Caos al Bayern: comunicato contro Flick mentre Klose annuncia l’addio

flick bayern

L’annuncio di Hansi Flick di voler lasciare il Bayern Monaco a fine stagione, arrivato dopo il match contro il Wolfsburg, sta alzando un vero e proprio polverone a Säbener Straße.

Il club tedesco non si aspettava quelle dichiarazioni e dopo un meeting d’emergenza ieri sera ha pubblicato un comunicato sul proprio sito ufficiale, non esattamente conciliante con l’allenatore che ha espresso il suo desiderio di voler interrompere il contratto. Secondo la versione della società, c’era un accordo con l’allenatore di aspettare la partita contro il Mainz del 24 aprile prima di esporsi e iniziare a discutere sul futuro.

“Ieri l’allenatore del Bayern ha comunicato pubblicamente il suo desiderio di interrompere il suo contratto, che termina il 30 giugno 2023, al termine di quella scadenza. Aveva già informato il club nella scorsa settimana. Il club e il tecnico avevano concordato di concentrarsi sulle partite contro Wolfsburg, Leverkusen e Mainz, per non turbare la concentrazione del club su queste tre partite decisive.

Il Bayern disapprova la comunicazione unilaterale fatta da Hansi Flick e continuerà a discutere del futuro solo dopo la partita contro il Mainz, come concordato”.

Non solo. Quasi in contemporanea al comunicato, è arrivata un’altra mazzata per la società: Miroslav Klose ha comunicato la propria volontà di voler lasciare il club. L’attuale vice di Hansi Flick, ex tecnico dell’Under-17, ha il contratto in scadenza il prossimo giugno e non ha intenzione di proseguire nel suo rapporto.

Lo ha comunicato proprio alla ‘Bild’, con delle dichiarazioni che sono state dei duri attacchi a ciò che sta succedendo in casa Bayern Monaco nelle ultime ore, in particolare sotto il punto di vista della comunicazione.

“Per me a livello personale non è un problema che il club non mi abbia ancora parlato di rinnovare. Ciò che mi fa riflettere è come viene gestita la comunicazione all’interno del club. Bisogna avere rispetto reciproco, sebbene non si sia d’accordo. Hoeness e Rummenigge hanno reso questo club di livello mondiale perché lo hanno sempre messo prima di ogni cosa, anche prima delle questioni personali”.

Qualcuno ha fatto notare che Klose è sembrato un filo incoerente nel fare certe dichiarazioni su un giornale e non discutere il suo futuro internamente. In ogni caso, l’addio sembra ormai certo.

L’addio di Jérôme Boateng: la mela della discordia tra Flick e il Bayern

jerome boateng

Sebbene le prestazioni in campo siano comunque di alto livello, al netto di qualche risultato magari poco soddisfacente ma comunque giustificabile dalla spaventosa serie di infortuni, nelle ultime settimane la situazione in casa Bayern Monaco non è mai sembrata essere rose e fiori. In Germania si è parlato molto del rapporto tra Hansi Flick e Hasan Salihamidzic, i quali sarebbero arrivati ai ferri corti per diverse divergenze di vedute. Divergenze che hanno poi causato probabilmente la volontà di Flick di andare via a fine stagione. Una di queste riguarda anche il futuro di Jérôme Boateng, che da giugno non sarà più un giocatore del Bayern. Una decisione che il club ha pubblicamente dichiarato come chiara per tutte le parti e presa consensualmente, ma che in realtà sembra che non sia stata particolarmente gradita dall’allenatore.

Dalla promozione di Hansi Flick a capo dello staff tecnico, il 32enne difensore centrale ha recitato un ruolo da protagonista nei ranghi del club bavarese. Complice anche la rottura del crociato di Niklas Süle nell’autunno nel 2019, il campione del mondo è diventato il compagno di reparto e partner ideale di Alaba in mezzo. I due si conoscono da un decennio e sono stati le prime scelte nel ruolo. Anche perché il nativo di Berlino ha ritrovato continuità fisica: al netto di qualche leggero acciacco muscolare, è sempre stato a piena disposizione. Conosceva bene Flick, visto che aveva lavorato con lui in nazionale dal suo esordio nel 2009 fino al punto più alto, la Coppa del Mondo vinta in Brasile nel 2014: Jérôme Boateng in campo al centro della difesa e a volte come terzino, Flick come assistente (o forse qualcosa d più) di Joachim Löw.

La coppia si è riformata al Bayern e i risultati non dobbiamo certo stare qui noi a ricordarli. Boateng è sempre stato protagonista, è diventato una prima scelta. Meglio: è tornato ad esserlo. Una situazione paradossale, se pensiamo che sia nel 2018 che nel 2019 sembrava essere davvero prossimo all’addio. Quell’addio che prenderà forma senza dubbio al termine di questa stagione. Decisione già presa, già pubblicamente comunicata dallo stesso direttore sportivo Hasan Salihamidzic, prima della partita con il PSG.

La stampa tedesca ha rivelato che la scelta, già maturata nelle scorse settimane, è stata comunicata al classe 1988 la mattina stessa della partita, dopo la rifinitura. Tempismo rivedibile secondo Flick, che nella conferenza stampa dopo il 2-3 dell’Allianz Arena non si è mostrato particolarmente conciliante.

“Non risponderò a questa domanda. Devo rispondere professionalmente, ma non devo rispondere a tutto e non voglio. Devo recitare. Anche recitare fa parte del mestiere”.

Anche lo scorso 16 marzo, alla vigilia della sfida di Champions League con la Lazio, Flick aveva parlato della situazione di Jérôme Boateng, anche in questo caso mostrandosi non del tutto sereno.

“Nessuno mi ha detto niente, per cui non posso dire niente. Sta facendo una buona stagione, così come la scorsa”.

Se facciamo un altro passo indietro, tornando al 22 novembre, troviamo un altro vero e proprio endorsement del tecnico nei confronti del suo giocatore.

“L’anno scorso ha raggiunto un livello a cui pochi pensavano di vederlo ancora. Non si può perdere un giocatore così”.

Sembra chiaro che, fosse stato per Flick, il futuro di Boateng sarebbe ancora in Baviera per almeno un altro anno. La politica del Bayern la conosciamo: i veterani si confermano finché sono valori aggiunti. Anche Neuer e Müller hanno dovuto dimostrare di essere tali per guadagnarsi il prolungamento fino al 2023. Il centrale berlinese invece, nonostante sia stato un elemento fondamentale della squadra che ha vinto il treble – il suo secondo, visto che era anche titolarissimo nel 2013 – non vedrà il suo contratto prolungato nemmeno di un altro anno.

A settembre saranno 33. Quest’anno va per i 3000 minuti in campo, bottino che ha sfiorato anche l’anno scorso. Se andiamo a vedere i precedenti negli scorsi anni, il Bayern ha prolungato di un anno i contratti di Ribéry e Robben quando erano in una situazione ben più delicata a livello fisico: nell’ultima stagione il francese a 36 anni ha giocato circa 2000 minuti, l’olandese a 35 la metà. Quei rinnovi erano stati condizionati anche dal fatto che né Gnabry né Coman sembrassero pronti da subito per essere gli eredi e avessero bisogno di un altro anno di apprendistato, nonostante la grande fiducia che ha riposto da subito il club in entrambi. Mossa che col tempo si sarebbe rivelata vincente. Senza dimenticare che senza l’infortunio al crociato probabilmente Sané sarebbe arrivato in Baviera un anno prima.

Nella sua lunga carriera, Jérôme Boateng al Bayern ha anche dimostrato di essere un assist-man formidabile. 

Nella difesa del Bayern di oggi e domani la situazione è invece diversa. Alaba se ne andrà per volontà propria, ma il sostituto è già in casa e si chiama Lucas Hernandez. In più è già stato acquistato Upamecano, che comporrà con il suo connazionale la coppia titolare a partire dall’agosto prossimo. Con alternative l’ormai esperto Niklas Süle e il giovane classe 2002 Tanguy Nianzou, più Benjamin Pavard qualora dovesse arrivare un altro terzino destro (probabile), mentre a sinistra Alphonso Davies avrà probabilmente come vice Omar Richards, in arrivo dal Reading, o lo stesso Hernandez.

Spazio per Boateng? Poco, almeno sulla carta. Karl-Heinz Rummenigge lascerà il ruolo di CEO a fine anno a Olive Kahn, ma ha sempre dichiarato di volere una rosa composta da 16-17 giocatori ‘titolari’, più i giovani da aggregare a rotazione. Un piano che quest’anno sembra essere abbastanza saltato, come vi avevamo già raccontato a inizio stagione. Forse proprio per volontà di Flick, che si era lamentato della rosa troppo cosa. Non è neanche da escludere che il Bayern abbia imparato dai propri errori, specialmente considerata la situazione economica che affligge il mondo e ovviamente anche il calcio. Il famoso fondo cassa da cui attingere non è più così gonfio come un anno e mezzo fa ed effettuare dei ‘tagli’ sembra una mossa logica a livello finanziario.

Una decisione del genere sarebbe implicata dal fatto che Jérôme Boateng sia considerato un surplus. Un avanzo, una risorsa non necessaria nell’economia di squadra del Bayern Monaco. Valutazione tecnica di Hasan Salihamidzic e della dirigenza bavarese, che chiaramente Hansi Flick non ha condiviso. Nel braccio di ferro, il board ha evidentemente optato per stare con Brazzo. Vien facile immaginare che il tecnico si sia sentito messo da parte, che abbia sentito declassato il suo punto di vista. Non particolarmente usuale per un allenatore che ha appena vinto ogni competizione a cui ha preso parte. Insomma, l’addio di Boateng sembra ciò di più vicino al mitologico pomo della discordia. Che potrebbe poi aver causato la dipartita anche di Flick.

Senza avere sotto mano i conti e le previsioni di bilancio del Bayern Monaco, è complicato capire se davvero l’ingaggio di Boateng non fosse più sostenibile. Se però la dirigenza ha voluto prendere così tanto tempo (da mesi si parlava di ‘decisione posticipata’), è logico pensare che non lo fosse. Dall’altro lato, però, c’è un allenatore che vede rivoluzionati i propri piani e da un anno all’altro si trova senza la coppia di difensori centrali con cui ha vinto ogni cosa. Due giocatori in grado di tenere la linea alta, con tanta qualità nei piedi per impostare velocemente il gioco, per accelerare il giropalla e trovare soluzioni verticali in ogni momento della partita. Frustrazione comprensibile, sebbene il futuro con Upamecano ed Hernandez sia tutt’altro che buio.

Il giudizio tecnico sovrano, come sempre, dovranno darlo il tempo e il campo. I conti daranno quello finanziario. In mezzo però, oltre alla verità, c’è un grosso ‘ma’: se la decisione di liberarsi di Boateng ha davvero portato a perdere Hansi Flick, ovvero l’allenatore migliore possibile dai tempi di Herr Jupp Heynckes, il Bayern Monaco finisce per ritrovarsi punto e a capo. Anche con una squadra nel pieno del suo sviluppo tecnico e fisico, l’addio di un veterano può diventare un punto di rottura di un’epoca di trionfi. Jérôme Boateng lascerà il Bayern uscendo “dalla porta principale”, ha detto Salihamidzic. Il problema è che sbattendola ha già alzato un polverone.

🎥 Wolfsburg-Bayern, brilla Musiala: più giovane a 6 goal in Bundesliga

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Senza Lewandowski, Gnabry, Goretzka, Douglas Costa, Tolisso – tra gli altri – e con Coman in panchina, il Bayern Monaco si è affidato al suo gioiellino per vincere contro il Wolfsburg e riportarsi a 7 punti di vantaggio sul Lipsia. Alla Volkswagen Arena brilla la stellina di Jamal Musiala, il classe 2003 già più chiacchierato del mondo.

Rispetto alla gara contro il PSG, Hansi Flick lo ha schierato titolare, unico cambio di una formazione per il resto sostanzialmente obbligata. Quando però Musiala scende in campo, non lo fa perché mancano i compagni ed è una scelta obbligata, ma perché in Baviera credono davvero in lui. La dimostrazione? Un contratto da oltre 4 milioni lordi l’anno firmato pochi giorni dopo il compimento del suo diciottesimo compleanno.

Fiducia ripagata. La scorsa settimana il super talento tedesco – di origine nigeriana, con cittadinanza inglese – ha segnato un piccolo goal-gioiello contro l’Union Berlino, eludendo due difensori in mezzo all’area mostrando di avere una tecnica di gran lunga superiore alla media. Anche in Wolfsburg-Bayern il nativo di Stoccarda è stato protagonista indiscusso, con una doppietta.

Il primo goal è stato un altro slalom con la palla attaccata al piede, dribbling e poi conclusione sul primo palo a lasciare assolutamente interdetto il povero Casteels, incolpevole. Al contrario di quanto è accaduto pochi minuti dopo, quando il belga ha di fatto servito l’assist a Choupo-Moting. Dopo l’1-2 di Weghorst, lo stesso Musiala ha firmato l’allungo con il suo primo goal di testa in assoluto in carriera. E non ha mancato di farlo notare. Per la cronaca, assist di Thomas Müller.

Il raddoppio ha portato Musiala a diventare il più giovane in grado di realizzare 6 goal in Bundesliga, a 18 anni e 50 giorni. Per poco non ha fatto anche 7, solo un salvataggio sulla linea gli ha negato la gioia di entrare ancora più nel libro dei record. Ci è comunque entrato come il quarto più giovane a segnare una doppietta, dopo Werner, Havertz e Halfar.

Dopo 72 minuti Flick ha deciso di sostituirlo, dandogli minuti di riposo nei minuti finali in vista della sfida con il Bayer Leverkusen di dopodomani. Perché i ritmi sono serrati e ogni pausa è preziosa, soprattutto per un neo diciottenne con il talento per giocare tra i grandi e dominare, ma ancora con un fisico tutto da sviluppare. Anche se la strada è indubbiamente quella giusta.

La sua doppietta potrebbe rivelarsi decisiva per il titolo, visto che dopo lo 0-0 del Lipsia contro l’Hoffenheim il Bayern battendo 2-3 il Wolfsburg è tornato a +7. Con cinque giornate da giocare, un divario apparentemente incolmabile. La Volkswagen-Arena sorride al Bayern: non ci avrà ancora matematicamente vinto il titolo (come capitato tre volte nelle ultime otto stagioni), ma ci ha messo una bella firma.

Kimmich lascia la sua agenzia: tratterà da solo il rinnovo col Bayern

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Che Joshua Kimmich abbia una personalità smisurata lo avevano già capito tutti il giorno del suo arrivo a Monaco, quando si recò ai piani alti di Säbener Straße negli uffici dei dirigenti del Bayern per chiedere “perché proprio io?”. Nei prossimi giorni il centrocampista classe 1995 tornerà in quegli uffici per parlare con la società e discutere il rinnovo di contratto con il club.

Lo farà in prima persona, rappresentando sé stesso. Senza agenti o procuratori. Sì, perché Joshua Kimmich, come ha spiegato lui stesso alla Bild, ha deciso di staccarsi dalla fair-sport GmbH, l’agenzia che ne curava la procura fino a pochi giorni fa (e che ha ora in Leno il pezzo più pregiato della ‘scuderia’).

Non è una mossa usuale nell’epoca dei super agenti e delle commissioni a tanti zeri, quelle stesse commissioni che sembrano aver sancito la separazione di Alaba dal Bayern. Kimmich, come già successo a De Bruyne nelle ultime settimane, vuole parlare in prima persona faccia a faccia e da solo con Rummenigge, Kahn e Salihamidzic.

“È una decisione che ho preso con coscienza – ha spiegato alla Bild – l’ho maturata l’anno scorso. Ho deciso che voglio rappresentare i miei valori, le mie visioni e la mia responsabilità da solo, in prima persona. Sono convinto di poter essere il miglior rappresentante di me stesso”.

Il contratto di Kimmich scade nel 2023, ma le discussioni, iniziate con la sua vecchia agenzia, sono già molto fitte. Ora il Bayern dovrà interloquire direttamente con il suo numero 6, che vorrebbe entrare nel range di guadagno di Neuer, Müller e Lewandowski – che vanno sopra i 15 milioni di euro lordi l’anno – data la sua crescente importanza nell’economia del club bavarese e la sua costanza di rendimento ad altissimo livello.

Non è la prima iniziativa che Kimmich gestisce in prima persona, visto che già durante il primo lockdown il centrocampista del Bayern aveva fondato ‘WeKickCorona’ insieme al suo compagno di centrocampo Leon Goretzka. L’iniziativa benefica ha raccolto quasi 5 milioni di euro, donati alle associazioni più attive e alle persone più in difficoltà.

Il Bayern Monaco ha finito la benzina (ed è normale)

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Considero Joshua Kimmich da sempre il termometro di ciò che succede al Bayern Monaco. Il livello delle sue prestazioni setta il livello della squadra. Solitamente è altissimo, in qualche occasione è solo alto, quasi mai è nella media. In PSG-Bayern 0-1, il numero 6 è stato tra i peggiori in campo. Non gli capitava dagli esordi con Guardiola, quando da mediano aveva dovuto imparare la professione del difensore centrale, a vent’anni e senza esperienza di Bundesliga.

C’è una spiegazione molto semplice alla partita sotto tono del classe 1995 al Parc des Princes: la lancetta della benzina è arrivata in zona rossa. Kimmich è entrato in riserva. Riposare non gli è mai interessato e le prestazioni gli hanno sempre dato ragione. Stavolta no. Anche il mediano del Bayern ha dovuto accettare la realtà: la gamba è mancata. Si è visto per due aspetti in particolare: gli innumerevoli errori di misura nelle aperture sulle corsie e nella quasi totale rinuncia ai duelli. Mancanza di lucidità e di energia, due enormi novità da quando è tornato in pianta stabile a giocare a centrocampo.

Anche lui è sembrato preso alla sprovvista. Parliamo di uno che ha saltato due mesi di stagione ed è comunque il quarto giocatore di movimento più utilizzato. Che viene sostituito soltanto se il punteggio è di 3-0 e mancano cinque minuti alla fine. Il più costante nelle prestazioni, forse anche più di Müller e Lewandowski.

Kimmich ha fatto i conti con un calo fisico che è sorprendente per certi versi, ma è assolutamente normale per altri. Perché il Bayern Monaco ha iniziato la stagione a settembre dopo 7 giorni di preparazione atletica. Dopo la finale di Champions del 23 agosto, i giocatori si sono goduti un paio di settimane di ferie. Poi sono rientrati in campo la settimana prima della sfida con lo Schalke nella prima giornata di Bundesliga. Da lì hanno giocato regolarmente una volta ogni tre-quattro giorni fino a fine 2020. Poi un piccolo break di quattro giorni a Natale. Prima di riprendere a ritmo serrato nel 2021, anno nel quale c’è stato anche il viaggio in Qatar per il Mondiale per Club. Con due voli intercontinentali (piuttosto complicati) e quattro partite in 10 giorni. Prima ancora, la Champions League ad agosto. Un mese indietro, la Bundesliga. Una stagione fuori dalla logica.

Tanti piccoli acciacchi a rotazione si sono trasformati in un disastro di dimensioni cosmiche. A Parigi, Flick aveva in panchina Musiala e Javi Martinez come alternative ‘vere’, più Sarr che non è considerato all’altezza e due giovanissimi della seconda squadra (comunque più vecchi di Musiala, 2003). Uguale era successo nella gara d’andata dopo gli infortuni di Goretzka e di Süle. L’energia è scesa sempre di più, sia a livello fisico che nervoso.

A causa degli infortuni, il Bayern non si è trovato nella condizione di poter gestire Leroy Sané, che veniva da un anno di inattività a causa dell’infortunio al legamento crociato e ora, con un kilometraggio più alto di quanto probabilmente gli consentisse il fisico. Anche Alphonso Davies, non abituato a tenere certi ritmi, sta soffrendo fisicamente. Anche lui contro il PSG è stato uno dei più in difficoltà.

Non c’è però da stupirsi. Non è colpa di nessuno. Né del preparatore atletico, né dei giocatori. Semplicemente, è una conseguenza di una stagione giocata a ritmi logoranti. Un dato di fatto. Anche perché, a voler ben vedere, in giro per l’Europa sono diversi i club che si sono trovati ridotti all’osso e con il serbatoio vuoto in diversi momenti dell’anno. Liverpool, Juventus, Real Madrid.

Il Bayern in più ha avuto una grande sfortuna: quella di trovarsi in piena emergenza, senza benzina, nel momento più delicato dell’anno. Contro la squadra top d’Europa che più di tutte le altre ha vissuto una stagione normale, con il tempo di prepararsi durante l’estate a causa della sospensione della Ligue 1. Una differenza di gamba che nei 180 minuti è stata più che evidente. Soltanto Lucas Hernandez, giocatore dalle doti fisiche superiori all’ordinario – si dice sia sempre uno dei migliori nei test – è riuscito a tenere testa.

Per queste ragioni l’eliminazione dalla Champions League, per quanto dolorosa e anche frutto di errori, soprattutto all’andata, non può essere definita come un ‘fallimento’. E nemmeno la stagione, seppur con meno trofei, può essere ‘deludente’. In certi casi, semplicemente, va accettata la realtà. Il Bayern non ne ha più. E anche la Bundesliga, che sembrava certa fino a 10 giorni fa, oggi vede spiragli di riapertura.

Kingsley Coman: l’enfant prodige è diventato grande

Kingsley coman

Se la squadra funziona, nessuno la cambierà per te. Sta a te dimostrare cosa sai fare per cambiare la situazione. E credo che i fatti siano più forti delle parole”. Kingsley Coman già a ventun anni parlava con l’attitudine di un veterano. Aveva brillato nella sua prima stagione al Bayern Monaco, dove era arrivato dopo aver raccolto scampoli di professionismo tra Paris Saint-Germain e Juventus. Era andata peggio l’annata 2016-17, col passaggio da Guardiola ad Ancelotti e il reintegro della Robbery sulle corsie offensive. Nel 2018 invece, al culmine della sua stagione migliore, Coman ha subito il primo di due gravi infortuni alla caviglia, che fra le altre cose gli hanno impedito di far parte della selezione francese poi campione del mondo in Russia.

Al termine del secondo lungo stop in meno di un anno, Coman ha dichiarato che “Non accetterei una terza operazione, significherebbe che forse il mio piede sinistro non è adatto a questo livello. Inizierei un’altra vita, più anonima”. Fortunatamente il piede sinistro ha retto e oggi Coman non solo è in attività, ma è uno degli esterni offensivi più forti del mondo.


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Coco ha debuttato fra i professionisti il 17 febbraio 2013 e da allora ha vinto tutti i campionati in cui ha giocato. In più, nel suo palmarès si trovano undici tra Coppe e Supercoppe nazionali, un Mondiale per club e la scorsa edizione della Champions League, conquistata segnando in finale proprio contro il PSG, la squadra in cui è cresciuto. Coman però non sembra essere percepito come un fuoriclasse assoluto nel dibattito comune, nonostante sia un titolare in pianta stabile della squadra che sta triturando il calcio europeo. È controverso pensare che il suo appeal non sia cresciuto come ha fatto la sua bacheca, visto che di fatto – quando arruolabile – Coman è sempre stato un giocatore importante per il Bayern.

In generale, la carriera del francese ha sempre avuto qualcosa di controverso. Fin da giovanissimo, Coman ha mostrato sprazzi di un talento unico, legato certamente alla rapidità nel dribbling, ma soprattutto ad una facilità irrisoria nel disorientare gli avversari e poi trovare l’ultimo passaggio o – ancora meglio – concludere in porta. Tuttavia, per molti anni questo talento è venuto fuori solo a sprazzi, tra infortuni e concorrenza spietata. Nessuno ha mai messo in discussione le qualità tecniche di Kingsley Coman, ma quel suo atteggiamento schivo restituiva a molti un’immagine di scarso carisma, fin troppo facile da abbinare con la discontinuità tipica dei giovani che si misurano con palcoscenici d’élite. I classici difetti imputati ai giocatori che potrebbero essere, ma non sono.

Negli anni a Monaco, in realtà, Coman ha silenziosamente lavorato sui suoi difetti, migliorando nelle letture di gioco, evolvendosi pian piano in un giocatore più maturo ed affidabile. Il francese, cioè, ha avuto la lucidità e la forza di lavorare sui suoi difetti più evidenti, nonostante avesse dimostrato già da minorenne di poterci stare eccome nel calcio dei grandi(ssimi). D’altronde, dietro un volto da bambino e qualche acconciatura stravagante, in Coman sembra nascondersi una personalità fortemente competitiva. Lo si evince dalla scelta di trasferirsi due volte a cavallo tra i 18 e i 19 anni, da Parigi a Torino fino a Monaco, con l’obiettivo – parole sue – di trovare più spazio. O anche da un’intervista del padre di qualche anno fa.

Quando Kingsley perde una partita importante, sua moglie dice che non parla a nessuno per almeno un giorno”.  

Come per diversi altri giocatori, è stato il connubio con Hansi Flick a permettere l’esplosione definitiva di Kingsley Coman. In un’idea di calcio fortemente improntata alla vittoria dei duelli individuali e all’utilizzo delle catene laterali, l’esterno francese si è semplicemente trovato nel posto giusto al momento giusto. La volontà del Bayern di dominare le partite dà la possibilità a Coman di dare sfogo all’aspetto migliore del suo gioco, che rimane comunque l’improvvisazione. Un’improvvisazione che negli anni è diventata sempre più lucida, fino a diventare un’arma da 6 gol e 11 assist nella stagione in corso, per un totale di una contribuzione ogni 112 minuti giocati (dati Whoscored). Sono numeri che però non bastano a dipingere la vera essenza della nuova grandezza di Coman, la sua capacità di essere una spina nel fianco per qualsiasi avversario grazie ad un mix di atletismo, tecnica e furbizia con pochi eguali nel mondo.

Presumibilmente, stasera Kingsley Coman scenderà in campo al Parco dei Principi per il ritorno dei quarti di finale di Champions League, dopo la pesante vittoria del Paris per 2-3 all’andata. Per un giocatore nato ad un’ora di strada da Parigi non potrà mai essere una partita normale. Ancora meno lo sarà per Coman, che, in assenza del totem Lewandowski, dovrà fronteggiare meglio di come ha fatto all’andata la necessità di prendersi maggiori responsabilità – il tratto tipico dei fuoriclasse. Non sembra un problema insuperabile per un ragazzo che ormai è abituato a vincere. D’altra parte, ammesso che anche dopo un goal decisivo in finale di Champions League abbia ancora qualcosa da dimostrare, Coman dovrebbe dimostrarlo proprio in serate come queste.

Tiago Dantas: il mediano del Bayern Monaco pupillo di Flick

Tiago Dantas

Nelle ultime ore del calciomercato estivo, il Bayern Monaco ha accontentato Hansi Flick, che si era lamentato di una rosa troppo corta, prelevando quattro calciatori per la prima squadra: l’attaccante Choupo-Moting, il terzino Bouna Sarr, il regista Marc Roca e l’esterno offensivo Douglas Costa. In realtà sarebbero cinque, perché, è arrivato anche Tiago Dantas. Un acquisto passato in secondo piano, ma che può essere forse il più importante in ottica futura.

Essendo arrivato dopo la chiusura della finestra di mercato in Germania, Tiago Dantas, classe 2000, fino a gennaio ha potuto giocare solo per la seconda squadra del Bayern Monaco, che milita come noto nella 3. Liga tedesca. Intanto, comunque, si è allenato già con la prima squadra e in spogliatoio siede vicino a Thomas Müller, che gli fa  da mentore. Il calciatore, di nazionalità portoghese, è giunto in Baviera con la formula del prestito con diritto di riscatto per un totale di 8 milioni di euro. Al Benfica anche il 25% di un’eventuale, futura rivendita. Un affare visto che, secondo ‘Sport 1’, aveva una clausola da oltre 80 milioni di euro.

Fonte: Getty/OneFootball

Quello di Tiago Dantas è un acquisto che, al momento, non suscita chissà quali vibrazioni ed emozioni. Ma, nel prossimo futuro si può davvero trattare di un colpo di mercato di quelli da sfregarsi le mani. Nato e cresciuto nelle giovanili del Benfica, Tiago Dantas è un centrocampista centrale di enorme qualità tecnica. Ottima visione di gioco, baricentro basso e propensione spiccata all’assist, è stato paragonato a Thiago Alcántara.

Già, proprio quel Thiago che, negli ultimi anni, ha fatto le fortune del Bayern Monaco in cabina di regia e che, sul finire del mercato estivo, è volato a Liverpool da Jürgen Klopp in cambio di 30 milioni di euro. Si dice che sia stato Flick a volere, fortemente, l’approdo di Tiago Dantas al Bayern Monaco. L’allenatore del club campione di tutto in carica, infatti, lo segue da ben sei anni, quando ancora lavorava in federazione e quando il giovane Dantas era poco più che un ragazzino. Lo ha rivelato Jorge Boto, responsabile dell’area scout del Benfica.

“Conosco Flick da molto tempo e circa sei anni fa l’ho invitato per una lezione. C’era un torneo giovanile, all’epoca, e vide giocare Tiago Dantas. Da allora, ne è diventato tifoso e mi ha sempre chiesto informazioni su di lui”.

Ma Flick non è stato l’unico a stravedere per il giovane centrocampista lusitano. Anche Hasan ‘Brazzo’ Salihamidžić, direttore sportivo del Bayern Monaco, ha spiegato come in società abbiano tenuto molto da conto la segnalazione di Flick su Tiago Dantas.

“È veramente un gran calciatore e lo abbiamo osservato per due anni e mezzo prima di prenderlo. Vi sorprenderà. Prima di tutto, giocherà nella nostra Under 23 perché deve migliorare atleticamente e fisicamente. Come chiunque nella Seconda Squadra, allenandosi bene e giocando bene nella 3. Liga potrà essere promosso”.

Amico di João Félix, ex stella del Benfica che oggi milita nell’Atlético Madrid (che ha salutato proprio dopo il match di Champions tra Bayern e Atlético, conversando anche con Hansi Flick), Tiago Dantas ha esordito in 3. Liga con il Bayern Monaco II in occasione del match pareggiato in casa, 0-0, contro il Kaiserslautern. Maglia numero 6 sulle spalle (proprio come Thiago Alcántara), il baby talento ha stupito tutti. In primis il suo ex allenatore nel Bayern II, Holger Seitz.

“Ha giocato una gara davvero ispirata. Pensa sempre in maniera offensiva ed a giocare in verticale, come è nella mentalità portoghese. Ci farà divertire”.

C’è un retroscena, molto curioso, sulle modalità del suo trasferimento in Baviera, rivelata dal popolare quotidiano sportivo lusitano ‘A Bola’. Chiuso nella fila del Benfica nel suo ruolo da Julian Weigl, ex calciatore di Monaco 1860 e Borussia Dortmund, Tiago Dantas ha scritto al Presidente delle ‘Aquile’, Luis Filipe Vieira, chiedendogli cortesemente di lasciarlo andare via per una nuova esperienza in Germania. L’obiettivo? Crescere ulteriormente in un top club europeo.

“Buon pomeriggio, Presidente – aveva esordito nella sua missiva Tiago Dantas – L’opportunità di andare in prestito al Bayern Monaco si è presentata. Mi hanno già presentato un’offerta di contratto e le chiederei il permesso di lasciarmi andare. Il coach (Renato Paiva del Benfica B, n.d.r.) mi ha dato poca considerazione e non ho mai contestato le sue decisioni. Ma questa è un’opportunità che si presenta una sola volta nella vita e ho chiesto anche a lui di andare via”.

Quando, poi, il trasferimento dal Benfica al Bayern Monaco si è concretizzato, Tiago Dantas ha scritto nuovamente a Luis Filipe Vieira, ringraziandolo per aver reso possibile tutto questo, per aver lasciato che cogliesse tale grande opportunità e celebrandone le qualità umane e le doti di leadership all’interno del club. Forse, un giorno, il Presidente del Benfica si morderà le mani, pensando che avrebbe potuto avere in casa uno dei gioielli del calcio mondiale del prossimo decennio. Ma aver accontentato il sogno di un ragazzo, approdato in una delle più grandi società al mondo, gli rende onore e merito.

“Da allenatore mi piace molto lavorare con lui. È un grande calciatore, mentalmente aperto,  ha voglia di imparare. Sta mostrando tutte le sue qualità. Piccolo, ma con una posizione forte. Lavoreremo sul fisico, abbiamo un piano. Paragoni con Thiago? È un giocatore di classe mondiale, la strada è lunga. Tiago ha delle caratteristiche proprie, un giocatore molto intrigante”.

Hansi Flick su Tiago Dantas

Adesso starà a lui, Tiago Dantas, crescere, migliorare, perfezionarsi e, quando arriverà il suo momento al fianco di Joshua Kimmich, Leon Goretzka, Leroy Sané e Robert Lewandowski, dimostrare tutto il proprio valore. Con una certezza: avrà sempre l’appoggio di Flick, che se lo coccola costantemente e lo vorrebbe anche nel Bayern del futuro. I giornali tedeschi dicono invece che Salihamidzic non sia convinto del riscatto e che questo possa essere uno dei motivi di frizione tra i due. Ora che l’emergenza infortuni attanaglia il centrocampo, Tiago Dantas avrà anche l’occasione di far cambiare idea al DS. E ritagliarsi un ruolo nel Bayern del presente e del futuro.

Choupo-Moting al Bayern Monaco: un improbabile binomio che funziona

choupo moting bayern

Essere il vice di Robert Lewandowski negli ultimi 20 mesi è sostanzialmente uno dei mestieri più difficili del mondo. Non che prima non lo fosse, anzi. Dall’inizio della stagione 2019/20 però il polacco ha cambiato passo e ha garantito al Bayern Monaco più di un goal a partita di media. E quando non c’è, inevitabilmente, si sente. Il Bayern con lui parte 1-0, senza di lui parte 0-0. Quello di ‘ruota di scorta’ del polacco è un ruolo per cui la dirigenza bavarese ha sempre preferito affidarsi agli esperti piuttosto che ai giovani — si veda il caso Zirkzee, decisivo l’anno scorso ma poi subito ceduto. Per questo nel gennaio 2018 aveva comprato Sandro Wagner. Per questo nell’ottobre 2020 ha voluto Eric-Maxim Choupo-Moting. 

Una scelta all’apparenza impopolare e a tratti improbabili: al PSG negli ultimi due anni ha fatto più notizia per lo swag che per i goal segnati, mentre invece di goal mangiati se ne contano a iosa. Eppure, il matrimonio tra il classe 1989 e i campioni di tutto sembra funzionare alla grande.

“A Lisbona alle final eight di Champions League abbiamo visto quanto sia importante. Può trovare soluzioni tecniche nel spazi stretti, qualcosa di cruciale nella posizione di attaccante. In più conosciamo il suo carattere”.

Hasan Salihamidzic, DS del Bayern

Dei quattro acquisti last minute combinati da Hasan Salihamidzic sul gong del mercato, anche su spinta di Hansi Flick, il camerunese è stato di certo il più azzeccato. Gli altri tre non sono riusciti a brillare: Bouna Sarr è diventato la quarta scelta come terzino destro dietro Pavard, Süle e Kimmich, Marc Roca non ha mai convinto anche quando è mancato Kimmich, Douglas Costa ha visto pochissimo il campo e si è alternato tra panchina e infermeria. Certo, non che Choupo abbia accumulato chissà che minutaggio, ma ha giocato più di tutti e tre. Già dal suo esordio però aveva dimostrato di essersi calato bene nella nuova realtà: doppietta e assist contro il Düren in Coppa di Germania.

A Monaco sono tutti contentissimi del suo apporto alla causa soprattutto in spogliatoio. Choupo-Moting al Bayern è un uomo essenziale perché parla inglese, francese, spagnolo e tedesco. È ben voluto da tutto il gruppo, parla con tutti i compagni e aiuta l’inserimento dei nuovi giocatori in quanto poliglotta, oltre che personaggio coinvolgente e divertente, a 360 gradi. Ha un rapporto con tutti. In più non si lamenta se non gioca, è conscio di quello che è il suo ruolo. Ha timbrato 5 goal in circa 750 minuti, giocato perlopiù spezzoni quando Lewandowski ha dovuto tirare il fiato, anche se in alcune occasioni è stato impiegato anche insieme al polacco o sulle corsie, a volte anche insieme a Lewa nel periodo in cui Thomas Müller è rimasto fuori per il Covid-19.

“Ho enorme rispetto per Robert, è il migliore al mondo. Se ho minuti a disposizione, va bene. Se gioco insieme a lui, ancora meglio”.

Choupo-Moting

Un comprimario, ovviamente. Che però piace ad Hansi Flick per ciò che dimostra in allenamento e per come sta in campo. Sin dal primo giorno ha colpito tutti per le sue prestazioni fisiche e tecniche in allenamento. E ha un ruolo chiave dentro lo spogliatoio, al centro del gruppo. Ragion per cui a Monaco sono dell’idea di prolungare il suo contratto – in scadenza a giugno – di un altro anno.

Un evento, però, cambia inevitabilmente le carte in tavola. L’infortunio che terrà ai box Lewandowski per tutto il mese di aprile apre scenari totalmente nuovi anche per Mr. Choupo: ora avrà più spazio e più minuti, inevitabilmente. Con tutta probabilità se li dividerà con Serge Gnabry, che già nella nazionale tedesca gioca come attaccante centrale con ottimi risultati di cui vi abbiamo parlato negli scorsi giorni. Con l’addio di Zirkzee a gennaio destinazione Parma, le scelte in attacco per Flick sono contate. E Choupo-Moting dovrà dimostrare di essere qualcosa in più di un semplice collante in spogliatoio.

Il classe 1989 dovrà segnare, il più possibile. Non che sia un goleador implacabile: è andato in doppia cifra solo per tre volte nella sua carriera (due col Mainz, una con lo Schalke). Peraltro sempre fermandosi a 10, anche se con l’attenuante di aver spesso occupato la fascia sinistra ai nullfünfer e anche ai knappen, per sfruttare la sua tecnica tagliando dentro il campo sul piede forte, il destro, piuttosto che gli inserimenti sul secondo palo.

Choupo-Moting però sa farsi trovare pronto: chiedete all’Atalanta, eliminata da un suo goal in pieno recupero nella scorsa Champions League. Eroe per caso a Parigi, dove è arrivato quasi altrettanto per caso, dopo la retrocessione con lo Stoke City, probabilmente per una telefonata di Thomas Tuchel che lo aveva allenato al Mainz. Ora la grande occasione con il Bayern Monaco. Nella situazione più difficile, nel ruolo più complicato. Per il quale le spalle larghe non sempre possono essere sufficienti. Per guadagnarsi definitivamente il rinnovo di contratto e confermare a tutti che il binomio Choupo-Bayern non è in fondo così improbabile come si possa credere.