La Germania Under 21 all’Europeo: tra nomi a sorpresa e nuove scoperte

germania under 21

Storicamente, la Germania Under 21 non ha mai avuto un grande feeling con l’Europeo di categoria. Se escludiamo la vittoria del 2009 con la generazione d’oro di Neuer, Hummels, Boateng, Höwedes, Khedira e Özil, ovvero sei titolari che nel 2014 hanno vinto il Mondiale in Brasile, fino a quattro anni fa le soddisfazioni erano state poche. Anzi, tante volte era stata mancata persino la qualificazione. Poi la vittoria nel 2017 e la finale raggiunta nel 2019 hanno invertito la tendenza. Squadre di ottimo talento – Dahoud, Eggestein, Tah, Stark, Selke, Arnold, Kehrer, Gnabry, Amiri, Klostermann, Henrichs… – seppur senza i super top della generazione. Brandt e Havertz, per dire, non hanno mai fatto parte delle selezioni: hanno fatto il salto diretto in nazionale maggiore.

Quest’anno, invece, la Germania Under 21 che si presenta ai nastri di partenza di Euro 2021 non sembra avere lo stesso talento. Almeno sulla carta. Lasciando da parte la qualificazione un po’ più difficoltosa rispetto alle due edizioni precedenti, la rosa a disposizione di Stefan Kuntz è composta in maggior parte da giocatori che in Bundesliga non ci hanno mai giocato con costanza. La maggior parte di loro arriva dalla Zweite. Sicuramente sono presenti giocatori interessanti e di discreto livello, soprattutto di potenziale da sviluppare, ma nulla a che vedere con la forza complessiva delle due generazioni precedenti.

In realtà, se dovessimo farne una questione meramente anagrafica, Kuntz potrebbe disporre di una trequarti composta da Wirtz, Musiala e Havertz. Fantascienza. In Germania però non sono abituati a tenere in Under 21 giocatori già pronti e al livello della nazionale maggiore. Non è un caso che tutti e tre siano stati chiamati da Löw al piano di sopra. Qualcuno – forse Wirtz – potrebbe unirsi al gruppo a giugno. Anche se è raro in Germania vedere un giocatore da nazionale maggiore unirsi all’Under 21 solo per una competizione. Nei 23 chiamati per la fase a gironi c’è solo un calciatore che ha già giocato con i grandi: Ridle Baku, che ha fatto il suo esordio in autunno. Peraltro, destando ottime impressioni.


L’elenco dei convocati della Germania Under 21 per la fase a gironi

Portieri: Markus Schubert (Eintracht Francoforte), Finn Dahmen (Mainz), Lennart Grill (Leverkusen)

Difensori: Josha Vagnoman (Amburgo), David Raum (Greuther Fürth), Nico Schlotterbeck (Union Berlin), Amos Pieper (Arminia Bielefeld), Stephan Ambrosius (Amburgo), Ismail Jakobs (Colonia), Malick Thiaw (Schalke), Maxim Leitsch (Bochum), Ridle Baku (Wolfsburg).

Centrocampisti: Niklas Dorsch (Gent), Arne Maier (Arminia Bielefeld), Salih Özcan (Colonia), Anton Stach (Greuther Fürth), Vitaly Janelt (Brentford), Mateo Klimowicz (Stoccarda).

Attaccanti: Jonathan Burkardt (Mainz), Lukas Nmecha (Anderlecht), Mergim Berisha (Salisburgo), Florian Krüger (Erzgebirge Aue), Youssoufa Moukoko (Borussia Dortmund).


La poca esperienza ad alto livello è certamente un fattore da considerare analizzando la rosa. Soltanto 10 dei 23 giocatori convocati hanno raggiunto almeno una doppia cifra di presenze in Bundesliga. In 11 hanno invece almeno 20 presenze in 2.Bundesliga, che in questo senso è la lega più ‘rappresentata’ – anche se a livello numerico ci sono 13 giocatori che militano attualmente nel massimo campionato tedesco.

Una parziale novità è anche rappresentata dagli Ausländer, i tedeschi che giocano all’estero: sono quattro. Nel 2017 ce n’era uno solo, nel 2019 soltanto due. A proposito di 2019, in comune con quella rosa c’è soltanto un giocatore ed è uno degli ‘stranieri’: Lukas Nmecha, attaccante scuola Manchester City attualmente all’Anderlecht, dove sta vivendo la sua miglior stagione da professionista con 16 goal all’attivo. L’anno scorso tra Wolfsburg – occasione sfruttata male – e Middlesbrough non aveva mai segnato. Guardiola nella stagione 2017/18 lo ha fatto esordire da professionista con i Citizens. Quest’anno si sta confermando.

L’attacco in linea generale sembra il reparto con meno certezze, anche se risalta il nome di Youssoufa Moukoko, che diventerà il più giovane di sempre a esordire in Under 21. L’ennesimo record personale.  È la sua prima convocazione. Si unisce ad un reparto che ha in Jonathan Burkardt del Mainz e in Mergim Berisha del Salisburgo due incognite, giocatori dal rendimento altalenante ma potenzialmente valori aggiunti, mentre Florian Krüger può essere una sorpresa soprattutto per la sua duttilità: può giocare sostanzialmente in ogni ruolo in attacco. La sensazione però è che, a parte Moukoko, nessuno degli altri sia un talento ‘da nazionale maggiore’. Probabile che il 2004 del Dortmund abbia subito spazio in attacco insieme a Nmecha.

Un discorso simile si può applicare anche ai centrocampisti, dove ci sono giocatori più formati come Niklas Dorsch (l’anno scorso brillante all’Heidenheim, oggi al Gent) e Salih Özcan del Colonia, oltre ad Arne Maier, capitano della spedizione, da molti considerato uno dei mediani di maggiore prospettiva al momento in Germania, che nel 2020 ha fatto però i conti con gravi problemi fisici. Attualmente sta provando a riprendersi all’Arminia Bielefeld, anche se è di proprietà dell’Hertha Berlino. Stando alle ultime scelte, questi tre sembrano gli intoccabili del centrocampo di Kuntz. L’outsider è Janelt, scuola Lipsia che sta facendo molto bene in Championship. Stach e Klimowicz – figlio del mitico Diego – sono due chiamate a sorpresa, da capire se riusciranno ad avere spazio, anche se quest’ultimo può giocare anche in attacco.


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Sulla linea offensiva ci potrebbe giocare anche Ismael Jakobs, inserito tra i difensori nelle liste ufficiali ma idealmente l’esterno mancino classe 1999 del Colonia potrebbe essere il ‘terzo’ d’attacco nel 4-3-3 da cui Kuntz non dovrebbe discostarsi. L’uomo da seguire in difesa rimane comunque Ridle Baku, nome già noto, titolare indiscusso sulla fascia destra e probabilmente ‘stellina’ della squadra. Tanto talento acerbo nel resto del reparto e tante gerarchie da stabilire: Amos Pieper e Nico Schlotterbeck, anche in virtù della loro esperienza in Bundesliga, potrebbero essere due dei titolari, con il secondo in particolare che ha iniziato il ciclo giocando da terzino (con ottimi risultati), anche se è un centrale di ruolo. Leitsch, Raum e Ambrosius sono finora stati tre dei migliori giocatori di Zweite, Vagnoman meno ma ha ottime prospettive. Thiaw dello Schalke chiamata ‘nuova’ che potrebbe inserirsi subito tra i titolari. Possibile che tutti abbiano un’occasione, dal 1′ o a gara in corso. Di solidità, comunque, il reparto ne offre poca.

Il titolare inamovibile in difesa sarebbe stato Lars-Lukas Mai, centrale del Darmstadt di proprietà del Bayern, che dovrà però rimanere a casa a causa di un infortunio. Stessa sorte per Robin Hack, un altro dei grandi talenti tedeschi, uno con un futuro che può essere importante. Assente per infortunio anche Geiger dell’Hoffenheim. Tra gli altri esclusi – per scelta tecnica – nomi noti come Luka Kilian, Adrian Fein, Felix Passlack e altri meno noti come Tim Handwerker, Johannes Eggestein, Vanni Serra, Wintzheimer, Mbom e Agu. Seguiranno i loro compagni da casa. Sperando in una chiamata a giugno. Gerarchie in costante evoluzione.

In tutto questo, l’uomo da seguire forse più di tutti gli altri sembra poter essere Stefan Kuntz, uno dei candidati alla panchina della nazionale maggiore: il team manager Oliver Bierhoff ha parlato di importanti soluzioni interne a sua disposizione e i vari ‘no’ arrivati da Klopp e Flick sembrano poter far ripiegare su di lui. La Federazione lo stima, ha dimostrato di saper raggiungere risultati e sviluppare talenti. Ora ha l’ultimo esame: il primo parziale è a marzo, il secondo – in caso di qualificazione – in sessione estiva a giugno.

🗒 2.Bundesliga Café, ep. 1 – Il Karlsruher e altri ribaltoni inaspettati

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IN VETTA ALLA 2.BUNDESLIGA 📈

Dopo le cinque partite senza vittorie in autunno, l’Amburgo ha ripreso a marciare: 7 vittorie e 3 pareggi nelle ultime 10 valgono la vetta solitaria della classifica, oltre ad un’impressione di solidità che negli altri anni sembrava mancare. Eccezion fatta per qualche calo fisiologico, la squadra allenata da Daniel Thioune sembra aver raggiunto la stabilità tattica e soprattutto mentale. Manca un ultimo passo avanti: vincere gli scontri diretti. Ne avrà l’occasione nel weekend contro il Greuther Fürth, che continua a tenere un passo importante e non molla la presa. In fuga ci sono anche il Bochum, finalmente in grande spolvero, e l’Holstein Kiel, che non aveva iniziato benissimo l’anno (1 punto in 3 partite) ma si sta riprendendo anche grazie alla spinta della vittoria contro il Bayern in DFB-Pokal.

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La classifica della 2.Bundesliga dopo 20 giornate.

IN CODA 📉

I Würzburg Kickers hanno raccolto 8 dei propri 12 punti soltanto nel 2021. Nonostante la buona ripresa dopo l’ennesimo cambio di allenatore – attualmente il tecnico è Bernhard Trares, ex Waldhof Mannheim – la neopromossa è comunque a fondo classifica e la salvezza sembra un’impresa complicata. Continuano nei loro alti e bassi anche l’Eintracht Braunschweig e il Sandhausen, che rimarranno immischiati probabilmente fino a fine campionato. C’è invece chi si riprende: dopo aver vinto soltanto una delle prime 15 partite, il St. Pauli ha centrato quattro successi nelle ultime cinque, che hanno permesso ai Kiezkicker di uscire dalla zona calda e portarsi nelle zone più tranquille, sebbene il rischio rimanga ancora alto. Lo stesso rischio che vive un Darmstadt tremendamente instabile, che ha perso 5 delle ultime 7 partite.

IL GIOCATORE DEL MESE ⭐

Nessuno è più caldo Robert Zulj. Già in grande spolvero nella prima parte di stagione, in questo 2021 è diventato assolutamente incontenibile. Entrato in 9 goal (su 13 totali della squadra), con 3 goal e 6 assist, ha inciso in tutte le partite in cui ha giocato. Una garanzia: con lui si parte 1-0. Un po’ come con Terodde. La coppia che forma con Simon Zoller (11 centri) è la migliore della lega. Il Bochum è l’unica squadra con già due giocatori in doppia cifra. E la classifica molto positiva vien da sé.

LA SQUADRA PIÚ IN FORMA 🔥

Se la 2.Bundesliga fosse cominciata nel 2021, il Karlsruher sarebbe la capolista. Cinque vittorie e due pareggi, una striscia fantastica, ancora migliore di quella di 4 vittorie consecutive tra novembre e dicembre, a cui erano però seguite tre sconfitte. Oggi la squadra allenata da Christian Eichner ha trovato il proprio assetto con un 4-2-3-1, con Wanitzek e Gondorf che stanno formando una delle migliori mediane della lega. Il segreto è anche Gersbeck tra i pali, probabilmente il miglior portiere della stagione. Attenzione anche ai due colpi di mercato: l’ex Colonia e Tottenham Wimmer e il giovane Amaechi dall’Amburgo. 33 punti in 20 partite e un terzo posto che ne dista solo 6. Nel 2021, però, a parte l’Amburgo il KSC ha battuto tutte le squadre che stanno davanti.

LA SORPRESA 👌

Tutto iniziato è grazie a una vittoria in pieno recupero con l’Hannover, la seconda stagionale, che ha dato lo slancio verso l’alto. Oggi il St. Pauli vive una situazione molto meno disperata di un paio di mesi fa. 12 punti in cinque partite, frutto di quattro vittorie (più una clamorosa sconfitta interna per 2-3 arrivata contro il Bochum. Punti arrivati anche grazie ai rinforzi del mercato invernale: su tutti Marmoush dal Wolfsburg, ma anche il portiere Stojanovic. Il vero acquisto è però Guido Burgstaller, arrivato in estate, ma rientrato solo ora da un brutto infortunio. La salvezza sembrava un miraggio, ora è realtà. E la panchina di Timo Schultz sembra più salda. Ah, il St. Pauli è anche diventato la seconda miglior squadra nella storia della 2.Bundesliga.

LA DELUSIONE 👎

Anche quest’anno il Norimberga sembra destinato a lottare per evitare la retrocessione in 3.Liga, dopo averla vista bruttissima già la scorsa stagione. Se fino a fine 2020 c’era ancora qualche speranza di lottare per la promozione, le cinque sconfitte già accumulate quest’anno sembrano una pietra tombale e la condanna all’ennesimo campionato nella mediocrità. Il direttore tecnico Dieter Hecking ha voluto dare fiducia al giovane Robert Klauss, ex assistente di Nagelsmann, e ha deciso di puntarci, ma serve una svolta. Anche se nell’ultima giornata è finalmente arrivata una vittoria, nello scontro della disperazione con il Darmstadt: lo ha deciso un autogoal di testa di Rapp al 90′. Le prestazioni e l’età media molto bassa sono comunque un punto di partenza.

Da zero a dieci (più uno): il 2020 del calcio tedesco

calcio tedesco 2020

Zero, come i dubbi su Marco Rose e su Julian Nagelsmann, che hanno compiuto due piccoli capolavori nel loro primo anno sulle panchine rispettivamente di Borussia Mönchengladbach e Lipsia. Il primo è una rivelazione, il secondo una conferma. Entrambi rappresentano il futuro del calcio tedesco e sono i due allenatori emergenti del 2020 – ormai affermati – che si sono messi maggiormente in luce quest’anno.

Uno, come le vittorie dello Schalke 04 in Bundesliga nel 2020. La squadra peggiore del 2020, senza nemmeno grandi dubbi. 17 gennaio, 2-0 al Gladbach. Da lì, una folle serie di 29 partite senza mai un successo, a -2 dallo storico record settato dal Tasmania nella stagione 1965/66. Un disastro relativamente atteso, come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane, da cui uscire nel 2021 sarà complicatissimo.

Due, come i fallimenti consecutivi dell’Amburgo in Zweite Liga. Dopo la retrocessione del 2018, l’HSV ha mancato sia nel 2019 che nel 2020 non solo la promozione, ma anche la possibilità di arrivare almeno al Relegationsspiel. Quest’anno in particolare se l’è divorata all’ultima giornata, umiliato dal Sandhausen in casa.

Tre, come i minuti impiegati da Erling Haaland per segnare all’esordio in Bundesliga contro l’Augsburg. E anche come i goal segnati. I primi di 33 complessivi (in 32 partite) con il Borussia Dortmund tra campionato e Champions. Un giocatore speciale.

Quattro, come i rigori parati da Daniel Batz, portiere del Saarbrücken, nella lotteria del quarto di finale di DFB-Pokal contro il Fortuna Düsseldorf. Lo storico club del Saarland è arrivato fino alle semifinali di coppa, dove è stato sconfitto dal Leverkusen. Il suo percorso rimarrà però memorabile.

Cinque, come i trofei alzati dal Bayern Monaco nell’anno più vincente nella storia del club. Anche più del 2013, paradossalmente, visto che in quell’anno era arrivata la sconfitta contro il Dortmund in Supercoppa. Dovesse vincere il Mondiale per Club di febbraio, farebbe l’en plein. Non ci è riuscito neanche Jupp. Ah, in realtà ci sarebbe anche il sesto: la 3.Liga vinta dalla seconda squadra. Ma non la contiamo. O facciamo finta…

Sei, come i goal segnati dal Werder Brema al Colonia nell’ultima giornata della Bundesliga. Mentre l’Union passeggiava contro il Fortuna Düsseldorf, al Weserstadion i grünweiß asfaltavano il Colonia già salvo per raggiungere il terzultimo posto. Poi, salvezza al playout contro l’Heidenheim ottenuta per il rotto della cuffia. Un modo rocambolesco, ma efficace, per evitare l’onta della retrocessione.

Sette, come i minuti di recupero impiegati dal Norimberga per evitare l’onta della doppia retrocessione. Prima del goal di Schleusener, quello che grazie alla regola dei goal in trasferta ha portato der Club alla salvezza allo spareggio contro l’Ingolstadt. Che aveva già perso la promozione diretta all’ultima giornata della 3.Liga. Non l’anno migliore per gli Schanzer.

Otto, come le promozioni dell’Arminia Bielefeld, assoluto dominatore dello scorso campionato di Zweite e ‘squadra ascensore’ per definizione insieme al Norimberga. Il ritorno in Bundesliga è arrivato al termine di una stagione dominata in lungo e in largo. Con pieno merito.

Nove, come il numero sulla schiena di Robert Lewandowski. Avrebbe meritato di vincere il Pallone d’Oro, ma qualche capriccio francese – dove il campionato è stato sospeso a inizio marzo – glielo ha impedito. Anche il bizzarro regolamento della Scarpa d’Oro lo ha penalizzato. Si è consolato con la Bundesliga, la DFB-Pokal, la Champions League, la Supercoppa di Germania, la Supercoppa UEFA. Tre titoli di capocannoniere. Il premio di calciatore dell’anno UEFA, il FIFA The Best, il Globe Soccer Award.

Dieci, come il voto che ci sentiamo di dare a Christian Seifert e a tutta la DFL. Lo abbiamo detto tante volte: se si gioca a calcio in Europa e nel mondo, il merito è soprattutto del protocollo redatto dalla task force del dottor Meyer, al quale tutti si sono ispirati. Ancora una volta, la Bundesliga fa da apripista.

Dieci più uno, come la posizione di classifica dell’Union Berlino nel suo primissimo anno in Bundesliga. Una promozione attesa per anni, sognata e sofferta, guadagnata solo al playout. Valorizzata dalla convincente salvezza del primo anno, che può aprire un nuovo capitolo di storia. A giudicare dagli ultimi tre mesi, la strada è quella giusta.

Arrivederci al 2021!

Terodde e l’Amburgo: missione Bundesliga

Terodde

Sono ormai due stagioni, tre con quella che inizierà a breve, che l’Amburgo lotta in Zweite Bundesliga per tornare a competere al massimo livello del calcio tedesco senza riuscirci. Gli ultimi due finali di stagione dei Rothosen sono stati da mani nei capelli con due promozioni perse nelle ultime giornate ed anche le possibilità di giocarsi il playout, visti i due quarti posti ottenuti.

Ora, alla terza stagione in Zweite Bundesliga arriva la terza rivoluzione. Dopo l’arrivo in panchina di Daniel Thioune, diciassettesimo tecnico in dieci anni, l’Amburgo ha deciso di piazzare quello che per la seconda serie tedesca è un colpo da novanta: Simon Terodde. L’attaccante arriva da Colonia a costo zero ed ha firmato un contratto di un solo anno con una missione chiara: riportare Der Dino in Bundesliga. Si parla di colpo da novanta perché Terodde è attualmente il giocatore in attività con più reti nella seconda serie tedesca – 118 centri in 220 partite a 36 dal primato detenuto da Dieter Schatzschneider -, un peso massimo della categoria. Nell’ultima stagione giocata in 2.Bundesliga ha trascinato il Colonia alla promozione con 29 gol ed anche nella penultima disputata ha portato alla promozione un’altra storica squadra come lo Stoccarda con 25 reti.

Come a Colonia, anche ad Amburgo, Torodde – soprannome derivato dalla fusione del suo cognome con la parola ‘tor’ che significa porta e segnala la rete in tedesco – troverà una corazzata pronta a lottare per la promozione. Nelle amichevoli precampionato, Thioune, per ora ha sempre schierato un attacco a due con Wintzheimer e, appunto, Terodde. I due sembrano trovarsi davanti e nelle ultime due amichevoli giocate con Stoccarda (persa 3-2) e Feyenoord (vinta 0-1) hanno entrambi trovato la via del gol, giusto per non perdere il vizio. A sostenere l’attacco ci sarà poi uno dei giocatori più forti del campionato, quel Tim Leibold che lo scorso anno fornì ben 16 assist in stagione, nessun terzino come lui in Europa, che è stato confermato dai Rothosen ed è pronto ad aiutare Terodde alla caccia della promozione e del primo posto nella classifica all-time dei marcatori di 2.Bundesliga.

L’Amburgo ha quindi scelto di affidarsi ad un totem della Zweite Bundesliga per provare a tornare dove gli spetta e lasciarsi alle spalle gli ultimi due incredibili finali di stagione. Ora sta a Simon Terodde dimostrare di non aver perso smalto nell’anno trascorso come subentrante dalla panchina nelle fila del Colonia e di poter essere ancora quella macchina da gol implacabile che decide, da solo, le sorti di una squadra.

La crescita alternativa di Niklas Dorsch

niklas Dorsch

Niklas Dorsch nel mese di luglio anche in Italia ha vissuto un’inaspettata popolarità. Identikit: classe 1998, professione centrocampista, appena trasferitosi dall’Heidenheim al Gent dopo aver provato, invano, a prendersi un posto in Bundesliga allo spareggio contro il Werder Brema. Cresciuto nel settore giovanile del Bayern Monaco, si è fatto notare in 2.Bundesliga: due anni tra i migliori giocatori dell’intero campionato. Con gli occhi addosso di tanti club, anche del piano superiore. Oltre che della Germania Under 21, della quale fa parte sin dall’inizio del nuovo ciclo.

In Italia, in realtà, se n’è parlato non tanto per motivi calcistici, quanto più per gossip (è il fidanzato della blogger Chiara Nasti). Chi invece segue il calcio tedesco da diversi anni, ha già sentito inevitabilmente parlare di questo ragazzo. Come detto, i primi passi li ha mossi nel Bayern. Poi nel 2018 ha deciso di andarsene. Troppo poco lo spazio che poteva ottenere in prima squadra. Ha fatto fatto in tempo a esordire tra i professionisti contro l’Eintracht nell’aprile 2018, segnando anche il primo e unico goal col Bayern.Poi per il suo percorso di crescita ha preferito cambiare rotta, scegliendo l’Heidenheim. Decisione che, probabilmente, non rimpiange.

Niklas Dorsch sotto la guida di Frank Schmidt ha trovato grande continuità. Nel centrocampo a due della squadra rivelazione dell’ultima edizione della Zweite, è stato il cervello. Quello a cui si dava la palla nei momenti di difficoltà. E non solo. A fianco di due giocatori con caratteristiche tra loro diverse come Andrich e Griesbeck, Dorsch è riuscito a brillare e dimostrare di essere uno dei migliori giocatori in assoluto della categoria. Non è un caso che il Gent, uno dei club più importanti del campionato belga, abbia deciso di pagare per lui i 3,5 milioni di euro previsti dalla clausola nel contratto. In molti club si erano interessati e lui, anche della Bundesliga: per il suo percorso di crescita però Dorsch ha deciso di provare un’esperienza diversa rispetto a quella che tutti si immaginavano, ovvero una squadra di medio-bassa classifica del campionato tedesco.

In fondo, trovare un giocatore di 22 anni con la sua personalità non è così comune. Sa gestire la palla, ha grande visione di gioco, sa dialogare con i compagni, sa schermare molto bene davanti alla difesa. Non proprio un box-to-box: non ha grande gamba e anzi a volte può risultare anche compassato nei ritmi. Forse le gambe non sono tra le più veloci del calcio tedesco, la testa sicuramente lo è. In più è dotato di un ottimo fisico: sa difendere la palla ed è difficile portargliela via.

Nello scorso campionato è stato uno dei migliori “6” insieme a Fein, connazionale dell’Amburgo nonché compagno di squadra nella Germania Under 21 di Kuntz. I due hanno anche un passato comune: entrambi sono cresciuti a Säbener Straße. Solo che Fein, dopo i prestiti al Regensburg e all’HSV, si è guadagnato la chances di tornarci con un contratto da professionista col Bayern, mentre l’ex compagno ha scelto di tagliare i ponti con la società in cui è cresciuto nel 2018 decidendo di andare via a parametro zero. Non senza rimpianti in casa Bayern.

D’altro canto, se l’esordio lo fai con un certo Jupp Heynckes in panchina è inevitabile che a Monaco ti possano ritenere un giocatore di grande potenziale. Niklas Dorsch Invece non si è voluto accontentare di un posto in seconda squadra, qualora non avesse trovato un prestito che potesse fare al caso suo. Ha deciso di andare per la sua strada, ha deciso di intraprendere un percorso diverso da quello che al Bayern si aspettavano per lui. Ovvero: valutazione interna poi eventualmente prestito e in caso le aspettative fossero state confermate un posto in prima squadra.

Il settembre prossimo si giocherà un posto in Champions League con i suoi nuovi compagni al Gent, che ha concluso al secondo posto lo scorso campionato belga. O meglio, al momento della sospensione si trovava secondo posto, valido comunque per un posto ai preliminari della massima competizione europea. Quella che forse Dorsch sognava di giocare con il Bayern. Per ora dovrà accontentarsi. Anche se, a 22 anni, il futuro è dalla sua parte. E gli occhi del Bayern non lo perderanno di vista.

Tutta colpa del recupero: l’incredibile doppia sfortuna dell’Ingolstadt

Ingolstadt

Immaginate perdere la promozione per due volte nel giro di una settimana. Per due volte in pieno recupero. Una volta per proprie colpe, l’altra invece per colpe di altri. Non di certo una bella sensazione. E neanche facile da gestire. Eppure, fra un paio di mesi (ufficialmente, visto che ora c’è il calendario…) l’Ingolstadt dovrà riprovarci. Dopo aver visto scivolare via due volte nel recupero la possibilità di tornare in Zweite.

Sabato 4 luglio, intorno alle ore 15.45. Ultima giornata di 3.Liga. Gli Schanzer stanno vincendo in trasferta il derby contro il Monaco 1860. Al Grünwalder non c’è storia, una sola squadra in campo. Obiettivo: mantenere il quarto posto, valido per il Relegationsspiel contro la terzultima della Zweite – la vittoria del Bayern II ha fatto scalare tutto di uno. La matematica, però, concede ancora qualche speranza di promozione diretta. I Würzburger Kickers dovrebbero perdere contro l’Hallescher in casa: l’Ingolstadt li avrebbe agganciati a 63 punti, ma con la differenza reti a favore e quindi in vantaggio.

E invece, al 93′, i Kickers pareggiano grazie a un rigore di capitan Sebastian Schuppan, uomo forse più rappresentativo della squadra. La partita dell’Ingolstadt è finita da un paio di minuti, l’allenatore Tomas Oral chiede calma alla sua squadra, che  sorride sorniona in fondo. Sapendo cosa sta succedendo qualche km a nord di Monaco, nella città che ha dato i natali a Dirk Nowitzki. Poi, mani sul volto e sconforto dopo il rigore che ha fatto esplodere Würzburg di gioia. Ingolstadt allo spareggio.

Una settimana dopo. Sabato 11 luglio, intorno alle 20.10. Relegationsspiel Zweite-Dritte. L’Ingolstadt ha fatto un capolavoro rimontando in 13 minuti lo svantaggio di 2-0 della gara d’andata contro il Norimberga. Al 66′ è 3-0 e l’Audi Sportpark è una bolgia, anche se i tifosi non ci sono. I dirigenti e le panchine fanno comunque casino come se lo stadio fosse quasi pieno. Der Club annaspa, fa fatica ad attaccare. Si mangia un paio di occasioni. Poi, al 96′, il dramma sportivo dell’Ingolstadt: Schleusener in allungo devia la palla quel tanto che basta per fare 3-1. Non riesce il salvataggio sulla linea.

La panchina si appella a un fallo che l’arbitro Christian Dingert, uno che abitualmente arbitra in Bundesliga, non ravvede. Disperazione. Ci saranno un altro paio di minuti di assalto, ma totalmente vani. 3-1, regola dei goal in trasferta. Norimberga salvo, Ingolstadt costretto a rimanere in 3.Liga per un’altra stagione. Peraltro, lo stesso Norimberga aveva eliminato l’Ingolstadt anche dalla DFB-Pokal nell’agosto 2019, al primo turno, con un goal di Dovedan a tre minuti dalla fine. Ancora.

Un altro: Relegationsspiel 2019, Ingolstadt contro Wehen Wiesbaden. Gli Schanzer sono finiti allo spareggio all’ultima giornata: battendo l’Heidenheim avrebbero raggiunto il Sandhausen e se la sarebbero giocata sulla differenza reti. Invece niente. 4-2 e Relegationsspiel. Era 2-2 fino a 8 minuti dal termine. Poi la solita storia. Allo spareggio va anche peggio. Andata a Wiesbaden, 0-2 fino a un minuto dalla fine, poi al 95′ il goal provvidenziale di Kyereh che fa 1-2 e cambia tutto. Perché al ritorno all’Audi Sportpark il Wehen vince 2-3 e si guadagna la promozione in Zweite, totalmente a sorpresa. Grazie, soprattutto a quel goal del recupero. Per l’Ingolstadt, più o meno un’ossessione.

Schmidt, Schnatterer e il sogno Bundesliga dell’Heidenheim

Heidenheim

Heidenheim deve la sua notorietà essenzialmente a due motivi: la squadra di baseball, tra le migliori in Europa, e la nascita della ‘volpe del deserto’ Rommel, generale nazista. Per il resto, la città del Baden-Württemberg, gemellata con Cleveland, non è propriamente un cento turistico o economico. Nel distretto di Stoccarda però quest’anno sognano di scrivere il proprio nome tra le città calcisticamente d’élite della Bundesliga, diventando anche una delle città più ‘alte’ e più ‘piccole’ a giocare tra i grandi. Perché sulle rive del fiume Brenz c’è una squadra che in Zweite Liga si sta giocando la promozione. A sorpresa.

Quest’anno, come al solito, la seconda lega tedesca ha rimescolato tutte le carte. L’Arminia Bielefeld ha ottenuto la promozione con lo Stoccarda, mentre l’Amburgo ha vissuto l’ormai solito psicodramma. A beneficiarne l’Heidenheim, ormai una costante della Zweite, che si giocherà la promozione contro il Werder Brema allo spareggio. Che si gioca la storia. Il club ha ottenuto la storica promozione nel 2014 e da allora non ha mai davvero rischiato di retrocedere nuovamente in 3.Liga. Un percorso impressionante per un club nato ufficialmente nel 1846 come club di ginnastica, che ha aggiunto la sezione calcistica nel 1910 – spinto dagli ingegneri della Voith Group, azienda locale – e rifondato istituzionalmente nel 2007, per mettersi in regola con le normative dei club professionistici.

All’epoca la squadra era ancora in Regionalliga, dove era stata promossa nel 2008. Nel 2004 era in sesta divisione. Poi nel 2009 arrivò in Dritte, cinque anni più tardi in Zweite. Promozioni entrambe firmate dall’uomo simbolo di Heidenheim e dell’Heidenheim, della città e della squadra: Frank Schmidt, classe 1974, ex centrocampista di medio livello, attivo soprattutto in Zweite. È nato nella città attraversata dal Brenz, da lì è partito, poi qualche chiamata dalla nazionale Under 20, un paio d’anni di speranza a Norimberga, l’Alemannia Aachen. Aveva deciso di chiudere la carriera nella sua città nel maggio 2007. Pochi mesi più tardi, gli è stata affidata la guida tecnica. Scelta azzeccata. Nel 2011 ha preso il patentino frequentando i corsi insieme a Gisdol, Schmidt e Mislintat, oggi Ds dello Stoccarda e suo grande amico.

Frank Schmidt allena il club dal 2007. Fonte: Getty/OneFootball

Schmidt rappresenta perfettamente una squadra autoctona, che tra le sue fila annovera soltanto giocatori tedeschi, con una sola eccezione: l’austriaco Kerschbaumer, che rispetto all’anno scorso ha ‘sostituito’ anche a livello di ruolo il connazionale Dovedan, passato al Norimberga in estate. Tra l’altro l’uomo che ha firmato il sorpasso sull’Amburgo con il goal al 95′ nello scontro diretto che è valso il sorpasso poi decisivo.

“Se contro l’Amburgo ci fosse stato il pubblico, sarebbe venuto giù lo stadio”

Marc Schnatterer

Una caratteristica che potrebbe sembrare una normalità per una realtà che rappresenta una cittadina di 50mila persone, dove tutti si conoscono. Anche tra calciatori e tifosi. Non è insolito trovarli allo stesso tavolo con una birra in mano. Capita anche e soprattutto a Marc Schnatterer, il capitano dell’Heidenheim. Una leggenda del club. È il recordman per presenze (426), per goal segnati (122) e per assist (123) nella storia del club. Nasce ala, ma ha giocato praticamente in tutti i ruoli tra centrocampo e attacco. Compirà 35 anni a novembre ed è ancora in forma smagliante, visto che ha saltato solo 7 partite nelle ultime 8 stagioni. Per il resto, sempre in campo. Il segreto è anche una dieta particolare: mangia un piatto di spaghetti al ragù la sera prima di ogni partita. Sembra che funzioni. È anche uno specialista dal dischetto: prima dell’errore contro l’Aue di maggio 2020, aveva attiva una striscia di 20 elfmeter consecutivi realizzati.

Per molti anni, Schnatterer è stato considerato il miglior giocatore della Zweite e della Dritte e in generale è riconosciuto come uno dei calciatori più forti del calcio tedesco a non aver mai giocato in Bundesliga. Le offerte, per sua stessa ammissione, non gli sono mancate, ma è sempre rimasto all’Heidenheim perché ha sempre trovato le condizioni ideali per esprimersi al meglio: un ambiente che non trascuri l’uomo e la famiglia. “Ci sarebbero altre realtà di Bundesliga come Friburgo Augsburg e Mainz che sono simili a qui, ma sto bene, non ho ragione di andarmene”, ha dichiarato. La rivista ’11Freunde’ l’ha paragonato a Francesco Totti per la fedeltà al suo club e lo ha inserito tra le opzioni sul proprio sito per votare il miglior calciatore dello scorso decennio.

“Non so se tutto sarebbe andato così bene senza di lui. È il motivo per cui sono stato in grado di affermarmi, abbiamo una relazione speciale. Sa che tipo di persona sono, sa come gestirmi”

Schnatterer su Frank Schmidt

Heidenheim
Marc Schnatterer, più di un capitano per l’Heidenheim. Fonte: Getty/OneFootball

Anno dopo anno, anche grazie al proprio numero 7 e simbolo, l’Heidenheim ha consolidato la propria posizione nelle gerarchie del calcio tedesco e facendosi un nome grazie alla DFB-Pokal. Già nel 2016 arrivò fino ai quarti di finale, ma è stato il 2019 l’anno in cui i 15mila della Voith-Arena – impianto vecchio stampo, con tanti posti in piedi e pochi da seduti, fresco di diverse ristrutturazioni – hanno raggiunto il punto più alto: l’ottavo di finale vinto contro il Bayer Leverkusen, valso il pass per una comparsa all’Allianz Arena, il più grande palcoscenico nella storia dell’Heidenheim. Per la cronaca, il Bayern vinse 5-4, facendo una fatica immane. Sotto 1-2 all’intervallo, poi rimontato da 4-2 a 4-4, prima del goal di Lewandowski su rigore a 5 minuti dal termine. Quel pomeriggio il polacco non fu nemmeno il miglior attaccante in campo, visto che un altro Robert, Glatzel, ne fece tre. 

Discreta soddisfazione per un nativo di Monaco, ex 1860, oggi giocatore del Cardiff: in estate l’Heidenheim lo ha ceduto per 6 milioni di euro. Un record per il club. Fino ad allora il primato lo aveva Niederlechner, oggi star dell’Augsburg, ceduto al Mainz per due milioni nel 2015 e probabilmente nome più noto tra quelli che son passati dalla città del sud della Germania nella sua breve storia. Per sostituirlo è arrivato quello che in questa stagione potrebbe essere definito il miglior giocatore a disposizione di Schmidt, ovvero Tim Kleindienst, ex giocatore del Friburgo di Streich già passato in prestito tre anni fa: 14 goal e 6 assist quest’anno in Zweite, il migliore per partecipazioni nelle reti di tutta la squadra.

Non è l’unico che all’Heidenheim si è guadagnato la seconda possibilità della sua carriera, giocandosela tra l’altro nel migliore dei modi. Come lui anche Leipertz e Multhaup, bocciati dallo Schalke 04, Mainka bocciato dal Dortmund. Soprattutto, Niklas Dorsch, bocciato dal Bayern Monaco: classe 1998, è già un pilastro della nuova Under 21 tedesca, nonché uno dei centrocampisti maggiormente attenzionati di tutta la Zweite, con un piede delicatissimo e intelligenza calcistica sopraffina. Uno che in Baviera potrebbero rimpiangere, per capirci. Oppure riprendere. Soprattutto se l’Heidenheim dovesse proseguire a questo ritmo verso l’ambizione più grande: la promozione.

Niklas Dorsch, centrocampista dell’Heidenheim ex Bayern. Fonte: Getty/OneFootball

Il terzo posto valido per il playout contro il Werder Brema, i 180 minuti più importanti nella storia del club, è diventato realtà all’ultima giornata, grazie al suicidio dell’Amburgo. L’HSV vive un incubo. L’Heidenheim, invece, vive un sogno. E non è mai stato così vicino anche solo all’idea di poterlo davvero realizzare.

Dynamo Dresda, una retrocessione annunciata che farà discutere

dynamo dresda

Dopo quattro anni in 2.Bundesliga, la Dynamo Dresda retrocede nuovamente in 3.Liga. Una delle prime squadre dell’ex DDR ad apparire in Bundesliga – quattro stagioni tra il 1991 e il 1995 – torna nell’inferno della terza serie. Non è stata una retrocessione ‘normale’, come non è stata normale, inevitabilmente, la stagione calcistica tedesca post Coronavirus. In particolare per la squadra di Markus Kauczinski.

La situazione di classifica, per la verità, era già disperata al momento dello stop. Dopo 25 giornate la Dynamo era ultima a 24 punti, insieme al Karlsruher, distante 4 punti dal Bochum quartultimo. Non era stata una stagione facile, tra il cambio d’allenatore di dicembre, con l’arrivo del sopracitato Kauczinski al posto di Christian Fiél, confermato dopo la salvezza dell’anno scorso. Un copione che si ripete: a febbraio 2019 proprio Fiél aveva rimpiazzato Walpurgis. Dall’addio di Uwe Neuhaus ad agosto 2018, la squadra non ha mai trovato stabilità. Con lui a Dresda avevano corso quasi per la promozione nel 2017, dopo essere arrivati in Zweite dalla 3.Liga. E ora il tecnico festeggia la promozione in Bundesliga con l’Arminia, mentre la sua ex squadra cade in terza serie.

Come dicevamo, la retrocessione è stata comunque controversa a causa della quarantena alla quale la squadra è stata obbligata dal Land della Sassonia. Lo scorso 9 maggio due giocatori risultarono positivi al Coronavirus e l’intero gruppo fu costretto a due settimane di isolamento. Una legge regionale, giuridicamente superiore al protocollo della DFL, che prevedeva come noto soltanto l’isolamento per i positivi fino a nuovo ordine (ovvero: due tamponi negativi). Così la seconda parte di stagione della Dynamo Dresda, anzi la terza considerando anche la lunga pausa invernale, è ricominciata soltanto il 31 maggio, mentre le altre hanno ripreso il 16. Da lì, fino alla partita che ha condannato alla retrocessione contro il Sandhausen, Ebert e compagni hanno giocato esattamente ogni tre giorni. Totale: 8 partite in 22 giorni. Un ritmo difficile da sostenere per una squadra che cerca di raggiungere la salvezza.

Dopo la sconfitta contro l’Holstein Kiel del 18 giugno che ha complicato ogni possibile piano, Chris Löwe è esploso. L’ex Dortmund, Kaiserslautern e Huddersfield ha messo nel mirino la DFL e il suo presidente Christian Seifert, affermando che alla lega e alla federazione non è importato assolutamente nulla di ciò che pensassero i giocatori. Il club e l’allenatore si sono allineati al pensiero del giocatore, “anche se l’avrebbero espresso in termini diversi”.

La ripresa è stato un problema per la Dynamo Dresda, ma col senno del poi rischia di essere anche una piccola benedizione, perché il club ha spese che difficilmente in 3.Liga possono essere sostenibili in relazione agli introiti. Insomma, il rischio di insolvenza e fare la fine del Kaiserslautern non è purtroppo remoto. Già a gennaio è arrivata l’amara cessione di Moussa Koné al Nimes. Peraltro il suo sostituto, l’ex Palermo Simon Makienok, non è riuscito a non farlo rimpiangere: solo 3 goal dopo un inizio che lasciava premesse tutto sommato diverse.

Insieme a lui a gennaio erano arrivati altri nomi importanti come quello di Josef Husbauer, passato nel giro di pochi mesi a sfidare Inter, Barcellona e Dortmund in Champions League con lo Slavia Praga al retrocedere in 3.Liga con la Dynamo Dresda. Neanche gli arrivi di Petrak, Terrazzino o Schmidt dall’Heidenheim hanno fruttato quel rendimento che Kauczinski sperava di raggiungere. Così, nonostante nomi di buon profilo – su tutti Dzenis Burnic, in prestito dal Dortmund – la Dynamo non è riuscita nella rimonta. E l’anno prossimo dovrà ripartire per la quinta volta dalla terza serie del Fußball.