Una questione di certezze: Rose, l’addio e la profonda crisi del Gladbach

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Nella conferenza stampa chiarificatrice istituita dalla dirigenza del Borussia Mönchengladbach a metà febbraio per chiarire la situazione allenatore, il Direttore Sportivo Max Eberl ha annunciato di aver appreso da Marco Rose la decisione di andare al Borussia Dortmund prima che si giocasse la sentitissima sfida con il Colonia. L’ufficialità dell’addio a fine stagione di Rose è stata comunicata il 15 febbraio. Il Rheinderby invece si è giocato il 6 febbraio, nove giorni prima. Lo ha vinto il Colonia per 1-2 al Borussia-Park. Da quel giorno, il Gladbach non è più riuscito a vincere neanche una partita. 

Il passo falso di Augsburg nell’anticipo della 25ª giornata di Bundesliga rappresenta l’ottava gara consecutiva senza neanche una vittoria. Il bilancio dopo la sconfitta della WWK-Arena è di un pareggio contro il Wolfsburg per 0-0 e sette sconfitte. Nell’ordine, tra Bundesliga, Champions League e DFB-Pokal: Colonia, Mainz, Man City, Lipsia, Dortmund, Leverkusen. E Augsburg, per l’appunto. Con un copione già visto nelle uscite precedenti: sciupando una serie impressionante di occasioni prima di essere beffato. Stavolta, pure con il rigore sbagliato da Lars Stindl nel primo tempo, col punteggio ancora fissato sullo 0-0. Poteva cambiare tutto, invece il capitano dei Fohlen ha chiuso troppo col destro calciando larghissimo.

Una trasformazione che trova poche spiegazioni tecniche, visto che nelle otto gare precedenti il crollo nel derby erano arrivati risultati particolarmente incoraggianti. Sei vittorie, comprese quelle in Bundesliga contro il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund, più due pareggi. Una tendenza positiva che, aveva seguito un’altra serie negativa di sei gare senza vittorie a dicembre. Insomma, la continuità non è mai stata il punto forte del Gladbach in quest’annata.

Questa serie di sconfitte ha però un denominatore comune. La certezza che a fine stagione Marco Rose non sarà più sulla panchina del Gladbach, ma su quella dell’altro Borussia. Una certezza arrivata prima del derby col Colonia, come detto. Lo ha confessato lo stesso Eberl. E da quel giorno Sommer e compagni non sono più riusciti a vincere, hanno commesso una serie di errori individuali preoccupanti, offerto il fianco a rimonte clamorose, messo in mostra prestazioni nervose come contro il Dortmund in Bundesliga, vissuto notti piene di paura – anche se il Manchester City fa paura a molti, a parziale scusante – e senza il coraggio di provarci.

L’incertezza sul futuro che avvolge il club non rassicura i giocatori, i quali non sembrano aver smesso di credere nelle idee dell’allenatore e nemmeno nei propri mezzi, ma mancano di fiducia. Non è raro vedere calciatori del Gladbach arrivare in area al termine di un’azione ottimamente costruita e poi mancare il colpo decisivo per segnare. Contro l’Augsburg ha invertito la tendenza soltanto Neuhaus, uno di quelli che ha mantenuto la maggior costanza di rendimento. Giocatori come Stindl e Pléa invece sembrano essere molto più in difficoltà, così come Lainer (da inizio stagione).

Certamente questi ultimi mesi non sono stati sereni a livello mentale. Prima dell’annuncio dell’addio di Rose, il Gladbach si era fatto notare per episodi scandalistici come lo sputo di Thuram a Stefan Posch e l’ormai celebre fuga sui tetti di Embolo, beccato dalla polizia mentre partecipava ad una festa illegale ad Essen in pieno lockdown. Dettagli che fanno la differenza. Al momento per il Gladbach in negativo. La squadra che ha soffiato la qualificazione all’Inter in Champions League, che ha battuto le big, che era in piena corsa per i primi quattro posti non si vede più. Cambiare ancora però rischia di non essere la soluzione, perché potrebbe soltanto portare ancora più incertezza in una squadra che, in ogni caso, non ha assolutamente abbandonato il proprio allenatore. Lo ha confermato anche lo stesso Eberl nello studio di ZDF sabato sera. Si riparte da Rose, non serve un cambiamento, in questo momento non c’è bisogno. La striscia è “inspiegabile” per il DS, viste le prestazioni.

La serie negativa – che è già la peggiore dalla stagione 1989/90, quando il Gladbach perse 8 partite consecutive, mai successo nella storia – non sembra però destinata ad arrestarsi a breve: contro il City servirà il miracolo per evitare la nona partita senza successi. La sfida contro lo Schalke di sabato prossimo sembra già assumere contorni drammatici.

La top 11 di giocatori in attività venduti dallo Schalke 04

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È un vecchio gioco da bar per gli appassionati, che di tanto in tanto spunta fuori parlando di squadre di medio-alta classifica e non solo: che formazione potrebbero schierare se non avessero venduto nessuno dei talenti del recente passato? A trasformare le chiacchiere in qualcosa di più concreto, però, è stato il mai banale Karl-Heinz Rummenigge, AD del Bayern Monaco, in un’interessante intervista a Sport1. Rummenigge ha rivolto la sua attenzione sullo Schalke 04, sottolineando come “il pacchetto di giocatori usciti dalle loro giovanili è uno dei migliori in Germania. Avrebbero potuto vincere un titolo in questi anni, se solo avessero tenuto i giocatori che hanno cresciuto così bene. Invece hanno venduto tanti giocatori di spessore, come Leroy Sané nel 2016, per i loro bisogni finanziari”. Effettivamente, per una realtà non di primissimo livello come quella di Gelsenkirchen sarebbe stato abbastanza utopistico tenere a casa base tutti i giovani più promettenti, che anzi spesso chiedono in prima persona di essere ceduti per fare il salto di qualità nella loro carriera dopo essere passati tra le mani di Robert Elgert, tecnico delle giovanili e guru per quanto riguarda la crescita dei giovani allo Schalke. Tuttavia, può essere divertente ed interessante provare a schierare un XI “what if” con tutti i migliori talenti transitati dalla Veltins-Arena.

Il Mönchengladbach di Marco Rose punta in alto con un super attacco

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Nessun allenatore del Borussia Mönchengladbach prima di Marco Rose era riuscito a fare 52 punti in 26 partite negli ultimi 30 anni. Certo non si può dire di essere tornati ai mitici anni ’70, in cui i Fohlen guidati prima da Hennes Weisweiler e poi da Udo Lattek dominavano in Germania ed erano protagonisti in Europa, ma il salto di qualità che si aspettava Eberl con l’ingaggio di Rose sta avendo i risultati sperati. Lo stesso Direttore Sportivo ha dichiarato che la qualificazione alla Champions League per la società del Nordrhein-Westfalen equivarrebbe a vincere un titolo. Ma questo Gladbach non si pone limiti, grazie a un’ottima organizzazione di gioco e soprattutto ad una fase offensiva tra le migliori, se non la migliore, della Bundesliga.

Marco Rose ha saputo creare il giusto mix tra gli attaccanti già presenti lo scorso anno (Alassane Pléa e Lars Stindl in primis) e i nuovi arrivati Marcus Thuram e Breel Embolo, valorizzando inoltre calciatori che sembravano quasi persi, come Patrick Herrmann. Se a tutto ciò si aggiunge la trasformazione di Jonas Hofmann in prezioso jolly offensivo e di centrocampo si capisce perché il risultato sia così convincente.

L’allenatore arrivato dal Salisburgo era un giocatore del Mainz quando il coach era un certo Jürgen Klopp, e si vede. Le principali armi dei suoi attaccanti sono l’interscambiabilità e la duttilità. Per le difese infatti è sempre complicato trovare punti di riferimento e per capirlo basta guardare il gol dello 0-1 a Francoforte nella giornata della ripartenza, arrivato dopo poco più di trenta secondi. Palla in avanti di Embolo, inserimento di Hofmann che spalle alla porta premia l’inserimento di Pléa alla sua sinistra e diagonale vincente del francese. Attacco completo.

Analizzando tutta la partita contro l’Eintracht non si vede mai nessun giocatore offensivo del 4-2-3-1 (Hofmann, Pléa, Thuram e Embolo prima, poi nella ripresa Stindl e Herrmann) per più di dieci minuti nella stessa posizione. La prima punta l’hanno fatta a turno Plea, Embolo e occasionalmente anche Thuram (poi Stindl), Hofmann nella seconda metà della ripresa si è spostato a sinistra ed è stato fondamentale per far partire velocemente il contropiede, venendo incontro e girando al massimo con due tocchi verso il centro, agevolando la sovrapposizione di un compagno. Il gioco è quasi sempre palla a terra, il lancio lungo non è un’opzione nel gioco di Rose. Un piano evidente in tutto il corso della stagione.

Nel piano tattico dei Fohlen gli esterni, in particolare Thuram, spesso si accentrano portando via l’uomo ai terzini, come successo a Bensebaini in occasione del secondo gol segnato proprio dal figlio di Lilian. Anche sull’importanza dei terzini va riconosciuto il merito di Eberl e Rose di aver pescato dal Salisburgo e dal Rennes due giocatori con caratteristiche perfette per i movimenti richiesti, l’austriaco Stefan Lainer e appunto l’algerino Ramy Bensebaini. Infine i numeri, che non dicono tutto ma in questo caso inquadrano bene i punti di forza. Finora il Gladbach ha segnato 57 reti, di cui 10 realizzate da Pléa e Thuram, 7 da Embolo, 6 da Stindl e 5 da Herrmann. Ma l’efficacia del gioco organizzato lo si riconosce ancora di più dagli assist: 9 Pléa, 8 Thuram, 5 Embolo e Herrmann, 3 Stindl.

Ingranaggi ben oliati, bel gioco e mentalità: il sogno Champions del Borussia Mönchengladbach di Marco Rose parte da qui, con la consapevolezza di avere intrapreso la strada giusta. Perché al di là di come finirà la stagione un obiettivo è già stato raggiunto: a Mönchengladbach non si vedeva un calcio così da anni.

🎥 Il finto ‘pizzino’ passato da André Silva a Embolo

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La sfida tra Eintracht Francoforte e Borussia Mönchengladbach non è stata contraddistinta soltanto dalla grande prestazione di Alassane Pléa e dal meraviglioso salvataggio di Hinteregger su Hofmann. A inizio secondo tempo ha fatto sorridere il pizzino passato da André Silva a Embolo.

Le telecamere hanno beccato, nei primi attimi della ripresa, il portoghese ex Milan – appena entrato in campo – passare qualcosa all’attaccante svizzero. Quello che sembrava un pizzino con delle indicazioni, però, in realtà era altro: André Silva ha dato a Embolo l’etichetta della sua maglietta, appena staccata.

La faccia dello svizzero, prima stranito e poi sorridente, dice tutto…

Il metodo Eberl: come il DS del Gladbach ha costruito la squadra per la prossima stagione

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Uno dei migliori Direttori Sportivi della Bundesliga. Anzi, il migliore in assoluto. Max Eberl, Direttore Sportivo del Borussia Mönchengladbach, da anni nel panorama calcistico tedesco ha addosso questa meritata etichetta. Non è un caso infatti se le voci dicono sia stato più volte cercato dal Bayern: tre anni fa dopo l’addio di Sammer e in questi mesi per il 2020. Lui ha smentito dicendo che anche fosse vero in questo momento per correttezza nei confronti del Borussia, con cui ha un contratto fino al 2022, non parlerebbe con nessuno.

Nella carriera di calciatore Eberl è stato un discreto difensore, 104 presenze in Bundesliga, 112 in Zweite e 12 in nazionale Under21. È rrivato al Gladbach nel 1999 e quando nel gennaio del 2005 a soli 32 anni ha deciso di ritirarsi la società ne ha intuito le potenzialità da dirigente, nominandolo prima responsabile del vivaio e poi, da ottobre 2008, Direttore Sportivo. 

Per capire le qualità di Eberl, oltre che umane, basta elencare alcuni tra i tanti giocatori scoperti e lanciati dai Fohlen sotto la sua gestione: Dante, Marco Reus, preso dal Roth Weiss Ahlen per 1 milione, Havard Nordtveit, Granit Xhaka (acquistato a 7 milioni e rivenduto a 45), il campione del mondo Christoph Kramer, Max Kruse, Tony Jantschke, Marc-André ter Stegen, Patrick Herrmann. 

Le operazioni di questa sessione di mercato sono gli ultimi piccoli capolavori: a parte l’acquisto di un ottimo terzino destro come l’austriaco Stefan Lainer, il tesseramento di due dei migliori prospetti europei del 1997, lo svizzero Breel Embolo dallo Schalke e il francese Marcus Thuram dal Guingamp, pagati insieme in sostanza quanto incassato dalla cessione di Thorgan Hazard, buon giocatore ma di quattro anni più “vecchio”, è una mossa che in pochi sarebbero riusciti a concretizzare.

Altro punto nodale è la filosofia che muove Eberl: scommettere sui giovani ma con rischi calcolati, grazie ad uno strutturato lavoro di scouting. Oggi i ‘Fohlen’ con una ipotetica formazione fatta solo di giocatori Under23 potrebbero competere senza problemi in Bundesliga: Moritz Nicolas (1997, in prestito all’Union Berlin), Louis Jordan Beyer (2000), Nico Elvedi (1996), Mamadou Doucouré (1998), Andreas Poulsen (1999), Florian Neuhaus (1997), Denis Zakaria (1996), Michael Cuisance (1999), Laszlo Bénes (1997) e appunto Breel Embolo e Marcus Thuram.

Nei suoi successi da Direttore Sportivo hanno inciso anche ovviamente la capacità di indovinare le tempistiche per cambiare gli allenatori e l’individuazione dei sostituti: dall’interim di Ziege nel 2008 fino a Marco Rose, con la decisione di anticipare i tempi dell’addio a Hecking e arrivare così prima all’ex allenatore del Salisburgo. Scelta coraggiosa perché Dieter portava stabilità e buona gestione dello spogliatoio, peraltro con buoni risultati, ma Eberl è convinto che come ci volevano solidità e assestamento verso l’alto con Favre prima e Hecking poi, ora servisse un cambio di atteggiamento per lo step successivo. Così ha anticipato tutti, Schalke in particolare, per strappare al Salisburgo Rose, più offensivo e spavaldo. 

Una volta scelto con attenzione il coach il focus per Eberl diventa soddisfare al massimo le sue richieste e creare una stretta sinergia, nei limiti del budget e mantenendo comunque sempre la responsabilità ultima delle decisioni. L’esempio più recente è il mercato attuale, impostato sul 4-3-1-2 di Rose, con terzini alti (Lainer) e con una punta veloce (Embolo, Thuram).

È difficile dire se prima o poi finirà in una big (come detto Bayern in primis), ma quello che si può già affermare oggi senza timore di essere smentiti è che il miglior Direttore Sportivo della Bundesliga potrebbe portare con successo il suo lavoro e la sua filosofia in qualunque contesto. Ammettendo anche i propri errori: dopo il nono posto della stagione 2017/18, ha fatto ‘mea culpa, dichiarando di non aver costruito una squadra all’altezza. Anche questo è Max Eberl.

Scommessa Embolo per Rose e il Gladbach

Breel Embolo

Uno degli ultimi trasferimenti ufficiali in Bundesliga è quello di Breel Embolo dallo Schalke 04 al Borussia Mönchengladbach per 15 milioni di euro, tra parte fissa e bonus. La cifra spesa dai Föhlen fa intuire come l’avventura a Gelsenkirchen dell’attaccante svizzero fosse ormai finita, ma soprattutto rende bene la sua dimensione: allo stato attuale delle cose, l’attaccante svizzero, è una scommessa.

Ai Knappen era arrivato con tante aspettative sulle spalle, ma a causa dell’infortunio subito dopo appena due mesi dall’inizio dell’avventura in Germania tutto si è fermato e la scintilla non è mai scattata. Marco Rose, nuovo allenatore del Mönchengladbach ha voluto puntare su di lui come partner d’attacco per Alassane Pléa nel suo 4-3-1-2 ed il fit potrebbe rasentare la perfezione. Da quando si è ripreso dall’infortunio, Embolo non ha mai trovato continuità con nessuno dei tre allenatori che si sono avvicendati allo Schalke, ma ha sempre fatto intravedere lampi del giocatore che è e di quello che potrebbe essere diventare.

Max Eberl e Breel Embolo | Fonte: Twitter @borussia

Tecnico, con un ottimo spunto ed un buon fiuto del gol può rappresentare davvero il compagno di reparto ideale per Pléa, altro giocatore molto veloce che trova il gol con regolarità. I due potrebbero essere la coppia d’attacco più veloce della Bundesliga, rappresentando una minaccia costante per le difese avversarie anche grazie al modo in cui Rose sviluppa il proprio gioco, ovvero tramite le fasce. Nel RedBull Salisburgo gli attaccanti erano macchine da gol (vedasi Dabbur, 66 gol in 99 partite) e così dovranno esserlo nel nuovo Mönchengladbach dove, verosimilmente, Embolo ruoterà attorno al francese sfruttando gli spazi che gli verranno aperti dal compagno.

La scommessa Gladbach riparte prima di tutto dalla verifica dello stato fisico di Embolo. Il ventiduenne svizzero ha sofferto molto in questi tre anni di Bundesliga e i Föhlen sanno di doverlo preservare e di verificare il suo stato fisico. Nonostante questo la fiducia in lui è tanta, come testimoniano le parole di Max Eberl direttore sportivo dei bianconeri: “Conosciamo Breel da anni e lo abbiamo sempre seguito durante la sua avventura allo Schalke. E’ stato molto sfortunato con gli infortuni e ovviamente dobbiamo accertarci della sua condizione fisica, ma non abbiamo mai avuto dubbi. Possiamo dargli una nuova partenza”. Lo aiuterà certamente ritrovare molti compagni di nazionale come Michael Lang, Yann Sommer, Nico Elvedi e Denis Zakaria, tutti pronti a farlo ambientare velocemente e che innegabilmente sono stati fondamentali nella decisione di accasarsi a Mönchengladbach.

Solo verso metà stagione si saprà se Embolo sarà stato una scommessa vincente oppure un rimorso, ma la sensazione è che ancora una volta i Föhlen abbiano azzeccato l’investimento e che con Marco Rose a guidarlo, lo svizzero possa tornare ad essere uno dei più grandi prospetti nel suo ruolo.