Simon Engelmann, dai dilettanti alla DFB Pokal a suon di gol

Simon Engelmann

Ci sono giocatori che acquisiscono notorietà giovanissimi ben prima della maggiore età grazie al loro talento, per altri invece ci vogliono anni e anni di fatica nelle “polverose” serie minori prima della scintilla decisiva. Uno di questi è sicuramente l’attaccante del Rot-Weiß Essen Simon Engelmann.

La serata sparti-acque della sua carriera è stata il 2 febbraio di quest’anno, in occasione dell’ottavo di finale di DFB Pokal del suo Essen contro il più quotato Bayer Leverkusen. L’inaspettato gol decisivo, a due minuti dai calci di rigore, ha lanciato su tutte le prime pagine dei giornali tedeschi il nome del bomber nativo di Vechta, una piccola cittadina della bassa Sassonia.

Engelmann è diventato il simbolo della riscossa delle piccole squadre delle serie minori contro le corazzate della Bundesliga in DFB-Pokal, dove a volte Davide batte Golia. La stampa e tutto il movimento tedesco si sono interessate alla storia di Engelmann, fatta di gol a raffica e numeri molto interessanti.

Spulciando le statistiche dell’attaccante dell’Essen non si possono non notare le 133 reti in 254 reti in Regionalliga dal 2009 ad oggi, che fanno di Engelmann un vero e proprio specialista della competizione. Gol che salgono a 200 considerando anche l’Oberliga, la DFB Pokal e le varie coppe nazionali minori come la Westfalenpokal e la Niederrheinpokal. In poche parole, un navigato bomber di categoria. Tante anche le maglie vestite, dal Oythe e il Lotte all’Oberhausen e il Verl, fino all’attuale RW Essen.

Partendo dal presupposto che non è assolutamente facile mettere a segno così tante segnature, con questa invidiabile regolarità, appare strano che Engelmann non sia “esploso” ben prima a livello personale, tanto da non sfiorare mai nemmeno la 3.Liga. Una storia che assomiglia, con le dovute proporzioni, a quelle di Jamie Vardy o “Ciccio” Caputo, due bomber sbarcati nella massima serie dei loro campionati ben più tardi rispetto alle loro qualità.

“Sono qui per riportare l’Essen in alto. Voglio essere ricordato e fare del mio meglio per raggiungere la promozione e magari anche il sogno DFB Pokal”.

Così parlava Engelmann in una intervista al canale ufficiale della DFB prima del quarto di finale (poi perso) contro l’Holstein Kiel. Proprio in Pokal, il numero 11 tedesco ha fatto vedere un piccolo riassunto di tutte le sue caratteristiche, condensate nei 3 gol nelle 3 partite giocate: l’ottimo posizionamento in area nel tap-in contro l’Arminia Bielefeld, la tecnica nella conclusione precisa e potente contro il Fortuna Düsseldorf e il dribbling mixato al senso del gol nella, ormai famosa, segnatura contro il Bayer. Tutte peculiarità imprescindibili per un attaccante con la “voglia di sfondare” come lui. Nonostante i 31 anni, la carriera di Engelmann non sembra per nulla sul viale del tramonto, anzi.

“Tutti noi della rosa siamo affamati di successi, vogliamo mostrare qualità, ambizione e umiltà. Tutti gli occhi sono sull’Essen. È speciale giocare qui, in un club con così tanta storia, successi e grandi campioni. Speriamo di replicare i gloriosi risultati di questo club”.

Sì, perché l’Essen negli anni 50 è stata nell’élite del calcio tedesco, con tanto di titolo nazionale nel 1955 e coppa nel 1953. Poi il declino e la mediocrità nelle basse leghe tedesche, con pochi squilli degni di nota, come la promozione in Zweite Bundesliga nel 2000. Con l’avanzamento in DFB Pokal, la squadra dell’Hafenstraße è tornata a sognare grandi traguardi (oltre che respirare finanziariamente con i premi partita ottenuti), anche grazie ai gol a raffica di Simon Engelmann, definito “Il miglior attaccante non professionista di tutti i tempi”. In campionato, invece, è serrato il testa a testa per la promozione con il Borussia Dortmund II.

In questa stagione Engelmann sembra aver fatto lo step decisivo della sua crescita, con i 23 gol già in tasca tra campionato e DFB Pokal. I tifosi sono letteralmente pazzi di lui, tanto da aver creato un hashtag ad hoc sui social come #Engelmannregelt, che si può tradurre come la “regola” di Engelmann, ovvero quella del gol.

La carriera di Engelmann pare sia giunta ad un bivio e i gol nella seguitissima competizione nazionale della DFB Pokal hanno aumentato il suo richiamo in patria.

“Quando è finita la partita contro il Bayer, al ritorno negli spogliatoi avevo almeno 200 messaggi sul telefono, tutti si congratulavano con me. Il giorno dopo, invece, tutti volevano intervistarmi: Sky, RTL, Sport1, improvvisamente era cambiato il mondo”

Questa stagione non può che essere il trampolino di lancio per Simon Engelmann, che stagione dopo stagione e gol dopo gol si è meritato una chance in campionati più competitivi. Difficilmente lo farà con l’Essen, ormai lontano dalla promozione. Se lo farà con altre squadre lo scopriremo solo l’anno prossimo, ma sicuramente la sua storia ci insegna che non è mai troppo tardi per raggiungere l’apice e che anche a 31 anni ci si può scoprire decisivi ad alti livelli. Per informazioni basta chiedere a Leverkusen.

Le grandi notti di Wolfsburg-Bayern: i precedenti che han fatto storia

Wolfsburg bayern

La partita senza dubbio di cartello della giornata numero 29 della Bundesliga vede il Bayern Monaco primo della classe fare visita al sorprendente Wolfsburg di Oliver Glasner. Se sulla capolista ad inizio anno avremmo avuto pochi dubbi, trovare i lupi al terzo posto a sei giornate dalla fine è sicuramente inaspettato.

Entrambe le squadre però potrebbero stare meglio: il Bayern è reduce dall’eliminazione in Champions per mano del PSG in una doppia sfida alquanto sfortunata. Infortuni, stanchezza ed episodi, infatti, hanno incanalato la qualificazione già dal match di andata dell’Allianz arena. Il Wolfsburg arriva dalla pirotecnica sconfitta contro l’Eintracht per 4-3, in una delle più divertenti partite di tutta la Bundesliga di quest’anno. Da quando il Wolfsburg ha aumentato la sua caratura nazionale, in corrispondenza del Meisterschale 2008/2009, alcuni match contro i bavaresi sono rimasti nell’immaginario collettivo degli appassionati. Partite emozionanti che hanno acuito la rivalità sportiva tra le due compagini.

Partendo proprio da quel clamoroso 2009, il 3 aprile è una data scritta a caratteri cubitali nella storia del Wolfsburg. La nona giornata di ritorno vedeva di fronte i lupi di mister Felix Magath, grandissimo ex di quella giornata, conto il Bayern di Jurgen Klinsmann. Una partita che avrebbe deciso i destini di un campionato incertissimo e d’altri tempi, visto che le due squadre erano appaiate a 48 punti in classifica, insieme all’Amburgo e un punto sotto all’Hertha.

I 90 minuti della Wolfswagen Arena hanno visto il Wolfsburg dominare e umiliare i campioni del Bayern. Sugli scudi un giovanissimo Edin Dzeko e Grafite, che hanno messo a ferro e fuoco quel poco che rimaneva della difesa del Bayern, con un 5-1 finale che la dice lunga sulle forze in gioco. Quel Wolfsburg poteva contare sui campioni del mondo Christian Zaccardo e Andrea Barzagli e su giocatori di tutto rispetto come il regista Zvjezdan Misimović e il portiere Diego Benaglio che ha passato una vita con die Wölfe. Ma fu proprio la già citata coppia di attacco (da 54 gol in due) che diede il la ad un campionato che tutto lasciava presagire fuorché una vittoria finale.

Proprio da quella partita nacque un conto aperto tra le due compagini che nel corso delle stagioni, in alcune occasioni, hanno regalato spettacolo. Non sempre il Wolfsburg è stato attrezzato per reggere la forza dei bavaresi, ma quando i lupi stavano bene niente era impossibile.

Per rivedere una sfida di alta classifica tra le due squadre dobbiamo tornare alla stagione 2014/15. Nella prima giornata di ritorno, con il Wolfsburg ancora scosso dalla tragedia della morte del giovane e talentuoso centrocampista Junior Malanda, di qualche settimana prima, in un incidente stradale mentre stava raggiungendo in aeroporto i suoi compagni per il ritiro invernale.

Con una motivazione in più e con la morte nel cuore gli uomini di Dieter Hacking hanno inflitto una dura lezione di calcio al Bayern allora allenato da Guardiola. Un trionfo senza discussione per 4-1 con le doppiette di Bas Dost e Kevin De Bruyne. Proprio il belga in quella stagione è stato l’arma in più del Wolfsburg dove ha semplicemente “disegnato calcio”, facendo un importante step per diventare quel giocatore totale che oggi si godono in quel di Manchester.

Qualche mese dopo ci fu la pronta vendetta del Bayern, letteralmente trascinato dal suo bomber Robert Lewandowski. La sesta giornata del torneo 2015/2016 è passata alla storia per la famosa cinquina in 9 minuti dell’attaccante polacco che ha annichilito il Wolfsburg, che pure aveva chiuso il primo tempo avanti di un gol grazie a Caligiuri. Partita che è stata crocevia per entrambe le squadre, con il Bayern campione e un Wolfsburg anonimo ottavo.

Da ricordare c’è anche la finale di Supercoppa del 2015 vinta dal Wolfsburg ai rigori dopo l’1-1 dei tempi regolamentari, agguantati dai verdi grazie ad un gol allo scadere di Nicklas Bendtner. Fatale per i bavaresi l’errore di Xabi Alonso nella lotteria dei rigori.

Dopo anni di oblio, dove addirittura per ben due volte si è salvato per il rotto della cuffia al Relegationsspiel, il Wolfsburg torna a respirare aria di alta classifica. Glasner ha trovato solidità e cinismo. La difesa è stata puntellata dalla coppia Brooks-Lacroix, quest’ultimo sempre più centrale nel progetto. A centrocampo Maximilian Arnold è il solito affidabile metronomo mentre sulla fascia Ridle Baku è sempre più intraprendente e dominante. E poi al resto ci pensa Wout Weghorst. L’attaccante olandese è ormai una certezza e i suoi 17 gol lo testimoniano; non sarà elegante per il prototipo del centravanti olandese ma il suo lavoro lo sa fare molto bene.

Il Bayern, invece, ha respinto l’attacco del Lipsia nello scontro diretto e ora niente sembra mettersi in mezzo nella strada verso il titolo. L’unico scoglio grosso è proprio il match contro i lupi, contro i quali hanno vinto 37 partite contro le 4 degli avversari (media punti migliore solo contro il Cottbus). Quelle 4 però hanno scottato i bavaresi. Si preannuncia una partita interessante e non scontata, dati anche i precedenti degli ultimi anni. Come abbiamo visto quando il Wolfsburg sta bene può dare filo da torcere a tutti. Bayern compreso. Anche se ad anni alterni.

Moussa Diaby e Leon Bailey: il Bayer Leverkusen ha (ri)messo le ali

diaby bailey

Sembrava potesse essere una stagione soddisfacente per il Bayer Leverkusen: i renani, fino alla dodicesima giornata di Bundesliga erano al primo posto, unica squadra imbattuta del torneo e puntavano a rimanere in alto il più possibile; dalla sconfitta casalinga contro il Bayer Monaco, tuttavia, i ragazzi di Peter Bosz, in pieno stile Neverkusen, hanno iniziato un ruolino di marcia che li ha visti collezionare 7 sconfitte e 3 pareggi (a fronte di 3 sole vittorie) e scivolare al sesto posto; allo stesso modo, sono arrivate due eliminazioni imbarazzanti, nel terzo turno di DFB Pokal per mano del Rot-Weiss Essen, squadra di quarta serie, e nei sedicesimi di Europa League, contro gli svizzeri dello Young Boys, compagine decisamente meno quotata.  Eliminazioni che, oltre a un rendimento nerissimo (11 sconfitte e 4 vittorie nelle ultime 17) a Peter Bosz, è costato il lavoro, sostituito da Hannes Wolf. L’entusiasmo di inizio stagione è stato smarrito, partita dopo partita, e il fattore principale che ha permesso al Leverkusen di non cadere ancora più in basso sono state le ottime prestazioni dei suoi due esterni d’attacco, Leon Bailey e Moussa Diaby, che ormai rappresentano il fulcro del gioco del Leverkusen e convincono sempre di più a suon di ottime prestazioni.

Leon Bailey è nato nel 1997 in Giamaica; a 15 anni, il padre lo ha portato in Europa, e dopo vari provini è approdato in Belgio, al Genk, dove ha debuttato da professionista, ha fornito ottime prestazioni ed ha attirato l’interesse di alcuni dei più blasonati club del continente, per essere infine messo sotto contratto nel gennaio del 2017 dal Bayer Leverkusen, con cui si è guadagnato anche il posto nella nazionale giamaicana, peraltro al termine di un lungo contenzioso. Moussa Diaby, classe 1999 di Parigi, è cresciuto nella cantera del Paris Saint Germain ed ha fatto la trafila delle selezioni giovanili francesi dall’U18 all’U21 (in cui milita tutt’ora); dopo 6 mesi anonimi in prestito in Serie A al Crotone (chiusi con 2 sole presenze) e un anno con la prima squadra del PSG, con cui, nonostante un buon numero di prestazioni di livello, non è riuscito a guadagnarsi la fiducia del club, dall’estate del 2019 è di proprietà del Leverkusen.

Il percorso dei due con la maglia del Werkself è stato molto diverso. Diaby è arrivato a Leverkusen nell’hype generale (sui social è anche nata la #DiabyArmy) e dopo diverse panchine all’inizio ha saputo giocarsi bene le sue carte, sfruttando al massimo ogni occasione datagli da Bosz, fino a diventare il titolare (e il padrone) indiscusso della fascia sinistra, con un rendimento in continuo crescendo. Bailey dal suo arrivo in Germania non è mai esploso definitivamente a causa della sua discontinuità, che solo quest’anno sembra finalmente stabilizzarsi, dando un prezioso contributo alla squadra. Aveva illuminato nella stagione 2017/18, con 9 goal e 6 assist, ma non si era confermato ai quei livelli. Non c’è da stupirsi quindi che Bosz abbia riconosciuto l’ottimo percorso dei due.

“Moussa continua a stupirmi, gara dopo gara, il suo dribbling è impressionante. Può ancora migliorare, ma sta facendo un ottimo lavoro. Leon invece ha avuto molta difficoltà, l’anno scorso e all’inizio di questa stagione. Tuttavia ora riesco a vedere che migliora costantemente, partita dopo partita, sotto ogni aspetto. Dal punto di vista fisico, da quanto corre, da quanto scatta e anche dalla sua qualità di gioco, si può notare il suo miglioramento.”.

Proprio Bosz ha avuto ruolo fondamentale nella crescita e nel rendimento delle due ali, perché, intuendo le loro qualità, ha saputo valorizzarli e farli rendere al meglio; l’allenatore olandese è noto per la sua mentalità aggressiva ed offensiva e per la sua tattica che si basa sui maggiori punti di forza dei suoi giocatori più importanti: nella passata stagione, il gioco ruotava intorno ad Havertz, che per le sue caratteristiche rendeva opportuno l’uso di un modulo con un trequartista (come il 4-2-3-1 o il 4-1-4-1) anche se spesso agiva da attaccante centrale. Con la cessione di Havertz al Chelsea, Bosz è tornato ad usare il suo modulo di riferimento, il 4-3-3, che si adatta perfettamente alle caratteristiche di Diaby e Bailey.

In realtà, Diaby e Bailey sarebbero dovuti essere concorrenti per il posto da titolare: nelle prime uscite stagionali, infatti, l’allenatore ex Ajax e Dortmund aveva provato a mantenere il 4-1-4-1, schierando dall’inizio Diaby a sinistra e Bellarabi a destra, per poi passare al 4-3-3 e sostituire il tedesco con Bailey, più funzionale nel nuovo modulo.

Nel 4-3-3 disegnato da Bosz, il francese e il giamaicano sono gli esterni perfetti: al fisico e alla velocità uniscono disciplina tattica; abili nel dribbling, sono resistenti e corrono su tutta la fascia, per arrivare in fondo e crossare in area, o tagliano abilmente dentro al campo, accentrandosi, puntando l’uomo ed eventualmente concludendo a rete; sanno creare spazi e giocare di sponda con la punta; infine, offrono continuità e soprattutto forniscono tanti gol ed assist.

Proprio in merito agli ultimi due aspetti, le statistiche finora sono impressionanti: Diaby è partito da titolare in ogni singola giornata di Bundesliga (eccetto la 23a contro il Friburgo, contro cui non è potuto essere presente), venendo sostituito solamente 6 volte su 23; Bailey invece, dopo aver saltato la prima per infortunio ed essere subentrato nelle successive due, dalla quarta è sempre stato schierato dal primo minuto da Bosz, saltandone solo una per squalifica, e più della metà delle volte è rimasto in campo per tutta la durata della partita. Dal punto di vista realizzativo, invece, finora sono 3 i gol e 9 gli assist messi a referto da Diaby e 6 i gol e 7 gli assist che portano la firma di Bailey.

Quando due giocatori così preziosi non sono disponibili, la loro assenza si sente, e perciò il Bayer ha deciso di correre ai ripari, acquistando un’altra ala, giovane e con le stesse caratteristiche dei suoi colleghi di reparto; è così che a gennaio è arrivato a titolo definitivo dal Leicester, per soli 2 milioni di euro, Demarai Gray, che già dalle prime uscite ha espresso tutte le sue qualità: per lui sono arrivate finora 5 presenze in Bundesliga, in cui ha trovato 1 gol e 2 assist (da subentrato) nelle prime 3 ed ha sostituito senza problemi Diaby nella quarta e Bailey nella quinta, guadagnandosi le lodi di Bosz e degli addetti ai lavori in entrambe le occasioni.

Nonostante la stagione non abbia preso la piega giusta, le Aspirine possono ancora puntare alla Champions League, da cui distano solo 7 punti. Probabilmente a maggio vi racconteremo ancora la storia del Neverkusen che sciupa la qualificazione in Champions nelle ultimissime giornate di campionato, come successo l’anno scorso e tre anni fa, anche con il nuovo tecnico Hannes Wolf che traghetterà la squadra, ma le incredibili prestazioni di Moussa Diaby e Leon Bailey, che con Demarai Gray formano un pacchetto di esterni giovani e dinamici, fanno sperare i tifosi del Bayer in un epilogo migliore. Soprattutto, in un futuro migliore.

Le cose che vi siete persi nei quarti di finale della DFB-Pokal 2020/21

quarti DFB-Pokal 2020/21

Werder e Regensburg: a presto, quarti di DFB-Pokal 2020/21!

Il quadro delle semifinali di DFB-Pokal 2020/21 non sarà chiaro prima di qualche settimana. La sfida tra il Werder Brema e lo Jahn Regensburg è stata rimandata a causa delle positività nel gruppo squadra dello Jahn, che starà in quarantena per due settimane. Il Werder, ovviamente, ha compreso la situazione e accettato la decisione.

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Rose e Terzic, Haaland e Maric: presente e futuro

René Maric, 28 anni, è uno dei vice allenatori più stimati nel mondo del calcio, specie per la sua capacità tattica e per il sito Spielverlagerung, su cui si parla – appunto – di tattica. Lavora da tempo con Marco Rose. I due sono stati insieme anche a Salisburgo. E hanno allenato una giovane Erling Haaland, che non si è dimenticato di Maric. E dopo la partita di DFB-Pokal è andato a salutarlo. Presto si incontreranno di nuovo: Maric seguirà Rose in giallonero. Una foto di amicizia, ma che ha fatto molto discutere i tifosi del Gladbach.

Terzic e il futuro

Comunque, a proposito di incontri: Terzic l’anno prossimo sarà vice di Rose e prima della partita ha detto che “non vede l’ora di lavorare con lui”. Intanto l’ha battuto.

Watzke l’ha vissuta male…

Aki Watzke, CEO del Borussia Dortmund, ha affermato che durante le partite perde uno o due kg per la tensione. Ecco, dopo la sfida col Gladbach, sembra averne perso qualcuno in più. E anche preso qualche anno in più.

Fuochi d’artificio a Essen

Il sogno del Rot-Weiss Essen, club di quarta serie, è finito contro l’Holstein Kiel. Nonostante i tifosi abbiano provato a tenere svegli i giocatori avversari la notte prima sparando qualche fuoco d’artificio sotto il loro hotel. Ne hanno sparati anche durante la partita, ma non son serviti a scalfire la voglia di Fin Bartels e compagni di vincere. 0-2 e semifinale. Niente male. Neanche i fuochi.

Fonte: Getty/OneFootball

Lo scivolone di Weghorst

Lo avete visto nella foto profilo e ve lo abbiamo raccontato ieri sera: il Wolfsburg aveva l’occasione di andare in vantaggio contro il Lipsia, ma l’attaccante olandese è slittato sul dischetto e ha clamorosamente mancato l’occasione di portare la sua squadra in vantaggio.

L’imbattibilità interrotta di Casteels

Nonostante sia riuscito in parate fuori dall’ordinario, il portiere del Wolfsburg ha perso la sua imbattibilità dopo 800 lunghi minuti di resistenza senza nemmeno subire goal. Gliel’ha tolta Yussuf Poulsen, diventato capocannoniere della competizione con 5 goal. Ha fatto ancora parate incredibili, ma non è bastato per permettere al Wolfsburg di centrare la qualificazione.

 

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La seconda serata di Pokal: conferma Lipsia, sorpresa Holstein Kiel

Lipsia Pokal

In attesa che venga recuperato l’ultimo match, quello tra Jahn Regensburg e Werder Brema – rimandato a causa di un focolaio di Covid-19 nella squadra bavarese – il quadro delle semifinaliste della DFB-Pokal 2020/21 si definisce. Al Borussia Dortmund si aggiungono infatti l’Holstein Kiel, vera e propria squadra rivelazione della coppa ma in generale della stagione, e il Lipsia, che punta dritto al suo primo trofeo nella storia del club.

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Vi abbiamo già raccontato nel dettaglio la storia delle ‘cicogne’ dell’Holstein Kiel, un club con un passato nobile, ma che da tempo non viveva tali fasti. Mentre occupa in coabitazione col Bochum la  testadella classifica di 2. Bundesliga, la squadra del nord della Germania continua a sognare anche in DFB-Pokal. Dopo aver compiuto l’impresa di eliminare il Bayern Monaco e aver battuto il Darmstadt ai calci di rigore, la squadra del 32enne Ole Werner è riuscita a battere anche il Rot-Weiss Essen, club di quarta serie che stava vivendo un sogno dopo aver eliminato il Leverkusen. Nonostante qualche fuoco d’artificio, i goal di Mühling e Serra nel primo tempo, a cui si è aggiunto quello di Mees nel finale, hanno permesso all’Holstein Kiel di vincere 0-3 in scioltezza e guadagnarsi un posto tra le migliori quattro. Un traguardo apparentemente impensabile fino a qualche mese fa.

Nella seconda semifinale è invece stato il Lipsia a passare, eliminando un Wolfsburg che ha perso l’imbattibilità. Dopo 800 minuti, Koen Casteels ha subito il goal fermando così la sua lunga serie senza incassare reti. Merito di Yussuf Poulsen, ma soprattutto di un Alexander Sørloth che è entrato dalla panchina e ha cambiato la gara: ha avviato e rifinito l’azione dell’1-0 e poi ha propiziato anche il goal del 2-0 con un dribbling su Brooks sulla destra prima che l’altro subentrato Hwang mettesse in porta il raddoppio. Ancora una volta, dopo il successo contro il Gladbach, Nagelsmann l’ha vinta con i cambi.

Tanti rimpianti per il Wolfsburg, che ha perso nella ripesa dopo aver giocato un eccellente primo tempo e aver avuto l’occasionassimo per chiuderla con Wout Weghorst, che è scivolato dal dischetto calciando in cielo il pallone del possibile 0-1 che avrebbe forse cambiato la storia. In semifinale di Pokal, invece, ci va diretto il Lipsia.

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Lo scivolone di Weghorst. Fonte: Getty/OneFootball

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Terzic batte il suo futuro capo: fuori il Gladbach, Dortmund in semifinale

Gladbach dortmund

Il Borussia Dortmund è la prima semifinalista di DFB-Pokal: un goal di Sancho ha fissato 0-1 al Borussia-Park contro il Gladbach nella partita più attesa dell’intero programma dei quarti. La sfida tra il presente e il passato di Marco Rose ha visto trionfare i gialloneri di Edin Terzic, futuro assistente proprio di Rose, oggi però avversario. Anche se, come ha rivelato, non vede l’ora di lavorare con lui. Stasera però lo doveva battere. E lo ha fatto, con solidità e fiducia. Senza troppi picchi di classe, ma sufficiente talento per portare a casa la qualificazione.

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Dal primo tempo di buone notizie per il Dortmund ce ne sono poche, visto che dopo quattro minuti è arrivato il primo cambio obbligato. E non è stato un cambio qualsiasi, bensì la sostituzione di Guerreiro, a quattro giorni dalla delicatissima trasferta contro il Bayern Monaco. Nella gara d’andata era stato tra i migliori in campo. A parte un goal mangiato da Haaland e uno annullato a Thuram, è stato l’unico vero spunto di un primo tempo piatto, caratterizzato da tanti falli e da pochissime giocate tecniche. Gioco spezzettato, Stegemann impegnato a fischiare falli in serie, decisamente poco altro. Il nuovo 4-3-3 di Terzic si è confermato un modulo piuttosto solido, anche se poco spettacolare quando la squadra non trova campo da attaccare.

Anche il secondo tempo è iniziato tutto sommato sotto lo stesso leitmotiv: gialli, goal annullati (stavolta a Haaland), ma un piglio diverso. Specialmente del Dortmund che ha preso le misure e aspettato il momento giusto per colpire con Jadon Sancho, arrivato a 6 goal e 5 assist nelle ultime 9 partite. Dopo il goal l’inglese ha lasciato il campo zoppicando, non trasmettendo ottimi segnali in vista del Klassiker. Azione confezionata da Nico Schulz, finalmente un fattore dopo tante difficoltà nell’ultimo anno e mezzo.

Nonostante i tentativi sopratutto del neoentrato Zakaria, il Gladbach non riesce a raggiungere il pareggio: vince il Dortmund 0-1 al Borussia-Park, vendicandosi della sconfitta in campionato. Con la beffa finale rappresentata dall’ingenua espulsione di Mahmoud Dahoud per doppio giallo: salterà certamente la semifinale. Almeno sarà certo di esserci in finale. Gioia per Terzic, che centra la quarta vittoria consecutiva. Questa un po’ più speciale, contro il suo futuro capo. Dortmund in semifinale.

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All’insegna delle sorprese: le rivelazioni della DFB-Pokal 2020/21

dfb-pokal 2020/21

Con i quarti di finale della DFB-Pokal 2020/21, in programma il 2 e 3 marzo, la competizione entra nel vivo. E anche quest’anno sono rimaste in gioco squadre certamente non abituate a certi palcoscenici.Scorrendo gli accoppiamenti si notano subito due peculiarità: l’assenza del Bayern Monaco schiacciasassi e la massiccia presenza di squadre che non giocano in Bundesliga, ben tre su otto totali.

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Storicamente la DFB Pokal ha sempre visto outsider ben figurare in questa competizione, favorite dal format del torneo a partita secca. E anche quest’anno ne abbiamo avuto una conferma. Jahn Regensburg e Holsein Kiel (2. Bundesliga) e Rot-Weiss essen (Regionalliga), sono le “cenerentole” della competizione, il cui approdo a questo punto del torneo rappresenta già una pagina lucente della loro storia.

Tre squadre, tre storie diverse. Partiamo dall’Holstein Kiel, forse la più quotata delle tre, anche grazie allo scalpo di prestigio dei sedicesimi, dove in una freddissima serata di gennaio ha buttato fuori dalla competizione niente di meno che i campioni del mondo in carica del Bayern Monaco. Una serata magica decisa dal rigore di Fin Bartels dopo 120’ di lotta su fango e neve. Prima del Bayern, il Kiel aveva eliminato i dilettanti del Rieslasingen-Arlen con un rotondo 1-7, mentre dopo, sempre ai rigori, ha avuto la meglio del Darmstadt.

Il Kiel può contare su discrete individualità al quale la 2. Bundesliga sta abbastanza stretta: in porta Gelios si è ben distinto in questo inizio di stagione dando sicurezza al reparto, oltre ad essere stato l’eroe nei turni di DFB-Pokal ai rigori. Insieme al “centralone” tedesco Hauke Wahl ha contribuito a rendere la difesa del Kiel la meno battuta della Zweite. Davanti, invece, Fin Bartels non ha bisogno di presentazioni visto il suo passato al Werder e, attorno a lui, si sono inseriti il coreano Lee, il veloce esterno Fabian Reese (passato nel settore giovanile dello Schalke) e il promettente scuola Dortmund Janni Serra. Il gioco del Kiel è e molto offensivo, e non a caso nelle scorse stagioni ha sfiorato la Bundesliga fermandosi, sul più bello, al Relegationspiel. Nonostante gestioni tecniche sempre differenti. Attualmente la squadra è in mano a Ole Werner, 32 anni.

A vedersela contro il Kiel sarà il “piccolo” Rot-Weiss Essen. La squadra della Renania settentrionale ha superato nei tre turni precedenti della DFB-Pokal 2020/21 squadre di categoria superiore, ovvero Arminia Bielefeld, Fortuna e Bayer Leverkusen. Proprio agli ottavi contro il Bayer, abbiamo assistito ad una partita pazza, in pieno stile DFB Pokal: nei 90’ Schick e compagni hanno sbattuto contro i pali (ben quattro) e contro Daniel Davari, miracoloso a più riprese. Il merito dei ragazzi di Christian Neidhart è stato quello di rimanere sul pezzo per i tempi regolamentari e addirittura reagire al vantaggio di Leon Bailey con le reti di Oguzhan Kefkir e di bomber Simon Engelmann. Lo scontro si preannuncia, comunque, equilibrato e aperto ad ogni risultato. L’Essen può contare sul fattore casa (anche se a porte chiuse), mentre il Kiel sull’esperienza e la maggior tecnica di alcuni sui componenti.

L’altra squadra di Zweite, lo Jahn Regensburg, riceve in casa a Ratisbona il Werder di Florian Kohfeldt, in una partita che non si giocherà comunque in questi giorni a causa dei casi di Covid che si sono registrati nel club bavarese. Anche in questo caso, nonostante la differenza di categoria, l’incontro è più che mai aperto. Il Werder, incostante e non ancora fuori del tutto dal pericolo retrocessione, in coppa ha passeggiato superando senza fatica Carl Zeiss Jena, Hannover e Greuther Fürth segnando 7 gol e subendone 0.

Il Regensburg, curiosamente, nella DFB-Pokal 2020/21 ha superato tutte e tre le eliminatorie ai rigori (Kaiserslautern, Wehen Wiesbaden e Colonia). I migliori elementi dello Jahn sono l’esperto Christoph Moritz a centrocampo (ex Amburgo) e il capocannoniere della squadra Andreas Albers con 6 reti in stagione. Fanno parte della rosa anche interessanti calciatori come Jan-Niklas Beste (in prestito proprio dai Grün-Weißen) e il play Max Besuschkow, di gran lunga il giocatore di movimento più utilizzato da mister Selimbegovic. Le due squadre, nei rispettivi campionati, sono accomunate dal fatto di essere nella stessa posizione di classifica, entrambe infatti non possono dirsi fuori dalle zone calde e, allo stesso tempo, in un limbo lontane da ogni discorso di gloria.

Il Werder, dal canto suo, deve necessariamente fare risultato per “salvare” una stagione ancora una volta grigia. L’approdo alle semifinali darebbe ai verdi linfa per il finale di stagione, oltre che il miraggio di una qualificazione europea che può arrivare soltanto arrivando alla finale dell’Olympiastadion. L’accesso tra le migliori quattro per i verdi non sarebbe una sorpresa, come per lo Jahn, ma sicuramente un risultato difficilmente pronosticabile ad inizio anno. Dall’altra parte il Regensburg si presenta alla sfida leggero e con nulla da perdere, con poche individualità ma con la forza del collettivo per scrivere un altro pezzo di storia del club.

Insomma, soprattutto quest’anno, sarebbe un delitto perdersi questi incontri, che promettono spettacolo, gol e sorprese. La finale di Berlino della DFB-Pokal 2020/21 è alle porte e chissà se quest’anno vedremo una finale inedita o addirittura una squadra di categoria inferiore provare l’assalto alla vittoria finale.

 

DFB-Pokal 2020/21

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Big di Germania sull’attenti: la DFB Pokal è un’occasione da non mancare

DFB-Pokal

Mai come quest’anno la DFB-Pokal è un’occasione irripetibile per tutti i club di Bundesliga rimasti in corsa. Nei quarti di finale che si giocheranno tra il 2 ed il 3 marzo ci sono tre squadre provenienti da serie inferiori – Jahn Regensburg, Rot-Weiss Essen e Holstein Kiel – e quest’ultime due si scontreranno tra loro per un posto nelle semifinali. Il che vuol dire che i club della massima serie tedesca rimasti ancora in gioco avranno una partita sulla carta semplice per accedere alla finale di Berlino.

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Quello che però rende la coppa nazionale tedesca una chance da non mancare è l’assenza del Bayern Monaco. L’eliminazione dei campioni di tutto per mano dell’Holstein Kiel ha spalancato le porte alla possibilità di un trofeo che, per chi è rimasto in corsa, è diventato fondamentale vincere seppure per diversi motivi.

La prima volta – Partiamo da chi è l’antagonista dei bavaresi anche in campionato: il Lispia. La squadra dell’ex Germania dell’Est sta finalmente sbocciando e con Nagelsmann ha ormai raggiunto lo status di contendente al titolo, tuttavia la bacheca ancora piange. Dalla promozione in Bundesliga i Roten Bullen hanno disputato grandi annate, culminate nella semifinale di Champions League dello scorso anno, senza però aver mai alzato al cielo un trofeo. In bacheca non c’è nulla a livello professionistico, neanche tra Zweite e Dritte. Il quarto di finale contro il Wolfsburg non è di certo così agevole, soprattutto perché incastrato tra il match contro il Mönchengladbach ed il Friburgo, ma se la squadra vuole iniziare a lasciare un segno non c’è occasione migliore di questa per arrivare sino a Berlino e alzare la coppa.

Rilanciarsi – Parlando dell’avversario del Lispia, il Wolfsburg sta disputando un campionato decisamente oltre le aspettative. I ragazzi di Glasner sono forse la più grande sorpresa in positivo di questa stagione, il terzo posto conquistato con i gol di Weghorst e una difesa imperforabile li sta portando dritti in Champions League, ma il secondo successo in Bundesliga è un’utopia. Dopo anni di magra e aver corso il rischio della retrocessione è giunto il momento di tornare ad essere uno dei top club della Bundesliga. Peraltro solo nel 2015 i lupi hanno vinto la Coppa.

Lo stesso discorso può applicarsi anche al Werder Brema, sebbene quest’ultimi siano attualmente impegnati a concretizzare una salvezza tranquilla – più vicina dopo la vittoria contro l’Eintracht – che a quella di conquistare un piazzamento europeo. Delle cinque big impegnate in DFB Pokal è anche quella con l’impegno più semplice. O almeno dovrebbe esserlo. Il sorteggio ha infatti designato lo Jahn Regensburg come l’avversario dei Grünweiß spalancando – quasi – le porte verso una semifinale da non mancare per nessun motivo. Una partita che, comunque, sarà giocata nelle prossime settimane a causa dei casi Covid registrati nello Jahn. Da qui potrebbe ripartire la ricostruzione di una squadra che ha bisogno di una svolta positiva per tornare dove gli compete.

Regalo prima dell’addio – Le ultime due squadre che restano da citare sono il Borussia Dortmund ed il Borussia Mönchengladbach, che daranno vita al Borussen Derby nei quarti di finale. Entrambe hanno la possibilità di coronare anni di lavoro con la vittoria di un trofeo e dare un senso a questa stagione. La crisi di risultati che sta investendo i gialloneri li ha allontanati dai primi quattro posti validi per la prossima Champions e allora Terzic ha l’obbligo di vincere la DFB-Pokal, un trofeo che manca da ormai quattro anni, prima di lasciare spazio a Marco Rose.

E qui arriviamo ai Fohlen. L’addio già annunciato di Rose a fine stagione ha portato con sé qualche strascico all’interno della squadra, apparsa distratta e fragile nelle ultime partite disputate. Tuttavia, come per tutte le altre, anche per il Gladbach questa è un’occasione da non farsi sfuggire. I bianconeri di Germania non vincono un trofeo dalla DFB-Pokal del 1995 – peraltro in finale contro il Wolfsburg – ed il lavoro svolto in questi anni da Max Eberl merita di certo un coronamento. Quale miglior occasione allora di questa. E quindi sotto a chi tocca, perché chiunque uscirà dovrà mangiarsi le mani per aver sprecato una chance unica per soffiare un trofeo al Bayern.

 

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