Il Borussia Dortmund deve scegliere il suo portiere

dortmund portiere

È credenza comune che una squadra che voglia puntare a grandi obiettivi non possa prescindere da un portiere che fornisca solidità ai propri compagni. Una figura autoritaria, uno di quelli il cui posto è al sicuro, al netto di logiche particolari di turnover. Se tutto questo è vero, il Borussia Dortmund dovrà risolvere l’annosa questione del suo estremo difensore per puntare a fare il salto di qualità il prossimo anno.

Nel BVB di inizio anno, allenato da Lucien Favre, Roman Bürki aveva il posto assicurato. Il portiere svizzero è arrivato al Dortmund nel 2015, raccogliendo l’eredità di Weidenfeller. Il tedesco era uno dei fedelissimi di Klopp, nonostante qualche incertezza qua e là, e giocò da titolare la storica finale di Champions del 2013 contro il Bayern Monaco. Fin dal suo arrivo, però, Bürki si è imposto, dimostrando una crescita importante e diventando a tutti gli effetti uno dei senatori dello spogliatoio dall’alto dei suoi 83 clean sheet in 228 presenze: sostanzialmente, quando è stato in salute ha sempre giocato. Con tutti gli alti e bassi che si è  sempre portato dietro: in molti non lo considerano un portiere all’altezza per vincere la Bundesliga.

In questa difficile stagione, però, le cose sono cambiate dopo l’addio di Favre e l’arrivo di Edin Terzic, e fare ordine ora è più complesso. La partita della svolta è quella del 22 gennaio: il Dortmund crolla 4-2 in trasferta contro il Borussia Mönchengladbach, e Bürki è protagonista in negativo come tutta la retroguardi­a giallonera. Durante la settimana successiva, inoltre, il numero 1 si infortuna alla spalla in allenamento, ed è costretto ad uno stop di un mese.

A questo punto, i riflettori passano su Marwin Hitz: anche lui elvetico, l’ex-Augsburg è al BVB dal 2018, e nel primo biennio ha accumulato 12 presenze sparse tra campionato, DFB-Pokal e Champions League. Per il classe 1987 questa sembra una grande occasione per mettersi in luce, ma le cose non vanno esattamente come nei sogni di un bambino: alla seconda uscita, sul campo del Friburgo, Hitz registra pesanti colpe su entrambi i gol subiti nella sconfitta per 2-1. Nel giro di tre minuti, infatti, si fa prima cogliere pigro sul tiro di Jeong, mentre successivamente spinge in porta, con un rimpallo un po’ goffo sul palo, il tiro dalla distanza di Schmid. Non va meglio contro l’Hoffenheim: se Dabbur è chirurgico nel diagonale che risponde al vantaggio di Sancho, Bebou sigla il 2-1 anticipando in maniera lampante il portiere del Dortmund, ancora una volta protagonista di una figura rivedibile.

Alla fine la solita azione personale di Haaland permetterà quantomeno di evitare la sconfitta, ma la sensazione netta è che Hitz (il cui contratto è in scadenza a fine stagione) fornisca ancor meno garanzie di un Bürki un po’ appannato. Eppure, quando l’ex-Friburgo torna a disposizione, Terzic lo fa accomodare sempre in panchina. Non solo: a fine febbraio viene comunicato il rinnovo di Hitz, e la notizia agita ancora di più le acque. Nel giro di un paio di mesi, quindi, le gerarchie tra i due connazionali sembrano essere state completamente ribaltate, nonostante gli errori da matita rossa.

A dire il vero, nessuno dei due estremi difensori sembra poter fornire le garanzie richieste dalla dirigenza del BVB per fare il salto di qualità. Finito l’interregno di Terzic, la palla passerà a Marco Rose, già annunciato come allenatore a partire dalla prossima stagione. Se, come sembra, il nuovo portiere titolare del Dortmund arriverà dal calciomercato, è chiaro che uno dei due presenti ora in rosa dovrebbe fare le valigie. La sensazione è che a farlo possa essere Bürki, che ha un contratto in scadenza nel 2023, con Hitz (il cui nuovo contratto dovrebbe avere le stesse tempistiche) che tornerebbe a fare il secondo al nuovo arrivato.

I nomi fatti negli ultimi tempi sono tanti: quello più forte, rilanciato da fonti autorevoli come Sport Bild e Sky Sport DE, è Peter Gulácsi, che a trent’anni sembra essere prossimo al picco della sua carriera, con la maglia del Lipsia. Per liberarlo dovrebbe “bastare” versare al RB la clausola rescissoria di circa 12 milioni di euro. Si fa anche il nome di Alexander Nübel, quest’anno secondo di Neuer, ma desideroso di accumulare minuti. Di altro tenore i profili di Mike Maignan, classe 1995 del Lille per il quale si vocifera di un’offerta da 25 milioni, e Dean Henderson, che dopo alcune buone apparizioni con il Manchester United ha attirato su di sé gli sguardi di diversi osservatori. Attenzione, comunque, anche alla possibilità di mantenere la coppia attuale, evitando una spesa importante sul mercato nella speranza che entrambi i protagonisti possano trarre giovamento dalla concorrenza per un posto da titolare.

Fino a fine stagione, dunque, le gerarchie sembrano definite, grazie ad una delle scelte più importanti e discusse di Terzic da quando è sulla panchina della sua squadra del cuore. In estate, però, Marco Rose dovrà subito sbrogliare la matassa, decidendo a chi affidare la difesa dei suoi pali.

Was für ein Spiel – Il Dortmund, il Fortuna Colonia un 8-0 che ha fatto storia

dortmund colonia

In un mondo molto distante dal nostro seppur cronologicamente abbastanza vicino, il Borussia Dortmund non era ancora la squadra che siamo stati abituati a vedere negli ultimi dieci-quindici anni. Tranne qualche raro colpo di coda come il quarto posto del 1987 o la DFB Pokal vinta nell’89 i giallo-neri erano soliti occupare la colonna di destra della classifica della Bundesliga, talvolta anche in maniera piuttosto pericolosa. Una di quelle volte è avvenuta nella stagione 1985/86 quando terminò il campionato in sedicesima posizione che, in Germania, vuol dire spareggio per non retrocedere.

La classifica di quell’annata fu particolarmente strana, tra il Waldhof Mannheim ottavo e il Borussia passavano nove squadre ma solo cinque punti di differenza e gli Schwarzgelben andarono al dentro o fuori a causa di una peggiore differenza reti rispetto all’Eintracht Francoforte. Ad aspettare al varco il Dortmund c’era la terza classificata della Zweite Liga, il Fortuna Colonia, squadra che attualmente milita nella Regionalliga West da ormai due stagioni dopo un lustro passato con risultati altalenanti in Dritte. Nel 1986 però i Rot-Weiß erano in rampa di lancio e sembravano pronti a salire in Bundesliga.

Borussia Dortmund-Fortuna Colonia: lo spareggio

Il 13 maggio, di fronte ai 44 mila del Müngersdorfer Stadion di Colonia, si tenne la prima delle due partite dello spareggio per non retrocedere, o forse sarebbe meglio dire la prima delle tre partite. Infatti nella sfida iniziale i bianco-rossi passarono per 2-0 con i gol di Grabosch e Richter ma nella seconda gara il Borussia Dortmund con un moto d’orgoglio rialzò la testa e con un perentorio 3-1 portò il tutto all’ultima e decisiva partita.

Nonostante l’ottima annata del Fortuna Colonia i gialloneri erano una squadra nettamente superiore e lo scossone della gara d’andata aveva colpito tanto i tifosi quanto gli addetti ai lavori. La gara di ritorno aveva messo temporaneamente le cose a posto ma c’erano altri 90 minuti intensi che avrebbero scritto la storia di queste due squadre. Il 30 maggio si giocò al Rheinstadion di Düsseldorf dove oltre 50 mila spettatori erano lì per assistere ad una partita che in un modo o nell’altro sarebbe stata epocale. Nessuno però si sarebbe immaginato cosa sarebbe successo da lì a due ore. Dopo un primo tempo giocato tutto sommato alla pari gli Schwarzgelben erano passati in vantaggio con Dirk Horn ma la partita risultava molto combattuta.

Non si sa bene cosa sia successo negli spogliatoi ma quando Karl-Heinz Tritschler della sezione di Friburgo decretò l’inizio della seconda frazione qualcosa era sicuramente accaduto. Dopo neanche un minuto Michael Zorc segnò il 2-0 e al 49′ Ingo Anderbrügge fece tris. Poker e pokerissimo arrivarono dopo un quarto d’ora di gioco con Storck e Simmes. 5-0, la partita sembrava terminata, il Fortuna era completamente assente e il Borussia Dortmund non aveva altro da chiedere, ma la voglia di dimostrare il proprio valore era troppo alta per farsi sfuggire un’occasione del genere e il BVB affondò di nuovo. Negli ultimi cinque minuti Wegmann, ancora Zorc e Pagelsdorf segnarono la parola fine ad un match incredibile che è entrato negli annali della storia del calcio tedesco e che, siamo certi, avrà fatto urlare a più di qualcuno dei 50 mila del Rheinstadion: “Was für ein Spiel!”.

Dortmund-Arminia, la partita speciale di Amos Pieper

amos pieper

L’ha ribadito in un’intervista di fine settembre al ‘Ruhr Nachrichten’, Amos Pieper: “Non vedo l’ora che arrivi la partita con il Borussia Dortmund”. Quel momento arriverà sabato alle 15.30. Non c’erano dubbi sulla voglia di rivalsa visto il passato del difensore centrale classe 1998, da due stagioni colonna dell’Arminia Bielefeld. Perché è nato a poco più di mezz’ora di auto da Dortmund è cresciuto calcisticamente con il BVB, e ha fatto il raccattapalle al Westafalenstadion per anni. Ma soprattutto per lo strano trattamento riservatogli dai gialloneri.

È risaputo che il settore giovanile del Borussia è florido e vincente e che puntare sui giovani è una caratteristica fondamentale del club. Lo stesso palmares di Pieper con le giovanili del Dortmund è impressionante: tre campionati di fila vinti tra il 2014/2015 e il 2016/17. Il primo con l’Under17, gli altri due con l’Under19, sempre da protagonista al centro della difesa e spesso nell’ultima stagione con la fascia da capitano al braccio.

È ovvio che il BVB non può trattenere tutti i giocatori promettenti del proprio vivaio, perché delle scelte vanno fatte. Ed è altrettanto vero che ad esempio nell’Under-19 del 2017 c’erano calciatori come Pulisic o Kilian. Ma allo stesso tempo considerando le carenze difensive della prima squadra negli ultimi anni, legate anche a prestazioni non sempre all’altezza a livello individuale, il dubbio che si potesse provare a puntare su Pieper è più che lecito.

Mentre pur essendo stato più volte aggregato ai “grandi” all’inizio della stagione 2018/2019, nel mercato di gennaio è stato ceduto per cinquantamila euro all’Arminia Bielefeld. Con die Arminen la crescita in Zweite è immediata: 8 presenze in quell’ultima parte, poi 31 la scorsa stagione, conclusa con un primo posto quasi mai messo in discussione. Come non è mai messa in discussione la sua titolarità al centro della difesa, infatti dalla settima giornata non salterà un solo minuto.

Settembre 2020 rappresenta la conferma della svolta: convocazione e due presenze con la nazionale Under-21 di Kuntz, esordio in Bundesliga con due ottime partite contro Eintracht e Colonia e infine la nomination tra i tre migliori esordienti, insieme a Silas Wamangituka dello Stoccarda e Jude Bellingham del BVB. Inoltre la stima nei suoi confronti da parte dell’allenatore dell’Arminia Uwe Neuhaus viene pienamente confermata anche a parole:

Quando vedi come si è adattato, come è cresciuto, la maturità che ha, quanto è avido di successo e di crescita, allora devi puntare su di lui”.

Un futuro roseo insomma per il classe ’98. Perché Amos Pieper vuole continuare a crescere e, perché no, a sognare la nazionale maggiore, come l’ha definita lui “un sogno fin dall’infanzia”. Ma prima dovrà salvare l’Arminia a suon di prestazioni. A partire dalla partita tanto attesa, contro quel Borussia Dortmund che non ha creduto in lui.

L’osservato speciale del Klassiker: Hummels e la seconda giovinezza

mats hummels bayern dortmund

Per Mats Hummels, Bayern Monaco-Borussia Dortmund non è solo Der Klassiker, la sfida più attesa del panorama calcistico tedesco. Si tratta, soprattutto, di un incontro tra il suo presente ed il suo passato, che si sono scambiati ed incrociati più di una volta.

Qualche cenno biografico è necessario per capire come si è arrivati a questo punto: sin da bambino Mats segue papà Hermann, ex calciatore professionista, al Bayern Monaco. Hummels Sr. lavora nello staff del settore giovanile, all’interno del quale suo figlio si mette in mostra anno dopo anno. A 18 anni esordisce in Bundesliga, giocando 40 minuti contro il Mainz nell’ultima gara della sfortunata stagione 2006/07.

A gennaio 2008 viene mandato in prestito con diritto di riscatto al Borussia Dortmund: tornerà indietro solo 8 anni dopo. Nel mezzo, due meisterschale, una DFB-Pokal ed una finale di Champions League, per un totale di 309 presenze. Al fianco di Neven Subotic ha formato la coppia perfetta per Jurgen Klopp. Una cerniera difensiva completa e via via sempre più esperta, che ha permesso all’attuale tecnico del Liverpool di mettere in pratica la sua idea di calcio al meglio.

Dopo aver conquistato, da dominatore, il mondiale 2014 in Brasile, Hummels ha deciso di rientrare a casa base nel 2016. Per lui, il Bayern ha sborsato 35 milioni di euro. Dopo due stagioni ad alto livello, concluse entrambe con l’accoppiata Bundesliga-Supercoppa, il suo 2018/19 è stato fatto di luci ed ombre. Nonostante altri tre trofei vinti in assoluta tranquillità, l’arrivo di Lucas Hernandez – dopo il pagamento di 80 milioni all’Atletico Madrid – e la crescita di Niklas Süle hanno spinto Hummels quasi ai margini del progetto.

mats hummels bayern dortmund
Mats Hummels è il doppio doppio ex del Klassiker. Fonte: Getty/OneFootball

A quel punto, complice anche un colloquio non esattamente motivante con il tecnico Niko Kovac, il centrale tedesco decide di fare le valigie e tornare a Dortmund, con il grande rimpianto di non aver acciuffato una Champions League, unico trofeo di prestigio assente dalla sua bacheca personale. Qui si apre probabilmente la parentesi peggiore della carriera di Hummels: mentre da Monaco volano stilettate (Kovac dirà che è scappato per evitare la concorrenza nel suo ruolo, Rumenigge rincarerà la dose definendo lo stesso Süle il miglior difensore tedesco), il ritorno al BVB è più traumatico del previsto.

Da centrale del 4-2-3-1 di Lucien Favre, Hummels fatica a trovare le misure e finisce in difficoltà più volte, commettendo errori grossolani in serie. Col passaggio al 3-4-3, però, Favre ha ridato nuova linfa al Borussia, fino ad allora in crisi totale, ed ha permesso al suo centrale di ritrovare la giusta confidenza. Affiancato da due compagni di reparto e schermato da due mediani, Hummels ha ripreso fiducia, complice anche una migliore condizione fisica, e le sue prestazioni sono notevolmente migliorate. Un anno dopo si attesta ancora come uno dei migliori interpreti dell’intera Bundesliga in quel ruolo.

Anche nelle ultime uscite, in cui è tornato a fare il centrale in una difesa a 4, Hummels è riuscito a mettere in mostra le caratteristiche che lo hanno reso celebre. Una grande capacità di lettura ed una fisicità che gli permette di compensare la mancanza di uno scatto brillante lo rendono un marcatore efficace sia in campo aperto che a difesa schierata.

Soprattutto, però, per il BVB è essenziale il suo lavoro in fase di costruzione dell’azione: con 492 passaggi completati (l’89% del totale), si pone al secondo posto di questa classifica per quanto riguarda la Bundesliga, dietro solo a Tapsoba. I suoi palloni hanno coperto oltre 10 km di campo, di cui quasi 3 direttamente verso la porta degli avversari. Inoltre, Hummels si piazza al secondo posto per passaggi diretti nell’ultimo terzo di campo (39).

Anche quando in campo c’è un centrocampista con compiti di regia, infatti, spesso è il tedesco a proporsi palla al piede in uscita dalla difesa, per verticalizzare rapidamente ed innescare la staffetta dei vari Haaland, Sancho e Reyna. Insomma, da talento in ascesa a campione del mondo, ad esubero di lusso fino a tornare cruciale nel progetto di una delle contendenti al trono del Bayern: a 31 anni la parabola di Hummels ha già subito diversi smottamenti ed altrettante risalite.

Ora però il centrale tedesco sembra in controllo del suo destino, tant’è che prima della gara di Champions contro la Lazio (nella quale è sceso in campo con la fascia da capitano), il DS del BVB Zorc ha anche punzecchiato Joachim Löw, suggerendo una nuova convocazione per il suo leader, che non veste la maglia della nazionale tedesca dal novembre 2018.

Nell’ultima gara di Bundesliga, contro l’Arminia Bielefeld, Hummels ha firmato la doppietta decisiva, salvo poi uscire dal campo per noie alla coscia. Lui stesso ha scherzato su Twitter, commentando: “Sono troppo lento per strappare le fibre muscolari”, ma la sua partecipazione al Klassiker rimane in dubbio. Dovesse scendere in campo sabato alle 18.30, sarebbe il ventiduesimo. Soltanto Zorc ne ha giocati più di lui. In più, lo farà da osservato speciale contro il suo passato, con l’obiettivo di provare a ribaltare le gerarchie e di dimostrare una volta per tutte di poter essere ancora competitivo ad altissimi livelli.

Jonas Hofmann, il cardine del Gladbach che vuole imporsi in nazionale

Jonas Hofmann

Nei suoi quattordici anni da CT della Mannschaft Joachim Löw ha utilizzato 139 giocatori. Non dovrebbe stupire più di tanto quindi la prima convocazione di Jonas Hofmann, centrocampista, e non solo, del Borussia Mönchengladbach.

La chiamata però sorprende, perché Hofmann non possiede le classiche caratteristiche della new entry. Innanzitutto per l’età: un calciatore di ventotto anni non può certo considerarsi anziano, ma nemmeno di primo pelo. Poi per il percorso particolare, da promessa non pienamente mantenuta al Borussia Dortmund a pedina imprescindibile dei Fohlen di Marco Rose, fino alla convocazione in nazionale.

Hofmann cresce nell’Hoffenheim, mettendo in mostra nell’Under-19 le qualità del centrocampista moderno completo, capace di giocare sull’esterno ma anche in posizione centrale, bravo ad aggredire gli spazi e spesso decisivo negli assist. Nel 2011 viene quindi ingaggiato dal Borussia Dortmund, sempre attento a puntare sui giovani più interessanti. Basta poco più di un anno con numeri incredibili nella seconda squadra (15 gol e 16 assist in 70 presenze tra Regionalliga e Dritte) per convincere Jürgen Klopp a portarlo costantemente con i big, reduci da due Meisterschale consecutivi. L’attuale tecnico del Liverpool lo utilizza in tre occasioni, sempre come esterno d’attacco.

Per il ventunenne sembra solo l’inizio di una carriera da predestinato, perché nella stagione successiva, 2013/14, Hofmann diventa titolare, giocando tra Bundesliga, Champions League e DFB Pokal 39 partite, concluse con 3 reti e ben 10 assist. Poi all’inizio di un anno di grandi cambiamenti per i gialloneri, che si concluderà con l’addio di Klopp, il BVB decide di mandarlo in prestito al Mainz.

L’inizio conferma le impressioni positive sul ragazzo, fino all’ottava giornata. I lanciatissimi Nullfünfer guidati da Kasper Hjulmand si trovano al terzo posto e affrontano l’Augsburg. Dopo 23 minuti si è già sul 2-0, con il primo gol messo a segno proprio da Hofmann. Ma al quarto d’ora del secondo tempo il classe ’92 deve essere sostituito per un problema al ginocchio. La diagnosi non sarà benevola: rottura parziale del legamento collaterale laterale. Quattro mesi di stop, un ritorno complicato e ad aprile l’operazione al ginocchio.

Torna a Dortmund, ma ci resta soltanto pochi mesi. Lo scarso feeling con Thomas Tuchel e l’interesse di Max Eberl lo portano a gennaio a Mönchengladbach. Qui gioca con discreta regolarità, ma altri due infortuni di una certa gravità all’inizio delle stagioni 2017/18 e 2019/20 non gli permettono di dare al Gladbach l’apporto che ci si aspettava da un giocatore con le sue qualità.

Da ormai un anno i problemi fisici hanno smesso di tormentarlo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, grazie anche all’intesa con Marco Rose. Il 4-2-3-1 dell’ex tecnico del Salisburgo è perfetto per le caratteristiche di Hofmann, ormai inamovibile nei tre dietro la punta. La loro intercambiabilità, le ripartenze veloci, le sovrapposizioni degli esterni e soprattutto le verticalizzazioni improvvise per gli inserimenti da dietro esaltano il gioco dell’ex Dortmund. E i tre assist realizzati nelle prime tre partite della stagione (due contro il Colonia nel derby) sono lì a dimostrarlo.

Ora, inaspettata ma non per questo meno meritata, ecco la convocazione di Löw. Dopo 5 gol in 10 presenze con l’Under21 Jonas Hofmann corona il sogno della nazionale maggiore, con l’obiettivo di non essere solo di passaggio. Perché senza gli infortuni la Mannschaft nella carriera di un giocatore come Jonas Hofmann sarebbe stata una piacevole abitudine.

Paradiso, inferno e ritorno: Felix Passlack è tornato a Dortmund

Felix Passlack

Quando il 2 marzo 2016, all’età di diciassette anni e dieci mesi, Felix Passlack fece il suo esordio con il Borussia Dortmund nella trasferta di Darmstadt furono in tanti a pensare che quell’esterno potesse essere il futuro del BVB sulla fascia destra. Con l’Under-17 e soprattutto con l’Under-19 aveva già impressionato gli addetti ai lavori e l’allenatore Thomas Tuchel (ex poco amato di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), certificando la crescita con dei numeri impressionanti anche in termini di gol e assist. Un esterno completo, che ricopriva con successo indifferentemente il ruolo di centrocampista di fascia, di terzino o di attaccante esterno.

Dopo altre 2 presenze nella stagione 2015/16 e 10 in quella successiva (conclusa peraltro con la vittoria della DFB-Pokal), nell’estate del 2017 il Dortmund lo manda all’Hoffenheim con l’idea di dargli la possibilità di giocare con maggiore continuità. Ma è proprio qui che iniziano inaspettatamente due anni complicati: poche presenze prima a Sinsheim e poi a Norwich in Championship fanno vedere al ragazzo la parte difficile del calcio. Come ha raccontato lui stesso in una recente intervista al ‘Ruhr Nachrichten’, fino a quel momento aveva vissuto solo momenti positivi, dalle eccellenti prestazioni con le squadre giovanili fino all’esordio giovanissimo in prima squadra e al debutto con la nazionale Under21 di Kuntz il 10 ottobre 2017.

La scorsa stagione però, fino allo stop causato dall’emergenza coronavirus, è stata quella del riscatto, quella di una nuova consapevolezza. La scelta di accettare un altro prestito, questa volta nell’Eredivise con il Fortuna Sittard, è risultata vincente. Il campionato olandese è diventato sempre di più un’opportunità per i calciatori tedeschi, grazie alla crescita del livello medio e alla predisposizione nell’utilizzo dei giovani. Non è un caso infatti che cinque anni fa i tedeschi in Eredivise fossero cinque, pari al 2,6% degli stranieri, mentre nella stagione attuale sono 29, pari al 14%, cioè nettamente la Nazione estera più rappresentata. L’esempio più “famoso” è Timo Baumgartl, che ha scelto il PSV Eindhoven per rilanciarsi dopo la dolorosa retrocessione con lo Stoccarda.

Passlack con il Fortuna Sittard ha saltato soltanto una partita ufficiale tra campionato e coppa nazionale, per squalifica contro il Willem. Ha dimostrando una crescita dal punto di vista fisico-atletico e una continuità di prestazioni ad alto livello, al di là dei 2 gol e 3 assist, di cui due nella vittoria interna contro il Feyenord.

Al termine della stagione, che in Olanda si è chiusa in anticipo, è tornato nuovamente a disposizione del Borussia Dortmund. Ad aprile Felix Passlack nell’intervista al ‘Ruhr Nachrichten’ ha detto di non pensare ancora a dove giocherà, ma forse l’esperienza in Olanda, dopo i fallimenti all’Hoffenheim e al Norwich, si può rivelare davvero essere stata la scelta giusta per tornare, con un po’ di ritardo rispetto a quanto l’inizio della carriera facesse presagire, nel club in cui è cresciuto. Favre gli ha dato fiducia in precampionato, lo ha tenuto in considerazione. Nel momento del bisogno lo ha scelto. A tre anni dall’ultima volta, è tornato in campo, contro il Gladbach. L’emergenza sulla sinistra (out Guerreiro, Schulz, Hazard) lo ha rimesso nel giro. Contro il Friburgo ha segnato il suo primo goal assoluto in Bundesliga col Dortmund. Ora Passlack sogna di riprendersi il Dortmund. In pianta stabile. E magari, con un po’ di fortuna, anche un ruolo da co-protagonista.

Lennard Maloney, il futuro del Dortmund arriva dagli Stati Uniti?

Lennard Maloney

Il Borussia Dortmund è una delle squadre più giovani della Bundesliga (parlando di età media dei titolari, solo Lipsia, Schalke e Mainz fanno meglio), ma Zorc e soci continuano a scandagliare il terreno per portarsi a casa nuovi talenti in erba. Uno degli ultimi arrivati in scuderia è Lennard Maloney: spalle larghe, un passaporto tedesco ed uno statunitense (il padre è un veterano della Air Force), ma soprattutto un passato nelle giovanili dell’Union Berlino. Con la squadra della capitale Maloney ha centrato solo una presenza (in Zweite Liga, nel 2018), ma è stato perno e capitano dell’under-17 prima e dell’under-19 poi.

Classe 1999, a Berlino Maloney è nato e cresciuto, approdando all’Union ad appena tredici anni. Dopo aver rinnovato fino al 2021, è stato girato in prestito semestrale al Chemnitzer, in Dritte Liga. Qui, a cavallo del lockdown, ha collezionato 344 minuti spalmati su otto presenze, disputando solo due partite integralmente. Un percorso non brillante, considerato anche il finale drammatico: i sassoni sono retrocessi all’ultima giornata, nonostante la vittoria per 4-2 sull’Hansa Rostock.

Risultati tiepidi che non hanno però fuorviato la valutazione del BVB: dopo un periodo di prova a fine luglio, Maloney è stato acquistato, per la soddisfazione del tecnico dell’under-23 giallonera, Ingo Preuß: “Ci ha convinto pienamente sia nelle amichevoli che in allenamento”.

Il germarican, per citare un termine che Maloney usa spesso sui suoi social, presenta delle somiglianze quasi spaventose con il suo idolo, John Brooks. I due, al netto di sei anni di differenza, giocano nello stesso ruolo, sono nati -e calcisticamente cresciuti – nella stessa città, hanno le stesse origini (anche Brooks senior è un militare USA di stanza in Germania) e presto potrebbero ritrovarsi uno di fronte all’altro in Bundesliga.

Anche in campo, i due si comportano in maniera molto simile: centrale roccioso di grande fisicità, Maloney è comunque a suo agio con la palla tra i piedi, e spesso sfrutta la sua stazza per interrompere l’azione avversaria e rilanciare quella dei suoi compagni. I movimenti laterali non sono rapidissimi, ma il ragazzo sembra poter incarnare il prototipo del difensore moderno verticale ed aggressivo che farebbe comodo a Favre.

Il percorso di è stato finora già piuttosto particolare. Da un lato per la sua trafila nelle selezioni nazionali: sempre convocato da quella tedesca fino all’under-19, ha scelto di giocare per l’under-20 statunitense. Non avendo ancora debuttato in nazionale maggiore questa scelta non è vincolante per il futuro, ma la strada sembra tracciata dopo le dichiarazioni rilasciate ad AmericanSoccerNow, a cui ha spiegato di sentire un forte e quasi irrazionale desiderio di giocare per gli Stati Uniti.

Dall’altra parte, negli ultimi anni Lennard Maloney ha voluto insistentemente portare a termine il suo percorso di studi, dividendo il suo tempo tra calcio e istruzione. Questa, dunque sarebbe la prima stagione libera da impegni extra-calcistici per lui, e di conseguenza quella in cui potrebbe migliorare con più rapidità e costanza.

Il profilo del tedesco-americano è ancora molto offuscato, le partite giocate sono poche e i report scarseggiano. Sicuramente la prima stagione sarà di rodaggio al BVB II, in Regionalliga West, ma dalle parole dei diretti interessati c’è la sensazione che nel lungo periodo Maloney possa essere molto più di un semplice innesto per la seconda squadra.

Tuchel e il Bayern: un rapporto complicato

Tuchel bayern

Domenica sera Thomas Tuchel affronterà il Bayern Monaco in quella che sarà finora la partita più importante della sua carriera. Ed è curioso che sia proprio contro i bavaresi. Quella tra Tuchel e il Bayern è infatti una storia sempre a un passo dal nascere ma alla fine mai concretizzata. La prima volta che il nome dell’allenatore svevo viene accostato all’FCB è al termine della stagione 2015/2016, l’ultima di Pep Guardiola. Michael Reschke, dirigente del Bayern dal 2014 al 2017, ha confessato che Guardiola avrebbe voluto Tuchel come suo erede, a dimostrazione della stima reciproca tra i due.

Alla fine la scelta cadde su Carlo Ancelotti e Tuchel continuò ad allenare il Borussia Dortmund, rimanendoci per un altro, tormentato, anno. Anche dopo l’esonero di Nico Kovac e l’interim di Hansi Flick furono insistenti le voci su un ingaggio dell’ex allenatore del BVB a fine stagione. Il resto è storia, con Flick che va oltre ogni più rosea aspettativa e si merita la conferma.

Tuchel ha incontrato il Bayern diciassette volte in carriera, con un bilancio non particolarmente negativo, trattandosi di Bayern: 5 vittorie, 2 pareggi e 10 sconfitte, 19 gol fatti e 39 subiti. È curioso che la maggior parte delle vittorie, tre, le abbia ottenute con il Mainz nelle prime cinque partite giocate contro i bavaresi. La prima arriva proprio al primo incontro, all’alba della stagione 2009/10 e dell’esperienza di Tuchel con i Nullfünfer. A Magonza contro van Gaal finisce 2-1, firmato Ivanschitz e Bancé. Un anno dopo arriverà anche la prima e unica vittoria in Bundesliga all’Allianz Arena, sempre 2-1 e sempre contro l’allenatore olandese (gol decisivo di Adam Szalai). Nelle ultime due stagioni a Mainz arrivano invece soltanto sconfitte: quattro consecutive, due contro Jupp Heynckes e due contro Pep Guardiola, con 2 gol fatti e ben 12 subiti.

Il primo Klassiker alla guida del Borussia Dortmund non è esattamente come Tuchel se lo aspettava. Il Bayern di Guardiola domina e vince 5-1 grazie alle doppiette di Müller e Lewandowski e al gol di Götze. L’ultima sconfitta pesante contro i bavaresi, allenati da Carlo Ancelotti, è il 4-1 dell’8 aprile 2017. Si tratta probabilmente della partita che segna l’inizio della rottura definitiva con il BVB, pochi giorni prima dei fatti post attentato (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo). È vero che ci sarà ancora tempo per l’ultimo successo, in quello che prima di domenica sera è anche l’ultimo incontro di Tuchel contro il Bayern. Semifinale di DFB-Pokal, gara secca all’Allianz Arena: 2-3, partita decisa da assist e gol di uno scatenato Ousmane Dembelé.

La Coppa di Germania è anche il teatro del match contro i bavaresi forse più doloroso per Tuchel: la finale del 2016. Una delle più brutte degli ultimi anni, vinta dall’ultimo Bayern di Guardiola ai rigori dopo uno 0 a 0 senza troppe emozioni nei tempi regolamentari.

Tuchel sarebbe il sesto allenatore tedesco a vincere una Coppa dei Campioni/Champions League, entrando così nella cerchia ristretta di leggende del calibro di Udo Lattek, Dettmar Cramer, Ottmar Hitzfeld, Jupp Heynckes e Jürgen Klopp. E a deciderlo sarà il Bayern, la storia sempre a un passo dal nascere ma mai concretizzata.