Il Mönchengladbach di Marco Rose punta in alto con un super attacco

marco rose Gladbach

Nessun allenatore del Borussia Mönchengladbach prima di Marco Rose era riuscito a fare 52 punti in 26 partite negli ultimi 30 anni. Certo non si può dire di essere tornati ai mitici anni ’70, in cui i Fohlen guidati prima da Hennes Weisweiler e poi da Udo Lattek dominavano in Germania ed erano protagonisti in Europa, ma il salto di qualità che si aspettava Eberl con l’ingaggio di Rose sta avendo i risultati sperati. Lo stesso Direttore Sportivo ha dichiarato che la qualificazione alla Champions League per la società del Nordrhein-Westfalen equivarrebbe a vincere un titolo. Ma questo Gladbach non si pone limiti, grazie a un’ottima organizzazione di gioco e soprattutto ad una fase offensiva tra le migliori, se non la migliore, della Bundesliga.

Marco Rose ha saputo creare il giusto mix tra gli attaccanti già presenti lo scorso anno (Alassane Pléa e Lars Stindl in primis) e i nuovi arrivati Marcus Thuram e Breel Embolo, valorizzando inoltre calciatori che sembravano quasi persi, come Patrick Herrmann. Se a tutto ciò si aggiunge la trasformazione di Jonas Hofmann in prezioso jolly offensivo e di centrocampo si capisce perché il risultato sia così convincente.

L’allenatore arrivato dal Salisburgo era un giocatore del Mainz quando il coach era un certo Jürgen Klopp, e si vede. Le principali armi dei suoi attaccanti sono l’interscambiabilità e la duttilità. Per le difese infatti è sempre complicato trovare punti di riferimento e per capirlo basta guardare il gol dello 0-1 a Francoforte nella giornata della ripartenza, arrivato dopo poco più di trenta secondi. Palla in avanti di Embolo, inserimento di Hofmann che spalle alla porta premia l’inserimento di Pléa alla sua sinistra e diagonale vincente del francese. Attacco completo.

Analizzando tutta la partita contro l’Eintracht non si vede mai nessun giocatore offensivo del 4-2-3-1 (Hofmann, Pléa, Thuram e Embolo prima, poi nella ripresa Stindl e Herrmann) per più di dieci minuti nella stessa posizione. La prima punta l’hanno fatta a turno Plea, Embolo e occasionalmente anche Thuram (poi Stindl), Hofmann nella seconda metà della ripresa si è spostato a sinistra ed è stato fondamentale per far partire velocemente il contropiede, venendo incontro e girando al massimo con due tocchi verso il centro, agevolando la sovrapposizione di un compagno. Il gioco è quasi sempre palla a terra, il lancio lungo non è un’opzione nel gioco di Rose. Un piano evidente in tutto il corso della stagione.

Nel piano tattico dei Fohlen gli esterni, in particolare Thuram, spesso si accentrano portando via l’uomo ai terzini, come successo a Bensebaini in occasione del secondo gol segnato proprio dal figlio di Lilian. Anche sull’importanza dei terzini va riconosciuto il merito di Eberl e Rose di aver pescato dal Salisburgo e dal Rennes due giocatori con caratteristiche perfette per i movimenti richiesti, l’austriaco Stefan Lainer e appunto l’algerino Ramy Bensebaini. Infine i numeri, che non dicono tutto ma in questo caso inquadrano bene i punti di forza. Finora il Gladbach ha segnato 57 reti, di cui 10 realizzate da Pléa e Thuram, 7 da Embolo, 6 da Stindl e 5 da Herrmann. Ma l’efficacia del gioco organizzato lo si riconosce ancora di più dagli assist: 9 Pléa, 8 Thuram, 5 Embolo e Herrmann, 3 Stindl.

Ingranaggi ben oliati, bel gioco e mentalità: il sogno Champions del Borussia Mönchengladbach di Marco Rose parte da qui, con la consapevolezza di avere intrapreso la strada giusta. Perché al di là di come finirà la stagione un obiettivo è già stato raggiunto: a Mönchengladbach non si vedeva un calcio così da anni.

Marcus Thuram, il figlio di Lilian già leader al Gladbach

Marcus Thuram

Il suo arrivo in estate ha avuto risonanza mediatica a livello mondiale. Sì, il talento c’entra e non manca, ma è soprattutto il cognome a pesare. Marcus Thuram è il figlio di Lilian, uno che tra gli anni ’90 e 2000 è stato uno dei migliori difensori al mondo, che ha deciso una semifinale mondiale con una doppietta. Insomma, di certo non uno qualsiasi. Il Borussia Mönchengladbach però non ha deciso di acquistare il suo erede, pagandolo circa 10 milioni di euro, per ciò che ha scritto dietro la maglia, bensì per quello che fa in campo. E gli ha anche affidato la maglia numero 10. Giusto per non creare aspettativa, si potrebbe ironicamente aggiungere.

In effetti, giudicando l’inizio di stagione, le molte chiacchiere estive intorno a lui sembrano averne condizionato un minimo il rendimento. Nonostante le caratteristiche perfette per giocare in Bundesliga l’ex Sochaux e Guingamp non è riuscito a imporsi da subito in campionato. Ha sì iniziato con un goal in DFB-Pokal, decisivo per battere il Sandhausen, poi 5 partite consecutive dal 1′ tra Bundes ed Europa League senza mai lasciare il segno. Anzi. In diverse situazioni ha fatto fatica a trovarsi a suo agio ed è sembrato anche piuttosto impacciato, non in grado di sfruttare la sua tecnica e nemmeno il fisico.

Nelle ultime due partite, contro Fortuna Düsseldorf e Hoffenheim, è esploso: doppietta decisiva entrando dalla panchina per trasformare lo 0-1 in 2-1 nel derby con l’F95, goal e assist contro la squadra di Schreuder. Un’esplosione improvvisa, ma sicuramente non inattesa. E che ha dato il via a una nuova moda per celebrare le vittorie a Mönchengladbach: utilizzando la maglietta con il numero 10 a mo’ di bandiera e piandandola a terra dopo ogni successo.

Aldilà delle nuove tendenze, ciò che ha portato Marcus Thuram al Gladbach è soprattutto freschezza a una squadra che cercava un nuovo punto di riferimento dopo la partenza di Thorgan Hazard, di qualità e soprattutto numeri. Il belga era un giocatore da “doppia doppia” per goal e assist, oltre che un risolutore. Tutte doti che appartengono al figlio di Lilian, il quale ha affinato anche l’intesa con i suoi compagni di reparto ed è ora perfettamente inserito nell’ambiente e nelle dinamiche dei ‘Fohlen‘.

Ha avuto la fortuna di arrivare in una squadra in evoluzione, sotto la gestione di un tecnico che adora giocare con attaccanti veloci e sempre in movimento, come Marco Rose. Un ruolo preciso Thuram non ce l’ha ancora: poteva essere un limite, non però con l’ex Salisburgo in panchina. Lui, Pléa ed Embolo (altro colpo estivo) hanno iniziato a cercarsi e trovarsi sempre più di frequente e continueranno a farlo, fino a diventare, magari, imprendibili e soprattutto poco leggibili per le difese avversarie, scambiandosi spesso di posizione. Portando il rapporto che i tre hanno fuori dal campo anche nei 90 minuti: “Se giochi coi tuoi amici riesci a trovarti meglio” ha dichiarato a Bundesliga.com.

Il suo ambientamento è appena iniziato, ma sembra che Marcus Thuram sia già al Gladbach da tempo. Invece è appena arrivato in Germania e ha ancora tutto il tempo per conquistare un campionato nuovo e una realtà che ha più attenzioni e più pressione rispetto al Guingamp. L’età e il talento sono dalla sua parte. Deve migliorare nei movimenti senza palla e nell’attacco alla profondità, ma la stagione è lunga. Il tempo per togliersi tante soddisfazioni, tra campionato ed Europa League, c’è ancora tutto.