Bayern Monaco contro Schalke 04: l’antitesi del 2020

bayern schalke

È un caso più unico che raro che un campionato, in questo caso la Bundesliga, si apra con un 8-0 nell’opening game. Eppure, se consideriamo il divario tra le due squadre che sono scese in campo nella prima partita della stagione 2020/21, quegli otto goal a senso unico sembrano l’unica, logica conseguenza. Nonché un emblema. Doppio. Quello dell’incredibile forza del Bayern Monaco in un 2020 destinato a rimanere nella storia come il miglior anno del club; quello dell’incredibile crisi dello Schalke 04 che è riuscito a evitare di entrare sì nella storia, ma dalla parte sbagliata.

Bayern Monaco contro Schalke 04, di questi tempi, può essere riassunta come la sfida tra la squadra più forte del mondo e una delle squadre più in crisi del mondo (anche se fare peggio è difficile). La perfetta antitesi. Il testacoda, la prima contro l’ultima, il meglio contro il peggio del 2020 che si ritrovano in un 2021 che i bavaresi sperano sia quanto più simile all’anno appena concluso, mentre a Gelsenkirchen si augurano di poter voltare pagina una volta per tutte, lasciandosi alle spalle uno degli anni più bui della propria storia.

Cinque titoli, una sola sconfitta in tutto l’anno, solo vittorie – più un pareggio a giochi già chiusi – in Champions League a suon di goal (37 in 11 partite). C’è poco da aggiungere di fronte a numeri di questa caratura. 42 vittorie in 48 partite come bilancio generale, con la consapevolezza di essere una macchina quasi perfetta. Forse con alcuni meccanismi da oliare, visto il ritmo folle tenuto durante tutto il 2020, tra pause brevi, tempi forzati e carichi di lavoro non di certo leggeri.

Lo Schalke 04, dall’altra parte, è riuscito nell’altrettanto straordinaria impresa di vincere la prima partita in Bundesliga contro il Borussia Mönchengladbach per 2-0, salvo poi inanellare una clamorosa striscia di 29 gare consecutive senza mai vincere fino a fine 2020. Con tre allenatori – Wagner, Baum, Stevens, più Gross nominato dopo Natale – e una continua ricerca della chimica giusta che non è mai stata trovata. La serie negativa si è fermata a 30, lasciando intatto lo storico record del Tasmania, ma toccando comunque uno dei punti più bassi dell’intera storia della società Königsblau. Per risollevarsi, si sta affidando ai veterani che hanno lo Schalke nel cuore, come Kolasinac e Huntelaar.

Identità contro identità. Una delle società più in salute dell’intera economia del calcio, contro una di quelle che più di tutte vive una crisi societaria che rischia di portarla al fallimento. Durante il primo stop dovuto alla pandemia, il Bayern ha donato – insieme alle altre tre squadre qualificate alla Champions League 2019/20 – 20 milioni di euro che sono state suddivise tra le società maggiormente in difficoltà. Lo Schalke, invece, ha dovuto chiedere un prestito al Nordrhein-Westfalen di 40 milioni di euro.

Differenza fuori dal campo, differenza in campo, differenza nell’ambiente. Non esiste in questo momento una partita più antitetica di Bayern Monaco contro Schalke 04. Non a caso è un testacoda: prima contro ultima. E pensare che nel 2017 parlavamo di prima contro seconda.

🎙 BundesITalk, puntata 22 – La crisi dello Schalke 04

schalke crisi

BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti parliamo dei temi più caldi del calcio tedesco. Nella nuova puntata, facciamo un focus e un viaggio dentro la crisi dello Schalke 04.

Abbiamo scavato all’indietro per cercare di capire come il club di Gelsenkirchen è arrivato ad un passo dal baratro, sviscerando le ragioni economiche, le scelte folli e tutte le decisioni tecniche e societarie che hanno portato lo Schalke fino a rischiare seriamente la retrocessione.

Con Giorgio Dusi, Roberto Brambilla e Stefano Fontana.

Ascoltaci su Spotify!

Ascoltaci su Apple Podcast!

Ascoltaci su Google Podcast!

Ascoltaci anche su Spreaker!

Si ritira Benedikt Höwedes, il capitano per eccellenza

höwedes schalke

L’elogio della normalità. La storia, calcistica e non, di Benedikt Höwedes può essere riassunta in questa frase. Il difensore classe 1988 ha da poco annunciato il ritiro dal calcio giocato per poter dedicare più tempo alla famiglia, cosa che ha causato una serie di dichiarazioni da parte di ex colleghi o ex allenatori che hanno fatto capire ancora meglio che personaggio sia. Valgono come riassunto le parole del suo mentore in gioventù, Norbert Elgert: “Höwedes è un’anima pura, una brava persona”.

Un primo piccolo ma significativo aspetto che lo rende speciale è la data di nascita: 29 febbraio. Quanti campioni del mondo nella storia del Mondiale sono nati il 29 febbraio? Uno solo, Benedikt Höwedes. Le parole chiave che vengono invece in mente quando si parla di lui sono esattamente quelle citate da Joachim Löw e Oliver Bierhoff: voglia di vincere, mentalità, lealtà e affidabilità.

Non stupisce quindi che non solo il difensore nativo di Haltern am See sia diventato campione del mondo nel 2014, ma lo abbia fatto giocando sempre, in più in un ruolo molto diverso da quelli che aveva ricoperto precedentemente. Löw durante la spedizione in Brasile si è fidato in pieno dell’allora capitano dello Schalke, facendolo giocare come terzino sinistro. Lui, destro di piede, che nasce come centrale o al massimo terzino destro. Höwedes peraltro in finale colpisce il palo di testa e la dichiarazione del post partita è un’altra dimostrazione di mentalità.

Siamo diventati campioni del mondo. Che io abbia fatto gol o no, a chi importa?

Nello Schalke è stato “il” capitano. Sei anni consecutivi con la fascia al braccio, come nessun altro finora nella storia della Bundesliga. Con i Knappen compie tutto il percorso: arriva a Gelsenkirchen giovanissimo, fa tutta la trafila delle giovanili, esordisce a diciannove anni in Bundesliga e a 24 ne diventa capitano, ereditando il grado da Manuel Neuer. La più grande soddisfazione è la conquista della DFB Pokal nel 2011, sotto la guida di Ralf Rangnick. La finale contro il Duisburg è una passeggiata, ma la finale “anticipata” è la semifinale contro il Bayern. La partita viene risolta da Raul, su assist aereo proprio di Höwedes.

A livello di soddisfazioni anche la Champions, sempre in quella stagione, non scherza. La squadra si arrende in semifinale contro il Manchester United, ma la cavalcata è inaspettata. Nei quarti viene travolto l’Inter e per la prima volta si parla di lui in Italia, dopo il gol nella gara di ritorno.

L’Italia è ancora nel destino del difensore classe ’88 nel 2017, quando a sorpresa finisce il rapporto con lo Schalke. Non in modo definitivo perché alla Juventus va in prestito, ma dalla modalità con cui viene scaricato dal nuovo allenatore Domenico Tedesco si capisce che non sarà facile ricucire. Nonostante il double campionato-Coppa Italia a Torino non sarà una buona stagione, segnata da infortuni e da scarso feeling con mister Allegri. Infatti più ancora del gol alla Sampdoria ciò che resta più impresso della sua annata italiana è il video virale durante i festeggiamenti per la conquista del titolo, in cui apre birre per tutti utilizzando un’altra bottiglia di birra.

Va un po’ meglio nei due anni successivi, alla Lokomotiv Mosca, dove gioca con più regolarità, riassapora l’aria della Champions e vince una Coppa e una Supercoppa di Russia. Ora il ritiro.

Recentemente stavo viaggiando con mia moglie e mio figlio in camper nel sud della Francia. È stato allora che ho notato quanto fosse bello vivere mio figlio da vicino. All’improvviso il calcio è apparso così poco importante per me”.

In queste parole di addio al calcio c’è tanto di Benedikt Höwedes. Quel ragazzone umile, campione del mondo da protagonista e capitano più longevo della storia della Budesliga, mancherà dentro e fuori dal campo.

Gerald Asamoah, un pezzo di storia dello Schalke dal cuore grande

Gerald Asamoah

Come si sa le proteste negli Stati Uniti per la morte di George Floyd hanno portato a reazioni e gesti anche in Bundesliga. Un personaggio che si batte da sempre sul tema del razzismo, in particolare a Gelsenkirchen, è Gerald Asamoah.

Classe 1978, l’attaccante nato in Ghana ma di nazionalità tedesca cresce nell’Hannover. Ha vent’anni quando il suo nome inizia a girare negli ambienti del calciomercato. 19 gol in 33 partite in Regionalliga, tra cui il gol nel derby contro l’Eintracht Braunschweig che sancisce l’accesso allo spareggio per la promozione in Zweite contro il TeBe Berlin. L’andata della finale in quel di Berlino sembra mettere la parola fine ai sogni dell’Hannover: 2-0 per la squadra della capitale. Ma l’impresa si compie in Bassa Sassonia il 24 maggio 1998. È proprio il giovane Asamoah a sbloccare il risultato al settimo minuto; poi il 2-0 nel finale e la vittoria ai calci di rigore.

Un buon rendimento in Zweite l’anno successivo conferma ai dirigenti dello Schalke e all’allenatore Huub Stevens le impressioni positive apprezzate in Regionalliga, così in estate si concretizza il trasferimento in Vestfalia. Forse neanche Asamoah si aspettava una crescita così veloce: 33 presenze in Bundesliga nella stagione 19/2000, 29 nel 20/2001 con qualificazione in Champions League. In più due vittorie consecutive della DFB Pokal, prima contro l’Union nel 2001 (lui segna il gol dello 0-2 nella semifinale a Stoccarda) e poi contro il Bayer Leverkusen nel 2002, e due Intertoto nel 2003 e nel 2004.

Anche la chiamata in nazionale arriva in fretta e l’esordio è indimenticabile: convocato da Rudi Völler a maggio 2001, nell’amichevole contro la Slovacchia segna dopo 50 minuti. Parteciperà a due Mondiali: nel 2002, giocando anche qualche minuto nella finale contro il Brasile e nel 2006, scendendo in campo nel finale dell’ultima partita del girone contro l’Ecuador. Oggi spesso gioca con le ‘leggende’ della Germania, nonostante il fisico non sia proprio dei migliori (anche quando giocava, comunque, non era proprio filiforme…).

Dopo undici stagioni, 381 partite, 64 gol e 45 assist, Asamoah lascia Gelsenkirchen nell’estate del 2010, provando senza fortuna a salvare il St. Pauli. Poi due stagioni al Greuther Fürth, la prima con una grande promozione, e la conclusione di un’ottima carriera “a casa” con l’Under 23 dello Schalke in Regionalliga. Chiude però con una statistica non particolarmente gratificante, che dice del suo non sempre ottimale stato di forma: nella storia della Bundesliga è il terzo giocatore più sostituito (139 volte, la più famosa con Hanke pochi minuti prima che si inventasse il gol da centrocampo contro il Leverkusen) alle spalle soltanto di Hermann e Altintop.

Il legame con Gelsenkirchen è rimasto ben saldo anche dopo l’addio al calcio giocato, grazie al ruolo di Team Manager della seconda squadra. Così come l’unione con il suo vecchio mentore Huub Stevens, che l’ha promosso Team Manager della prima squadra durante il suo breve interregno tra Tedesco e Wagner.

Asamoah continua a essere un esempio positivo, in primo luogo grazie a campagne contro il razzismo (dure le sue prese di posizione dopo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio di Sorveglianza dei Knappen Clemens Tönnies e a seguito degli insulti di una parte dell’Arena aufSchalke a Torunarigha in DFB Pokal). In questi giorni in cui il tema è tornato tristemente alla ribalta le sue parole sono come sempre chiare e significative.

“Se non hai sperimentato il razzismo su di te non capirai mai veramente cosa significhi. È un dolore che porti dentro te stesso e che non puoi reprimere”.

Continuerà con ancora più impegno a visitare le scuole per “spiegare ai giovani che siamo tutti uguali“. Insomma, quel giovane attaccante di origini ghanesi dell’Hannover si è fatto strada grazie all’impegno, al cuore e ricordando sempre le proprie origini.

Fine dell’andata: la classifica di Bundesliga un anno fa

Bundesliga
Con la fine dell’anno in Bundesliga come da tradizione degli ultimi anni si è concluso il girone di andata. Tra poco le squadre inizieranno i consueti ritiri che si termineranno il 17 gennaio, quando il big match Schalke-Borussia Mönchengladbach inaugurerà il ritorno.
Tempo di bilanci quindi. Un primo dato da cui partire può essere il paragone tra i punti fatti al giro di boa in questa stagione e nella scorsa. In questa particolare classifica vedremo 15 squadre e non 18, poiché ovviamente mancano le tre retrocesse (o le neopromosse). C’è comunque un aspetto interessante anche su questo punto: i tre club che alla fine della scorsa stagione sono scesi in Zweite erano infatti gli stessi alla fine dell’andata, cioè Stoccarda (retrocesso dopo il playoff con l’Union), Hannover e Norimberga. I tifosi di Fortuna Düsseldorf, Werder Brema e Paderborn sono autorizzati a fare gli scongiuri del caso…
SQUADRADIFFERENZA PUNTI
Schalke 04+12
Augsburg+8
Lipsia+6
Friburgo+5
Bayer Leverkusen+4
Borussia Mönchengladbach+2
Hoffenheim+2
Bayern Monaco-3
Mainz-3
Fortuna Düsseldorf-3
Wolfsburg-4
Hertha Berlino-5
Werder Brema-8
Eintracht Francoforte-9
Borussia Dortmund-12
Già ad una prima occhiata si notano i due estremi della classifica, le “nemiche” protagoniste dei Revierderby. Lo Schalke viaggia addirittura con 12 punti in più rispetto al girone di andata della scorsa stagione, chiusa poi a maggio con un totale di 33 punti, 3 in più di quanti ne ha già oggi. Gran parte del merito va al nuovo tecnico David Wagner: certo soprattutto nelle ultime giornate hanno inciso positivamente gli acquisti estivi, Kabak e Raman in primis, ma è innegabile il grande lavoro dell’ex allenatore dell’Huddersfield.
Discorso opposto per il Dortmund, rinforzato ulteriormente in estate dopo il secondo posto della stagione 2018/2019. I 12 punti in meno (e le tre posizioni in meno in classifica) dicono quindi di un problema più profondo, legato al controllo di Favre sulla squadra che i tifosi sperano possa essere sanato con il ritiro invernale.
Ottima crescita anche per Augsburg, Lipsia, Friburgo e Leverkusen.
I bavaresi hanno svoltato con 16 punti nelle ultime 7 giornate, grazie anche allo stato di grazia di Florian Niederlechner e Philipp Max.
I sassoni passano invece dal quarto al primo posto, con 6 punti in più. La semina degli scorsi anni di Ralf Rangnick, la bravura di Nagelsmann e la maturazione di alcuni calciatori, Werner su tutti, stanno facendo la differenza.
Il Friburgo di Streich continua a stupire grazie a uno splendido inizio di campionato (5 punti in più), mentre il Bayer Leverkusen, che un anno fa di questi tempi decise di sostituire Herrlich con Bosz nonostante due vittorie consecutive, segna un +4 che vuol dire sesto posto. Ma ci si aspettava qualcosa in più, al di là del miglioramento rispetto allo scorso anno.
Tra chi ha perso più punti in Bundesliga, dopo il già citato BVB, spiccano Eintracht, Werder e in misura minore Hertha e Wolfsburg. Le ultime due chiudono con due percorsi opposti: il Wolfsburg del nuovo coach Glasner ha rallentato dopo un’ottima partenza, mentre i capitolini hanno iniziato a muoversi verso zone più tranquille della classifica dopo l’esonero di Covic e l’arrivo di Klinsmann.
Eintracht e Werder stanno pagando le scelte del mercato estivo e gli infortuni, per i bianco-verdi un numero addirittura clamoroso. Fare a meno di gente come Haller, Rebic e Jovic o Kruse sta risultando per entrambe una montagna difficile da scalare. E le panchine di Hutter e Kohfeldt sono sempre più traballanti.
Le altre restano abbastanza stabili rispetto al girone di andata 2018/2019, ma una piccola citazione va fatta per la seconda e la terza in classifica in questa chiusura d’anno.
Il Gladbach ha fatto un ottimo girone d’andata in Bundesliga, ancora meglio di quello della scorsa stagione, chiuso al terzo posto con 2 punti in meno. Dall’ottimo Marco Rose ci si aspetta una gestione del ritorno senza il crollo che ha caratterizzato la stagione 2018/2019 guidata da Dieter Hecking.
Il Bayern ha 3 punti in meno, dopo una prima parte al di sotto delle attese ma in crescita dopo l’arrivo di Hansi Flick. L’aspetto positivo è che un anno fa i punti di distacco dalla vetta (alla fine recuperati) erano 6, oggi 4. C’era però soltanto il Dortmund da superare, oggi due, Lipsia e i Fohlen.
Ma nella Bundesliga più equilibrata e sorprendente degli ultimi anni tutto può succedere, per scoprirlo basterà godersi lo spettacolo del girone di ritorno.

Schalke o Bayern? Nübel ha scelto, tra le perplessità

Bayern Nübel

Le voci di un interessamento del Bayern Monaco seguivano Alexander Nübel già dall’estate, quando lo Schalke 04 ha iniziato ad allarmarsi delle possibilità di addio del classe ’96. Arrivato dal Paderborn nel 2015, il portiere è diventato titolare nella scorsa stagione scalzando Fährmann, considerato un’istituzione. Ma che ha dovuto necessariamente fare spazio al talento ormai 23enne e con bisogno di campo.

La beffa però è arrivata, nonostante i tentativi di rinnovo del contratto con offerte piuttosto ricche: secondo la stampa tedesca (praticamente in massa), il Bayern l’ha spuntata e avrà Nübel in squadra a partire dal prossimo 1 luglio.

Manca solo l’ufficialità dei bavaresi, visto che quella da parte dello Schalke è già arrivata. I Knappen hanno comunicato il mancato rinnovo e nelle parole di Jochen Schneider sul sito del club si legge grande rammarico.

“Non siamo sorpresi della decisione, la rispettiamo e non abbiamo bisogno di capirla. Dall’estate 2020 continueremo il nostro percorso senza di lui. Fino ad allora, darà tutto per il club. Gli abbiamo mostrato quanto potesse essere centrale, quello di leader di una squadra giovane”.

Jochen Schneider, direttore sportivo

Nübel era anche stato eletto capitano quest’estate, un segnale di centralità totale per provare a convincerlo a impugnare la penna e rinnovare. Andato a vuoto.

Sul suo futuro al Bayern di Nübel però ci sono grandi dubbi. Il primo ad averne, secondo la stampa tedesca, è Manuel Neuer. L’attuale capitano del Bayern firmerà nelle prossime settimane un rinnovo fino al 2023 e non ha alcuna intenzione di lasciare il posto a Nübel per fargli giocare un buon numero di partite e renderlo pronto alla sostituzione una volta che l’attuale numero 1 si ritirerà – cosa che peraltro non è detto si verifichi nel 2023.

Il piano dei bavaresi sarebbe infatti quello di dare un discreto spazio al classe 1996 tra Bundesliga e DFB-Pokal fino al 2023, anche se non è escluso il prestito nel primo anno. Poi tra tre anni l’idea è quella di renderlo titolare, visto che ha caratteristiche fisiche e tecniche estremamente simili a Neuer (e tutti lo considerano l’erede per questo). Il club potrebbe però aver fatto i proverbiali conti senza l’oste, o meglio il portiere titolare, simbolo e capitano. Quello.

Salihamidzic ha corteggiato Nübel dallo scorso aprile, riuscendo a convincerlo. Ora però il resto della società, a partire da Oliver Kahn che sarà il prossimo CEO, dovrà convincere Neuer che le cose stanno cambiando anche per lui. Nonostante prestazioni sempre di alto livello.

È nato lo Schalke 04 di Wagner: 5 giocatori della svolta

Schalke 04

Sono tanti i verdetti emersi dalla Red Bull Arena di Lipsia lo scorso sabato: se la squadra di Nagelsmann sembra ancora un cantiere aperto, soprattutto per quanto riguarda la ricerca dell’equilibrio tattico nelle varie fasi di gioco, lo Schalke 04 di David Wagner ha confermato con decisione il suo ruolo di protagonista di questa stagione. Il successo esterno ottenuto per 3-1 in una partita equilibrata ma mai fuori controllo testimonia come l’allenatore statunitense sia riuscito ad imprimere i suoi principi di gioco alla squadra con chiarezza. Eppure, la annata del riscatto dopo il 14esimo posto dello scorso anno non era iniziata sotto i migliori auspici: lo scialbo 0-0 dell’esordio a Monchengladbach e lo 0-3 incassato dal Bayern avevano fatto storcere già il naso ad alcuni tifosi.

Sono bastati pochi aggiustamenti, e qualche giorno di lavoro in più, però, a Wagner per ribaltare la situazione: quella di Lipsia è stata la quarta vittoria consecutiva, che va a coronare un mese di settembre incredibile, fatto di 13 goal segnati e appena 4 subiti e chiuso al quarto posto in classifica, ad un solo punto dal Bayern capolista della Bundesliga.

La particolarità dello Schalke 04 è la sua capacità di prescindere dal modulo in campo e persino dalla posizione in campo dei suoi giocatori, senza tuttavia variare i principi di base e la qualità di gioco. Partito con un 4-2-3-1, Wagner ha poi virato su un 4-4-2 che ha regalato solidità alla squadra, sorprendendo invece Nagelsmann con un 4-3-1-2 inedito sino a quel momento. Per la svolta, Wagner si è affidato a cinque pilastri chiave in campo, andandoli a pescare proprio tra i giocatori più criticati della scorsa stagione. Se il giovane Alexander Nübel, difatti, aveva già mostrato le sue straordinarie qualità lo scorso anno (la sua importanza è stata cementata da Wagner affidandogli la fascia da capitano a 23 anni), lo stesso non si può dire per molti dei suoi compagni che hanno brillato in questo settembre.

Schalke 04, i 5 della svolta

Amine Harit

La copertina, chiaramente, è la sua. Appena un gol e due assist nelle 18 presenze (60 minuti in campo di media) del 2018/19 con lo Schalke 04, quattro reti e due assistenze solo nelle ultime tre di Bundesliga, entrando in due goal per ogni partita: a Gelsenkirchen non ci riusciva nessuno dal 2014. Wagner lo usa a suo piacimento: da trequartista, ad esterno sinistro, a seconda punta in appoggio a Burgstaller, fino a tornare di nuovo arma in più tra le linee. La sua pericolosità non cambia di una virgola. La forma fisica è chiaramente invidiabile: Amine Harit è pimpante, rapido, e sembra non essere afflitto dalla stanchezza neanche nei finali di partita. Il suo atletismo è superiore a quello della maggior parte degli avversari, come dimostrano le sue clamorose scorribande sulla fascia sinistra, ma a stupire è la sua tecnica nello stretto.

Probabilmente grazie ad una mente più libera da pressioni, la qualità del 22enne francese (di origine marocchina) sta esplodendo in tutta la sua bellezza. L’uno contro uno è il suo pane quotidiano, e il dato sui dribbling parla chiaro: nel 70% dei casi salta l’avversario. Inoltre, Harit riesce a dialogare in maniera splendida coi compagni, facendosi trovare nello spazio, anche quando marcato, difendendo palla e mandando in porta gli altri Knappen con grande intuito. Il trascinatore per ora è lui, e se Wagner riuscirà a fargli trovare anche continuità all’interno della stagione, oltre ad una maggiore capacità di lettura delle situazioni pericolose, diventerà un rebus ancora più difficile da risolvere per le difese avversarie.

Suat Serdar

L’altro classe 1997 dalle qualità stellari a disposizione dello Schalke 04 è Suat Serdar. Anche lui usato in più ruoli (trequarti, centrocampista centrale e mezzala sinistra), fornisce sicuramente dinamismo e proiezione offensiva importante a Wagner. Il suo posizionamento non è sempre perfetto, ma la lettura brillante del tecnico statunitense è stata coprirne le lacune tattiche con il cervello di Mascarell e l’instancabile dinamismo di McKennie. Quattro le presenze stagionali in Bundes, tre da titolare, e già due gol segnati.

Serdar sembra trovarsi alla perfezione con Harit ma anche con Guido Burgstaller: spesso difatti l’ex centrocampista dell’Under 21 tedesca si è fatto trovare al posto giusto per sfruttare le sponde e gli scarichi del compagno. La facilità di dribbling e di tiro in porta non la scopriamo oggi, ma la novità è che Serdar sta diventando anche un buon giocatore di sistema: 85% di passaggi realizzati, spesso giocando nello stretto e portando poco la palla. Anche per lui la continuità rimane un incognita, ma nel frattempo i tifosi della Ruhr possono goderselo affondare nelle difese avversarie come un coltello caldo nel burro.

Harit Schalke 04
Harit e Serdar, protagonisti con Wagner. Fonte: @s04

Omar Mascarell

I fuochi d’artificio nella trequarti d’attacco sono uno dei marchi di fabbrica dell’allenatore dello Schalke, che tuttavia non può prescindere da una mediana di livello. Omar Mascarell, apparso spesso spaesato e compassato durante i momenti bui dell’ultima stagione (complici anche i diversi problemi fisici), è letteralmente rinato: il suo fosforo a centrocampo è cruciale per rendere sostenibile il pressing dei Königsblauen. Schierato in coppia con McKennie, Mascarell riesce a coprire il compagno di reparto quando questo si alza per aiutare ali e punte nel pressing sul primo portatore di palla. Quando la squadra avversaria fa saltare il banco, infatti, lo spagnolo è bravissimo a posizionarsi in modo da ritardare la transizione offensiva, spendendo anche dei falli, per permettere ai suoi di ricomporsi.

Dall’altro lato, è da sottolineare il suo apporto in fase di costruzione: Wagner gli chiede di abbassarsi in mezzo ai due centrali, formando una difesa a tre e fornendo a Nübel maggiori opzioni per il dialogo corto. Di conseguenza, Kenny (altra sorpresa della stagione, arrivato in estate e di cui vi abbiamo già parlato) e Ozcipka possono alzarsi e fungere da perni laterali per la ripartenza. Il suo allenatore si fida di lui, ma si fidano soprattutto i compagni, che lo servono anche in mezzo a tante maglie avversarie. Quasi sempre, lui ne esce con estrema classe. Non ha ancora trovato il primo goal stagionale, ma nessuno gliene fa un problema: per lo Schalke 04 è fondamentale.

Salif Sané

Altra parabola incredibile della gestione Wagner: il gigante classe 1990 è arrivato nell’estate 2018 dall’Hannover, e nonostante la cifra piuttosto esigua sborsata (7 milioni di euro) la sensazione netta era che nella Ruhr potesse trovare la sua definitiva consacrazione. Nonostante le trenta partite giocate sotto la gestione Tedesco (prima) e Stevens (poi), non è mai sembrato davvero solido e concentrato. Tante le amnesie, alternate a giocate di qualità, ma che hanno reso la sua stagione difficile come per tutto il pacchetto arretrato dei Knappen.

Wagner lo aveva battezzato come prima riserva della coppia Stambouli-Nastasic (sempre aspettando il super-talento Kabak), ma dopo le prime due partite si è preso la maglia da titolare a discapito dell’ex-Fiorentina, e da allora la sua squadra non ha smesso di vincere. La sua supremazia aerea, agevolata dai 196 centimetri di altezza, permette ai suoi di tenere lontani eventuali lanci lunghi utilizzati dagli avversari per superare il pressing, mentre ha dimostrato buone capacità di lettura in anticipo, impedendo al suo uomo di attaccare lo spazio alle sue spalle. Il vizio del gol – già 2 siglati sfruttando i suoi colpi di testa nelle due vittorie esterne contro Paderborn e Lipsia – non guasta affatto.

Rabbi Matondo

Passaporto gallese, nativo di Liverpool, la spensieratezza dei 19 anni ma con una trafila di prestigio nell’academy del Manchester City già alle spalle. I 9 milioni spesi per Rabbi Matondo a gennaio sono sembrati un azzardo affrontabile ma non banale, e l’ala arrivata da oltremanica ha fatto fatica a smentire i dubbi su di lui, scendendo in campo sette volte senza mai trovare la rete. In questo inizio di campionato Wagner lo ha praticamente ignorato, complice qualche problemino fisico che in estate ne ha complicato la preparazione, lasciandolo ad una sola presenza con la seconda squadra, prima di portarlo in panchina (senza subentrare) nella partita interna contro il Mainz.

L’esordio è arrivato un po’ a sorpresa, dopo che nel ruolo di spalla a Burgstaller erano stati provati sia Uth che Harit, contro il Lipsia, ma la risposta è stata da fuoriclasse. 85 minuti giocati ad alta intensità, in cui nessuno ha cercato la porta come lui (4 tiri complessivi, 3 nello specchio, 1 in gol), unendo però anche un’ottima capacità di dialogo coi compagni. Il talento va ancora parecchio sgrezzato, ma dopo le ombre dello scorso anno il classe 2000 dello Schalke 04 ha già gettato il primo raggio di luce nel calcio che conta.