L’osservato speciale: Dennis Srbeny, la speranza del Paderborn

Dennis Srbeny

Si chiama Dennis Srbeny ed è l’ultima speranza di salvezza del ​Padeborn​, ultimo in classifica in Bundesliga e sempre più lontano dal terzultimo posto, valido per lo spareggio, occupato dal Fortuna Düsseldorf. L’attaccante classe 1994, arrivato nella finestra di mercato invernale per una cifra irrisoria dal Norwich City (in linea con il budget del club), ha avuto un ottimo impatto, segnando 5 reti in 10 presenze, partendo 8 volte titolare.

Come si è potuto notare nell’ultima giornata, il giocatore formatosi nell’Hansa Rostock potrebbe rivelarsi decisivo nella ​corsa salvezza della squadra di Steffen Baumgart. Anche se deve sfatare un tabù: nonostante la sua vena realizzativa, la squadra nerazzurra non ha mai vinto quando la propria punta ha trovato la rete. I suoi cinque goal, insomma, hanno fruttato un solo punto: l’1-1 contro l’Hoffenheim.

Proprio quest’ultima rete ha dimostrato il ​fiuto del goal del ​bomber d​i Berlino Est: ha sfruttato l’errore difensivo di Bicakcic, centrale dell’Hoffenheim, e ha punito con un bel destro a girare l’incolpevole Baumann leggendo ottimamente la sua posizione. Un colpo di astuzia per un attaccante di buon ​atletismo e ​fisicità​, che sa calciare bene con entrambi i piedi e sa svolgere il lavoro sporco per la squadra, dote imprescindibile per chi è in piena lotta per non retrocedere.

L’ex giocatore del ​Norwich City ha mosso i primi passi nelle giovanili del Tennis Borussia Berlino​, mentre la prima stagione nei professionisti l’ha passata nell’Hansa Rostock​ in 3. Liga, contribuendo alla salvezza con soli due punti di vantaggio sulla seconda squadra del Borussia Dortmund. Tra il 2015 e il 2017 ha invece giocato nella Dynamo Berlino, dove si è messo in luce con 32 goal in due anni in Regionalliga, guadagnandosi la chiamata del Paderborn in 3. Liga. La prima, dopo quella a gennaio.

Dennis Srbeny aveva infatti già vestito la maglia nero-blu nella stagione 2017/18, realizzando 9 reti e 8 assist in 15 partite, nella prima parte di stagione, contribuendo alla promozione in Zweite. La seconda parte di stagione l’ha disputata al Norwich in Inghilterra, dove vi è rimasto fino a qualche mese fa.

Il ​Padeborn ​è tornato quest’anno in Bundesliga, dopo la prima storica apparizione della stagione 2014/15 conclusasi con la retrocessione, dopo una straordinaria partenza e il girone d’andata terminato in decima posizione, non concretizzate nella maniera migliore.

Dopo la clamorosa retrocessione in Regionalliga ​nel 2016/17​, ​fortunatamente non avvenuta grazie alla mancata iscrizione del Monaco 1860, il club nerazzurro è riuscito a tornare nella massima competizione nazionale tedesca.

La sfida è difficile e la classifica parla chiaro: la situazione del Padeborn è difficile e complicata. Che sia ​Dennis Srbeny ​la chiave per rimanere in Bundesliga? Solo il tempo potrà darci una risposta, sicuramente i suoi goal potranno dare una grossa mano al club tedesco. A partire dalla delicata gara con l’Augsburg di questa 28ª giornata.

18 giocatori della Bundesliga da seguire e su cui scommettere

Bundesliga scommettere

Tutti parlano di Sancho e Timo Werner, Lewandowski e Alphonso Davies, Haaland e Havertz. Ed è giusto così. La Bundesliga però non è fatta soltanto di giocatori di prima fascia, talenti predestinati e certe future star. Per essere pronti alla partenza – avete letto i nostri 10 punti? – vi proponiamo 18 giocatori, uno per squadra, dei quali probabilmente avete sentito parlare poco, ma che potrebbero essere delle vere e proprie rivelazioni in queste 9 giornate. Insomma, giocatori su cui scommettere. Rigorosamente in ordine dii classifica.

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Come la crisi potrà incidere sulla Bundesliga

crisi bundesliga

È ormai chiaro che se il campionato tedesco riprenderà lo farà soltanto a maggio e con ogni probabilità comunque a porte chiuse. Per l’economia in generale l’impatto della crisi sanitaria legata al Coronavirus è già oggi e sarà ancor di più in futuro molto rilevante e non ne saranno immuni nemmeno i club sportivi, come riporta nel dettaglio il ‘Kicker’. La crisi per le squadre di Bundesliga rischia di essere un colpo durissimo: si stima che soltanto ogni match casalingo a porte chiuse porti ad un mancato incasso tra il milione e mezzo e i due milioni e mezzo di euro a partita. Tutti quindi stanno già ragionando sui tagli agli stipendi, a partire dai calciatori che in questi giorni stanno annunciando riduzioni o sospensioni. Ma vediamo chi tra i club di Bundesliga rischia di più e chi può ritenersi più tranquillo.

Bundesliga in crisi: i club che rischiano di più

Il Paderborn è una delle società più a rischio. Si prevede una potenziale perdita di circa 10 milioni di euro, cifra significativa per un club che già normalmente non naviga nell’oro. A febbraio sono iniziati i lavori di ammodernamento della Benteler Arena: è facile ipotizzare che potranno slittare.

Anche a Mainz la situazione si prospetta difficile. Il club non è particolarmente solido dal punto di vista economico e il ‘Kicker’ stima che abbia in sospeso 15,7 milioni di euro dai diritti tv. Lo slittamento potrebbe davvero essere un brutto colpo per die Nullfünfer.

L’Union Berlin, come anticipato dal Presidente Zingler, è in preoccupata attesa. La squadra berlinese dipende infatti in maniera pesante dai diritti tv, che rappresentano poco meno del 50% delle entrate complessive. Nel frattempo, i calciatori han deciso di rinunciare allo stipendio.

Anche l’Augsburg pur avendo un avanzo pregresso dipende fortemente dai diritti tv e dagli incassi della WWK Arena, la cui somma nel bilancio 2018/2019 è di circa 60 milioni.

I club che rischiano di meno

Il Fortuna Düsseldorf è una delle società più tranquille. I conti sono in ordine e i costi di gestione sono tra i più bassi della categoria.

L’Eintracht Francoforte potrà avere delle perdite sensibili, valutate intorno ai 20 milioni solo per i diritti tv. Ma le cessioni in estate dei big Jovic, Haller e Rebic hanno creato un tesoretto tale da poter ammortizzare le perdite.

Il Colonia non avrebbe problemi, il patrimonio netto di 38 milioni di euro fa dormire sonni (relativamente) tranquilli ai Geißböcke.

L’Hoffenheim è forse il club che insieme al Bayern avrebbe meno problemi, peraltro al di là della presenza dell’ormai famoso Dietmar Hopp, che non contribuisce personalmente dal 2011. I numeri parlano da soli: 60 milioni di euro circa di profitti negli ultimi quattro esercizi finanziari, al netto dei quasi 130 milioni incassati dal mercato.

Anche a Wolfsburg le eventuali perdite dovrebbero essere compensate senza grossi problemi dalla buona solidità costruita negli ultimi anni.

È interessante capire perché il Bayer Leverkusen non rischi nonostante la crisi. L’accordo interno è che la società Bayer 04 Fußball GmbH (in Italia SpA) debba trasferire gli utili alla società madre, la Bayer (la casa farmaceutica); allo stesso tempo però la Bayer partecipa alle perdite e rappresenta lo sponsor principale, anche dello stadio. Quindi se non andrà in difficoltà la società farmaceutica non ci saranno problemi neanche per la squadra.

La buona gestione economico-finanziaria e l’ottimo lavoro fatto anche sul mercato da Max Eberl consentono una discreta tranquillità anche al Borussia Mönchengladbach.

Come detto a inizio marzo da Hans-Joachim Watzke il Borussia Dortmund ha abbastanza riserve per sopravvivere, anche grazie all’aumento di capitale avvenuto a gennaio, raddoppiato da 30 a 60 milioni di euro.

Il Bayern Monaco è ovviamente il club tedesco con la maggior forza economica. Sono quindi da sottolineare due dichiarazioni dei dirigenti bavaresi. Innanzitutto quella del Presidente Herbert Hainer, che dice dell’unità di intenti all’interno della DFL: “(questa crisi) è un’immensa sfida, che tutti possiamo affrontare soltanto insieme”. Qualche giorno dopo Rumenigge è stato ancora più netto, annunciando che i club più ricchi (Bayern, Dortmund, Lipsia e Leverkusen) hanno messo a disposizione 20 milioni per aiutare le società di Bundesliga e di Zweite più in difficoltà. “In questo periodo così difficile – ha detto Rumenigge – è giusto che i club più forti aiutino i più deboli.

I club in attesa

Schalke, Friburgo, Hertha e Werder Brema si può dire che siano in una posizione intermedia. Ad oggi sono economicamente in salute, ma molto dipenderà dal protrarsi della situazione di emergenza. Interessante la decisione dell’Hertha di creare subito (ancora prima della decisione di fermarsi) un gruppo di lavoro che sta monitorando costantemente gli effetti della crisi sulla Bundesliga.

Il Lipsia invece merita un discorso a parte. La società come si sa è solida (lo dimostra anche il contributo messo a disposizione dei club più in difficoltà), ma le dichiarazioni di Mintzlaff lasciano un punto interrogativo: “Chiunque crede ancora che Red Bull possa tappare ogni buco non ha ancora capito la nostra situazione“.

 

🎙 BundesITalk, ep. 6 – Tra Leverkusen e retrocessione

leverkusen

BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti parliamo dei temi più caldi del calcio tedesco. In questo caso, il Bayer Leverkusen e la zona retrocessione.

Nella quinta puntata del podcast, infatti, abbiamo parlato di due dei temi che ci ha lasciato in eredità il weekend: un super Leverkusen che si propone nelle zone altissime della classifica e una zona retrocessione che si fa sempre più profonda. In mezzo, la rubrica “La curiosità di Rob”.

Con Giorgio Dusi, Roberto Brambilla e Stefano Fontana.

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Il piccolo Paderborn vuole continuare a sperare

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Quando in estate si fanno le classiche “griglie di partenza” del campionato che sta per iniziare è raro che i diversi media sportivi si trovino d’accordo. Ma prima dell’avvio della Bundesliga 2019/2020 tutti erano concordi nel mettere il Paderborn all’ultimo posto.

La squadra della piccola città della Vestfalia è una società giovane (la fondazione risale infatti al 1985), ma con una storia già più unica che rara, come abbiamo analizzato in un video qualche mese fa. La risalita in due anni dalla Dritte e il mercato di basso profilo, viste le poche risorse economiche a disposizione, hanno inciso nelle valutazioni negative di inizio stagione. Anche l’impatto con la Bundesliga, al contrario di quanto era successo nel 2015 dopo la prima storica promozione, non è stato incoraggiante: un solo punto nelle prime otto giornate, grazie al pareggio con il Wolfsburg alla terza. Il Paderborn inoltre ha sempre occupato l’ultima posizione in classifica, solo o in compagnia, tranne proprio al termine della già citata terza giornata. Fin qui si direbbe che è tutto come ampiamente previsto all’inizio; ma non è così, anzi.

Nonostante le sconfitte gli uomini di Steffen Baumgart non avevano mai sfigurato, giocandosela sempre con orgoglio. Tranne nella giornata precedente a Colonia, al termine della quale cominciavano ad aleggiare dubbi sulla guida tecnica.

Ma è proprio in questa situazione negativa che nasce il primo momento di svolta verso una maggior presa di coscienza sulla possibilità di lottare per il miracolo-salvezza. Il momento ha una data e un luogo ben precisi: 26 ottobre, Benteler Arena. Si gioca la nona giornata, Paderborn contro Fortuna Düsseldorf. La squadra di casa si batte con la solita determinazione, ma questa volta è brava a capitalizzare e a difendere il risultato: un gol per tempo, di Sabiri prima e di Schonlau poi, regalano la prima vittoria in Bundesliga.

Da quel momento il Paderborn ha un altro passo, da salvezza: arriveranno infatti 11 punti nelle successive dieci giornate, che sommati ai 3 punti contro il Fortuna diventano 14 nelle ultime undici. Alcuni esempi per capire come questo ritmo potrebbe addirittura portare all’insperata salvezza: nella stesse undici giornate il Fortuna ha fatto 9 punti, l’Eintracht 9, il Werder 8, il Mainz 11, l’Hertha 11. Il tanto ammirato Friburgo di Streich ne ha fatto soltanto uno in più, 15.

All’interno di queste dieci partite ci sono altri due passaggi chiave: il 3-3 a Dortmund alla dodicesima giornata e la vittoria negli ultimi minuti a Brema alla quattordicesima. La prima perché se è vero che nel secondo tempo il BVB ha recuperato tre gol è altrettanto vero che un primo tempo di quel livello è stato un segnale importante. La seconda perché si trattava di uno scontro diretto e vincerlo dal punto di vista psicologico era fondamentale.

Non è una squadra con nomi altisonanti, anzi. Ma tutti sembrano aver capito il proprio mister, Steffen Baumgart. Classe 1972 di Rostock, uomo dell’Est. Passionale, concreto: cuore, determinazione e umiltà i marchi di fabbrica.

Lo schema più utilizzato dal tecnico è il classico 4-4-2, con una variante da utilizzare all’occorrenza grazie alla duttilità del più talentuoso, Abdelhamid Sabiri: può fare sì il centrocampista centrale, ma anche agire alle spalle della punta per un più offensivo 4-2-3-1. Di solito però Baumgart schiera due punte (da segnalare l’inaspettato impatto con la Bundesliga di Streli Mamba, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), scelta confermata anche nel mercato con l’acquisto della vecchia conoscenza Dennis Srbeny, che bene aveva fatto in Vestfalia in Dritte. Sebastian Vasiliadis e il vice capitano Klaus Gjasula sono le colonne in mezzo al campo, affiancati da ali e terzini rapidi come Antwi-Adjei, Pröger, Holtmann, Cauly (prima della cessione al Ludogorets), più Dräger, Jans o Collins.

Per quanto riguarda i due centrali difensivi Baumgart ha fatto una scelta coraggiosa e finora positiva. Inizialmente infatti i titolari erano gli unici due giocatori presenti anche nella precedente esperienza in Bundesliga nel 2016, cioè Uwe Hünemeier e soprattutto il capitano Christian Strohdiek. Il momento positivo è coinciso con l’inserimento al loro posto di Sebastian Schonlau e soprattutto del giovane classe 1999 Luca Kilian, ex Dortmund e nazionale Under21.

Raggiungere la salvezza resta un’impresa difficile, ma il Paderborn vuole continuare il percorso iniziato quel 26 ottobre, per smentire tutti e dimostrare una volta di più che nel calcio le favole esistono.

Dortmund-Paderborn 3-3, una inutile rimonta da record

dortmund-paderborn 3-3

Il normale anticipo del venerdì di Bundesliga, con 6 goal, un primo tempo totalmente a sorpresa e un risultato finale che forse è la cosa che, paradossalmente, interessa meno. Borussia Dortmund-Paderborn 3-3 è una partita destinata a far parlare di sé, per come il risultato è maturato più che per quale è stato, visto che il pareggio non serve davvero a nessuna delle due squadre. Il BVB rimane sempre lontano dalla vetta e rischia anzi di perdere altri punti; il Paderborn non riesce invece a schiodarsi dal fondo della classifica e non si toglie nemmeno la soddisfazione di vincere in casa dei rivali regionali (sì, è un altro derby del Nordrhein-Westfalen).

Eppure la rimonta del Dortmund è storica, perché era da quasi 40 anni che il Borussia in casa non ribaltava uno svantaggio di 0-3, una situazione comunque non molto frequente. Per trovare l’ultima volta bisogna tornare al 15 aprile 1983, quando i gialloneri ospitarono il Bayer Leverkusen. Dopo 17 minuti gli ospiti erano già in vantaggio di tre reti, poi il Dortmund riuscì nella rimonta fino al 3-3 tra il 62′ e l’80’, con le reti firmate da Abramczik, Keser e Koch. In quella stagione la squadra guidata in campo dal mitico Manfred Burgsmüller chiuse soltanto al settimo posto un campionato piuttosto anonimo, con l’unica “gioia” che fu la retrocessione dello Schalke al termine del campionato.

Proprio contro lo Schalke era arrivata l’ultima rimonta in assoluto da sotto 3-0 a 3-3, nel 2008 in trasferta, in uno dei tanti derby storici. Negli ultimi anni al Westfalenstadion erano comunque state più le rimonte subite che quelle fatte, come il 4-0/4-4 contro lo Schalke (sempre loro…) o il 3-0/3-3 contro l’Hoffenheim dell’anno scorso. Tendenza invertita per una notte, grazie a Sancho, Witsel e Reus, tre simboli della squadra, che hanno reso vana la doppietta di uno scatenato Streli Mamba – su cui avevamo visto lungo qualche settimana fa – e il goal di Holtmann.

In tutto ciò, i tifosi hanno finito la partita urlando cori che inneggiavano all’esonero di Lucien Favre, che dal pareggio ne esce comunque malissimo e ora rischia la panchina. Insomma  quello di Dortmund-Paderborn è un 3-3 poco memorabile forse,  che in qualche modo la storia rischia di farla lo stesso.

Lipsia e Paderborn: quando sono i tifosi a decidere cosa fare

Lipsia

Sin dalla sua creazione il 19 maggio 2009 il RasenBallsport Leipzig ha sempre fatto parlare di sé, sia in positivo, sia in negativo per via della sua nascita vista come fittizia da parte di gran parte del mondo del calcio tedesco. La questione non è venuta molto a galla negli anni trascorsi nelle serie minori, ma da quando il club ha iniziato a disputare i campionati professionistici è sempre stato accompagnato da proteste ovunque andasse.

La regola del 50+1 regna sovrana sul calcio professionistico tedesco e la Red Bull per sopravvivere ha aggirato questa norma attirando ancor di più le ire dei tifosi tedeschi. Dall’esordio in Bundesliga sono tanti gli episodi di proteste che hanno accompagnato le partite del Lipsia – come quello di Colonia con la partita iniziata con quindici minuti di ritardo a causa di un vero e proprio picchetto per impedire l’entrata del pullman nello stadio -, ma l’ultimo riguarda una possibile collaborazione tra i Roten Bullen e il Paderborn raccontata da Felix Tamsut, giornalista di DW Sports.

Tutto nasce dalla promozione di Ralf Rangnick a Head of Sport and Development Soccer con la susseguente nomina di Markus Krösche a nuovo direttore sportivo del Lipsia. Krösche, che svolgeva la medesima mansione al Paderborn, è arrivato nella città della Germania dell’est anche grazie ad un accordo che prevedeva una lunga collaborazione tra i due club. Apriti cielo. I tifosi più caldi della società della Renania hanno iniziato a diffondere comunicati e volantini per tutta la città dichiarando che avrebbero disertato in massa le partite della propria squadra nel caso in cui la collaborazione fosse andata in porto.

Uno degli slogan dei tifosi del Paderborn: “Collaboraziona con il RB? Non con noi!” | Twitter @ftamsut

Questa volta, però, la protesta è arrivata anche dal CEO del Colonia, Alexander Wehrle, e per la prima volta dai Red Ace, la tifoseria organizzata del Lipsia. Tutti hanno espresso preoccupazioni per le potenzialità negative dell’accordo tra due squadre che giocano nella stessa divisione. Il Paderborn ha provato a stemperare la situazione dichiarando che il club non sarebbe diventato una succursale della Red Bull, ma non è servito a molto. Anzi, gli sforzi dei suoi sostenitori si sono intensificati arrivando a distribuire a trentaduemila case dei volantini in cui criticavano il metodo dell’azienda austriaca per entrare nel mondo del calcio.

La protesta, per una volta, è stata efficace. Lipsia e Paderborn hanno annunciato che non ci sarà nessuna collaborazione tra i due club. L’accordo è ufficialmente saltato per una differenza di vedute tra le parti, ma l’impressione è che le levate di scudi dei tifosi abbiano giocato un grande ruolo nella decisione. Il tifo in Germania è una componente fondamentale per il prodotto calcio e per i club, di cui molte volte sono anche azionisti, e dopo aver ottenuto l’annullamento dei Montagsspiel, ora sono riusciti a boicottare questa collaborazione.

L’impressione è che per il Lipsia sarà sempre dura trovare alleati in terra tedesca. L’ostilità nei suoi confronti è ormai sedimentata in ogni tifoseria della nazione e seppur le proteste durante le partite sono in diminuzione o non fanno più scalpore come prima, nessuno di loro accetterà di buon grado la collaborazione tra il proprio club e la società di plastica. Se il RaBa vorrà crescere, dovrà guardare a collaborazioni oltre i confini nazionali.