Come il Bayern Monaco può sostituire Joshua Kimmich a centrocampo

bayern Kimmich

Per capire quanto perda il Bayern Monaco senza Joshua Kimmich, basta guardare al Klassiker. Il goal di Marco Reus che apre le marcature arriva grazie all’inserimento del capitano del Dortmund in una zona dell’area rigore rimasta sguarnita. Nella quale, di solito, copre il numero 6. Quello uscito pochi minuti prima, dopo un contrasto con Haaland. L’uomo che insieme a Thomas Müller rende il gioco del Bayern Monaco così veloce, grazie alle letture in anticipo di tre giri su tutti gli altri. Con la palla e senza palla. In impostazione e in interdizione. Hansi Flick dovrà fare a meno del suo perno del centrocampo fino a gennaio dopo l’operazione al menisco esterno. E si sta già interrogando su come sostituirlo.

Non è difficile immaginare che, a mente fredda, l’allenatore del club campione di tutto stia ringraziando la sorte che in estate Javi Martinez sia rimasto a Monaco, nonostante tutti gli indizi lo volessero di ritorno in Spagna o comunque lontano dalla Baviera. Inutile girarci intorno: il basco rimane l’alternativa più credibile quando si tratta di giocare a centrocampo, schermare davanti alla difesa e smistare il pallone velocemente per i quattro davanti. Interpreta il ruolo con caratteristiche diverse rispetto al tedesco, si spinge meno in attacco, ha meno goal nei piedi in quanto non è un pericolo dalla distanza o in inserimento, ma sembra essere l’unico che possa garantire solidità e letture in fase difensiva. Ovvero, ciò che per ora sembra il punto debole della squadra, specialmente contro squadre che giocano a viso aperto e non hanno paura. Controindicazione: l’età e il chilometraggio avanzano e anche se la sua importanza nel Bayern rimane, anche se non è più quella che aveva con Heynckes, gli infortuni lo stanno limitando e il fatto che non sia disponibile fino a gennaio per un problema muscolare complica un po’ i piani.

Anche l’ipotesi di proporre Corentin Tolisso è certamente concreta. Ha caratteristiche più offensive, per certi versi è più simile a Goretzka, anche se insieme possono reggere il centrocampo: in questo caso sarebbe l’ex Schalke ad accollarsi i compiti più difensivi. Nel Klassiker è stato il francese a prendere il posto di Kimmich, con risultati per la verità non troppo convincenti. Ma è anche un giocatore molto diverso rispetto al classe 1995. Fa girare meno la squadra, però la rende più dinamica e sicuramente in pressing dà un contributo importante, quasi quanto quello dell’ex Stoccarda e Lipsia. Anche lui, però, deve fare i conti con problemi fisici che in questo dicembre lo stanno tormentando.

Se spostiamo il discorso soltanto sulle caratteristiche, trascendendo il valore e l’esperienza, il giocatore nella rosa del Bayern che è più simile a Kimmich è probabilmente Marc Roca, l’ultimo arrivato dall’Espanyol. Difficile però che venga lanciato subito, visto che in molti in Baviera hanno fatto notare come sia un giocatore su cui c’è ancora molto da lavorare e non può essere pronto per l’immediato, per caricarsi subito sulle spalle tutto il peso del ruolo che ricopre Kimmich. Rimane un’opportunità a partita in corso, più che dal primo minuto. Oppure in partite in cui la differenza tecnica con gli avversari è notevole da non rischiare sorprese a livello di risultato.

Non ha certamente le caratteristiche di Kimmich Jamal Musiala, ma il fatto che sia subentrato a Javi Martinez contro il Lipsia, giocando più da trequartista con Goretzka tuttofare, lo pone in alto nelle gerarchie di Flick. Sul talento, come già abbiamo detto da tempo, i dubbi sono pochi.

Discorso pressoché identico vale per Tanguy Nianzou. Solo che, a differenza di Roca, che si allena in gruppo da un mese, il francese ex PSG classe 2002 ha fatto il suo esordio, ma sta lavorando con i suoi compagni soltanto da una manciata di giorni. È ipotizzabile che le prime partite complete, appena potrà, le giocherà con la seconda squadra in 3.Liga, prima di passare direttamente al piano di sopra. Anche se certamente le sue prestazioni in Ligue 1 l’anno scorso hanno mostrato che la maturità del 18enne è sorprendente. Al Bayern però sanno che l’inserimento deve seguire determinati passaggi, un po’ come è stato anche per Alphonso Davies. Su di lui, comunque, andrà fatto anche un discorso sul ruolo, essendo anche in grado di fare il centrale.

Ci sarebbe anche un’altra opzione, probabilmente dimenticata da tutti e impraticabile per altre questioni, non certo per le caratteristiche del diretto interessato, che risponde al nome di David Alaba. Vederlo da terzino e da centrale è ormai un’abitudine consolidata. Ma l’austriaco è un centrocampista. Ha voglia di tornare a centrocampo per sua stessa ammissione. Dicono che, se non dovesse rinnovare col Bayern, voglia firmare in una squadra dove possa tornare nel suo ruolo originario, quello che ricopre ancora con la nazionale austriaca. A frenare quest’idea è l’infortunio di Davies, che costringe Hernandez a rimanere sulla fascia e di conseguenza Alaba ancora in mezzo, anche per questioni numeriche.

Sarebbe certamente stato suggestivo vedere anche se Tiago Dantas, portoghese classe 2000 arrivato dal Benfica, fosse stato disponibile a giocare con la prima squadra. Lo sarà solo da gennaio. Per ora può vestire solo la maglia del Bayern II. Di certo è il tipo di giocatore che più di tutti quelli citati si avvicina a Kimmich e il fatto che sia un feticcio di Flick, che lo ha esplicitamente richiesto al club, avrebbe potuto portarlo a essere già protagonista con la maglia del Bayern. Tempo al tempo. Anche se poi, quando Kimmich tornerà, le possibilità potrebbero calare, visto lo scarso interesse del numero 6 del Bayern a praticare quell’attività chiamata “riposo”. Tanto che Flick ha detto che se fosse per lui giuocherebbe già 60 minuti, ma meglio fare con calma. Pur senza Thiago Alcántara, le opzioni non mancano.

Quando Joshua Kimmich chiese al Bayern il motivo del suo acquisto

Joshua Kimmich

Che Joshua Kimmich sia un giocatore ‘sui generis’, nel migliore dei sensi possibili, lo si sapeva già. Secondo molti è l’erede designato di Philipp Lahm, anche se lui ha affermato di ispirarsi a un’altra leggenda del Bayern Monaco, ovvero Bastian Schweinsteiger. La leadership comunque è quella, e anche la testa per il calcio. Tanto che, quando i bavaresi lo hanno acquistato, si è verificato un episodio non molto usuale.

A rivelarlo è stato lo stesso Kimmich al canale YouTube ufficiale del Bayern Monaco. Appena acquistato dallo Stoccarda (via Lipsia) nel 2015, una delle prime cose che ha fatto il classe 1995 è stato recarsi negli uffici dei dirigenti. Ai piani alti, insomma. Immaginatevi Rummenigge mentre lavora alla sua scrivania e sente bussare alla porta e poi entrare questo ragazzo di 20 anni, già con la personalità di un veterano.

Ovviamente la visita non era di cortesia, ma per chiarire una cosa: conoscere il motivo per cui il Bayern aveva deciso di puntare su di lui e non su altri, nei dettagli.

“Per me era importante capire perché il Bayern mi avesse scelto. Dal mio punto di vista, è un club che può comprare chiunque nel mondo, specialmente nel mio ruolo. Ecco perché mi intrigava rispondere al ‘perché io?, qual è stato il fattore decisivo?’”.

Una domanda che ha trovato risposta negli anni successivi, senza alcun dubbio. Certo il trasferimento di Joshua Kimmich al tempo fu particolare, visto che venne acquistato dal Lipsia nel 2015, dopo che la squadra aveva disputato una stagione mediocre in Zweite Liga e l’anno prima aveva vinto la 3.Liga. 

Non andò nemmeno in prestito, ma rimase. E giocò 36 partite in ogni ruolo possibile tra difesa e centrocampo. Con un certo Guardiola in panchina. Non sappiamo cosa gli abbiano risposto i dirigenti del Bayern nel 2015, ma di certo una buona risposta l’ha avuta. O meglio, l’ha data lui stesso. Vincendo anche il Klassiker con un goal decisivo. Certo nel 2015 non potevano ancora dargli una risposta così: visionari sì, ma fino a un certo punto.