Storie dalla Germania – Augsburg-Bayern, un derby a visibilità limitata

Augsburg-Bayern

Che sia amore o odio, se vivi in Germania e sei appassionato di calcio tedesco, non puoi non aver assistito dal vivo ad una partita del Bayern Monaco. Io vivo ormai da 4 anni ad Augsburg, che dista appena 80 km di macchina dal capoluogo bavarese e la cui squadra milita nella massima serie dalla stagione 2011-2012. Da sempre fan del calcio tedesco, al mio arrivo in città ho subito simpatizzato per i colori locali e assistito a diverse partite. Così, quando il Bayern veniva a giocare qui in trasferta, per me era una gioia multipla: da un lato potevo assistere alla partita più importante e sentita della stagione. Dall’altro potevo ammirare dal vivo giocatori del calibro di Lewandowski e Müller, pagando soltanto 25 euro. Per questo ho sempre fatto di tutto per non mancare all’appuntamento. Chiaramente però trovare un biglietto in occasione di Augsburg-Bayern Monaco è un’impresa tutt’altro che facile. Come già detto, tutti vogliono assistere alle partite del Bayern, sia che giochi col Borussia Dortmund, sia che giochi con il Paderborn. Figuriamoci poi in occasione del derby bavarese. Il primo anno purtroppo avevo dovuto rinunciare. 

Due anni fa invece io e un mio amico ci mettiamo in testa di volerci essere ad ogni costo. Così il giorno dell’uscita dei biglietti ci colleghiamo entrambi al sito dell’Augsburg da due computer diversi, pronti a dare l’assalto ai posti. Ma non c’è niente da fare, dopo neanche un minuto la vendita dei biglietti online viene sospesa per overbooking, anche perchè il Bayern vincendo si sarebbe aggiudicato la Bundesliga con ben 5 giornate d’anticipo. Non resta quindi che dirigersi al fan-club dell’Augsburg. 

Entro in negozio e chiedo se ci sono ancora biglietti disponibili. Si, ci sono, gli ultimi due, ma sono a visibilità limitata. Chiamo il mio amico per un consulto veloce: “Ma si, che sarà mai, saremo un po’ defilati, ma bene o male la partita la vedi”. Decidiamo quindi di comprarli, 25 euro a testa. Per giorni mi porto dietro i due biglietti nella tasca interna della giacca, così, senza motivo. Esattamente 24 ore prima della partita io e il mio amico veniamo fermati dalla polizia ad una festa della birra per aver urinato in luogo pubblico, in evidente stato d’ebbrezza: 40 euro di multa. Gli agenti mi perquisiscono e mi trovano addosso i due biglietti. Si consultano tra di loro, poi uno dei due mi fa: “Se vuoi al posto dei 40 euro puoi darci i biglietti”. No, rispondo io, preferisco pagare, i biglietti non si toccano.

Il giorno della partita, ancora visibilmente provati dalla sera prima, indossiamo le nostre magliette dell’Augsburg, a dire il vero un po’ strette (erano le ultime rimaste), e ci dirigiamo allo stadio. Qui ad Augsburg il derby è, come già detto, particolarmente sentito e c’è quindi l’atmosfera delle grandi occasioni. Il mio amico riesce persino ad incrociare il pullman del Bayern Monaco al semaforo sotto casa e a vedere Lewandowski e Boateng ad un palmo di naso. Nonostante l’organizzazione impeccabile e la grande quantità di tram messi a disposizione in occasione delle partite per salire bisogna letteralmente lottare. Con noi alla fermata c’è anche un gruppo di tifosi del Bayern. Cosi quando le porte si aprono, noi saliamo e loro vengono lasciati a terra. Il derby è anche questo. Una volta arrivati in prossimità dello stadio, distante appena 3 minuti a piedi dalla fermata del tram, l’atmosfera è già incandescente. I tifosi di entrambe le tifoserie intonano canti e lanciano sfottò all’indirizzo della squadra rivale, il tutto però in un clima di grande civiltà e senso civico. 

Appena entrati nella WWK-Arena ci mettiamo alla ricerca dei nostri posti. In un attimo tutta la mia gioia si trasforma in profonda tristezza al vedere che il mio posto era esattamente dietro ad una colonna. Altro che visibilità limitata, da li dietro non ci si vedeva proprio nulla. Perciò, fatta qualche foto di rito, proviamo ad accomodarci in piedi davanti alle staccionate. Subito veniamo allontanati dagli steward, che ci invitano a prendere posto. “Si la fai facile, mettitici tu la dietro” – gli faccio io – ma loro non si scompongono e continuano a intimarci di stare seduti. Intanto l’arbitro da il fischio di inizio. 

Il Bayern, avendo la testa ai quarti di finale di Champions contro il Sevilla, schiera quasi solo le seconde linee: Ulreich, Kimmich, Süle, Boateng, Rafinha, Rudy, Robben, Tolisso, Rodriguez, Bernat, Wagner. All’inizio l’Augsburg, che deve vincere per allontare gli spettri della retrocessione, sembra addirittura avere la meglio. Al minuto 18 Boateng si addormenta letteralmente sul pallone da ultimo uomo; Cordova si avventa sulla palla e si invola da solo verso il portiere. A difesa della porta del Bayern Monaco c’è Ulreich, che sostituisce l’infortunato Neuer. Per intenderci, Sven Ulreich, classe ’88, è quello stesso portiere che un mese più tardi condannerà la propria squadra all’uscita dalla Champions ai danni del Real Madrid. 

Questo evento merita una digressione. È il primo Maggio 2018. I Blanco hanno vinto la semifinale di andata per 2-1, per giunta in trasferta. Al ritorno i bavaresi danno letteralmente l’anima e riescono a chiudere il primo tempo sull’1-1, recriminando anche per un calcio di rigore non concesso dal direttore di gara. Ed è a inizio ripresa che si consuma la tragedia. Non passa neanche un minuto che Uelrich manca goffamente la palla su un innocuo retropassaggio di Tolisso, spalancando la porta a Karim Benzema: 2-1 per il Real Madrid e partita ormai compromessa. Il Bayern Monaco riuscirà persino a pareggiare, ma non a evitare l’amara eliminazione. Il nostro caro Sven avrà anche il coraggio di lamentarsi, dichiarando in un intervista di non voler essere giudicato solo per quell’episodio. Eh si, effettivamente era una cosa da niente.

Ma torniamo a noi… dicevamo di Cordova che si invola verso la porta. Uno sguardo al portiere, e pallone indirizzato verso l’angolino più lontano. Sulle prime Uelrich riesce persino a respingerla di piede; ma la fortuna non è assolutamente dalla sua parte, infatti il pallone sbatte sul volto di Niklas Süle e carambola in rete. Augsburg-Bayern 1-0. 

La nostra visuale. E quel palo di cemento.

Lo stadio è in festa, i tifosi dell’Augsburg esultano. Io invece da dietro la colonna il gol sono costretto a farmelo raccontare dal mio amico. Stufo di fissare il cemento, decido allora di sedermi sulle gradinate, di fianco al mio bellissimo posto a sedere. Non passano quindi neanche 2 minuti che uno steward viene su da me e mi dice di sedermi, perchè intralcio il passaggio. “Senti bello, per favore, usa un pò di buon senso, guarda che posto ho, chiudi un occhio e lasciami vedere la partita in pace dai”. No mi dispiace, le regole sono regole, non posso. Ma si sapeva, del resto siamo in Germania… Io però non demordo e decido di opporre strenua resistenza. Lo steward, visibilmente spazientito, decide di chiamare rinforzi. Si presentano in 4, e dopo circa 20 minuti di battibecchi, sono praticamente costretto a tornare al mio amato posto dietro la colonna. Intanto il Bayern, dopo aver pareggiato i conti con Tolisso al 32′, prima si porta in vantaggio con James Rodriguez, poi nella ripresa chiude definitivamente la questione con Robben e Wagner. Vengono persino concessi una manciata di minuti a Ribery (subentrato a Bernat), Müller e Martinez. Di Lewandowski neanche l’ombra. 

Il Bayern è campione di Germania per la sesta volta consecutiva. A dire il vero i festeggiamenti sono un po’ blandi. Come già detto, i giocatori sono già proiettati ai quarti di finale di ritorno contro il Sevilla, che si disputeranno 3 giorni dopo, terminando a reti bianche (l’andata era finita invece 2-1 per i bavaresi). L’Augsburg riuscirà comunque a salvarsi agevolmente nelle giornate successive, classificandosi al 12° posto a ben 8 lunghezze dal Wolsburg (retrocessa insieme ad Amburgo e Colonia). Io invece ho imparato che non si devono mai comprare i biglietti a visibilità limitata. 

 

 

di Federico Schopper, “Cronache Bavaresi

📸 Fortuna e Viktoria, l’altra Colonia del calcio

Fortuna Colonia

Parli di calcio, dici Colonia, pensi 1.FC Köln. L’effzeh è la squadra storica della città, quella blasonata, conosciuta in tutto il mondo per i suoi successi (e insuccessi), per i suoi protagonisti. In città però ci sono altre due squadre: il Fortuna Colonia e il Viktoria Colonia. Entrambe hanno sede in città, entrambe stanno cercando la risalita dalle categorie inferiori, entrambe giocano in stadi non esattamente all’avanguardia. Ma, per qualunque appassionato di calcio che capiti a Colonia, entrambe meritano di essere conosciute.

Viktoria Colonia

Il Viktoria ha sede nella zona est della città, dall’altra parte del Reno rispetto al centro. Gioca le partite casalinghe allo Sportpark Höhenberg, il classico stadio di periferia da 10mila posti, con una sola tribuna coperta e con ingressi tutt’altro che inaccessibili. Anzi, con un po’ di fortuna in alcuni punti si può anche assistere alle partite pur stando fuori. Si trova in mezzo a un bosco, più nascosto rispetto alla strada principale che passa nel quartiere di Kalk, quello di cui il Viktoria fa parte.

Si trova in un complesso di una polisportiva che include anche una palestra e un tennis club, tutto nel raggio di pochi metri. Ha un piccolo bar, aperto soltanto in orari di partite o di pomeriggio, così come lo store ufficiale, che consiste in una porticina sotto la tribuna centrale, quella coperta, e una sala. A fianco di questa porta c’è una targa con incisi i nomi più importanti nella storia del club.

Attualmente il club, rifondato nel 2012 dopo un periodo come Preußen Köln, si trova in 3. Liga e lotta per evitare la retrocessione. Ha conquistato la terza serie soltanto lo scorso anno con una promozione dalla Regionalliga guidata da un’icona del calcio tedesco: Jürgen Kohler. Non è mai stato in Bundesliga.

L’ingresso dello stadio.
La targa che ricorda le leggende del club.
“Vip Lounge”
La rosa 2019/20 (che copre la finestra dello store).
Un occhio sullo stadio.

Fortuna Colonia

Nella zona sud della città, ad ovest del Reno, ha invece sede il Fortuna. Gioca le partite interne nel Südstadion, un impianto decisamente più ‘cittadino’ rispetto a quello del Viktoria per la posizione (è in mezzo alle. case), ma in linea di massima simile per struttura e modernità (poca). Conta 12mila spettatori e ospita a volte anche le partite dell’FC Köln II, oltre a partite di football. Il complesso sportivo è ancora più piccolo rispetto a quello del Viktoria, anche se ha almeno una sede a parte, nella quale si può trovare anche lo store (consistente in un paio di mensole e qualche appendi-abiti).

Nonostante lo stadio appaia più ‘spoglio’, il Fortuna ha una storia più lunga e più di successo rispetto al Viktoria. Nel 1974 è arrivato fino alla Bundesliga, salvo rimanerci un solo anno. Nel 1983 ha invece raggiunto la finale di DFB-Pokal, perdendo il derby contro l’effzeh. Fino al 2000 è rimasto in Zweite, poi ha iniziato a precipitare fino a toccare quinta divisione e fallimento. Nel 2014 è risalito fino alla 3. Liga, prima di retrocedere lo scorso anno e tornare in Regionalliga. Attualmente è a metà classifica.

Fortuna Colonia
Souvenir nello store.
Fortuna Colonia
Il Südstadion visto dai cancelli.
Fortuna Colonia
La curva.
L’ingresso.

Calcio e miniere: cosa significa tifare Schalke 04

Mettiamo subito le cose in chiaro: se avete in programma un viaggio turistico nella zona ovest della Germania, depennate immediatamente Gelsenkirchen dalla lista. Se non andrete allo stadio a seguire una partita, finireste per annoiarvi a morte. Se invece volete conoscere e capire il calcio, segnatela come prima tappa. Vi aiuterà a capire che cosa sia e cosa rappresenti lo Schalke 04. Perché in fondo non è solo il Barcellona ad essere “Mes que un club”, non è solo il Bayern a poter dire “Mia san Mia”.

Dicevamo, la noia. Ecco, in città non c’è molto, neanche un centro un minimo storico. Una Altstadt esiste, ma poca roba in confronto ad altri centri del Nordrhein-Westfalen, senza scomodare Colonia. Avrei postato delle foto qui sotto, ma non ne ho fatte. Perché non c’era niente da fotografare e la gente in giro era davvero poca. Va beh. Capitolo chiuso.

L’unica attrazione turistica, che comunque val la pena visitare, è la ex miniera Zeche Zollverein, ad Essen (a fianco di Gelsenkirchen), uno dei centri di estrazione più grandi della zona e patrimonio UNESCO. 

La miniera di Essen.

L’identità dei ‘minatori’ è ovviamente radicata nel territorio: quello della Ruhr è un ricco bacino minerario che ha dato lavoro a migliaia di persone. E a Gelsenkirchen molta gente ci vive per lavorare nei dintorni. Non più nelle miniere, che sono state tutte chiuse. Alcuni carrellini però sono ancora in giro per la città è per la metro. È una delle poche cose che si nota, insieme a un colore che più degli altri risalta: il blu, il colore dello Schalke 04, dei ‘Knappen’ (tradotto: i minatori).

Schalke e miniere, un dualismo inscindibile. La squadra è stata fondata da dopolavoristi: di giorno in miniera, poi il pallone, ricordando le origini. Martello e piccone sono uno dei simboli dello Schalke. Oggi diversi tifosi vanno allo stadio con il caschetto da minatore in testa, altri invece con una sciarpa che reca le scritte ‘Kumpel’ (amico) o ‘Malocher’ (di difficile traduzione, più o meno ‘forte lavoratore’), termini nati nella regione della Ruhr e rimasti nel sangue di chi è cresciuto a Gelsenkirchen.

Quando l’ultima miniera è stata chiusa, a Gelsenkirchen è stata organizzata una grande festa allo stadio, il nome di ogni miniera campeggiava sulle maglie dei giocatori. E poi c’è anche il mitico tunnel ‘roccioso’ che conduce al campo, costruito ricordando una miniera.

Tutto richiama le origini, anche il pre-partita: viene cantato lo Steigerlied, l’inno dei minatori. E, intanto, sul maxischermo passano immagini di minatori, mischiate con quelle dello Schalke. 

Maxischermo e immagini delle miniere.

Nell’occasione, per la sfida contro l’Hertha Berlino di DFB-Pokal, anche la curva ha dedicato la coreografia ai minatori. Ne ha rappresentato uno ‘stilizzato’, con la scritta ‘Glück auf’, il saluto nelle miniere, un’abbreviazione che rappresentava un augurio di buona fortuna. 

Schalke
La coreografia della Nordkurve.

Anche dopo i goal, lo speaker dello stadio urla “Glück” sentendosi sempre rispondere “Auf”. Così come fa al suo fianco Erwin, la mascotte, che ovviamente è un minatore.

L’attaccamento così viscerale della tifoseria dello Schalke alla squadra nasce da qui, dall’identità. E si riconosce in città, dove si vedono ad esempio case dipinte con il palmares dello Schalke.

Schalke
Una casa che è una bacheca.

Che pure se non vince un campionato dal 1958, qualche soddisfazione se l’è tolta. Specialmente la Coppa UEFA vinta nel 1997 contro l’Inter, quando il simbolo dello Schalke era Rudi Assauer, allora dirigente, a cui oggi è stata dedicata la piazza davanti all’ingresso ovest della VELTINS-Arena.

Rudi-Assauer-Platz, davanti all’ingresso Ovest.

È un’identità tangibile, perché ogni volta che gioca lo Schalke si riempiono tutti i 14mila posti auto intorno allo stadio – che poi è un complesso, compresi campi di allenamento, nella stessa zona dell’ex Parkstadion. Ci si avvicina sempre ai 60mila. Perché lo Schalke è uno stato mentale.

E, senza voler essere lapidario, anche perché comunque in fondo a Gelsenkirchen di meglio da fare non c’è.

Non solo kebab e calcio: le attività di Podolski a Colonia

podolski kebab

Lukas Podolski vive tra kebab, gelato e vestiti. Un campione del mondo a tutto tondo. Appassionato di sumo, da quando sta in Giappone nel Vissel Kobe. Di mille altre cose, che siamo andati a scoprire nella sua Colonia – e nel web. Ah sì, poi è anche una star del calcio. A tempo perso. E qualcuno dice anche che potrebbe tornare all’effzeh per portarlo alla salvezza. Ma questo un discorso secondario, se paragonato a tutte le attività extra campo.

Moda – Strassenkicker

In pieno centro città, nel cuore dell’Altstadt, si trova Strassenkicker, il negozio della linea d’abbigliamento lanciata nel 2015 da Podolski. Si possono trovare felpe, pantaloni, snapback, capi d’abbigliamento di ogni tipo, ma anche maglie firmate della Germania, dell’effzeh, palloni e tanto altro. Quando abbiamo provato a fotografarle, la commessa ci ha guardato talmente male che ci è passata la voglia. Potete trovare qualcosa sul sito ufficiale.

Gelati – Ice Cream United

nella zona nord del centro città, a un paio di km dal duomo, si trova Ice Cream United, la gelateria, l’ultima attività in ordine di tempo aperta da Podolski. In realtà nei mesi più freddi la sede principale rimane chiusa e viene ‘sostituita’ da una più piccola, appena fuori dall’Altstadt, a Heumarkt, vicino a una delle fermate del tram più affollate della città. Curiosità: i commessi, almeno quelli che abbiamo incontrato noi, sono tutti italiani. E ci hanno detto che Podolski passa spesso di lì quando è in città. Insomma, fateci un salto. Il gelato è molto buono.

Kebab – Mangal Doner

A inizio 2018 è nato Mangal Döner, il döner kebab probabilmente più famoso del mondo. Facile immaginare che l’amore tra il kebab e Podolski sia nato nel suo periodo al Galatasaray. In ogni caso, la folla non manca mai, a nessuna ora. Ci sono anche un paio di tavolini dietro il bancone per mangiare sul posto, anche se mangiarlo all’ombra del Severinstorburg, in Chlodwigplatz. Vi consigliamo un giro sulla pagina Instagram di Mangal Döner, ma solo prima di pranzo o cena. Non sarà il migliore in città (non li abbiamo provati tutti, anzi…) ma il kebab di Podolski è ottimo.

Sport – Centro sportivo

A Bergheim, città dov’è cresciuto a 40 km da Colonia, ha già uno stadio intitolato a suo nome, ma fuori dalla città di Colonia Podolski sta facendo costruire un centro sportivo polivalente che possa essere messo a disposizione della comunità e dei ragazzi desiderosi di. fare sport.

Beneficienza – Lukas Podolski Foundation

Non è propriamente a Colonia e non è un’attività commerciale, ma non potevamo non menzionare la Lukas Podolski Foundation, la fondazione di beneficienza attiva da diversi anni.

Musica – Liebe Deine Stadt

Non poteva mancare la musica in questo quadro. Nel 2016 ha prodotto “Liebe deine Stadt“, il brano di Mo-Torres, rapper molto noto a Colonia e che ha spesso collaborato anche con l’effzeh, e del gruppo Cat Ballou. Il significato del titolo? Ama la tua città. Beh, una bella dimostrazione.

Attore – Macho Man

Musica e anche cinema: Poldi ha fatto la comparsa nella commedia tedesca “Macho Man“.

Tour – Sulle orme di Podolski

A Colonia lo stadio non è propriamente uno dei principali luoghi d’interesse, anche se vale più di una visita. Per poter scoprire anche i luoghi segreti del RheinEnergieStadion ci sono diversi tipi di tour. Uno di questi si chiama “Sulle orme di Podolski”. Quando lo faremo, vi sapremo dire in cosa consiste. O, nel caso, ditecelo voi.

🎥 VIDEO – Dortmund-Lipsia, il racconto del viaggio

Dortmund-Lipsia

Quando a inizio stagione, come d’abitudine, ho sfogliato con attenzione il calendario della Bundesliga per scegliere le partite da andare a vedere in Germania quest’anno, non ho avuto dubbi nel cerchiare in rosso Borussia Dortmund-Lipsia, 16ª giornata.

Per una serie di ragioni, tutte valide: la vicinanza del Natale, quindi mercatini, atmosfera di festa. E poi la garanzia di uno spettacolo in campo in uno stadio che non avevo ancora avuto l’opportunità di visitare.

Ovviamente la partita non ha deluso le aspettative ed è saltato fuori un 3-3 letteralmente pazzo, con tutti i protagonisti più attesi che hanno risposto presente, compreso Schick, ancora decisivo.

Ho voluto sintetizzare e raccontare tutto ciò che ho visto extra-campo in questo docu-video, con le migliori immagini in città e allo stadio, tra cori, inni, colori e tradizioni. Insomma, tutto quei piccoli dettagli e quelle particolarità che dalla televisione non si potevano conoscere o ammirare fino in fondo.

Questo è il mio video-racconto di Dortmund-Lipsia 3-3, una partita magica per decine di motivi. E che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo in uno degli stadi più belli dell’intera Germania. Se non il più bello.

Potete seguire il mio canale YouTube (Giorgio Dusi) a questo link.

Qui invece trovate il canale YouTube di BundesItalia.