Kingsley Coman: l’enfant prodige è diventato grande

Kingsley coman

Se la squadra funziona, nessuno la cambierà per te. Sta a te dimostrare cosa sai fare per cambiare la situazione. E credo che i fatti siano più forti delle parole”. Kingsley Coman già a ventun anni parlava con l’attitudine di un veterano. Aveva brillato nella sua prima stagione al Bayern Monaco, dove era arrivato dopo aver raccolto scampoli di professionismo tra Paris Saint-Germain e Juventus. Era andata peggio l’annata 2016-17, col passaggio da Guardiola ad Ancelotti e il reintegro della Robbery sulle corsie offensive. Nel 2018 invece, al culmine della sua stagione migliore, Coman ha subito il primo di due gravi infortuni alla caviglia, che fra le altre cose gli hanno impedito di far parte della selezione francese poi campione del mondo in Russia.

Al termine del secondo lungo stop in meno di un anno, Coman ha dichiarato che “Non accetterei una terza operazione, significherebbe che forse il mio piede sinistro non è adatto a questo livello. Inizierei un’altra vita, più anonima”. Fortunatamente il piede sinistro ha retto e oggi Coman non solo è in attività, ma è uno degli esterni offensivi più forti del mondo.


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Coco ha debuttato fra i professionisti il 17 febbraio 2013 e da allora ha vinto tutti i campionati in cui ha giocato. In più, nel suo palmarès si trovano undici tra Coppe e Supercoppe nazionali, un Mondiale per club e la scorsa edizione della Champions League, conquistata segnando in finale proprio contro il PSG, la squadra in cui è cresciuto. Coman però non sembra essere percepito come un fuoriclasse assoluto nel dibattito comune, nonostante sia un titolare in pianta stabile della squadra che sta triturando il calcio europeo. È controverso pensare che il suo appeal non sia cresciuto come ha fatto la sua bacheca, visto che di fatto – quando arruolabile – Coman è sempre stato un giocatore importante per il Bayern.

In generale, la carriera del francese ha sempre avuto qualcosa di controverso. Fin da giovanissimo, Coman ha mostrato sprazzi di un talento unico, legato certamente alla rapidità nel dribbling, ma soprattutto ad una facilità irrisoria nel disorientare gli avversari e poi trovare l’ultimo passaggio o – ancora meglio – concludere in porta. Tuttavia, per molti anni questo talento è venuto fuori solo a sprazzi, tra infortuni e concorrenza spietata. Nessuno ha mai messo in discussione le qualità tecniche di Kingsley Coman, ma quel suo atteggiamento schivo restituiva a molti un’immagine di scarso carisma, fin troppo facile da abbinare con la discontinuità tipica dei giovani che si misurano con palcoscenici d’élite. I classici difetti imputati ai giocatori che potrebbero essere, ma non sono.

Negli anni a Monaco, in realtà, Coman ha silenziosamente lavorato sui suoi difetti, migliorando nelle letture di gioco, evolvendosi pian piano in un giocatore più maturo ed affidabile. Il francese, cioè, ha avuto la lucidità e la forza di lavorare sui suoi difetti più evidenti, nonostante avesse dimostrato già da minorenne di poterci stare eccome nel calcio dei grandi(ssimi). D’altronde, dietro un volto da bambino e qualche acconciatura stravagante, in Coman sembra nascondersi una personalità fortemente competitiva. Lo si evince dalla scelta di trasferirsi due volte a cavallo tra i 18 e i 19 anni, da Parigi a Torino fino a Monaco, con l’obiettivo – parole sue – di trovare più spazio. O anche da un’intervista del padre di qualche anno fa.

Quando Kingsley perde una partita importante, sua moglie dice che non parla a nessuno per almeno un giorno”.  

Come per diversi altri giocatori, è stato il connubio con Hansi Flick a permettere l’esplosione definitiva di Kingsley Coman. In un’idea di calcio fortemente improntata alla vittoria dei duelli individuali e all’utilizzo delle catene laterali, l’esterno francese si è semplicemente trovato nel posto giusto al momento giusto. La volontà del Bayern di dominare le partite dà la possibilità a Coman di dare sfogo all’aspetto migliore del suo gioco, che rimane comunque l’improvvisazione. Un’improvvisazione che negli anni è diventata sempre più lucida, fino a diventare un’arma da 6 gol e 11 assist nella stagione in corso, per un totale di una contribuzione ogni 112 minuti giocati (dati Whoscored). Sono numeri che però non bastano a dipingere la vera essenza della nuova grandezza di Coman, la sua capacità di essere una spina nel fianco per qualsiasi avversario grazie ad un mix di atletismo, tecnica e furbizia con pochi eguali nel mondo.

Presumibilmente, stasera Kingsley Coman scenderà in campo al Parco dei Principi per il ritorno dei quarti di finale di Champions League, dopo la pesante vittoria del Paris per 2-3 all’andata. Per un giocatore nato ad un’ora di strada da Parigi non potrà mai essere una partita normale. Ancora meno lo sarà per Coman, che, in assenza del totem Lewandowski, dovrà fronteggiare meglio di come ha fatto all’andata la necessità di prendersi maggiori responsabilità – il tratto tipico dei fuoriclasse. Non sembra un problema insuperabile per un ragazzo che ormai è abituato a vincere. D’altra parte, ammesso che anche dopo un goal decisivo in finale di Champions League abbia ancora qualcosa da dimostrare, Coman dovrebbe dimostrarlo proprio in serate come queste.

Bayern Monaco-PSG, una sfida di incroci pericolosi

bayern psg

L’urna di Nyon (Svizzera) ha messo nuovamente di fronte Bayern Monaco e PSG. La squadra di Hansi Filck e quella da qualche mese affidata alla conduzione di Mauricio Pochettino si affronteranno nei quarti di finale di Champions League. Andata all’Allianz Arena, ritorno al Parco dei Principi. Che siate simpatizzanti dei bavaresi o sostenitori dei parigini, senza dubbio la partita sprigiona un indubbio fascino sportivo. Bayern Monaco-PSG, è un match tra due superpotenze del calcio mondiale che offre molteplici incroci del destino.

Bayern e PSG, i precedenti

Bayern Monaco e PSG si sono affrontate dieci volte in ventisei anni, dal 1994 al 2020. Una volta, nel 2018, in amichevole (vinta per 3-1 dai tedeschi). Nove volte, invece, in Champions League. Il bilancio totale è in perfetta parità: 5 vittorie del Bayern Monaco, 5 vittorie del PSG. Il PSG ha sempre vinto le gare giocate in casa e ha vinto una volta, il 23 novembre 1994, a Monaco (gol di George Weah). Il Bayern Monaco ha vinto 3 gare su 4 giocate in Germania e l’unica giocata in campo neutro. Quella più importante: la finale di Champions del 23 agosto 2020 giocata all’Estádio da Luz di Lisbona (Portogallo).

La finale del 2020

Come detto, l’incrocio più recente è relativo a qualche mese fa, nell’atto finale della precedente edizione della Champions. Un torneo terminato in piena estate, e soltanto una volta conclusi i campionati nazionali, a causa della pandemia da coronavirus. Un’edizione, per giunta, ridotta, che ha visto la fase ad eliminazione diretta andare in scena con gare secche e non con la consueta formula delle gare andata e ritorno. Si è trattato di una partita equilibrata, con occasioni da una parte e dall’altra, decisa, ironia della sorte, da un gol dell’ex. Cross calibrato di Joshua Kimmich, zuccata di Kingsley Coman ed apoteosi bavarese.

Bayern e PSG, una gara di ex

Nelle file dei francesi il grande ex è Bernat, mentre sono tre gli ex giocatori del PSG che figurano nella rosa del Bayern Monaco. Il primo è proprio Coman, classe 1996, arrivato in Germania nell’estate 2015 dalla Juventus in prestito (poi divenuto acquisto a titolo definitivo per 28 milioni di euro), dopo che i bianconeri, appena un anno prima, lo avevano rilevato a parametro zero dal PSG. In patria, Coman aveva totalizzato soltanto 4 gare in Prima Squadra in due stagioni ed aveva soltanto fatto intravedere sprazzi del calciatore che sarebbe poi diventato. Quindi, troviamo Tanguy Nianzou Kouassi, che il Bayern ha prelevato direttamente dal PSG la scorsa estate a costo zero che, complice molteplici infortuni, ha giocato in stagione appena 21’ in Bundesliga lo scorso novembre contro lo Stoccarda. Anche se la sua decisione ha scatenato la furia di Leonardo. Il terzo è Eric Maxim Choupo-Moting.


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Choupo Superstar

Proprio su quest’ultimo ci soffermiamo un po’ di più. Perché il giocatore nativo di Amburgo ma nazionale del Camerun, nel recente passato (dal 2018 al 2020) è stato soltanto un comprimario nella rosa del PSG ricca di stelle soprattutto nel reparto avanzato. I francesi lo avevano preso, da svincolato, dopo un’esperienza tutt’altro che edificante allo Stoke City, in Inghilterra. In due stagioni in Francia, Choupo-Moting ha segnato solo 9 gol in 51 gare. Attenzione, però, perché il giocatore è stato croce e delizia dei tifosi parigini nella passata stagione. Dapprima, un suo gol al 93’ ha deciso Atalanta-PSG 1-2, contribuendo alla conquista della semifinale di Champions. Quindi, nella finalissima contro il Bayern, si è divorato un gol incredibile nel mobile. Fissando, di fatto, i chiodi sulla bara della compagine allora diretta da Thomas Tuchel. In questa stagione, un po’ a sorpresa, il Bayern Monaco lo ha preso negli ultimi giorni del mercato estivo, sempre da svincolato, per dotare l’organico di un vice di Robert Lewandowski. Arrivato in sordina, ha convinto tutti e rinnoverà il contratto per un’altra stagione.

La Colonia francese di Monaco

Quelli sopracitati sono soltanto alcuni dei tanti, tantissimi francesi che, ormai da qualche anno, diventano protagonisti nella fila del Bayern Monaco. A partire, proprio, dal 1994, anno del primo incrocio ufficiale tra Bayern e PSG, troviamo Jean-Pierre Papin (Pallone d’Oro 1991), Bixente Lizarazu, Willy Sagnol, Alou Diarra, Valérien Ismaël, Franck Ribéry (12 stagioni in Baviera, 24 trofei tra cui la Champions del 2013), Corentin Tolisso, Benjamin Pavard, Lucas Hernández (tutti e tre Campioni del Mondo nel 2018 con la Nazionale di Didier Deschamps), ovviamente Kingsley Coman, Mickaël Cuisance e Bouna Sarr. Una colonia molto nutrita, andata via via incrementandosi con il corso di questi ultimi anni ed alla quale, a partire dal prossimo 1° luglio, si aggiungerà un ulteriore elemento. Versando, infatti, i 42 milioni di euro della clausola rescissoria, il Bayern Monaco si è assicurato le prestazioni del difensore centrale Dayot Upamecano (attualmente al RB Lipsia) per la prossima stagione.

Pochettino e il 2-7

Come non dedicare uno spazio agli allenatori di Bayern e PSG. Flick e Pochettino non si sono mai affrontati direttamente. Ma Flick ha già affrontato e battuto il PSG, nella finale della Champions 2020 a Lisbona, portando quindi a casa il trofeo più importante nell’unica occasione avuta. Pochettino, al contrario, era sulla panchina del Tottenham lo scorso 1° ottobre 2019, quando i bavaresi (all’epoca diretti da Nico Kovač) asfaltarono per 2-7 i londinesi nel nuovo ‘Tottenham Hotspur Stadium’. Nella gara di ritorno tra Bayern e PSG, giocata l’11 dicembre 2019 e terminata 3-1 ancora per il Bayern, Flick aveva sostituito Kovač e Pochettino aveva perso il posto in favore di José Mourinho. La curiosità? Il PSG è costato caro ad un allenatore del Bayern Monaco che in Italia non si può non amare.

Ancelotti e l’esonero da ex

Carlo Ancelotti dove è andato ha dominato. Ha vinto in Italia con il Milan, in Inghilterra con il Chelsea, in Spagna con il Real Madrid. Ha vinto, però, anche in Francia e in Germania proprio sedendosi sulle panchine di PSG (gennaio 2012-giugno 2013, una Ligue 1) e Bayern Monaco (luglio 2016-settembre 2017, una Bundesliga e due Supercoppe di Germania). I casi strani della vita: proprio una sfida tra PSG e Bayern Monaco valse l’esonero all’allenatore di Reggiolo dalla panchina del club di Säbener Straße. Il 27 settembre 2017, sotto i colpi di Dani Alves, Edinson Cavani e Neymar, il PSG vinse 3-0 in casa contro i bavaresi nella fase a gruppi della Champions poi vinta a fine stagione dal Real Madrid di Cristiano Ronaldo. Ancelotti, il cui rapporto con la dirigenza e con i calciatori era già ai ridotto ai minimi termini, venne esonerato il giorno seguente.

Bayern e PSG, filosofie lontane

Possono due top club europei essere totalmente agli opposti l’uno dall’altro nella filosofia di gestione di una squadra di calcio? Se siamo in presenza di Bayern Monaco e PSG, sì. Il Bayern Monaco, per esempio, fu una delle prime società, nel 2017, a contestare vivacemente il PSG per aver acquistato Neymar dal Barcellona versando i 222 milioni di euro previsti dalla clausola rescissoria del contratto di ‘O Ney’ con i catalani. “Certe cifre non vogliamo e non possiamo spenderle. Noi abbiamo un’altra filosofia – disse sulla questione Karl-Heinz Rummenigge, CEO del Bayern Monaco -. Mi sembra che anche i nostri tifosi siano d’accordo“. Gente come Lewandowski, per esempio, è arrivata a parametro zero. Serge Gnabry per 8 milioni di euro, Kimmich per 8,5.

Durante la trattativa mi sono chiesto: per noi sarebbe meglio avere l’Allianz Arena o Neymar? E devo dire che ci teniamo stretto il nostro stadio. Anche se la loro operazione, in realtà, è costata ancora di più”.

Per inciso: il Bayern Monaco ha estinto nel 2014, con ben 16 anni di anticipo sul previsto, il mutuo di 346 milioni di euro per lo stadio.

📸 Bundesliga nella neve: il Bayern vince a Berlino contro l’Hertha

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Metti un venerdì sera di neve a Berlino. Metti che all’Olympiastadion arriva il Bayern Monaco per affrontare l’Hertha Berlino. mentre il meteo continua ad essere avverso. Metti una partita sotto la neve, con istantanee che rimarranno per tanto tempo. Anche perché in campo, intanto, non ci si annoia di certo. E non si annoiano di certo gli addetti al campo, che prima della partita hanno avuto il loro da fare per dare una pulita.Anche alle panchine.

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Fonte: Getty/OneFootball

Questo, invece, è il punto di vista dell’Hertha quando è sceso in campo: già il Bayern fa impressione di suo, figuratevi dover affrontare il Bayern sotto la neve…

Fonte: Getty/OneFootball

Eppure il primo vero highlight della partita è il rigore che Rune Jarstein para a Lewandowski, diventando secondo i dati Opta il secondo portiere dopo Neuer (2013, quando il polacco giocava al Dortmund) a parare un rigore al numero 9 del Bayern in Bundesliga.

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Fonte: Getty/OneFootball

Giocare nella neve, comunque, non è facile. Anche perché il campo non aiuta.

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Fonte: Getty/OneFootball

Leroy Sané ha anche dei problemi di acconciatura sotto questo punto di vista…

Fonte: Getty/OneFootball

Alla fine, comunque, il Bayern il goal lo trova grazie al solito Kingsley Coman, grazie a una deviazione decisiva di Stark che non lascia spazio a Jarstein.

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Fonte: Getty/OneFootball

La neve nel secondo tempo ha dato tregua alle due squadre. Anche se, per usare un ricco eufemismo, le condizioni del campo non sono propriamente migliorate, nonostante l’opera di manutenzione degli addetti.

Fonte: Getty/OneFootball

Giusto in tempo per l’esordio di Sami Khedira, che debutta con la nuova maglia dell’Hertha negli ultimi dieci minuti di gara.

Hertha bayern
Fonte: Getty/OneFootball

In ogni caso, non cambia l’esito finale: il Bayern vince 0-1. Neanche la neve ferma la squadra di Flick.

🗞 BundesCafé, 12ª giornata – Fughe, speranze vane e conferme

Bundesliga 12ª giornata

Cinque vittorie in trasferta, un solo successo interno e tre pareggi nella 12ª giornata della Bundesliga 2020/21, la prima in infrasettimanale. 24 i goal totali realizzati, una media a partita di tre.

risultati Bundesliga 12ª giornata
Grafica di DW Sports

IL TOPSPIEL 💥

Il lanciassimo Wolfsburg di Oliver Glasner arrivava all’Allianz Arena per giocarsela. E se l’è giocata. Solo che poi Kingsley Coman e Lewandowski hanno iniziato a voler fare di testa loro e hanno vinto la partita, regalando tre punti al Bayern Monaco. Andato sotto per la sesta volta di fila in Bundes, ma arrivato poi alla ventiduesima vittoria interna su 24 contro i Lupi. Prima sconfitta stagionale per Weghorst (che non ha trovato il goal, interrompendo la sua striscia) e compagni.

L’MVP 👑

Lars Stindl non è uno da doppiette o triplette. Quando le centra, però, fa spesso in modo che siano memorabili. Così è stato nel super 3-3 della sfida sul campo dell’Eintracht Francoforte: il capitano del Gladbach ha segnato l’1-0 su punizione, poi al 90′ il rigore del 3-2 e infine quello del 3-3 per fissare il pari definitivo.

L’ALTRO PROTAGONISTA 🎖

Lo abbiamo visto in Italia da comparsa con la maglia del Palermo, ma da quando è arrivato a Friburgo Roland Sallai ha trovato passo e dimensione. Tanto che ha segnato due goal sul campo dello Schalke 04 (arrivato a 28 partite di fila senza vincere: -3 dal record del Tasmania). L’ungherese alla corte di Streich sta esprimendo tutto il suo talento. E si vede.

IL VOLTO NUOVO 🆕

Tutti gli occhi erano ovviamente per Edin Terzic, nuovo tecnico del Borussia Dortmund, alla prima ufficiale da capo allenatore. Buona la prima, almeno per il risultato: a Brema arriva un successo importante soprattutto per il morale, dopo tre passi falsi consecutivi. Primo passo per far dimenticare Favre.

LA SORPRESA 😮

La prima mossa di Edin Terzic da allenatore del Borussia Dortmund ha lasciato molti a bocca aperta: Youssoufa Moukoko titolare. Per la prima volta nella sua carriera a 16 anni e 25 giorni. Non ha segnato e non ha brillato, ma c’è tempo. Quantomeno ha mantenuto il suo trend vincente, come abbiamo detto settimana scorsa.

LA STATISTICA 📊

Hertha Berlino-Mainz non sarà ricordata come la partita più emozionante della stagione. Tutt’altro. Zero tiri in porta. Quando si dice ‘vince la noia’.

LA CITAZIONE 🎙

Con una sola frase, Marco Reus ha liquidato la gestione Lucien Favre dopo la vittoria del Werder Brema.

“Edin Terzic ci ha ridato la convinzione di essere una buona squadra”

LA FOTO 📸

Nella straripante vittoria del Bayer Leverkusen sul campo del Colonia, si è distinto come al solito il super talento Florian Wirtz, peraltro grande ex di serata. Che ha segnato e festeggiato con una linguaccia molto emblematica, specialmente nella città del carnevale…

Florian Wirtz
Florian Wirtz. Fonte: Getty/OneFootball

 

LA CURIOSITÀ 🧐

Nelle prime giornate Sasa Kalajdzic aveva sorpreso tutti a suon di goal, poi si è preso una pausa. Nell’infrasettimanale ha ritrovato la sua verve contro l’Union Berlino. Entrato all’80’, l’attaccante dello Stoccarda ha segnato l’1-2 dopo 5 minuti e dopo altri 5 minuti ha segnato il 2-2 finale. Non un cattivo impatto.

LA CLASSIFICA 📃

Dopo la 12ª giornata della Bundesliga 2020/21, il Bayer Leverkusen continua a battere il ritmo e arriva al top alla sfida con il Bayern di sabato alle 18.30. Tiene il passo un ottimo Lipsia. Poi il primo stacco, causa la sconfitta del Wolfsburg. Pareggiano anche Union, Stoccarda e Gladbach: l’Augsburg riavvicina l’Europa. A fondo classifica fa punti solo il Mainz (uno). Il Friburgo si toglie dai problemi. Il Werder vede vecchi fantasmi.

classifica Bundesliga 12ª giornata
La classifica della Bundesliga alla 12ª giornata.

Kingsley Coman, Parigi nel destino

Kingsley coman

Non poteva che deciderla lui. Un ragazzo di Parigi, cresciuto nella capitale francese. Che ha iniziato a giocare nel PSG prima di mollarlo. Perché non si sentiva valorizzato a dovere. Nonostante un esordio a neanche 17 anni, che gli sarebbe valso – per inciso – il primo titolo nazionale della sua carriera nel 2013. Il primo di otto consecutivi. Kingsley Coman i titoli li ha sempre vinti. Mai, però, aveva vinto la Champions League. Il trofeo che sognava da bambino. L’aveva solo sfiorata con la Juventus nel 2015, contro il Barcellona, giocando solo qualche minuto nel finale. L’ha vinta con il Bayern Monaco, contro il suo passato.

Lui quel goal lo meritava probabilmente più di tutti gli altri. Dopo tutto quello che ha passato, a partire dagli infortuni. Una serie impressionante. Pesantissimo, nel 2018, quello alla caviglia che gli aveva scatenato i peggiori retropensieri. Ritiro compreso. Lo aveva ammesso pubblicamente, una prova di enorme maturità per un calciatore giovane. Aveva esposto le sue paure. Quel problema ai legamenti caviglia gli era costato un mondiale, che i suoi compagni avrebbero vinto. Ha visto la Francia trionfare dal divano, senza poterne fare parte. A metà tra la gioia per i suoi amici e il dolore per non essere lì con loro.

Uno su tutti, probabilmente, ha pensato a Kingsley Coman mentre alzava la Coppa del Mondo a Mosca nel luglio 2018. Presnel Kimpembe conosce l’ala del Bayern da quando i due erano ragazzi, vivevano insieme a Parigi. Giocavano insieme nel PSG. Coman cucinava, l’amico fraterno puliva. Sono rimasti fratelli, anche se la finale di Champions League l’ha potuta vincere soltanto uno dei due. Si sono abbracciati, perché un amico è per sempre. Anche se ti batte in una delle partite più importanti della tua carriera.

“È una serata speciale. Mi dispiace per i miei amici. Kimpembe per me è come un fratello. Ma oggi sono del Bayern. Questo trofeo è dedicato a un amico d’infanzia che non c’è più”.

Coman questa partita la aspettava. Sembrava non dovesse nemmeno giocarla, perché nei tre dietro la punta Perisic sembrava funzionare perfettamente. Flick però non ha voluto opporsi a quella strana legge che governa il calcio, quella del goal dell’ex. E ancora una volta ha avuto ragione. Difficilmente da novembre a oggi l’attuale capo allenatore del Bayern Monaco ha avuto torto su qualcosa. Un po’ come tutta la società.

Ha vinto il premio di migliore in campo. E ci mancherebbe. Non poteva che essere Kingsley Coman, il ragazzo di Parigi, che dal PSG è scappato a parametro zero, scatenando l’ira del club. Sapevano di aver perso un campioncino. L’aveva capito Ancelotti, che lo ha fatto esordire. Lo ha capito Guardiola, che lo ha voluto a Monaco nel 2015 pagandolo fior di milioni, intorno ai 30. Più milioni che partite giocate.

Lo ha capito ovviamente Flick, che lo ha schierato titolare nella serata più importante della sua carriera. E lo sa bene il Bayern Monaco, che ha acquistato Leroy Sané per l’anno prossimo, ma ha già fatto sapere che non vuole minimamente privarsi di Coman. 24 anni, tante vite vissute. E Parigi nel destino, sognando a Monaco.

Il Bayern Monaco e i francesi: una storia vincente

francesi bayern

Nelle ultime due Champions League vinte dal Bayern Monaco c’è sempre stata una componente francese più o meno forte in squadra. Nella finale della stagione 2000/01 i francesi in campo erano Willi Sagnol e Bixente Lizarazu – quest’ultimo autore anche del penultimo calcio di rigore della serie -, mentre nello scontro tra tedesche del 2013 a Wembley c’era, ovviamente, Franck Ribéry. Anche nella squadra che domani sera proverà a vincere la sesta UEFA Champions League nella storia del Bayern c’è una discreta presenza di francesi in ogni reparto della squadra.

Partendo dalla difesa troviamo già due tasselli importanti in maniera differente per il Bayern Monaco. Uno è Lucas Hernandez, l’acquisto più costoso nella storia del club, che nonostante qualche infortunio di troppo è riuscito a raccogliere venticinque presenze nel suo primo anno in Germania. Una parte decisamente più importante nello scacchiere di Hansi Flick la ha però Benjamin Pavard, ormai a tutti gli effetti l’esterno basso titolare per la corsia di destra. Come Lucas, anche Pavard è al primo anno di Bayern, ma il suo contributo è stato infinitamente superiore. Dopo essersi tolto di dosso un po’ di timore, l’ex difensore dello Stoccarda ha messo in fila ottime prestazione  che hanno permesso di spostare Kimmich a centrocampo. Il classe ’96 poi è riuscito ad incidere anche in attacco con sette assist e quattro reti stagionali, un rendimento offensivo simile al suo connazionale che gioca qualche metro più avanti a lui.

 

Se Pavard è un punto fermo del Bayern, Corentin Tolisso non è ancora riuscito a diventarlo, ma il suo apporto resta comunque decisivo, soprattutto in Champions League. Nella massima competizione continentale il centrocampista francese ha giocato 335 minuti distribuiti su nove partite trovando tre gol e tre assist. In pratica l’ex Lione prende parte ad un gol ogni cinquantacinque minuti ed il suo apporto è stato fondamentale per la vittoria della fase a gironi. Una menzione la merita anche Mickaël Cuisance. Il centrocampista classe ’99 ha scelto il Bayern a sorpresa nella scorsa estate e sta crescendo all’ombra del connazionale Tolisso, di Goretzka, Kimmich e Javi Martinez seguendo passo passo la prima squadra, anche nella Final Eight di Lisbona.

Un punto fermo lo è anche Kingsley Coman. L’esterno d’attacco è l’uomo più esperto di questo particolare lotto essendo approdato in Germania ormai da cinque stagioni. L’ex giocatore della Juventus è di fatto la prima opzione offensiva in uscita dalla panchina, più che altro a causa degli infortuni che lo tormentano ormai da anni, non certo per mancanza di qualità. Quando Flick deve dare il cambio ad Ivan Perisic lui è sempre il primo ad alzarsi dalla panchina. Con la sua velocità Coman è forse l’arma più importante sulla panchina del Bayern assieme a Coutinho ed in una finale come quella di domani, che potrebbe arrivare ai supplementari, averlo fresco in quei trenta minuti di gioco addizionali potrebbe fare tutta la differenza del mondo.

Leonardo, l’attacco alla Bundesliga e la polvere nascosta sotto il tappeto

Leonardo

Settimana scorsa la Bundesliga ha subito un “attacco” proveniente dalla vicina Francia. Un altro. Dopo le parole di Deschamps che ha definito la ripresa del campionato tedesco “incoerente ed ipocrita”, sono arrivate quelle di Leonardo. Il direttore del Paris Saint-Germain si è scagliato contro le squadre tedesche ed il loro comportamento quando si tratta di acquistare giocatori dalla Ligue 1, soprattutto i giovani. Andiamo però punto per punto, perchè il brasiliano ha prima di tutto attaccato il Borussia Dortmund, reo di aver trovato un accordo a parametro zero con Thomas Meunier.

“Per tutti i giocatori che erano in scadenza abbiamo portato avanti la stessa linea: prolungare per due mesi per completare le competizioni alle stesse condizioni del loro contratto. Thiago Silva, Eric Choupo-Moting e Sergio Rico hanno accettato le condizioni, Meunier, però, aveva già firmato con il Borussia Dortmund.

Ha chiesto di ricevere per quei due mesi lo stesso stipendio che gli garantirà il Borussia. Ho chiamato il BVB per il prestito e ha chiesto soldi. In queste condizioni era impossibile raggiungere un accordo”.

Detto che i gialloneri hanno tutte le ragioni del caso, esattamente come nel caso Werner-Chelsea o Tousart-Hertha Berlino, Leonardo ha sfruttato questo episodio solamente come pretesto per poter sferrare l’offensiva principale ed indirizzata su quella fetta del mercato che riguarda i teenager.

“Bayern Monaco, Lipsia e Borussia Dortmund, stanno acquistando sempre più giovani giocatori francesi. Sono sleali e un pericolo per il settore giovanile, questo è un grosso problema. Chiamano genitori, amici, familiari, facendo girare la testa a giocatori di 15-16 anni”.

La Bundesliga è – da anni – il campionato più propenso a lanciare i giovani in prima squadra grazie ad un clima più permissivo e senza troppe pressioni nei loro confronti. Due anni fa c’è stato il boom dei teenager inglesi, Sancho su tutti, ma è da diverse stagioni ormai che molti giovani francesi scelgono la Bundesliga per passare professionisti e sicuramente non lo fanno perché i club tedeschi gli promettono mari e monti. Anzi, probabilmente, gli promettono solo una cosa, la più importante: farli giocare.

Attualmente pronti a prendere il via nel prossimo campionato tedesco ci sono 28 giocatori francesi – la terza nazione per rappresentanza dopo Germania ed Austria – che rappresentano il 9.7% dei calciatori totali della Bundesliga con un età media di 23,64 anni, alzata considerevolmente dalla presenza di alcuni veterani come Anthony Modeste, Jonathan Schmid e Benjamin Stambouli. Che molti di loro arrivino dal Paris Saint-Germain è un dato di fatto. Lo scorso anno sono sbarcati in Bundes dal club parigino Christopher Nkunku e Moussa Diaby ed in precedenza è toccato a Dan-Axel Zagadou, Jean-Kevin Augustin e, se vogliamo, anche Kingsley Coman, un altro prodotto PSG passato prima dalla Juventus. L’ultimo in ordine di tempo a prendere parte all’emorragia di giovani che lasciano Parigi è Tanguy Kouassi fresco di accordo con il Bayern Monaco ed è probabilmente stata questa la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso di Leonardo.

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Kouassi presentato dal Bayern Monaco. Fonte: Getty/OneFootball

Le parole del ds brasiliano hanno comunque trovato risposta. Michael Zorc, suo corrispettivo al Borussia Dortmund, ha replicato così tramite Bild.

“Di solito è esattamente il contrario rispetto a quello che dice Leonardo. Sono le famiglie e gli agenti dei giovani francesi che si rivolgono direttamente a noi, perché spesso vedono qui migliori possibilità di entrare in prima squadra e un maggiore potenziale per lo sviluppo di giovani giocatori di talento”.

Che Leonardo dia la colpa alla Bundesliga per i talenti che lasciano la sua società è quindi profondamente ipocrita. E’ come nascondere la polvere sotto il tappeto. I giovani calciatori francesi preferiscono continuare la propria crescita in Germania non perché i club tedeschi gli promettono fuoco e fiamme in fase contrattuale, anzi, il PSG se volesse potrebbe farla da padrona facilmente in questo ambito, ma perché sanno che giocheranno.

La realtà dei fatti è che a Parigi non viene dato molto spazio ai giovani del proprio vivaio se non quando si avverte il pericolo di poterli perdere. E’ accaduto così con Coman, che ha ottenuto tre presenze solamente nel momento in cui la Juventus si è fatta viva, in parte con Diaby, solo 8 partite da titolare, ed è esattamente quanto successo con Kouassi, schierato da gennaio in poi, ovvero da quando era ormai chiara la sua volontà di lasciare Parigi. Magari, se Leonardo ed il suo staff si impegnassero maggiormente a valorizzare i propri prodotti questa emorragia si fermerebbe. Invece, i giovani francesi si trovano sempre chiusi in patria e scelgono quindi chi gli permette di giocare, crescere e spesso diventare campioni affermati in quello che, internazionalmente, è visto come un torneo migliore di quello francese.

L’incredibile record di Coman: 8 campionati vinti a 24 anni

coman record

13 febbraio 2013, PSG in trasferta contro il Sochaux. Un goal di Bakambu a tre minuti dalla fine porta avanti a sorpresa i padroni di casa, 3-2. Nei minuti finali, per provare a ribaltare il risultato, Carlo Ancelotti fa alzare dalla panchina un ragazzo di neanche 17 anni, convocato per la prima e unica volta in quella stagione di Ligue 1. Grazie a quei tre minuti, Kingsley Coman a fine stagione riceverà la medaglia di campione di Francia e inizierà a scrivere un record probabilmente impareggiabile. Con la conquista dell’ennesimo Meisterschale da parte del Bayern Monaco, il francese ha vinto l’ottavo titolo nazionale consecutivo con tre squadre diverse, in tre paesi diversi. Il tutto, avendo compiuto 24 anni soltanto lo scorso 13 giugno.

I primi successi di Coman sono arrivati con il PSG, squadra in cui è cresciuto, ma che ha lasciato a parametro zero nel 2014 visto il poco spazio che era riuscito a trovare. In compenso, aveva vinto due volte la Ligue 1. A soli 18 anni, ha scelto la Juventus come tappa successiva della sua carriera. Ha mandato in archivio la sua prima stagione bianconera con 20 presenze, la conquista della Serie A e della Coppa Italia, la sconfitta nella finale di Champions League di Berlino contro il Barcellona.

Poi a fine mercato, accetta a sorpresa la chiamata del Bayern Monaco di Guardiola, una squadra che sugli esterni aveva Robben, Ribéry, Douglas Costa. Giusto per ricordare che la concorrenza non la teme. La stagione 2015/16 rimane anche quella con più presenze: 35 complessive, riuscendo a dribblare i problemi di infortuni che lo hanno tormentato nelle ultime stagioni (media di 21 presenze a campionato). In compenso, di titoli ne sono arrivati a bizzeffe. Specialmente di Meisterschale: quello vinto sul campo del Werder Brema è il quinto consecutivo della sua carriera. Sommando anche i trofei precedenti, il totale è monstre: otto campionati consecutivi vinti, in tre stati diversi.

Record nel record, inoltre, Coman ha vinto otto campionati con sette allenatori differenti. Ha iniziato vincendo nel PSG di Ancelotti, poi quello di Blanc, poi con Allegri alla Juventus, poi al Bayern è stato allenato in ordine da Guardiola, Ancelotti (unico con cui ha trionfato due volte), Heynckes, Kovac e infine Flick. I titoli in totale sono già 18: ora spera di aggiungerci anche la DFB-Pokal e salire a 19. Per un ragazzo nato nel 1996 si sono visti numeri decisamente peggiori.