Fußball e Storia: Hansa Rostock, un passato che ritorna

hansa rostock

Nel 1965, quando ormai la divisione della Germania in due unità autonome era stata sancita anche dal muro di Berlino, veniva alla luce l’Hansa Rostock. Undici anni prima, nel 1954, la sezione calcistica della polisportiva Empor Rostock venne distaccata su decisione del governo della DDR che aveva programmato la realizzazione di undici club per sviluppare al meglio i talenti che avrebbero fatto parte della nazionale tedesca dell’est.

Inizialmente la squadra venne trasferita in una città mineraria della Sassonia, Lauter (dal 2013 Lauter-Bernsabch), ed ebbe anche un discreto successo, a tal punto che uno dei membri più importanti della SED (il partito socialista-unitario tedesco della DDR) e presidente della FDGB (federazione dei sindacati tedeschi liberi) – Harry Tisch – si interessò al futuro del club. Il politico voleva che una formazione di livello più che rispettabile giocasse nel nuovo impianto aperto a Rostock, l’Ostseestadion (ancora casa dell’Hansa), e trasferì la squadra senza curarsi delle proteste della popolazione di Lauter. Quello che era appena diventato l’Empor Rostock ebbe particolare fortuna a cavallo tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta arrivando per ben tre volte di fila – dal 1962 al 1964 – al secondo posto nella DDR-Oberliga. L’anno dopo avvenne la separazione dall’SC Empor.

Hansa Rostock, il tributo alla lega anseatica

Al momento di scegliere il nuovo nome da assegnare alla squadra si optò per Hansa Rostock per tributare l’importantissimo ruolo avuto dalla città tedesca nella Lega Anseatica, o Hansa per l’appunto. Dopo la fondazione della città di Lübeck (Lubecca, in italiano) nel 1143, diversi mercanti che operavano nel Mare del Nord e nel Mar Baltico decisero di raggrupparsi insieme così da istituire compagnie marittime e potersi aiutare reciprocamente. Il nome fu presto deciso, Hansa infatti deriva dal latino medievale hanseaticus, derivato a sua volta dall’alto tedesco medio Hanse che significa raggruppamento. Se inizialmente furono mercanti tedeschi e fiamminghi a beneficiare di questa alleanza, successivamente entrarono a far parte anche i loro colleghi russi e delle aree limitrofe. Nel corso del 1200 la Lega divenne sempre più influente e nel 1300 era ormai una vera e propria potenza con un peso particolarmente influente su una delle aree commerciali marittime più importanti ai tempi. La città di Rostock entrò a far parte della Lega nel 1259 e a partire da quell’anno ebbe una fioritura senza precedenti diventando un punto di riferimento per le città tedesche che facevano parte dell’Hansa.

Quando la dirigenza andò a scegliere il nome, dunque, ci furono molti pochi dubbi. Ciononostante, ad oggi quella di Rostock è l’unica società calcistica professionista a conservare nel proprio nome il ricordo della lega anseatica. Purtroppo dopo il boom degli anni Sessanta la squadra tornò ad una mediocrità diffusa ed anche dopo la riunificazione tedesca, nonostante un periodo discreto in Bundesliga, è tornata nelle categorie inferiori. Da otto anni a questa parte gioca nella Dritte Liga anche se in questa stagione le possibilità di salire in Zweite sono concrete. L’augurio di tutti gli appassionati di storia e di calcio è quello di poter tornare a vedere presto il veliero degli anseatici ad alti livelli, magari seduti sugli spalti dello storico Ostseestadion.

Fußball e Storia – Il Tasmania Berlino, la peggior squadra della Bundesliga

Tasmania berlin

C’era una volta il Tasmania Berlino. Non è l’incipit di una favola ma una dura sentenza per un club che ha sempre navigato nelle basse leghe raggiungendo la Bundesliga non per propri meriti e retrocedendo dopo una sola annata al termine della stagione peggiore di sempre per una squadra tedesca. La loro è una storia molto particolare e ciò lo si evince già a partire dal nome: Tasmania. Infatti i fondatori del club desideravano emigrare in Australia alla fine del diciannovesimo secolo e scelsero di nominare la squadra come la destinazione prefissata per il loro viaggio. Il legame con la Tasmania è sempre stato molto forte ed ancora oggi allo Sportpark Neukölln i tifosi sventolano nelle piccole tribune dello stadio (3000 posti in totale) la bandiera dello stato insulare australiano.

Oggi giorno però la società non vive un gran momento. Dopo aver dichiarato il fallimento nel febbraio del 1973 la società è stata rifondata nel 2000 e ad oggi milita nella NOFV-Oberliga Nord, la quinta serie del calcio tedesco. Nonostante non abbia mai brillato neanche in passato, ora la squadra è lontanissima dai fasti di un tempo, in particolare da quelli della “storica” stagione 1965/66.

La peggior migliore annata nella storia del Tasmania Berlino

“Is ist der Unterschied zwischen einen Marienkäfer und Tasmania? Der Marienkäfer hat mehr Punkte​”.

Qual è la differenza tra una coccinella ed il Tasmania Berlin? Semplice, la coccinella ha più punti“. Basterebbe questa frase per spiegare cosa è stato, o meglio cosa non è stato, l’unico anno di permanenza in Bundesliga del Tasmania Berlin, una squadra che per un caso politico si è ritrovata nel massimo campionato tedesco. Infatti nell’estate del 1965 l’Hertha Berlino fu retrocesso per aver infranto le regole sugli stipendi e al suo posto si cercò di promuovere un’altra squadra della Berlino Ovest. Il Tennis Borussia Berlin aveva fallito il tentativo di promozione contro il Bayern Monaco ed il Borussia Mönchengladbach così si decise di promuovere il Tasmania Berlin. Schalke 04 e Karlsurher entrambe retrocesse l’anno prima protestarono veementemente per provare a prendere il posto dell’Hertha e così la Federazione decise di bloccare le retrocessioni ed aumentare il numero delle squadre da 16 a 18, ovvero quello attuale.

L’annata dunque già non si apriva nel migliore dei modi, a complicare le cose ci pensò lo stesso Tasmania Berlin presentandosi ai nastri di partenza con una squadra impresentabile in quella categoria. Il loro fu un cammino memorabile per i motivi opposti a quelli ai quali viene associata questa parola: otto punti in campionato, due sole vittorie (ai tempi ogni partita vinta dava due punti e non tre), nessun successo in trasferta, record di sconfitte consecutive (28), record di sconfitte in casa (12), peggior sconfitta casalinga (0-9 contro il Meidericher SV), record di partite senza mai vincere (31). Un disastro annunciato che però era partito con l’amore dei tifosi i quali risposero in oltre 85.000 all’esordio in Bundes della squadra ma che terminò nell’anonimato con i soli 827 spettatori nella sfida del 15 gennaio contro il Borussia Mönchengladbach. Il Tasmania Berlin entrò prepotentemente nella storia del calcio tedesco, ma lo fece in maniera eclatante finendo nella parte sbagliata.

Fußball e Storia – St. Pauli, l’altra faccia di Amburgo tra tradizione e folklore

st. pauli amburgo

Nella Amburgo degli Anni Ottanta dello scorso secolo le lotte operaie erano all’ordine del giorno. Il governo tedesco prendeva decisioni estremamente impopolari come quella di espropriare le case popolari abitate dagli operai nella zona portuale della città, quella di St. Pauli. Ci fu un vero e proprio scontro tra classi all’interno della città e questo si trascinò anche sul campo da gioco dove ai borghesi dell’Amburgo venne contrapposta la classe operaia del St. Pauli. Le proteste raggiunsero un’eco così profonda da convincere il governo della BundesRepublik a fare un passo indietro e riassegnare le case ai precedenti inquilini.

Una vittoria importante che divenne il simbolo delle lotte di classe di tutta Europa e non solo. In molti si iniziarono ad appassionare alla storia del quartiere di St. Pauli e, come conseguenza, anche la squadra aumentò non di poco il numero dei suoi sostenitori. C’è un motivo se un club che da anni vaga in Zweite Liga continua a riempire i seggiolini del Millerntor Stadion (quasi 30mila posti a sedere) e non è solo perché in Germania gli stadi sono sempre pieni.

La bandiera Jolly Roger

Se vi è mai capitato di vedere una partita del Sankt Pauli o anche solo una foto dei loro tifosi avrete certamente notato la bandiera “dei pirati”, ovvero la Jolly Roger Flag. Dopo essere stata per molto tempo il vessillo delle navi da brigantaggio, nel Novecento viene associata a forme di protesta e di anti-conformismo. Nel 1987 Doc Mabuse, tifoso dei Kiezkicker e cantante di una band punk, ha portato la bandiera allo stadio “in segno di libertà e resistenza all’autorità” e da quel giorno è sempre rimasta sugli spalti del Millerntor. Il vessillo è diventato quasi oggetto di culto nel quartiere e nei pressi dello stadio è stato aperto, ormai da diversi anni, il Jolly Roger pub, dove i tifosi si ritrovano a bere prima e dopo la partita, a prescindere dal risultato.

St. Pauli, un quartiere di Amburgo come nessun’altro e dei tifosi speciali

Lungo le sponde del fiume Elba si sviluppa un quartiere con delle peculiarità che non si possono trovare da nessun’altra parte al mondo. Essendo una zona portuale, St. Pauli è stato ed è tutt’ora abitato da tantissimi marinai e operai, con una red light district più mitigata di quella di Amsterdam ma comunque molto frequentata. Un quartiere estremamente progressista, abitato da gente umile ma che non si è mai tirata indietro quando ce n’è stato bisogno.

Uno di questi casi è sicuramente quello avvenuto all’inizio del nuovo millennio. La squadra era retrocessa in Regionalliga Nord ed era ad un passo dalla crisi finanziaria. I tifosi, che ancora oggi sono i proprietari del club per la regola del 50+1, diedero vita ad una Retteraktion (un refunding). Iniziano a mettere delle leggere imposte sulle birre e più in generale sulle attività commerciali della zona riuscendo a raccogliere in qualche mese la somma sufficiente ad evitare il fallimento. Si potevano cercare delle vie alternative, trovare dei nuovi sponsor ma l’unicità di questa squadra (e di questo quartiere) risiede anche in questo.

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Amburgo-St. Pauli è un derby con una forte storia di appartenenza alle spalle. Fonte: Imago/OneFootball

L’identità è più importante dei risultati. Sembrano soltanto delle belle parole ma in questa parte del mondo, a St. Pauli, hanno un significato ben preciso. Quando nel 2010, anno del ritorno in Bundesliga, la società decide di aprire la porta a finanziamenti esterni sono in molti a storcere il naso. Addirittura viene allestito nella tribuna vip un palco per la lap dance dove una ragazza si esibiva in uno striptease dopo il gol della squadra di casa. Non la più brillante delle idee. Oltre ad essere un quartiere progressista, Sankt Pauli è una zona da sempre molto attenta alle cause dei più deboli e alla tutela dei diritti. Una pratica estremamente maschilista non poteva di certo entusiasmare questo tipo di tifoseria ed infatti è durata giusto il tempo di qualche partita, prima di essere definitivamente cancellata.

Molti sostenitori della vecchia guardia stanno reclamando un allontanamento dall’identità della squadra e del quartiere e probabilmente è vero. I tempi cambiano e gli ideali diventano evanescenti ma nell’immaginario collettivo St. Pauli resterà comunque un unicum sia come quartiere che come squadra di calcio. E la sua contrapposizione all’HSV rimane una delle rivalità più forti e più suggestive della Bundesliga.

Fußball e Storia – Colonia e Mainz, tra calcio e Carnevale

carnevale colonia

Una delle tradizioni più folkloristiche della Germania è certamente la celebrazione del Carnevale. Sono diverse le città tedesche che hanno fatto di questa festività un motivo d’orgoglio cittadino e molto spesso le rispettive squadre sono state protagoniste con delle iniziative molto apprezzate. Impossibile non citare Colonia e Mainz, dove il Karneval ha da sempre un posto speciale nel cuore di giocatori e tifosi. Non solo folklore però, la settimana di festa, che nel 2021 si svolgerà dall’11 al 17 febbraio, è legata a degli eventi storici che non devono passare in secondo piano.

In Germania il Carnevale viene considerato come una quinta stagione. Il solstizio (o equinozio, come preferite) di Carnevale viene fatto scattare l’11 novembre alle 11:11. Sebbene venga temporaneamente sospeso durante il periodo dell’avvento e delle celebrazioni di Natale la festività assume importanza nel periodo seguente, tra fine gennaio ed inizio febbraio. L’apice del Karneval però è sicuramente nella settimana che va dal giovedì grasso (noto come il giorno di carnevale delle donne) fino al mercoledì successivo, quello delle ceneri. Una data molto importante all’interno di questi 6 giorni è sicuramente il lunedì. Il cosiddetto Rosenmontag (lunedì delle rose) è una festa cristiana che si svolge proprio il lunedì precedente alle Ceneri. Questa è anche una data importante per la storia tedesca che ora analizzeremo in funzione delle due città simbolo, Colonia e Mainz.

Il carnevale di Colonia

Il Kölner Karneval è considerato al pari di quello di Venezia e di quello di Rio. Viene celebrato a Colonia da svariati secoli ma solo negli ultimi 200 anni è nato l’antenato dell’odierno Carnevale, quello delle rose. Poco prima del 4 aprile 1814, data in cui Napoleone fu costretto ad abdicare prima della seconda parentesi terminata a Waterloo, le truppe francesi di stanza in Prussia iniziarono la ritirata. Il timore che i moti di protesta potessero causare ulteriore disordine in città spinse il consiglio comunale a proporre una settimana di festeggiamenti in stile carnevalesco. Il 10 febbraio si diede inizio alle danze e venne proclamato “l’eroe del Carnevale“, oggi noto come “Principe Carnevale“.

La festa crebbe d’importanza in quanto legata alla cacciata dei francesi e nel 1823 venne istituito il “Komitee Festordnendes” che individuò nel lunedì delle rose la data di inizio del Carnevale. Il resto è storia: quella settimana, chiamata “i giorni pazzi di Colonia”, è diventata un appuntamento fisso per la città. Fiumi di birra si riversano sulle rive del Reno al grido di “Kölle Alaaf“. Dimenticatevi il più noto “Prost” per brindare a questa festività si usa solo la formula precedentemente citata. Tra mito e leggenda pare che “Alaaf” fosse il tipico brindisi prusso. Lo storico tedesco Heribert Augustinus Hilgers ha scoperto su una brocca di terracotta del 1600 (Tonkrug) un’incisione che riportava proprio quella parola come augurio per una buona bevuta. (clicca qui per maggiori informazioni)

Un’altra nota di colore riguarda il cosiddetto “Dreigestirn” (triumvirato) di Colonia. Alle 11:11 dell’11 novembre vengono presentate le figure simbolo di questo carnevale: il principe, il contadino e la vergine. Il primo (der Prinz) è il personaggio principale e deve sostanzialmente presiedere a tutti gli eventi della festività; il secondo (der Bauer) è colui che detiene le chiavi dell’urbe; l’ultima (die Jungfrau) è la madre della città e viene solitamente impersonata da un uomo.

Le celebrazioni terminano alla mezzanotte del martedì quando viene dato fuoco al Nubbel, un pupazzo di paglia. Anche la squadra locale ha più volte manifestato il proprio supporto alla causa realizzando praticamente ogni anno una maglia apposita per questo periodo dell’anno. Come dimostrato anche dalla mascotte Hennes, a Colonia il folklore è una cosa seria.

Mainz, il Karneval e la sua tradizione

Anche in quel di Mainz il Carnevale è una festività molto sentita. Seppur simile a quella di Colonia ci sono delle differenze simpatiche che vale la pena sottolineare. Innanzitutto vi sono attestazioni di questa festa già a partire dal XVI secolo, quindi 300 anni prima della Mainz Carneval-Verein, istituita nel 1838. Questa associazione nacque in seguito ai festeggiamenti dell’anno precedente dove erano spuntati i primi carri e le prime maschere esilaranti (ricordati con il nome di Krähwinkler Landstrum).

A Mainz a Carnevale si va allo stadio così. Fonte: Getty/OneFootball

Un’altra differenza sostanziale è il cosiddetto Weiberfastnacht, ovvero il giorno di carnevale delle donne. Il giovedì grasso inizia una vera e propria caccia all’uomo dove le signore single armate di forbici hanno la licenza di andare a tagliare la cravatta a tutti gli uomini (a Colonia c’è la versione light,viene dato un bacio sulla guancia). Il sindaco si dimette per un giorno e lascia loro il ruolo di prime cittadine. Viene considerata una vendetta nei confronti del genere maschile per non aver trovato un compagno ed il tutto è naturalmente interpretato in chiave comica. Il simbolo tipico del Mainzer Fastnacht sono le cosiddette Schwellköpp, enormi teste gonfiabili che sono poste alla guida dei carri che girano per tutta la città.

Nel corso della storia il Carnevale a Mainz ha rappresentato anche un modo per dimostrare il proprio dissenso politico. Tra satira e critica sociale viene intonata una speciale marcia sulle note di “Narhalla“, opera composta da Adolphe Adam nel 1838. Come per il Colonia, anche la squadra di Magonza ci tiene molto e sul proprio shop mette in vendita dei prodotti apposti per questa festa.

Insomma, il Carnevale in Germania è una cosa seria ed è meglio festeggiarlo con un buon boccale di birra al grido di “Alaaf” se vi trovate a Colonia o “Halau” se siete a Magonza.

Fußball e storia – Arminia Bielefeld, storia di un nome leggendario

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Il nome dell’Arminia Bielefeld riapparirà finalmente al top del calcio tedesco, prendendo “l’ascensore” e tornando di nuovo in Bundesliga. Nonostante la storia dei Blauen non sia particolarmente gloriosa, è estremamente affascinante. Tra rifacimenti al periodo delle tribù germaniche e curiosità inconsuete quanto bizzarre, il romanzo degli Arminien è ricco di capitoli interessanti e che vale la pena scoprire.

Partiamo proprio dall’ascensore. Insieme al Norimberga, l’Arminia Bielefeld è noto per essere il fahrstuhlmannschaft, ovvero il club dell’ascensore. Questo soprannome gli è stato attribuito a causa dei continui saliscendi tra Bundesliga e Zweite Liga che hanno caratterizzato la storia di questa squadra (8 promozioni ed altrettante retrocessioni, compresa l’ultima). La prima volta nel massimo campionato tedesco non si scorda mai, o quasi. Infatti i Blauen parteciparono per la prima volta nella stagione del 1970-71, quella del Bundesliga-Skandal ed alcuni loro giocatori ne rimasero coinvolti. La DFB decise di punirli in modo severo: avrebbero giocato in prima divisione anche l’anno successivo ma nonostante il piazzamento in classifica sarebbero stati comunque retrocessi.

L’ultima apparizione in Bundes è datata 2008/09 e coincide con l’inizio dei gravi problemi finanziari che colpirono il club e lo portarono, nel giro di tre stagioni, a precipitare in 3. Liga. Nel 2010/11 in Zweite ottennero solo 17 punti, una vera e propria umiliazione per i frequentatori abituali del Bielefelder Alm (letteralmente il luogo dove vanno a pascolare gli abitanti di Bielefeld). Ciononostante la loro storia è fatta anche di giornate da ricordare. Infatti nel 1925 il calcio debuttò sulla radio tedesca con la cronaca della sfida tra i Blauen ed il Preuβen Munster, partita vinta 5-0 dagli Arminien.

Hermann l’eroe di Bielefeld e della Germania intera

L’Arminia Bielefeld deve il suo nome al leggendario eroe della battaglia della foresta di Teutoburgo, Arminio (Hermann in tedesco). Egli ingannò il capo dell’esercito romano, Publio Quintilio Varo (per questo l’evento si ricorda anche con il nome di Clades Variana, la disfatta di Varo), assumendo il ruolo di ufficiale delle truppe ausiliarie romane nonostante fosse al tempo stesso anche a capo dei Cherusci. Questi erano una tribù che si era stanziata nella zona della Renania Settentrionale, la stessa dell’attuale Bielefeld, e per evitare di essere conquistati e sottomessi chiesero aiuto alle altre tribù limitrofe (Bructeri, Sigambri, Usipeti, Marsi, Camavi, Angrivari e Catti). L’esercito di popolazione germanica era affidato allo stesso Arminio.

La battaglia, combattuta nel 9 d.C., è ricordata come una delle più grandi sconfitte subite dai Romani. In quella che è l’odierna Kalkriese le tribù tesero un’imboscata all’armata guidata da Varo che vide annientare ben tre delle sue legioni. Una ferita che bruciò a lungo l’orgoglio dell’Impero che cercò in tutti i modi di conquistare la Germania ma invano. Dopo sette anni il Reno divenne il confine naturale nord-orientale dell’impero romano fino alla sua definitiva caduta.

Ancora oggi quella battaglia viene interpretata come una delle più gloriose ribellioni mai avvenute contro una superpotenza di tale calibro. Nonostante l’esercito germanico era superiore per numero e per conoscenza del territorio sconfiggere l’armata romana non è certamente una cosa da tutti i giorni. Varo non sospettava minimamente del tradimento di Arminio e quando le legioni si trovarono in uno dei posti più difficilmente attraversabili della foresta vennero attaccati. I romani si trovavano in un imbuto senza altra via d’uscita che consegnarsi ai tedeschi.

La speranza di Varo era quella di raggiungere l’accampamento di Castra Vetera per ricevere l’aiuto di Lucio Nonio Asprenate. L’esercito di Arminio continuava senza tregua ad attaccare ai fianchi i romani che cercavano in tutti i modi lo scontro a campo aperto ma rimasero intrappolati nelle paludi di quella zona. Il terzo giorno fu quello decisivo. Devastati dagli attacchi dei germani, dal vento e dalla pioggia le tre legioni romane erano ormai che decimate. Di fronte ad un nuovo assalto il generale Varo ed i militari più alti di grado decisero di suicidarsi per non essere catturati. La vittoria venne celebrata da tutte le tribù ed è ancora oggi un motivo d’orgoglio per Bielefeld, la Renania e l’intera Germania.