Da Neuer out a Werner: gli errori costano a Löw il record di imbattibilità

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29 vittorie, 3 pareggi. Una sconfitta. All’ultima partita disputata. Sa di beffa. La Germania non aveva mai perso un match di qualificazione al Mondiale sotto la guida di Joachim Löw fino all’ultima, ultimissima partita che la Mannschaft ha giocato sotto la guida del Commissario Tecnico dimissionario e uscente dopo l’Europeo estivo.

A rompere il record e l’incantesimo la Macedonia del Nord, che con due ‘italiani’ come Goran Pandev ed Eljif Elmas ha fatto il colpaccio a Duisburg e scritto probabilmente la seconda pagina di storia più importante nella propria storia calcistica — la prima rimane la qualificazione a Euro 2020, la prima volta della selezione balcanica ad un grande torneo internazionale.

Goal del vantaggio segnato dal veterano e uomo immagine, raddoppio firmato da uno dei talenti che stanno avanzando. In mezzo, il pareggio di Ilkay Gündogan da capitano su rigore procurato da Leroy Sané e l’incredibile errore di Timo Werner a porta spalancata, senza pressione. Un liscio clamoroso, forse decisivo per le speranze dell’attaccante del Chelsea di essere il titolare all’Europeo.

 

Neanche i 6 minuti di recupero sono stati sufficienti per pervenire al pareggio. Soltanto i numeri di Musiala, inserito da Löw a ridosso del recupero, hanno portato un briciolo di speranza in un finale convulso, che però non ha fruttato il goal del disperato pareggio. Cercato, sudato, ma non raggiunto. Beffa, prima dell’Europeo. La prima sconfitta ufficiale nelle qualificazioni Mondiali per il CT. Mai prima del 2010, mai prima del 2014, neanche prima di quel disperato 2018.

Non è stata una Germania brillante come contro Islanda e Romania. Non lo sarebbe stata nemmeno se avesse vinto la partita. Anche se le occasioni ci sono state, a volte un po’ casuali e frutto del disordine. Volontà anche di un cambiamento esercitato dal CT, che ha voluto spostare Sané sulla destra per dare più spazio a Gosens sulla corsia mancina, creando una congestione nello spazio con Havertz, Goretzka e spesso anche Gnabry tutti dallo stesso lato, sbilanciando una squadra che aveva un suo equilibrio nelle scorse uscite.


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Esperimento difesa ‘a tre e mezzo’ fallito, probabilmente nemmeno necessario peraltro. Un po’ come fallita la possibilità di Timo Werner di convincere Löw a offrirgli un posto da titolare dopo la deludente prestazione di Kai Havertz nel primo tempo. Anche il centrocampo si rende protagonista negativo con recuperi visibilmente lenti sui due goal subiti e letture lontane dalla convinzione. Meglio in fase offensiva, anche se l’attacco è stato particolarmente confusionario.

L’errore più grande, forse, è stato il messaggio che il Bundestrainer uscente ha mandato alla sua squadra già a partire dalla formazione titolare: Manuel Neuer in panchina, Marc-André Ter Stegen in campo. Una scelta tecnica, per dare minuti all’estremo difensore del Barcellona e una serata di riposo al capitano e leader della squadra, che per inciso di riposare non è che ne senta tutto questo bisogno. Jogi non aveva mai rinunciato a Neuer per scelta tecnica se non a giochi già fatti, in partite che non contavano nulla o per infortuni. La squadra ha recepito la sostituzione nella peggior maniera, sottovalutando l’avversario. Risultato, quello a tabellone: 1-2.