📓 Gli appunti di Lipsia-Bayern 0-1: 10 spunti dal ‘nuovo Klassiker’

Lipsia Bayern

Nonostante un secondo tempo quasi di assedio del Lipsia, il Topspiel della giornata di Bundesliga lo vince il Bayern Monaco. Decide un goal di Leon Goretzka nel primo tempo. Vince la squadra più cinica, nonostante l’assenza dell’uomo più cinico di tutti, ovvero Lewandowski. Hansi Flick e i suoi volano a +7 in classifica, mettendo probabilmente la parola ‘fine’ sulla corsa al Meisterschale. L’ennesima prova di forza di una squadra non a caso campione di tutto. Ecco i nostri 10 spunti da Lipsia-Bayern 0-1.

Uno. Nei momenti difficili, il Bayern Monaco ha sempre reagito, a prescindere dall’avversario. Senza Thomas Müller ha vinto il Mondiale per Club. Senza Kimmich ha continuato a ottenere risultati. Senza Lewandowski ora ha battuto il Lipsia. Senza difensori, vince comunque. Una macchina perfetta. Probabilmente imbattibile?

Due. Choupo-Moting sì e Gnabry no è un modo che Flick ha usato per dire che “oggi conta tanto, mercoledì conta tantissimo”. Sebbene il camerunense sia apprezzato e ben voluto, la miglior versione del Bayern si vedrà con il PSG in Champions. Con Gnabry. Il cuscinetto di 4 punti sul Lipsia permetteva la mossa. Comunque di tutto rispetto.


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Tre. A proposito di scelte, coraggiosa quella di Nagelsmann di mettersi a quattro in difesa col rombo a centrocampo, creando una superiorità numerica in mediana che ha messo in grossa difficoltà le uscite del Bayern. Solo che ha messo in difficoltà anche le proprie uscite. Scelta offensiva, anche logica. Ha pagato in apertura di ripresa, però è mancato un nove in area per come i palloni venivano giocati in rifinitura.

Quattro. Marcel Sabitzer è uno dei migliori tiratori dalla distanza del mondo. Dargli anche soltanto due metri di spazio rischia di essere letale, per la forza che ha nel calcio e per la velocità d’esecuzione. Non è una dote che gli viene riconosciuta spesso nonostante segni goal come questo.

Cinque. Goal decisivo contro il Borussia Dortmund sul 2-2, goal decisivo contro il Lipsia sullo 0-0. Goretzka – anzi, come ha detto Thomas Müller, Scoretzka – sta mettendo un discreto timbro su questo titolo di Bundesliga del Bayern. In effetti, il pregio dei goal decisivi non sempre l’aveva avuto. Il problema è che ora trovargli difetti è davvero difficile.

Sei. Leroy Sané ha giocato in versione ‘re Mida’. Pochi palloni toccati, ma ogni volta un dribbling, un’idea, uno spunto, una conclusione, un qualcosa di brillante. Una delle sue prestazioni individuali migliori da quando è al Bayern, non un caso che sia in un big match.

Sette. Per come si sono trovati in difficoltà Pavard e Süle sia fisicamente che tecnicamente, la presenza di Angeliño sulla corsia sinistra sarebbe stata probabilmente mortifera. Assenza se possibile più pesante anche di quella di Lewandowski per come si è sviluppata la partita.

Otto. Il Bayern Monaco non ha mai perso una partita di Bundesliga in cui Lucas Hernandez è stato titolare (19 vittorie, 4 pareggi). In questi due anni tra infortuni e concorrenza è stato un po’ una seconda linea. Dall’anno prossimo il Bayern lo avrà titolare. A questo punto la curiosità è capire quanto ci metterà prima di perdere.

Nove. L’impressione, la stessa che abbiamo già avuto anche in passato, è che al Lipsia manchi la star che possa permettere il salto di qualità. Non poteva essere Werner, per il suo decision making carente. Potrebbe essere Szoboszlai, ma quest’anno non si è ancora visto per infortunio. La preparazione della partita e il gioco è alla pari col Bayern, ma le individualità non ci sono ancora. Manca la fiammata. In questo caso, il goal. La risposta l’anno prossimo, quando comunque inizierà un nuovo ciclo con una nuova difesa.

Dieci. In ogni caso, sfidiamo chiunque a competere alla pari con una squadra che segna almeno un goal fa 62 partite ufficiali consecutive. Un record assoluto e storico per il club. L’ultimo “0” del Bayern alla casella ‘goal segnati’ è stato proprio col Lipsia. Un anno e mezzo fa.

Ah, già. Undici. Anzi. Dieci più uno. Thomas Müller ha portato tutti a scuola un’altra volta. Tutti.

📓 Gli appunti di Bayern-Dortmund 4-2: 10 spunti dal Klassiker

bayern dortmund 4-2

Il Bayern Monaco ha battuto 4-2 il Borussia Dortmund in un Klassiker a dir poco memorabile, combattuto, alla fine vinto soltanto a pochi minuti dal termine da Goretzka. Con lo show di Haaland, la replica di Lewandowski. E tanto altro. Che abbiamo riassunto nei nostri 10 spunti.

Uno. Non capitava dal 1977 che un giocatore segnasse due goal al Bayern Monaco nei primi 9 minuti di una partita di Bundesliga. Ronald Worm, attaccante del Duisburg e nazionale tedesco. 44 anni dopo, Erling Haaland. A prescindere dal risultato, la sensazione che il norvegese a neanche ventun anni non abbia davvero più nulla da dimostrare è fortissima.

Due. Anche se dovuta (come sembra) solo alla piccola ferita superficiale rimediata nello scontro con Boateng, la sostituzione dopo 60 minuti che ha riguardato Haaland è stata una scelta comunque logica per evitare peggioramenti. Meglio perderlo per 60 minuti in una partita che si può perdere, piuttosto che perderlo per più tempo e più partite.

Tre. Thomas Meunier è stato schierato a totale sorpresa, visto che non giocava titolare da gennaio e da allora ha messo insieme solo spezzoni per 18 minuti complessivi. La scelta di schierarlo al posto di Morey lascia grossi dubbi. E in questa situazione, nella quale ha sbagliato tutto anziché appoggiarla comodamente palla a Haaland è da matita blu e rossa contemporaneamente. Poteva cambiare la storia.

Bayern-Dortmund è finita 4-2, ma poteva andare 0-3.

Quattro. In generale, considerando anche l’assenza di Guerreiro per problemi fisici (e quella di Sancho), il Dortmund ha fatto fatica ad impostare senza appoggi sulle corsie, specialmente la sinistra dalla quale passa la gran parte dei palloni, vista la presenza del portoghese. Per questo – e ovviamente per meriti del Bayern e del suo pressing – il BVB ha fatto così fatica a costruire azioni manovrate.

Cinque. La differenza che fa Mahmoud Dahoud in positivo palla al piede è notevole, ma è anche pari alla difficoltà che l’ex Gladbach trova quando si tratta di fase di non possesso. In questo senso, l’arrivo di Rose l’anno prossimo e il lavoro fatto su Florian Neuhaus lasciano ottime prospettive. Certo, il rigore del 2-2 (per quanto Coman sposti velocemente la palla) era forse evitabile.

Sei. L’infortunio di Jérôme Boateng è una tegola pesantissima. Javi Martinez può reggere in quel ruolo, ma con Süle ha un’intesa tutta da costruire e a lungo termine l’assenza del classe 1988 può dare enorme fastidio al Bayern, visto che Hernandez fatica a giocare sul centro destra. Il rientro imminente di Pavard sarà prezioso. E servirà anche che Sarr salga di livello.

Sette. Per capire Thomas Müller ci sono due modi: leggere attentamente il nostro compendio e andare a rivedere una chiusura che effettua in piena area avversaria su Erling Haaland ancora nel primo quarto d’ora di gara. Nel momento di massima difficoltà, va in ripiegamento sull’uomo più pericoloso nell’area avversaria e strappa la palla.

Otto. Lewandowski ha mosso un altro incredibile passo verso il record di Gerd Müller. Il conto dei goal è di 31 in 24 giornate ed è sinceramente surreale che riesca a trovare la porta con una continuità così spaventosa. Perché il tocco da pochi passi può sembrare banale, ma bisogna muoversi, smarcarsi, studiare la posizione della difesa e dell’avversario. Cose che sa fare come nessun altro. E poi, mica poteva permettere ad Haaland di segnare più goal di lui dentro l’area…

Nove. A Goretzka mancava forse solo il goal pesante per consacrarsi come uno dei top nel ruolo (ammesso che dovesse ancora farlo). Eccolo, è arrivato. Si peserà a fine stagione, ma per ora sembra già una vittoria chiave per rimettersi due punti avanti al Lipsia. Anche se il duello non è destinato a esaurirsi presto.

Dieci.Ognuno vede il calcio a modo suo e ha le sue opinioni, ma in questo momento sembra molto ardito sostenere che Erling Haaland e Robert Lewandowski non siano i due migliori ‘nove’ del mondo. E ciò va ben oltre quello che hanno dimostrato nel Klassiker. Perché è soltanto la punta di un iceberg che cresce da mesi.

📓 Gli appunti di Schalke-Borussia Dortmund: 10 spunti dal Revierderby

schalke borussia dortmund haaland

Lo 0-3 con cui il Borussia Dortmund ha battuto lo Schalke 04 rischia di essere l’ultimo Revierderby per almeno qualche mese. Salvo miracoli, ovviamente. In ogni caso, ci ha fatto divertire e non sono mancate intensità e giocate (chiedere ad Haaland). Questi i nostri dieci spunti.

Uno. Anche questa volta, il problema dello Schalke non è la prestazione complessiva, tutto sommato positiva, ma la gestione dei momenti chiave, oltre all’incapacità di reagire alle difficoltà. L’uno-due concesso a ridosso dell’intervallo pesa quanto il goal subito dal Colonia nel recupero, decisivo per la sconfitta, oppure quello contro l’Augsburg che ha costretto al pari finale i Knappen.

Due. Tutto nasce da un errore individuale di Stambouli, uno dei più esperti e navigati, uno di quelli che nei primi 40 minuti aveva determinato l’ottima prestazione di squadra dello Schalke, lo stesso che ha però spalancato le porte del vantaggio al Borussia Dortmund. Imperdonabile. Pesa il doppio, perché arriva da chi dovrebbe avere la concentrazione al massimo. E peraltro ha firmato da poco un rinnovo di contatto.

Tre. La fortuna ha già deciso che con lo Schalke non vuole flirtare. Si sa da tempo. L’infortunio di Mustafi nel riscaldamento (rimpiazzato da Oczipka, terzino adattato in mezzo) e del portiere titolare Fährmann (rimpiazzato da Langer, terzo portiere, della cui storia quasi comica avevamo parlato qui) ne sono l’ennesima prova. Non sappiamo se potesse andare diversamente, ma di certo avrebbe aiutato a livello di serenità.

Quattro. Poi, ovvio, bisognerebbe anche capire come fermare o quantomeno limitare Erling Haaland, che dà sempre più l’impressione di essere una specie di cyborg. A memoria, il goal in acrobazia mancava al palmares. Ora possiamo aggiungerlo. Eccome se possiamo aggiungerlo.

Cinque. Anche il coetaneo Jadon Sancho, comunque, sembra finalmente aver ritrovato la verve mancata nella prima parte di stagione. Il 2021 sembra finalmente il suo anno e il livello delle sue prestazioni è aumentato a dismisura rispetto a due mesi fa. È anche diventato il più giovane a segnare 35 goal in Bundesliga a 20 anni, 10 mesi e 26 giorni. Significativo. Anche se tra poco Haaland rispia di batterlo. Da segnalare la fascia di capitano indossata sul finale.

Sei. Sebbene indotto dalle assenze di Akanji e Zagadou, l’esperimento di Emre Can al centro della difesa in coppia con Mats Hummels potrebbe avere futuro, a patto che ci sia un giocatore come Thomas Delaney che si abbassi ad aiutare la difesa, caratteristica che non appartiene a nessun altro centrocampista nella rosa del BVB tra quelli disponibili.

Sette. A proposito di centrocampo, Mahmoud Dahoud si è riscoperto essenziale. Dopo il goal e la prestazione maiuscola in Champions League, un’altra grande prova in fase di impostazione e soprattutto accelerazione. Il classe 1996 rende il Dortmund meno prevedibile e ciò agevola incredibilmente il compito degli attaccanti, che ricevono palla in situazione più favorevole e con più spazio.

Otto. Giusto perché siamo un po’ dei fissati e vogliamo trovare il pelo nell’uovo, ci aspettavamo qualcosa in più da Julian Brandt, che anche stavolta si è limitato al compitino. Recuperarlo sarà una delle missioni di Terzic da qui a fine stagione.

Nove. Questa sconfitta suona come una condanna alla Zweite per lo Schalke 04. Alla vigilia avevamo previsto che il Revierderby potesse essere una sorta di ultima spiaggia per provare la risalita verso la salvezza, già di per sé molto difficile. Dopo una sconfitta così deprimente e vista anche la totale mancanza di lucidità nei minuti finali, con tanti falli duri e inutili, le speranze sono davvero ridotte all’osso.

Dieci. Nota di merito (almeno una…) allo Schalke per l’ottima iniziativa di creare una ‘coreografia’ nella curva, seppur vuota, utilizzando magliette bianche con il nome dei tifosi. Per far sentire la propria vicinanza alla squadra anche in un momento tragicamente difficile. Sotto tanti punti di vista.

📓 Gli appunti di Bayer-Bayern 1-2: 10 spunti, tra Neverkusen e The Best

bayer bayern 1-2

Bayern Monaco e Bayer Leverkusen sono state le protagoniste del Topspiel della 13ª giornata, regalando un 1-2 che in fondo non ci ha sorpreso. Perché? Perché se si chiama Neverkusen un motivo c’è e ci sarà sempre. E c’è anche se gli altri vincono tutto. Vi raccontiamo la sfida della BayArena in dieci (s)punti.

Uno. Fino ad agosto Flick sceglieva da che lato mettere Gnabry per sfruttare il mismatch e Coman si “adattava” di conseguenza. Dalla finale di Champions in avanti, la tendenza si è invertita: prima sceglie da che lato mettere Coman, poi Gnabry e gli altri si adattano di conseguenza. Il francese in questo momento è paragonabile a Lewandowski, Müller, Kimmich e Neuer (ovvero la spina dorsale) come importanza e insostituibilità. Per questo il suo infortunio preoccupa il doppio.

Due. Tutta una questione di fiducia. Se Patrik Schick oggi prova e segna conclusioni del genere, è solo questione di fiducia. Nagelsmann lo ha rimesso nel mindset migliore possibile nello scorso inverno. Se lo sarebbe tenuto volentieri, non fosse stato per il prezzo il cartellino. Forse, vedendo l’approccio di Sørloth, lo rimpiange. 

Tre. Il Bayern, comunque, è sicuramente stanco. D’altro canto parliamo di una squadra andata sette volte di fila in svantaggio, che poi si è aggrappata ai suoi fuoriclasse – Lewandowski su tutti – per arrivare al pareggio e in tanti casi la vittoria. Più che la gamba, a volte manca la testa.

Quattro. In questo senso, sicuramente, il rientro di Joshua Kimmich rappresenta un boost incredibile. Non soltanto perché restituisce equilibrio a una squadra che negli ultimi 40 giorni senza di lui ha perso qualcosa. Mancava lo schermo e le condizioni fisiche di Goretzka, che è umano e deve riposare, ha creato buchi a centrocampo. Di equilibratori come loro ce ne sono pochi. E indovinate chi vince il rimpallo da cui poi nasce il goal di Lewandowski.

Cinque. La conferma di Süle nel ruolo di terzino destro apre un piccolo caso in casa Bayern. Pavard ha bisogno di rifiatare e si vede: l’infortunio subito a luglio e lo ha tolto dalla Champions League lo ha destabilizzato. Sarr non convince né tecnicamente né fisicamente. Chris Richards ha esordito bene, ma non ha ricevuto conferme e feedback positivi.

Sei. A proposito di casi: l’ingresso in campo e successiva uscita per scelta tecnica di Leroy Sané sono l’emblema di un finale di 2020 decisamente sotto tono. E si ritorna sempre a quei 6 goal subiti dalla Spagna che sembrano avergli lasciato il segno. Comunque, da segnalare la sua buona condotta dopo il cambio. Altri avrebbero fatto peggio.

Sette. Il Leverkusen non è ancora immune alla pressione. O almeno non lo è Jonathan Tah, visto il doppio pasticcio sui due goal concessi a Lewandowski. Entrambi sono nei giganti su un’ottima prestazione nel complesso, fino al 92.40. Un po’ la storia della sua carriera. E l’1-2 segnato dal Bayern nel recupero riassume un po’ la storia del Bayer.

Otto. Chi invece sembra ormai un giocatore fatto e finito è Nadiem Amiri, che anche al cospetto del Bayern è rimasto lucido, nonostante corra da un alto all’altro in continuazione. Si era proposto come trequartista, si è evoluto anche come ala, oggi è un signor box to box.

Nove. Alla fine, però, vince il Bayern Monaco perché le occasioni bisogna saperle sfruttare e nessuno è in grado di punire le disattenzioni degli avversari come i bavaresi. Il problema è che non bisognerebbe concederne. Dortmund e Bayer hanno dimostrato di non essere in grado. Il Lipsia, invece, ha fatto una figura decisamente migliore. Per questo è ancora lecito credere che sia la squadra di Nagelsmann la vera unica antagonista.

Dieci. Anche oggi Lewandowski ha fatto doppietta e portato il suo bilancio a 17 goal nelle prime 13 partite stagionali (una l’ha saltata, quindi 12). Ormai siamo talmente abituati che ci sembra quasi normale.

📓 Gli appunti di Bayern-Lipsia 3-3: 10 spunti dal Topspiel della Bundesliga

bayern Lipsia 3-3

Bayern Monaco e Lipsia non hanno deluso le aspettative e dato vita a un 3-3 pirotecnico, nel Topspiel della decima giornata della Bundesliga 2020/21. Già prima della gara avevamo annunciato che non sarebbe stata una partita come tutte le altre per il Bayern. E così è stato. Ve la raccontiamo in dieci spunti.

Uno. La scelta di lasciare Poulsen e Olmo in panchina per “farli riposare in vista del Manchester United” è stata letta da qualcuno come un mix di arrendevolezza e scaltrezza, invece è stata la mossa più logica anche a livello tattico. Nagelsmann ha schierato nel tridente Kluivert, Forsberg e Nkunku, i tre migliori giocatori che abbinano tecnica e velocità e che occupano tutte le tre posizioni, di modo da non poter dare punti di riferimento alla difesa del Bayern.

Due. La coppia centrale Boateng-Süle proposta da Flick è forse quella peggio assortita. Comprensibile la decisione di non rischiare Richards o Sarr, apparso incerto. La doppia assenza di Hernandez e Davies ha indubbiamente pesato e l’assenza di Alaba al centro della difesa si è sentita anche in fase di impostazione.

Tre. Il Lipsia ha potuto trovare facilmente i tre attaccanti anche a causa dell’assenza di Kimmich. Si batte sempre lì, ma il fatto è che il centrocampista tedesco, che sarebbe stato ex di serata, non è sostituibile per il dinamismo e il senso tattico che fornisce soprattutto in fase di non possesso. Javi Martinez non ha più la sua reattività e l’infortunio muscolare ne è la testimonianza.

Quattro. Dall’altra parte, il  Lipsia ha schierato un trio centrocampisti super duttili: Sabitzer, Haidara e Adams. Giocatori di gamba, in grado di recuperare il pallone e giocarlo subito in avanti, con il passo per stare dietro a quelli del Bayern che normalmente fanno viaggiare il pallone decisamente più veloce di tutti gli altri.

Cinque. Nel cambio di Musiala per Javi Martínez c’è tutto il succo della filosofia di Hansi Flick. Chi merita, gioca, a prescindere da tutto. Specie dall’età. Anche se Musiala, comunque, non è un 17enne come tutti gli altri.Ma soprattutto, un cambio offensivo: meglio sbilanciare la squadra in avanti piuttosto che indietro. Non è un caso che la partita si stappi proprio nel momento in cui il Bayern decide che deve vincerla facendone uno in più degli altri.

Sei. Prima vera discesa di Angeliño a sinistra: assist per Forsberg. Nessuno più di lui riesce a garantire al Lipsia una soluzione di gioco fissa e difficilmente leggibile per le difese avversarie, come erano i tagli di Werner verso l’esterno in profondità l’anno scorso.

Sette. Leroy Sané è in calo. Un calo partito dal 6-0 subito con la maglia della Germania contro la Spagna. Da quella sciagurata serata di Siviglia, l’ex City sembra aver un po’ smarrito un po’ la bussola. Anche nel 3-3 contro il Lipsia il numero 10 del Bayern ha giocato titolare e offerto una prestazione incolore. Inversamente proporzionale il rendimento di Coman, autore di tre assist e devastante nell’ultimo mese. Curioso.

Otto. C’è solo un giocatore che più di tutti gli altri è in grado di rompere un’organizzazione tattica perfetta con un movimento. Ed è il raumdeuter Thomas Müller. La doppietta è tutt’altro che un caso.

Nove. Da quando allena il Lipsia, ovvero dal giugno 2019, Julian Nagelsmann non ha ma perso una partita contro il Bayern Monaco, con tre pareggi sue tre (1-1, 0-0, 3-3). Due dei quali all’Allianz Arena. Ovviamente, la sua squadra è stata l’unica a non perdere contro il Bayern di Flick.

Dieci. Anche alla luce dell’esito dello scontro diretto, è giusto porsi una questione: anche alla luce di questo 3-3, saranno davvero questi gli anni in cui il Klassiker cambierà protagoniste e Bayern-Lipsia soppianterà Bayern-Dortmund? Certo, finché il Lipsia non inizierà a vincere, è difficile. Iniziare a non perdere in Baviera, però, è un buon punto di partenza.

📓 Gli appunti di Spagna-Germania 6-0: 10 spunti dal disastro di Siviglia

Spagna germania 6 0

Una serata nera come non se ne vedevano da anni. Forse neanche al Mondiale del 2018. Spagna-Germania 6-0 entra nella storia della Mannschaft come una delle peggiori prestazioni in assoluto. Era dal 1931 che la Germania non subiva una sconfitta così pesante. Peggio soltanto nel 1909 contro l’Inghilterra. I nostri appunti sulla disfatta della Germania in Spagna.

Uno. Le marcature sui calci piazzati sono un problema apparentemente risolvibile, ma che da tempo affligge la Germania. Il fatto che Gnabry e Gündogan, due tra i meno fisici in campo, marchino due pericoli nel gioco aereo come Morata e Rodri non ha alcuna spiegazione logica.

Due. In Spagna-Germania è emersa la totale assenza di marcature preventive, altro problema atavico degli ultimi tre anni, spesso risolto gestendo palla più degli avversari, anche a costo di addormentare il gioco. Tralasciando il secondo tempo, nel quale Löw ha adottato uno schieramento tattico puramente folle.

Tre. Lo avevamo già detto un mese fa: la Germania deve scegliere un sistema e cavalcarlo. Nonostante il 4-3-3 visto contro l’Ucraina avesse dato buone risposte con Koch da mediano che spesso si abbassava la difesa, l’alternanza di moduli ha fatto soltanto danni e creato confusione anziché dare certezze a una squadra che di certezze ne ha sempre avute relativamente poche a livello di collettivo.

Quattro. All’intervallo la Germania aveva un estremo bisogno di lucidità, di qualcuno in grado di tenere palla, gestire tempi e ritmi, mentalmente solido. Con due ottimi gestori del pallone come Dahoud e Neuhaus, perché inserire un confusionario come Tah e tenere in campo un Koch chiaramente in confusione? Al netto della necessità di dover cambiare Süle, per motivi fisici.

Cinque. L’assenza di Kimmich a centrocampo pesa come un macigno e si sapeva dal Klassiker. Più che a livello tattico, però, il vero buco è stato a livello di personalità. Squadra inerme senza quello che, insieme a Neuer, è di gran lunga il giocatore con più carisma in campo.

Tweet che puoi sentire.

Sei. Oltre al classe 1995 del Bayern gli altri infortuni non possono essere considerati come determinanti, se non forse quello di Havertz, comunque non ancora un giocatore di personalità e con la maturità di cambiare la partita con una giocata. Quella spettava a Gnabry e Sané, a Gündogan e Kroos.

Sette. Nel discorso del carisma si inserisce ovviamente quello dell’esclusione di Boateng, Hummels e Müller, tre veterani lasciati a casa da marzo 2019 per lanciare il ricambio generazionale. In generale è una scelta che può essere condivisibile, ma prestazioni come quelle di Siviglia non depongono in favore del modo in cui Löw ha deciso di sbarazzarsene: aprioristicamente. Nonostante in difesa i “suoi” uomini non migliorino.

Otto. Discorso diverso invece a centrocampo, dove cresce la sensazione che Toni Kroos abbia dato. Tra i giocatori più in ombra negli ultimi due anni, spesso svogliato, lento, macchinoso, con una serie di palloni persi non invidiabile. Uno dei grandi problemi sembra proprio essere il calo di rendimento del centrocampista del Real Madrid, sul quale non si può più fare affidamento.

Nove. La realtà dei fatti dopo Spagna-Germania evidenzia una volta di più che Joachim Löw non ha più futuro come allenatore della nazionale tedesca. Nonostante un contratto in scadenza dopo il Mondiale del 2022. Una sensazione che con ogni probabilità vaga silenziosamente da tempo nei corridoi federali.

Dieci. Rimarrà probabilmente un interrogativo irrisolto fino a marzo, visto che le nazionali si prenderanno una pausa, ma è certo che qualcuno pagherà questa sconfitta, sia in dirigenza (Bierhoff particolarmente esposto) sia a livello di convocazioni (Koch e Tah tra i primi convocati, ma anche Kroos, i tre attaccanti). Visto che questo non può essere considerato un passaggio a vuoto, le gerarchie della Germania rischiano di essere totalmente scombussolate. Anzi, probabilmente vanno totalmente riviste. A sei mesi dall’Europeo, non proprio il miglior scenario possibile.

📓 Gli appunti del Klassiker: 10 spunti che ci lascia Dortmund-Bayern

Klassiker dortmund bayern

Il Klassiker non ha deluso: Borussia Dortmund-Bayern Monaco si è conclusa con un pirotecnico 2-3, con due goal annullati dal Var a Lewandowski e tante occasioni. Vivacità, ritmo, divertimento. Come sempre. E dieci spunti che abbiamo raccolto nei novanta minuti sul nostro taccuino.

Uno. L’intercambiabilità delle ali è uno dei punti di forza più sottovalutati del Bayern Monaco. Gnabry è partito a sinistra, con Coman a destra, contro le previsioni della vigilia. Una mossa che ha sorpreso Favre e il Dortmund, che non volevano concedere uno-contro-uno sulle fasce. Specialmente sul fianco destro, dove Meunier non ha la reattività nel breve che ha Guerreiro e dove Sancho tende a rientrare poco e senza troppa voglia.

Due. Il Dortmund ha impostato spesso il gioco partendo da destra per attaccare il lato debole con Guerreiro, Reyna e Haaland. Obiettivo designato Bouna Sarr, che ha faticato a tenere la posizione e capirci qualcosa. Forse la presenza di un centrocampista con una visione più offensiva come Dahoud o Bellingham, piuttosto che uno con le caratteristiche di Delaney, avrebbe portato più benefici.

Tre. Mats Hummels ha giocato per onor di firma, perché senza di lui il Dortmund sarebbe stato in emergenza totale, visto che Can sta peggio di lui, Piszczek non può giocare a due e Zagadou è fuori. Il centrale giallonero però è stato molto lento rispetto agli altri, compagni compresi. Palesemente non al meglio. Da leader della difesa giallonera a punto debole. Anche perché che davanti aveva il miglior 9 del mondo, l’altro ex di serata. Uno che tende a far notare le tue lacune, se sei un difensore.

Quattro. Lucas Hernandez è stato il migliore in campo del Bayern Monaco. Partita perfetta, è stato perfetto in fase difensiva su Sancho, braccandolo sull’esterno senza mai permettergli di entrare dentro al campo o di puntarlo facilmente in uno contro uno. Offensivamente si propone solo quando vede una situazione di potenziale pericolosità. Letture di gioco sempre perfette.

Cinque. La partita di Jadon Sancho è durata 68 minuti. Troppi. Nel Klassiker dell’anno scorso, di questi tempi, era stato sostituito poco dopo la mezz’ora. Le prestazioni, comunque, sono state tremendamente simili. Molle, svogliato, estremamente fuori contesto in una partita giocata ad altissimi ritmi. Divorato dall’intensità. Uno con il suo talento non può permetterselo.

Sei. Con Erling Haaland chiunque ha un mismatch a sfavore. Nel caso del Bayern, Boateng e Martinez a livello di velocità, Alaba e Sarr a livello fisico. Con Lucas Hernandez non si è mai trovato in uno-contro-uno, anche perché il norvegese attaccava la profondità soprattutto sul centro-sinistra. Sembra che possa sempre avere un vantaggio contro chiunque. Devastante.

Sette. Senza Kimmich, uscito per infortunio dopo uno scontro proprio con Haaland, si è creato un buco nel centrocampo del Bayern, davanti alla difesa, che Tolisso non è riuscito a colmare come avrebbe dovuto. Tant’è vero che Reus ha attaccato quella posizione per due volte: nel primo caso ha segnato, nel secondo ha sparato alto. Però ci è arrivato. Un problema che per Flick potrebbe ingigantirsi nelle prossime partite, visto l’infortunio.

Otto. Indubbiamente nel corso della stagione ci sarà tanto turnover – anche perché da qualche parte, seduto comodamente in panchina, c’è anche Douglas Costa – e quindi le posizioni varieranno, ma per ora Leroy Sané uscendo dalla panchina è assolutamente un’arma impropria. A Salisburgo è stato il suo ingresso in campo a dare la svolta al Bayern Monaco. Avere un giocatore così di talento, che raramente sbaglia la giocata, equivale a vincere le partite o a chiuderle.

Nove. L’uomo con più lucidità a livello offensivo per il Borussia Dortmund è stato Raphaël Guerreiro, che di professione fa il terzino sinistro. Che il portoghese sia un giocatore fondamentale, di altissimo rendimento è arcinoto. Ma nel momento in cui totalizza otto key passes, due in più di quanti ne abbiano totalizzati tutti i suoi compagni messi insieme, qualche domanda sul contributo dei tre trequartisti è lecito porsela. Si veda il punto due: Dahoud o Bellingham dal primo minuto sarebbero stati forse una scelta più coerente.

Dieci. Goal segnato al 45′, goal subito tre minuti dopo (da Alaba, uno che aveva qualche questione in sospeso). Debolezza mentale del Borussia Dortmund, ancora una volta non in grado di mantenere un vantaggio in una partita chiave. È la prima volta in stagione in cui i gialloneri subiscono una rete dopo essere andati in vantaggio. Non è un caso che sia capitato al cospetto della squadra che più di tutte entra sottopelle a Lucien Favre e ai suoi giocatori.