Quanto ha senso l’operazione Mario Götze al Bayern Monaco?

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A fine giugno scrivemmo dello stato d’animo di Mario Götze, che si trovava ai margini del progetto del Borussia Dortmund, pur essendo consapevole di avere ancora tanto da dare. Per questo motivo, aveva manifestato la sua volontà di cambiare aria, alla ricerca di quella continuità necessaria per dimostrare che non era ancora un giocatore finito, come alcuni credono. Si parlava di una sua predilezione per il campionato italiano: Fiorentina e Milan sembravano le principali contendenti. Entrambe alla fine hanno desistito, lasciando l’ex BVB svincolato, a 28 anni e un Mondiale vinto da protagonista assoluto. E ora per Götze si apre la possibilità Bayern Monaco.

Come un fulmine a ciel sereno è arrivata la chiamata di Hansi Flick, che, secondo i media tedeschi, avrebbe manifestato il suo interesse nel riportare a Monaco il classe 1992. Una scelta apparentemente difficile da capire (non a caso sia Rummenigge che Salihamidzic si sono detti contrari). Una scelta che, tuttavia, appare chiarissima quando si pensa che il secondo di Löw ai Mondiali del 2014 era proprio Flick, che forse non ha perso fiducia nelle enormi qualità dell’ex fenomeno del calcio tedesco, come non ha perso fiducia in Boateng, che fino ad un anno fa era considerato praticamente finito, salvo poi giocare una grande stagione e riconfermarsi come uno delle colonne di questo Bayern Monaco.

E il motivo principale per cui Götze farebbe comodissimo al Bayern va ricercato nella rosa decisamente corta in attacco, soprattutto nel ruolo di trequartista, dove l’anno scorso Coutinho dava respiro a Müller. La mancanza di un vice potrebbe farsi sentire, anche perché Müller potrebbe dover dare copertura anche sulle ali, qualora non arrivassero altri rinforzi. Per questo l’arrivo di Götze, che nelle precedenti stagioni si è adattato anche a giocare da falso nueve (ed eventualmente potrebbe far rifiatare Lewandowski, seppur con caratteristiche molto diverse), potrebbe imprevedibilità alla squadra di Flick, dato che Mario interpreta il ruolo di trequartista in modo completamente diverso.

Allo stesso tempo, Götze ritroverebbe Neuer, Boateng e Müller, con cui nel 2014 vinse il Mondiale. Tre giocatori che sicuramente aiuterebbe il suo ambientamento in una realtà che potrebbe essergli estremamente ostile, anche se avesse un ruolo di secondo piano nel progetto bavarese. Perché questo? Perché, pur giocando da riserva, le aspettative riposte in lui sarebbero tantissime. Dopotutto, gli amanti del calcio tedesco sognano una sua rinascita, mentre i tifosi del Borussia Dortmund potrebbero solo che sperare nel fallimento di quello che è considerato un traditore, che già nel 2013 aveva scelto di passare al Bayern benché vestisse la maglia degli acerrimi rivali gialloneri.

Inoltre, Götze rappresenterebbe solo un’alternativa, e ciò lo relegherebbe al ruolo di riserva, che ha sempre dimostrato di non poter svolgere al massimo delle proprio qualità. L’ex Dortmund, infatti, è un giocatore che ha bisogno di tempo per entrare in condizione e che, al contrario di Coutinho, non riesce ad essere particolarmente incisivo a partita in corso. E questo, unito al suo pesante ingaggio (che sicuramente andrebbe contro la linea green adottata dalla dirigenza bavarese negli ultimi anni), potrebbe far desistere Flick, che comunque un’alternativa a Müller ce l’ha già – e non è Goretzka, ormai diventato stabilmente un centrocampista, spalla perfetta per Kimmich. Un’alternativa estremamente economica, talentuosa e capace di incidere a partita in corso. Stiamo parlando di Jamal Musiala, che ha già dimostrato di essere abbastanza bravo per poter fare la differenza a soli 17 anni.

Presi in considerazione tutti questi elementi, quindi, ha senso che Mario Götze vada al Bayern Monaco? “Vielleicht“, direbbero in Germania…

Dal Dortmund al Bayern: Götze e Lewandowski, i ‘traditori’ del 2013

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Uno sarà tra i protagonisti più attesi del Klassiker, l’altro invece lo vedrà dalla panchina e difficilmente troverà spazio, perché secondo il suo allenatore “non è adatto al 3-4-3 che stiamo adottando”. Sia per Robert Lewandowski che per Mario Götze la sfida tra Borussia Dortmund e Bayern Monaco ha un significato profondo. Perché la vivono da ex, anche se ora con due maglie diverse. Perché per il fantasista del BVB sarà l’ultimo, mentre per il polacco l’ennesima occasione di gelare il muro giallo che per anni è stato dalla sua parte. Un presente diverso divide Lewandowski e Götze, ma anche tante cose li accomunano. Una su tutte: essere stati due ‘traditori’ nel 2013, quando con tempi e modi diversi hanno lasciato Dortmund per trasferirsi a Monaco e vincere con il Bayern.

Il primo a fare il passo fu Götze e la cosa stupisce solo relativamente. In quegli anni il Bayern era ancora la squadra ‘cannibale’ sul mercato per quanto riguardava i giocatori tedeschi più forti in circolazione – Reus a parte, ma sappiamo che per lui è diverso. Quando firmò il contratto con i bavaresi, Götze non aveva neanche compiuto 21 anni, anche se già da tre era ormai uno dei migliori talenti che la Germania avesse mai prodotto, chiedere a Klopp. A 20 anni resistere alla chiamata del Bayern e di Pep Guardiola era quasi impossibile. Così il 23 aprile 2013 firmò il contratto che lo avrebbe legato ai bavaresi. Il giorno dopo scese in campo al Westfalenstadion e dimostrò di non aver dimenticato di giocare ancora in giallonero, disputando una partita spettacolare contro il Real Madrid in semifinale di Champions League. Anche se ormai l’etichetta da traditore a Dortmund gli era stata affibbiata e per un po’ non se la sarebbe potuta togliere.

A peggiorare le cose arrivò l’infortunio al ritorno contro il Real che lo costrinse a saltare il finale di stagione, compresa la finale di Wembley. La vedrà dalla tribuna, cercato in continuazione dalle telecamere. Quattro giorni prima aveva provato ad allenarsi in gruppo, ma la sua seduta durò non più di un quarto d’ora: forfait. Quei 14 minuti rimarranno gli ultimi giocati da Götze in giallonero prima del ritorno del 2016, un ritorno sgradito a molti tifosi che non gli hanno mai perdonato quel trasferimento per 37 milioni di euro nel 2013.

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Lewandowski e Götze han condiviso tre stagioni al BVB e due anni al Bayern. Fonte: Getty/OneFootball

Lo stesso anno, iniziarono a circolare voci anche sul futuro di Robert Lewandowski, che al termine della stagione 2012/13 aveva un solo anno di contratto rimasto e non troppa intenzione di rinnovare. Già nei giorni della finale di Champions League a Klopp fu ripetutamente chiesto del futuro dell’attaccante polacco. La risposta, anche durante l’estate, fu sempre la stessa: “Conto su di lui per la prossima stagione, poi si vedrà”. I giornali tedeschi si erano già sbilanciati e ci avevano preso: il polacco sarebbe diventato un giocatore del Bayern Monaco a parametro zero l’anno dopo, lasciando il BVB con un pugno di mosche, anche se Aubameyang farà molto perché il suo predecessore nel ruolo di numero 9 non fosse troppo rimpianto.

L’ufficialità del trasferimento la diede Rummenigge a luglio 2013, affermando che l’obiettivo del club era prendere Lewandowski e che non avrebbe presentato comunque offerte al BVB, perché l’intenzione del club era quella di non sborsare un euro. Poi, il 4 gennaio 2014, le visite mediche e la firma sul contratto. E un altro tradimento completato, prima di vivere altri 6 mesi in giallonero senza essersi fatto troppi nuovi amici. Gli stessi che ora soffrono a ogni suo goal. Da quando è al Bayern, nei Klassiker che ha giocato ha segnato 18 goal in 19 partite. Ed è pronto a ripetersi. Al contrario del suo ex compagno, anche di tradimento. Lewandowski e Götze: passato in comune, ma modi diversi di vivere il Klassiker del presente.