Il triplo addio di Hütter, Bobic e Hübner: all’Eintracht finisce un’era

Hütter eintracht

A febbraio 2021 il direttore sportivo Bruno Hübner e il responsabile dell’area calcistica Fredi Bobic hanno annunciato che la prossima estate lasceranno l’Eintracht Francoforte. A inizio aprile, è stato annunciato l’addio di Adi Hütter, che allenerà il Borussia Mönchengladbach per le prossime tre stagioni. Un triplo addio, che segna per le Adler la fine di un’era, impreziosita, oltre che da diverse partecipazioni all’Europa League, dalla vittoria in Coppa di Germania nel 2018 e dalla probabile Champions League dell’anno prossimo.

Hübner, un uomo che sa guardare lontano – Bruno, classe 1960, un discreto passato come attaccante al Kaiserslautern e al Wehen Wiesbaden è arrivato all’Eintracht nell’estate 2011, voluto dall’allora responsabile dell’area sportiva Heribert Bruchhagen. All’epoca Hübner era il ds del Duisburg, arrivato in quella stagione in finale di Coppa di Germania contro lo Schalke. E proprio mentre stava andando all’”Olympiastadion” Bruno riceve l’offerta. Che accetta. Un “sì” non scontato visto che l’Eintracht Francoforte era appena retrocesso in 2. Bundesliga. Tra le prime decisioni di Hübner, accento dell’Assia, modi cordiali e battuta sempre pronta, c’è quella di scegliere come allenatore Armin Veh, che riporta subito le “Aquile” in Bundesliga. Non sarà l’unico tecnico che l’ex attaccante, con un passato pure da allenatore al Wehen Wiesbaden, condotto per la prima volta in seconda divisione, farà. Per esempio è lui nel 2016 a impuntarsi, con il club dato quasi per spacciato su Niko Kovač, reduce da una non eccezionale esperienza con la Nazionale croata. Uno che sa scegliere allenatori e giocatori, ma soprattutto che li sa convincere, come quuando si è fatto una dozzina di volte Francoforte-Praga per portare Vaclav Kadlec in Assia. Un mago delle trattative, in entrata e in uscita, con la verve di un pokerista. “Un venditore con cuore” l’ha definito il Frankfurter Rundschau.

Bobic, contatti e scouting – Nel 2016, dopo la partenza di Heribert Bruchhagen, la dirigenza dell’Eintracht sceglie come nuovo responsabile dell’area sportivo Fredi Bobic, reduce da un’esperienza analoga allo Stoccarda. L’ex attaccante campione d’Europa con la Germania nel 1996 punta in primo luogo sul potenziamento del reparto scouting, con l’assunzione come responsabile di Ben Manga, già scout all’Alemannia Aachen, all’Hoffenheim e collaboratore di Bobic allo Stoccarda. Gli impiegati in quella sezione sono ufficialmente undici, anche se quelli che danno una mano sono di più. Un lavoro di osservazione che consente all’Eintracht di pescare bene, a poco prezzo in mercati poco battuti dalla concorrenza. In più Bobic, che parla spagnolo usa al meglio i suoi contatti per esempio al Real Madrid da cui sono arrivati Jesus Vallejo e Omar Mascarell e da cui è ritornato Luka Jovic. In più l’ex cannoniere dello Stoccarda è stato il dirigente che ha creduto di più in “Adi” Hütter, l’uomo che sta guidando l’Eintracht proponendo un gioco efficace ma anche divertente.

Una strategia che paga – Hübner, Bobic e la dirigenza delle “Aquile” hanno trovato un modo per avere una squadra competitiva, riuscendo anche a guadagnarci dal punto di vista economico (nell’era Bobic grazie al mercato sono stati incassati 170 milioni di euro). I due hanno puntato o su giocatori di prospettiva, come Jovic pescato in prestito nel 2017 dal Benfica B o Sebastién Haller arrivato dagli olandesi dell’Utrecht, o su calciatori che hanno qualità ma che sembravano essersi persi, come per esempio Ante Rebic. I prospetti vengono comprati a basso prezzo giocando in anticipo, mentre i giocatori di talento alla ricerca di una seconda possibilità vengono presi in prestito con un’opzione per l’acquisto. Lo scopo: rivenderli dopo averli valorizzati, alimentando un ciclo, che fino ad ora ha portato una Coppa di Germania e una semifinale di Europa League.

Il futuro altrove (ma non insieme) – Dopo aver creato una delle più interessanti e finanziariamente sostenibili società della Bundesliga, le strade di Hübner e Bobic si divideranno. Per Bruno non si prospetta al momento nessun ingaggio, visto che lui quando ha annunciato l’addio ha spiegato che non rimarrà come consulente e che si godrà la famiglia, compresi i figli Benjamin, Florian e Christopher, tutti calciatori, i primi due in Bundesliga con Hoffenheim e Union Berlino. Per Fredi, a cui la dirigenza delle Aquile, il 10 marzo ha però rifiutato la risoluzione del contratto, invece si prospetta una nuova sfida, probabilmente al Hertha Berlino, anche perché nella città dell’Orso vive la sua famiglia. Per l’Eintracht sarà interessante vedere chi saranno i loro successori: per Hübner si fa il nome di Ben Manga, che ha appena allungato il contratto con le “Aquile” per Bobic i nomi avanzati sono quelli di Christoph Freund, ds della Red Bull Salisburgo, Horst Heldt che da giocatore ha anche vestito la maglia dell’Eintracht, attualmente al Colonia, Rouven Schröder ex Mainz, Christoph Spycher ds dello Young Boys, che ha già lavorato con Hütter o Gelson Fernandes, ex dell’Eintracht. La maggior parte degli interessati però hanno già smentito. Un’ulteriore possibilità, molto realistica, potrebbe essere quella di accorpare i ruoli di Hübner e Bobic per affidarli a Ben Manga che intanto ha prolungato il suo contratto fino al 2026 con l’Eintracht.

Hütter, una scelta forse impopolare? – A conclusione della rivoluzione è arrivato anche l’addio dell’allenatore Adi Hütter, che ha scelto di legarsi al Borussia Mönchengladbach per le prossime tre stagioni a partire dall’estate. Può sembrare una scelta impopolare visto che il Gladbach rischia di non fare neanche l’Europa League l’anno prossimo, ma la rivoluzione dirigenziale a Francoforte porta incertezza tecnica e segna la fine di un ciclo. Sembra una scelta logica anche per il tecnico cedere il passo, passando su una panchina altrettanto importante. E poco male se l’anno prossimo non guiderà la squadra in Champions League: avrà altre occasioni per tornarci con i Fohlen.

I tecnici che hanno cambiato la vita di Serge Gnabry

Serge Gnabry

La vita e la carriera dei migliori calciatori del mondo dipendono spesso dagli allenatori incontrati sul percorso. Se possa già rientrare nella categoria dei giocatori top mondiali anche Serge Gnabry non lo sappiamo, forse bisognerebbe prudentemente aspettare ancora un anno. Se ci fossero ancora dubbi. Una cosa però è certa: ci è molto vicino. Lo dicono i quattro goal segnati nell’incredibile 2-7 con cui il Bayern Monaco ha battuto il Tottenham, il punto più alto finora toccato che lo ha fatto entrare tra le star della Champions League (noi vi avevamo consigliato di seguirlo), la doppietta in semifinale al Lione e quella al Chelsea negli ottavi, con colpi da fuoriclasse. 9 goal in Champions ricchi di significato, 6 dei quali arrivati a Londra contro gli Spurs e i blues, lui che i primi passi da professionista li ha mossi sì nella capitale inglese, ma con l’Arsenal. La stessa squadra che troppo presto lo ha scaricato. E anche quella volta per una questione di allenatori e di rapporti con gli stessi.

Una grossa parte del merito per la straordinaria crescita di Gnabry se la dividono quelli che sono i due tecnici che lo allenano oggi. Da una parte Niko Kovac, che lo ha trovato al Bayern Monaco e lo ha reso un giocatore completo, poi valorizzato da Flick; dall’altra Joachim Löw, che lo ha voluto in nazionale e lo ha messo al centro del suo nuovo ciclo, dopo averlo fatto esordire nel novembre 2016 contro San Marino (tripletta, per la cronaca). I primi due che lo hanno valorizzato fino in fondo, come non sempre è successo nella sua carriera.

Arsène Wenger, ad esempio, ha voluto a tutti i costi strapparlo allo Stoccarda nel 2011, ma in cinque anni all’Arsenal gli ha regalato soltanto 872 minuti spalmati su 18 presenze, con numerose panchine. Poi, nel giugno 2015, il 20enne tedesco è stato spedito in prestito al West Bromwich Albion, dove ha trovato Tony Pulis in panchina, uno che la carriera e la vita gliele stava cambiando in maniera negativa. Tra i due il rapporto non è mai stato idilliaco, anzi più volte l’allenatore lo ha ripreso pubblicamente, affermando che secondo lui non era ancora al livello per giocare nel WBA. Così a gennaio ha interrotto il prestito e ha fatto tornare il giocatore all’Arsenal.

La seconda bocciatura è arrivata nell’estate 2016, questa volta dai ‘Gunners’, a causa della poca volontà di rinnovare un contratto in scadenza 2017 per le richieste economiche ritenute eccessive. Wenger ha continuato a tenerlo in panchina, nonostante lo ritenesse un giocatore valido, ancora però da sgrezzare, non pronto per la prima squadra dell’Arsenal – a cui un giocatore del genere avrebbe indubbiamente fatto comodo, soprattutto in quegli anni di incertezza in attacco.

Comunque, a giudicare da come ha festeggiato il poker al Tottenham, un po’ di affetto nei confronti dei colori dell’Arsenal gli è rimasto. Che poi i colori sono gli stessi del Bayern, quelli che sognava da quando, a 10 anni, papà gli disse che era troppo presto per lasciare casa e andare in Baviera.

Il ritorno in Germania, al Werder Brema per soli 5 milioni, ha confermato le cattive sensazioni in casa Arsenal, anche se i Grün-Weiß hanno vissuto i loro momenti migliori della stagione 2016/17, guidati da Alexander Nouri, senza il classe 1995 in campo. Anche l’esperienza all’Hoffenheim con Nagelsmann non sembrava aver reso Serge Gnabry quel giocatore che Wenger sperava diventasse quando lo ha acquistato. Tanto che il suo arrivo al Bayern Monaco nell’estate 2018 (anche se la clausola era stata pagata al Werder l’estate precedente) era passato quasi in sordina e non convinceva tutti.

Il nativo di Stoccarda in Baviera ha avuto due fortune: il fatto di essere l’unico fisicamente integro al 100% tra gli esterni del Bayern (gli altri erano Robben, Ribéry e Coman) e soprattutto trovare Niko Kovac. Tre mesi di testardaggine, alla ricerca della giocata di troppo, hanno fatto da prologo al graduale miglioramento vissuto da novembre in poi. Ovvero in concomitanza con le prime convocazioni di Joachim Löw nella Germania. Una prova di fiducia che, unita ai consigli del tecnico del Bayern, ha fatto prendere il volo a Gnabry, diventato ormai un punto fermo sia per il club che per la ‘Mannschaft’.

Non è per la verità il primo giocatore offensivo completo, ma testardo e poco continuo, che Kovac ha reso di livello internazionale: lo aveva già fatto all’Eintracht Francoforte con Ante Rebic, trasformato in titolare di una nazionale vice-campione del mondo e in grado di battere proprio il Bayern con una doppietta in finale di coppa. Gnabry può andare ancora più in alto, perché partita dopo partita sembra aggiungere nuovi progressi. E, allo stesso modo, non è il primo a cui il Ct dà fiducia senza guardare troppo al rendimento nei club (chiedere a Gomez o Podolski).

A inizio settembre Joachim Löw a gennaio ha consacrato il suo giocatore come punto fermo: “Con me Serge Gnabry gioca sempre” ha dichiarato. Kovac ci è andato più leggero: “Non posso garantirgli che giocherà ogni minuto…”. Flick si limita a schierarlo sempre titolare. Anche Kovac però, come il ‘BundesTrainer’, sa che uno come Serge Gnabry per il Bayern Monaco in questo momento è imprescindibile. Come lui lo è stato per la crescita del 24enne, già diventato il miglior giocatore del suo club già nella scorsa stagione. E anche sebbene sia presto per tirare le somme sulla carriera di quest’ultimo, Gnabry lo ricorderà, così come Löw, tra i tecnici più importanti della sua carriera. Tra quelli, insieme a Flick (conto dei goal stagionali a 24, con doppia cifra di assist) che gli hanno cambiato la vita in positivo. Con buona pace di Wenger e Pulis.

Marco Russ, un simbolo dell’Eintracht Francoforte

marco russ

Sarei stato felice di giocare due o tre minuti, ma la vittoria era più importante. I 3 punti sono preziosi per la valutazione dei diritti tv. Già essere in squadra è stato abbastanza per me”. In questa dichiarazione al termine di Eintracht-Paderborn, l’ultima della sua carriera, c’è tanto di Marco Russ. Il difensore centrale classe 1985 resterà comunque con l’amato Eintracht, come analista. La stima di società e compagni si è vista anche dalla richiesta dell’allenatore Adi Hütter di riunire in cerchio tutta la squadra al termine del match per salutare appunto Russ, insieme a Gelson Fernandes e Jonathan De Guzman.

Il percorso di Russ è un inno alla fedeltà: 328 presenze, undicesimo nella storia del club. Cresciuto nelle giovanili, di cui entra a far parte a undici anni, esordisce a diciannove con le Adler in Zweite e l’anno successivo in Bundesliga a marzo subentra nella gara contro il Duisburg al posto dell’infortunato Chris. Da quel momento gioca titolare fino al termine della stagione, compresa la finale di DFB Pokal persa contro il Bayern. Continuerà a essere al centro della difesa dell’Eintracht per tutta la carriera, a parte una parentesi di un anno e mezzo al Wolfsburg nella stagione 2011/2012, giocata dalla squadra di Francoforte in Zweite, e fino a gennaio 2013.

Il 2016 è l’anno più difficile per Russ. L’Eintracht grazie ad un buon finale di stagione coinciso con l’arrivo del nuovo allenatore Nico Kovac, subentrato ad Armin Veh, riesce a conquistare il play-out contro il Norimberga. Prima della gara di andata gli viene diagnosticato un tumore ai testicoli a seguito di un controllo antidoping. Deciderà di giocare lo stesso quella partita, da capitano, e nonostante segni un’autorete viene acclamato in modo commovente dal suo pubblico. La partita finirà 1-1 e le Adler si salveranno andando a vincere la gara di ritorno a Norimberga.

Dopo aver superato la sfida più importante torna a disposizione, a marzo 2017 nella sfida con il Friburgo. Resta in panchina e così il ritorno in campo avviene nella cornice dell’Allianz Arena, subentrando all’infortunato Makoto Hasebe. In realtà il rientro ufficiale era già avvenuto a fine febbraio nei quarti di finale di DFB Pokal (persa poi in finale contro il Borussia Dortmund di Thomas Tuchel), schierato da Kovac nel recupero per tenere l’1-0 contro l’Arminia Bielefeld.

Nel frattempo la dirigenza dell’Eintracht aveva deciso di rinnovargli il contratto. Le dichiarazioni successive di Russ riassumono tutto il suo amore per il club di Francoforte.

Grazie a tutti, questa squadra è la mia vita. Sono contento e fiero di poter giocare qui per altri due anni, ringrazio la società e l’allenatore che in un momento come questo mi hanno dato fiducia. Chi mi conosce sa quanto sono legato a questa squadra che, tolta una piccola parentesi al Wolfsburg, rappresenta tutta la mia vita calcistica”.

Il rinnovo è stato il preludio alla stagione che ha portato alla vittoria più importante, la DFB Pokal del 2018. In questa competizione è pienamente protagonista: gioca titolare tutte le partite, semifinale inclusa. Non parte dall’inizio nella finale del 19 maggio a Berlino contro il Bayern, ma entra nel momento decisivo, a un quarto d’ora dal termine con il punteggio di 1-1. Rebic poco dopo e Gacinovic nel recupero regaleranno la quinta Coppa di Germania all’Eintracht e il primo successo da mettere in bacheca per Marco Russ.

Nelle due stagioni successive gioca pochissimo, 5 volte in Bundesliga e 5 in Europa League. Proprio il ritorno dei preliminari contro il Vaduz è la sua ultima apparizione in campo. La rottura del tendine d’Achille segnerà il resto della stagione, fino alla convocazione contro il Paderborn.

Non posso non vedere che non ho giocato molte partite negli ultimi anni. Fisicamente sta diventando sempre più difficile per me, ad un certo punto devo ammettere che non ha più senso continuare”.

Anche nell’addio al calcio giocato dimostra tutta la sua lucidità. Ma resterà in società, perché l’Eintracht non può prescindere da una bandiera come Marco Russ.

Bayern campione di Germania: le cinque tappe chiave del successo

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10ª giornata – L’ADDIO DI KOVAC (Eintracht-Bayern 5-1, 2 novembre)

La stagione del Bayern Monaco potrebbe essere una delle più vincenti di sempre. Eppure i primi tre mesi lasciano pensare altro, a partire dalla sconfitta in Supercoppa ad agosto contro il Dortmund. Alla decima giornata il crac definitivo: l’Eintracht distrugge i campioni di Germania. La sera dopo, Niko Kovac lascia la squadra al quarto posto, con soli 18 punti, e viene promosso Hansi Flick, arrivato in estate come suo vice. Nello spogliatoio cambia l’umore (il croato non sembrava molto amato, secondo i report della ‘Bild’). La disfatta di Francoforte diventa il punto di svolta positivo.

Nel segno di Kovac: gli incroci tra Bayern e Eintracht

bayern eintracht

Un ‘Topspiel’, anche se il livello lascia intendere l’opposto. Bayern Monaco ed Eintracht Francoforte negli ultimi anni sono sempre state separate da un ampio divario in classifica, ma gli scontri diretti sono sempre stati decisivi. Sia in Bundesliga che in DFB-Pokal. Specialmente tra il maggio 2018 e il novembre 2019. Nei 18 mesi in cui Niko Kovac è stato l’allenatore del Bayern Monaco, dall’annuncio mentre era ancora al timone dell’Eintracht, fino all’addio. Quattro partite, quattro date che hanno segnato la carriera dell’allenatore croato.

19 maggio 2018, finale di DFB-Pokal: Bayern-Eintracht 1-3. Già da un mese Niko Kovac è stato ufficializzato come nuovo allenatore del Bayern, notizia presa poco bene dai tifosi dell’Eintracht. Nell’ultima partita alla guida delle ‘Adler’, il croato si fa perdonare: rovina l’addio ai bavaresi (e in generale alla panchina) di Jupp Heynckes portando una coppa a Francoforte a 30 anni dall’ultimo successo. Non il miglior modo per farsi amare dai suoi prossimi tifosi. Quantomeno ha guadagnato credito più o meno eterno all’Eintracht.

Niko Kovac Bayern Eintracht
Niko Kovac uomo copertina nel trionfo dell’Eintracht a Berlino. Fonte: Getty/OneFootball

12 agosto 2018, DFL-Supercup: Eintracht-Bayern 0-5. La prima partita ufficiale di Kovac con il Bayern è, guardacaso, alla Commerzbank-Arena di Francoforte contro l’Eintracht che aveva portato alla vittoria in DFB-Pokal tre mesi prima. Risultato? Una tripletta di Lewandowski e una partita senza storia dall’inizio alla fine, con il polacco a fare quello che voleva. Trofeo a Monaco e miglior inizio possibile sulla sua nuova panchina. Contro la sua ex squadra…

18 maggio 2019, Bundesliga: Bayern-Eintracht 5-1. All’ultima giornata, con il proprio destino in mano, il Bayern Monaco all’Allianz Arena festeggia il Meisterschale demolendo l’Eintracht dopo la paura iniziale (Haller pareggia al 50′, Alaba sistema tutto tre minuti dopo). Nel giorno dell’addio di Robben, Ribéry e Rafinha: i primi due, entrati a partita in corso, trovano anche modo di segnare e concludere un pomeriggio di festa e lacrime. E, per Kovac, di sollievo. Anche perché l’Eintracht riesce comunque a chiudere al settimo posto nonostante la sconfitta e confermarsi in Europa League, dopo gli spareggi.

La festa per il Meisterschale. Fonte: Getty/OneFootball

2 novembre 2019, Bundesliga: Eintracht-Bayern 5-1. Quasi 6 mesi dopo il pomeriggio di gloria, Niko Kovac vive la peggior giornata possibile da allenatore del Bayern Monaco, in uno stadio dove era stato idolo, dove aveva celebrato il primo successo con il Bayern. L’espulsione di Boateng a inizio gara permette all’Eintracht di dilagare e dominare in lungo e in largo. Qualche ora dopo, le strade di Kovac e del Bayern si separeranno, chiudendo un cerchio che si era aperto 18 mesi prima all’Olympiastadion. Dalla gioia più grande a momento più critico.

Il futuro di Favre al Dortmund: le certezze e l’ombra di Kovac

Favre Dortmund

La sconfitta nel Klassiker ha spento i sogni di gloria del Borussia Dortmund, anche per stessa ammissione dei protagonisti. L’idea generale è che 7 punti a 6 giornate dal termine non siano recuperabili e che il campionato sia ormai andato. Nonostante questo, il futuro di Lucien Favre sembra poter essere ancora sulla panchina del Dortmund. Nonostante i dubbi che lui stesso avesse manifestato – o almeno, così sembrava – al termine della partita col Bayern, a caldo.

Favre con il Dortmund ha un contratto fino al 2021, ma dopo il Klassiker ha rilasciato una dichiarazione relativamente al suo futuro sulla panchina del BVB che ha ovviamente aperto a tantissimi scenari.

“Penso che parlerò del mio futuro tra un paio di settimane”.

Nelle sue esperienze precedenti in Germania, ovvero Hertha Berlino e Mönchengladbach, Favre aveva deciso autonomamente di dimettersi. La frase ha ovviamente fatto pensare nuovamente a quell’intenzione. Nel dubbio, il giorno successivo, Favre ha voluto fare chiarezza affermando che non intende lasciare il Dortmund e che le cose ‘che dirà’ saranno soltanto un punto sulla stagione con il club.

La dirigenza del Dortmund, secondo quanto detto alla stampa tedesca, sarebbe molto soddisfatta del lavoro fin qui svolto da Favre nella seconda parte stagione. Nonostante la sconfitta nel Klassiker, il suo posto non sembra in discussione, almeno dal loro punto di vista. Anche Favre a ‘Sky Sport’ ha spiegato che non ha intenzione di andarsene e che le sue parole sono state fraintese.

“Non penso di mollare affatto. Siamo tutti delusi, ma le mie parole nell’intervista subito dopo la partita sembrano essere state fraintese. Ho dovuto solo rispondere alle domande. Non è questo il momento per fare il punto sulla stagione, ma tra alcune settimane. Ho ancora da fare. Ho un contratto, lo voglio rispettare. Qui mi piace, è un bell’ambiente. Voglio restare”.

Comunque qualcuno, come Lothar Matthäus e ‘Sport Bild’, avrebbe già identificato il sostituto in caso di divorzio improvviso: Niko Kovac. L’ex allenatore del Bayern Monaco, licenziato a novembre e rimasto senza panchina nonostante gli accostamenti continui all’Hertha Berlino. L’ex Bayern e Inter, opinionista di ‘Sky Sport’, lo ha dichiarato nel post partita.

“Appena ho sentito quella frase, ho immediatamente pensato: va via Favre, arriva Niko Kovac. È stato il mio primo pensiero”.

Un pensiero che si allinea totalmente ai report diffusi dal settimanale tedesco, secondo il quale ci sarebbero già stati dei contatti tra i gialloneri e il croato per prendere il timone la prossima stagione. Favre smentisce. La suggestione Kovac, dunque, si smorza. Ma l’ombra rimane.

Cosa non sta funzionando tra il Bayern e Cuisance

Cuisance Bayern

Il mercato estivo 2019 del Bayern Monaco si è sviluppato in tre fasi. La prima: i colpi anticipati, ovvero Pavard ed Hernandez, ufficializzati prima della fine della stagione. La seconda: l’attesa per Leroy Sané, durata fino a metà agosto. La terza: i ‘panic buy’ post mancato acquisto di Sané. Il Bayern cercava un’ala con colpi da fuoriclasse e con un grande futuro. Il tedesco del City rispecchiava queste tre caratteristiche. Salihamidzic e la dirigenza, una volta saltato l’acquisto, hanno pensato di scindere le caratteristiche ed acquistare un’ala sinistra, uno con colpi da fuoriclasse e uno e con un grande futuro. Uno in tre. Rispettivamente Perisic, Coutinho e, per l’appunto, Michäel Cuisance, i tre acquisti dell’ultimo minuto del Bayern.

Se il primo ha parzialmente convinto e il secondo ha deluso tutti, il discorso sul classe 1999 francese è più spinoso, per noi come per gli uomini dietro le scrivanie di Säbener Straße. Anzitutto, per un motivo molto semplice: è arrivato a titolo definitivo e non in prestito, come gli altri due. Per cui il Bayern dovrebbe ragionare su di lui come progetto anche per il futuro. Eppure per il francese, acquistato per 10 milioni di euro dal Borussia Mönchengladbach, di un progetto non s’è vista neanche l’ombra.

Per ora in stagione il numero 11 ha giocato con la prima squadra soltanto 45 minuti, diluiti in quattro presenze, tutte nei minuti finali di partite che il Bayern stava già vincendo con ampio margine. Per il resto, qualche acciacco fisico, 5 presenze con la seconda squadra in 3. Liga (con due goal) e una ventina di panchine. Un bottino modesto per chi nell’annata 2017/18, appena diciottenne, è stato eletto giocatore dell’anno al Gladbach. La stagione scorsa, poi, l’ha passata tra panchine, prestazioni deludenti in campo e un mancato rinnovo che ha poi portato Max Eberl a venderlo. Il ragazzino magico che faceva magie al Nancy fino al 2017 non è ancora riuscito a fare il passo in avanti.

Anche per questo l’arrivo di Cuisance al Bayern era stato accolto con discreto entusiasmo, seppur moderato dal fatto che si trattasse abbastanza palesemente di un rimpiazzo, come d’altro canto era Coutinho (ne parlammo a suo tempo). In un ruolo in cui comunque il club contava già sul brasiliano, su Müller, Goretzka, ma volendo anche sullo stesso Thiago e Tolisso. Impensabile utilizzare da subito un giocatore con le sue caratteristiche – perlopiù offensive – come ‘6’, alla Kimmich o alla Martinez, per intenderci.

Cuisance si è così ritrovato in una posizione scomoda nella rosa del Bayern. Troppo forte per essere schierato costantemente nella seconda squadra in 3. Liga: come ammesso da Hansi Flick, ci è andato per mettere un po’ di minuti nelle gambe e prepararsi a essere maggiormente coinvolto tra i professionisti. Dall’altra parte, però, ha ancora dei punti del proprio gioco che vanno assolutamente migliorati e lo stesso allenatore lo ha chiarito a inizio gennaio.

“Siamo molto felici dei miglioramenti mostrati da Cuisance nel nostro training camp, una chance arriverà, ma Michaël ha ancora problemi a livello di ritmo in campo, lacune tecniche e anche a livello di passaggi deve migliorare molto”.

La stampa tedesca aveva rivelato che Niko Kovac non fosse particolarmente convinto della possibilità di fare affidamento da subito su Cuisance, tanto  che avrebbe chiesto lui per primo l’acquisto di un altro ‘6’. Sarebbe stato un acquisto voluto soprattutto da Salihamidzic. O, in altri termini, un’occasione da sfruttare. Solo che poi lo staff tecnico del Bayern non è mai riuscito a chiarire quali siano gli obiettivi con Cuisance, né a livello di ruolo né di prospettiva. Con Alphonso Davies, ad esempio, è stato svolto un lavoro più ad hoc per portarlo a diventare un terzino sinistro. Con ottimi risultati.

Il francese classe 1999 invece vive una fase di stallo della sua evoluzione. A 21 anni da compiere ad agosto, è ancora un giocatore dell’Under 20 francese e non è stato ancora preso in considerazione dall’Under 21, altro segnale che la sua crescita è piuttosto statica. Il Bayern secondo la ‘Bild’ ha anche respinto offerte di prestito a gennaio per lui, ma lo spazio che gli è stato concesso è stato lo stesso: poco. Forse troppo, per un giocatore di talento che, come molti altri transitati in prima squadra negli ultimi anni, rischia di perdere un’occasione e la strada giusta per il successo.

Coutinho e le difficoltà di adattamento al Bayern

coutinho Bayern

Già dal suo arrivo in Baviera, per la formula e la tempistica, sembrava chiaro che Philippe Coutinho fosse per il Bayern Monaco niente più che una sorta di “soluzione tampone” (come già scrivevamo ad agosto) per ovviare al mancato arrivo di Leroy Sané – dopo la telenovela che ci ha intrattenuti per tutta l’estate – e prendere tempo per arrivare all’obiettivo Havertz, diventato quasi primario al pari dell’ala del Manchester City, per la prossima estate. Nonostante un inizio tutto sommato promettente con Kovac, con annesse lodi di Lewandowski, che gli cedette anche un rigore contro il Colonia, al momento le ipotesi di un riscatto del brasiliano sembrano piuttosto remote, a giudicare dalle prestazioni.

“Coutinho pensa più agli assist che ai goal. Può essere il nostro uomo chiave, soprattutto in Champions League”

Robert Lewandowski a ‘Sport Bild’

I due sembravano poter essere una coppia esplosiva: mostravano una grande intesa sin dai primi allenamenti e le parole al miele si sprecavano. In più, secondo la ‘Bild’, era stato Lewandowski stesso a spingere per l’acquisto di Coutinho. In realtà però tra i due il feeling è durato soltanto qualche partita, soprattutto perché poi il brasiliano è andato in calo di rendimento. Se nelle prime uscite si era visto il Coutinho di Liverpool, nelle ultime – partita con il Werder a parte – è emerso più il Coutinho del Barcellona. Un adattamento piuttosto complicato. Volendo ironizzare, un po’ come quello della sua maglia…

6 goal e 5 assist in 15 partite sono un bilancio tutto sommato positivo, ma contestualizzato perde buona parte del suo prestigio: nelle 16 partite in cui è stato a disposizione, Coutinho ha inciso nel tabellino soltanto in 6 gare. Soprattutto, sia con Kovac che con Flick, è partito sempre dalla panchina nei match più importanti: contro Lipsia (2 minuti giocati), Gladbach (0 minuti), Dortmund (20 minuti), Leverkusen (21 minuti). Scelte che sono state frutto anche di prestazioni incolore: quando il Bayern è stato in difficoltà, non poche volte in stagione, il classe 1992 è stato uno dei. primi a fare fatica e non ha reagito e preso per mano la squadra come ci si poteva aspettare da lui.

Limitandoci soltanto alla Bundesliga, Coutinho è stato quasi doppiato dal suo pariruolo Thomas Müller sia nei passaggi chiave sia negli assist per ogni 90 minuti in campo: 0.5 assist, al pari di Gnabry, mentre Müller ne fa il doppio; 2.1 key passes, dietro ancora a Müller, a Gnabry e anche a Kimmich (escludendo Cuisance, che ha giocato solo pochi minuti). Se i tiri in porta sono una nota piuttosto lieta, meno lo sono i dribbling, specie se rapportati ai compagni: è l’ottavo per percentuale di dribbling riusciti tra i giocatori che ne concludono almeno uno per ogni 90 minuti.

Anche quel lavoro in fase di non possesso che aveva lodato Kovac nelle prime uscite è subito finito in secondo piano, soprattutto perché il suo pari-ruolo e rivale Müller ha numeri nettamente migliori quando si parla di contrasti e pressione.

Flick prima dell’infortunio di Coman non aveva mai avuto grandi dubbi nel considerare il brasiliano ex Barcellona una seconda scelta, preferendogli Gnabry, Müller e appunto il francese, il cui stop ha poi cambiato le carte in tavola. Coutinho le ha sfruttate bene, giocando una partita straordinaria da 3 goal e 2 assist contro il Werder Brema, grazie alla quale è stato anche eletto ‘Man of the Matchday’ per la Bundesliga. Tutto ciò sembra però ancora troppo poco per giustificare un investimento possibile da oltre 100 milioni di euro. 120 per la precisione, se volessimo attenerci al diritto di riscatto che ha il Bayern a proprio favore. Il triplo di quanto sarebbe costato confermare James Rodriguez nell’estate scorsa.

Ed è proprio il diritto di riscatto che pende sulla sua testa alla base di tutti i dubbi e le difficoltà che l’ex Inter ed Espanyol sta affrontando in Baviera. La stagione è ancora lunga, ma da gennaio a maggio Coutinho dovrà trascinare il Bayern se vorrà guadagnarsi un futuro ancora nel club tedesco. Altrimenti il suo futuro potrebbe essere altrove e per il Bayern i rimpianti sarebbero relativi, visto che l’obiettivo Kai Havertz sembra alla portata e avrebbe gli stessi costi.

Le risposte arriveranno tutte intorno ad aprile-maggio, quando probabilmente verrà chiarita anche la situazione in panchina. Coutinho resta alla finestra: la palla è in mano al Bayern.