🎙 BundesITalk, puntata 34 – Viaggio tra Germania e Olanda

Germania Olanda

BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti trattiamo i principali temi del calcio tedesco.

Nella puntata numero 34, facciamo un viaggio tra Germania e Olanda, parlando di tutti i temi calcistici che legano queste due nazioni: dagli olandesi della Bundesliga ai tedeschi dell’Eredivisie, passando per Robben, le filosofie, le storie.

Con Giorgio Dusi e la partecipazione di Alec Cordolcini.

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Tra pasti e licenziamenti: le ultime disavventure di Kevin Großkreutz

Kevin Großkreutz

E’ finito improvvisamente il rapporto tra Kevin Großkreutz ed il KFC Uerdingen. La storica società di terza serie tedesca ha comunicato a inizio ottobre il licenziamento del campione del mondo 2014 a seguito delle ultime vicende giudiziarie che hanno coinvolto le parti. È finito dopo due anni quello che è stato l’ultimo capitolo della carriera dell’ex Borussia Dortmund e lo ha fatto anche a causa delle conseguenze portate dalla pandemia per Covid-19 – oltre che per un rendimento non memorabile e una situazione economica non certo florida.

In estate Großkreutz era tornato sulle prime pagine dei giornali grazie all’amichevole vinta dalla sua squadra contro lo Schalke 04 in cui, da buon sangue giallonero, ha segnato il gol dell’1-3. Sì, perché non è soltanto un ex Dortmund, ma un tifoso sfegatato, che andava spesso e volentieri in curva quando non aveva impegni di calcio.

Aveva fatto però più scalpore un altro episodio estivo, pubblicato dalla Bild, in cui – sempre durante un’amichevole – Großkreutz è stato pizzicato ad urinare dietro la propria panchina, riportando alla memoria lo spiacevole episodio del 2014, quando dopo la sconfitta in finale DFB Pokal si ubriacò e finì per urinare nella hall dell’albergo. Gli poteva costare il mondiale, invece è comunque partito per il Brasile ed è tornato con la medaglia.

Tuttavia, in questo caso, il licenziamento arrivato non è dipeso da questo fatto o da un comportamento extra-campo, come era successo ad esempio a Stoccarda, quando aveva portato i ragazzini delle under in locali notturni e poi finito per fare a botte in un’altra folle nottata.

Come molte società calcistiche, anche l’Uerdingen al momento della sospensione dei campionati ha proposto ai propri calciatori una riduzione del loro stipendio – circa il 30% in meno – ricevendo però il rifiuto all’adesione da parte di Großkreutz. Il motivo di questo rifiuto risale al 2019, quando il club, in accordo con giocatore e procuratore, aveva stabilito una riduzione dell’ingaggio di 14mila euro mensili a fronte delle scarse prestazioni del calciatore. Da qui deriva il no secco detto da Großkreutz alla sua società che, per tutta risposta, ha smesso di versargli lo stipendio. L’ex Dortmund si è quindi rivolto al tribunale del lavoro di Krefeld ottenendo sì tutte le ragioni del caso, ma anche un invito a mettersi d’accordo per diminuire le proprie richieste immediate di rimborso dando tempo al club per pagare fino al 30 giugno 2021. L’Uerdingen, però, ha deciso di troncare improvvisamente il rapporto di lavoro e quindi le parti si dovranno ritrovare in tribunale per una seconda volta.

La risoluzione ha anche di fatto messo fine alla carriera del 32enne tedesco, che ultimamente si era segnalato soltanto per aver offerto di pagare un anno di pasti gratis ad Haaland dopo il suo goal allo Schalke. D’altro canto, non è una notizia la sua fede giallonera: andava nel muro giallo sin da piccolo. Poi ne è diventato idolo. Ora, come Benedikt Höwedes e André Schürrle, Kevin Großkreutz è entrato nel club dei campioni del mondo 2014 che hanno posto fine anzitempo alla loro attività da professionista.

Quanto ha senso l’operazione Mario Götze al Bayern Monaco?

Götze bayern

A fine giugno scrivemmo dello stato d’animo di Mario Götze, che si trovava ai margini del progetto del Borussia Dortmund, pur essendo consapevole di avere ancora tanto da dare. Per questo motivo, aveva manifestato la sua volontà di cambiare aria, alla ricerca di quella continuità necessaria per dimostrare che non era ancora un giocatore finito, come alcuni credono. Si parlava di una sua predilezione per il campionato italiano: Fiorentina e Milan sembravano le principali contendenti. Entrambe alla fine hanno desistito, lasciando l’ex BVB svincolato, a 28 anni e un Mondiale vinto da protagonista assoluto. E ora per Götze si apre la possibilità Bayern Monaco.

Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la chiamata di Hansi Flick, che, secondo i media tedeschi, avrebbe manifestato il suo interesse nel riportare a Monaco il classe 1992. Una scelta apparentemente difficile da capire (non a caso sia Rummenigge che Salihamidzic si sono detti contrari). Una scelta che, tuttavia, appare chiarissima quando si pensa che il secondo di Löw ai Mondiali del 2014 era proprio Flick, che forse non ha perso fiducia nelle enormi qualità dell’ex fenomeno del calcio tedesco, come non ha perso fiducia in Boateng, che fino ad un anno fa era considerato praticamente finito, salvo poi giocare una grande stagione e riconfermarsi come uno delle colonne di questo Bayern Monaco.

E il motivo principale per cui Götze farebbe comodissimo al Bayern va ricercato nella rosa decisamente corta in attacco, soprattutto nel ruolo di trequartista, dove l’anno scorso Coutinho dava respiro a Müller. La mancanza di un vice potrebbe farsi sentire, anche perché Müller potrebbe dover dare copertura anche sulle ali, qualora non arrivassero altri rinforzi. Per questo l’arrivo di Götze, che nelle precedenti stagioni si è adattato anche a giocare da falso nueve (ed eventualmente potrebbe far rifiatare Lewandowski, seppur con caratteristiche molto diverse), potrebbe imprevedibilità alla squadra di Flick, dato che Mario interpreta il ruolo di trequartista in modo completamente diverso.

Allo stesso tempo, Götze ritroverebbe Neuer, Boateng e Müller, con cui nel 2014 vinse il Mondiale. Tre giocatori che sicuramente aiuterebbe il suo ambientamento in una realtà che potrebbe essergli estremamente ostile, anche se avesse un ruolo di secondo piano nel progetto bavarese. Perché questo? Perché, pur giocando da riserva, le aspettative riposte in lui sarebbero tantissime. Dopotutto, gli amanti del calcio tedesco sognano una sua rinascita, mentre i tifosi del Borussia Dortmund potrebbero solo che sperare nel fallimento di quello che è considerato un traditore, che già nel 2013 aveva scelto di passare al Bayern benché vestisse la maglia degli acerrimi rivali gialloneri.

Inoltre, Götze rappresenterebbe solo un’alternativa, e ciò lo relegherebbe al ruolo di riserva, che ha sempre dimostrato di non poter svolgere al massimo delle proprio qualità. L’ex Dortmund, infatti, è un giocatore che ha bisogno di tempo per entrare in condizione e che, al contrario di Coutinho, non riesce ad essere particolarmente incisivo a partita in corso. E questo, unito al suo pesante ingaggio (che sicuramente andrebbe contro la linea green adottata dalla dirigenza bavarese negli ultimi anni), potrebbe far desistere Flick, che comunque un’alternativa a Müller ce l’ha già – e non è Goretzka, ormai diventato stabilmente un centrocampista, spalla perfetta per Kimmich. Un’alternativa estremamente economica, talentuosa e capace di incidere a partita in corso. Stiamo parlando di Jamal Musiala, che ha già dimostrato di essere abbastanza bravo per poter fare la differenza a soli 17 anni.

Presi in considerazione tutti questi elementi, quindi, ha senso che Mario Götze vada al Bayern Monaco? “Vielleicht“, direbbero in Germania…

Come sta davvero Mario Götze

Mario Götze

Di Mario Götze negli ultimi anni si è detto e scritto di tutto. Dai problemi alimentari, alle voci poco gentili sul suo conto e sulla ‘pancia piena’ dopo il goal di Rio, dal ‘calciatore finito’ al ‘calciatore rinato’ e poi di nuovo finito. Insomma, il match winner della finale di Brasile 2014 è stato spessissimo al centro dell’attenzione, con un fastidioso riflettore puntato addosso per gran parte della sua carriera. Certo in alcuni casi potremmo anche dire maliziosamente che se l’è cercata, vedi passaggio al Bayern nel 2013 e tempismo rivedibile dell’annuncio, poco prima della finale di Champions poi vista dalla tribuna. Però era 7 anni fa. I tempi sono cambiati. E quel giocatore allora soltanto ventenne, oggi, a 27, è già considerabile come un veterano. Facile diventarlo, se si è deciso un Mondiale a 22 anni.

Le voci di mercato degli ultimi tempi hanno accostato sempre più spesso il nome di Mario Götze a quello della Serie A. Secondo ‘Sport Bild’, l’Italia sarebbe la destinazione preferita del numero 10 del Borussia Dortmund, in scadenza di contratto a fine stagione. Insomma, il classe 1992 sembra aver scelto l’Italia. Ipotizzabile che lo abbia fatto per una questione di clima, ma anche perché, comunque, le sue caratteristiche si possono sposare bene con quelle della Serie A (anche se chi scrive lo vedrebbe meglio nella Liga spagnola). Il fatto che abbia chiamato sua figlia Rome è un altro discreto indizio sul futuro. Così anche in Italia ci si è iniziati a interessare più da vicino alle ultime vicende che lo hanno riguardato.

Alla luce di quanto scritto qualche riga più su, comunque, in molti hanno iniziato a porsi la domanda: come sta davvero Mario Götze? Soprattutto: è davvero un giocatore finito?

I numeri delle ultime due stagioni danno due indicazioni totalmente opposte, derivanti ovviamente dall’utilizzo. Nella stagione 2018/19 il numero 10 ha giocato da ‘falso nove’, attaccante atipico che non dava punti di riferimento, ruolo già ricoperto in passato con la maglia della Germania. II fatto di avere alle spalle soprattutto un giocatore in grado di riempire l’area come Marco Reus lo ha reso molto funzionale per aprire gli spazi, svariare a tutto campo e dialogare con i compagni. Il bilancio finale in Bundesliga non è stato magari quello che ci si aspetta da un attaccante (che non va oltre un tiro a partita), ma per il tipo di calcio che ha giocato 7 goal e 7 assist – con 1.6 key passes a partita – sono numeri che rendono l’idea di come Götze si sia reinventato in un ruolo nuovo. E colpi di classe, a partire dal dribbling, non se ne sono andati, anche se  i problemi fisici gli hanno fatto perdere qualcosa in brillantezza.

La presenza di un attaccante con caratteristiche più da ‘nove’ come Paco Alcácer ha spinto Favre a cambiare spesso e volentieri, alternando i due concorrenti. Soprattutto l’anno scorso, l’intoccabilità di Reus e del 4-2-3-1 lasciava di fatto un solo posto libero per Götze. Che, comunque, dopo le prime 6 partite ai margini ha sempre giocato quando è stato disponibile, in 19 occasioni su 26 dalla panchina. A convincere il tecnico era stato anche il suo impatto sulla folle sfida contro l’Augsburg, un 4-3 selvaggio deciso da Paco Alcácer nel finale.

La conferma della scorsa estate lasciava presagire l’intenzione di Favre di puntare ancora sull’alternanza tra i due. Quella che, l’anno prima, aveva portato il BVB ad accarezzare il titolo, salvo poi mancare l’appuntamento decisivo. Invece tra il numero 10 del Borussia e il tecnico svizzero qualcosa si è rotto. Tante panchine, poco spazio concesso, diverse bocciature – alcune certamente meritate – fino a sparire quasi del tutto dai radar. Il contratto pesante (10 milioni lordi l’anno) e in scadenza possono aver pesato, al pari degli arrivi di Brandt e Hazard. A novembre i giornali tedeschi avevano addirittura ipotizzato un ‘aut-aut’: se Favre va, Götze rinnova, altrimenti se ne va lui. La direzione è la seconda. Anche perché, per il ruolo marginale che ha il classe 1992 per il Dortmund, lo stipendio è troppo alto.

Eppure non sembra solo una questione contrattuale. Anche perché il rendimento della prima parte di stagione, in relazione ai minuti giocati, non è stato del tutto negativo: 3 goal in 514 minuti in Bundesliga, in linea, se non meglio, con l’anno precedente (7 in oltre 1600). Va comunque detto che gli è stato chiesto un lavoro diverso, maggior presenza in area, specialmente quando Reus ha dato forfait nella prima parte di stagione. E ha avuto meno occasioni ‘piene’,  solo 5 volte da titolare. Difficile rispondere al meglio. Ha anche segnato contro l’Hoffenheim, all’ultima da titolare. E quel 3-4-2-1 con cui il BVB si è schierato ultimamente sembrava potergli garantire più spazio. Non è andata così. I 10 minuti giocati contro il Bayern il 26 maggio son stati gli ultimi in giallonero. Favre non lo ha mai visto in un ruolo diverso da quello di attaccante. Anche quando avrebbe fatto comodo spostarlo sulla trequarti, suo ruolo naturale.

In più, non sono mancate le risposte criptiche del tecnico fornite a chi poneva domande sul numero 10. In ultimo, quella data alla vigilia della sfida tra Borussia Dortmund e PSG negli ottavi di Champions League, in cui è stato in campo tre minuti.

“Potrebbe essere che giochi un po’ di più, vedremo, la stagione è lunga”.

Non è andata proprio così. E i retropensieri sono molti. “C’è qualcosa di Götze che non piace a Favre”, ha dichiarato anche Thorben Marx, ex giocatore dello svizzero al Gladbach. Qualcosa si è rotto, ma per una volta non sembra essere un problema soltanto di Mario Götze. Ed è probabilmente la ragione per cui vuole cambiare aria e provare a dimostrare, ancora una volta come due anni fa, che non è un calciatore finito, specie a 27 anni.

In sintesi, alla luce di quanto mostrato in campo negli ultimi 18 mesi, alle due domande di cui sopra, le caselle da barrare sono “discretamente” e “no”. Poi, se poi il lato psicologico dovesse portarlo a sedersi sul nuovo ricco(?) contratto, sarà un altro discorso. Che, per il bene suo e del suo talento, speriamo di non dover affrontare.

Dal Dortmund al Bayern: Götze e Lewandowski, i ‘traditori’ del 2013

Götze Lewandowski Dortmund Bayern

Uno sarà tra i protagonisti più attesi del Klassiker, l’altro invece lo vedrà dalla panchina e difficilmente troverà spazio, perché secondo il suo allenatore “non è adatto al 3-4-3 che stiamo adottando”. Sia per Robert Lewandowski che per Mario Götze la sfida tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco ha un significato profondo. Perché la vivono da ex, anche se ora con due maglie diverse. Perché per il fantasista del BVB sarà l’ultimo, mentre per il polacco l’ennesima occasione di gelare il muro giallo che per anni è stato dalla sua parte. Un presente diverso divide Lewandowski e Götze, ma anche tante cose li accomunano. Una su tutte: essere stati due ‘traditori’ nel 2013, quando con tempi e modi diversi hanno lasciato Dortmund per trasferirsi a Monaco e vincere con il Bayern.

Il primo a fare il passo fu Götze e la cosa stupisce solo relativamente. In quegli anni il Bayern era ancora la squadra ‘cannibale’ sul mercato per quanto riguardava i giocatori tedeschi più forti in circolazione – Reus a parte, ma sappiamo che per lui è diverso. Quando firmò il contratto con i bavaresi, Götze non aveva neanche compiuto 21 anni, anche se già da tre era ormai uno dei migliori talenti che la Germania avesse mai prodotto, chiedere a Klopp. A 20 anni resistere alla chiamata del Bayern e di Pep Guardiola era quasi impossibile. Così il 23 aprile 2013 firmò il contratto che lo avrebbe legato ai bavaresi. Il giorno dopo scese in campo al Westfalenstadion e dimostrò di non aver dimenticato di giocare ancora in giallonero, disputando una partita spettacolare contro il Real Madrid in semifinale di Champions League. Anche se ormai l’etichetta da traditore a Dortmund gli era stata affibbiata e per un po’ non se la sarebbe potuta togliere.

A peggiorare le cose arrivò l’infortunio al ritorno contro il Real che lo costrinse a saltare il finale di stagione, compresa la finale di Wembley. La vedrà dalla tribuna, cercato in continuazione dalle telecamere. Quattro giorni prima aveva provato ad allenarsi in gruppo, ma la sua seduta durò non più di un quarto d’ora: forfait. Quei 14 minuti rimarranno gli ultimi giocati da Götze in giallonero prima del ritorno del 2016, un ritorno sgradito a molti tifosi che non gli hanno mai perdonato quel trasferimento per 37 milioni di euro nel 2013.

Götze Lewandowski
Lewandowski e Götze han condiviso tre stagioni al BVB e due anni al Bayern. Fonte: Getty/OneFootball

Lo stesso anno, iniziarono a circolare voci anche sul futuro di Robert Lewandowski, che al termine della stagione 2012/13 aveva un solo anno di contratto rimasto e non troppa intenzione di rinnovare. Già nei giorni della finale di Champions League a Klopp fu ripetutamente chiesto del futuro dell’attaccante polacco. La risposta, anche durante l’estate, fu sempre la stessa: “Conto su di lui per la prossima stagione, poi si vedrà”. I giornali tedeschi si erano già sbilanciati e ci avevano preso: il polacco sarebbe diventato un giocatore del Bayern Monaco a parametro zero l’anno dopo, lasciando il BVB con un pugno di mosche, anche se Aubameyang farà molto perché il suo predecessore nel ruolo di numero 9 non fosse troppo rimpianto.

L’ufficialità del trasferimento la diede Rummenigge a luglio 2013, affermando che l’obiettivo del club era prendere Lewandowski e che non avrebbe presentato comunque offerte al BVB, perché l’intenzione del club era quella di non sborsare un euro. Poi, il 4 gennaio 2014, le visite mediche e la firma sul contratto. E un altro tradimento completato, prima di vivere altri 6 mesi in giallonero senza essersi fatto troppi nuovi amici. Gli stessi che ora soffrono a ogni suo goal. Da quando è al Bayern, nei Klassiker che ha giocato ha segnato 18 goal in 19 partite. Ed è pronto a ripetersi. Al contrario del suo ex compagno, anche di tradimento. Lewandowski e Götze: passato in comune, ma modi diversi di vivere il Klassiker del presente.

Germania tra note e palloni: una Nazionale in musica

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Cosa lega la Germania alla musica? Sei album e tredici singoli. Se fosse un gruppo musicale la Nazionale tedesca di calcio avrebbe avuto una discreta carriera, lunga più di quarant’anni. Ecco cosa cosa ha fatto cantare (letteralmente) i ragazzi e i tifosi della Nationalmannschaft.

1974, cantare porta bene… – Nel ’73 a pochi mesi dai Mondiali di casa l’ex difensore di Fortuna Colonia e TeBe Berlin Horst Nußbaum, diventato cantante di e produttore di Schlager, genere musicale molto popolare nei Paesi di lingua tedesca, con il nome di Jack White compone “Fußball ist unser Leben” (Il calcio è la nostra vita). La canzone, inserita nel LP omonimo edito dalla Polydor e a cui seguirà poi un altro singolo, diventa l’”inno” ufficiale della Nationalmannschaft per la rassegna iridata. Lo cantano tutti i giocatori della rosa, nessuno dei quali ha alcuna esperienza canora, tranne Franz Beckenbauer che nel ’66 aveva pubblicato “Gute Freunde kann niemand trennen” (“Nessuno può separare i buoni amici”). È un successo, anche perché quanto cantato in un verso “il König Fußball governa il mondo” si avvera visto che la Germania Ovest vince il titolo.

La risposta dell’Est – Più o meno in concomitanza con l’inno della Nationalmannschaft, la Repubblica Democratica Tedesca, presente a quel Mondiale, fa uscire, per l’etichetta locale Amiga “Ja, der Fußball ist rund wie die Welt” (“Sì, il calcio è rotondo come il mondo”). L’ha composta Frank Schöbel, cantante di Schlager nativo di Lipsia, che è anche l’uomo che la intona. Nessuna prova canora per i giocatori di Georg Buschner, che però appaiono sulla copertina del singolo.

1978-1994, un tradizione consolidata – Il successo di pubblico e di vendite di “Fußball ist unser Leben”, legato anche al momento di popolarità che negli Anni Settanta stanno vivendo calcio e musica Schlager spinge a replicare l’esperimento della Germania con la musica. Dai Mondiali di Argentina fino a quelli di Usa ’94 la Nazionale tedesca, prima dell’Ovest e poi riunita, pubblica un album. A cantare con i vari campioni del Fussball, artisti molto famosi nel mondo di lingua tedesca, come Udo Jürgens e Peter Alexander, ma anche gruppi di respiro internazionale, come i Village People. Il gruppo newyorkese incise nel ’94, “Far away in America”, che fu cantata in pubblico per la prima volta ad Hannover a fine maggio di quell’anno, in una puntata di “Wetten das…?”, l’edizione tedesca di “Scommettiamo… che?”. Il singolo arrivò solo alla posizione 44 in classifica.

1998, la canzone di Berti – In Francia la Germania ci arrivò dopo aver preceduto Ucraina e Portogallo. E proprio nel settembre ’97, alla vigilia di un match quasi decisivo con i lusitani, all’Olympiastadion di Berlino venne presentata “Running with a Dream”. Musica è dell’inglese Mike Batt, eseguita dalla London Royal Philharmonic Orchestra, le voci sono della canadese Anna Maria Kaufmann e dello svedese Joey Tempest, mentre le parole, o meglio le idee sul testo sono di Berti Vogts, il ct della Nazionale. Il suo sogno non andrà molto bene, visto che i tedeschi usciranno in malo modo ai quarti contro la Croazia.

Melodie sì, ma non ufficiali – Dal Mondiale 2002 la Germania non ha più avuto una “sua” canzone. Tuttavia dal 2006, prima delle partite casalinghe negli stadi si sentono le note di “Schwarz und weiß” (Nero e bianco, come i colori della Nazionale), scritta da Oliver Pocher, personaggio TV molto noto in Germania, mentre per gli Europei del 2016 Jeder für Jeden (“Uno per l’altro”) prodotta dal DJ Felix Jaehn e dal cantante Herbert Grönemeyer, era diventata la canzone di squadra dei tedeschi, anche perché alcuni di loro, come Mario Götze avevano collaborato alla stesura del testo e al ritocco della melodia. Nel 2018 è stato il turno di Jérôme Boateng, con il comico inglese Jack Whitehall. Sì, Germania e musica vanno di pari passo.

Tra star e stadio: la rivoluzione dell’Hertha Berlino

hertha berlino

Lo scorso giugno potrebbe essere cambiato radicalmente il destino dell’Hertha Berlino. L’arrivo di Lars Windhorst come principale investitore del club grazie all’acquisto del 37.5% delle azioni per circa 125 milioni di euro – diventate poi il 49.9% nello scorso novembre – ha aperto le strade alla rivoluzione. Come tutti i nuovi investitori, anche Windhorst vuole trasformare Die Alte Dame in uno dei club di riferimento del calcio tedesco e ovviamente bisogna cominciare dallo stadio.

Una nuova casa per l’Hertha Berlino

L’Olympiastadion è un impianto iconico per quello che ha rappresentato nel corso della storia e mai verrà abbattuto, tuttavia l’Hertha ha sempre faticato a fare il tutto esaurito. In un campionato come la Bundesliga in cui la media percentuale del riempimento degli stadi è del 92%, la squadra della capitale si ferma ad un magro 64% e soprattutto l’attuale casa della Alte Dame non è di sua proprietà. Il contratto di affitto con il comune scadrà nel 2025 ed il club ha già fatto sapere di non voler rinnovare.

Windhorst ha intenzione di finanziare un progetto di proprietà della società di medie dimensioni (circa 55000 posti), ma la zona è ancora tutto da definire. L’Olympiapark è off-limits a causa dei piani di sviluppo cittadino del comune, il parco di Brandenburgo è fuori Berlino e quindi la possibilità più probabile è quella di acquistare il terreno dell’aeroporto Tegel. La proposta è già in fase di discussione, il tempo limite è il 2025 e verosimilmente quell’anno sarà anche la prima scadenza del progetto Windhorst.

Hertha Berlino
Progetto stadio Hertha Berlino

Il nuovo centrocampo

L’imprenditore tedesco, come detto, vuole trasformare l’Hertha in un club di riferimento e questo può accadere solamente tramite i risultati sul campo. Il primo passo è stato portare Jurgen Klinsmann sulla panchina biancazzurra. L’ex ct della Mannschaft è stato convinto da Windhorst in persona a sposare il progetto e per il mercato di gennaio ha in mente grandi cose. Il primo nome sulla lista è Granit Xhaka. Il centrocampista dell’Arsenal sta vivendo momenti difficili a Londra ed è pronto a partire. L’affare sembra in discesa l’accordo tra l’Hertha e l’ex ‘Gladbach c’è e lo ha comunicato a sorpresa Jose Noguera, l’agente del giocatore, ora manca quello tra i club. Arteta, nuovo allenatore dei Gunners, vorrebbe trattenere il centrocampista, ma il rapporto tra Xhaka e l’ambiente è ormai crepato e la partenza sembra essere scontata.

Oltre a Xhaka, Klinsmann ha messo gli occhi su altri due scontenti di lusso: Julian Draxler e Mario Götze. L’ex Schalke è per la prima volta fuori dal giro della nazionale tedesca per Euro2020 e se dovesse rimanere al PSG sicuramente non parteciperà alla competizione quest’estate. Götze, dal canto suo, ha fatto sapere che se Favre resterà in carica come allenatore lui cercherà una nuova squadra. Entrambi hanno un contratto in scadenza, l’Hertha proverà a convincerli già nella prossima finestra di mercato, ma è probabile che se gli affari andranno in porto sarà per la stagione successiva. In lista c’è anche Julian Weigl, mentre sembra ormai in dirittura d’arrivo l’acquisto di Santiago Ascacibar dallo Stoccarda per 12 milioni. Insomma, una vera e propria rivoluzione.

Lo scontento

Non è tutto oro però all’Hertha. L’arrivo di Klinsmann ha creato malcontento in uno dei giocatori simbolo della scorsa annata: Ondrej Duda. Il 10 della Vecchia Signora ha giocato solamente una partita con il nuovo allenatore e ha rivelato alla stampa tutta la sua delusione: “Non mi aspetto di essere nella squadra per le mie partite. Sto pensando al mio futuro. Non voglio stare dove c’è qualcuno che non mi vuole, perderei solo tempo”. Poche parole, ma abbastanza chiare. Lo slovacco potrebbe essere il primo partente della nuova gestione, a meno di un repentino cambio di idee di Klinsmann, ma se al suo posto dovessero arrivare i tre citati sopra, l’Hertha Berlino si rilancerebbe molto bene verso una nuova vita.

L’osservato speciale: Götze tra presente e futuro

Mario Götze

Dalla notte del Maracanà la carriera di Mario Götze è stata un’altalena costante. Dalle grandi notti con il Borussia Dormtund a quelle con il Bayern Monaco, prima di finire nel dimenticatoio bavarese e tornare all’ovile giallonero con fortune alterne. Nella scorsa primavera, dopo aver curato il problema di metabolismo che non gli permetteva di performare a dovere, sembrava essere finalmente tornato ai livelli del 2014.

Sette gol e sette assist nella scorsa stagione avevano fatto pensare alla rinascita del giocatore ed alla sua centralità nel progetto del BVB, come peraltro faceva intendere Zorc nell’estate 2018, ma con l’inizio del nuovo campionato tutto sembra essere tornato indietro. Tra i vari problemi che i gialloneri stanno affrontando, c’è anche il poco utilizzo del campione del mondo. Götze ha giocato solamente 477 minuti in 14 partite, ovvero poco meno di un tempo per ogni match disputato, un dato in netta diminuzione rispetto a quello della scorsa stagione.

Nonostante il minor utilizzo, il numero dieci del Borussia è riuscito a mettere a segno due gol in Bundesliga, ma Lucien Favre non sembra vederlo tra i titolari. Il tecnico svizzero infatti è una delle ragioni per cui Mario Götze non ha ancora rinnovato il proprio contratto in scadenza nel prossimo Giugno. Sportbild ha reso pubblico il malcontento del ventisettenne, ormai relegato ad un ruolo secondario all’interno della squadra, e la sua volontà di non rinnovare se Favre dovesse riuscire a salvare il posto da allenatore, missione per ora compiuta, ma con poche certezze per il futuro.

L’ex allenatore del Gladbach però non è l’unico ostacolo al rinnovo. Götze dovrebbe acconsentire ad un netto taglio dell’ingaggio per restare al Signal Iduna Park. Gli attuali dieci milioni di euro l’anno rappresentano una spesa eccessiva se rapportati al contributo in campo ed il Dortmund non è disposto a rinnovare a tali cifre. L’offerta di Zorc e dirigenti si aggira attorno ai 7,5 milioni di euro ed il tedesco non sembra dell’idea di accettare. Per sua stessa ammissione, il classe 1992 starebbe pensando di trasferirsi all’estero alla conclusione del suo accordo.

Dopo una vita passata in Germania, il ventisettenne potrebbe trovare un nuovo inizio in un campionato estero ed alcuni club di Serie A sono alla porta. Inter e Milan si sono dette interessate a Götze e il torneo italiano potrebbe essere molto adatto alle sue caratteristiche. Il contratto scade a giugno 2020, ma già da gennaio il giocatore può avere discussioni con nuove società. Il futuro del numero dieci giallonero è appeso a un filo e forse non basterà l’eventuale esonero di Favre per convincerlo a rimanere.

Intanto il tecnico potrebbe concedergli spazio nella trasferta contro il Mainz della 15ª giornata. I ritmi serrati e i ritmi a cui stanno andando Reus e Hazard possono spingere il tecnico a cambiare qualcosa, dando una chance al suo numero 10. Götze ci spera: non gioca titolare da un mese ed è fermo a 477 minuti in stagione. E in fondo né lui né i tifosi del BVB sperano che siano gli ultimi.