Tra crisi e speranza: Colonia, un cambio di allenatore per salvarsi

allenatore colonia

La sconfitta interna del Colonia contro il Mainz nel posticipo domenicale ha lasciato strascichi pesanti nella città del Duomo: già sin dopo la partita, il club ha annunciato l’esonero dell’allenatore Markus Gisdol. Decisione che non ha lasciato sorpreso nessuno, visto che era nell’aria già da qualche settimana. Il direttore sportivo Horst Heldt aveva ritardato al decisione, diventata inevitabile dopo il 2-3 subito dai rivali nel derby del Carnevale, che ha lasciato la squadra in una condizione di classifica quasi disperata. 23 punti, 3 punti sotto l’Hertha e l’Arminia che sono pari punti al terzultimo posto. Peggio dell’effzeh, solo lo Schalke 04. La scelta, come ha spiegato Heldt, è diventata inevitabile.

“Abbiamo 6 partite in cui dobbiamo assolutamente raggiungere l’obiettivo salvezza. Per questo dobbiamo fare punti. Nelle ultime settimane non ci siamo riusciti. Con un cambio tecnico vogliamo dare alla squadra un nuovo impulso in questa fase decisiva della stagione”.

Le premesse di inizio stagione per Gisdol e per il Colonia non erano per la verità ottime. Da quando il Covid-19 ha costretto a chiudere gli stadi, la sua squadra ci ha inanellato una striscia di 18 partite consecutive senza vittorie in Bundesliga prima di riuscire a cambiare passo. Quella sì, è stata una sorpresa. Perché dal suo arrivo al RheinEnergieStadion il tecnico ex Hoffenheim e Amburgo sembrava aver portato il club in una nuova dimensione. Merito della sua fiducia nei giovani. Katterbach, Jacobs, Bornauw, Thielmann, tutti i talenti che non ha avuto paura di rendere protagonisti. Risultato? 25 punti nelle sue prime 13 partite. Arrivato come ha detto Heldt “in una situazione quasi impossibile”, con la squadra ancora a fondo classifica, l’ha portata fin quasi a pensare di poter conquistare l’Europa. Prima del brusco ritorno alla realtà post lockdown.

Quest’anno l’effzeh ha pagato una situazione psicologica complicata, complice la lunga serie negativa interrotta soltanto dal clamoroso 1-2 sul campo del Borussia Dortmund. Sembrava una possibile svolta, ma è stato solo un episodio. Come altri: il successo con lo Schalke al 92′ firmato proprio dal 2002 Thielmann, la vittoria nel delicatissimo e sentitissimo derby contro il Gladbach al Borussia-Park, lo stesso 2-2 col Dortmund prima dell’ultima pausa per le nazionali. Continuità sostanzialmente nulla.

Hector COlonia
Le lacrime di Hector dopo la sconfitta col Mainz, consolato da Da Costa.

Probabilmente, se lo dovessimo chiedere a Gisdol, l’ex allenatore del Colonia risponderebbe che anzitutto avere continuità fisica negli uomini chiave sarebbe stato un enorme vantaggio. Jonas Hector, il capitano e la mente del club, ha saltato sostanzialmente metà stagione per due infortuni in due momenti diversi. Sebastian Andersson, l’uomo che avrebbe dovuto segnare i goal salvezza, ha saltato praticamente tutto l’inverno. Anche Sebastiaan Bornauw, leader della difesa nonostante la giovane età (classe 1999), si è fermato a fine gennaio per un’operazione alla schiena e sta rientrando solo in questi giorni. Più il problema al crociato che ha fermato Florian Kainz in estate: l’ex Werder l’anno scorso ha segnato 5 goal e fornito 7 assist.

27 i goal segnati fin qui dal Colonia, a fronte di 50 subiti. Terzo peggior attacco dopo Arminia e Schalke, seconda peggior difesa dopo lo Schalke 04. Le parate di Timo Horn, insieme al derby hero Rexhbecaj uno dei pochi giocatori da salvare finora, hanno evitato danni peggiori. L’eterna sensazione di instabilità stagionale dell’effzeh ha portato a una lotta salvezza tremendamente complicata. Delle ultime cinque, il Colonia era l’unica squadra a non aver ancora cambiato allenatore. Lo ha fatto il Mainz, che con Bo Svensson da inizio 2021 ha cambiato passo. L’ha fatto l’Arminia, che con Kramer ha conquistato 8 punti in 6 partite. L’ha fatto l’Hertha, ultimamente più regolare con Dardai. Più lo Schalke, un caso a parte per ovvie ragioni.

Ora tocca anche al Colonia cambiare allenatore, una svolta che l’ambiente e i tifosi si auspicavano già da tempo. Heldt ha ritardato la scelta, difendendola fino in fondo: Gisdol lo ha portato proprio lui nella città del duomo nel 2019, al posto di Beierlorzer. Ora in panchina arriverà un allenatore molto diverso da Gisdol: il veterano Friedhelm Funkel, 67 anni di cui gli ultimi 30 passati a bordocampo. Con un curriculum lunghissimo che ha già annoverato anche il Colonia, tra il 2002 e il 2003. Uerdingen, Hertha Berlino, Eintracht Francoforte, Duisburg, Bochum, Hansa Rostock, 1860 e infine il Fortuna Düsseldorf fino a inizio 2020, prima di cedere il posto a Uwe Rösler e annunciare di fatto il ritiro. Ha fatto in tempo a cambiare idea.

Funkel è un allenatore specialista in promozioni dalla Zweite alla Bundesliga (ne ha ottenute 6), magari meno in salvezze visto che a curriculum ha diversi esoneri, ma il decimo posto col Fortuna nel 2019 ne vale tanti di miracoli. Dovrà provare a farcela con il Colonia, entrando in corso. Quando è subentrato a Colonia nel 2002 non è riuscito a evitare il crollo. Poi ha ottenuto la promozione immediata, salvo poi essere nuovamente esonerato con 7 sconfitte nelle prime 10 gare stagionali. Ora torna, alla ricerca dell’ultima impresa della carriera.

Trova una situazione disperata a livello di classifica, ma dall’altro lato con la speranza di poter contare su una rosa quasi completa: Bornauw, Hector, Kainz e Andersson sono tornati a disposizione. Il primo lavoro più che tattico sarà comunque psicologico: poter convincere una squadra di potercela fare. Il calendario vede il derby col Leverkusen la prossima giornata, poi la sfida con il Lipsia, prima di Augsburg, Friburgo, Hertha e Schalke. 540 minuti per evitare la seconda retrocessione nel giro di tre anni. C’è margine per lavorare. E per sperare.

Il ritorno dell’amico di Hennes: come Modeste si è ripreso il Colonia

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Una buona stagione in Cina, tanti problemi burocratici per tornare a Colonia e pochi gol al ritorno in Bundesliga: Anthony Modeste era dato per finito fino a prima dell’avvento del coronavirus, quando di quell’attaccante da 25 gol in un campionato non rimaneva che il nome. Fuori forma, lento, incapace di usare il suo fisico mastodontico. Nelle ultime partite però l’attaccante francese sembra improvvisamente aver riacquistato quel vigore, quella tecnica e quella forza di volontà che lo avevano fatto diventare non solo il Re di Colonia, ma anche il miglior amico del caprone Hennes, storica mascotte vivente del club giunta alla nona generazione.

Nel 2017 l’aveva tentato il denaro del Tianjin Quanjian, che aveva convinto Modeste con un contratto da 10 milioni annui e il Colonia con un prestito con obbligo di riscatto da 35 milioni: tanti, troppi soldi per un attaccante quasi 30enne che aveva appena concluso la miglior stagione della sua carriera. Soprattutto, una cessione che ha permesso alle casse del club renano di respirare. L’esperienza cinese tuttavia andò molto bene dal punto di vista realizzativo e nel luglio del 2018 la società cinese lo riscattò. C’era un solo problema: il francese si sentiva tremendamente solo. Il suo migliore amico e la sua famiglia erano a 10mila chilometri di distanza e i soldi non avrebbero mai potuto colmare questo vuoto. Così in agosto decise di “fuggire” e ritornare a casa.

Appena tornò in Germania Modeste firmò subito con il Colonia, benché il suo ricorso per rescindere il contratto con il Tianjin non fosse ancora stato valutato dalla FIFA. A causa di questo problema burocratico il gigante francese non poté giocare fino al 15 febbraio, quando finalmente esordì e segnò contro il Paderborn ad appena quattro minuti dal suo ingresso in campo. Nei 9 spezzoni di partita successivi arrivarono altri 5 gol, che contribuirono al ritorno del Colonia in Bundesliga.

Con l’arrivo nel massimo campionato tedesco erano però iniziati anche i primi problemi per Modeste, che non sembrava più in grado di reggere gli alti ritmi della Bundesliga, mancando di quegli attributi come la corsa, il dinamismo e la freddezza, fondamentali per un attaccante che gioca nel campionato tedesco. Inoltre l’allenatore Beierlorzer, che aveva a disposizione anche Simon Terodde e Jhon Córdoba, aveva provato a farlo giocare in coppia sia con il tedesco che con il colombiano, ottenendo risultati deludenti: al momento dell’esonero, avvenuto dopo la tredicesima giornata, il Colonia si trovava infatti in penultima posizione con appena 12 gol segnati. Pochi, pochissimi per un trio che l’anno prima ne aveva segnati 55 e che ora faticava anche solo a tirare in porta.

L’arrivo di Gisdol non migliorò la situazione di Modeste, che anzi si ritrovò a partire della panchina sempre più frequentemente. Il suo fisico, prima strapotente e assolutamente devastante, si era trasformato in un goffo ostacolo, e la sua tecnica non aveva più potuto esprimersi a causa della scarsa agilità.

Il vero leader del reparto offensivo era sempre più Córdoba, che si era rilanciato ed era considerato la vera sorpresa del campionato, mentre Terodde e l’ex Tianjin erano scivolati in panchina. Con la sessione di mercato invernale era anche arrivato Mark Uth, che fino a qualche anno fa era considerato la miglior seconda punta tedesca: rapido, tecnico, capace di segnare e far segnare, l’ex-Hoffenheim si era perso con il suo trasferimento allo Schalke e sperava di rilanciarsi a casa sua, con l’effzeh, con cui fino ad ora ha realizzato 5 gol e 4 assist, garantendo a Gisdol un’interessante variabile tattica.

I tifosi intanto si stavano lentamente dimenticando di Modeste, ma lui non poteva dimenticare loro. La città di Colonia l’aveva praticamente adottato e lui si sentiva parte integrante di una famiglia che non avrebbe mai potuto deludere.

E quindi, come è ricominciato il campionato, così è rinato il talento di Modeste. La corsa non sarà più quella del 2016, ma la voglia di spaccare ancora la rete avversaria c’è tutta. I tre gol nelle ultime cinque partite dopotutto parlano chiaro. Uno di testa, sovrastando il difensore e insaccando nell’angolo lontano. Uno con il destro, da fuori area, a giro. E infine l’ultimo, con il mancino, il suo piede debole, al volo. Uno più bello dell’altro. Tutti rigorosamente da subentrato: solo Haaland in stagione ne ha fatti più di lui partendo dalla panchina. Un vero Joker. A dimostrazione che la voglia di decidere le partite e la tecnica sono rimaste quelle di un tempo, il fisico dirompente pure. Gli stimoli per concludere la carriera in grande stile si sono ripresentati e sono più forti che mai.

Inoltre l’allenatore Markus Gisdol avrà bisogno di una punta che faccia rifiatare Córdoba e che allo stesso tempo gli garantisca una variabile nel suo gioco: il colombiano è infatti un giocatore associativo, che tende ad abbassarsi e a dialogare con i compagni, mentre l’attaccante francese è un accentratore, una punta che vuole sempre prendersi la squadra sulle spalle e trascinarla alla vittoria con i suoi gol. Uth invece, più rapido e più tecnico, è il giocatore perfetto da affiancare a entrambi.

Modeste non è finito, anzi: proprio adesso, in uno dei momenti più difficili della sua carriera, si è ripreso il Colonia, la sua famiglia. E non vede l’ora di esultare di nuovo con il suo grande amico, Hennes il caprone, sotto le tribune strapiene di tifosi del RheinEnergieStadion.

I primi passi di Julian Nagelsmann all’Hoffenheim

nagelsmann Hoffenheim

Quella tra Hoffenheim e Lipsia non sarà una partita normale per Julian Nagelsmann. Se l’allenatore bavarese già oggi a 32 anni può essere considerato uno dei migliori in Europa tanto, se non tutto, lo deve alla lungimiranza dei dirigenti della squadra di Sinsheim. In realtà al giovane Nagelsmann l’idea di poter intraprendere la carriera di allenatore iniziò ad insinuarsi ad Augsburg nel 2008. Il momento era decisamente brutto per l’allora ventunenne calciatore: i troppi infortuni lo avevano portato alla decisione estrema di appendere le scarpe al chiodo. Il mister della seconda squadra dell’Augsburg però gli diede una diversa opportunità, permettendogli di lavorare nello staff, con il compito di relazionare sulle squadre avversarie e consigliandogli di provarci. Quell’allenatore si chiamava Thomas Tuchel e anche di lui si sentirà parlare ancora.

Dopo due anni come assistente nell’Under 17 del Monaco 1860, nel 2010 arrivò la scelta che cambierà la sua vita. Il “baby Mourinho”, come lo definì al tempo Tim Wiese, scelse l’Hoffenheim, società piccola ma in crescita grazie anche al controverso patron Dietmar Hopp. E a Sinsheim bruciò le tappe. Nel 2011 Nagelsmann era già capo allenatore dell’Under 16 e nel dicembre del 2012 entrò nello staff del nuovo coach della prima squadra, Frank Kramer.

Il secondo step è stata la nomina a vice allenatore ad inizio 2013, sotto la gestione di Marco Kurz. Il tecnico da cui lui stesso sostiene di aver imparato di più subentrò a Kurz ad aprile: si tratta di Markus Gisdol, attualmente al Colonia. Nell’estate di quello stesso 2013 Hopp puntò forte su Nagelsmann per la guida dell’Under 19, che grazie ad un gioco veloce e offensivo vinse a mani basse il campionato di categoria (la finale contro l’Hannover finirà addirittura 5-0). Protagonista di quella squadra era un certo Nadiem Amiri.

L’esperienza con i giovani terminò in un giorno d’inverno di inizio 2016, grazie ad una scelta inaspettata ma con il senno di poi geniale dei dirigenti dell’Hoffenheim. Il 10 febbraio Huub Stevens, che era subentrato a Gidsol a ottobre, lasciò per motivi di salute. Nagelsmann si trovò a guidare un Hoffenheim che certamente conosceva bene anche perché alcuni ragazzi, ad esempio Amiri, avevano fatto parte della sua Under 19, ma in una situazione a dir poco pericolante: penultimo posto con la miseria di 15 punti in 20 partite.

La svolta è immediata: 23 punti nelle restanti 14 gare portarono all’insperata salvezza. Quello che stupiva di più era il gioco dell’Hoffenheim. In continuità con quanto fatto con le giovanili il “baby Mourinho” impostò subito la squadra con un gioco dinamico, improntato su possesso palla e ripartenze veloci. I giocatori offensivi, su tutti Kramaric, Uth e Volland ne beneficiarono in modo evidente.

I tre anni successivi dell’Hoffenheim sono stati una conferma delle grandi doti di Nagelsmann: quarto posto la prima stagione, terzo la stagione successiva, nono ma con esordio nei gironi di Champions nella stagione scorsa, quando già si conosceva la sua futura destinazione, Lipsia. Insomma, obiettivi impensabili per Sinsheim, sia a livello di team che di singoli. I numeri degli attaccanti confermano la valorizzazione dei giocatori offensivi. Kramaric e Sandro Wagner in doppia cifra nella stagione 2016/2017 (e Demirbay in doppia cifra di assist), addirittura in tre sopra i 10 gol l’anno dopo (Uth, Kramaric e Gnabry), 17 gol per Kramaric e 16 per Belfodil nella stagione 2018/2019.

Peccato che venerdì sera alla Rhein-Neckar Arena non ci sarà il suo ex vice Alfred Schreuder, appena dimessosi. Ma soprattutto non ci sarà la sua gente a ringraziarlo per un rapporto che sarà sempre speciale. Perché quando si cresce insieme il legame non si dimentica.

Il Colonia e i giovani: tutti i talenti di Gisdol

colonia giovani

Quando a inizio dicembre il Colonia perse 2-0 all’Alte Försterei la classifica era decisamente preoccupante e il rischio di un immediato ritorno in Zweite concreto. Da quel momento gli uomini di Markus Gisdol, subentrato a Beierlorzer tre giornate prima, hanno iniziato a viaggiare a ritmi Champions. 24 punti in 10 partite, dovuti a 8 vittorie e 2 sconfitte (peraltro subite contro Bayern e Borussia Dortmund), con 26 gol fatti e 13 subiti. Oltre all’apporto del nuovo allenatore sono tanti gli aspetti che hanno determinato il cambio di passo. Uno di questi, forse il principale, è stato la crescita dei giovani e a Colonia di ragazzi promettenti in rosa ne hanno parecchi. Proprio quel mese di dicembre fa capire l’importanza di questo punto: Bornauw, Jakobs e Katterbach sono stati nominati tutti e tre per il rookie del mese.

Sebastian Bornauw, belga classe 1999, è un prodotto del settore giovanile dell’Anderlecht, da cui è arrivato in estate per una cifra intorno ai sei milioni di euro. Difensore centrale possente, è quello che si sta mettendo maggiormente in mostra, grazie alle ottime doti aeree in difesa e in attacco e alle 5 reti segnate finora, che ne fanno il secondo difensore più prolifico della Bundesliga ad una sola lunghezza da Hinteregger dell’Eintracht. E ha saltato soltanto tre partite: la prima, appena arrivato, e poi alla 23ª per squalifica, più l’ultima, contro il Paderborn, per riposo.

Anche Ismail Jakobs è nato nel 1999, proprio a Colonia. Con die Geißböcke fa tutta la trafila delle giovanili, fino a quando Beierlorzer lo fa esordire a sorpresa contro l’Hoffenheim all’undicesima giornata, cioè nella sua ultima partita da allenatore del club. Nonostante il cambio di guida tecnica il ragazzo da quel momento continuerà a giocare, saltando soltanto la sfida contro l’Union: 13 presenze, tutte da titolare, in 14 partite. Ala o terzino, ma sempre a sinistra: anche la duttilità e la capacità di utilizzare indifferentemente entrambi i piedi hanno inciso nella sua affermazione. E i bellissimi gol contro Eintracht e Friburgo sono la ciliegina.

Noah Katterbach è ancora più giovane, compirà infatti 19 anni ad aprile. Si tratta di un classico terzino sinistro, dotato di un buon piede mancino. In estate pochi pensavano a lui come titolare, anche vista la presenza del capitano e colonna della squadra, Jonas Hector. Invece una delle mosse vincenti è stata proprio lo spostamento di Hector a centrocampo, lasciando quindi la corsia sinistra di difesa a Katterbach. A volte paga ancora l’inesperienza, soprattutto in fase difensiva, ma il buon minutaggio avuto finora dimostra che la fiducia di Beierlorzer prima e Gisdol poi è stata ben ripagata.

Non si può poi non citare un altro prodotto della “cantera” che si è messo in mostra negli ultimi mesi: Jan Thielmann, il più giovane di tutti di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, anche se ultimamente ha perso colpi nelle gerarchie.

Il Colonia sta così dimostrando che investire su calciatori giovani spesso può risultare decisivo. A patto che, come avvenuto con Bornauw, Jakobs, Katterbach e Thielmann, ci sia la capacità (e a volte anche la fortuna) di capire il momento in cui il ragazzo è pronto. La società, Beierlorzer e Gisdol certamente questa capacità l’hanno dimostrata.

13ª giornata – L’osservato speciale: Anthony Modeste

Anthony Modeste

Doveva essere il totem, il riferimento offensivo del Colonia nel ritorno in Bundesliga, l’uomo a cui affidarsi per risalire la classifica, come era successo tra il 2015 e il 2017 con 40 goal in due campionati. Invece nei primi tre mesi di stagione 2019/20 Anthony Modeste è stato soltanto l’ombra di sé stesso. Un solo goal, con il Friburgo, e una serie di prestazioni di bassissimo livello che lo hanno spinto fino alla panchina. Una scelta inevitabile, per quanto sofferta, visto che l’attaccante francese è di fatto un’istituzione per l’effzeh.

Il suo passaggio infelice in Cina per un anno tra l’estate 2017 e l’autunno 2018 ha probabilmente condizionato i suoi ritmi: dopo la rottura molto discussa con il Tianjin è stato fermo per 6 mesi, prima di tornare in campo con il Colonia nel febbraio del 2019 in Zweite. Ha chiuso la stagione passata con 6 goal in 10 partite, gestito da Anfang prima e Pawlak poi per evitare danni di natura fisica. Evidentemente però la condizione non sembra ancora essere stata messa a posto, nemmeno dopo un anno dal suo ritorno in Germania.

Anthony Modeste
L’esultanza di Modeste è diventata un’istituzione. Fonte: Getty

Se nelle prime uscite Achim Beierlorzer ha continuato a dargli fiducia come vertice del 4-4-2, in coppia con un altro attaccante più di peso, da ottobre in poi lo ha fatto sedere in panchina. Nelle ultime 5 partite del tecnico ex Jahn Regensburg alla guida dei Geißböcke, Modeste ha totalizzato 33 minuti in campo, tutti spezzoni nei minuti finali. Per due volte non è nemmeno entrato. Decisione poco contestabile, visto che con Terodde (già 3 reti in Bundesliga) e un trequartista più rapido e tecnico il Colonia aveva ritrovato brillantezza, anche se non risultati, tanto da decidere di cambiare allenatore.

Modeste, così, è finito ai margini. Fino all’arrivo di Markus Gisdol, tecnico con cui ha già lavorato felicemente all’Hoffenheim tra il 2013 e il 2015 segnando 23 goal in 62 partite tra campionato e coppe. Il nuovo allenatore ha subito chiarito che il suo attaccante sta bene e lo ha mandato in campo per 90 minuti contro il Lipsia. Risultato: zero tiri in porta, zero occasioni create, soltanto 27 palloni toccati. 

Per quanto l’avversario fosse difficile, il 31enne ex Bordeaux e Bastia tra le altre ha confermato il trend negativo. Al momento ha una media di 0.4 tiri in porta ogni 90 minuti. Tra gli attaccanti della Bundesliga in stagione soltanto Ibisevic, Ujah e Selke calciano in porta meno di lui. In più Modeste ci ha messo zero assist, zero occasioni create, una precisione del 54.5% nei passaggi. Fino a qui, insomma, è stato un vero e proprio disastro. La peggior stagione della sua carriera.

La chance per il riscatto gliela offre il calendario della Bundesliga: nella 13ª giornata il Colonia ospiita l’Augsburg, squadra che viene sì da una serie di cinque ottime prestazioni (valse 8 punti), ma con una difesa tutt’altro che solida, già da 24 goal incassati. Per Anthony Modeste è l’occasione migliore per provare a cancellare tutte le difficoltà della stagione, per tornare al goal e soprattutto prendere per mano il Colonia, penultimo con 7 punti. Perché il destino dell’effzeh dipende soprattutto dalle sue reti.