giocato una buona partita e la sua squadra una partita di merda”.

Comunque, alla fine si è risolta bene e il rapporto tra i due è migliorato. Ammesso che sia stato rovinato. Perché da una chiacchierata a distanza organizzata dal Lipsia prima della partita, in cui i due si sono confrontati sugli stili, sul pensiero di gioco e sul momento, è emerso un retroscena che lo testimonia.

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Dopo la partita di ritorno Klopp ha cercato Nagelsmann per fargli i complimenti, lo ha trovato al computer che analizzava la partita con i suoi assistenti e ha avuto un’idea migliore. Portarlo fuori a bere.

Klopp: “Ho aperto la porta di uno stanzino, non sapevo neanche se ci fosse qualcuno. Te ne stavi davanti al computer con i tuoi assistenti a chiederti ‘che è successo?’.

Nagelsmann: “È andata proprio così. Mi hai chiuso il computer, poi mi hai detto di finirla lì e di andarci a bere una birra. Ci ho messo un paio di minuti a riprendermi”.

I due hanno chiacchierato anche di altro, come le aspettative e i salti da club più piccoli a più grandi.

Klopp: “Come è stato il passaggio dall’Hoffenheim al Lipsia? I due club sono strutturati diversamente? Da fuori sembrano abbastanza simili”.

Nagelsmann: “In generale sì. Qui le aspettative sono un po’ più alte perché si spende di più, ma non sono travolto dalle aspettative perché il club è ancora in costruzione. Non ti condannano se non vinci il campionato. È un po’ come è capitato a te: penso che il Dortmund si aspettasse un po’ di più da te rispetto al Mainz”.

Klopp: “Per me è stato un passaggio naturale, ma credo che anche la tua scelta sia stata azzeccata. Hai più opportunità; c’è anche più pressione, ma non è eccessiva”.

Alla Puskas Arena stop alle chiacchiere. Parla il campo.

Il Bayern e Upamecano: un corteggiamento infinito e necessario

upamecano bayern

Da un po’ di tempo gli occhi del Bayern Monaco erano puntati su Dayot Upamecano: il centrale del RB Lipsia era diventato una priorità assoluta per il club campione di tutto. Ora che l’acquisto è diventato ufficiale a tutti gli effetti – anche se già le parole di Salihamidzic di venerdì sera di fatto erano un sigillo – i campioni di tutto possono programmare il futuro. E mettere la spunta sulla “lista della spesa” alla voce “difensore centrale”.

I bavaresi non si sono mai nascosti quando si trattava di Upamecano: al Bayern l’interesse è stato spesso reso pubblico. Il primo è stato l’AD Karl-Heinz Rummenigge, ch ha rilasciato importanti dichiarazioni in un’intervista con la Bild.

”Naturalmente lo stiamo seguendo, è un profilo che va trattato ma non è l’unico. Resterà al Lipsia fino al termine della stagione, è presto per fare dei piani”.

Lo scorso 30 gennaio la Bild ha fatto circolare scatti cheraffiguravano il direttore sportivo dei bavaresi Hasan Salihamidžić prima dell’incontro con i consulenti Sascha Breese e Volker Struth dell’agenzia “Sports360” rappresentativa del difensore francese. Insomma, per ribadire ancora una volta che l’obiettivo numero uno del Bayen Monaco era Upamecano. Un incontro costruttivo come affermato da Brazzo prima della partita contro l’Hoffenheim ai microfoni di Sky.

“Abbiamo avuto ottime discussioni professionali. Adesso dobbiamo vedere cosa succede”. 

Forse, un incontro decisivo. Al Lispia sono sempre stati tutti consapevoli della situazione, anche l’allenatore Julian Nagelsmann che ha risposto in conferenza stampa alle dichiarazioni dell’AD Rummenigge.

“A parti invertite non so cosa avrebbero dichiarato, ma personalmente non è una cosa che mi dà fastidio. Conosciamo la situazione contrattuale di Dayot e da parte nostra ci sarebbe la volontà di trattenerlo, ma conosciamo anche quali sono i meccanismi del calcio. Se volevano renderci irrequieti con queste dichiarazioni non ci sono riusciti”.

La scadenza del contratto di Upamecano, dopo il rinnovo arrivato lo scorso mese di luglio (era in scadenza 2021), era fissata per giugno 2023: il prezzo stabilito dal Lipsia era quello della clausola rescissoria in vigore da quest’anno, ovvero la cifra di 42,5 milioni di euro. Un prezzo molto alto per la situazione attuale in cui si trova tutto il calcio, colpito dal Covid-19, ma il Bayern Monaco ha sempre avuto la forte intenzione di portare in Baviera il centrale ex Salisburgo. Anche se il budget del mercato a disposizione di Salihamidzic sembra sia ‘soltanto’ tra i 50 e gli 80 milioni.

Il Bayern Monaco non era solo: le prestazioni di Upamecano avevano attirato l’attenzione dei più importanti club europei. Sono andate a bussare alla porta del Lipsia anche Liverpool e Chelsea ma le proposte inglesi sono state cortesemente respinte. 

L’approdo di Dayot Upamecano al Bayern Monaco si tramuta in un rinforzo di altissimo livello per il reparto difensivo dei bavaresi, che quest’anno non ha dimostrato solidità: oltre un goal a partita, troppo per una squadra come quella di Flick. A guidare la classifica di miglior difesa del campionato si trova proprio il Lipsia. Il Bayern Monaco è dietro. Il trasferimento del francese significherebbe, quindi, anche indebolire l’avversario. Una pratica spesso messa in atto dal club campione di tutto.

Upamecano all’Allianz Arena dovrebbe andare a prendere il posto del partente David Alaba, a livello numerico: l’austriaco terminerà il suo contratto e saluterà Die Roten dopo 13 anni. Su di lui Real Madrid e Chelsea principalmente. Sostituire uno come Alaba non è compito per tutti, quasi impossibile. La retroguardia del Bayern Monaco ha però bisogno di una ventata d’aria fresca: Boateng compirà 33 anni a settembre e il suo rinnovo a fine stagione (è in scadenza) è un grosso dubbio, mentre Niklas Süle non garantisce ancora la giusta sicurezza, anche a livello fisico.

Upamecano sembra essere un profilo perfetto: la velocità in possesso del difensore francese è un elemento mancante tra i centrali, ad eccezione forse di Lucas Hernandez, che in futuro potrebbe ritagliarsi anche un posto in quella posizione. Per una squadra come il Bayern Monaco, abituata a giocare con la linea difensiva molto alta, avere tra i suoi centrali un altro giocatore rapido come Upamecano è fondamentale per fermare i contropiedi avversari. Ma Dayot non è solo velocità, anzi: alto 1.86 m, come vi avevamo già detto è una montagna difficile da scalare per gli avversari. Formidabile nei contrasti, tempismo perfetto negli anticipi. Tempismo che usa anche per i colpi di testa, sia in difesa che in attacco, anche se il feeling con il goal non è l’arma migliore del prodotto del settore giovanile del Valenciennes (4 reti in 139 presenze con il RB Lipsia).

La caratteristica che invece stupisce di Upamecano è quella del dribbling: infatti, nessun centrale dei top 5-campionati europei ha fatto più dribbling di lui nella scorsa stagione. 34 dribbling, quasi più di uno a partita con l’80% di riuscita. Il difensore è abilissimo nel saltare la prima pressione degli attaccanti avversari, ciò gli permette anche di impostare il gioco con una buona tecnica.

L’incognita rimane quella di vederlo agire in una difesa schierata a 4, dove avrà più responsabilità. Al Lipsia si è sempre trovato meglio a tre, come centrale. Con la Nazionale Francese, nelle sue tre presenze, ha giocato nell’amichevole contro l’Ucraina da centrale di destra, senza sfigurare. I presupposti per fare bene, comunque, ci sono. 

Il Bayern è lo step decisivo  per la carriera di Upamecano: il difensore ha l’occasione di fare il salto definitivo tra i più grandi di Europa. Il Bayern, invece, trova finalmente un nuovo centrale da cui ripartire. Per non rimpiangere Alaba e (forse) Boateng.

Angeliño, l’arma in più del Lipsia di Nagelsmann

Angeliño Lipsia

È arrivato al Lipsia da talento ancora grezzo, mentre ora si prepara a diventare uno dei terzini sinistri più ricercati di tutto il calcio mondiale: la storia di José Ángel Esmoris Tasende, conosciuto dai più come Angeliño, è quella che si può definire una vera e propria favola. Anche se il suo sogno, come più volte ha dichiarato, è quello di indossare un giorno la maglia del Deportivo La Coruña.

Nato nel 1997 a Coristanco, una piccola cittadina in Galizia, Angeliño muove i primi passi nel Luiz Calvo Sanz, prima di trasferirsi proprio al Deportivo, il club più importante della regione. Qui un giovanissimo José si afferma come uno dei talenti più interessanti del calcio spagnolo, attirando l’interesse di molti top club europei: a spuntarla, però, è il Manchester City, che decide di aggregarlo alla squadra U21, benché lui abbia appena 17 anni. Lo spagnolo stupisce, a tratti domina, ma in prima squadra per lui non c’è spazio: arrivano quindi i prestiti, che lo portano al New York City, Maiorca e infine al Breda, dove il talento di Angeliño riesce ad esplodere, attirando l’interesse del PSV, che decide di acquistarlo a titolo definitivo, con il City che conserva il diritto di recompra.

Dopo un anno da 10 assist e 1 gol solo in campionato, Guardiola decide di riportarlo in Inghilterra. Lo spazio, tuttavia, è sempre pochissimo e il giovane spagnolo vede il campo solo raramente. A gennaio, quindi, viene rimesso sul mercato: le squadre che lo vorrebbero non sono poche, ma l’unica che ci crede veramente è il Lipsia, che vuole regalare a Nagelsmann una rosa il più competitiva possibile per continuare a inseguire il sogno Meisterschale. Angeliño approda quindi in Bundesliga in prestito con diritto di riscatto fissato a 30 milioni di euro. Tanti, tantissimi soldi per un giocatore che nel calcio che conta non ha ancora dimostrato nulla: soldi che lo spagnolo, però, dimostra di valere, diventando subito un titolare inamovibile della formazione di Nagelsmann, che lo tiene in panchina solo in due occasioni.

I suoi numeri non sono impressionanti (1 gol e 5 assist in 18 partite), ma le prestazioni lasciano sbalorditi i tifosi del Lipsia, che cominciano a vedere Angeliño come un elemento imprescindibile nell’11 titolare dell’ex tecnico dell’Hoffenheim. Pur non riscattandolo, quindi, i Roten Bullen decidono di prolungarne il prestito, riducendo l’opzione di riscatto a 20 milioni di euro, per permettergli di ambientarsi al meglio negli schemi di Nagelsmann ed eventualmente riscattarlo a fine stagione.

Un riscatto che sembrava impossibile da non effettuare – e infatti è stato effettuato a metà febbraio, tempo di essere certi di avere il tesoretto della cessione di Upamecano – dopo l’inizio di stagione di cui si è reso protagonista lo spagnolo di proprietà (ancora per poco) del City: nelle prime 20 partite di questa stagione, infatti, Angeliño ha realizzato 8 gol e 7 assist. In altre parole, ogni 127 minuti di gioco il terzino prediletto di Nagelsmann ha propiziato o realizzato una rete. Numeri assolutamente straordinari per quello che di ruolo dovrebbe essere un terzino, ma che in realtà gioca molto più avanzato, quasi da attaccante aggiunto: un ruolo che il giovane tecnico del Lipsia ha cucito su misura delle caratteristiche del classe 1997, che ha finalmente potuto abbandonare quasi completamente quei compiti difensivi che tanto l’avevano limitato in passato.

Alzandone il raggio di azione e soprattutto garantendogli maggiore libertà di spinta, infatti, Nagelsmann ha di fatto annullato le debolezze di Angeliño, che, pur partendo sulla carta da esterno tutta fascia, ha spesso giocato solamente in attacco, garantendo ampiezza, velocità e qualità al gioco del Lipsia, che ha ritrovato in lui un vero e proprio perno della manovra offensiva. Allo stesso tempo, lo spagnolo ha lavorato moltissimo sui suoi punti deboli, diventando un terzino decisamente più affidabile anche in fase di contenimento. L’impressionante spinta offensiva, però, rimane la sua caratteristica più sviluppata, tanto che in questo inizio di stagione ha spesso giocato da vice Werner. Intendiamoci: Angeliño non sarà mai un attaccante dal fiuto del gol letale come Werner, ma, grazie alla sua rapidità e soprattutto grazie alla sua capacità di inserimento, è riuscito a sopperire alla mancanza di un centravanti capace di cercare la profondità.

Una volta svincolato dai compiti difensivi, il talento di Angeliño è definitivamente esploso, affermandosi come uno dei terzini più interessanti del panorama internazionale. Benché i talenti del Lipsia siano spesso sottovalutati (vedasi il caso di Nkunku, che abbiamo analizzato qui), lo spagnolo sembra prossimo al grande salto: prima di tutto, però, il Lipsia lo dovrà riscattare dal Manchester City. È inoltre improbabile che Nagelsmann se ne privi a cuor leggero, data la sua importanza nel progetto di un Lipsia che ambisce seriamente a vincere il Meisterschale.

Con un Angeliño, dopotutto, sarà “meno impossibile” competere contro il Bayern Monaco, in una corsa al titolo che sembra poter essere spettacolare e combattuta come poche volte negli ultimi anni.

La Germania blocca le inglesi: ottavi di Champions in campo neutro

lipsia Liverpool

Doveva essere uno degli ottavi più intensi e spettacolari, nonché il ritorno in Germania di Jürgen Klopp. Eppure, al momento, la sfida tra Liverpool e Lipsia è più un caso politico che altro. Perché la politica ha negato l’ingresso ai Reds su territorio tedesco.

Al centro della questione, ovviamente, le norme anti-Covid-19. Il Ministero dell’Interno ha annunciato il divieto di ingresso in Germania per chi arriva dagli stati che stanno vivendo le situazioni più complicate anche in termini di mutazioni del virus. In particolare Brasile, Sud Africa, Portogallo e per l’appunto Regno Unito. Un divieto che rimarrà in vigore almeno fino al 17 febbraio. Sono esenti da questa restrizione i cittadini tedeschi che vivono all’estero.

Problema: Lipsia e Liverpool devono giocare il 16 febbraio la gara d’andata alla Red Bull Arena. Ovviamente il Lipsia ha chiesto un’eccezione. Inutile negarlo: non si tratta di una situazione ‘normale’ di viaggio, anche soltanto per la tutela a cui sono sottoposti i calciatori. Oltre che per le comprovate ragioni lavorative che motivano il viaggio.

L’UEFA, facendo leva proprio su questo, aveva chiesto ai club di richiedere eccezioni e permessi. Normalmente ha funzionato. Il Lipsia ci ha provato, ma il governo federale non ha concesso il permesso. Il Liverpool, insomma, non può andare in Sassonia il 16.

La situazione è stata risolta in breve tempo. C’era una scadenza. Per la precisione, entro l’8 febbraio, giorno nel quale l’UEFA pretendeva di avere una risposta. E le ipotesi sulla stampa tedesca si rincorrevano. Qualcuno parlava di campo neutro e si menziona Salisburgo come possibile ipotesi, altri invece parlavano di Russia o di Ungheria. Mintzlaff, CEO del Lipsia, ha inizialmente smentito l’ipotesi affermando che non è l’obiettivo, ma alla fine è stata questa la decisione, l’unica possibile. Partita in campo nutro a Budapest all’andata, poi al ritorno regolarmente ad Anfield.

Lo stesso tocca al Borussia Mönchengladbach, che deve giocare la gara d’andata contro il Manchester City sempre a Budapest, ma il 24 febbraio. In campo neutro anche l’Hoffenheim nel match di ritorno contro il Molde, quello casalingo: lo giocherà in Spagna, a Villarreal.

Per le gare di Champions si paventava anche la possibilità di un rinvio delle partite, oppure di inversione dei campi: giocare prima in trasferta e il ritorno in Germania. Opzione che, comunque, il Liverpool aveva già depennato. Se entro l’8 non si sarebbe arrivati a una soluzione, sarebbe stato 0-3 a tavolino in sfavore delle tedesche. Anche se affrontare l’andata in campo neutro può comunque essere un problema.

Maxence Lacroix: il Wolfsburg ha scoperto il difensore centrale del futuro

maxence Lacroix

Il Wolfsburg è una delle sorprese positive della Bundesliga di quest’anno: die Wölfe dopo 19 giornate sono addirittura terzi, in piena zona Champions, a -10 dal Bayern Monaco capolista (contro cui hanno perso la prima partita in campionato, solo alla 12a giornata). Gran parte del merito è della difesa, una delle più solide del torneo: con 19 reti subite, solo il Lipsia ha fatto meglio. Nella difesa a quattro di mister Glasner, i due centrali titolari sarebbero dovuti essere Pongracic e Brooks; tuttavia, a causa della lunga indisponibilità del primo, un altro giocatore ha potuto scalare rapidamente le gerarchie, mostrando tutto il suo valore e diventando una certezza per la squadra: Maxence Lacroix.

maxence lacroix
La scheda di Maxence Lacroix.

Maxence Lacroix è nato in Francia, nei pressi di Parigi, il 6 aprile 2000; è cresciuto nel sud-ovest del paese, dove ha mosso i primi passi calcistici nelle giovanili di squadre locali. A 17 anni si è trasferito nel Sochaux, non lontano dal confine con la Svizzera e con la Germania, con cui, dopo una stagione in quarta serie con la seconda squadra, ha giocato due stagioni in Ligue 2 (la seconda serie francese); contemporaneamente, sono arrivate le prime presenze internazionali, con la maglia delle selezioni giovanili della Francia, dall’U16 all’U20 (collezionando in totale 12 presenze e giocando con l’U17 l’Europeo di categoria). In Ligue 2 ha trovato continuità, soprattutto nella seconda stagione, in cui ha giocato quasi sempre da titolare e ha fornito prove decisamente convincenti, attirando l’attenzione di squadre più blasonate.

Sul giocatore è piombato a sorpresa il Wolfsburg, che ha concluso in brevissimo tempo la trattativa con il Sochaux, pagando i 5 milioni richiesti ed assicurandosi un difensore centrale giovane e interessante; il 25 agosto, Lacroix ha firmato con die Wölfe.

Passare da un club di seconda serie francese a una delle squadre più importanti della recente storia della Bundesliga è stato motivo di grandissimo orgoglio per il ragazzo, che, giunto in Germania, non ha potuto fare a meno di esternare la propria gioia.

“Sono molto, molto felice di essere qui, il Wolfsburg è un club eccellente. Le condizioni della squadra sono ottime, le infrastrutture superbe. Mi piace davvero molto lo stadio e sin dalla mia prima visita nel centro sportivo ho capito di essere arrivato nel posto giusto e che questo sarà il posto migliore per continuare la mia crescita. La prima cosa che voglio fare ora è stabilirmi e conoscere tutti i miei nuovi compagni di squadra e tutto il nuovo ambiente. Lavorerò sodo sin dall’inizio per giocare quante più gare possibili e per avere successo con il VfL.”

Per quanto prospetto interessante e talentuoso, Lacroix non era certamente arrivato a Wolfsburg per fare il titolare, data la sua poca esperienza nel calcio professionistico, ma per essere una riserva e un giocatore per il turnover, avendo tutto il tempo per crescere e migliorare; tuttavia, due giorni dopo la sua firma, prima dell’inizio della stagione, Pongracictitolare designato insieme a Brooks nella coppia dei difensori centrali – ha contratto la mononucleosi, che lo ha costretto a restare ai box per più di due mesi. Un’assenza così pesante ha scombussolato i piani di Glasner, che ha dovuto reinventarsi la difesa, schierando Lacroix titolare nella coppia difensiva centrale al fianco di Brooks nella prima giornata di Bundes contro il Leverkusen.

Anche se alla seconda giornata Lacroix non ha giocato, dalla terza è tornato titolare e non ha più lasciato il posto (ha saltato solo il match contro l’Union Berlino a causa del coronavirus), anche quando Pongracic è ritornato a disposizione di Glasner, formando insieme a Brooks una delle coppie difensive più solide ed affidabili del campionato: contro ogni pronostico di chi lo voleva un giocatore troppo poco maturo, inadeguato a sostituire il titolare per così tanto tempo, il francese ha risposto sfoderando tutte le sue qualità, le stesse qualità mostrate al Sochaux che avevano spinto il Wolfsburg ad acquistarlo, e comportandosi in campo come un veterano della categoria, tra anticipi, chiusure, contrasti e passaggi, e commettendo pochi errori, che comunque non hanno influito sul suo rendimento e sull’andamento della squadra.

Le statistiche fin qui parlano da sole: in Bundesliga, Lacroix ha giocato l’84% dei minuti disponibili, ha una vinto il 61% dei contrasti in cui è stato coinvolto, ha una media di 7,5 passaggi intercettati e di 3 duelli aerei vinti a partita e ha completato l’81% dei passaggi; inoltre, ha contribuito discretamente, considerato il suo ruolo, alla fase offensiva, con due assist (oltre ad aver segnato un gol, il primo della sua carriera, nei preliminari di Europa League). Numeri più che importanti per un giocatore poco più che ventenne, catapultato all’improvviso in Bundesliga dopo neanche due stagioni da professionista in Ligue 2.

Le sue qualità lo hanno certamente aiutato nell’inserimento rapido negli schemi della squadra: Lacroix è un difensore centrale completo, le cui doti principali sono la fisicità e l’abilità nel gioco aereo, grazie ai suoi 190 cm, che gli permettono anche di uscire spesso vincitore dai duelli corpo a corpo. Compensa la velocità non eccezionale (forse l’unica sua vera debolezza) con l’abilità in marcatura e nell’anticipo; ha inoltre uno spiccato senso della posizione. Elegante nelle movenze, valido in fase d’impostazione, è tanto determinato quanto corretto nei tackle, e può essere impiegato tanto in una difesa a 4 quanto in una difesa a 3. Caratterialmente, infine, la sua forte personalità e la sua leadership gli consentono di sopportare ogni pressione, tanto che non sta soffrendo la mancanza di esperienza in una categoria così importante.

Sicuramente la stagione è ancora lunga e Maxence Lacroix ha ancora molti margini di crescita, ma certo è che, se continuerà ad offrire prestazioni solide e convincenti, a giugno, alla riapertura del mercato, molte big busseranno alla porta del Wolfsburg per acquistarlo. Intanto, die Wölfe si tengono stretto il loro prodigio: la rincorsa alla Champions League, che manca ormai da 5 anni, passa anche da lui.