Viktoria Berlino: i pionieri del calcio tedesco in 3.Liga

viktoria berlino

L’ufficialità potrebbe arrivare il 16 aprile, ma ormai la decisione sembra ormai essere già stata presa. Il Viktoria Berlino, capolista della Regionalliga Nordost, uno dei gironi della quarta serie tedesca, ferma per la pandermia dal novembre del 2020, dovrebbe giocare in 3.Liga. Una promozione che segnerebbe il ritorno tra i professionisti di un club, che ha scritto una pagina importante della storia del calcio tedesco degli albori.

Precursori – Berlino, alla fine dell’Ottocento, è una delle culle del Fussball. Il Gioco nella capitale del Secondo Reich è arrivato nel 1881 grazie ad alcuni emigranti inglesi e negli anni seguenti fioriscono i club. Nel 1888 i fratelli Jestram creano insieme ai loro compagni dell’”Askanisches Gymnasium” il BFC Germania, che utilizza inizialmente i terreni dove successivamente sorgerà l’aeroporto di Tempelhof. Un anno dopo, nel giugno 1889, cinque ragazzi berlinesi fondano il FC Viktoria, che dodici mesi dopo si fonderà con un club di cricket, dando vita al “Berliner Thorball- und Fußball-Club Viktoria von 1889”.

Campioni… in ritardo – Questa nuova squadra diventa una delle protagoniste del campionato berlinese, organizzato dal 1891 dal Deutsche Fußball- und Cricket Bund (DFuCB). Nonostante la forte concorrenza tra il 1893 e il 1897 il BFC Viktoria vince cinque titoli cittadini consecutivi, mettendosi spesso dietro i rivali del BFC Germania. Nel 1894, l’anno in cui il BFC riesce pure a battere il Dresden English Football Club, considerata una delle migliori squadre di Germania, la DfuCB vorrebbe organizzare una fase finale per determinare il migliori club dell’Impero. Delle due invitate il DFV 1878 di Hannover rifiuta perché loro giocano il “rugby football” (l’attuale rugby), mentre l’FC Hanau 93, formazione dell’Assia rinuncia perché vorrebbe giocare in casa e perché non si può permettere la trasferta nella capitale. Il torneo viene così cancellato e per “recuperarlo” ci vorranno… 103 anni. Nel 2007 infatti le due squadre si incontreranno in una sfida andata e ritorno, disputata con i palloni di fine Ottocento e che finirà con la vittoria del BFC Viktoria 1889, a cui verrà riconosciuto dalla DFB un titolo “non ufficiale”.

L’epoca d’oro – I berlinesi, che saranno nel 1900 tra i membri fondatori della Federcalcio tedesca, campioni di Germania poi lo diventeranno davvero. Dopo una finale persa contro il Freiburger Fc nel 1907, il Viktoria si ripresenta l’anno successivo alla fase conclusiva a eliminazione diretta. Ai quarti gli “Himmelsblauen”, i celesti, liquidano in trasferta per 7-0 i debuttanti del VfB Königsberg, club dell’odierna Kaliningrad in Russia (ai tempi Prussia Orientale, provincia dell’Impero tedesco) e nella semifinale si sbarazzano sempre fuori casa del Wacker Lipsia. La finale è a Berlino, ma si gioca a Tempelhof sul campo dei rivali del BFC Germania. L’avversario sono i Stuttgarter Cickers, a cui manca Otto Löble perché svolge il servizio militare e l’infortunato Karl Reich. È un match combattuto, il cui eroe è il capocannoniere del torneo Willi Worpitzky autore di una doppietta nel 3-1 finale. Dopo un’altra finale persa nel 1908, il BFC Viktoria fa il bis nel 1911. Dopo aver superato senza giocare il Lituania Tilsit, i cui giocatori non avevano ricevuto il permesso dei loro datori di lavoro, in semifinale i berlinesi liquidano 4-0 in trasferta l’Holstein Kiel. Ad aspettarli in finale, a Dresda, il VfB Leipzig, il club che nel 1903 aveva vinto il primo titolo tedesco della storia. Il risultato è lo stesso del 3-1 e l’uomo decisivo è sempre Worpitzky, che ha segnato di nuovo due reti.

La caduta e i lampi – Dopo la Prima Guerra Mondiale il BFC Viktoria, che prima del 1914 aveva anche collezionato pure tre Coppe di Berlino e una serie di titoli cittadini, non riesce a stare costantemente nell’élite del calcio tedesco. Nella capitale comincia a brillare l’Hertha e a livello nazionale il miglior periodo è quello degli Anni Trenta, dove il Viktoria ottiene la partecipazione alla Gauliga, la neonata massima serie organizzata su gironi della Germania Nazista. Nel 1934 disputerà addirittura alla fase finale, arrendendosi in semifinale al Norimberga, poi finalista perdente contro lo Schalke. Nel dopoguerra, con la divisione della Germania e di Berlino, il Viktoria diventa una delle protagoniste della Oberliga Berlin, uno dei gironi in cui era articolato il campionato della Germania Ovest. Nel 1955 e nel 1956 gli “Himmelsbauen” si qualificano per il torneo che assegna il Meisterschale. È una “Cenerentola” che in due apparizioni colleziona 10 sconfitte e due pareggi. Nel 1960 i ragazzi che giocano a “Friedrich-Ebert-Stadion” rischiano addirittura la bancarotta. Per salvarsi i dirigenti invitano il 16 agosto di quell’anno addirittura il Real Madrid di Ferenc Puskas e Alfredo Di Stéfano per sfidare una selezione mista di calciatori di Hertha e Viktoria. Si presenteranno in 30mila, che vedranno la vittoria dei blancos per 1-0.

I dilettanti e la fusione – A inizio Anni Sessanta dopo non essersi qualificati per rappresentare Berlino nella neonata Bundesliga il Viktoria vive più di quarant’anni d’anonimato sportivo, patendo anche l’immissione delle squadre della ex DDR dopo la Riunificazione. Decisivo è il 2013, che è l’anno del trionfo in quinta serie e della notizia della fusione (già tentata nel 2002) con il Lichterfelder FC Berlin 1892, per dare vita al FC Viktoria 1889 Berlin. L’obiettivo dichiarato è diventare la terza forza del calcio berlinese. I problemi non si risolvono tanto che nel 2018, per uscire da una situazione finanziaria difficile dovuta a una cocente delusione (la fine dell’interessamento del magnate di Hong Kong Alex Zheng) si decide per separare dal punto di vista societario la prima squadra dalle altre formazioni, che costituiscono la più grande sezione calcistica di una società tedesca, con 65 squadre e più di 1600 membri.

Il futuro, nonostante la promozione però rimane è tutto da scrivere, visto che il FC Viktoria 1889 Berlin, oltre alla possibile sostenibilità economica della 3.Liga e l’allestimento di una rosa competitiva, ha una questione non da poco da risolvere, lo stadio per le partite casalinghe. Lo Stadion Lichterfelde dove ha giocato le ultime stagioni non ha i requisiti per la terza divisione e gli altri impianti cittadini non sono disponibili. In questa nuova avventura a guidare i berlinesi ci sarà anche un azzurro, l’allenatore di origine italiana Benedetto Muzzicato, ex giocatore tra gli altri di Union Berlino e del Werder Bremen II.

Hansa Rostock e Union Berlino: prove di ritorno dei tifosi in Germania

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I “Geisterspiele”, le partite a porte chiuse, sono ormai diventati una consuetudine del calcio tedesco ed europeo. In Germania, dove come nel resto del mondo si sta vivendo la terza ondata della pandemia, si sta provando a guardare oltre, cercando di trovare soluzioni per il ritorno dei tifosi allo stadio.

L’esperimento dell’Union – I berlinesi, finora autentica rivelazione della stagione di Bundesliga, hanno messo a punto un progetto pilota, basato sull’utilizzo di test rapidi. E i biancorossi l’hanno già provato nel match casalingo contro il Colonia lo scorso 13 marzo. All’”An der Alten Försterei” le circa 280 persone che avevano diritto di entrare, giornalisti, membri della sicurezza, dirigenti, hanno avuto la possibilità di sottoporsi, volontariamente, ai tamponi antigenici rapidi. Le 165 persone, più o meno il 60% del totale, che hanno accettato, sono state sottoposte ai test da membri di alcune associazioni no profit in un’ala dell’impianto appositamente attrezzata con diverse postazioni. Dopo il tampone, in circa una decina di minuti, sono stati comunicati i risultati del test attraverso una notifica sullo smartphone.

L’esperimento, al di là dell’assenza di tamponi positivi, ha funzionato. Soddisfatti tutti, a partire dalla dirigenza dell’Union. Prima però di applicarla a eventuali tifosi bisognerà risolvere alcuni nodi, come l’ok necessario dalle autorità locali (per il via libera si parla di maggio) e l’aumento delle postazioni, fondamentale per permettere a più persone di entrare nell’impianto. Quest’ultima possibilità potrebbe essere fornita dalla costituzione di punti decentrati, al di fuori dell’“An der Alten Försterei”.

Hansa, ingresso con limitazioni – Chi invece gli spettatori li vedrà già da questa settimana è l’Hansa Rostock, club di terza divisione del nord della Germania. Nel “derby dell’Est” contro l’Hallescher, in programma il 21 marzo, saranno ammessi all’”Ostseestadion” 777 tifosi, scelti tra chi possiede un abbonamento a vita e chi ha un tagliando e lavora per un’azienda partner dell’Hansa. Uno dei requisiti per entrare nell’impianto, in cui rimarrà chiusa la Südtribüne, è essersi sottoposti a un tampone ed essere risultato negativo.

La partecipazione del contingente di tifosi, possibile per il basso tasso di contagi a Rostock (18,6 su 100mila abitanti) è regolamentata da un protocollo, approvato dalle autorità locali e che prevede tra gli altri l’obbligo delle mascherine e il distanziamento sociale. L’Hansa, che è in lotta per la promozione in 2.Bundesliga, punta di portare in questo periodo di pandemia fino a 3mila spettatori all’”Ostseestadion”. Sperando che la situazione soprattutto fuori dal campo non peggiori.

🎥 Finale folle dell’Ingolstadt: pareggia il portiere, poi è 2-1 un minuto dopo

ingolstadt portiere

Cosa c’è più folle del goal decisivo di un portiere? Un altro goal decisivo dopo il goal decisivo di un portiere, ed è quello che è successo nella partita tra Ingolstadt e Viktoria Colonia nella scorsa giornata di 3.Liga, la 23esima.

Gli ospiti erano in vantaggio per 0-1 dall’11’, minuto in cui Thiele aveva sbloccato la gara – per inciso, una gara molto delicata: l’Ingolstadt è nelle zone di vertice in piena lotta per la promozione, mentre il Viktoria cerca punti importanti per uscire dalla zona rossa, visto che sta lottando per non retrocedere dopo una buona partenza e ora non vince dal 5 dicembre.

In realtà in questo weekend ci è andato vicino, se non vicinissimo. Al 92′, però, la situazione è precipitata. Fabijan Buntic è salito nell’area avversaria nel secondo dei 4 minuti di recupero per sfruttare i suoi centimetri su azione da corner, ha raccolto una palla vagante e col sinistro l’ha messa in porta. Buntic che è dell’Ingolstadt, ma fa il portiere.

Finita? Neanche per sogno. Un minuto dopo l’Ingolstadt la riesce anche a vincere, grazie a Caniggia Ginola Elva – sì, si chiama proprio così: vi avevamo raccontato la sua storia qualche settimana fa – che ha segnato il 2-1 che ha ribaltato la partita e regalato un pomeriggio epico all’Ingolstadt.

Da zero a dieci (più uno): il 2020 del calcio tedesco

calcio tedesco 2020

Zero, come i dubbi su Marco Rose e su Julian Nagelsmann, che hanno compiuto due piccoli capolavori nel loro primo anno sulle panchine rispettivamente di Borussia Mönchengladbach e Lipsia. Il primo è una rivelazione, il secondo una conferma. Entrambi rappresentano il futuro del calcio tedesco e sono i due allenatori emergenti del 2020 – ormai affermati – che si sono messi maggiormente in luce quest’anno.

Uno, come le vittorie dello Schalke 04 in Bundesliga nel 2020. La squadra peggiore del 2020, senza nemmeno grandi dubbi. 17 gennaio, 2-0 al Gladbach. Da lì, una folle serie di 29 partite senza mai un successo, a -2 dallo storico record settato dal Tasmania nella stagione 1965/66. Un disastro relativamente atteso, come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane, da cui uscire nel 2021 sarà complicatissimo.

Due, come i fallimenti consecutivi dell’Amburgo in Zweite Liga. Dopo la retrocessione del 2018, l’HSV ha mancato sia nel 2019 che nel 2020 non solo la promozione, ma anche la possibilità di arrivare almeno al Relegationsspiel. Quest’anno in particolare se l’è divorata all’ultima giornata, umiliato dal Sandhausen in casa.

Tre, come i minuti impiegati da Erling Haaland per segnare all’esordio in Bundesliga contro l’Augsburg. E anche come i goal segnati. I primi di 33 complessivi (in 32 partite) con il Borussia Dortmund tra campionato e Champions. Un giocatore speciale.

Quattro, come i rigori parati da Daniel Batz, portiere del Saarbrücken, nella lotteria del quarto di finale di DFB-Pokal contro il Fortuna Düsseldorf. Lo storico club del Saarland è arrivato fino alle semifinali di coppa, dove è stato sconfitto dal Leverkusen. Il suo percorso rimarrà però memorabile.

Cinque, come i trofei alzati dal Bayern Monaco nell’anno più vincente nella storia del club. Anche più del 2013, paradossalmente, visto che in quell’anno era arrivata la sconfitta contro il Dortmund in Supercoppa. Dovesse vincere il Mondiale per Club di febbraio, farebbe l’en plein. Non ci è riuscito neanche Jupp. Ah, in realtà ci sarebbe anche il sesto: la 3.Liga vinta dalla seconda squadra. Ma non la contiamo. O facciamo finta…

Sei, come i goal segnati dal Werder Brema al Colonia nell’ultima giornata della Bundesliga. Mentre l’Union passeggiava contro il Fortuna Düsseldorf, al Weserstadion i grünweiß asfaltavano il Colonia già salvo per raggiungere il terzultimo posto. Poi, salvezza al playout contro l’Heidenheim ottenuta per il rotto della cuffia. Un modo rocambolesco, ma efficace, per evitare l’onta della retrocessione.

Sette, come i minuti di recupero impiegati dal Norimberga per evitare l’onta della doppia retrocessione. Prima del goal di Schleusener, quello che grazie alla regola dei goal in trasferta ha portato der Club alla salvezza allo spareggio contro l’Ingolstadt. Che aveva già perso la promozione diretta all’ultima giornata della 3.Liga. Non l’anno migliore per gli Schanzer.

Otto, come le promozioni dell’Arminia Bielefeld, assoluto dominatore dello scorso campionato di Zweite e ‘squadra ascensore’ per definizione insieme al Norimberga. Il ritorno in Bundesliga è arrivato al termine di una stagione dominata in lungo e in largo. Con pieno merito.

Nove, come il numero sulla schiena di Robert Lewandowski. Avrebbe meritato di vincere il Pallone d’Oro, ma qualche capriccio francese – dove il campionato è stato sospeso a inizio marzo – glielo ha impedito. Anche il bizzarro regolamento della Scarpa d’Oro lo ha penalizzato. Si è consolato con la Bundesliga, la DFB-Pokal, la Champions League, la Supercoppa di Germania, la Supercoppa UEFA. Tre titoli di capocannoniere. Il premio di calciatore dell’anno UEFA, il FIFA The Best, il Globe Soccer Award.

Dieci, come il voto che ci sentiamo di dare a Christian Seifert e a tutta la DFL. Lo abbiamo detto tante volte: se si gioca a calcio in Europa e nel mondo, il merito è soprattutto del protocollo redatto dalla task force del dottor Meyer, al quale tutti si sono ispirati. Ancora una volta, la Bundesliga fa da apripista.

Dieci più uno, come la posizione di classifica dell’Union Berlino nel suo primissimo anno in Bundesliga. Una promozione attesa per anni, sognata e sofferta, guadagnata solo al playout. Valorizzata dalla convincente salvezza del primo anno, che può aprire un nuovo capitolo di storia. A giudicare dagli ultimi tre mesi, la strada è quella giusta.

Arrivederci al 2021!

Cosa sta succedendo nella 3.Liga 2020/21

3.Liga 2020/21

Tra qualche sospensione causa Covid-19 e gli stadi sempre tristemente vuoti, la 3.Liga 2020/21 continua a stupire e regalare emozioni e colpi di scena. Anche perché, come al solito, la classifica è corta e si muove in maniera incontrollata, con continui ribaltoni. Difficile, come sempre, fissare certezze. Anche se alcune sembrano esserci. Certo, la seconda e la quintultima sono staccate solo di 11 lunghezze. E non siamo neanche al giro di boa. Ciò che vogliamo dire è: dimenticatevi in fretta di ciò che leggerete qui, tanto nel giro di un mese tutto sarà già cambiato.

3.Liga 2020/21
La classifica della 3.Liga 2020/21 (da aggiungere tre punti al Türkgücü).

Dynamo Dresda, L’arte di dominare

Rispetto all’anno scorso, il campionato ha un padrone. Anche più di quanto lo sia stato l’Osnabrück un paio d’anni fa. La Dynamo Dresda ha preso il controllo della 3.Liga 2020/21 dopo 14 giornate e la sensazione è che difficilmente mollerà. Marcin Kauczinski ha a propria disposizione una rosa quasi più pronta per la Zweite – da cui è scesa l’anno scorso, non senza critiche –  che per la terza serie. Tra talenti emergenti (Königsdörfer, Meier, Daferner, Will, Ehlers) e specialisti delle serie minori (Mai, Stark, Hosiner). Ha una media di due punti a partita, può tranquillamente pensare di scollinare oltre i 75 punti, attentando anche agli 80. Secondo miglior attacco, miglior difesa in assoluto. Una squadra che funziona bene nel suo complesso, guidata da un tecnico che ha già vinto il campionato nel 2013 con il Karlsruher. In pochi pronosticano il crollo. Addirittura in Germania parlano di “campionato a parte”.

Neopromosse a chi?

Se il Lubecca ha fatto fatica sin dai primi giorni e va per un campionato alla ricerca della salvezza, le altre tre neopromosse hanno intenzioni ben diverse. Soprattutto il Saarbrücken, capolista dalla terza alla tredicesima giornata. Non una vera e propria sorpresa: la squadra di Kwasniok già l’anno scorso aveva fatto grandi cose in DFB-Pokal, arrivando fino alla semifinale. Questa stagione per ora non è altro che una conferma, anche perché i giocatori sono pressoché gli stessi. Anche il Verl, l’altra sorpresa della Coppa di Germania, ha toccato la zona promozione. Sorprendente anche il Türkgücü del magnate Kivran, che ha appena deciso di lasciare il club a metà classifica, ma con due trascinatori: Sararer, capitano con un passato anche in Bundesliga, e Sliskovic, classico bomber di categoria, arrivato dal Duisburg. Sono rispettivamente il miglior assistman (9) e il secondo miglior marcatore (11) della 3.Liga 2020/21.

Il crollo del Duisburg

A proposito di Sliskovic: lo scorso anno l’attaccante giocava nel Duisburg e aspirava alla promozione. Quest’anno, invece, è andato tutto storto. Lo scorso anno giocava per la promozione, la sognava ed è stato ad un passo dal raggiungerla, a tratti dominando, fino al crollo finale e all’amarissimo quinto posto. Oggi dopo 17 partite la squadra è in piena zona retrocessione con 15 punti in 16 partite e soltanto tre vittorie: peggio solo il Magdeburgo, altra squadra in crisi profonda, ma che già l’anno scorso soffriva nelle zone poco nobili della classifica. Il Duisburg ci ha provato cambiando anche l’allenatore: da Lieberknecht a Gino Lettieri. Per ora non ha portato a grandi svolte. Le Zebre hanno bisogno di una svolta che non sembra ancora arrivare. 6 vittorie su 28 dalla ripresa dello scorso maggio.

I campioni abdicano

Anche il Bayern II si sta abituando a stare nelle zone basse della classifica, dopo che la squadra che l’anno scorso aveva dominato è stata smembrata quasi in toto. Perso il totem Wriedt, i vari aggregati Zirkzee e Cuisance, più Mai, Jeong, Musiala, Kohn, Früchtl, Wil, senza dimenticare Sebastian Hoeneß, oggi sulla panchina dell’Hoffenheim. Rispetto alla rosa dell’anno scorso, c’è meno ampiezza e meno continuità. 17 punti in 15 partite per i ragazzi di Holger Seitz, che forse si aspettava qualcosa in più anche da Arp. Per ora l’ex talento dell’Amburgo è fermo solo a tre reti.

Sascha Mölders, l’MVP

Chi non invecchia mai è Sascha Mölders, da anni anima e cuore del Monaco 1860. A 35 anni suonati domina ancora ed è capocannoniere con 12 goal segnati nella prima parte di stagione. Lo scorso anno si era fermato a 15, ma aveva aggiunto altrettanti assist. E pensare che qualche mese fa flirtava con il ritiro. Se i Löwen sono in piena corsa per la promozione, il merito è anche suo – oltre che del giovane Dressel, centrocampista di grande prospettiva (classe 1998) e autore di un poker contro l’Hallescher a novembre e dell’architetto Michael Köllner, forse il miglior allenatore del campionato.

L’undici della 3.Liga 2020/21 secondo il kicker

Weinkauf (Duisburg), Schwabl (Unterhaching), Lukimya (Uerdingen), Zellner (Saarbrücken), Gaus (Ingolstadt), Christiansen (Waldhof Mannheim), Zeitz (Saarbrücken), Shipnoski (Saarbrücken), Sararer (Türkgücü), Mölders (1860), Sliskovic (Türkgücü).

Bayern-Magdeburgo, la Supercoppa mai giocata

bayern magdeburgo supercoppa

Magdeburgo-Bayern II in programma per la nona giornata di 3.Liga ha un singolare primato. È l’unica partita di terza divisione che avrebbe potuto essere una finale europea. Infatti il club della Sachsen-Anhalt e la prima squadra degli attuali campioni di Germania nel 1974 si sarebbero dovuti incontrare nella Supercoppa Europea. Ma non si incrociarono mai. Ecco la storia di una partita mai giocata.

1974, l’anno delle Germanie – La stagione 1973-1974 è forse una delle più vincenti della storia del calcio tedesco, al di là e al di qua del Muro di Berlino. La Germania Ovest, dopo aver perso nel girone eliminatorio contro i cugini della DDR, ha conquistato il Mondiale in casa e un club della Bundesliga e uno della DDR-Oberliga si sono aggiudicati due trofei continentali. Il Bayern Monaco diventa, battendo nella doppia finale l’Atletico Madrid, la prima squadra tedesca a conquistare il titolo europeo, il Magdeburgo invece conquista la Coppa delle Coppe, unico club della storia della Germania Est, superando a sorpresa il Milan. Due squadre che in teoria si dovrebbero incontrare nella neonata Supercoppa Europea.

Calendario impossibile? – La Supercoppa è nata a inizio Anni Settanta dall’idea di un giornalista del De Telegraaf, Anton Witkamp. Dopo la prima edizione non ufficiale, nel 1972 tra Ajax e Glasgow Rangers, nel 1973 il torneo viene organizzato sotto l’egida della UEFA. È un match di andata e ritorno, che nelle prime due occasioni era stato calendarizzato, a gennaio. Anche Bayern Monaco e Magdeburgo devono trovare una data per l’edizione successiva. Non è una cosa facile, anche perché, nonostante dal dicembre 1972 con la firma del “Trattato Fondamentale” i due Paesi si riconoscano diplomaticamente, i rapporti sono tesi e di accesa rivalità, anche nello sport. In più le autorità sportive della DDR sono sempre restie a mandare i propri club a giocare dall’altra parte del Muro. Oltre che di perdere hanno paura che qualcuno tra le stelle dei “dilettanti di Stato” fugga. L’accordo, forse non casualmente, non si trova. I due club comunicano l’impossibilità alla UEFA, con la DFV, la Federcalcio della DDR, che non avrebbe dato l’autorizzazione al Magdeburgo di sfidare il Bayern.

Una sfida solo rimandata – I due club non si incontrano in Supercoppa europea, ma il sorteggio della Coppa dei Campioni li accoppia agli ottavi dell’edizione 1974-1975, dopo che Bayern e Magdeburgo hanno ricevuto un bye per i sedicesimi. Ne esce uno dei più derby (inter)tedeschi più belli di sempre. All’Olympiastadion di Monaco, all’andata i ragazzi dell’Est dopo 44 minuti sono avanti per 2-0, con un gol capolavoro di Jürgen Sparwasser, proprio l’uomo che aveva già fatto piangere Beckenbauer ai Mondiali del 1974. Il Bayern riesce a ribaltarla grazie alla doppietta di Gerd Müller e a un’autorete di Detlef Enge, su azione di Uli Hoeneß. Al ritorno, con i tedeschi dell’Ovest, che sono alloggiati in un hotel pieno di collaboratori della Stasi impegnati nell’operazione “Vorstoß II” (attacco) e il pubblico accuratamente scelto dalle autorità della DDR, il Bayern vince ancora. Due gol di Gerd Müller e uno di Sparwasser. A fine stagione i bavaresi saranno ancora campioni d’Europa, mentre il Magdeburgo dopo un paio di anni di gloria, non ritorna più a quel livello, prima e dopo la Riunificazione. Tra i pochi momenti da ricordare, nel 2000-2001 i quarti di finale di Coppa di Germania, raggiunti eliminando al secondo turno proprio il Bayern ai rigori.

Sebastian, l’ultimo degli Hoeneß

sebastian Hoeneß

Ha portato la seconda squadra del Bayern Monaco a vincere la 3.Liga ed è stato eletto miglior allenatore del campionato. Sebastian Hoeneß è uno dei tecnici più interessanti del panorama tedesco, tanto che l’Hoffenheim lo ha voluto sulla sua panchina per la nuova stagione di Bundesliga.

Una dinastia bavarese – Sebastian, classe 1982, non è il figlio di Uli, prima direttore generale e poi presidente del Bayern, ma di suo fratello minore Dieter. Che è è stato un ottimo calciatore. Più di dieci anni di Bundesliga, tra Stoccarda e gli attuali di campioni di Germania, vincendo con il club di Säbener Strasse, cinque Meisterschale, tre Coppe nazionali e realizzando più di 100 gol, togliendosi anche la soddisfazione di disputare pure a 33 anni i Mondiali di Messico ’86. Dopo il ritiro Dieter è diventato un ottimo dirigente. Da direttore sportivo nel 1992 ha vinto un campionato e una Supercoppa di Germania con lo Stoccarda di Christoph Daum, prima di passare all’Hertha Berlino e al Wolfsburg, trionfando per due volte in Supercoppa con la squadra della capitale.

Una scelta di campo – Prima di sedersi in panchina Sebastian è stato un discreto calciatore. Centrocampista offensivo, ha iniziato nel TSV Ottobrunn, club dei dintorni di Monaco crescendo poi nel settore giovanile dello Stoccarda. A 17 anni è passato alle riserve dell’Hertha Berlino. Nella seconda squadra della “Alte Dame” rimarrà undici anni, collezionando più 150 presenze e quasi trenta gol, divisi in due periodi. Nella seconda esperienza nella Capitale, tra il 2007 e 2010 giocherà tra gli altri con Kevin-Prince Boateng. L’unica stagione in cui Sebastian non indossa la maglia dell’Hertha è la 2006/07, quando si trasferisce all’ambizioso Hoffenheim. Dal punto di vista sportivo è un campionato mediocre. Otto presenze, tra prima e seconda squadra, zero regole. Una parentesi per lui è importante per due ragioni: conosce Ralf Rangnick, il suo allenatore a quei tempi e torna a Berlino con una convinzione. “Ho deciso – ha detto in un’intervista al portale Spox.com del febbraio 2020 – che a 25 anni non potevo aspirare solo a una carriera da giocatore di 2.Bundesliga. […] Ho pensato come potessi continuare”.

La chiamata di Ralf – Nel 2010, a 28 anni, Hoeneß appende le scarpette al chiodo e inizia a studiare. Visita i centri sportivi dei grandi club e va a conoscere come lavorano alcuni tecnici, come Pep Guardiola, Thomas Tuchel e Huub Stevens. Parla con loro, scambia opinioni, ascolta. Nel 2011 gli offre una panchina, quella della A-Jugend, la nostra Primavera l’Hertha Zehlendorf, squadra della capitale tedesca, famosa per la capacità di coltivare il talento. Lì hanno giocato Pierre Littbarski, Antonio Rüdiger, i fratelli Kovač, Christian Ziege e tanti altri che hanno sfondato in Bundesliga. A osservarlo c’è ancora Rangnick, a quell’epoca “Director of Football” della RB Lipsia. “Nonostante le mie difficoltà all’Hoffenheim – ha spiegato sempre a Spox.com Sebastian – il rapporto con lui non si è mai interrotto. Avevamo una buona relazione. Per lui il lavoro del settore giovanile ha sempre avuto un grande ruolo e sapeva che allenavo all’Hertha Zehlendorf. Ha mandato osservatori, senza che io lo sapessi, per vedere come dirigessi allenamenti e partite”. La conseguenza è l’offerta di raggiungerlo in Sassonia.

Un quadriennio di formazione – Alla RasenBall, dove rimane per quattro anni, Sebastian fa prima l’osservatore e poi lavora con l’Under 16 e l’Under 17. Lavora in strutture e tecnologie all’avanguardia, con grande professionalizzazione e conosce la filosofia di gioco dei “Bullen”, costruita sul gioco “gegen den Ball” (contro la palla) più che “mit dem Ball” (con la palla). Sotto il profilo sportivo Sebastian Hoeneß vince la Landespokal, la coppa regionale con l’U17, in quella che nel 2017 è la sua ultima partita da tecnico a Lipsia.

Ritorno a casa Hoeneß – Il periodo in Sassonia finisce quando il Bayern chiama. Ad alzare metaforicamente la cornetta non è zio Uli, che anzi è contrario al suo ingaggio, ma Hermann Gerland, l’eterno assistente degli allenatori del Bayern e soprattutto da decenni il traìt d’union tra il settore giovanile e la prima squadra. Sebastian accetta, perché vorrebbe, dal punto di vista della filosofia calcistica, vuole vedere il gioco da un’altra prospettiva, combinando Gegenpressing e gioco orientato al possesso. Hoeneß arriva a inizio della stagione 2017-2018, proprio quando il Bayern inaugura il nuovo centro di formazione. Gli affidano l’U19, che guiderà per due stagioni. Non si qualificherà mai alla fase finale del campionato, in Europa uscirà agli ottavi della Youth League 2018-2019 e nell’edizione successiva mancherà il pass per i turni a eliminazione diretta. Hoeneß jr però sarà capace di far crescere giocatori come il difensore Lars Lukas Mai e l’ala Oliver Batista Meier.

L’occasione in 3.Liga – Nell’estate 2019 la dirigenza del Bayern gli offre di prendere in mano la seconda squadra, neo promossa in 3.Liga. Il precedente tecnico infatti Holger Seitz è stato chiamato a guidare il settore giovanile del FCB e i vertici societari erano alla ricerca di una soluzione “interna”. Sebastian Hoeneß, come ha raccontato a Spox.com, ci ha dormito sopra una notte e poi ha accettato. Gli obiettivi per il Bayern II, che aveva la rosa più giovane del campionato, era la salvezza e soprattutto la maturazione dei talenti della squadra.

Obiettivo raggiunto… e superato – Hoeneß e la sua squadra vanno decisamente oltre. Dopo un girone d’andata che li aveva visti chiudere quindicesimi, il Bayern II, nella seconda parte del torneo mette il turbo. Con un sistema di gioco estremamente duttile (di base è un 4-2-3-1 ma varia a seconda di avversari ed esigenze), tanti talenti, come il neozelandese di origine indiana Sarpet Singh e l’olandese Joshua Zirkzee i bavaresi collezionano 14 vittorie, tre pareggi e due sconfitte, laureandosi per la prima volta campioni della 3.Liga. Subiscono sessanta gol ma ne fanno 76, di cui 24 realizzati da Kwasi Okyere Wriedt, attaccante ghanese, classe 1994, capocannoniere e miglior giocatore del torneo. Numeri eccezionali, soprattutto perché il giocatore già prima dell’interruzione per la pandemia sapeva che sarebbe stato ceduto. Un altro capolavoro, stavolta di motivazione, del “piccolo” Sebastian Hoeneß che ora vive il sogno della Bundesliga. E affronta zio Uli da rivale.

Tutta colpa del recupero: l’incredibile doppia sfortuna dell’Ingolstadt

Ingolstadt

Immaginate perdere la promozione per due volte nel giro di una settimana. Per due volte in pieno recupero. Una volta per proprie colpe, l’altra invece per colpe di altri. Non di certo una bella sensazione. E neanche facile da gestire. Eppure, fra un paio di mesi (ufficialmente, visto che ora c’è il calendario…) l’Ingolstadt dovrà riprovarci. Dopo aver visto scivolare via due volte nel recupero la possibilità di tornare in Zweite.

Sabato 4 luglio, intorno alle ore 15.45. Ultima giornata di 3.Liga. Gli Schanzer stanno vincendo in trasferta il derby contro il Monaco 1860. Al Grünwalder non c’è storia, una sola squadra in campo. Obiettivo: mantenere il quarto posto, valido per il Relegationsspiel contro la terzultima della Zweite – la vittoria del Bayern II ha fatto scalare tutto di uno. La matematica, però, concede ancora qualche speranza di promozione diretta. I Würzburger Kickers dovrebbero perdere contro l’Hallescher in casa: l’Ingolstadt li avrebbe agganciati a 63 punti, ma con la differenza reti a favore e quindi in vantaggio.

E invece, al 93′, i Kickers pareggiano grazie a un rigore di capitan Sebastian Schuppan, uomo forse più rappresentativo della squadra. La partita dell’Ingolstadt è finita da un paio di minuti, l’allenatore Tomas Oral chiede calma alla sua squadra, che  sorride sorniona in fondo. Sapendo cosa sta succedendo qualche km a nord di Monaco, nella città che ha dato i natali a Dirk Nowitzki. Poi, mani sul volto e sconforto dopo il rigore che ha fatto esplodere Würzburg di gioia. Ingolstadt allo spareggio.

Una settimana dopo. Sabato 11 luglio, intorno alle 20.10. Relegationsspiel Zweite-Dritte. L’Ingolstadt ha fatto un capolavoro rimontando in 13 minuti lo svantaggio di 2-0 della gara d’andata contro il Norimberga. Al 66′ è 3-0 e l’Audi Sportpark è una bolgia, anche se i tifosi non ci sono. I dirigenti e le panchine fanno comunque casino come se lo stadio fosse quasi pieno. Der Club annaspa, fa fatica ad attaccare. Si mangia un paio di occasioni. Poi, al 96′, il dramma sportivo dell’Ingolstadt: Schleusener in allungo devia la palla quel tanto che basta per fare 3-1. Non riesce il salvataggio sulla linea.

La panchina si appella a un fallo che l’arbitro Christian Dingert, uno che abitualmente arbitra in Bundesliga, non ravvede. Disperazione. Ci saranno un altro paio di minuti di assalto, ma totalmente vani. 3-1, regola dei goal in trasferta. Norimberga salvo, Ingolstadt costretto a rimanere in 3.Liga per un’altra stagione. Peraltro, lo stesso Norimberga aveva eliminato l’Ingolstadt anche dalla DFB-Pokal nell’agosto 2019, al primo turno, con un goal di Dovedan a tre minuti dalla fine. Ancora.

Un altro: Relegationsspiel 2019, Ingolstadt contro Wehen Wiesbaden. Gli Schanzer sono finiti allo spareggio all’ultima giornata: battendo l’Heidenheim avrebbero raggiunto il Sandhausen e se la sarebbero giocata sulla differenza reti. Invece niente. 4-2 e Relegationsspiel. Era 2-2 fino a 8 minuti dal termine. Poi la solita storia. Allo spareggio va anche peggio. Andata a Wiesbaden, 0-2 fino a un minuto dalla fine, poi al 95′ il goal provvidenziale di Kyereh che fa 1-2 e cambia tutto. Perché al ritorno all’Audi Sportpark il Wehen vince 2-3 e si guadagna la promozione in Zweite, totalmente a sorpresa. Grazie, soprattutto a quel goal del recupero. Per l’Ingolstadt, più o meno un’ossessione.