La Germania è divisa sulla ripartenza della Bundesliga

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La ripartenza del campionato di calcio ha creato anche in Germania un acceso dibattito. La posizione dei club di Bundesliga e di Zweite è ormai chiara: le società faranno tutto quello che è in loro potere per mettere in sicurezza staff, accompagnatori e soprattutto calciatori, accollandosi i costi che ciò comporterebbe. È chiaro che la preoccupazione principale, subito dopo la salute dei propri tesserati, è la sopravvivenza economica e ormai la questione è ammessa alla luce del sole dai responsabili dei club.

Non tutti sono d’accordo sulla ripartenza. Ad innescare il dibattito, tre giorni prima dell’uscita del documento presentato giovedì 23 aprile dalla DFL, ci hanno pensato i Presidenti dei due Länder più ricchi e popolosi, cioè Markus Söder (Baviera – CSU) e Armin Laschet (Renania del Nord-Vestfalia – CDU). I due politici hanno bollato come fattibile una ripartenza della Bundesliga dal 9 maggio, ovviamente a porte chiuse (gli eventi con la presenza di pubblico in Germania sono vietati fino al 31 agosto). Il capo della DFL, Christian Seifert, ha subito parlato di “prospettiva importante per entrambe le leghe”, di fatto cogliendo al volo l’occasione di non essere il primo a tirare fuori la questione. Si è capito abbastanza in fretta che la data non era plausibile, ma il mondo politico ha continuato a dare segnali positivi.

Già il giorno successivo un editoriale di Christof Kneer sul quotidiano ‘Süddeutsche Zeitung’ ha posto però il tema in modo critico, invitando la politica a spiegare perché in un momento in cui tutta la società subisce una limitazione dei diritti fondamentali il calcio viene privilegiato rispetto agli altri settori, ottenendo un trattamento di favore permettendone la ripartenza. Il fatto che il quotidiano di Monaco sia vicino ad ambienti imprenditoriali fa capire l’importanza di questa presa di posizione.

A poche ore di distanza sullo stesso quotidiano è apparso un altro articolo, di Josef Kelnberger, con un punto di vista opposto rispetto a quello del collega. Citando la parte fondamentale del pezzo:

Ci sono buone ragioni per considerare [la ripartenza della Bundesliga] una scelta bizzarra, oscena, mentre la morte infuria negli ospedali e nelle case di cura. Ma ci sono anche ottimi motivi per non vederne l’ora. Dovrebbero giocare, almeno provare. Una piccola distrazione non può nuocere a questa società, e ciò non significa essere cinici”.

E per questo, sostiene Kelnberger, è anche accettabile che i calciatori possano avere diritti speciali.

Qui entra in scena l’ottima capacità di leggere il momento del Presidente della DFL. Seifert ha infatti condotto la conferenza stampa a seguito della riunione del 23 aprile con un tono quasi dimesso, lasciando sempre la massima disponibilità nei confronti delle esigenze più importanti e urgenti del Paese. Ha presentato il piano per ripartire (gli allenamenti sono già ricominciati da settimane), ma senza apparire poco attento alla nuova realtà che il mondo e la Germania stanno vivendo. Come descrive bene il titolo dell’articolo di Michael Horeni e Christian Kamp sul ‘Frankfurter Allgemaine’, il calcio è passato in poche settimane “da re a supplicante”.

Un altro tema è quello dei tamponi. Da molte parti ci si chiede perché se ne debbano “sprecare” circa 20.000 a settimana (dato della DFL) per il calcio, quando si fatica a farli agli operatori sanitari. La DFL parla però di una richiesta di circa lo 0,4% della capacità tedesca totale.

La discussione è accesa anche sulle partite a porte chiuse. Da una parte in tanti, in particolare le forze dell’ordine, sono preoccupati per gli assembramenti dei tifosi fuori dallo stadio durante i match, come successo nel derby tra Gladbach e Colonia o in Champions a Parigi. Jörg Radek, vice presidente federale del sindacato di polizia, in un’intervista al ‘Frankfurter Allgemeine’ si è detto chiaramente contrario proprio per questo motivo, sottolineando che sarebbe un inutile spreco di uomini e risorse in un momento in cui le attenzioni andrebbero rivolte alla lotta alla pandemia.

Anche i gruppi organizzati delle tifoserie hanno preso una posizione netta contro le partite a porte chiuse, ma non solo. I primi sono stati i sostenitori del Bayern, che hanno manifestato la loro contrarietà ai ‘Geisterspiele’ con polemici striscioni in autostrada: “la vostra avidità non si ferma di fronte a una pandemia”. L’associazione “Fanszenen Deutschland”, che riunisce i principali gruppi di tifosi, ha allargato il ragionamento. Nel comunicato, dopo aver sottolineato la disparità che si creerebbe sui tamponi, si mette in discussione l’intero sistema-calcio. Ci si chiede cioè come sia possibile che un settore che muove milioni di euro come pochi altri nel Paese dipenda così tanto dai soldi delle tv, al punto tale da ammettere che senza l’ultima rata dei diritti tv la maggior parte delle società fallirebbe. La “Fanszenen Deutschland” invita quindi i club della DFL a ripensare il sistema dalle basi, a partire da una diversa e più equa ripartizione dei diritti tv, “rafforzando così la solidarietà tra club più grandi e club più piccoli”.

Il dibattito si è ulteriormente acceso dopo i tre positivi di Colonia e le dichiarazioni del centrocampista Birger Verstraete (ne abbiamo parlato diffusamente in un precedente articolo).

Secondo un sondaggio dell’istituto di ricerca ‘Infratest dimap’, condotto per conto di Deutsche Welle, solo un terzo dei tedeschi è ora favorevole alla ripartenza della Bundesliga. I risultati rivelano un netto cambiamento di opinione dall’inizio di aprile, quando un altro sondaggio dello stesso istituto mostrava che oltre la metà dei tedeschi (52%) era a favore di una continuazione con le partite a porte chiuse.

La Bundesliga tra i principali campionati europei è il primo a ripartire. Ma il dibattito resta aperto non solo su ciò che accadrà nel futuro prossimo, ovvero la ripartenza, ma su come sarà la Bundesliga stessa dopo il coronavirus.

Lennart Grill, un giovane portiere per il Leverkusen

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Lennart Grill al Bayer Leverkusen è il primo acquisto del mercato estivo 2020. Il portiere classe 1999 arriva dalla Dritte Liga, dal Kaiserslautern, storica società in grandi difficoltà economiche a maggior ragione in questo periodo di crisi.

Su youtube i video su di lui più visualizzati si riferiscono quasi tutti al secondo turno della DFB-Pokal, avvenuto a fine ottobre contro il Norimberga. Quella partita (vale la pena vedere gli highlights) probabilmente nel bene e nel male è un po’ il suo attuale manifesto: clamorosa leggerezza sul gol del 2 a 2 di Frey alla fine dei tempi regolamentari e gran parata, decisiva, nei rigori.

Grill è cresciuto alla Gerrys Flugschule, la “scuola di volo” di Gerry Ehrmann, leggenda del Kaiserslautern dal 1984 al 1998 (gli anni della doppia vittoria del Meisterschale e della DFB-Pokal) e allenatore dei portieri dal 1996 fino a pochi mesi fa. Prima di Grill sotto la guida burbera ma paterna di Ehrmann si sono formati portieri come Kevin Trapp, Tim Wiese e Roman Weidenfeller. Già questo è un bel biglietto da visita. Il classe ’99 sta dimostrando istinto e senso della posizione, mentre i punti su cui dovrà ancora lavorare (peccato in tal senso che si sia dovuta interrompere la collaborazione con Tarzan Gerry) sono lo stile e la continuità di concentrazione.

I diavoli rossi quest’anno stanno faticando in Dritte ma Grill, titolare dal girone di ritorno della stagione scorsa, è uno dei giocatori con il rendimento migliore. Due dati confermano la crescita. In primo luogo il portiere è stato nominato dai tifosi giocatore dell’anno 2019; secondo è attualmente il calciatore della terza serie tedesca con il più alto valore di mercato. Per questo dopo aver fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili, dall’Under16 all’Under19, la convocazione e l’esordio nell’Under21 a settembre non sono stati una sorpresa. Nelle nuove gerarchie di Kuntz alle spalle di Markus Schubert dello Schalke c’è lui.

Nel Leverkusen andrà a fare da vice a Lukas Hradecky, considerata anche la non più giovane età dell’attuale secondo Ramazan Özcan che comunque dovrebbe rimanere come terzo. Il titolare, finlandese classe 1989, in quasi cinque anni di Bundesliga tra Eintracht e Bayer ha saltato appena 3 partite, 2 per un piccolo infortunio e una per squalifica. Un portiere affidabile dunque, ma Rudi Völler ha voluto mettere subito le mani su uno dei portieri tedeschi di maggior prospettiva per iniziare a creare una costruttiva concorrenza.

A sostenere la scelta delle aspirine c’è una statistica interessante: nella Bundesliga 2019/20 hanno giocato, peraltro poche presenze, soltanto tre portieri nati dal 1997 in avanti. Si tratta di Florian Kastenmeier del Fortuna Düsseldorf (classe 1997), che ha sostituito l’infortunato Zack Steffen, di Florian Müller del Mainz (classe 1997), che ha iniziato da titolare per poi perdere il posto a vantaggio di Robin Zentner e del già citato Markus Schubert (classe 1998), sostituto di Nübel allo Schalke.

Grill deve crescere, certo, ma le potenzialità ci sono e, dopo aver avuto un maestro come Ehrmann, potersi allenare con Hradecky al Leverkusen potrebbe essere un’ulteriore opportunità di crescita. Un acquisto di grande prospettiva che, in tempo di pandemia, dà un po’ di speranza e luce al futuro del calcio tedesco.

Fußball e solidarietà: i tifosi tedeschi contro il Covid-19

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Aiutare il prossimo ed il più debole è una delle prerogative del tifo organizzato in Germania e, come successo a Natale, anche in questo brutto periodo non manca il loro supporto alle aree locali per combattere il Covid-19. Che siano di Bundesliga, di 2.Bundesliga, di 3. Liga o di serie dilettantistiche poco importa, ognuno nel suo piccolo ha voluto aiutare i meno fortunati della propria comunità di riferimento. Di seguito alcune delle iniziative intraprese – riportarle tutte diventerebbe molto lungo, ma potete guardare il thread creato dal giornalista Felix Tamsut, di DW Sports, su Twitter.

Aiuti eccezionali – La maggior parte dei gruppi ultras, come ad esempio i gruppi organizzati del Borussia Dortmund, Dynamo Dresda, SSV Reutlingen e Augsburg (ma sono solo alcuni) si è mossa per sostenere e aiutare le persone in difficoltà oppure coloro costretti a restare in quarantena. Il gruppo Ultras Gelsenkirchen – parliamo quindi dei sostenitori dello Schalke 04 – si è attivato assieme al club per coordinare gli aiuti in città, seguiti a ruota dagli Underdogs del Babelsberg (Regionalliga) e dai tifosi del Norimberga. C’è anche chi come il gruppo F95 Antirazzista del Düsseldorf si è offerto per fare la spesa ai più deboli della città, mentre gli Ultras Düsseldorf hanno comprato 100 copie di un magazine pubblicato e venduto con il solo scopo di aiutare i senzatetto.

Donazioni internazionali – C’è anche chi è andato oltre all’aiuto in patria. Il Commando Cannstatt, gruppo di supporter dello Stoccarda, si è prodigato anche in una raccolta fondi per sostenere l’ospedale Bufalini di Cesena. Assieme ai tifosi romagnoli della Curva Mare sono stati raccolti e poi donati al nosocomio cesenate più di 58mila euro.

Sangue e cibo – L’invito a donare sangue è da sempre un capo saldo della solidarietà in tutto il mondo e lo è ancora di più in momenti come questo, con la pandemia di Covid-19 che sta mettendo in ginocchio il mondo. Il primo ad attivarsi in tal senso è ancora una volta il Commando Cannstatt, già citato poco sopra, ma anche i gruppi organizzati del Bayern Monaco sostenuti dalla Umbrella Organization si sono spesi molto per questo. I sostenitori bavaresi hanno anche lanciato una raccolta cibo da donare ai più bisognosi della città, così come gli Ultras Frankfurt la Südkurve del Carl Zeiss Jena.

Un passo in più l’hanno fatto i Weekend Brothers, gruppo organizzato del Wolfsburg che si è speso anche in aiuti ai più bisognosi, che visto le difficoltà delle mense locali ha deciso di organizzarne una propria. Un’impresa non da poco, ma che sta dando i suoi frutti anche grazie alla rigorosa divisone degli orari: dalle 12:00 alle 12:30 le donne incinta o famiglie con bambini; dalle 12:30 alle 13:00 gli anziani; e dalle 13:00 alle 13:30 le persone affette da disabilità.

L’ennesimo segnale di come il calcio in Germania spesso sia inscindibile dal sociale e dall’amore verso il proprio territorio e il prossimo. Anche in periodo di Covid-19.

Come la crisi potrà incidere sulla Bundesliga

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È ormai chiaro che se il campionato tedesco riprenderà lo farà soltanto a maggio e con ogni probabilità comunque a porte chiuse. Per l’economia in generale l’impatto della crisi sanitaria legata al Coronavirus è già oggi e sarà ancor di più in futuro molto rilevante e non ne saranno immuni nemmeno i club sportivi, come riporta nel dettaglio il ‘Kicker’. La crisi per le squadre di Bundesliga rischia di essere un colpo durissimo: si stima che soltanto ogni match casalingo a porte chiuse porti ad un mancato incasso tra il milione e mezzo e i due milioni e mezzo di euro a partita. Tutti quindi stanno già ragionando sui tagli agli stipendi, a partire dai calciatori che in questi giorni stanno annunciando riduzioni o sospensioni. Ma vediamo chi tra i club di Bundesliga rischia di più e chi può ritenersi più tranquillo.

Bundesliga in crisi: i club che rischiano di più

Il Paderborn è una delle società più a rischio. Si prevede una potenziale perdita di circa 10 milioni di euro, cifra significativa per un club che già normalmente non naviga nell’oro. A febbraio sono iniziati i lavori di ammodernamento della Benteler Arena: è facile ipotizzare che potranno slittare.

Anche a Mainz la situazione si prospetta difficile. Il club non è particolarmente solido dal punto di vista economico e il ‘Kicker’ stima che abbia in sospeso 15,7 milioni di euro dai diritti tv. Lo slittamento potrebbe davvero essere un brutto colpo per die Nullfünfer.

L’Union Berlin, come anticipato dal Presidente Zingler, è in preoccupata attesa. La squadra berlinese dipende infatti in maniera pesante dai diritti tv, che rappresentano poco meno del 50% delle entrate complessive. Nel frattempo, i calciatori han deciso di rinunciare allo stipendio.

Anche l’Augsburg pur avendo un avanzo pregresso dipende fortemente dai diritti tv e dagli incassi della WWK Arena, la cui somma nel bilancio 2018/2019 è di circa 60 milioni.

I club che rischiano di meno

Il Fortuna Düsseldorf è una delle società più tranquille. I conti sono in ordine e i costi di gestione sono tra i più bassi della categoria.

L’Eintracht Francoforte potrà avere delle perdite sensibili, valutate intorno ai 20 milioni solo per i diritti tv. Ma le cessioni in estate dei big Jovic, Haller e Rebic hanno creato un tesoretto tale da poter ammortizzare le perdite.

Il Colonia non avrebbe problemi, il patrimonio netto di 38 milioni di euro fa dormire sonni (relativamente) tranquilli ai Geißböcke.

L’Hoffenheim è forse il club che insieme al Bayern avrebbe meno problemi, peraltro al di là della presenza dell’ormai famoso Dietmar Hopp, che non contribuisce personalmente dal 2011. I numeri parlano da soli: 60 milioni di euro circa di profitti negli ultimi quattro esercizi finanziari, al netto dei quasi 130 milioni incassati dal mercato.

Anche a Wolfsburg le eventuali perdite dovrebbero essere compensate senza grossi problemi dalla buona solidità costruita negli ultimi anni.

È interessante capire perché il Bayer Leverkusen non rischi nonostante la crisi. L’accordo interno è che la società Bayer 04 Fußball GmbH (in Italia SpA) debba trasferire gli utili alla società madre, la Bayer (la casa farmaceutica); allo stesso tempo però la Bayer partecipa alle perdite e rappresenta lo sponsor principale, anche dello stadio. Quindi se non andrà in difficoltà la società farmaceutica non ci saranno problemi neanche per la squadra.

La buona gestione economico-finanziaria e l’ottimo lavoro fatto anche sul mercato da Max Eberl consentono una discreta tranquillità anche al Borussia Mönchengladbach.

Come detto a inizio marzo da Hans-Joachim Watzke il Borussia Dortmund ha abbastanza riserve per sopravvivere, anche grazie all’aumento di capitale avvenuto a gennaio, raddoppiato da 30 a 60 milioni di euro.

Il Bayern Monaco è ovviamente il club tedesco con la maggior forza economica. Sono quindi da sottolineare due dichiarazioni dei dirigenti bavaresi. Innanzitutto quella del Presidente Herbert Hainer, che dice dell’unità di intenti all’interno della DFL: “(questa crisi) è un’immensa sfida, che tutti possiamo affrontare soltanto insieme”. Qualche giorno dopo Rumenigge è stato ancora più netto, annunciando che i club più ricchi (Bayern, Dortmund, Lipsia e Leverkusen) hanno messo a disposizione 20 milioni per aiutare le società di Bundesliga e di Zweite più in difficoltà. “In questo periodo così difficile – ha detto Rumenigge – è giusto che i club più forti aiutino i più deboli.

I club in attesa

Schalke, Friburgo, Hertha e Werder Brema si può dire che siano in una posizione intermedia. Ad oggi sono economicamente in salute, ma molto dipenderà dal protrarsi della situazione di emergenza. Interessante la decisione dell’Hertha di creare subito (ancora prima della decisione di fermarsi) un gruppo di lavoro che sta monitorando costantemente gli effetti della crisi sulla Bundesliga.

Il Lipsia invece merita un discorso a parte. La società come si sa è solida (lo dimostra anche il contributo messo a disposizione dei club più in difficoltà), ma le dichiarazioni di Mintzlaff lasciano un punto interrogativo: “Chiunque crede ancora che Red Bull possa tappare ogni buco non ha ancora capito la nostra situazione“.

 

Emergenza Coronavirus: cosa succede alla Bundesliga

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L’emergenza Coronavirus ha da tempo toccato la Germania e ora anche la Bundesliga, naturalmente, fa i conti con un presente e un futuro incerti. Da ieri il tema è diventato di estrema attualità, tanto che oggi il presidente della DFL Seifert ha fatto il punto in una conferenza alla Bild. Per quella che è, al momento, la posizione ufficiale della Bundesliga sull’emergenza Coronavirus.

“Abbiamo deciso che la prossima giornata si disputerà. Se poi i tifosi ci saranno o meno è una decisione che dovranno prendere le autorità competenti. Loro prenderanno decisioni e noi ci adegueremo. Vorremmo continuare a giocare con il pubblico, ma non dipende da noi o dai club, ed è un’ipotesi molto poco realistica per il prossimo weekend di gioco”.

Nel Nordrhein-Westfalen le autorità hanno già disposto un divieto per gli eventi con più di 1000 persone, cosa che anche la Baviera ha richiesto. Ciò significa che mercoledì il recupero tra Borussia Mönchengladbach e Colonia si giocherà a porte chiuse, senza spettatori. E sarà la prima volta nella storia della Bundesliga. Era successo soltanto in Zweite o nelle leghe inferiori. Ma non sarà l’unico: anche Bayern, Norimberga, Fortuna, Colonia e svariati altri club tra Bundes e Zweite dovranno chiudere le porte.

Horst Heldt, direttore sportivo del Colonia, in conferenza stampa ha ovviamente appoggiato la decisione anche se, testualmente, ha dichiarato che giocare senza pubblico “è una merda”.

Non sarà comunque l’unica partita di Bundesliga che il Coronavirus costringerà a giocare a porte chiuse, visto che anche il sentitissimo derby tra Borussia Dortmund e Schalke 04 di sabato dovrebbe disputarsi senza i tifosi, nonostante manchi ancora l’ufficialità. Intanto il BVB – che ha già annunciato i rimborsi – giocherà senza pubblico anche contro il PSG in Champions League, mentre il Lipsia mercoledì avrà invece lo stadio pieno per la sfida al Tottenham.

Molti club, intanto, hanno ritardato o sospeso le vendite dei biglietti per le prossime partite. Mossa precauzionale, per ora.

Secondo ‘Sport Bild’, intanto, si fa largo un’ipotesi che potrebbe prendere piede qualora si decidesse per giocare a porte chiuse: trasmettere i ‘Geisterspielen’ (le partite ‘fantasma’, quelle senza pubblico) in chiaro in tv in Germania. Sky, che detiene i diritti di trasmissione, ha dichiarato di essere in continuo contatto con la DFL.

La situazione è in continua evoluzione e nelle prossime ore potrebbe nuovamente cambiare.