Quando il Mainz ha scartato Alphonso Davies

Alphonso Davies Mainz

E se Alphonso Davies fosse andato al Mainz e non al Bayern Monaco? Sarebbe potuto succedere, secondo Jonas Austermann. Il giornalista di ‘TZ’, che segue da vicino le vicende dei bavaresi, ha raccontato un retroscena che avrebbe potuto cambiare la carriera del canadese e il corso degli eventi sulla fascia sinistra di difesa del club più vincente di Germania.

Quando Phonzie faceva impazzire le difesa della MLS con la maglia dei Vancouver Whitecaps, tra i club tedeschi non c’era soltanto il Bayern a seguirlo. Anche il Mainz, sempre attento ai giovani talenti in giro per il mondo, aveva pensato di portarlo in Bundesliga.

Il prezzo fissato dal club canadese era di 10 milioni di euro, esattamente quanto sborsato dal Bayern nel gennaio 2019 per fare suo il giocatore, il quale firmò il contratto già nell’estate 2018 con un blitz decisivo di Salihamidzic durante la tournée negli Stati Uniti.

Milioni che il Mainz ritenne troppi: secondo Austermann, gli scout avevano dei dubbi sull’ambientamento in Bundesliga di Alphonso Davies, soprattutto a livello tattico. Non erano sicuri fosse sufficientemente maturo sin da subito e che potesse essere un fattore per la squadra.

Così, alla fine, la decisione finale fu un ‘no’, per quello che sarebbe stato l’acquisto record nella storia del club. Per rinforzare la fascia sinistra arrivarono alla Opel Arena Aaron Martin in difesa e Boëtius in attacco.  Il primo appena ceduto in prestito al Celta Vigo, il secondo che cerca di contribuire in qualche modo a una salvezza complicata.

Il Bayern ringrazia. Con Phonzie ha vinto tutto. E i dirigenti del Mainz hanno un grosso rimpianto con cui convivere…

Lucas Hernandez è diventato un punto fermo del Bayern Monaco

lucas hernandez bayern

Nel calcio può cambiare tutto da un giorno all’altro, figurarsi ciò che può succedere nel giro di una stagione. Anche se questa, per il Bayern Monaco, è piuttosto particolare, visto che è iniziata una decina di giorni dopo la conclusione della scorsa. In effetti, se analizziamo il big picture, la squadra campione di tutto non è che sia poi così diversa dall’anno scorso. C’è però una grande differenza che intercorre tra l’edizione 2019/20 e la 2020/21 del Bayern Monaco: il ruolo di Lucas Hernandez.

Qualche mese fa vi parlavamo delle sue difficoltà nell’inserirsi in una squadra che, di fatto, sembrava una macchina perfetta. Un interrogativo a livello tattico, di ruolo in campo, di impiego. Tanto che si erano fatte frequenti le voci che lo volevano lontano dalla Baviera. Perplessità che le vicissitudini del nuovo anno hanno spazzato via. Avevamo parlato del ‘triangolo’ che andava a comporre con Alaba e Davies, in tre per due posti sul lato sinistro della difesa. Se però il canadese fino ad agosto sembrava intoccabile, a settembre la sua condizione fisica lo ha reso più sostituibile. Tanto che Hansi Flick da subito ha puntato su Lucas Hernandez in posizione di terzino sinistro – salvo la parentesi in Supercoppa di Germania, giocata da centrale. Anche se comunque, dice lui, “non mi interessa, mi trovo benissimo in entrambe le posizioni”.

Il grave infortunio subito da Phonzie il 24 ottobre ha rotto il dualismo e garantito a Hernandez costanza di utilizzo in uno dei ruoli nel quale si trova indubbiamente meglio. L’evidenza che la continuità sia la chiave è tutta nel rendimento dell’ex Atlético Madrid. Un paio di statistiche: contro lo Schalke ha vinto il numero impressionante di 22 duelli. Contro il Siviglia nella Supercoppa Europea è stato il migliore in campo per duelli, palle liberate e tackle.

lucas hernandez bayern
Lucas Hernandez, classe 1996, al Bayern dal 2019. Fonte: Getty/OneFootball

Se parliamo di statistiche, il classe 1996 dal suo arrivo al Bayern vanta un record difficilmente pareggiabile di 38 presenze e zero sconfitte. E non è casuale che nel  4-1 subito dall’Hoffenheim fosse rimasto in panchina, così come nel drammatico 4-3 interno con cui Lewandowski ha battuto l’Hertha Berlino. Di certo in una squadra che nel 2020 ha perso una sola partita – il 4-1 di cui sopra – è più facile. Se poi ci aggiungiamo che lo scorso anno Lucas giocava più che altro partite ‘semplici’, il gioco è fatto. La differenza con o senza di lui però, quest’anno, è notevole. Prima della gara contro lo Stoccarda, il Bayern senza di lui in campo subiva un goal ogni 110 minuti. Con lui, invece, uno ogni 35.

Ridurre la questione alla tattica non sembra fondamentalmente corretto. Basta tornare con la mente ad agosto, quando Alaba e Davies componevano probabilmente il miglior asse centrale-terzino del mondo, qualcosa che non si vedeva da quando Lahm e Boateng prendevano indicazioni da Heynckes, ma occupavano l’out di destra. Lucas Hernandez ha fatto della duttilità il suo punto di forza al Bayern, la capacità mai banale di farsi trovare al momento giusto. Anche perché mettere in dubbio sotto il profilo tecnico-tattico le capacità di uno che ha vinto un Mondiale da titolare può sembrare un controsenso. L’ambientamento, invece, ha richiesto tempo in più. Anche per conoscere meglio i compagni e trovare uno stato di forma accettabile dopo il problema alla caviglia che lo ha limitato l’anno scorso. “Ora è molto più facile di quanto fosse tre mesi fa”, ha dichiarato Didier Deschamps durante la scorsa pausa nazionali.

Lo stato mentale di fiducia si ripercuote anche sulle sue prestazioni in campo, anche se, almeno a livello fisico, Lucas Hernandez non sembra ancora aver raggiunto il 100%. Merito di uno stile di gioco che in Germania qualcuno ha scherzosamente definito ‘kamikaze’, la voglia di buttarsi su ogni pallone con tutto il corpo. Una caratteristica del gioco del francese che Flick ha pubblicamente elogiato, perché rispecchia la sua voglia di dare tutto. Anche a costo di rimediare qualche acciacco. Come contro lo Stoccarda o contro il Werder Brema. Quando è uscito dopo 19 minuti. Risultato finale della partita: pareggio.

L’equazione è semplice. Quattro volte in campo per meno di mezz’ora o in panchina, quattro prestazioni difensive rivedibili, con più di 13 tiri subiti a partita — Due in più della media. Possiamo  discutere della spesa di 80 milioni di euro voluta da Salihamidzic e Rummenigge, ma è un tema che lascia il tempo che trova. Ovvero: poco. La verità è che senza Lucas è un Bayern, con Lucas è un altro. E l’interrogativo di qualche mese fa ha avuto risposta.

Alphonso Davies, dalla scoperta della neve in Canada alla Champions

Alphonso Davies Champions

Il quarto di finale contro il Barcellona lo ha messo sulla bocca di tutti grazie alla grandissima prestazione offerta e ovviamente grazie a quell’highlight sul quinto gol del Bayern Monaco. La vittoria della Champions League, poi, lo ha consacrato. Primo canadese a vincere la Champions League. Da protagonista assoluto. Ma Alphonso Davies non è né nato, né sbocciato in agosto.

L’esterno, per come lo sta interpretando da un anno a questa parte, è certamente nato in Germania – del resto “se il Bayern Monaco ti chiama non dici di no” – ma Phonzie viene da lontano, molto lontano, come raccontato al The Player Tribune nella lettera pubblicata il trenta luglio. Da un campo rifugiati in Ghana al trasferimento ad Edmonton, Canada, il passo non è stato facile e nemmeno l’ambientamento in un paese totalmente differente rispetto a quello dove ha vissuto i suoi primi sei anni, a partire dal clima. Come racconta lui stesso, c’è un motivo se non nascono molti calciatori di talento nel Nord America ed uno di questi è certamente il meteo.

“Parliamoci chiaro. Ci sono molte ragioni per cui ci sono molti più calciatori provenienti da Rio de Janeiro che da Edmonton. Non è freddo, è come vivere in un freezer. A settembre inizia a nevicare e non puoi giocare a calcio per strada. La prima volta che ha nevicato sono rimasto shockato. Ricordo di essermi svegliato ed aver visto questa roba bianca che si appoggiava sul suolo pensando “cos’è questa?”. Mi sono alzato e sono uscito in pantaloncini e t-shirt per toccarla ed ho scoperto che era fredda”.

I legami, però, si creano in gran parte come nel resto del mondo, attraverso lo sport. Prima di iniziare a giocare a calcio, Alphonso Davies, si è cimentato in atletica, basket, pallavolo e ovviamente con l’hockey – sport nazionale canadese – con scarsi risultati ed un rapporto con il ghiaccio ed il freddo che continua a non sbocciare. La scintilla con il calcio nasce grazie a suo papà ed alle partite del Chelsea che guardavano ogni weekend. Il primo passo è stato entrare negli Edmonton Internationals, ma la svolta è stata passare agli Edmonton Strikers dove incontra Nick Househ – il suo agente – che allora era l’allenatore della squadra e papà del ragazzo che convinse Phonzie a seguirlo in quella avventura. Da lì in poi Davies ha iniziato la sua crescita e a quattordici anni si è trasferito, da solo, a Vancouver per far parte dei Whitecaps.

La società lo aiutò nell’ambientamento e nella sua crescita fino alla promozione in seconda squadra dove iniziarono i primi problemi. Phonzie non riusciva a replicare quanto fatto nelle giovanili ed i primi dubbi sul futuro iniziarono a farsi strada nella sua testa fino ad una frase sibillina rivoltagli da Pa-Modou Kah – giocatore della prima squadra – che gli si insinua nella testa: “Solo quelli con una forte mentalità ce la fanno”. Da lì le sue prestazioni migliorano a vista d’occhio fino alla promozione in prima squadra che ha portato ovviamente nuove difficoltà ma anche uno sblocco degno di nota.

“Quando a 15 anni ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra ho provato a giocare come sempre, ma loro giocavano molto più velocemente di me. I dubbi si rifecero vivi e io ripensai nuovamente alla frase di Pa-Modou. Ho continuato ad allenarmi e ogni giorno che passava mi adattavo sempre più fino a quando, un giorno, ho dribblato grazie ad giochetto il capitano della squadra. I compagni erano tutti esterrefatti, ma lui era piuttosto arrabbiato. Tutti hanno amato quel momento, ma io pensavo solo “adesso mi uccide”. Inutile dire che per il resto dell’allenamento non l’ho mai più superato”. 

Poco dopo avvenne l’esordio in MLS, il secondo più giovane a farlo, ed un altro blocco risolto immediatamente con un dribbling alla prima palla toccata e da lì la sua carriera decollò fino all’offerta di dieci milioni di euro del Bayern Monaco ed alla partita sontuosa giocata contro il Barcellona nei quarti di finale di Champions League contro quello che è il suo idolo, Leo Messi. Adesso Alphonso Davies è uno dei migliori esterni al mondo. Ed è un simbolo per il Canada (lo segue anche Drake su Instagram). Ed campione d’Europa. Con buona pace della fidanzata Jordyn Huitema, anche lei canadese, unita a Phonzie dal calcio, che gioca nel PSG. Sicuramente lo perdonerà.

“Voglio che la mia storia ispiri le persone, dimostra che tutto è possibile se lo vuoi”.

La top 11 della Bundesliga 2019/20

Top 11 Bundesliga 2019/20

La stagione è finita ed è tempo di bilanci. Gli utenti del gruppo Facebook di BundesItalia hanno espresso le proprie preferenze e votato la top 11 della Bundesliga 2019/20. L’annata più anomala di sempre – ovviamente per cause di forza maggiore – ha comunque trovato undici protagonisti, più l’allenatore ideale per guidarli.

In porta a sorpresa il vincitore è Alexander Schwolow, certezza del Friburgo, che scavalca Neuer. L’annata del classe 1992 è stata straordinaria in termini statistici e non solo (l’avevamo raccontata poche settimane fa). Terzino destro è il neo-acquisto dell’Inter Achraf Hakimi, che stacca la concorrenza. Decisamente più serrati i voti per i centrali di difesa. L’hanno spuntata Dayot Upamecano, autentico muro della difesa del Lipsia, e il mitico Martin Hinteregger, che era già un idolo ancora prima di iniziare a segnare come un attaccante. Chiude la linea – e non poteva essere altrimenti – Alphonso Davies, eletto anche Rookie dell’anno.

A centrocampo il posto di mediano se lo prende senza discussioni Joshua Kimmich, tra le altre cose match-winner del Klassiker, affiancato da Kai Havertz, miglior centrocampista offensivo grazie a un finale in crescendo. Sulle corsie la spuntano invece due uomini del Dortmund: Jadon Sancho a destra e Julian Brandt a sinistra.

In attacco c’è il miglior numero 9 del mondo nel 2020, Robert Lewandowski, affiancato da un altro giocatore che ha letteralmente fatto impazzire tutti: Timo Werner.

Allenatore: Hansi Flick. L’uomo che ha cambiato la stagione del Bayern.

La top 11 della Bundesliga 2019/20

PORTIERE

🥇 Alexander Schwolow (Friburgo) – 51,2%

🥈 Manuel Neuer (Bayern) – 30,2%

🥉 Rafal Gikiewicz (Union) – 11,7%

TERZINO DESTRO

🥇 Achraf Hakimi (Dortmund) – 68,8%

🥈 Christopher Trimmel (Union) – 14,6%

🥉 Benjamin Pavard (Bayern) – 12,5%

CENTRO-DESTRA DI DIFESA

🥇 Dayot Upamecano (Lipsia) – 38,5%

🥈 Sven Bender (Leverkusen) – 25,6%

🥉 Matthias Ginter (Gladbach) – 17,9%

CENTRO-SINISTRA DI DIFESA

🥇 Martin Hinteregger (Eintracht) – 46,5%

🥈 David Alaba (Bayern) – 27,9%

🥉 Mats Hummels (Dortmund) – 23,3%

TERZINO SINISTRO

🥇 Alphonso Davies (Bayern) – 64,2%

🥈 Philipp Max (Augsburg) – 18,9%

🥉 Raphaël Guerreiro (Dortmund) – 17,0%

MEDIANO

🥇 Joshua Kimmich (Bayern) – 85,3%

🥈 Axel Witsel (Dortmund) – 8,9%

🥉 Maximilian Arnold (Wolfsburg) – 2,9%

CENTROCAMPISTA OFFENSIVO

🥇 Kai Havertz (Leverkusen) – 75,6%

🥈 Marcel Sabitzer (Lipsia) – 17,8%

🥉 Leon Goretzka (Bayern) – 6,7%

ALA DESTRA

🥇 Jadon Sancho (Dortmund) – 64,3%

🥈 Serge Gnabry (Bayern) – 23,8%

🥉 Marcus Thuram (Gladbach) – 11,9%

ALA SINISTRA

🥇 Julian Brandt (Dortmund) – 61,1%

🥈 Vincenzo Grifo (Friburgo) – 19,4%

🥉 Christopher Nkunku (Lipsia) – 11,1%

SECONDA PUNTA

🥇 Timo Werner (Lipsia) – 64,3%

🥈 Marco Reus (Dortmund) – 19,0%

🥉 Thomas Müller (Bayern) – 9,5%

PRIMA PUNTA

🥇 Robert Lewandowski (Bayern) – 78,4%

🥈 Erling Haaland (Dortmund) – 18,9%

🥉 Rouwen Hennings (Fortuna) – 2,7%

ALLENATORE

🥇 Hansi Flick (Bayern) – 51,4%

🥈 Christian Streich (Friburgo) – 25,7%

🥉 Marco Rose (Gladbach) – 17,1%

🗞 BundesCafé, 32ª giornata – Tra Mei8ter e punti da salvezza

I RISULTATI

Tre vittorie in trasferta, cinque successi in casa e un pareggio nella 32ª giornata di Bundesliga. Due verdetti già decisivi: il titolo del Bayern Monaco – Mei8ter, come da hashtag ufficiale – e la retrocessione del Paderborn, sconfitto dall’Union Berlino (ufficialmente salvo).

IL TOPSPIEL

Il derby tra Bayer Leverkusen e Colonia è dominato dai padroni di casa: Diaby è imprendibile, il solito Havertz continua a segnare e il Colonia non riesce a trovare contromisure. Oltre ai due citati classe 1999, ne segna un terzo, Bornauw dell’effzeh. Il terzo goal del Bayer – il primo in ordine cronologico – lo ha segnato Sven Bender.

L’MVP

Non poteva che essere Robert Lewandowski l’uomo decisivo per la vittoria della Bundesliga. Il suo goal in girata contro il Werder Brema, innescato da un pallone splendido di Boateng, è stato il numero 31 dell’annata di Bundesliga: ha raggiunto Aubameyang come miglior marcatore straniero in una sola stagione.

L’ALTRO PROTAGONISTA

Non ha lasciato il segno contro il Werder Brema, ma indubbiamente Kingsley Coman è uno dei giocatori di cui si parla maggiormente dopo il titolo vinto dal Bayern. Il motivo? Si tratta del suo ottavo campionato vinto consecutivamente in carriera. E ha compiuto solo 24 anni lo scorso 12 giugno…

IL VOLTO NUOVO

Nel Borussia Mönchengladbach ha esordito Keanan Bennetts, esterno inglese classe 1999 che è arrivato ai Fohlen da due anni, ma non aveva mai collezionato neanche un minuto, a causa soprattutto di tanti infortuni (come sa bene il suo amico e compagno Doucouré) e una lunga gavetta in seconda squadra.

LA SORPRESA

In realtà, al plurale. Perché la seconda e la terza si fermano in casa contro due squadre in piena lotta per la retrocessione. Il Mainz fa il colpo contro un Dortmund mentalmente scarico, trascinato dal classe 2000 Burkardt. Anche il Fortuna Düsseldorf non è da meno e con due goal nel finale rimonta il Lipsia alla Red Bull Arena: ora i Flingeraner dipendono soltanto da loro stessi per quanto riguarda almeno il terzo posto. E la prossima c’è Werder-Mainz.

LA STATISTICA

Contro il Werder Brema, Alphonso Davies ha toccato una velocità massima di 36.51 km/h, battendo Hakimi e riscrivendo un nuovo record per la Bundesliga. Nessuno dal 2014, ovvero da quando Opta raccoglie questo dato, è mai riuscito a fare meglio.

LA CITAZIONE

Contro l’Hertha, Nils Petersen ha segnato il suo 25esimo goal in carriera entrando dalla panchina: è il miglior ‘Joker’ di sempre in Bundesliga. Il suo allenatore Christian Streich lo ha dipinto a modo suo.

“Nils Petersen non è un Joker. È una persona eccezionale e un giocatore ancor più eccezionale. La cosa speciale è che è disposto a tutto per la squadra e capisce come pensa un allenatore, anche se a volte fa male”.

LA FOTO

In un Weserstadion vuoto, il Bayern Monaco ha celebrato la vittoria dell’ottavo Meisterschale, quello che in molti hanno ribattezzato “Geisterschale” in riferimento alle partite a porte chiuse.

Mei8ter
Fonte: @FCBayernEN

IL VIDEO

Boateng e Phonzie hanno celebrato così in spogliatoio la vittoria della Bundesliga.

LA CLASSIFICA

Con sole due giornate dal termine, gli estremi della classifica si sono delineati. Rimane accesa la lotta in fondo, con Mainz e Fortuna che hanno tutto nelle proprie mani, mentre Colonia ed Augsburg sono quasi al sicuro. Gladbach e Leverkusen correranno per il quarto posto fianco a fianco fino a fine stagione, L’Eintracht è vivo per l’Europa.

Il Bayern e l’interrogativo Lucas Hernandez

lucas hernandez

Dall’arrivo di Hansi Flick al Bayern Monaco, la linea difensiva ha avuto tre solide certezze e un elemento ‘variabile’. Pavard a destra è stato intoccabile, al pari di Alphonso Davies a sinistra e Alaba sul centro-sinistra. Vicino all’austriaco si sono alternati Javi Martínez prima e Boateng poi, due giocatori di piede destro. A farne le spese è stato Lucas Hernandez, mancino naturale, che tra i problemi fisici e le scelte, ha giocato titolare soltanto due volte: in casa contro il Paderborn e in casa contro il Fortuna Düsseldorf, due delle ultime tre squadre della classifica. Non proprio ciò che si aspettavano i tifosi del Bayern da un acquisto da 80 milioni di euro. Al netto dei quattro mesi saltati per l’infortunio alla caviglia.

Nei piani di Kovac, il francese ex Atlético Madrid doveva essere idealmente il nuovo centrale di sinistra vicino a Süle e l’alternativa a David Alaba sulla corsia mancina, come è effettivamente stato fino a che il tecnico croato è stato sulla panchina bavarese. Poi il classe 1996 si è infortunato, al pari di Süle. Kimmich è tornato a centrocampo. Alphonso Davies è esploso diventando molto più di una certezza nel ruolo in cui Kovac lo voleva lentamente inserire. Alaba è stato portato in mezzo. E al suo rientro Lucas Hernandez si è ritrovato ad essere la riserva dei due – più occasionalmente di Boateng, ma solo nei finali e spesso a risultato già acquisito e complici i problemi fisici di Martínez.

Con il rinnovo di Alaba che, secondo le notizie dalla Germania, sembrerebbe una formalità, e quello di Davies già firmato, le due posizioni in cui il francese doveva imporsi sono già occupate. Certo, le stagioni sono lunghe, ma un campione del mondo è difficile si accontenti di giocare solo le partite ‘facili’. Hansi Flick ha un rebus da risolvere.

Nella partita del 21 febbraio contro il Paderborn, l’allenatore del Bayern ha varato una difesa a tre, con Kimmich sul centro-destra e Alaba perno centrale, con Lucas Hernandez a completare il trio a sinistra. Soluzione permessa dall’utilizzo di un terzino di maggior spinta come Odriozola rispetto a Pavard. Un tentativo che comunque non ha particolarmente convinto, sia perché a centrocampo il filtro e lo schermo di Kimmich è mancato, sia perché le distanze tra i reparti si sono perse piuttosto presto. Lo stesso Odriozola ha faticato a prendere i tempi da ‘quinto’, tanto che quella partita è stata una bocciatura quasi totale per lui. Il numero 21, dal canto suo, non ha brillato. Anzi, è spesso andato in difficoltà non avendo i tempi da terzo.

Nella seconda occasione, il 30 maggio contro il Fortuna Düsseldorf, l’ex Atlético ha invece fatto coppia con David Alaba a quattro nel primo tempo, prima di essere sostituito all’intervallo per un leggero problema all’adduttore. A destra si è spostato l’austriaco, con il francese lasciato sul centro-sinistra, sul piede forte. La squadra di Rösler ha lasciato spesso il francese libero di impostare il gioco, cercando di schermare i compagni, soprattutto Alaba e Kimmich, i due principali costruttori di gioco. I suoi 45 minuti si son chiusi con 7 passaggi sbagliati, più di tutti i suoi compagni.

La differenza tecnica ha portato il Bayern a vincere senza affanni, al contrario di quanto successo contro il Paderborn (3-2 con goal decisivo all’88’), ma ancora una volta è mancata quella sensazione di solidità, data anche dalla scarsa intesa tra Alphonso ed Hernandez. Il Fortuna ha attaccato soprattutto sulla sua fascia destra proprio per sfruttare questa mancanza. Certo, tempo e minuti potrebbero eventualmente limare le difficoltà, ma David Alaba è apparso meno brillante del solito sul centro-destra, non potendo agire preferibilmente sul piede forte.

D’altro canto, già nei mesi scorsi Alaba aveva pubblicamente manifestato i suoi dubbi sulla possibilità di giocare centrale di destra, anche per una questione di caratteristiche. La coppia con Hernandez mancherebbe di fisicità, quella che uno come Süle, titolare del futuro, saprebbe certamente garantire. La soluzione di provare Lucas Hernandez come centro-destra per ora non è ancora stata esplorata, se non nei finali di partite in cui in ballo, comunque, c’era decisamente poco, salvo lo 0-0 contro il Lipsia in cui il cambio fu per necessità al posto di Boateng. Per ora, però, può sembrare ancora un azzardo. Anche se, con il Meisterschale in tasca (questione di poco) Flick potrà permettersi qualche sperimentazione in più. Una di queste, senza dubbio, riguarderà l’uomo da 80 milioni.

Non sarà facile, visto che nel gennaio scorso sulle pagine del ‘kicker’ si leggeva di come Flick non fosse propenso a giocare con due centrali mancini. Salvo radicali cambi di programma, dunque, Lucas Hernandez dovrà cercare di ritagliarsi i suoi spazi quando Alaba e Davies riposeranno. Per lui, però, c’è una brutta notizia: Alphonso Davies non ha saltato neanche una partita da quando c’è Flick in panchina, mentre Alaba ha riposato soltanto due volte in Champions League, a girone di fatto già vinto. Il rebus, insomma, rischia di persistere ancora per qualche mese. Oppure fino a quando a Lucas Hernandez andrà bene essere una ‘riserva di lusso’: il Bayern ha messo a tacere le voci di mercato rinnovandogli fiducia. Rimane da capire quanto la senta lui in primis.

Alphonso Davies e il nuovo ruolo nel Bayern

alphonso davies

Non Robert Lewandowski, autore di una ormai solita doppietta. Nemmeno Thomas Müller, rilanciato da Flick e che ha chiuso due assist. E nemmeno quest’ultimo citato, all’esordio assoluto in Bundesliga da capo allenatore. Il simbolo dell’ennesimo trionfo del Bayern Monaco in un Klassiker all’Allianz Arena è Alphonso Davies, la scelta forte di Niko Kovac confermata dal suo ex assistente, al momento (e forse fino a fine stagione) capo allenatore. Un canadese classe 2000 che il croato ha voluto impostare come terzino sinistro, nonostante il passato da attaccante esterno in MLS e, nello stesso ruolo, un presente nella sua nazionale.

Anche nel 4-0 contro il Borussia Dortmund il fresco 19enne (compiuti il 2 novembre) Phonzie ha dimostrato una maturità decisamente superiore rispetto alla sua età. Non una novità: se a Monaco non l’avessero giudicato maturo, lo avrebbero mandato in prestito da qualche parte. Invece già da subito lo hanno voluto tenere, concedendogli scampoli di gara spesso nei finali a risultato già acquisito. Da settembre in poi la storia è cambiata, perché Kovac gli ha dato più spazio, lo ha giudicato quasi al pari degli altri. Il riconoscimento più importante.

Flick ha proseguito sulla linea del suo ex capo: contro Olympiakos e Dortmund Alphonso Davies è sceso in campo dal primo minuto, ha giocato da titolare nel ruolo di terzino sinistro per la quarta e quinta gara consecutiva, dopo aver già ricoperto quella posizione contro Union, Bochum e Eintracht. Tre partite da dimenticare. Per lui e per il Bayern. Prima di quella più memorabile, in cui contro due avversari di grosso calibro è stato padrone della sua corsia, quella sinistra, quella che arava già da ala. Ora parte più indietro, ma le abitudini non sono cambiate.

Sono certamente cambiati gli avversari. Quelli del Klassiker si chiamavano Achraf Hakimi e Jadon Sancho (poi Hazard), freschi di partita dominata contro l’Inter. Davies, con l’aiuto di Coman e Kimmichproposto nuovamente a centrocampo, come vi avevamo raccontato – è riuscito a tenerli a bada in fase difensiva e fare malissimo in fase offensiva. Ha utilizzato tutta la sua personalità e il fisico per vincere 11 duelli su 13, con 7 contrasti e 2 intercetti. Raramente il BVB ha trovato dalla sua parte delle facili imbucate: posizionamento sempre corretto e, quando si è spinto in avanti, non ha mai avuto problemi a recuperare in campo aperto. Tanto che Favre ha dovuto sostituire Sancho.

Phonzie va a scuola da Alaba, che Flick ha voluto spostare al centro: solido dietro, ma presente anche in fase offensiva, quella che gli riesce meglio e su cui non c’erano mai stati dubbi. 75% di dribbling riusciti, 93.6% di passaggi completati, 80 palloni toccati, più due passaggi chiave e un cross riuscito. Numeri che rendono pienamente giustizia a una prestazione fatta di continue sovrapposizioni su Coman, sprint e accelerazioni ogni qualvolta il Bayern vedesse del campo da attaccare. Anche attaccando da dietro, proprio come voleva Niko Kovac quando aveva affermato di volerlo far crescere in quel ruolo.

“Alphonso è un giocatore molto giovane. Ha fatto un grandissimo lavoro e mi ha impressionato la sua fisicità nei duelli. Sono molto soddisfatto della sua prestazione” (Hansi Flick a ‘Sky Sport’)

Per un’affermazione definitiva forse bisognerà ancora pazientare, ma le scelte di Flick rendono ragione anche al tecnico croato. L’esigenza di Kimmich a centrocampo ha fatto la sua parte, così come gli infortuni di Süle ed Hernandez. Ma è certo che se non ci fosse stata piena fiducia in lui, oggi Alphonso Davies avrebbe ancora un posto da titolare soltanto nel Bayern II, in terza divisione. Invece vince il Klassiker da titolare. Da protagonista. E, soprattutto, da terzino sinistro.