Eintracht-Wolfsburg 4-3 è già la partita dell’anno in Bundesliga

Eintracht Wolfsburg 4-3

Più del Klassiker, più di Lipsia-Bayern, perché lì ce l’aspettavamo. Più di Bayern-Arminia, perché questa volta c’è stata anche una logica e non c’era la neve. Se avessimo scegliere la partita più bella dell’anno in questa Bundesliga 2020/21, anche se mancano 6 giornate dal termine, il voto può tranquillamente andare a Eintracht Francoforte-Wolfsburg 4-3.

L’anno scorso era uno scontro diretto per l’Europa League, fino a qualche anno fa addirittura per la salvezza. Quest’anno invece nel girone di ritorno è stata quarta contro terza. Le Adler a 53 (contando i tre punti conquistati oggi), il club della Volkswagen a 54. E nei 90 minuti del Waldstadion si è visto in tutto e per tutto perché queste due squadre siano nella zona Champions League e perché meritino pienamente di andarci. Mancano ‘soltanto’ 12 punti per avere la matematica certezza di non poter essere raggiunte da chi insegue.

Per la verità, nel 4-3 di Francoforte si è messo più in evidenza l’Eintracht che il Wolfsburg. Lo dice anche il risultato, che fino a pochi minuti dal termine era 4-2, prima che Philipp entrasse dalla panchina e ci regalasse un finale assolutamente equilibrato. Lo strapotere offensivo messo in campo dalla squadra di Adi Hütter è stato ancora una volta impressionante. Da quando il tecnico austriaco ha fatto all-in, la squadra ha cambiato passo. Qualche esperimento di moduli a inizio anno, poi il ritorno in pianta stabile a un’idea che parte da una difesa a tre ed un tridente. E quindi, ancora una volta, tutti dentro. La chimica è stata presto trovata.

Nelle ultime due partite, gli scontri diretti pesantissimi vinti contro Dortmund e Wolfsburg, si sono visti Durm e Kostic sugli esterni, Kamada sulla trequarti, André Silva e Jovic coppia d’attacco, più Younes alternativa sostanzialmente a chiunque. Senza dimenticare Aymen Barkok, anche lui in grado di giocare sia sulle corsie che centralmente. Hütter ha provato un po’ tutte le soluzioni e negli ultimi tempi tutte funzionano. E tutti rendono. L’Eintracht ha segnato 59 goal, soltanto il Bayern a 80 ne ha realizzati di più.

Eintracht Wolfsburg 4-3

Tranne Kostic, in Eintracht-Wolfsburg 4-3 gli altri quattro dell’attacco hanno segnato tutti. Ha aperto Kamada con un colpo da biliardo dal limite, poi un destro di pura potenza di Jovic, poi André Silva in uno-contro-uno con Casteeels, infine Durm di sinistro al termine di un flipper (con palo precedente sempre del portoghese).

Durm, André Silva e Kamada ci hanno pure messo gli assist. Kostic non avrà fatto parlare il tabellino – per una volta: il conto è di 4 goal e 11 assist – ma con le sue corse sulla sinistra è stato ancora una volta uno dei migliori in campo. Raramente non lo è da quando nel 2018 è arrivato a Francoforte, quasi sul gong del mercato. Invece sul tabellino ci è finito André Silva, due volte, con tutto il repertorio: un’accelerazione per armare il destro di Jovic sul 2-1, un goal di pura freddezza davanti al portiere per il 3-1.

Ormai il portoghese è una vera garanzia: il conto parziale è di 23 goal e 4 assist. Con lui si parte sempre da 1-0. Con Kostic, Kamada e Jovic è sostanzialmente 2-0. In più, Amin Younes, che nelle ultime sfide si è ritagliato un ruolo diverso partendo dalla panchina, ma che rimane uno dei grandi protagonisti della stagione del club dell’Assia.


Leggi anche:


Intensità. Quando i cinque davanti alzano il ritmo di quello che a tutti gli effetti è un modulo designabile come un 3-2-3-2, non ce n’è per nessuno. Chiedere all’Union Berlino che ne ha presi cinque di cui quattro in un tempo, oppure a Bayern e Dortmund, entrambe battute. Lipsia, Stoccarda (pareggi entrambi) e Werder (sconfitta) sono state le uniche non vittorie dell’Eintracht nel girone di ritorno. 12 successi nelle ultime 16 partite producendo la spaventosa cifra di 40 reti. Medie da Bayern Monaco. Dalla decima giornata in avanti, soltanto i campioni di tutto hanno fatto meglio degli uomini di Hütter. Di poco: due punti in più (43 contro 41) e quattro goal in più (49 contro 45).

Dall’altra parte il Wolfsburg. Che ci ha provato, ma contenere l’ondata è stato impossibile. Anche per una squadra che ha fatto della solidità difensiva il proprio cavallo di battaglia in stagione, compresa una striscia di 800 minuti consecutivi senza subire goal. E pensare che dopo 7 minuti Baku aveva fatto 0-1. Pareggiato un minuto dopo. Un paradosso, perché la mole di gioco prodotta da Weghorst è compagni è stata maggiore, ma ogni palla persa in mezzo al campo è stata fatale. L’Eintracht non è solido a difesa schierata, ma ha un pressing super efficace e un cambio di passo offensivo unico.

Se andiamo a fare il conto delle occasioni, sono stati gli uomini di Glasner a produrne di più, anche complici i calci piazzati sempre pericolosissimi di Maximilian Arnold. Il dato degli expected goals secondo ‘xG Philosophy’ è di 0.61 per i padroni di casa, 2.02 per gli ospiti. 8 a 21 i tiri totali, 6 key passes contro 17. E invece raccontiamo di un 4-3, la dodicesima partita in cui l’Eintracht ha guadagnato punti da posizione di svantaggio.

I meriti del Wolfsburg non possono comunque essere sminuiti. Ha prodotto tanto, soprattutto con Baku a destra, mostrando anche capacità di snaturarsi e giocare ad alta intensità senza abbassarsi. Dote che, unita a un’ottima capacità difensiva, ha portato i lupi al quarto posto. Al Waldstadion l’Eintracht ha fatto la cosa che gli riesce meglio: alzare il ritmo e segnare. Prendendo un margine di 10 punti sul quinto posto – aspettando Stoccarda-BVB e Hoffenheim-Leverkusen.

La lotta Champions è ancora aperta e incerta, tutto può succedere nelle ultime 6 giornate. Una certezza però potremmo già averla: difficilmente assisteremo a una partita più intensa e bella di Eintracht-Wolfsburg 4-3. Un Topspiel degno di questo nome.

Wout Weghorst, il miglior 9 umano in Bundesliga che trascina il Wolfsburg

Wout Weghorst

Quando si parla di attaccanti della Bundesliga, in particolare dei ‘numeri 9’, è ormai una prassi escludere dal discorso Robert Lewandowski ed Erling Haaland per manifesta superiorità. Non c’è nemmeno bisogno di evidenziarne i motivi: si parla, semplicemente, di due delle migliori cinque prime punte a livello mondiale.  Perciò possiamo tranquillamente dire che a Wout Weghorst spetterebbe un ipotetico premio di miglior ‘9’ della Bundesliga tra gli umani. Perché Wout Weghorst, sì, è davvero umano. E non soltanto per il suo percorso: giocava nei dilettanti, si è ritrovato in seconda serie olandese. Poi Eredivisie. La Bundesliga. E poi chissà, magari il suo sogno (mai nascosto): la Premier League.

L’attaccante olandese del Wolfsburg, classe 1992, è in realtà molto vicino al norvegese se parliamo di numeri in stagione: per il terzo anno consecutivo, è andato ha raggiunto almeno quota 15. Dal suo arrivo in Bundesliga (nell’estate 2018) soltanto Lewandowski ha segnato più di lui nel massimo campionato tedesco. Non è però una questione soltanto di numeri e di statistiche, perché racchiudere l’ex AZ Alkmaar all’interno di statistiche, reti e passaggi decisivi sarebbe quasi come sminuire il suo lavoro a tutto tondo. Anche in fase di non possesso. Anche per far salire la squadra.

Sin dal suo arrivo in Bundesliga – il suo cartellino è oltre costato 10 milioni di euro – Weghorst è riuscito a ritagliarsi immediatamente il suo spazio da titolare. Bruno Labbadia nelle prime giornate lo ha affiancato a Daniel Ginczek in un attacco a due molto fisico, su cui c’erano grossi dubbi. A fugarli ci ha pensato proprio l’olandese, il quale da subito ha mostrato che le sue doti non sono soltanto dentro l’area di rigore. Certo, se dovessimo vedere tutti i goal segnati da Wout Weghorst con ‘Die Wölfe’, non ci si sorprenderebbe se fossero tutti realizzati negli ultimi 15 metri. Il suo lavoro però è soprattutto fuori dall’area, o al limite.

Una delle soluzioni esplorate con più frequenza dal club della Sassonia è stata spesso e volentieri la palla lunga per la sponda del numero 9, che ha iniziato a giocare da unico riferimento dopo l’infortunio di Ginczek. I 197 centimetri di altezza facilitano il gioco spalle alla porta, ma il 28enne olandese è anche in grado di favorire l’inserimento senza palla dei compagni grazie all’ottima base tecnica e alle doti molto sottovalutate di passatore: 1.1 key passes a partita. A prima vista, non si direbbe. In più, il suo lavoro senza palla è prezioso anche in fase di non possesso: è sempre il primo a pressare gli avversari e schermarli. Non corre quasi mai a vuoto, legge prima la situazione.

Lo stesso fa, come pochi altri in Germania, quando si tratta di realizzare. A dispetto della stazza, Weghorst ha un ottimo dinamismo e soprattutto coordinazione. Le ha acquisite nel corso degli anni, con l’allenamento. Da giovane era un’altra storia: impacciato, alto, non il prototipo di calciatore olandese tecnico e veloce – come da metodo TIPS. Quella goffaggine che gli ha ricordato la bizzarra scivolata dal dischetto in Europa League, contro lo Shakhtar Donetsk. Ha buona velocità e un’ampia falcata che gli permettono di risalire il campo rapidamente, in più anche in area di rigore è spesso il primo ad arrivare sul pallone, facendo sempre la scelta giusta arrivando alle spalle della difesa.

In gran parte delle situazioni in cui il gioco si sviluppa sulle fasce, Weghorst rimane sul lato debole del campo e va ad attaccare il secondo palo e il terzino avversario. Trovare un esterno difensivo che possa reggere il confronto fisico è complicato e per questo l’olandese risulta così efficace quando si tratta di ricevere cross dentro l’area. Ciò è anche possibile grazie ai compagni che si inseriscono dal centrocampo o dalla trequarti e fanno densità dentro l’area. Insomma, l’occupazione degli spazi del Wolfsburg è sempre e spesso vincente.

Il cambio in panchina avvenuto nell’estate 2019 ha cambiato il modo di giocare del Wolfsburg più alla caccia di trame palla a terra come piace a Oliver Glasner piuttosto che in maniera più diretta come succedeva con Labbadia. L’ex AZ ha comunque (inevitabilmente) mantenuto un ruolo centrale nel sistema. Per la sua crescita i consigli di Labba, uno che di goal in Bundesliga se ne intende (e fuggito da Wolfsburg per motivi molto curiosi), sono stati indubbiamente preziosi, ma per essere pronto al salto in un top club aveva bisogno di abituarsi a un gioco più veloce anche con la palla tra i piedi. Fatto.

Certo, non ha il classico piede fatato. Tutt’altro. La sua generosità, però, compensa. È il quinto in stagione in Bundesliga per sprint (310) e per quelle che nelle statistiche vanno a referto come ‘intensive runs’: unico ‘nove’ in classifica, ça va sans dire. 124 duelli vinti, 38 duelli aerei. Se vogliamo continuare con le statistiche: 30 tiri totali, meglio di lui solo André Silva e Lewa. Numeri che sono frutto di un miglioramento continuo. Voleva diventare un professionista, ha assunto professionisti che lo aiutassero. Anche se si porta dietro quei piccoli gesti che lo distinguono, come he raccontato a ESPN.

“Ho delle piccole superstizioni, come mettere prima la scarpa sinistra, e ho anche lavorato con un mental coach da inizio stagione: voglio godermi di più il calcio, a lasciarmi andare di più”.

Wout Weghorst è davvero un calciatore self-made, a tratti anti-divo. Tanto che in Olanda per lui non stravedono: solo quattro misere comparsate. Mai convocato da De Boer, chiamato da Koeman per i suoi numeri. Eppure, il classe 1992 continua a segnare e sperare. Lo ha ammesso anche il suo allenatore Oliver Glasner.

“Spesso parliamo della Nazionale Olandese, è un argomento che emerge”.

Il diretto interessato però non ci ha mai dato peso. È sempre stato underdog per tutta la vita, non è mai stato ‘quello forte’ fino a quando è arrivato al Wolfsburg, dove per i ‘nove’ hanno un ottimo olfatto. E anche con lui ci han preso: segna un goal ogni due partite. E dà un contributo psicologico fondamentale: spinge tutta la squadra. I compagni non sanno fare a meno di lui.

“Mi piace essere l’underdog e continuare a segnare”.

Fedele alla linea, anche quest’anno. E se il Wolfsburg sogna la Champions è anche grazie a lui. Nel suo secondo aveva segnato 6 goal e fornito 3 assist in 6 partite. L’ultimo a riuscirci era stato un certo Kevin De Bruyne nell’annata 2014/15. Un altro ennesimo segnale che dopo Dzeko, Mandzukic, Grafite e Dost, il Wolfsburg è riuscito a scoprire un altro numero ‘9’ di caratura internazionale. Wout Weghorst, il miglior ‘9’ tra gli umani di Bundesliga.

🗞 BundesCafé review, 22ª giornata – Si riapre la corsa al Meisterschale

22ª giornata Bundesliga 2020/21

Soltanto due vittorie in casa, ben sei successi in trasferta e un pareggio nella 22ª giornata della Bundesliga 2020/21. 24 goal realizzati: una media di 2,67 a partita.

22ª giornata Bundesliga 2020/21
I risultati della 22ª giornata della Bundesliga 2020/21.

IL TOPSPIEL 💥

Dopo 43 minuti in grande equilibrio, il Revierderby ha preso la via di Dortmund. Lo show di Sancho (più giovane ad arrivare a 35 goal in Bundesliga) e di Haaland (il cui goal in acrobazia ha già fatto il giro del mondo) ha atterrito lo Schalke 04, sempre più ultimo e soprattutto sempre più disperato. In rete anche Guerreiro.

L’MVP 👑

Nel primo tempo di Eintracht-Bayern, partita vinta dal club di Francoforte per 2-1, Amin Younes ha tirato in piedi un vero e proprio show: dribbling, tiri da centrocampo, goal spettacolari. Decisivo per battere i campioni di tutto, con una prestazione straordinaria. Con tanti saluti a chi a Napoli lo metteva in panchina.

L’ALTRO PROTAGONISTA 🎖

Marcel Sabitzer ha riaperto totalmente la Bundesliga sbloccando la sfida con l’Hertha Berlino grazie a un missile da 25 metri che ha sorpreso tutti. Goal pesantissimo, prestazione solidissima e soprattutto rivincita dopo il disastroso errore nel match contro il Liverpool.

LA TOP 11 📐

Hitz (Dortmund); Tuta (Eintracht), Lacroix (Wolfsburg), Sosa (Stoccarda); Sancho (Dortmund), Sabitzer (Lipsia), Arnold (Wolfsburg), Steffen (Wolfsburg); Haaland (Dortmund), Kalajdzic (Stoccarda), Younes (Eintracht). All. Glasner (Wolfsburg)

IL VOLTO NUOVO 🆕

Non un esordio assoluto, ma da titolare sì. Marton Dardai, figlio di Pal Dardai, ha giocato per la prima volta dal primo minuto in Bundesliga. Il difensore centrale classe 2002, fresco 19enne, è stato lanciato nell’undici iniziale proprio dal papà. E tutto sommato se l’è cavata.

LA SORPRESA 😮

Il Mainz riapre totalmente ogni discorso in chiave salvezza, facendo il colpo grosso in casa del Borussia Mönchengladbach – merito di Kevin Stöger, che segna il suo terzo goal su tre negli 8 minuti finali – salendo a 17 punti e alzando la quota retrocessione. Nessuno ora può dirsi salvo. Comunque, le buone sensazioni c’erano già da qualche settimana. Rose, invece, continua nella sua settimana poco felice, dopo le critiche ricevute in seguito alla nomina a nuovo allenatore del BVB.

LA STATISTICA 📊

Il Bayer Leverkusen non ha mai perso con l’Augsburg da quando è in Bundesliga. Certo ci è andato vicinissimo in questa giornata, quando Lomb ha pensato di regalarci il liscio dell’anno, ma il goal di Tapsoba in pieno recupero ha fatto 20 su 20 senza perdere. A proposito di Lomb, ecco…

LA CITAZIONE 🎙

Erling Haaland nel derby ha segnato quel goal. Marco Reus però non è rimasto particolarmente impressionato.

“È assolutamente una macchina”.

Per la precisione, una macchina volante.

LA FOTO 📸

Dopo aver segnato il suo goal al Bayern Monaco, Amin Younes ha mostrato una maglietta dedicata alle vittime dell’attentato di Hanau, nell’Assia, che esattamente un anno fa ha scosso la Germania, causando nove vittime.

LA CURIOSITÀ 🧐

Il primo tempo di Eintracht-Bayern non è stato movimentato soltanto dai colpi di Younes, ma anche dall’infortunio di Micke Pickle, professione guardalinee, che ha subito una storta alla caviglia e ha lasciato il campo al quarto uomo. ‘Fermando’ il gioco per qualche minuto.

I MIGLIORI MARCATORI 🔥

Trova ancora il goal Lewandowski, arrivato a 26 e col Torkanone ormai prenotato: mancano 14 reti (da fare in 12 partite) al record di Gerd Müller. La ‘concorrenza’ tende a frenare, a parte Haaland che ne fa due allo Schalke e sale a 17. Arrivano in doppia cifra Lars Stindl e Sasa Kalajdzic.

LA CLASSIFICA 📃

Dopo la 22ª giornata della Bundesliga 2020/21, la corsa al titolo si riapre totalmente: il Lipsia approfitta dello scivolone del Bayern Monaco e sale a -2 dalla vetta. Continuano a tenere un passo spedito Wolfsburg ed Eintracht, che consolidano i posti in zona Champions. Il Dortmund prova a rientrare, il Leverkusen e il Gladbach tentennano. L’Union batte il Friburgo e prova a rilanciarsi. In coda sorride il Mainz, sempre penultimo ma ora a ridosso della zona salvezza. Anche lo Stoccarda consolida la sua posizione in zona franca, sale anche l’Hoffenheim che inguaia il Werder Brema.

22ª giornata Bundesliga 2020/21
La classifica dopo la 22ª giornata della Bundesliga 2020/21

Gli alti e bassi di Wolfsburg e Stoccarda: risalire dopo aver toccato il fondo

wolfsburg stoccarda

Wolfsburg-Stoccarda sarà l’ultima partita di Bundesliga del 2020. Una coincidenza interessante, perché le due squadre da una parte sono tra le più in forma del momento, dall’altra hanno vissuto storie simili nel recente passato e ora sembrano tornate in rampa di lancio.

Il Wolfsburg mercoledì contro il Bayern ha subito dopo 11 giornate la prima sconfitta in campionato dopo aver raccolto 21 punti, ma soprattutto 13 nelle 5 partite precedenti. Anche lo Stoccarda, neopromosso, si trova nelle zone alte della classifica, ha perso soltanto due volte e arriva da 7 punti nelle ultime tre, tra cui il clamoroso 1-5 del Westfalenstadion costato la panchina a Lucien Favre. Gli Svevi hanno inoltre il miglior rendimento esterno della Bundesliga.

Le loro storie nell’ultimo periodo sono simili, tra continui alti e bassi dopo gli storici titoli dello scorso decennio. Stoccarda e Wolfsburg sono infatti gli ultimi due club ad aver vinto il Meisterschale prima del dominio del Borussia Dortmund e soprattutto del Bayern.

I successi

Gli Svevi hanno trionfato vincendo la volata contro lo Schalke nella stagione 2006/2007, sotto la guida di Armin Veh e trascinati tra gli altri da Mario Gomez, Thomas Hitzlsperger e dal giovane Sami Khedira. Die Wölfe centreranno invece il loro primo storico titolo due anni dopo, grazie ad un incredibile girone di ritorno. L’allenatore Felix Magath, i due campioni del mondo italiani Andrea Barzagli e Cristian Zaccardo e la coppia d’attacco Dzeko-Grafite sono i protagonisti del trionfo. Curiosità: c’è un unico giocatore presente in entrambe le rose ed è ancora oggi in Bundesliga. Si tratta di Christian Gentner, centrocampista dell’Union.

I recenti alti e bassi

Dopo le vittorie ecco gli alti e bassi del decennio ’10. Per lo Stoccarda sin dall’inizio si vedono le prime avvisaglie, nonostante il raggiungimento della finale di DFB Pokal 2012/2013, persa contro il Bayern del (primo) triplete. Poi nella stagione 2015/2016 la retrocessione e il ritorno in Zweite dopo quasi quarant’anni. E in seguito all’immediata risalita arriva una nuova inaspettata retrocessione (con altra immediata risalita). Il Wolfsburg vince Coppa e Supercoppa di Germania con Dieter Hecking nel 2015, stesso anno in cui in Bundesliga termina secondo alle spalle dell’irraggiungibile Bayern di Guardiola. Ma le stagioni 2016/2017 e 2017/2018 sono sportivamente parlando drammatiche. Si chiudono con due playout, fortunatamente per die Wölfe entrambi vinti contro Eintracht Braunschweig e Holstein Kiel.

La rinascita?

Per motivi diversi oggi sono due casi positivi da tenere in grande considerazione. Il Wolfsburg dopo lo spavento ha centrato due qualificazioni europee consecutive, grazie all’ottimo lavoro di Bruno Labbadia prima e di Oliver Glasner poi. Nella stagione in corso, la seconda per l’allenatore austriaco, la squadra già affiatata sembra essere ulteriormente maturata, forse anche grazie alla scossa a seguito della brutta eliminazione nei preliminari di Europa League. Il progetto di crescita è ben visibile, al di là di qualche screzio di troppo (non il primo del dirigente con gli allenatori) tra Jörg Schmadtke e il tecnico.

A Stoccarda si stanno vedendo i risultati di un ottimo lavoro di scouting, unito al coraggio del tecnico Pellegrino Matarazzo di lanciare giocatori anche giovanissimi (Klimowicz, Wamangituka, Kalajdzic e Coulibaly solo per citarne alcuni). Insomma, la mano del Direttore Sportivo Sven Mislintat, ex Dortmund e Arsenal, sta facendo la differenza.

Wolfsburg e Stoccarda si affrontano con l’obiettivo di chiudere l’anno nelle posizioni altissime della classifica. Comunque vada con l’orgoglio di aver intrapreso una strada che oggi è un esempio per molti.

Critiche, risposte, tensione, pace: cos’è successo tra il Wolfsburg e Glasner

glasner wolfsburg

Andare d’accordo con Jörg Schmadtke, responsabile della sezione sportiva del Wolfsburg, è un privilegio che non spetta a molti allenatori. Lo scorso anno vi abbiamo raccontato della clamorosa rottura con Bruno Labbadia, che aveva portato la squadra dal disputare lo spareggio salvezza alla qualificazione in Europa League. Anche quest’anno ci sono stati forti attriti con quello che è stato il successore di Labbadia. Anche se, a differenza del predecessore, Oliver Glasner rimarrà ancora sulla panchina del Wolfsburg.

Il club ha comunicato che un incontro svoltosi venerdì 13 novembre ha risolto le questioni tra l’allenatore, il capo della parte sportiva e il direttore sportivo Schäfer. In agenda non ci sarebbe stata la posizione dell’allenatore, secondo quanto comunicato. E dunque conferma, nonostante gli attriti degli scorsi giorni.

La goccia che sembrava aver fatto traboccare il vaso era arrivata giovedì 5 novembre, quando il tecnico austriaco intervistato a ‘Sky’ ha dichiarato pubblicamente il proprio malcontento per la gestione della campagna acquisti e il mancato arrivo di un attaccante con caratteristiche specifiche.

“È un peccato non essere riusciti ad acquistare un attaccante veloce che attaccasse la profondità. Ne abbiamo parlato per mesi. Lo faccio presente perché abbiamo parlato del fatto che stiamo segnando poco”.

Peculiarità che evidentemente il 46enne non ha riscontrato nei due nuovi arrivati in attacco: né nel giovanissimo Bartosz Bialek, classe 2001 polacco, né nel più esperto Maximilian Philipp, che nel ruolo di prima punta ha vissuto esperienze poco felici a Dortmund. Mancanza prontamente rimarcata, in quello che secondo il kicker sembrava essere un momento già di per sé di rottura tra Glasner e il Wolfsburg, in particolare nella figura del plenipotenziario Schmadtke. Che proprio al sito tedesco ha affidato la replica al proprio allenatore, a distanza, prima di un confronto diretto.

“Non la trovo una bella cosa da dire, trovo infelice la dichiarazione e il tempismo. Sembra talmente insoddisfatto che lo ha detto soltanto ora (a un mese dalla chiusura del mercato, ndr). Qui non è fantasylandia, non si possono volere cose che non si possono avere”.

Se la dichiarazione è stata morbida, la conseguenza sembrava non esserla: venerdì 13 novembre si è tenuto un incontro nel quale è prevalsa la via prima di tutto del dialogo, come voluto dal club. Alla fine il Wolfsburg non ha optato per il cambio in panchina, nonostante un rapporto che già da diverse settimane non sembrava idilliaco. Il club ha inizialmente deciso di temporeggiare fino a domenica per permettere alla squadra di giocare contro l’Hoffenheim con un allenatore e non in situazione di emergenza, vincendo la partita per 2-1.

A livello tecnico, il tecnico austriaco poteva essere contestato soltanto su due fronti: un calcio non sempre vivace e propositivo, ma molto solido, e l’eliminazione all’ultimo turno preliminare di Europa League contro l’AEK Atene. Anche dopo la sfortunata trasferta greca, chiusa con sconfitta e addio alla fase a gironi, nessuno aveva messo in discussione il lavoro dell’ex tecnico del LASK, club con il quale ha compiuto veri miracoli, portandolo a competere con il Salisburgo.

Il 46enne è stato vice di Roger Schmidt proprio nella squadra marchiata Red Bull e ha allenato anche al Ried, club nel quale ha speso quasi vent’anni della sua carriera da giocatore. Dopo anni di successo al LASK, dove copriva sia il ruolo di allenatore che quello di direttore sportivo, con risultati notevoli, il Wolfsburg lo aveva assunto come erede di Labbadia, con risultati tutto sommato soddisfacenti.

Il ‘kicker’ ha scritto sulla vicenda che esisteva un patto tra allenatore e dirigenza che permetteva solo a Schmadtke e Schäfer, il direttore sportivo, di parlare di mercato pubblicamente. Qualche parola di troppo, con conseguenti screzi dietro le quinte, poteva costare la panchina a Glasner, che a ‘Sky’ prima della partita con l’Hoffenheim si è difeso.

“Non era una critica, non va intesa in questo modo. Ho detto che abbiamo tracciato il profilo di un giocatore che per varie ragioni non abbiamo preso. Non ho detto che io e la dirigenza avevamo idee diverse. Il clamore mi ha sorpreso. Sono stato onesto nel descrivere la situazione. Il mercato è una piccola parte del problema”.

Glasner ha anche aggiunto che lui e Schmadtke hanno avuto “discussioni controverse, a volte non sempre siamo stati d’accordo, ma remiamo tutti nella stessa direzione”. Tra l’altro Schmadtke a ‘Sport 1’ ha anche detto di “non essere un mangia-allenatori”, come lo hanno dipinto alcuni. Per questa volta li ha smentiti. Per ora.

Wolfsburg e Hoffenheim: in Europa League oltre le aspettative

Wolfsburg Hoffenheim

Arrivano i primi verdetti a 90 minuti dalla fine della Bundesliga: se per gli ultimi due posti della zona Champions è ancora aperta la bagarre tra Borussia Mönchengladbach e Bayer Leverkusen, dietro Wolfsburg e Hoffenheim hanno centrato la matematica qualificazione in Europa League.

Entrare nella top 7 del campionato è diventato un obiettivo concreto solo a stagione in corso per le due squadre che, seppur a livelli diversi, partivano entrambe con diversi dubbi e perplessità.

Le principali riguardavano la guida tecnica. In Sassonia c’era bisogno di rimpiazzare uno come Bruno Labbadia, maestro nel prendere squadre in situazioni pericolanti trasformandole in realtà solide e stabili.  Arrivato a febbraio 2018, il tecnico di origini italiane è riuscito a salvare il Wolfsburg in un’annata da horror, vincendo lo spareggio play-out, per poi chiudere la stagione successiva al sesto posto. Il mancato accordo per il rinnovo – con annesse polemiche, manco troppo velate – ha però spinto le due parti in direzioni diverse, e nell’estate 2019 su quella panchina si è seduto Oliver Glasner, con alle spalle due sole (seppur molto positive) esperienze da capo allenatore, in Austria, con Ried e LASK. Agli occhi dei tifosi, un passo indietro pericoloso e ricco di incertezze.

Il DS Marcel Schäfer, però, non ha avuto motivi per pentirsi della sua scelta. Reduce da una buona prima parte di stagione, il Wolfsburg ha portato a termine la missione Europa League con il particolare ruolino di marcia dopo la pausa per il COVID-19: quattro vittorie nelle cinque partite giocate in trasferta, nessuna nelle tre disputate alla Volkswagen Arena.

Glasner, comunque, ha plasmato una squadra quadrata, con una forte identità, capace sia di soffrire che di mettere in campo un gioco divertente e spumeggiante. Wout Weghorst, 16 gol e 3 assist in 31 presenze, è sicuramente il terminale offensivo primario della manovra, ma le individualità di livello non mancano. Se Maximilian Arnold, ad esempio, è la solita sicurezza, capace di dettare ritmi e misure a tutti i compagni, Kevin Mbabu e Renato Steffen hanno sicuramente reso sopra le aspettative, diventando ottimi comprimari e allargando il ventaglio di soluzioni del loro allenatore. Il Wolfsburg è diventato una squadra sempre più difficile da affrontare, e i 49 punti accumulati ne sono la prova. A questo punto, oltre a difendere il sesto posto dall’Hoffenheim per evitare gli insidiosi preliminari (anche se sembra piuttosto sicuro, differenza reti +6 contro -4), per i Wölfe c’è da guardare ad Agosto. Alla ripartenza dell’Europa League ancora in corso, ci sarà da ribaltare il 2-1 incassato all’andata degli ottavi di finale dallo Shakhtar Donetsk in una partita secca dal valore inestimabile.

Parabola simile, per quanto riguarda il libro paga degli allenatori, anche per l’Hoffenheim: a salutare, lo scorso giugno, è stato però l’uomo dei miracoli, Julian Nagelsmann. Il suo passaggio a Lipsia era annunciato già dal 2018, ma salutare un allenatore così rivoluzionario, iconico, e soprattutto capace di portare una squadra di metà classifica a due qualificazioni consecutive in Champions League, non è mai facile. Il compito di rimpiazzarlo è spettato a Alfred Schreuder, proveniente dallo staff di Ten Hag all’Ajax.

L’olandese non ha demeritato, andando sopra le aspettative con una rosa abbastanza indebolita dalle cessioni rispetto a quella dell’anno precedente, che chiuse al nono posto. A lui sono da riconoscere i meriti per la crescita, importante, di talenti come Skov, Baumgartner e Geiger. Il mercato di gennaio ha aggiunto un tassello rilevante come l’israeliano Munas Dabbur, arrivato dal Siviglia, ma nonostante i sette punti raccolti nelle prima quattro partite dopo pausa, a fine maggio è arrivato un divorzio abbastanza inaspettato tra società e tecnico.

Se alcune – ma solo alcune – delle motivazioni addotte non sono sembrate eclatanti (entrambe le parti hanno parlato principalmente di differenza di vedute) lo è stato il tempismo della decisione, ma soprattutto il modo in cui Schreuder è stato sostituito: al suo posto è stata piazzata una “task force” di allenatori delle varie giovanili della squadra, capeggiati da Marcel Rapp. Sconfitti alla prima uscita contro il Lipsia, i cinque “co-allenatori” sono riusciti comunque a traghettare la squadra in zona Europa League, mantenendo la media di 1,5 punti a partita del loro predecessore e mettendo in cascina due vittorie (e sette gol) contro Augsburg e Union Berlino. Se, come sembra, nessuno dei tecnici scelti ad-interim dovesse rientrare nella rosa di possibili allenatori per il 2020/21, sicuramente la loro strana collaborazione avrà portato a dei risultati più che dignitosi.

Renato Steffen, il piccolo grande goleador del Wolfsburg

Renato steffen

Bayer Leverkusen-Wolfsburg, minuto 67. Da un cross di Joao Victor, Renato Steffen spicca di testa su Wendell siglando la rete del 3-0 a favore della squadra dell’Autostadt. Una scena non nuova: per lo svizzero è il quarto goal (su sei stagionali) arrivato grazie a un colpo di testa. Numeri normali per un attaccante, decisamente meno per un esterno di centrocampo di soli 170 cm di altezza. Che, un po’ per caso, si è ritrovato ad essere uno dei migliori goleador dei lupi. E che a segnar di testa ci ha preso gusto. Anche grazie ai suoi goal il Wolfsburg, guidato dall’allenatore austriaco Oliver Glasner, è in piena corsa per guadagnarsi la conferma di un posto in Europa League.

Durante il girone di ritorno, a seguito dell’infortunio al legamento crociato subito dal brasiliano William e degli acciacchi di capitan Guilavogui, fino a quel momento due perni nel 3-4-3 del tecnico, il Wolfsburg ha dovuto necessariamente cambiare sistema di gioco, passando da una difesa a 3 ad una a 4.  Proprio grazie a questo cambio tattico, Renato Steffen ha potuto trovare il giusto spazio per esprimere al meglio le proprie caratteristiche, tanto da segnare 6 gol da gennaio ad oggi, diventando così uno dei migliori cannonieri del Wolfsburg dell’anno 2020 insieme al bomber Wout Weghorst.

“La mia fiducia è aumentata, ho riacquisito la spensieratazza che avevo in passato, gioco senza rimugniare troppo”

Steffen all’Aargauer Zeitung

Renato Steffen è approdato a Wolfsburg nel gennaio 2018, dopo anni di esperienza in Super League (la prima lega calcistica svizzera) passando per Thun, Young Boys e Basilea, dove ha conquistato due campionati svizzeri e una coppa nazionale, ma si è preso anche tanti insulti per il trasferimento dai rivali gialloneri. É anche nel giro della Nazionale, anche se senza mai riuscire a imporsi come titolare: una decina di presenze dal 2015 ad oggi, trovando la convocazione con continuità soltanto nel 2019.

Anche al Wolfsburg è sempre stato considerato come una buona riserva. Sotto la gestione di Bruno Labbadia ha ricoperto la posizione di ala destra nel 4-4-2, oppure come attaccante esterno destro nel 4-3-3. Occasionalmente quest’anno con Glasner ha anche coperto il ruolo di esterno a tutta fascia nel 3-4-3.

La duttilità è uno dei suoi pregi. Oltre al tempismo nel gioco aereo ed il fisico roccioso – simile a quello del suo connazionale Shaqiri – Steffen è dotato di un ottimo tiro dalla distanza e di un dribbling secco e veloce. Li ha messi in evidenza soprattutto a febbraio contro il Mainz, quando ha segnato uno dei goal più belli della stagione: triplo dribbling secco nello stretto e conclusione precisa a rete.

Il piccolo centrocampista goleador del Wolfsburg sta così convincendo sempre di più la tifoseria e i dirigenti della società dell’Autostadt delle sue grandi potenzialità. A 29 anni da compiere a novembre, ha trovato la sua dimensione. Il ‘kicker’ quest’anno lo ha già inserito due volte nell’undici ideale della giornata. Chissà che non possa essere proprio lui, a sorpresa, l’arma vincente del Wolfsburg per raggiungere un posto nelle competizioni europee.

La sfida delle tre tedesche in Europa League

tedesche europa league

Dopo l’eliminazione a sorpresa del Borussia Mönchengladbach nella fase a gironi in maniera rocambolesca, sono ancora tre le squadre tedesche che si presentano ai nastri di partenza della fase a eliminazione diretta dell’Europa League. Il posto dei Fohlen lo ha preso il Bayer Leverkusen, arrivato terzo nel suo girone di Champions dietro a Juventus ed Atlético Madrid, che si è aggiunto ad Eintracht Francoforte e Wolfsburg, che hanno chiuso al secondo posto rispettivamente dietro ad Arsenal e Genk. Tre squadre che partono con obiettivi diversi, ma avversarie complicate.

Eintracht-Salisburgo sarà la sfida dei sedicesimi. Fonte: Getty

L’impegno più complicato è quello dell’Eintracht Francoforte, che dovrà vedersela contro il Salisburgo, una squadra che conosce la competizione e ha raggiunto anche una semifinale nel 2018. Non che le ‘Adler’ siano da meno, visto che lo scorso anno hanno raggiunto lo stesso obiettivo. La differenza tra le due sta nella maggior esperienza europea che gli austriaci hanno accumulato nel corso del decennio e anche la propensione a giocare un calcio più ‘europeo’, soprattutto rispetto a quello della squadra di Hütter in questa stagione.

Aver perso il trio formato da Haller, Jovic e Rebic ha tolto intensità a una squadra che in questo momento lavora più grazie alla solidità difensiva e alle falcate di Kostic, piuttosto che su un attacco realmente funzionale. La pesante sconfitta contro il Dortmund ha messo in luce le difficoltà che una squadra come il Salisburgo, così come diverse altre squadre con caratteristiche simili, possono causare all’Eintracht. Insomma, difficile pensare di vedere Hinteregger e compagni ancora in semifinale, specialmente con il crescente livello della competizione.

Il Leverkusen arriva dal terzo posto in Champions League. Fonte: Getty

Maggiori aspettative sono piuttosto da riporre nel Bayer Leverkusen, il quale sta disputando una stagione di Bundesliga da non sottovalutare: quinto posto in classifica 40 punti in 22 partite, soltanto 6 in meno del Bayern capolista e a due punti dalla zona Champions League. Anche in valore assoluto, i Werkself sono la squadra con più talento tra le tre tedesche rimaste in Europa League, nonché quelli più abituati a giocare competizioni europee. Ha un calcio offensivo ed europeo e conta su individualità in grado di fare la differenza ad alto livello – Havertz su tutti, ma non solo: anche Kevin Volland sa essere un fattore.

Inserire il Leverkusen nel lotto delle favorite potrebbe sembrare eccessivo, specialmente perché anche lo scorso anno la squadra di Bosz è uscita prematuramente ai sedicesimi contro il Krasnodar. La sensazione però è che abbia imparato la lezione e anche il fatto di aver raggiunto i quarti di DFB-Pokal, oltre a una classifica importante in Bundesliga, sia indicazione di una crescita che sta avvenendo. E che può trovare successo in Europa. Magari non vincerà, ma tra le tre tedesche in Europa League, il Leverkusen è quella che può fare il percorso migliore. Anche se dovrà vedersela subito con il Porto ai sedicesimi.

Il Wolfsburg sfiderà il Malmö ai sedicesimi di Europa League. Fonte: Getty

Il sorteggio più facile lo ha avuto indubbiamente il Wolfsburg, che si troverà di fronte gli svedesi del Malmö. Se dovessero passare gli svedesi, si potrebbe tranquillamente parlare di flop per la squadra di Glasner. Anche perché il Malmö ha terminato il campionato a inizio novembre e lo riprenderà ad aprile. In mezzo solo amichevoli e gare di coppa. Insomma, ci sarà una notevole differenza di gamba e il Wolfsburg potrà far valere la sua fisicità. I dubbi su Die Wölfe riguardano più che altro un’eventuale possibilità di fare un percorso.

Già il girone non è stato passato in maniera molto brillante (secondo posto dietro al Genk), anche perché la squadra gioca un calcio basato piuttosto sulla difesa e sulla fisicità degli interpreti, senza né intensità né velocità o ritmo di gioco. Insomma, un calcio fatto di episodi che spesso non riescono ad essere controllati. E per questo tra le tre è quella che potrebbe avere un percorso meno soddisfacente. Le sorprese però con Weghorst e compagni non finiscono mai…