Una questione di certezze: Rose, l’addio e la profonda crisi del Gladbach

Gladbach rose

Nella conferenza stampa chiarificatrice istituita dalla dirigenza del Borussia Mönchengladbach a metà febbraio per chiarire la situazione allenatore, il Direttore Sportivo Max Eberl ha annunciato di aver appreso da Marco Rose la decisione di andare al Borussia Dortmund prima che si giocasse la sentitissima sfida con il Colonia. L’ufficialità dell’addio a fine stagione di Rose è stata comunicata il 15 febbraio. Il Rheinderby invece si è giocato il 6 febbraio, nove giorni prima. Lo ha vinto il Colonia per 1-2 al Borussia-Park. Da quel giorno, il Gladbach non è più riuscito a vincere neanche una partita. 

Il passo falso di Augsburg nell’anticipo della 25ª giornata di Bundesliga rappresenta l’ottava gara consecutiva senza neanche una vittoria. Il bilancio dopo la sconfitta della WWK-Arena è di un pareggio contro il Wolfsburg per 0-0 e sette sconfitte. Nell’ordine, tra Bundesliga, Champions League e DFB-Pokal: Colonia, Mainz, Man City, Lipsia, Dortmund, Leverkusen. E Augsburg, per l’appunto. Con un copione già visto nelle uscite precedenti: sciupando una serie impressionante di occasioni prima di essere beffato. Stavolta, pure con il rigore sbagliato da Lars Stindl nel primo tempo, col punteggio ancora fissato sullo 0-0. Poteva cambiare tutto, invece il capitano dei Fohlen ha chiuso troppo col destro calciando larghissimo.

Una trasformazione che trova poche spiegazioni tecniche, visto che nelle otto gare precedenti il crollo nel derby erano arrivati risultati particolarmente incoraggianti. Sei vittorie, comprese quelle in Bundesliga contro il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund, più due pareggi. Una tendenza positiva che, aveva seguito un’altra serie negativa di sei gare senza vittorie a dicembre. Insomma, la continuità non è mai stata il punto forte del Gladbach in quest’annata.

Questa serie di sconfitte ha però un denominatore comune. La certezza che a fine stagione Marco Rose non sarà più sulla panchina del Gladbach, ma su quella dell’altro Borussia. Una certezza arrivata prima del derby col Colonia, come detto. Lo ha confessato lo stesso Eberl. E da quel giorno Sommer e compagni non sono più riusciti a vincere, hanno commesso una serie di errori individuali preoccupanti, offerto il fianco a rimonte clamorose, messo in mostra prestazioni nervose come contro il Dortmund in Bundesliga, vissuto notti piene di paura – anche se il Manchester City fa paura a molti, a parziale scusante – e senza il coraggio di provarci.

L’incertezza sul futuro che avvolge il club non rassicura i giocatori, i quali non sembrano aver smesso di credere nelle idee dell’allenatore e nemmeno nei propri mezzi, ma mancano di fiducia. Non è raro vedere calciatori del Gladbach arrivare in area al termine di un’azione ottimamente costruita e poi mancare il colpo decisivo per segnare. Contro l’Augsburg ha invertito la tendenza soltanto Neuhaus, uno di quelli che ha mantenuto la maggior costanza di rendimento. Giocatori come Stindl e Pléa invece sembrano essere molto più in difficoltà, così come Lainer (da inizio stagione).

Certamente questi ultimi mesi non sono stati sereni a livello mentale. Prima dell’annuncio dell’addio di Rose, il Gladbach si era fatto notare per episodi scandalistici come lo sputo di Thuram a Stefan Posch e l’ormai celebre fuga sui tetti di Embolo, beccato dalla polizia mentre partecipava ad una festa illegale ad Essen in pieno lockdown. Dettagli che fanno la differenza. Al momento per il Gladbach in negativo. La squadra che ha soffiato la qualificazione all’Inter in Champions League, che ha battuto le big, che era in piena corsa per i primi quattro posti non si vede più. Cambiare ancora però rischia di non essere la soluzione, perché potrebbe soltanto portare ancora più incertezza in una squadra che, in ogni caso, non ha assolutamente abbandonato il proprio allenatore. Lo ha confermato anche lo stesso Eberl nello studio di ZDF sabato sera. Si riparte da Rose, non serve un cambiamento, in questo momento non c’è bisogno. La striscia è “inspiegabile” per il DS, viste le prestazioni.

La serie negativa – che è già la peggiore dalla stagione 1989/90, quando il Gladbach perse 8 partite consecutive, mai successo nella storia – non sembra però destinata ad arrestarsi a breve: contro il City servirà il miracolo per evitare la nona partita senza successi. La sfida contro lo Schalke di sabato prossimo sembra già assumere contorni drammatici.

🗞 BundesCafé, 16ª giornata – Il Bayern torna a sorridere, le altre no

16ª giornata Bundesliga 2020/21

Quattro vittorie in casa, nessuna in trasferta e cinque pareggi nella 16ª giornata della Bundesliga 2020/21. Il numero totale dei goal segnati è di 20, 2,22 di media a partita.

16ª giornata Bundesliga 2020/21
16ª giornata Bundesliga 2020/21: i risultati. Fonte: DW Sports

IL TOPSPIEL 💥

La miglior squadra della Bundesliga contro la squadra più in forma della Bundesliga. Bayern Monaco-Friburgo era il match più atteso della giornata (anche da noi…) e si è risolto con una vittoria della capolista per 2-1: goal di Lewandowski e Müller, che ha anche fatto l’assist per il polacco. Per la squadra di Streich straordinaria partita di Nils Petersen, che si è confermato il re dei bomber dalla panchina e ha anche preso una clamorosa traversa nel recupero.

L’MVP 👑

Il Borussia Dortmund si è schiantato contro il Mainz in casa, pareggiando 1-1 nonostante tantissime occasioni. Protagonista assoluto il portiere Robin Zentner, che nel primo tempo si è prodigato in una serie di miracoli impressionanti. Sei parate per tenere in piedi i suoi. Si è arreso solo a Meunier. Poi Reus, sbagliando il rigore della vittoria, ha fatto il resto. Ah, sì. Zentner è proprio quello della celebre papera. Ne è passato di tempo.

L’ALTRO PROTAGONISTA 🎖

Lars Stindl è tornato grande. Dopo aver vinto il titolo di MVP della Bundesliga del mese di dicembre, è stato ancora una volta protagonista in campo con il suo Gladbach. Goal su rigore – freddissimo – e poi meraviglioso assist per Zakaria. Prestazione che meritava di essere coronata con i tre punti.

IL VOLTO NUOVO 🆕

Fa sorridere definirlo un volto nuovo, perché Luka Jovic la Bundesliga la conosce benissimo. La conosce talmente bene che al suo ritorno a Francoforte con l’Eintracht ha segnato una doppietta entrando dalla panchina. Willkommen Zurück!

LA SORPRESA 😮

Ormai non dovrebbe essere una sorpresa, ma la realtà è che l’Union Berlino non finisce mai di stupirci. Ha battuto anche il Leverkusen per 1-0, con un nuovo eroe: Cedric Teuchert, che prima di quest’anno non aveva mai segnato in Bundesliga e non sembrava nemmeno un giocatore adatto per la categoria. Urs Fischer ha valorizzato anche lui.

LA STATISTICA 📊

La neopromossa cala la serranda. L’Arminia Bielefeld dopo un avvio difficile sta trovando la propria dimensione in Bundesliga. Nelle ultime quattro partite ha raccolto 7 punti e subito soltanto un goal, dal Borussia Mönchengladbach. Nessuno ha una difesa così solida nelle ultime partite.

LA CITAZIONE 🎙

Al termine della partita tra Union e Leverkusen, Jonathan Tah ha denunciato ai microfoni di DAZN un episodio di razzismo ai danni del suo compagno Nadiem Amiri, tedesco di origini afghane.

“Mi amareggia la sconfitta, ma ancora più quanto successo ad Amiri, che è stato insultato per l’origine dei suoi genitori. È una cosa molto, molto brutta, non c’entra niente col calcio. Spero ci saranno delle conseguenze. Ci sono stati diverbi ed è stato usato il termine ‘afghano di merda’. Non appartiene a questo sport, non importa la concitazione del momento”.

Il giocatore è Florian Hübner, che è stato messo sotto indagine dalla DFB. Amiri ha comunque dichiarato che il centrale dell’Union è andato a scusarsi in maniera sincera dopo la partita.

LA FOTO 📸

David Abraham ha lasciato l’Eintracht e il calcio giocato. Purtroppo senza i tifosi nella malinconia di un Waldstadion vuoto. Avrebbe meritato un saluto diverso. Ma ha deciso di scambiare la sua ultima maglia con Manuel Gräfe, che di mestiere fa l’arbitro.

David Abraham scambia la maglia con Gräfe. Fonte: Getty/OneFootball

LA CURIOSITÀ 🧐

La sfida tra Gladbach e Stoccarda è terminata 2-2 con un rigore concesso all’ultimo minuto allo Stoccarda, dall’esperto arbitro Felix Brych, per una presunta trattenuta di Bensebaini su Kalajdzic. Lo stesso arbitro, che dapprima non ha assegnato nulla e poi è stato richiamato al Var, decidendo per il penalty, nel post partita ha ammesso di aver commesso un errore e di non aver visto che l’attaccante dello Stoccarda aveva pestato il piede del difensore del Gladbach.

LA CLASSIFICA 📃

Dopo la 16ª giornata della Bundesliga 2020/21, il Bayern Monaco mantiene la testa della classifica e allunga sul Lipsia, che si blocca a Wolfsburg. L’Union accorcia su Dortmund e Leverkusen, che frenano ancora una volta. Risale l’Eintracht. Tanta bagarre a centro classifica, mentre in fondo si smuove molto poco. Soltanto il Werder Brema tira un primo sospiro di sollievo. Ma è ancora lunghissima.

16ª giornata Bundesliga 2020/21
16ª giornata Bundesliga 2020/21: la classifica. Fonte: Bundesliga

Lars Stindl, la leadership del Gladbach e la seconda giovinezza

Lars Stindl

Anche a causa dell’impegno in Champions League, in questi primi tre mesi della Bundesliga 2020/21 il Borussia Mönchengladbach ha vissuto naturali alti e bassi, un po’ come tutti i suoi protagonisti e giocatori più significativi. Chi ha trovato continuità, per la prima volta dopo tanti anni, è invece Lars Stindl, finalmente tornato al top dopo mesi di difficoltà fisica e alti e bassi anche in campo. Oggi è protagonista del Gladbach: ha già segnato 11 goal e fornito 6 assist ai compagni in stagione. Numeri da attaccante, numeri da nazionale. A voler ben vedere.

Il punto più alto della carriera di Stindl, 32 anni compiuti a settembre, è stato la Confederations Cup del 2017, competizione di cui è stato capocannoniere (al pari di Werner e Goretzka) con tre reti, compresa quella decisiva per la vittoria in finale sul Cile. Dando uno sguardo alle statistiche più banali, il motivo della presenza di Stindl in quella fortissima Germania non è lampante. Nella stagione 2016/17, peraltro la sua migliore sul piano realizzativo, Lars Stindl aveva messo a segno 18 gol e 5 assist in 41 presenze fra tutte le competizioni (con una tripletta alla Fiorentina in Europa League): uno score tutt’altro che negativo, ma non al livello dei vari Lewandowski, Agüero, Kane. Più che le statistiche sul piano realizzativo, ciò che aveva spinto Löw a dare fiducia al capitano del Borussia Mönchengladbach era stato quello che gli avrebbe potuto dare, nel “prime” dei propri mezzi tecnici e fisici, in termini di supporto alla manovra, dominio del gioco e infine – infine come se fosse un aspetto secondario per un attaccante – capacità di concludere l’azione.

E il punto è proprio questo: Stindl non è mai stato un attaccante normale. Anzi, per una lunga fase della sua carriera non è stato neanche un attaccante effettivo: il Karlsruhe lo aveva presentato al pubblico della Bundesliga come un centrocampista offensivo, un playmaker che sa sempre cosa fare con la palla fra i piedi. Con gli anni però diversi allenatori hanno preferito sfruttare le sue caratteristiche in zone del campo più avanzate rispetto alla trequarti. È successo così che quello che era un numero 10 si è trasformato in un peculiare esempio di falso 9, cioè un centravanti senza particolari consegne tattiche ma che interpreta il suo ruolo in base alle sue qualità, le quali si concretizzano per la maggioranza fuori dall’area di rigore avversaria.

Quali, dunque, queste qualità. Stindl non è un giocatore che ruba l’occhio: non è particolarmente veloce o forte fisicamente (80 chili distribuiti su 181 centimetri di altezza), dribbla meno e tira peggio di tanti colleghi, raramente tocca il pallone con una parte del corpo diversa dall’interno piede, pur mantenendo una certa eleganza. Ciò che permette al tedesco di sopravvivere ad alti livelli è un’intelligenza quasi senza pari nei movimenti, cui abbina un minimalismo tecnico solo apparente che, nei suoi momenti migliori, lo rende praticamente incontrollabile per i difensori avversari, spesso spaesati dai controlli orientati e dal sapiente utilizzo del corpo di Stindl. Il numero 13 del Gladbach non spreca energie mentali nell’elaborazione di giocate appariscenti, ma le concentra tutte sulla scelta migliore per portare avanti la fase offensiva, sintomo di una conoscenza del gioco tutt’altro che comune anche a livello internazionale. Quest’intelligenza spesso si riflette anche in inserimenti a rimorchio tanto semplici quanto efficaci per arrivare al tiro da posizione favorevole.

In questo modo Stindl è arrivato a vivere un vero e proprio “ritorno al futuro”. Nel 4-2-3-1 di Marco Rose, il tedesco sembra rappresentare un’alternativa molto più adatta nel ruolo di trequartista finora interpretato con risultati alterni da Embolo, che invece da punta potrebbe liberare tutta la propria esplosività – anche se finora è stato considerato ‘solo’ l’alternativa a Pléa.

Lars Stindl è di fatto tornato ad essere il numero 10 che era stato prima di essere allenato da Lucien Favre – in realtà assumendo compiti tecnico-tattici simili a quelli di uno dei migliori 9 europei, cioè Roberto Firmino (tra l’altro un fedelissimo di Klopp, “maestro” di Rose). A 32 anni è difficile immaginare che riesca a sviluppare tutte le sue migliori caratteristiche e arrivare al top. Di certo, nel suo, si è mostrato nuovamente un giocatore di enorme valore nonché leader del Gladbach. Guadagnandosi anche un meritatissimo rinnovo fino al 2023. Mica male.

🗞 BundesCafé, 12ª giornata – Fughe, speranze vane e conferme

Bundesliga 12ª giornata

Cinque vittorie in trasferta, un solo successo interno e tre pareggi nella 12ª giornata della Bundesliga 2020/21, la prima in infrasettimanale. 24 i goal totali realizzati, una media a partita di tre.

risultati Bundesliga 12ª giornata
Grafica di DW Sports

IL TOPSPIEL 💥

Il lanciassimo Wolfsburg di Oliver Glasner arrivava all’Allianz Arena per giocarsela. E se l’è giocata. Solo che poi Kingsley Coman e Lewandowski hanno iniziato a voler fare di testa loro e hanno vinto la partita, regalando tre punti al Bayern Monaco. Andato sotto per la sesta volta di fila in Bundes, ma arrivato poi alla ventiduesima vittoria interna su 24 contro i Lupi. Prima sconfitta stagionale per Weghorst (che non ha trovato il goal, interrompendo la sua striscia) e compagni.

L’MVP 👑

Lars Stindl non è uno da doppiette o triplette. Quando le centra, però, fa spesso in modo che siano memorabili. Così è stato nel super 3-3 della sfida sul campo dell’Eintracht Francoforte: il capitano del Gladbach ha segnato l’1-0 su punizione, poi al 90′ il rigore del 3-2 e infine quello del 3-3 per fissare il pari definitivo.

L’ALTRO PROTAGONISTA 🎖

Lo abbiamo visto in Italia da comparsa con la maglia del Palermo, ma da quando è arrivato a Friburgo Roland Sallai ha trovato passo e dimensione. Tanto che ha segnato due goal sul campo dello Schalke 04 (arrivato a 28 partite di fila senza vincere: -3 dal record del Tasmania). L’ungherese alla corte di Streich sta esprimendo tutto il suo talento. E si vede.

IL VOLTO NUOVO 🆕

Tutti gli occhi erano ovviamente per Edin Terzic, nuovo tecnico del Borussia Dortmund, alla prima ufficiale da capo allenatore. Buona la prima, almeno per il risultato: a Brema arriva un successo importante soprattutto per il morale, dopo tre passi falsi consecutivi. Primo passo per far dimenticare Favre.

LA SORPRESA 😮

La prima mossa di Edin Terzic da allenatore del Borussia Dortmund ha lasciato molti a bocca aperta: Youssoufa Moukoko titolare. Per la prima volta nella sua carriera a 16 anni e 25 giorni. Non ha segnato e non ha brillato, ma c’è tempo. Quantomeno ha mantenuto il suo trend vincente, come abbiamo detto settimana scorsa.

LA STATISTICA 📊

Hertha Berlino-Mainz non sarà ricordata come la partita più emozionante della stagione. Tutt’altro. Zero tiri in porta. Quando si dice ‘vince la noia’.

LA CITAZIONE 🎙

Con una sola frase, Marco Reus ha liquidato la gestione Lucien Favre dopo la vittoria del Werder Brema.

“Edin Terzic ci ha ridato la convinzione di essere una buona squadra”

LA FOTO 📸

Nella straripante vittoria del Bayer Leverkusen sul campo del Colonia, si è distinto come al solito il super talento Florian Wirtz, peraltro grande ex di serata. Che ha segnato e festeggiato con una linguaccia molto emblematica, specialmente nella città del carnevale…

Florian Wirtz
Florian Wirtz. Fonte: Getty/OneFootball

 

LA CURIOSITÀ 🧐

Nelle prime giornate Sasa Kalajdzic aveva sorpreso tutti a suon di goal, poi si è preso una pausa. Nell’infrasettimanale ha ritrovato la sua verve contro l’Union Berlino. Entrato all’80’, l’attaccante dello Stoccarda ha segnato l’1-2 dopo 5 minuti e dopo altri 5 minuti ha segnato il 2-2 finale. Non un cattivo impatto.

LA CLASSIFICA 📃

Dopo la 12ª giornata della Bundesliga 2020/21, il Bayer Leverkusen continua a battere il ritmo e arriva al top alla sfida con il Bayern di sabato alle 18.30. Tiene il passo un ottimo Lipsia. Poi il primo stacco, causa la sconfitta del Wolfsburg. Pareggiano anche Union, Stoccarda e Gladbach: l’Augsburg riavvicina l’Europa. A fondo classifica fa punti solo il Mainz (uno). Il Friburgo si toglie dai problemi. Il Werder vede vecchi fantasmi.

classifica Bundesliga 12ª giornata
La classifica della Bundesliga alla 12ª giornata.

Il Mönchengladbach di Marco Rose punta in alto con un super attacco

marco rose Gladbach

Nessun allenatore del Borussia Mönchengladbach prima di Marco Rose era riuscito a fare 52 punti in 26 partite negli ultimi 30 anni. Certo non si può dire di essere tornati ai mitici anni ’70, in cui i Fohlen guidati prima da Hennes Weisweiler e poi da Udo Lattek dominavano in Germania ed erano protagonisti in Europa, ma il salto di qualità che si aspettava Eberl con l’ingaggio di Rose sta avendo i risultati sperati. Lo stesso Direttore Sportivo ha dichiarato che la qualificazione alla Champions League per la società del Nordrhein-Westfalen equivarrebbe a vincere un titolo. Ma questo Gladbach non si pone limiti, grazie a un’ottima organizzazione di gioco e soprattutto ad una fase offensiva tra le migliori, se non la migliore, della Bundesliga.

Marco Rose ha saputo creare il giusto mix tra gli attaccanti già presenti lo scorso anno (Alassane Pléa e Lars Stindl in primis) e i nuovi arrivati Marcus Thuram e Breel Embolo, valorizzando inoltre calciatori che sembravano quasi persi, come Patrick Herrmann. Se a tutto ciò si aggiunge la trasformazione di Jonas Hofmann in prezioso jolly offensivo e di centrocampo si capisce perché il risultato sia così convincente.

L’allenatore arrivato dal Salisburgo era un giocatore del Mainz quando il coach era un certo Jürgen Klopp, e si vede. Le principali armi dei suoi attaccanti sono l’interscambiabilità e la duttilità. Per le difese infatti è sempre complicato trovare punti di riferimento e per capirlo basta guardare il gol dello 0-1 a Francoforte nella giornata della ripartenza, arrivato dopo poco più di trenta secondi. Palla in avanti di Embolo, inserimento di Hofmann che spalle alla porta premia l’inserimento di Pléa alla sua sinistra e diagonale vincente del francese. Attacco completo.

Analizzando tutta la partita contro l’Eintracht non si vede mai nessun giocatore offensivo del 4-2-3-1 (Hofmann, Pléa, Thuram e Embolo prima, poi nella ripresa Stindl e Herrmann) per più di dieci minuti nella stessa posizione. La prima punta l’hanno fatta a turno Plea, Embolo e occasionalmente anche Thuram (poi Stindl), Hofmann nella seconda metà della ripresa si è spostato a sinistra ed è stato fondamentale per far partire velocemente il contropiede, venendo incontro e girando al massimo con due tocchi verso il centro, agevolando la sovrapposizione di un compagno. Il gioco è quasi sempre palla a terra, il lancio lungo non è un’opzione nel gioco di Rose. Un piano evidente in tutto il corso della stagione.

Nel piano tattico dei Fohlen gli esterni, in particolare Thuram, spesso si accentrano portando via l’uomo ai terzini, come successo a Bensebaini in occasione del secondo gol segnato proprio dal figlio di Lilian. Anche sull’importanza dei terzini va riconosciuto il merito di Eberl e Rose di aver pescato dal Salisburgo e dal Rennes due giocatori con caratteristiche perfette per i movimenti richiesti, l’austriaco Stefan Lainer e appunto l’algerino Ramy Bensebaini. Infine i numeri, che non dicono tutto ma in questo caso inquadrano bene i punti di forza. Finora il Gladbach ha segnato 57 reti, di cui 10 realizzate da Pléa e Thuram, 7 da Embolo, 6 da Stindl e 5 da Herrmann. Ma l’efficacia del gioco organizzato lo si riconosce ancora di più dagli assist: 9 Pléa, 8 Thuram, 5 Embolo e Herrmann, 3 Stindl.

Ingranaggi ben oliati, bel gioco e mentalità: il sogno Champions del Borussia Mönchengladbach di Marco Rose parte da qui, con la consapevolezza di avere intrapreso la strada giusta. Perché al di là di come finirà la stagione un obiettivo è già stato raggiunto: a Mönchengladbach non si vedeva un calcio così da anni.

🎥 Lars Stindl, goal (quasi) alla Bergkamp!

stindl goal

Il 2 marzo 2002 Dennis Bergkamp, nella partita tra Arsenal e Newcastle, segnava un goal destinato a rimanere nella storia del calcio. La perfezione per eleganza, idea, controllo, esecuzione. Circa 18 anni dopo, il 29 febbraio 2020, Lars Stindl ha provato ad emulare quel goal. E, per certi versi, ci è andato molto vicino. Posto che il coefficiente di difficoltà del goal originale è già ai limiti dell’impossibile, il capitano del Borussia Mönchengladbach nella sfida con l’Augsburg è riuscito a segnare un goal concettualmente molto simile: controllo a scavalcare il difensore, ‘virata’ e poi conclusione a rete.

Certo, quella dell’olandese alla fine è uscita più pulita rispetto a quella più sporca del giocatore tedesco dei Fohlen. Ma insomma, parliamoci chiaro: è possibile replicare un goal così iconico? Probabilmente no. E già il fatto che Stindl sia riuscito nella giocata che lo porta a tirare e fare goal, con lo stop orientato, è lodevole.

Peraltro c’è un aspetto curioso: già nel primo tempo Stindl aveva provato un lob a scavalcare l’avversario, chiudendo poi con l’assist per Bensebaini per il goal che ha sbloccato il risultato (quello sopra è invece l’1-3, partita poi finta 2-3 per il Borussia). Un’altra prova che la tecnica, di certo, a uno come Lars Stindl è mai mancata.

Lo score del Borussia Mönchengladbach in Italia

Mönchengladbach

Domani, alle 18.55, il Borussia Mönchengladbach sarà di scena allo Stadio Olimpico di Roma per sfidare i giallorossi di Fonseca. Si tratta della nona sfida dei tedeschi su suolo italiano, la seconda nella capitale. Dopo aver affrontato Inter, Milan, Juventus, Lazio e Fiorentina, dunque, i Fohlen si apprestano a fare la conoscenza di un altro blasone del nostro campionato. Nel Belpaese, ad ora, il bottino per loro è di tre vittorie, due pareggi e tre sconfitte.

Il primo filone di trasferte italiane del Gladbach risale ai fasti degli anni ’70: all’epoca i tedeschi portarono a casa cinque campionati, una coppa di Germania e due coppe UEFA , a cavallo tra il ‘69 e il ’79, grazie al gioco offensivo portato da Hennes Weisweiler.

La prima, a San Siro contro l’Inter, è tuttora avvolta dalla leggenda. Non tanto per il risultato del campo (4-2 per i nerazzurri) quanto per ciò che accadde prima e dopo la sfida. Giocatasi il 3 novembre 1971, infatti, la partita sarebbe stata valevole come gara di ritorno degli ottavi di finale di Coppa Dei Campioni, se quella di andata fosse stata validata. Invece, in Germania successe di tutto: attorno al trentesimo minuto, una lattina di Coca-Cola piovuta dagli spalti colpì in testa Boninsegna, che si accasciò a terra e venne sostituito poco dopo. In campo scoppiò il putiferio, ma la gara riuscì a riprendere, col Borussia Mönchengladbach che stravinse 7-1. Il caos diplomatico che ne seguì, però, con una accanita battaglia legale portata avanti dall’Inter, portò la UEFA ad una decisione senza precedenti: partita annullata e rigiocata (come una sorta di ritorno del ritorno) a Berlino in campo neutro. Per la cronaca, lo 0-0 bastò ai nerazzurri per passare il turno, in una stagione nella quale furono battuti solo dall’Ajax in finale grazie alla doppietta di Cruyff.

Guardacaso, la seconda apparizione italiana della squadra di Mönchengladbach fu ancora a San Siro, contro l’altra squadra di Milano: stagione 1973/74, ad aprile si gioca l’andata delle semifinali di Coppa delle Coppe. Il Milan vinse 2-0, riuscendo poi a limitare i danni con un 1-0 al ritorno che lo qualificò per la finale. Anche in questo caso spuntarono controversie, principalmente sostenute dal ‘Sunday Times’, che accusò i rossoneri di aver corrotto gli arbitri proprio per la doppia sfida contro i tedeschi. Stavolta, però, l’inchiesta fu ritenuta inattendibile e non ebbe alcun seguito legale.

L’anno successivo, nel novembre 1975, i Fohlen completarono il trittico di sfide contro le big italiane, non sfigurando nella sfida dello Stadio Comunale di Torino contro la Juventus. Erano gli ottavi di finale della Coppa dei Campioni, e il neo-allenatore Udo Lattek stava ancora cercando di imporre il suo gioco, più ragionato e difensivo di quello del predecessore Weisweiler, e per poco non rischiò il ribaltone. Nonostante il 2-0 dell’andata, infatti, i tedeschi finirono sotto per le reti di Gori e Bettega. Tuttavia, nell’ultima frazione di gara, furono Danner e Simonsen a chiudere la partita regalando il passaggio del turno al Borussia. L’eliminazione, però, arrivò ai quarti di finale contro il Real Madrid.

Il 1976 fu l’anno della prima vittoria dei tedeschi in Italia, di nuovo a Torino e di nuovo allo Stadio Comunale, ma contro il Toro. Si gioca per gli ottavi di finale di Coppa dei Campioni, e la gara finisce 2-1 per il Gladbach, ma a fare notizia sarà la gara di ritorno in Germania, quando la discussa gestione del fischietto belga Delcourt fa esplodere i granata, che finiscono la partita in otto dopo le espulsioni di Castellini, Caporale e Zaccarelli e con un leggendario Ciccio Graziani tra i pali.

Vinta la prima, il Mönchengladbach farà subito il bis nel 1979: ancora una volta nel mese di novembre, di nuovo a San Siro per vendicare la velenosa sfida contro l’Inter di pochi anni prima, con Jupp Heynckes passato dal campo alla panchina. Dopo l’1-1 dell’andata, a Milano furono di nuovo fuochi d’artificio, questa volta fortunatamente solo in campo: Altobelli la sblocca nel primo tempo, ma prima dell’intervallo a pareggiare è il giovane Nickel, che ha rimpiazzato il talento Simonsen. Il risultato regge e si vola ai supplementari, quando ancora Altobelli porta avanti l’Inter. Vantaggio che dura appena un minuto, prima che Ringles pareggi e Nickel, nel finale, segni il gol del definitivo 2-3 su rigore.

Da qui, le difficoltà dei decenni a cavallo del 2000 fanno sparire il Borussia Mönchengladbach dai radar del calcio europeo, salvo farlo tornare a galla nel 2013: è il 21 febbraio, la Coppa UEFA ha nel frattempo cambiato nome in Europa League, e a Roma si gioca il ritorno della sfida di sedicesimi di finale contro la Lazio. Petkovic, che sette giorni prima era stato salvato da una doppietta di Kozak (e da un rigore parato da Marchetti) per agguantare il 3-3, sceglie Candreva ed Hernanes dietro Floccari, mentre dall’altra parte Favre si affida a De Jong ed Herrman, salvo far subentrare Amin Younes e Granit Xhaka a partita in corso. Partita che però rimane in discussione solo per la prima mezz’ora: il destro di Candreva ed il tap-in di Gonzalez regalano la qualificazione alla Lazio.

Gladbach tifosi
Invasione dei tifosi del Gladbach in Piazza di Spagna. Fonte: @borussia_en

Avvicinandoci ad oggi, si passa alla stagione 2015/16, gironi di Champions League, la Juventus si presenta allo Stadium per la terza giornata dopo aver battuto City e Siviglia, ma l’XI scelto da Max Allegri (una sorta di 3-5-2 con Marchisio a centrocampo e la coppia Morata-Mandzukic davanti) sbatte contro un Gladbach attento che non concede nulla, grazie anche alla diga formata da Xhaka e Dahoud. 0-0 che serve più alla gloria che ad altro: i tedeschi falliranno la conquista del terzo posto, valido per l’Europa League, mentre la Juventus subirà la rocambolesca eliminazione ai quarti di finale per mano del Bayern Monaco.

Infine, l’ultimo ricordo è probabilmente il più dolce per il Mönchengladbach: dopo la sonora sconfitta all’andata- zero a uno al Borussia Park firmato da Federico Bernardeschi – allo Stadio Artemio Franchi va in scena Fiorentina-Borussia, valida per i sedicesimi di finale di Europa League. L’inizio ha i tratti dell’incubo, nonostante un palo clamoroso colpito da Stindl: Kalinic fredda Sommer col destro, Borja Valero approfitta dopo pochissimo dello scivolone surreale di Vestergaard per insaccare il 2-0 prima della mezz’ora. Nei 30 minuti di gioco successivi, però, succede di tutto, con un vero e proprio Lars Stindl-show: il capitano apre la rimonta col rigore al minuto 44, timbrando di nuovo al 47’ (tap-in dopo un pinball in area) ed al 55’, quando pizzica l’angolino dietro Tatarusanu col rasoterra dal limite. La squadra di Paulo Sousa è frastornata, crolla e vede calare il sipario al sessantesimo, quando Christensen inchioda di testa il 2-4.  Per i Fohlen, però, la gioia estrema si tramuterà presto in amarezza: nel derby tedesco contro lo Schalke, agli ottavi, torneranno a casa per la regola dei gol in trasferta.