L’addio di Christian Seifert, il manager che ha trasformato la Bundesliga

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Quando il 1° luglio 2005 viene ufficializzato il trentaseienne Christian Seifert come nuovo CEO della DFL, la federazione che raggruppa le squadra di Bundesliga e di Zweite Liga, e Vicepresidente della DFB, probabilmente neanche lui stesso poteva immaginarsi quanto quella nomina sarebbe stata determinante per il futuro del calcio tedesco. Peraltro era impossibile non vedere un certo scetticismo iniziale tra gli addetti ai lavori.

La Federazione, a un anno dal Mondiale di casa, decideva quindi di affidarsi ad un giovane manager, con una già ottima carriera nel mondo dei media. Formato alla MGM Media Gruppe München, poi Direttore Marketing per l’Europa Centrale per MTV Networks, prima della DFL aveva ricoperto anche gli incarichi di membro del CdA e CEO di KarstadtQuelle New Media.

Il mese scorso, il 26 ottobre, la decisione inaspettata di lasciare il proprio incarico. Spiegata con la solita trasparenza.

Questi sono tempi difficili che richiedono chiarezza e affidabilità. Questo vale per la DFL nel suo insieme e anche per le mie ambizioni personali. Ecco perché ho informato Peter Peters, in qualità di Presidente del Consiglio di Sorveglianza, che dopo la scadenza del mio contratto, a giugno 2022, voglio aprire un nuovo capitolo della mia vita professionale”.

Certo due anni per riorganizzarsi sono tanti, ma il vuoto che Christian Seifert lascerà non sarà facile da colmare. Il fatto che arrivasse dal mondo dei network a livello internazionale lo ha certamente aiutato, perché proprio la commercializzazione dei diritti tv è stata il fiore all’occhiello del suo mandato. Basti ricordare che prima della crisi causata dal Covid i club della Bundesliga avevano aumentato i loro ricavi a oltre quattro miliardi di euro.

I diritti a trasmettere le partite del massimo campionato tedesco sono stati venduti a 4,64 miliardi di euro per il quadriennio 2017-2021, cioè 1,16 miliardi all’anno, contro 1,14 della Liga e 937 milioni della Serie A. Seifert è stato inoltre in grado di mantenere accettabili le perdite legate ai contratti televisivi nonostante la pandemia, conducendo le trattative con fermezza, insistendo sulla lealtà assoluta in ogni fase dell’assegnazione dei diritti.

Un manager illuminato quindi, ma anche un ottimo politico, aspetto fondamentale per muoversi in un mondo come quello del calcio, così inevitabilmente legato alle decisioni politiche. L’esempio più recente e forse più evidente dei suoi quindici anni è stato il grande lavoro di lobbying svolto da marzo in piena pandemia. I rapporti di Seifert con il Ministro Federale della Sanità Jens Spahn e con i Primi Ministri dei Länder hanno fatto sì non solo che la Bundesliga sia stato il primo campionato europeo a ricominciare a giocare, ma anche che il concetto di igiene studiato e proposto dalla Federazione tedesca sia stato sostanzialmente imitato ovunque.

Lo scetticismo iniziale si è trasformato in breve in apprezzamento, anche da parte dei dirigenti dei club più influenti. Karl-Heinz Rummenigge in un’intervista rilasciata a ‘Sky’ ha commentato così la decisione di Seifert.

Questa è una grande perdita per la Bundesliga. Da quindici anni svolge un lavoro di prim’ordine e la Bundesliga ne ha beneficiato pesantemente. È ovvio che ora non sarà così semplice, perché Seifert ha dimostrato sempre le sue qualità, soprattutto in questi tempi di coronavirus. Però lo capisco. Adesso ha 52 anni e a quell’età cominci a pensare, se vuoi fare qualcosa di nuovo, che devi farlo in fretta”.

Dalle prime reazione del mondo del calcio si capisce che la strada percorribile con maggior efficacia potrà essere quella di ridistribuire le responsabilità. Non un uomo forte al comando, perché trovare un altro Seifert oggi appare alquanto difficile. E lo si capisce anche dall’ultima parte del suo comunicato.

Nel mio ruolo ai vertici della DFL sono riuscito a plasmare lo sviluppo di uno dei più grandi campionati sportivi del mondo, un’importante istituzione sociale, oltre a creare una delle società di media più innovative in Germania. È stato un onore e allo stesso tempo una gioia”.

Con queste poche parole lui stesso ha raccontato chi è e cosa è stato professionalmente Christian Seifert, l’uomo che ha traghettato la Bundesliga nel futuro.

La Germania è divisa sulla ripartenza della Bundesliga

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La ripartenza del campionato di calcio ha creato anche in Germania un acceso dibattito. La posizione dei club di Bundesliga e di Zweite è ormai chiara: le società faranno tutto quello che è in loro potere per mettere in sicurezza staff, accompagnatori e soprattutto calciatori, accollandosi i costi che ciò comporterebbe. È chiaro che la preoccupazione principale, subito dopo la salute dei propri tesserati, è la sopravvivenza economica e ormai la questione è ammessa alla luce del sole dai responsabili dei club.

Non tutti sono d’accordo sulla ripartenza. Ad innescare il dibattito, tre giorni prima dell’uscita del documento presentato giovedì 23 aprile dalla DFL, ci hanno pensato i Presidenti dei due Länder più ricchi e popolosi, cioè Markus Söder (Baviera – CSU) e Armin Laschet (Renania del Nord-Vestfalia – CDU). I due politici hanno bollato come fattibile una ripartenza della Bundesliga dal 9 maggio, ovviamente a porte chiuse (gli eventi con la presenza di pubblico in Germania sono vietati fino al 31 agosto). Il capo della DFL, Christian Seifert, ha subito parlato di “prospettiva importante per entrambe le leghe”, di fatto cogliendo al volo l’occasione di non essere il primo a tirare fuori la questione. Si è capito abbastanza in fretta che la data non era plausibile, ma il mondo politico ha continuato a dare segnali positivi.

Già il giorno successivo un editoriale di Christof Kneer sul quotidiano ‘Süddeutsche Zeitung’ ha posto però il tema in modo critico, invitando la politica a spiegare perché in un momento in cui tutta la società subisce una limitazione dei diritti fondamentali il calcio viene privilegiato rispetto agli altri settori, ottenendo un trattamento di favore permettendone la ripartenza. Il fatto che il quotidiano di Monaco sia vicino ad ambienti imprenditoriali fa capire l’importanza di questa presa di posizione.

A poche ore di distanza sullo stesso quotidiano è apparso un altro articolo, di Josef Kelnberger, con un punto di vista opposto rispetto a quello del collega. Citando la parte fondamentale del pezzo:

Ci sono buone ragioni per considerare [la ripartenza della Bundesliga] una scelta bizzarra, oscena, mentre la morte infuria negli ospedali e nelle case di cura. Ma ci sono anche ottimi motivi per non vederne l’ora. Dovrebbero giocare, almeno provare. Una piccola distrazione non può nuocere a questa società, e ciò non significa essere cinici”.

E per questo, sostiene Kelnberger, è anche accettabile che i calciatori possano avere diritti speciali.

Qui entra in scena l’ottima capacità di leggere il momento del Presidente della DFL. Seifert ha infatti condotto la conferenza stampa a seguito della riunione del 23 aprile con un tono quasi dimesso, lasciando sempre la massima disponibilità nei confronti delle esigenze più importanti e urgenti del Paese. Ha presentato il piano per ripartire (gli allenamenti sono già ricominciati da settimane), ma senza apparire poco attento alla nuova realtà che il mondo e la Germania stanno vivendo. Come descrive bene il titolo dell’articolo di Michael Horeni e Christian Kamp sul ‘Frankfurter Allgemaine’, il calcio è passato in poche settimane “da re a supplicante”.

Un altro tema è quello dei tamponi. Da molte parti ci si chiede perché se ne debbano “sprecare” circa 20.000 a settimana (dato della DFL) per il calcio, quando si fatica a farli agli operatori sanitari. La DFL parla però di una richiesta di circa lo 0,4% della capacità tedesca totale.

La discussione è accesa anche sulle partite a porte chiuse. Da una parte in tanti, in particolare le forze dell’ordine, sono preoccupati per gli assembramenti dei tifosi fuori dallo stadio durante i match, come successo nel derby tra Gladbach e Colonia o in Champions a Parigi. Jörg Radek, vice presidente federale del sindacato di polizia, in un’intervista al ‘Frankfurter Allgemeine’ si è detto chiaramente contrario proprio per questo motivo, sottolineando che sarebbe un inutile spreco di uomini e risorse in un momento in cui le attenzioni andrebbero rivolte alla lotta alla pandemia.

Anche i gruppi organizzati delle tifoserie hanno preso una posizione netta contro le partite a porte chiuse, ma non solo. I primi sono stati i sostenitori del Bayern, che hanno manifestato la loro contrarietà ai ‘Geisterspiele’ con polemici striscioni in autostrada: “la vostra avidità non si ferma di fronte a una pandemia”. L’associazione “Fanszenen Deutschland”, che riunisce i principali gruppi di tifosi, ha allargato il ragionamento. Nel comunicato, dopo aver sottolineato la disparità che si creerebbe sui tamponi, si mette in discussione l’intero sistema-calcio. Ci si chiede cioè come sia possibile che un settore che muove milioni di euro come pochi altri nel Paese dipenda così tanto dai soldi delle tv, al punto tale da ammettere che senza l’ultima rata dei diritti tv la maggior parte delle società fallirebbe. La “Fanszenen Deutschland” invita quindi i club della DFL a ripensare il sistema dalle basi, a partire da una diversa e più equa ripartizione dei diritti tv, “rafforzando così la solidarietà tra club più grandi e club più piccoli”.

Il dibattito si è ulteriormente acceso dopo i tre positivi di Colonia e le dichiarazioni del centrocampista Birger Verstraete (ne abbiamo parlato diffusamente in un precedente articolo).

Secondo un sondaggio dell’istituto di ricerca ‘Infratest dimap’, condotto per conto di Deutsche Welle, solo un terzo dei tedeschi è ora favorevole alla ripartenza della Bundesliga. I risultati rivelano un netto cambiamento di opinione dall’inizio di aprile, quando un altro sondaggio dello stesso istituto mostrava che oltre la metà dei tedeschi (52%) era a favore di una continuazione con le partite a porte chiuse.

La Bundesliga tra i principali campionati europei è il primo a ripartire. Ma il dibattito resta aperto non solo su ciò che accadrà nel futuro prossimo, ovvero la ripartenza, ma su come sarà la Bundesliga stessa dopo il coronavirus.

Le novità sulla ripresa della Bundesliga

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“La Bundesliga è pronta alla ripresa, che sia il 9 maggio o qualsiasi altra data. Ora sta alla politica”.

Con questa frase Christian Seifert, capo della DFL, in conferenza stampa ha dato l’ok da parte della lega tedesca per la ripresa del massimo campionato e della Zweite. La palla passa al cancelliere Angela Merkel, che il 30 aprile si riunirà insieme ai presidenti dei Länder per prendere una decisione anche sullo stato del calcio. Sarà la seconda mossa: la prima è stata il divieto dei grandi eventi aperti al pubblico. In sintesi, se si giocherà sarà senza pubblico, con buona pace dei tifosi che stanno manifestando il loro malcontento.

Non sono comunque gli unici ad opporsi alla ripresa: anche l’istituto medico Robert Koch e diversi esponenti politici si sono detti contrari. Intanto le squadre continuano ad allenarsi a piccoli gruppi, seguendo ognuno le normative del proprio Land. Il Werder Brema, nella figura del direttore sportivo Frank Baumann, ha fatto presente che la mancanza di una linea comune sotto questo aspetto renderà necessario un lasso di tempo di tre settimane tra il ritorno agli allenamenti a gruppo completo e l’inizio delle partite. Per questo il 9 maggio sembra una data altamente improbabile per la ripartenza.

Intanto Seifert ha messo al riparto ogni club dal rischio di insolvenza: sono stati raggiunti accordi commerciali con tutti i partner di modo da evitare che al 30 giugno alcune squadre di Bundes e Zweite vadano incontro al fallimento. A rischiare, secondo la ‘Bild’, erano soprattutto Karlsruher e Schalke 04.

La DFL è pronta a giocare e ha stabilito le linee guida per la ripresa della Bundesliga e della Zweite in un report di 41 pagine, diffuso da ‘Der Spiegel’ e da altri organi di stampa tedeschi. Lo ha redatto una Task Force con a capo Tim Meyer, medico della federazione.

Il piano della DFL per la ripresa della Bundesliga

Giocatori, staff, dirigenti e arbitri saranno testati prima di ogni partita: saranno necessari circa 20mila tamponi, lo 0,4% del totale dei test che si stima saranno disponibili nel paese. Se qualcuno sarà trovato positivo, non dovrà andare in quarantena l’intera squadra.

Alle partite saranno ammesse soltanto 322 persone (per la Bundesliga, 270 in Zweite) tra calciatori, staff, giornalisti, operatori tv, medici e raccattapalle. Saranno distribuiti tra l’interno e l’esterno dell’impianto in zone.

Sospese le strette di mano, le foto di squadra, l’ingresso in campo in fila, le mascotte. Mascherine obbligatorie per giornalisti e operatori, ai quali verrà provata la febbre. Niente mixed zone e conferenze live. Distanza di 2 metri in spogliatoio tra ogni giocatore e, in alcuni casi, anche doccia a casa o in hotel.

In hotel (sempre gli stessi), le squadre dovranno essere isolate su dei piani e non avranno accesso alle zone comuni, tipo bar, centro wellness o ristorante. Staff dell’hotel ridotto al minimo, niente buffet o self service. Si mangia solo take-away.

L’obiettivo della DFL, riferito in un comunicato, è ”giocare per non portare i club fino al fallimento e non dover arrivare a rotture strutturali”. E per far mangiare i 56mila dipendenti che ruotano intorno alla Bundesliga.

Il possibile nuovo calendario della Bundesliga 2019/20

calendario Bundesliga

Il Coronavirus ha costretto la Bundesliga 2019/20 a ridisegnare il proprio calendario, anche in funzione delle coppe europee. Questa settimana sarà decisiva per capire i piani della DFL. Anche se poi, ovviamente, sarà l’emergenza a stabilire quando la stagione potrà riprendere normalmente. L’assemblea, intanto, ha stabilito che questa stagione rimarrà ferma almeno fino al 2 aprile. Quindi, da venerdì 3, in teoria, si potrebbe riprendere regolarmente. Realisticamente, però, è più probabile che si ricominci a giocare a maggio, spostando poi l’Europeo a data da destinarsi.

Nei giorni scorsi qualcuno ha presentato l’ipotesi che si potesse ampliare il campionato a 22 squadre (ve l’abbiamo spiegato qui), ma al momento si lavora per giocare tutte le partite che mancano entro il 30 giugno, la ‘deadline’ della stagione, nonché il giorno in cui scadono i contratti.

Il ‘kicker‘ ha disegnato un possibile calendario, in cui Bundesliga, Champions League, Europa League e DFB-Pokal si incastrano perfettamente arrivando tutte a una conclusione. Quello che potremmo chiamare ‘best scenario’, anche se rimane comunque un grosso “se” che non dipende certo dalla DFL.

Il nuovo possibile calendario della Bundesliga. LEGENDA: Mo: lunedì, Di: martedì, Mi: mercoledì, Do: giovedì, Fr: venerdì, Sa: sabato, So: domenica. BL: Bundesliga, CL: Champions League, EL: Europa League. Hinspiel: andata. Rückspiel: ritorno. Spieltag: giornata, Achtelfinal: ottavi, Viertelfinal: quarti, Halbfinal: semifinali, Relegation: spareggio salvezza.

Di certo i club non hanno escluso di giocare a porte chiuse. Aki Watzke, AD del Dortmund, ha affermato che i ‘Geisterspiele’ sono l’unica opzione plausibile per portare a termine la stagione. Ipotesi assecondata anche dal Leverkusen, nonostante “non piacciano a nessuno”. Sottinteso: c’è l’esigenza di incassare i proventi dai diritti tv per far sopravvivere tutte le squadre. E, dunque, potremmo prepararci a due mesi pienissimi di calcio tedesco.

Il caso Bakery Jatta: le accuse sull’età, la difesa dell’Amburgo e il lieto fine

Bakery Jatta

Nell’ultimo turno di 2. Bundesliga contro l’Hannover Bakery Jatta, attaccante gambiano dell’Amburgo, è tornato a essere protagonista. Un goal e un’ottima prestazione per un calciatore che nell’ultimo mese è stato al centro dell’attenzione, ma per quello che è accaduto fuori dal campo.

Le accuse – Il 7 agosto 2019 ‘SportBild’, settimanale del gruppo Springer esce con un pezzo-inchiesta sul calciatore della HSV. Nell’articolo i reporter della testata con sede proprio ad Amburgo accusano Bakery Jatta, la cui storia di richiedente asilo diventato professionista in Bundesliga aveva emozionato la Germania, di avere mentito sulla sua identità. Secondo SportBild Jatta si chiamerebbe ‘Bakary Daffeh’ e non sarebbe nato nel 1998, ma nel 1995. Sempre secondo il settimanale Jatta, arrivato in Germania nel 2015, avrebbe mentito per poter usufruire del trattamento, riservato ai minori non accompagnati nel processo di ottenimento dello status di rifugiato. 

In più, sempre a detta dei reporter tedeschi, Bakery, contrariamente a quanto sempre sostenuto da lui nelle interviste, avrebbe già giocato a calcio a livello professionale, disputando addirittura una partita con la Nazionale giovanile del Gambia contro la Liberia, realizzando la rete della vittoria. A sostegno di queste tesi SportBild ha prodotto diverse prove, tra cui le testimonianze di allenatori, come quello della selezione gambiana Mustafa Manneh che avrebbero riconosciuto in Jatta, Daffeh, le cui tracce calcistiche sarebbero svanite più o meno in concomitanza con l’arrivo di Jatta in Europa. In più nel 2016, nel momento della definizione del contratto con il HSV, dalla piattaforma FIFA “Transfer Matching System” era emerso che tra il 2014 e il 2016 Jatta sarebbe stato tesserato come dilettante per il Brikama United, lo stesso dove avrebbe giocato lo “scomparso” Bakary Daffeh.

Ai dettagli contenuti nell’inchiesta di SportBild se ne sono aggiunti altri nei giorni successivi. Il 9 agosto il quotidiano Hamburger Abendblatt ha scritto che secondo le autorità di Brema nell’estate 2015 Jatta avrebbe viaggiato con un passaporto non valido e avrebbe fatto richiesta di uno nuovo, poi regolarmente inviato per posta in Germania e con la data di emissione 27 gennaio 2016.

La posizione dell’Amburgo – Tra i primi a rispondere alle accuse della Bild era stato proprio il club di Jatta, che in una nota aveva difeso il suo tesserato sottolineando come i documenti del ragazzo del Gambia fossero perfettamente regolari. I dubbi sull’età di Jatta però i dirigenti dell’Amburgo li avevano avuti in precedenza, tanto che prima di metterlo sotto contratto avevano effettuato dei controlli medici per fugare ogni incertezza. I test avevano però confermato l’età di Jatta, anche se non tutti erano convinti, come ha rivelato il settimanale Der Spiegel il 9 agosto ha pubblicato un documento, caricato sulla piattaforma “FootballLeaks”, in cui nel gennaio 2016 un collaboratore dell’Amburgo scriveva che un procuratore gli aveva detto, che secondo le sue fonti, Bakery Jatta si chiamasse in realtà Bakary Daffeh. Tuttavia alla richiesta di dare più informazioni il dipendente del club non è riuscito a produrre prove né a favore né contro questa tesi.

La risposta delle autorità calcistiche e civili – Alle accuse e alle prese di posizione dell’Amburgo hanno reagito anche la Federcalcio e la Lega calcio che l’8 agosto hanno emesso una comunicazione congiunta, ribadendo come l’autorizzazione a giocare per Jatta fosse perfettamente valida e regolare. Il calciatore, in ogni caso è stato poi convocato il 15 agosto dalla “commissione di controllo” della DFB per fornire la sua versione dei fatti. Al termine della seduta, a cui Bakery è arrivato accompagnato dai massimi dirigenti dell’Amburgo, la DFB non ha preso alcuna decisione. Sul piano extra sportivo a occuparsi della vicenda dell’identità di Jatta sono state investite le autorità di controllo dell’immigrazione e il giudice di Hamburg-Mitte, il primo distretto della città anseatica.

I ricorsi (ritirati) – Mentre le polemiche sul caso Jatta tenevano banco sui media, in campo l’Amburgo vinceva e convinceva dopo l’inizio difficile. Chi non era convinto, ma dell’identità dell’attaccante gambiano, erano alcuni club che avevano affrontato il HSV con Bakery in campo. Sono Norimberga, Bochum e Karlsruhe che hanno presentato un ricorso alle autorità calcistiche, motivandolo con il fatto che se Jatta ha un’identità diversa la sua autorizzazione a giocare non è più valida. Una contrapposizione dura, con qualche momento di tensione come i fischi a Jatta a Karlsruhe, a cui ha messo fine il tribunale di Hamburg-Mitte, che a inizio settembre ha archiviato le accuse contro il giocatore gambiano, in quanto non ci sono evidenze che possano far dubitare della sua identità.

Una decisione, quella delle autorità anseatica, a cui ha seguito quasi immediatamente il ritiro dei ricorsi da parte di Norimberga, Bochum e Karlsruhe e la conseguente archiviazione del caso anche da parte della Federazione. Il caso è virtualmente chiuso e per Jatta c’è una novità. Stefan Kuntz, ct dell’Under 21, ha dichiarato che aiuterebbe volentieri il ragazzo nato in Gambia nel processo di naturalizzazione perché vorrebbe averlo nella sua squadra. Un nuovo inizio.