Georginio Rutter, un altro talento francese alla conquista della Bundesliga

Georginio rutter

Negli ultimi anni, la Francia ha plasmato alcuni dei giocatori più forti al mondo: l’eccellenza è sicuramente rappresentata dal fenomenale Mbappé, ma i vari Coman, Diaby ed Nkunku (che, chissà perché, provengono tutti dalle giovanili del PSG) stanno finalmente dimostrando il loro valore. A questi, in futuro nemmeno troppo lontano, potrebbe aggiungersi il nuovo gioiello dell’Hoffenheim, Georginio Rutter.

Dopotutto, di lui si parlava benissimo già quando giocava nella selezioni giovanili dell’AS Ménimur, con i suoi ex allenatori che non gli hanno mai risparmiato paragoni pesantissimi. “Somiglia a Neymar disse Lagadec, allenatore dell’U13, riferendosi alla sua capacità di divertirsi e far divertire. Diverres, che ha allenato Rutter a 9 anni, si soffermò invece sul suo carattere, semplice, educato e mai sopra le righe. Nessuna parola fuori posto, tanto lavoro per diventare uno dei migliori della sua categoria. A 12 anni, quindi, arriva il passaggio all’OC Vannes, dove Rutter rimane per 3 anni, prima di trasferirsi al Rennes, che ne nota subito le impressionanti e ancora in gran parte inespresse qualità. Con la maglia rossonera arriva quindi la definitiva affermazione a livello nazionale e internazionale, con Georgino che gioca ad altissimi livelli anche con la maglia delle nazionali giovanili, stupendo in particolare con l’U16 e l’U17, con cui realizza 8 gol in 24 presenze. 

La scheda di Georginio Rutter. Fonte: Imago/OneFootball

Nell’estate del 2018, ad appena un anno dal suo arrivo, Rutter firma il suo primo contratto da professionista con il Rennes, mettendo a tacere tutte le voci che lo volevano lontano dalla Bretagna, in un qualche top club francese o europeo. Con la serietà che da sempre lo contraddistingue, il giovanissimo francese decide così di giocarsi le sue possibilità in una realtà lontana dalle attenzioni che ne avrebbero potuto compromettere la crescita.  Nel corso della stagione 2018-2019, quindi, Stéphan decide di aggregarlo al gruppo della prima squadra, dove Rutter riesce ad inserirsi quasi alla perfezione, dimostrando tutto il suo talento e soprattutto la sua mentalità da potenziale top player. L’esordio tra i professionisti tuttavia non arriva, con il francese che anche l’anno successivo viene impiegato regolarmente solo nella squadra giovanile, con cui realizza il gol decisivo nella sfida di Youth League contro il Tikva. 

Dopo un’estate passata ad allenarsi con la prima squadra (e a sfuggire, ancora una volta, dai rumors di mercato), Stéphan ritiene che Rutter sia pronto ad esordire tra i grandi. è il 26 settembre del 2020: il Rennes sfida il Saint Etienne e vince per 3-0 grazie ad una strepitosa prestazione collettiva. Al 92esimo, Camavinga viene chiamato in panchina, e a sostituirlo c’è proprio Rutter. Un 2002 per un altro. Due minuti sono pochi per valutarne le potenzialità, ma ma tutti pensano che sia arrivato il suo momento di prendersi la prima squadra. Il tecnico francese, tuttavia, non la pensa così, tanto che fino a inizio dicembre nemmeno lo convoca con la prima squadra, che intanto vive una gravissima crisi di risultati. In Champions league, invece, Rutter viene sempre convocato e l’8 dicembre arriva l’esordio contro il Siviglia: un esordio coronato dal gol del 3-1, che rende meno amara l’eliminazione dalle coppe europee. 

Stéphan, quindi, convoca Rutter anche in campionato e il suo Rennes torna alla vittoria, mettendo in fila 7 risultati utili consecutivi e portandosi addirittura in quarta posizione. Il suo destino, tuttavia, sembra essere sempre più lontano dalla Francia: il suo contratto in scadenza nel 2021 lo rende infatti l’oggetto del desiderio di Milan, Napoli e Bayern Monaco. A prenderlo, tuttavia, è inaspettatamente l’Hoffenheim di Hoeneß, che spende appena 500 mila euro per assicurarsi uno dei centravanti più interessanti del panorama calcistico europeo. Un investimento con cui, per ora, la società del magnate Dietmar Hopp sembra aver fatto centro, anche perché per segnare il primo gol in Bundesliga l’ex Rennes ci ha messo appena 180 secondi. Le sue qualità, inoltre, suggeriscono un ruolo da futura stella del club di Sinsheim, magari da erede di Kramaric, che durante la prossima sessione di calciomercato potrebbe davvero lasciare la Bundesliga e trasferirsi finalmente in un top club.

Le caratteristiche di Rutter, infatti, potrebbero sostituirlo alla perfezione: attaccante rapidissimo e tecnicamente dotato, il classe 2002 può contare su doti atletiche impressionanti, che lo rendono difficilissimo da marcare. Non a caso, in Francia ha giocato in più di un’occasione sulla fascia, pur dando il meglio di sé da trequartista, dove può far valere la sua tecnica e il suo ambidestrismo, e soprattutto da punta centrale, dove ha mostrato tutte le qualità per diventare uno dei migliori d’Europa. A stupire, in particolare, sono i suoi movimenti, imprevedibili ed efficaci, anche se manca ancora di quella concretezza che potrebbe aiutarlo a fare il definitivo salto di qualità. Di tempo per crescere, tuttavia, ce n’è ancora tanto.

Hansi Flick, l’esperienza con Trapattoni e la forza delle idee

Hansi Flick

Di Hansi Flick in questi giorni si è raccontato praticamente tutto. Ma c’è un fatto poco noto che lo collega all’Italia: la parentesi da vice di Giovanni Trapattoni al Salisburgo nella stagione 2005/06. Ma prima di arrivare a quella breve esperienza bisogna tornare indietro, agli inizi della carriera dell’attuale allenatore del Bayern, fresco campione d’Europa.

Flick come calciatore è cresciuto nel Sandhausen e ha poi vissuto le soddisfazioni maggiori nelle cinque stagioni in Baviera dal 1985 al 1990, le prime due sotto la guida di Udo Lattek e le ultime tre con Jupp Heynckes. Poi il Colonia, il ritiro a soli ventotto anni per problemi fisici e il ritorno a Bammental, a pochi chilometri da Heidelberg, città natale della moglie Silke. È proprio a Bammental che comincia la sua esperienza come allenatore, fino al 2000 quando accetta la sfida del nuovo ambizioso Hoffenheim di Dietmar Hopp, nella Regionalliga Süd.

Resta a Sisheim fino all’esonero del novembre 2005, sorprendente vista la stima del patron della SAP, che infatti lo richiamerà come dirigente nel 2017. È proprio all’inizio della stagione 2005/2006, nel primo turno della DFB-Pokal, che Flick e Trapattoni si affrontano per la prima volta. Trap allena lo Stoccarda dopo la fine del rapporto con la nazionale italiana prima e con il Benfica poi. A Sinsheim la partita contro ogni pronostico (anche se in Coppa di Germania succede spesso) è decisamente equilibrata, nonostante la differenza di categoria. Gli svevi, che la stagione successiva con Armin Veh conquisteranno il Meisterschale, vanno sotto due volte ma riescono a portare la gara oltre il novantesimo. Nel secondo tempo supplementare la stanchezza fa venire fuori il maggior tasso tecnico e lo Stoccarda segna due reti, prima del definitivo 3-4 nel recupero.

L’organizzazione del 4-2-3-1 di Flick, innovativo in quel periodo storico, colpisce Trapattoni, che al termine della stagione lascia Stoccarda e si trasferisce in Austria, nel Salisburgo. L’allenatore italiano deve scegliere un vice e pensa al mister di quell’Hoffenheim. Le vedute tattiche però risulteranno troppo distanti e Flick resterà a Salisburgo solo due mesi. Come ha spiegato lui stesso in un’intervista del 2014 a ‘Rund Magazin’:

Trapattoni è uno degli allenatori di maggior successo nel calcio mondiale. Attribuisce grande importanza al lavoro difensivo, non giocherei come gioca lui. Ma puoi prendere spunto da ogni allenatore”.

Dopo l’addio al Salisburgo Hansi Flick inizia immediatamente nella nuova Mannschaft di Jogi Löw, conosciuto tramite il fratello del ct ai tempi del Sandhausen. In nazionale il tattico è lui, con un compito ben preciso che diventa quasi una missione: “definire ciò che è importante per la filosofia del calcio tedesco”. Ci riuscirà, aiutando la nazionale a trionfare in Brasile. Oggi si gode i trionfi col Bayern Monaco. Con la stessa filosofia di sempre.

“È merito della squadra. A novembre leggevo che non c’era più rispetto per il Bayern. Abbiamo lavorato in modo sensazionale. Abbiamo sfruttato anche il lockdown per creare un gruppo ancora più unito e sfruttare le idee del nostro staff, come gli allenamenti da casa”.

Müller-Wohlfahrt, il medico che sente con le dita

Müller-Wohlfahrt

Dal primo luglio 2020 Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt non sarà più il responsabile dello staff medico del Bayern Monaco. Non è un semplice addio, ma la fine di un’era nella storia del club bavarese (il medico ha lavorato a Säbener Strasse, salvo qualche breve interruzione, dal 1977) e del calcio tedesco, dove “Mull”, come lo chiamano tutti è un’istituzione, amata ma anche odiata.

La medicina invece di Dio – Classe 1942, Hans-Wilhelm, che alla nascita di cognome fa solo Müller, è il figlio di un pastore luterano della Frisia Orientale, regione del nord-ovest della Germania al confine con i Paesi Bassi. Papà lo vorrebbe religioso come lui, ma Hans-Wilhelm ha altri progetti. Pratica l’atletica (non il calcio, perché nel suo paese non c’è un campo), è uno sprinter più che discreto e vuole diventare medico. Per raggiungere il suo sogno, nonostante l’opposizione del padre che a causa di un’esperienza negativa con loro odia i dottori, lascia la Frisia Orientale per studiare a Kiel e a Innsbruck, prima di completare il suo tirocinio a Berlino Ovest. Suo papà non lo vedrà mai con il camice bianco, visto che morirà per un infarto prima che Hans-Wilhelm diventi un ortopedico.

L’entrata nel calcio e l’arrivo al Bayern – Il primo approccio professionale di Müller-Wohlfahrt con il Fussball avviene a metà degli Anni Settanta. Nel 1975 diventa il medico sociale dell’Hertha Berlino, club che lascerà due anni dopo, in direzione Baviera. A volerlo nell’aprile 1977 è Dettmar Cramer, già tecnico dei berlinesi e in quel momento alla guida del Bayern. La svolta vera però è quando nel 1979 Uli Hoeneß diventa il direttore sportivo della società di Sabener Strasse. L’ex giocatore, appena ritiratosi, affida a Müller-Wohlfahrt, la riorganizzazione dello staff medico. È l’inizio di una nuova era, che trasformerà Hans-Wilhelm Müller, diventato Müller-Wohlfahrt dopo il matrimonio con Karin Wohlfahrt, in una vera icona del club e nel medico sportivo più famoso di Germania.

Il mago del “recupero” – Hans-Wilhelm, capelli fluenti, abbronzatura perenne e forma fisica invidiabile, diventa quasi subito un elemento fondamentale della prima squadra. Gli allenatori e i giocatori si fidano di lui, non solo sotto il profilo professionale. Lui, che fino al 1996 andrà in tutte le partite anche in panchina, ascolta, consiglia ma soprattutto cura. Il segreto, a detta di Mull, sono l’esperienza e soprattutto le sue mani. “Ho elaborato il mio modo di curare quando non c’erano né ultrasuoni, né TAC – ha raccontato – dovevo usare le mie mani, imparare a utilizzarle per indagare, palpare e per fare terapie”. A lui non si rivolgono in tanti, fuori dal Bayern, dove peraltro è il medico personale di Franz Beckenbauer. Giocatori di altre squadre, come Lukas Podolski ai tempi del Colonia, campioni di altri sport, come Usain Bolt che gli ha dedicato gli ori olimpici di Rio 2016, ma anche personalità del mondo dello spettacolo, come Eric Clapton. In più dal 1995 fino al 2018, dopo i Mondiali di Russia è anche il medico della Nationalmannschaft, con cui vince il titolo iridato nel 2014, di fianco al ct Joachim Löw, uno di quelli che ha speso lui parole di grande stima: “È un fenomeno come uomo e come medico. Per noi c’è giorno e notte”.

Metodi controversi – Müller-Wohlfahrt però è amato quanto discusso. Per esempio sotto accusa sono i suoi metodi. “Mull” ha usato spesso delle iniezioni intramuscolari di Actovegin, un prodotto utilizzato per persone emodializzate, ha prescritto su vasta scala degli integratori alimentari e ricorre anche all’omeopatia e alla medicina alternativa. Nonostante questo è considerato un luminare soprattutto per gli infortuni al ginocchio e ai tendini.

Uscito dalla porta.. ma sempre rientrato – “Mull” ha lavorato con più di venti allenatori. Con due ha avuto particolari problemi: con Jürgen Klinsmann e con Pep Guardiola. Qualche mese dopo l’arrivo dell’ex ct della Nazionale nel novembre 2008 Müller-Wohlfahrt è stato allontanato, mentre con il tecnico catalano è “guerra aperta”. La goccia che fa traboccare il vaso nell’aprile 2015, prima dell’andata dei quarti di finale di Champions League con il Porto. I due non se le mandano a dire e Guardiola accusa il medico dei molti infortuni. Müller-Wohlfahrt si dimette. Tornerà come era tornato nel 2009 dopo l’esonero di Klinsmann.

In pensione? Macché… – “Mull”, anche se non lavorerà più per il Bayern non abbandonerà la professione. Dal 2008, anche grazie ai finanziamenti di Dietmar Hopp, patron dell’Hoffenheim ha aperto un mega studio a Monaco. Dove continuerà a fare quello che faceva prima, insieme al figlio Kilian, medico pure lui. Ovvero curare con le mani.

Come la crisi potrà incidere sulla Bundesliga

crisi bundesliga

È ormai chiaro che se il campionato tedesco riprenderà lo farà soltanto a maggio e con ogni probabilità comunque a porte chiuse. Per l’economia in generale l’impatto della crisi sanitaria legata al Coronavirus è già oggi e sarà ancor di più in futuro molto rilevante e non ne saranno immuni nemmeno i club sportivi, come riporta nel dettaglio il ‘Kicker’. La crisi per le squadre di Bundesliga rischia di essere un colpo durissimo: si stima che soltanto ogni match casalingo a porte chiuse porti ad un mancato incasso tra il milione e mezzo e i due milioni e mezzo di euro a partita. Tutti quindi stanno già ragionando sui tagli agli stipendi, a partire dai calciatori che in questi giorni stanno annunciando riduzioni o sospensioni. Ma vediamo chi tra i club di Bundesliga rischia di più e chi può ritenersi più tranquillo.

Bundesliga in crisi: i club che rischiano di più

Il Paderborn è una delle società più a rischio. Si prevede una potenziale perdita di circa 10 milioni di euro, cifra significativa per un club che già normalmente non naviga nell’oro. A febbraio sono iniziati i lavori di ammodernamento della Benteler Arena: è facile ipotizzare che potranno slittare.

Anche a Mainz la situazione si prospetta difficile. Il club non è particolarmente solido dal punto di vista economico e il ‘Kicker’ stima che abbia in sospeso 15,7 milioni di euro dai diritti tv. Lo slittamento potrebbe davvero essere un brutto colpo per die Nullfünfer.

L’Union Berlin, come anticipato dal Presidente Zingler, è in preoccupata attesa. La squadra berlinese dipende infatti in maniera pesante dai diritti tv, che rappresentano poco meno del 50% delle entrate complessive. Nel frattempo, i calciatori han deciso di rinunciare allo stipendio.

Anche l’Augsburg pur avendo un avanzo pregresso dipende fortemente dai diritti tv e dagli incassi della WWK Arena, la cui somma nel bilancio 2018/2019 è di circa 60 milioni.

I club che rischiano di meno

Il Fortuna Düsseldorf è una delle società più tranquille. I conti sono in ordine e i costi di gestione sono tra i più bassi della categoria.

L’Eintracht Francoforte potrà avere delle perdite sensibili, valutate intorno ai 20 milioni solo per i diritti tv. Ma le cessioni in estate dei big Jovic, Haller e Rebic hanno creato un tesoretto tale da poter ammortizzare le perdite.

Il Colonia non avrebbe problemi, il patrimonio netto di 38 milioni di euro fa dormire sonni (relativamente) tranquilli ai Geißböcke.

L’Hoffenheim è forse il club che insieme al Bayern avrebbe meno problemi, peraltro al di là della presenza dell’ormai famoso Dietmar Hopp, che non contribuisce personalmente dal 2011. I numeri parlano da soli: 60 milioni di euro circa di profitti negli ultimi quattro esercizi finanziari, al netto dei quasi 130 milioni incassati dal mercato.

Anche a Wolfsburg le eventuali perdite dovrebbero essere compensate senza grossi problemi dalla buona solidità costruita negli ultimi anni.

È interessante capire perché il Bayer Leverkusen non rischi nonostante la crisi. L’accordo interno è che la società Bayer 04 Fußball GmbH (in Italia SpA) debba trasferire gli utili alla società madre, la Bayer (la casa farmaceutica); allo stesso tempo però la Bayer partecipa alle perdite e rappresenta lo sponsor principale, anche dello stadio. Quindi se non andrà in difficoltà la società farmaceutica non ci saranno problemi neanche per la squadra.

La buona gestione economico-finanziaria e l’ottimo lavoro fatto anche sul mercato da Max Eberl consentono una discreta tranquillità anche al Borussia Mönchengladbach.

Come detto a inizio marzo da Hans-Joachim Watzke il Borussia Dortmund ha abbastanza riserve per sopravvivere, anche grazie all’aumento di capitale avvenuto a gennaio, raddoppiato da 30 a 60 milioni di euro.

Il Bayern Monaco è ovviamente il club tedesco con la maggior forza economica. Sono quindi da sottolineare due dichiarazioni dei dirigenti bavaresi. Innanzitutto quella del Presidente Herbert Hainer, che dice dell’unità di intenti all’interno della DFL: “(questa crisi) è un’immensa sfida, che tutti possiamo affrontare soltanto insieme”. Qualche giorno dopo Rumenigge è stato ancora più netto, annunciando che i club più ricchi (Bayern, Dortmund, Lipsia e Leverkusen) hanno messo a disposizione 20 milioni per aiutare le società di Bundesliga e di Zweite più in difficoltà. “In questo periodo così difficile – ha detto Rumenigge – è giusto che i club più forti aiutino i più deboli.

I club in attesa

Schalke, Friburgo, Hertha e Werder Brema si può dire che siano in una posizione intermedia. Ad oggi sono economicamente in salute, ma molto dipenderà dal protrarsi della situazione di emergenza. Interessante la decisione dell’Hertha di creare subito (ancora prima della decisione di fermarsi) un gruppo di lavoro che sta monitorando costantemente gli effetti della crisi sulla Bundesliga.

Il Lipsia invece merita un discorso a parte. La società come si sa è solida (lo dimostra anche il contributo messo a disposizione dei club più in difficoltà), ma le dichiarazioni di Mintzlaff lasciano un punto interrogativo: “Chiunque crede ancora che Red Bull possa tappare ogni buco non ha ancora capito la nostra situazione“.

 

🎙 BundesITalk, ep. 7 – Il 50+1 e il caos Hopp

50+1

BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti parliamo dei temi più caldi del calcio tedesco. In questo caso, il caos relativo a Dietmar Hopp e la regola del 50+1.

Nella settima puntata del podcast, infatti, abbiamo parlato del grande tema che ci ha lasciato in eredità il weekend, che purtroppo stavolta non riguarda il calcio giocato, bensì gli striscioni contro Dietmar Hopp, proprietario dell’Hoffenheim, e di conseguenza la regola del 50+1 che governa il calcio tedesco.

Con Giorgio Dusi, Roberto Brambilla, Andrea Mauri e Stefano Fontana.

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Hopp, l’Union Berlino e le uniche parole giuste

Hopp Union

Doveva essere un altro weekend chiave per la corsa al titolo, quello di Leverkusen-Lipsia, del primo Bayern senza Lewandowski per un mese, dell’esame del Dortmund, delle 400 di Gentner. Invece è stato, purtroppo, soprattutto il weekend delle proteste dei tifosi contro Dietmar Hopp. Non torneremo sui motivi che scaturiscono da questa protesta, che già abbiamo spiegato in un articolo dedicato. Vogliamo parlare della forma della protesta: offese personali, minacce di morte, termini che poco si addicono alla Bundesliga e in generale allo sport.

In questo caso però non parliamo noi, bensì Dirk Zingler, presidente dell’Union Berlino. I tifosi del club di Köpenick hanno esposto uno striscione contro Hopp, come avevano già fatto quelli del Bayern e del Colonia, oltre a Gladbach e Dortmund in precedenza – gesti certamente non scollegati, ma frutto di un ‘accordo’. L’Union, nella figura del suo numero uno, ha pubblicato sul proprio sito ufficiale una nota che condanna la forma della protesta. Centrando esattamente il punto: non è un problema la protesta in sé – nonostante a qualcuno possa sembrare quantomeno una stranezza, magari per la mancata conoscenza del 50+1 – ma piuttosto il modo che si è scelto per protestare: prendendo di mira un uomo, mettendola sul personale.

“Condanno la diffamazione delle persone in maniera forte: queste cose sono intollerabili. La brutalità con cui si trattano le persone nella nostra società è estremamente preoccupante. Fermare questa escalation è una missione per tutti noi.

La forma espressiva di questa protesta, scelta in molti casi negli ultimi giorni, anche nel nostro stadio, ha un simbolismo sbagliato nell’esprimere le preoccupazioni dei tifosi. Si prende l’attenzione dei media, ma porta a respingere le lecite preoccupazioni dei tifosi. A chiunque sia stato coinvolto in questa protesta, va detto di smettere e trovare modi più adatti per esprimere le proprie posizioni.

Il diritto della libertà di espressione è un bene prezioso nella nostra società, ma spesso include cattivo gusto. Ovviamente può essere usato per criticare situazioni nel calcio. Ma l’inviolabilità della dignità umana è la base della nostra coesistenza, e va protetta. Ne abbiamo tutti responsabilità”.

Nelle sue parole, Zingler riassume perfettamente il vero errore commesso dai tifosi del Bayern Monaco: i modi. Senza arrivare a paragoni poco centrati con gli insulti razzisti, come hanno erroneamente fatto in molti. Il paragone tra la protesta di una tifoseria (sbagliata nei modi e nella forma, corretta e lecita nel principio) con degli insulti omofobi è un errore grave, specie se commesso dai professionisti che gestiscono la comunicazione di club e giocatori. Nonché da gran parte della stampa.

Ciò chiaramente non giustifica i termini offensivi contro Hopp ed è, ad esempio, il motivo per cui gran parte delle proteste contro il Lipsia – che ha una storia diversa rispetto all’Hoffenheim, ma ha sempre i soldi e il 50+1 come basi su cui si fonda la ‘rivolta’ del weekend – non hanno mai ricevuto condanne così dure. Anche perché, a differenza di Hopp, l’azienda Red Bull e lo stesso Dietrich Mateschitz non hanno mai replicato alle tifoserie. Insomma, non sono mai andate allo scontro verbale, come fatto dal patron della SAP con il Dortmund.

In una lettera aperta, il gruppo di tifosi del Bayern ‘Red Fanatic’, responsabili dello striscione contenente la scritta “Hurensohn”, ha spiegato anche che la mossa era studiata per il caos mediatico che avrebbe scaturito, nonostante la reazione sia stata sorprendente per gli eccessi (quest’ultimo aspetto è parzialmente vero, soprattutto per i paragoni col razzismo di cui sopra). C’è però un altro errore di concetto, in questo caso, perché nella stessa lettera, che pubblichiamo qui sotto in inglese per essere più fruibile a chi non conosce la lingua tedesca, gli stessi tifosi del Bayern mettono a paragone la gestione della DFB di due casi che tra loro hanno soltanto un punto in comune: la mancanza di rispetto.

In questo senso è corretto citare un altro esempio ‘positivo’: la protesta dei tifosi dell’Augsburg di sabato pomeriggio, un ‘divieto’ sul logo della DFB. Forse non ha fatto così tanto rumore, ma è certamente una maniera più rispettosa di esprimere un punto di vista. Che può essere condiviso o meno, perché per ogni ‘anti’ ci sarà sempre almeno un ‘pro’ su un argomento discusso come il 50+1.

Ciò che emerge da questa vicenda, che si spera possa essere presto dimenticata per tornare a parlare di calcio giocato (anche da noi di BundesItalia) è soltanto una brutta immagine del calcio tedesco. Perché stavolta non si è trattato di palline da tennis, di cartelloni coreografici o altri modi di protestare che spesso e volentieri fanno ugualmente notizia e raggiungono lo stesso obiettivo della protesta.

No, questa volta la protesta porterà soltanto a un risultato: un danno all’immagine di un calcio che di certo non si meritava di essere oscurato da qualcuno che, per usare le parole dell’Union Berlino, ha “violato la dignità umana”. Parole di un club che di dignità ne ha sempre avuta tanta e che per primo si è sentito offeso, come gran parte di noi tifosi, appassionati e addetti ai lavori, dagli spiacevoli episodi di un weekend da dimenticare.

Perché i tifosi del Bayern odiano Hopp?

Hopp

Tutti contro Dietmar Hopp. La punta dell’iceberg è venuta fuori oggi pomeriggio, con l’interruzione alla Rhein-Neckar Arena della partita tra Hoffehneim e Bayern, dovuta a striscioni contro il patron dell’Hoffenheim esposti reiteratamente dai tifosi del Bayern. Alla seconda sospensione la partita è stata interrotta ed è ricominciata più di un quarto d’ora dopo, con dei surreali minuti finali in cui per solidarietà a Hopp tutti i giocatori sono rimasti a centrocampo passandosi il pallone tra loro.

Già la settimana scorsa a Gladbach la sfida contro la squadra di Sinsheim era stata sospesa per lo stesso motivo e solo l’intervento di Max Eberl aveva evitato conseguenze più pesanti per i Fohlen. A questo va aggiunto l’episodio che forse è l’inizio di questa escalation. 14 maggio 2019, Hoffenheim-Borussia Dortmund. Lo striscione dei tifosi giallo-neri è inequivocabile: la faccia di Hopp sotto un mirino e la scritta “Hasta la vista, Hopp“. Alla luce di questo peraltro è scattato il divieto per i tifosi del BVB di andare in trasferta alla Rhein-Neckar Arena per tre anni.

Ma perché questo odio nei confronti di Dietmar Hopp? Classe 1940, nel 1972 fonda la SAP, azienda leader nella produzione di software gestionali, scalando la classifica degli imprenditori più ricchi di Germania (‘Forbes‘ nel 2018 l’ha inserito al 15° posto). E’ noto il passato nazista del padre, cosa che ovviamente gli ha creato non pochi problemi in passato. Inizia ad investire nell’Hoffenheim nel 1999, con la squadra in quinta serie. La crescita del club è esponenziale: costruzione dello stadio di proprietà nel 2007, promozione in Bundesliga per la prima volta nella storia nel 2007/2008, qualificazione in Champions nel 2017, ripetuta l’anno successivo sotto la guida di Julian Nagelsmann.

Le accuse dei tifosi avversari sono in parte le stesse che vengono fatte al Lipsia. Si può dire che la contestazione non sia tanto contro di lui, ma contro ciò che rappresenta, ovvero il calcio senza tradizione. La regola del 50+1 in Bundesliga resta e in pochi la mettono in dubbio: proprio qui nasce l’accusa a Hopp di aggirarla con soci da lui controllati. Già i tifosi del Dortmund lo avevano preso di mira, “guadagnandosi” tre anni di trasferte vietate a Sinsheim. Altro aspetto che non è andato giù alla frangia di tifosi del Bayern che ha organizzato la protesta.

La Bundesliga però fa quadrato intorno al patron dell’Hoffenheim (l’abbraccio di Rumenigge prima e Flick poi hanno un gran valore simbolico), perché nonostante tutto forse il calcio tedesco può anche trarre beneficio da investitori come Dietmar Hopp.