📸 Bundesliga nella neve: il Bayern vince a Berlino contro l’Hertha

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Metti un venerdì sera di neve a Berlino. Metti che all’Olympiastadion arriva il Bayern Monaco per affrontare l’Hertha Berlino. mentre il meteo continua ad essere avverso. Metti una partita sotto la neve, con istantanee che rimarranno per tanto tempo. Anche perché in campo, intanto, non ci si annoia di certo. E non si annoiano di certo gli addetti al campo, che prima della partita hanno avuto il loro da fare per dare una pulita.Anche alle panchine.

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Fonte: Getty/OneFootball

Questo, invece, è il punto di vista dell’Hertha quando è sceso in campo: già il Bayern fa impressione di suo, figuratevi dover affrontare il Bayern sotto la neve…

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Eppure il primo vero highlight della partita è il rigore che Rune Jarstein para a Lewandowski, diventando secondo i dati Opta il secondo portiere dopo Neuer (2013, quando il polacco giocava al Dortmund) a parare un rigore al numero 9 del Bayern in Bundesliga.

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Fonte: Getty/OneFootball

Giocare nella neve, comunque, non è facile. Anche perché il campo non aiuta.

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Leroy Sané ha anche dei problemi di acconciatura sotto questo punto di vista…

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Alla fine, comunque, il Bayern il goal lo trova grazie al solito Kingsley Coman, grazie a una deviazione decisiva di Stark che non lascia spazio a Jarstein.

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Fonte: Getty/OneFootball

La neve nel secondo tempo ha dato tregua alle due squadre. Anche se, per usare un ricco eufemismo, le condizioni del campo non sono propriamente migliorate, nonostante l’opera di manutenzione degli addetti.

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Giusto in tempo per l’esordio di Sami Khedira, che debutta con la nuova maglia dell’Hertha negli ultimi dieci minuti di gara.

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In ogni caso, non cambia l’esito finale: il Bayern vince 0-1. Neanche la neve ferma la squadra di Flick.

📸 I 10 migliori outfit di Nagelsmann nella scorsa stagione

nagelsmann outfit

Ormai tutti in Europa conoscono Julian Nagelsmann, non soltanto noi calciofili appassionati del Fußball e di tutto il mondo del pallone tedesco. Lo conoscono tutti perché con il Lipsia ha mostrato un calcio spettacolare, come faceva già il suo Hoffenheim, e ha giocato una semifinale di Champions League, il tutto a 33 anni, battendo ogni record di precocità. C’è però un altro motivo che ha reso famoso Nagelsmann: gli outfit. Sì, perché non è il classico allenatore in tuta o in giacca e cravatta. Vestiti diversi per ogni partita, alla faccia della cabala. Ne abbiamo scelti 10 in particolare che ci sono sembrati particolarmente “catchy”. Li proponiamo in ordine sparso, poi ci rimettiamo al gusto di ognuno. Una cosa è certa: gli outfit di Nagelsmann non passano inosservati. E non lo saranno nemmeno nella nuova stagione.

Giaccone verde.

7 marzo 2020, Wolfsburg-Lipsia. Fonte: Getty/OneFootball

Look boscaiolo.

14 settembre 2019, Lipsia-Bayern. Fonte: Getty/OneFootball

Eleganza… alternativa.

18 agosto 2020, Lipsia-PSG. Fonte: Getty/OneFootball

Eleganza casual.

23 ottobre 2020, Lipsia-Zenit. Fonte: Getty/OneFootball

Giaccone ocra.

1 febbraio 2020, Lipsia-Gladbach. Fonte: Getty/OneFootball

Tuta total red.

15 febbraio 2020, Lipsia-Werder Brema. Fonte: Footy-Headlines

Risvolto e maglietta bianca.

27 maggio 2020, Lipsia-Hertha Berlino. Fonte: Getty/OneFootball

Look da lavoro.

26 novembre 2019, Lipsia-Benfica (conferenza stampa). Fonte: Getty/OneFootball

Abbinamenti curiosi.

10 marzo 2020, Lipsia-Tottenham. Fonte: Getty/OneFootball
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1 febbraio 2020, Lipsia-Gladbach. Fonte: Getty/OneFootball

Sportivo.

30 novembre 2019, Paderborn-Lipsia. Fonte: Getty/OneFootball

📸 Fortuna e Viktoria, l’altra Colonia del calcio

Fortuna Colonia

Parli di calcio, dici Colonia, pensi 1.FC Köln. L’effzeh è la squadra storica della città, quella blasonata, conosciuta in tutto il mondo per i suoi successi (e insuccessi), per i suoi protagonisti. In città però ci sono altre due squadre: il Fortuna Colonia e il Viktoria Colonia. Entrambe hanno sede in città, entrambe stanno cercando la risalita dalle categorie inferiori, entrambe giocano in stadi non esattamente all’avanguardia. Ma, per qualunque appassionato di calcio che capiti a Colonia, entrambe meritano di essere conosciute.

Viktoria Colonia

Il Viktoria ha sede nella zona est della città, dall’altra parte del Reno rispetto al centro. Gioca le partite casalinghe allo Sportpark Höhenberg, il classico stadio di periferia da 10mila posti, con una sola tribuna coperta e con ingressi tutt’altro che inaccessibili. Anzi, con un po’ di fortuna in alcuni punti si può anche assistere alle partite pur stando fuori. Si trova in mezzo a un bosco, più nascosto rispetto alla strada principale che passa nel quartiere di Kalk, quello di cui il Viktoria fa parte.

Si trova in un complesso di una polisportiva che include anche una palestra e un tennis club, tutto nel raggio di pochi metri. Ha un piccolo bar, aperto soltanto in orari di partite o di pomeriggio, così come lo store ufficiale, che consiste in una porticina sotto la tribuna centrale, quella coperta, e una sala. A fianco di questa porta c’è una targa con incisi i nomi più importanti nella storia del club.

Attualmente il club, rifondato nel 2012 dopo un periodo come Preußen Köln, si trova in 3. Liga e lotta per evitare la retrocessione. Ha conquistato la terza serie soltanto lo scorso anno con una promozione dalla Regionalliga guidata da un’icona del calcio tedesco: Jürgen Kohler. Non è mai stato in Bundesliga.

L’ingresso dello stadio.
La targa che ricorda le leggende del club.
“Vip Lounge”
La rosa 2019/20 (che copre la finestra dello store).
Un occhio sullo stadio.

Fortuna Colonia

Nella zona sud della città, ad ovest del Reno, ha invece sede il Fortuna. Gioca le partite interne nel Südstadion, un impianto decisamente più ‘cittadino’ rispetto a quello del Viktoria per la posizione (è in mezzo alle. case), ma in linea di massima simile per struttura e modernità (poca). Conta 12mila spettatori e ospita a volte anche le partite dell’FC Köln II, oltre a partite di football. Il complesso sportivo è ancora più piccolo rispetto a quello del Viktoria, anche se ha almeno una sede a parte, nella quale si può trovare anche lo store (consistente in un paio di mensole e qualche appendi-abiti).

Nonostante lo stadio appaia più ‘spoglio’, il Fortuna ha una storia più lunga e più di successo rispetto al Viktoria. Nel 1974 è arrivato fino alla Bundesliga, salvo rimanerci un solo anno. Nel 1983 ha invece raggiunto la finale di DFB-Pokal, perdendo il derby contro l’effzeh. Fino al 2000 è rimasto in Zweite, poi ha iniziato a precipitare fino a toccare quinta divisione e fallimento. Nel 2014 è risalito fino alla 3. Liga, prima di retrocedere lo scorso anno e tornare in Regionalliga. Attualmente è a metà classifica.

Fortuna Colonia
Souvenir nello store.
Fortuna Colonia
Il Südstadion visto dai cancelli.
Fortuna Colonia
La curva.
L’ingresso.

📷 4 dettagli da notare all’Allianz Arena

Allianz Arena

Se qualcuno è di passaggio a Monaco (città bellissima, ovviamente, contrariamente a Gelsenkirchen – se qualcuno avesse dubbi), una visita all’Allianz Arena è d’obbligo. Possibilmente, però, con il Bayern in campo. Perché permetterebbe di scoprire 4 dettagli molto particolari, forse unici, che contraddistinguono uno stadio iconico.

Allianz Arena
L’Allianz Arena è uno stadio stupendo. E ha quattro dettagli da notare.

L’anello del cibo

Tra il primo e il secondo anello si trova quello che non so definire meglio di ‘anello del cibo’. Per il semplice fatto che è accessibile da ogni settore, lo si può girare tutto senza intoppi e ogni 5 metri c’è un kiosk che vende Bratwurst, Currywurst, Brezel o birra. Ah, già: è aperto sullo stadio, con vista campo e quindi anche partita, e ha un comodo appoggio su cui mettersi con vista campo, alle spalle dei posti per i portatori di handicap.

I parcheggi dell’Allianz Arena

Spesso quando si va allo stadio il parcheggio è un problema. Non all’Allianz Arena: oltre 10mila posti auto in parcheggi sotterranei, alla cifra di 10 euro. Poi, quando si risalgono le scale, la vista è questa: un unico fiume di gente a piedi che confluisce verso l’ingresso allo stadio. Tra chioschi e bancarelle che vendono prodotti ufficiali del Bayern. Parola d’ordine: efficienza.

Allianz Arena

La ‘T’ bianca

Altro dettaglio interno, che magari qualcuno avrà notato anche dalla televisione. La ‘T’ bianca di T-Mobile, uno dei principali sponsor del Bayern Monaco. La si vede dal lato opposto a quello delle panchine, guardando il campo sulla destra. Gente ‘normale’ che acquista il biglietto. E poi si traveste di bianco. Marketing, sì, con un tocco di genialità.

Esterno e tetto: i fiori all’occhiello dell’Allianz Arena

Non è soltanto l’esterno a illuminarsi e cambiare colore: anche il tetto è illuminato di rosso e lampeggia al momento dei giochi di luce. Insomma, segnale di grande avanguardia. Da Bayern Monaco.

Allianz Arena

Gladbach-Colonia, il primo ‘Gesterspiel’ in Bundesliga

Gladbach-Colonia

Gladbach-Colonia è diventata la prima partita a porte chiuse nella storia della Bundesliga. Come dicono in Germania, ‘Geisterspiel’, partita fantasma. Era stata rinviata per l’uragano Sabine il mese scorso (in Bundes non succedeva da quasi 10 anni) e il recupero è diventato ancora più storico di quanto già di base un Rheinderby non sia.

Comunque, a proposito di fantasmi, alcuni tifosi del Gladbach hanno accolto il pullman degli avversari al Borussia-Park. vestiti da… fantasmi.

‘Geister’ di nome e di fatto.

Il primo episodio curioso si verifica all’ingresso in campo. I giocatori sono spaesati e Deniz Aytekin, arbitro della sfida, ancora di più: si guarda intorno un po’ attonito e un po’ perplesso. E fischia il calcio d’inizio un minuto prima, tanto che poi viene richiamato dal quarto uomo e fa ripetere il calcio d’inizio all’ora giusta, alle 18.30 in punto. Questioni televisive…

Gladbach-Colonia
Zero strette di mano, solo saluti col pugno tra capitani e arbitri: l’ambiente surreale di Gladbach-Colonia.

Spalti ovviamente vuoti, la Nordkurve ha però lasciato un messaggio: “Conquistate la vittoria nel derby”. I tifosi si sono fatti sentire alla partenza del pullman dal ritiro e, cosa inusuale (non per questo negativa, anzi), non si sono registrati scontri tra le due tifoserie. Il silenzio turba però abbastanza le due squadre, che faticano a prendere ritmo. Anche se gli altoparlanti del Borussia-Park a volte hanno suonato dei cori di supporto, registrati nelle partite scorse. Soprattutto nei minuti finali.

Il messaggio della curva.

Alcuni fotografi hanno anche dovuto cambiare posizione e si sono disposti in tribuna stampa.

Gladbach-Colonia
Fonte: @berger_pj

Quelle poche persone presenti sugli spalti erano tutte nella zona hospitality sotto la sala stampa, con tanto di tavolini per il catering. Il minimo indispensabile. Comunque, hanno provato a lanciare qualche coro, anche senza esagerare.

Gladbach-Colonia
Fonte: @ChaledNahar

Sono pochi, ma fanno un discreto casino. Anche al goal di Embolo che sblocca la partita per il Gladbach. Che poi, tra il serio e l’ironico, esulta mostrando le orecchie a mo’ di “non vi sento”. Quel pizzico di genialità che al profilo Twitter del Gladbach ha ricordato ‘The Sound of Silence’.

Gladbach-Colonia
“Non vi sento”. Eh, ti credo…

Ancora meglio ha provato a fare lo speaker, che intorno all’ora di gioco ha addirittura annunciato il numero di spettatori presenti allo stadio, tra le risate dei pochi che popolavano il Borussia-Park. Nel dubbio: il numero di spettatori paganti è 0.

E già, c’è stata anche una partita, che sotto la pioggia battente, scatenatasi soprattutto nel secondo tempo, si è conclusa per 2-1: decisivi il sopracitato goal di Embolo e l’autogoal di Meré nella ripresa, inutile il goal del solito Uth nel finale, provocato da una scivolata di Sommer sul rinvio. I due si sono peraltro ritrovati a duello nel recupero, con parata dello svizzero sul possibile 2-2. L’assedio finale, comunque, ha ridato un po’ di senso al calcio.

Giusto due gocce.

Forse, comunque, il punteggio sul tabellone se lo ricorderanno in pochi. Perché, nel bene e nel male, questo Gladbach-Colonia rimarrà nella memoria per altri motivi.

📷 Un pomeriggio al Grünwalder, casa del 1860

1860

Spesso ci si dimentica che Monaco non è solo Bayern e non è solo Allianz Arena. No, Monaco è anche TSV, è anche 1860 e Grünwalder Stadion. Insomma, una vacanza calcistica nella città più importante della Baviera non è completa senza un salto a seguire i Löwen, specialmente nel weekend. Nonostante la loro caduta in disgrazia degli ultimi anni, (sono anche riusciti a giocare un derby contro il Bayern II) la passione è rimasta intatta. E la si constata andando a seguirli dal vivo, come abbiamo fatto noi contro il Magdeburgo. Ecco le nostre immagini.

Vessilli, bandiere, cori e orgoglio prima della partita: questo è il Monaco 1860, una realtà piccola solo per la categoria in cui è scesa. Basta guardare quanto è gremito lo stadio…
1860
Il momento dell’inno: la tribuna si alza in piedi, dominano il bianco e il blu.
Il minuto di silenzio per le vittime dell’attentato di Hanau. Dall’altra parte, la tribuna centrale, che è anche la cosiddetta tribuna ‘VIP’. Che di VIP, comunque ha ben poco.
Sbandieratori del 1860 e il logo della Baviera in primo piano.
1860
La curva, come sempre caldissima. “Il mio club per ogni tempo”.
Eh sì, il tabellone sopra la curva, come forse avete notato, è ancora manuale. E viene cambiato da un addetto.
Il settore ospiti, ricolmo di tifosi del Magdeburg.

📷 Un tipico primo tempo di Lichtsteiner con l’Augsburg

lichtsteiner augsburg

Dovendo fare un ranking degli stadi più belli della Bundesliga, probabilmente la WWK-Arena non sarebbe propriamente tra i primi. Anche perché l’Augsburg è una squadra sì dignitosa, che ha sempre fatto il suo e gioca in un’atmosfera calda, ma ecco, diciamo che ci sono stadi che meritano di più. Noi ci siamo andati comunque, soprattutto per un motivo: vedere come se la sta cavando Stephan Lichtsteiner all’Augsburg rispetto all’ultima volta in cui abbiamo parlato di lui. Risultato? Poca differenza. Abbiamo assistito a un suo tipico primo tempo, come molti altri visti in tv. Ma dal vivo fa un’altra impressione. Eccone la cronistoria.

15.28 – Stephan Lichtsteiner e l’Augsburg entrano in campo.

15.31 – Fischio d’inizio della partita.

1′ – Bensebaini va via sulla sinistra e prende il fondo. Al momento di crossare un avversario entra dritto per dritto con l’obiettivo di evitare che il cross parta. È Lichtsteiner, che si prende il primo giallo dopo neanche 45 secondi.

3′ – Prima protesta veemente contro il guardalinee, l’arbitro lo guarda con la faccia di chi sa. Poi lascia correre. E Lichtsteiner si allontana dopo aver detto la sua a distanza.

4′ – Intervento non esattamente buono e tranquillo su Marcus Thuram, trattenuta che l’arbitro guarda fischiando solo il fallo. Primi segnali di preoccupazione da parte di Martin Schmidt, tecnico dell’Augsburg, in panchina.

5′ – Sospetto tocco di mano di un giocatore del Gladbach nella sua area. In attesa della decisione (non verrà fischiato nulla), Lichtsteiner colloquia amichevolmente con l’arbitro Markus Schmidt e con il guardalinee per 5 minuti mentre il Var intanto controlla.

12′ – Arriva la vendetta di Bensebaini: entrataccia su Lichtsteiner che si rotola a terra, cartellino giallo automatico. Il sapore della vendetta.

Intorno al 20′ – Splendida palla in verticale per lanciare Richter in contropiede. Certamente la giocata più interessante dell’Augsburg nel primo tempo.

24′ – Lichtsteiner e Bensebaini, ancora loro. Contrasto aereo con lo svizzero che arriva un po’ in ritardo, prende palla e travolge l’algerino che rimane a terra. Una specie di guerra tra i due, mentre il terzino svizzero prova a scrivere un trattato di pace insieme a Marco Rose, allenatore avversario. Sotto lo sguardo preoccupato di Schmidt, l’allenatore. Schmidt, l’arbitro, lo grazia.

Intorno al 30′ – Buona ripartenza con occasione per crossare per Niederlechner: palla sbilenca sul secondo palo.

33′ – Intervento decisivo e preziosissimo per salvare su Marcus Thuram: contrasto pulito dopo un tentativo di dribbling del francese in area. Altro rischio rigore scongiurato.

Intorno al 40′ – Ennesima rimessa laterale battuta. Le vuole battere tutte lui, probabilmente su indicazione di Schmidt. Curioso.

Lichtsteiner Augsburg

16.19 – Fine primo tempo, Lichtsteiner rientra negli spogliatoi e non ne uscirà più, sostituito da Framberger nell’intervallo. Consapevole di essere stato tanto brillante quanto a volte incosciente. Ma, di certo, protagonista. Anche se forse i tifosi dell’Augsburg qualche spavento se lo sarebbero evitato…

Calcio e miniere: cosa significa tifare Schalke 04

Mettiamo subito le cose in chiaro: se avete in programma un viaggio turistico nella zona ovest della Germania, depennate immediatamente Gelsenkirchen dalla lista. Se non andrete allo stadio a seguire una partita, finireste per annoiarvi a morte. Se invece volete conoscere e capire il calcio, segnatela come prima tappa. Vi aiuterà a capire che cosa sia e cosa rappresenti lo Schalke 04. Perché in fondo non è solo il Barcellona ad essere “Mes que un club”, non è solo il Bayern a poter dire “Mia san Mia”.

Dicevamo, la noia. Ecco, in città non c’è molto, neanche un centro un minimo storico. Una Altstadt esiste, ma poca roba in confronto ad altri centri del Nordrhein-Westfalen, senza scomodare Colonia. Avrei postato delle foto qui sotto, ma non ne ho fatte. Perché non c’era niente da fotografare e la gente in giro era davvero poca. Va beh. Capitolo chiuso.

L’unica attrazione turistica, che comunque val la pena visitare, è la ex miniera Zeche Zollverein, ad Essen (a fianco di Gelsenkirchen), uno dei centri di estrazione più grandi della zona e patrimonio UNESCO. 

La miniera di Essen.

L’identità dei ‘minatori’ è ovviamente radicata nel territorio: quello della Ruhr è un ricco bacino minerario che ha dato lavoro a migliaia di persone. E a Gelsenkirchen molta gente ci vive per lavorare nei dintorni. Non più nelle miniere, che sono state tutte chiuse. Alcuni carrellini però sono ancora in giro per la città è per la metro. È una delle poche cose che si nota, insieme a un colore che più degli altri risalta: il blu, il colore dello Schalke 04, dei ‘Knappen’ (tradotto: i minatori).

Schalke e miniere, un dualismo inscindibile. La squadra è stata fondata da dopolavoristi: di giorno in miniera, poi il pallone, ricordando le origini. Martello e piccone sono uno dei simboli dello Schalke. Oggi diversi tifosi vanno allo stadio con il caschetto da minatore in testa, altri invece con una sciarpa che reca le scritte ‘Kumpel’ (amico) o ‘Malocher’ (di difficile traduzione, più o meno ‘forte lavoratore’), termini nati nella regione della Ruhr e rimasti nel sangue di chi è cresciuto a Gelsenkirchen.

Quando l’ultima miniera è stata chiusa, a Gelsenkirchen è stata organizzata una grande festa allo stadio, il nome di ogni miniera campeggiava sulle maglie dei giocatori. E poi c’è anche il mitico tunnel ‘roccioso’ che conduce al campo, costruito ricordando una miniera.

Tutto richiama le origini, anche il pre-partita: viene cantato lo Steigerlied, l’inno dei minatori. E, intanto, sul maxischermo passano immagini di minatori, mischiate con quelle dello Schalke. 

Maxischermo e immagini delle miniere.

Nell’occasione, per la sfida contro l’Hertha Berlino di DFB-Pokal, anche la curva ha dedicato la coreografia ai minatori. Ne ha rappresentato uno ‘stilizzato’, con la scritta ‘Glück auf’, il saluto nelle miniere, un’abbreviazione che rappresentava un augurio di buona fortuna. 

Schalke
La coreografia della Nordkurve.

Anche dopo i goal, lo speaker dello stadio urla “Glück” sentendosi sempre rispondere “Auf”. Così come fa al suo fianco Erwin, la mascotte, che ovviamente è un minatore.

L’attaccamento così viscerale della tifoseria dello Schalke alla squadra nasce da qui, dall’identità. E si riconosce in città, dove si vedono ad esempio case dipinte con il palmares dello Schalke.

Schalke
Una casa che è una bacheca.

Che pure se non vince un campionato dal 1958, qualche soddisfazione se l’è tolta. Specialmente la Coppa UEFA vinta nel 1997 contro l’Inter, quando il simbolo dello Schalke era Rudi Assauer, allora dirigente, a cui oggi è stata dedicata la piazza davanti all’ingresso ovest della VELTINS-Arena.

Rudi-Assauer-Platz, davanti all’ingresso Ovest.

È un’identità tangibile, perché ogni volta che gioca lo Schalke si riempiono tutti i 14mila posti auto intorno allo stadio – che poi è un complesso, compresi campi di allenamento, nella stessa zona dell’ex Parkstadion. Ci si avvicina sempre ai 60mila. Perché lo Schalke è uno stato mentale.

E, senza voler essere lapidario, anche perché comunque in fondo a Gelsenkirchen di meglio da fare non c’è.