Viktoria Berlino: i pionieri del calcio tedesco in 3.Liga

viktoria berlino

L’ufficialità potrebbe arrivare il 16 aprile, ma ormai la decisione sembra ormai essere già stata presa. Il Viktoria Berlino, capolista della Regionalliga Nordost, uno dei gironi della quarta serie tedesca, ferma per la pandermia dal novembre del 2020, dovrebbe giocare in 3.Liga. Una promozione che segnerebbe il ritorno tra i professionisti di un club, che ha scritto una pagina importante della storia del calcio tedesco degli albori.

Precursori – Berlino, alla fine dell’Ottocento, è una delle culle del Fussball. Il Gioco nella capitale del Secondo Reich è arrivato nel 1881 grazie ad alcuni emigranti inglesi e negli anni seguenti fioriscono i club. Nel 1888 i fratelli Jestram creano insieme ai loro compagni dell’”Askanisches Gymnasium” il BFC Germania, che utilizza inizialmente i terreni dove successivamente sorgerà l’aeroporto di Tempelhof. Un anno dopo, nel giugno 1889, cinque ragazzi berlinesi fondano il FC Viktoria, che dodici mesi dopo si fonderà con un club di cricket, dando vita al “Berliner Thorball- und Fußball-Club Viktoria von 1889”.

Campioni… in ritardo – Questa nuova squadra diventa una delle protagoniste del campionato berlinese, organizzato dal 1891 dal Deutsche Fußball- und Cricket Bund (DFuCB). Nonostante la forte concorrenza tra il 1893 e il 1897 il BFC Viktoria vince cinque titoli cittadini consecutivi, mettendosi spesso dietro i rivali del BFC Germania. Nel 1894, l’anno in cui il BFC riesce pure a battere il Dresden English Football Club, considerata una delle migliori squadre di Germania, la DfuCB vorrebbe organizzare una fase finale per determinare il migliori club dell’Impero. Delle due invitate il DFV 1878 di Hannover rifiuta perché loro giocano il “rugby football” (l’attuale rugby), mentre l’FC Hanau 93, formazione dell’Assia rinuncia perché vorrebbe giocare in casa e perché non si può permettere la trasferta nella capitale. Il torneo viene così cancellato e per “recuperarlo” ci vorranno… 103 anni. Nel 2007 infatti le due squadre si incontreranno in una sfida andata e ritorno, disputata con i palloni di fine Ottocento e che finirà con la vittoria del BFC Viktoria 1889, a cui verrà riconosciuto dalla DFB un titolo “non ufficiale”.

L’epoca d’oro – I berlinesi, che saranno nel 1900 tra i membri fondatori della Federcalcio tedesca, campioni di Germania poi lo diventeranno davvero. Dopo una finale persa contro il Freiburger Fc nel 1907, il Viktoria si ripresenta l’anno successivo alla fase conclusiva a eliminazione diretta. Ai quarti gli “Himmelsblauen”, i celesti, liquidano in trasferta per 7-0 i debuttanti del VfB Königsberg, club dell’odierna Kaliningrad in Russia (ai tempi Prussia Orientale, provincia dell’Impero tedesco) e nella semifinale si sbarazzano sempre fuori casa del Wacker Lipsia. La finale è a Berlino, ma si gioca a Tempelhof sul campo dei rivali del BFC Germania. L’avversario sono i Stuttgarter Cickers, a cui manca Otto Löble perché svolge il servizio militare e l’infortunato Karl Reich. È un match combattuto, il cui eroe è il capocannoniere del torneo Willi Worpitzky autore di una doppietta nel 3-1 finale. Dopo un’altra finale persa nel 1908, il BFC Viktoria fa il bis nel 1911. Dopo aver superato senza giocare il Lituania Tilsit, i cui giocatori non avevano ricevuto il permesso dei loro datori di lavoro, in semifinale i berlinesi liquidano 4-0 in trasferta l’Holstein Kiel. Ad aspettarli in finale, a Dresda, il VfB Leipzig, il club che nel 1903 aveva vinto il primo titolo tedesco della storia. Il risultato è lo stesso del 3-1 e l’uomo decisivo è sempre Worpitzky, che ha segnato di nuovo due reti.

La caduta e i lampi – Dopo la Prima Guerra Mondiale il BFC Viktoria, che prima del 1914 aveva anche collezionato pure tre Coppe di Berlino e una serie di titoli cittadini, non riesce a stare costantemente nell’élite del calcio tedesco. Nella capitale comincia a brillare l’Hertha e a livello nazionale il miglior periodo è quello degli Anni Trenta, dove il Viktoria ottiene la partecipazione alla Gauliga, la neonata massima serie organizzata su gironi della Germania Nazista. Nel 1934 disputerà addirittura alla fase finale, arrendendosi in semifinale al Norimberga, poi finalista perdente contro lo Schalke. Nel dopoguerra, con la divisione della Germania e di Berlino, il Viktoria diventa una delle protagoniste della Oberliga Berlin, uno dei gironi in cui era articolato il campionato della Germania Ovest. Nel 1955 e nel 1956 gli “Himmelsbauen” si qualificano per il torneo che assegna il Meisterschale. È una “Cenerentola” che in due apparizioni colleziona 10 sconfitte e due pareggi. Nel 1960 i ragazzi che giocano a “Friedrich-Ebert-Stadion” rischiano addirittura la bancarotta. Per salvarsi i dirigenti invitano il 16 agosto di quell’anno addirittura il Real Madrid di Ferenc Puskas e Alfredo Di Stéfano per sfidare una selezione mista di calciatori di Hertha e Viktoria. Si presenteranno in 30mila, che vedranno la vittoria dei blancos per 1-0.

I dilettanti e la fusione – A inizio Anni Sessanta dopo non essersi qualificati per rappresentare Berlino nella neonata Bundesliga il Viktoria vive più di quarant’anni d’anonimato sportivo, patendo anche l’immissione delle squadre della ex DDR dopo la Riunificazione. Decisivo è il 2013, che è l’anno del trionfo in quinta serie e della notizia della fusione (già tentata nel 2002) con il Lichterfelder FC Berlin 1892, per dare vita al FC Viktoria 1889 Berlin. L’obiettivo dichiarato è diventare la terza forza del calcio berlinese. I problemi non si risolvono tanto che nel 2018, per uscire da una situazione finanziaria difficile dovuta a una cocente delusione (la fine dell’interessamento del magnate di Hong Kong Alex Zheng) si decide per separare dal punto di vista societario la prima squadra dalle altre formazioni, che costituiscono la più grande sezione calcistica di una società tedesca, con 65 squadre e più di 1600 membri.

Il futuro, nonostante la promozione però rimane è tutto da scrivere, visto che il FC Viktoria 1889 Berlin, oltre alla possibile sostenibilità economica della 3.Liga e l’allestimento di una rosa competitiva, ha una questione non da poco da risolvere, lo stadio per le partite casalinghe. Lo Stadion Lichterfelde dove ha giocato le ultime stagioni non ha i requisiti per la terza divisione e gli altri impianti cittadini non sono disponibili. In questa nuova avventura a guidare i berlinesi ci sarà anche un azzurro, l’allenatore di origine italiana Benedetto Muzzicato, ex giocatore tra gli altri di Union Berlino e del Werder Bremen II.

Werner Liebrich, l’antieroe della Germania del 1954

Werner liebrich

Al termine del Mondiale 1954 la stampa internazionale votò la top 11 della competizione. Come miglior stopper i giornalisti scelsero Werner Liebrich, 27 anni, colonna difensiva della Germania Ovest, neo campionessa del mondo. Un difensore roccioso che nella storia dei Mondiali e del calcio ci è entrato non per le sue doti, ma per un intervento.

20 giugno 1954, St.Jakob-Park di Basilea. Per il secondo match del girone eliminatorio i tedeschi affrontano l’Ungheria. Per il formato della competizione quel match è inutile, dato che la Nationalmannschaft dovrà affrontare in ogni caso uno spareggio contro la Turchia. Per questa ragione il ct Sepp Herberger decide di schierare le sue seconde linee, rafforzate dalle stelle Helmut Rahn e Fritz Walter. Calcisticamente parlando è un “massacro”. Finisce 8-3 per i magiari, che alla mezz’ora sono già avanti 3-0. La seconda rete la segna Puskas. Ferenc è in stato di grazia e al 62′ va via per l’ennesima volta a Liebrich, al suo esordio in una Coppa del Mondo. La bandiera del Kaiserslautern interviene. Duro. Cade sul malleolo del fuoriclasse ungherese con tutto il suo peso. La stella della Honved deve uscire.

Le versioni sono diverse. Molti sostengono che l’abbia fatto volontariamente, altri (pochi) come Horst Eckel, suo amico, compagno al Kaiserslautern e quel giorno in campo con lui a Basilea, dicono che Werner Liebrich e Fritz Walter siano andati dopo la partita a scusarsi nello spogliatoio magiaro. Puskas non giocherà né i quarti, né le semifinali, recuperando in extremis solo per la finale. Dove ritrova il difensore della Germania Ovest. Liebrich, che lavora come postino, non è più uscito dall’undici di Herberger, giocando un grande quarto di finale, contro la Jugoslavia di Branko Zebec e Rajko Mitić, l’uomo a cui è intitolato il Marakana di Belgrado. A Berna il 4 luglio a vincere sono i tedeschi e Werner disputa un match perfetto. Alla fine c’è anche lui a festeggiare al Wankdorf di Berna. La DFB gli versa 1800 marchi di premio.

È una bella somma, soprattutto per uno che come lui nella Kaiserslautern degli Anni Trenta ha vissuto la povertà. Suo papà e suo zio sono membri del Partito Comunista di Germania e il nascente regime nazista incarcererà il padre di Liebrich per 22 mesi. Però c’è il calcio. A 11 anni Werner veste la maglia del Kaiserslautern, l’unica della sua lunga carriera. Esordisce nel 1943/1944 in prima squadra, condividendo lo spogliatoio anche con suo fratello maggiore Ernst. Ne uscirà 18 anni dopo, vincendo due titoli tedeschi, nel 1951 e nel 1953, accanto a Fritz e Ottmar Walter, Werner Kohlmeyer e Horst Eckel. E nel 1950 arriva pure la chiamata in Nazionale. Collezionerà 16 presenze. Una, oltre alla finale di Berna, che è rimasta nella Storia. Il primo dicembre 1954 i campioni del mondo vanno a Wembley per affrontare l’Inghilterra. La Nationalmannschaft perde 3-2 ma Liebrich annulla Ronnie Allen, il centravanti britannico e fa una bellissima impressione contro Stanley Matthews, da lì a due anni, il primo pallone d’Oro della storia. A Londra ci tornerà poco più di un anno dopo, nel febbraio 1956 e non per una partita di calcio. Va in tribunale per la causa contro l’editore della biografia di Ferenc Puskas, dove il colonnello avrebbe scritto che Liebrich gli avrebbe fatto male volontariamente. Il tedesco non vince la causa, ma viene risarcito con 1000 marchi.

Werner lascia la Nazionale nel ’56 e il primo luglio ’62 si toglie pure la divisa dei “Diavoli Rossi”, per uno scherzo del destino in una partita di Coppa Intertoto contro il Tatabanya, una squadra ungherese. Dopo il ritiro fa brevemente l’allenatore, ovviamente al Kaiserlautern nel 1965. La sua vita però sarà altro, da imprenditore, con una parentesi politica nella SPD. Muore a 68 anni, nel 1995 dopo tre operazioni al cuore. Nel 2002 muore anche Fritz Walter. Sono sepolti nello stesso cimitero, a trenta metri di distanza, quella che più o meno avevano in campo. Nel 2005 a Werner Liebrich, “De Rote”, il Rosso, hanno dedicato una via all’interno del centro di formazione giovanile del Kaiserslautern.