Georginio Rutter, un altro talento francese alla conquista della Bundesliga

Georginio rutter

Negli ultimi anni, la Francia ha plasmato alcuni dei giocatori più forti al mondo: l’eccellenza è sicuramente rappresentata dal fenomenale Mbappé, ma i vari Coman, Diaby ed Nkunku (che, chissà perché, provengono tutti dalle giovanili del PSG) stanno finalmente dimostrando il loro valore. A questi, in futuro nemmeno troppo lontano, potrebbe aggiungersi il nuovo gioiello dell’Hoffenheim, Georginio Rutter.

Dopotutto, di lui si parlava benissimo già quando giocava nella selezioni giovanili dell’AS Ménimur, con i suoi ex allenatori che non gli hanno mai risparmiato paragoni pesantissimi. “Somiglia a Neymar disse Lagadec, allenatore dell’U13, riferendosi alla sua capacità di divertirsi e far divertire. Diverres, che ha allenato Rutter a 9 anni, si soffermò invece sul suo carattere, semplice, educato e mai sopra le righe. Nessuna parola fuori posto, tanto lavoro per diventare uno dei migliori della sua categoria. A 12 anni, quindi, arriva il passaggio all’OC Vannes, dove Rutter rimane per 3 anni, prima di trasferirsi al Rennes, che ne nota subito le impressionanti e ancora in gran parte inespresse qualità. Con la maglia rossonera arriva quindi la definitiva affermazione a livello nazionale e internazionale, con Georgino che gioca ad altissimi livelli anche con la maglia delle nazionali giovanili, stupendo in particolare con l’U16 e l’U17, con cui realizza 8 gol in 24 presenze. 

La scheda di Georginio Rutter. Fonte: Imago/OneFootball

Nell’estate del 2018, ad appena un anno dal suo arrivo, Rutter firma il suo primo contratto da professionista con il Rennes, mettendo a tacere tutte le voci che lo volevano lontano dalla Bretagna, in un qualche top club francese o europeo. Con la serietà che da sempre lo contraddistingue, il giovanissimo francese decide così di giocarsi le sue possibilità in una realtà lontana dalle attenzioni che ne avrebbero potuto compromettere la crescita.  Nel corso della stagione 2018-2019, quindi, Stéphan decide di aggregarlo al gruppo della prima squadra, dove Rutter riesce ad inserirsi quasi alla perfezione, dimostrando tutto il suo talento e soprattutto la sua mentalità da potenziale top player. L’esordio tra i professionisti tuttavia non arriva, con il francese che anche l’anno successivo viene impiegato regolarmente solo nella squadra giovanile, con cui realizza il gol decisivo nella sfida di Youth League contro il Tikva. 

Dopo un’estate passata ad allenarsi con la prima squadra (e a sfuggire, ancora una volta, dai rumors di mercato), Stéphan ritiene che Rutter sia pronto ad esordire tra i grandi. è il 26 settembre del 2020: il Rennes sfida il Saint Etienne e vince per 3-0 grazie ad una strepitosa prestazione collettiva. Al 92esimo, Camavinga viene chiamato in panchina, e a sostituirlo c’è proprio Rutter. Un 2002 per un altro. Due minuti sono pochi per valutarne le potenzialità, ma ma tutti pensano che sia arrivato il suo momento di prendersi la prima squadra. Il tecnico francese, tuttavia, non la pensa così, tanto che fino a inizio dicembre nemmeno lo convoca con la prima squadra, che intanto vive una gravissima crisi di risultati. In Champions league, invece, Rutter viene sempre convocato e l’8 dicembre arriva l’esordio contro il Siviglia: un esordio coronato dal gol del 3-1, che rende meno amara l’eliminazione dalle coppe europee. 

Stéphan, quindi, convoca Rutter anche in campionato e il suo Rennes torna alla vittoria, mettendo in fila 7 risultati utili consecutivi e portandosi addirittura in quarta posizione. Il suo destino, tuttavia, sembra essere sempre più lontano dalla Francia: il suo contratto in scadenza nel 2021 lo rende infatti l’oggetto del desiderio di Milan, Napoli e Bayern Monaco. A prenderlo, tuttavia, è inaspettatamente l’Hoffenheim di Hoeneß, che spende appena 500 mila euro per assicurarsi uno dei centravanti più interessanti del panorama calcistico europeo. Un investimento con cui, per ora, la società del magnate Dietmar Hopp sembra aver fatto centro, anche perché per segnare il primo gol in Bundesliga l’ex Rennes ci ha messo appena 180 secondi. Le sue qualità, inoltre, suggeriscono un ruolo da futura stella del club di Sinsheim, magari da erede di Kramaric, che durante la prossima sessione di calciomercato potrebbe davvero lasciare la Bundesliga e trasferirsi finalmente in un top club.

Le caratteristiche di Rutter, infatti, potrebbero sostituirlo alla perfezione: attaccante rapidissimo e tecnicamente dotato, il classe 2002 può contare su doti atletiche impressionanti, che lo rendono difficilissimo da marcare. Non a caso, in Francia ha giocato in più di un’occasione sulla fascia, pur dando il meglio di sé da trequartista, dove può far valere la sua tecnica e il suo ambidestrismo, e soprattutto da punta centrale, dove ha mostrato tutte le qualità per diventare uno dei migliori d’Europa. A stupire, in particolare, sono i suoi movimenti, imprevedibili ed efficaci, anche se manca ancora di quella concretezza che potrebbe aiutarlo a fare il definitivo salto di qualità. Di tempo per crescere, tuttavia, ce n’è ancora tanto.

Tiago Dantas: il mediano del Bayern Monaco pupillo di Flick

Tiago Dantas

Nelle ultime ore del calciomercato estivo, il Bayern Monaco ha accontentato Hansi Flick, che si era lamentato di una rosa troppo corta, prelevando quattro calciatori per la prima squadra: l’attaccante Choupo-Moting, il terzino Bouna Sarr, il regista Marc Roca e l’esterno offensivo Douglas Costa. In realtà sarebbero cinque, perché, è arrivato anche Tiago Dantas. Un acquisto passato in secondo piano, ma che può essere forse il più importante in ottica futura.

Essendo arrivato dopo la chiusura della finestra di mercato in Germania, Tiago Dantas, classe 2000, fino a gennaio ha potuto giocare solo per la seconda squadra del Bayern Monaco, che milita come noto nella 3. Liga tedesca. Intanto, comunque, si è allenato già con la prima squadra e in spogliatoio siede vicino a Thomas Müller, che gli fa  da mentore. Il calciatore, di nazionalità portoghese, è giunto in Baviera con la formula del prestito con diritto di riscatto per un totale di 8 milioni di euro. Al Benfica anche il 25% di un’eventuale, futura rivendita. Un affare visto che, secondo ‘Sport 1’, aveva una clausola da oltre 80 milioni di euro.

Fonte: Getty/OneFootball

Quello di Tiago Dantas è un acquisto che, al momento, non suscita chissà quali vibrazioni ed emozioni. Ma, nel prossimo futuro si può davvero trattare di un colpo di mercato di quelli da sfregarsi le mani. Nato e cresciuto nelle giovanili del Benfica, Tiago Dantas è un centrocampista centrale di enorme qualità tecnica. Ottima visione di gioco, baricentro basso e propensione spiccata all’assist, è stato paragonato a Thiago Alcántara.

Già, proprio quel Thiago che, negli ultimi anni, ha fatto le fortune del Bayern Monaco in cabina di regia e che, sul finire del mercato estivo, è volato a Liverpool da Jürgen Klopp in cambio di 30 milioni di euro. Si dice che sia stato Flick a volere, fortemente, l’approdo di Tiago Dantas al Bayern Monaco. L’allenatore del club campione di tutto in carica, infatti, lo segue da ben sei anni, quando ancora lavorava in federazione e quando il giovane Dantas era poco più che un ragazzino. Lo ha rivelato Jorge Boto, responsabile dell’area scout del Benfica.

“Conosco Flick da molto tempo e circa sei anni fa l’ho invitato per una lezione. C’era un torneo giovanile, all’epoca, e vide giocare Tiago Dantas. Da allora, ne è diventato tifoso e mi ha sempre chiesto informazioni su di lui”.

Ma Flick non è stato l’unico a stravedere per il giovane centrocampista lusitano. Anche Hasan ‘Brazzo’ Salihamidžić, direttore sportivo del Bayern Monaco, ha spiegato come in società abbiano tenuto molto da conto la segnalazione di Flick su Tiago Dantas.

“È veramente un gran calciatore e lo abbiamo osservato per due anni e mezzo prima di prenderlo. Vi sorprenderà. Prima di tutto, giocherà nella nostra Under 23 perché deve migliorare atleticamente e fisicamente. Come chiunque nella Seconda Squadra, allenandosi bene e giocando bene nella 3. Liga potrà essere promosso”.

Amico di João Félix, ex stella del Benfica che oggi milita nell’Atlético Madrid (che ha salutato proprio dopo il match di Champions tra Bayern e Atlético, conversando anche con Hansi Flick), Tiago Dantas ha esordito in 3. Liga con il Bayern Monaco II in occasione del match pareggiato in casa, 0-0, contro il Kaiserslautern. Maglia numero 6 sulle spalle (proprio come Thiago Alcántara), il baby talento ha stupito tutti. In primis il suo ex allenatore nel Bayern II, Holger Seitz.

“Ha giocato una gara davvero ispirata. Pensa sempre in maniera offensiva ed a giocare in verticale, come è nella mentalità portoghese. Ci farà divertire”.

C’è un retroscena, molto curioso, sulle modalità del suo trasferimento in Baviera, rivelata dal popolare quotidiano sportivo lusitano ‘A Bola’. Chiuso nella fila del Benfica nel suo ruolo da Julian Weigl, ex calciatore di Monaco 1860 e Borussia Dortmund, Tiago Dantas ha scritto al Presidente delle ‘Aquile’, Luis Filipe Vieira, chiedendogli cortesemente di lasciarlo andare via per una nuova esperienza in Germania. L’obiettivo? Crescere ulteriormente in un top club europeo.

“Buon pomeriggio, Presidente – aveva esordito nella sua missiva Tiago Dantas – L’opportunità di andare in prestito al Bayern Monaco si è presentata. Mi hanno già presentato un’offerta di contratto e le chiederei il permesso di lasciarmi andare. Il coach (Renato Paiva del Benfica B, n.d.r.) mi ha dato poca considerazione e non ho mai contestato le sue decisioni. Ma questa è un’opportunità che si presenta una sola volta nella vita e ho chiesto anche a lui di andare via”.

Quando, poi, il trasferimento dal Benfica al Bayern Monaco si è concretizzato, Tiago Dantas ha scritto nuovamente a Luis Filipe Vieira, ringraziandolo per aver reso possibile tutto questo, per aver lasciato che cogliesse tale grande opportunità e celebrandone le qualità umane e le doti di leadership all’interno del club. Forse, un giorno, il Presidente del Benfica si morderà le mani, pensando che avrebbe potuto avere in casa uno dei gioielli del calcio mondiale del prossimo decennio. Ma aver accontentato il sogno di un ragazzo, approdato in una delle più grandi società al mondo, gli rende onore e merito.

“Da allenatore mi piace molto lavorare con lui. È un grande calciatore, mentalmente aperto,  ha voglia di imparare. Sta mostrando tutte le sue qualità. Piccolo, ma con una posizione forte. Lavoreremo sul fisico, abbiamo un piano. Paragoni con Thiago? È un giocatore di classe mondiale, la strada è lunga. Tiago ha delle caratteristiche proprie, un giocatore molto intrigante”.

Hansi Flick su Tiago Dantas

Adesso starà a lui, Tiago Dantas, crescere, migliorare, perfezionarsi e, quando arriverà il suo momento al fianco di Joshua Kimmich, Leon Goretzka, Leroy Sané e Robert Lewandowski, dimostrare tutto il proprio valore. Con una certezza: avrà sempre l’appoggio di Flick, che se lo coccola costantemente e lo vorrebbe anche nel Bayern del futuro. I giornali tedeschi dicono invece che Salihamidzic non sia convinto del riscatto e che questo possa essere uno dei motivi di frizione tra i due. Ora che l’emergenza infortuni attanaglia il centrocampo, Tiago Dantas avrà anche l’occasione di far cambiare idea al DS. E ritagliarsi un ruolo nel Bayern del presente e del futuro.

Soumaila Coulibaly, un colpo giovane per il Borussia Dortmund

soumaila Coulibaly

Storicamente, a livello recente, uno dei problemi del Borussia Dortmund è senza dubbio rappresentato dalla difesa: molle, spesso mentalmente assente e mai realmente decisiva. Anche quest’anno, salvo momenti positivi, il reparto difensivo dei gialloneri non è stato certo protagonista di una stagione di rilievo, tanto che i gol subiti da Bürki e Hitz sono ben 51. Davvero troppi per una squadra che avrebbe dovuto competere fino alla fine per la vittoria del Meisterschale. Zorc, tuttavia, non è certo rimasto a guardare e il 18 marzo ha annunciato l’acquisto di Soumaila Coulibaly, giovane difensore del PSG, considerato uno dei prospetti più brillanti del calcio mondiale.

soumaila coulibaly
La scheda di Soumaila Coulibaly.

Nato a Montfermeil il 14 ottobre del 2003, Coulibaly mostra sin da piccolo un grande amore nei confronti del calcio. A 12 anni entra quindi nelle giovanili del FC Montfermeil, il club della sua città natale, e ci mette pochissimo per mettersi in mostra: alto, rapido, forte fisicamente e tecnicamente, il piccolo Soumaula gioca sempre con ragazzi di almeno 2 anni più grandi di lui, riuscendo ad affermarsi rapidamente come uno dei giovani più interessanti dell’Ile-de-France.

Non a caso, nel 2018 il PSG decide di portarlo nella sua prestigiosissima accademia, e anche qui Coulibaly ci mette davvero poco ad impressionare i suoi allenatori, affinando ulteriormente le sue qualità tecniche e soprattutto la sua personalità, che lo porta a diventare uno dei leader della formazione U17: nella stagione 2019-2020 arriva anche la promozione in U19, dove sotto la guida tecnica di Roche (già direttore del settore giovanile del Lione) disputa quattro partite da titolare, stupendo tutti per la sua impressionante forza fisica, che, abbinata ad una capacità di corsa sopra la media, non lo fa sfigurare di fronte ad avversari anche di due anni più grandi.


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Nel corso dell’estate, quindi, Tuchel decide di portarlo in prima squadra, anche perché sembra che al suo grande salto manchi veramente poco: ciononostante, il contratto in scadenza deve essere rinnovato e la società comincia a fare le prime posto al giovane Soumaila, che, però, preferisce aspettare. Nel frattempo, continua ad allenarsi con i grandi, finendo subito sotto l’ala protettrice di Presnel Kimpembe, di cui diràPresnel è mancino come me, non posso che provare a seguire il suo esempio”. Difficile, ma tutt’altro che impossibile per un giocatore con le qualità di Coulibaly, che, intanto, non sembra più convinto di voler restare a Parigi: lo spazio per un giovane come lui è davvero poco e, non a caso, comincia a parlare con un altro prodotto del settore giovanile dei Parisiens, Nianzou, che ha lasciato Parigi a luglio per trasferirsi al Bayern Monaco, una squadra che, al contrario del PSG, crede molto dei giovani.

A dicembre, quindi, Coulibaly comincia a prendere in considerazione l’ipotesi di un trasferimento all’estero, per poter crescere e tornare a Parigi da giocatore affermato. A gennaio, tuttavia, Pochettino non lo lascia partire, benché la volontà del giocatore sia chiara: a Parigi non trova abbastanza spazio e vuole solamente giocare il più possibile. Verso la fine di febbraio, però, il classe 2003 si infortuna al crociato, mettendo fine anzitempo alla sua stagione. Quando ritornerà in campo, tuttavia, non indosserà più la maglia del PSG ma del Borussia Dortmund. Il 18 marzo del 2021, infatti, è stato ufficializzato il suo acquisto da parte della società giallonera, che è riuscita ad ottenerlo a fronte di un indennizzo di alcune centinaia di migliaia di euro, assicurandosi così uno dei centrali più promettenti di tutto il panorama europeo e, forse, completando una difesa che nel prossimo futuro potrebbe dare tantissime soddisfazioni a Zorc.

A “dare una mano”, in particolare, potrebbe essere la grande personalità e l’eccellente costanza mostrate durante i suoi anni parigini: Akanji e Zagadou (anche lui, tra l’altro, cresciuto nelle giovanili del PSG), per quanto fisicamente più pronti, hanno recentemente peccato proprio in questi due aspetti oltre che in continuità fisica, e in futuro l’innesto di Coulibaly potrebbe portare ad un vero e proprio salto di qualità di tutta la retroguardia giallonera. Le sue qualità palla al piede, inoltre, potrebbero portare anche ad un evoluzione nel palleggio della squadra, che, allo stesso tempo, potrebbe contare su una linea difensiva rapida e fisicamente insuperabile. Un investimento, quindi, che potrebbe dare i suoi frutti già nel prossimo futuro e che conferma ancora una volta la capacità del Borussia Dortmund di convincere i giovani talenti del calcio mondiale. Cosa che, invece, non sa proprio fare il PSG.

La rinascita della Red Bull Academy del Lipsia, fra difficoltà e critiche

Lipsia academy

Prima della cancellazione della competizione a causa delle limitazioni imposte dal Covid-19, la sorte aveva voluto che in Youth League le quattro italiane avrebbero dovuto sfidare le quattro tedesche: una combinazione che, benché statisticamente parlando fosse impossibile da immaginare, avrebbe messo a confronto i giovani del calcio italiano con i giovani del calcio tedesco, in una sfida che si preannunciava incredibilmente avvincente. Di queste quattro partite, la più interessante sarebbe stata senza dubbio quella fra Atalanta e Lipsia, due squadre che solamente negli 5 ultimi anni sono salite alla ribalta. Nello specifico, entrambe basano i loro successi su due fattori: la forza della programmazione e la capacità degli scout di alimentare costantemente la prima squadra.

Il Lipsia, dopotutto, è diventato l’emblema della squadra giovane, frizzante, mai doma e “fatta in casa”. Eppure, fino al 27 giugno del 2020, nessun giocatore del vivaio dei Roten Bullen aveva mai esordito con la prima squadra: il primo a farlo è stato Dennis Borkowski, che proprio quel 27 giugno ha debuttato nella sfida contro l’Augsburg subentrando a Timo Werner. Questo trend paradossale (ma, come vedremo, assolutamente coerente con la politica del club) sembrava potesse cambiare nel corso di questa stagione, anche perché la tanto attesa “generazione 2001”, per cui l’ormai ex direttore del settore giovanile Schrof aveva speso parole dolcissime nel 2019, avrebbe finalmente raggiunto la maturità. Fino ad oggi, tuttavia, gli unici giocatori cresciuti nel settore giovanile del Lipsia che hanno giocato con la prima squadra sono Borkowski, Martel, Krauß e Wosz: i primi tre, inoltre, sono stati mandati in prestito in altre squadre, dato che Nagelsmann non sembrava aver alcuna intenzione di puntare su di loro nel breve periodo.

La domanda sorge spontanea: come può il Lipsia, che spende circa 30 milioni di euro all’anno per il suo settore giovanile, avere in prima squadra un solo giocatore cresciuto nelle giovanili? Per quanto paradossale sembri, è stato lo stesso Rangnick, nel febbraio del 2018, a dare una spiegazione piuttosto accurata di questa situazione scomoda e apparentemente inspiegabile.

Dobbiamo essere autocritici: non abbiamo prestato abbastanza attenzione alle cose veramente importanti. Per giocare in Bundesliga c’è bisogno di dedizione totale, mentalità da campione e soprattutto professionalità”.

Una dichiarazione che, per quanto vaga, era rivelatrice di una grande delusione da parte del Professore, che non a caso qualche giorno prima si era lamentato di quanto fosse “scarsa” la selezione U19: nessuno dei giocatori allenati all’epoca da Klauß, infatti, era ritenuto idoneo a sostituire gli infortunati Forsberg e Halstenberg, tanto che lo stesso allenatore dell’U19 dichiarò che il gap fra i suoi giocatori e quelli della prima squadra era troppo ampio, benché il talento di certo non mancasse.

Questa gravissima mancanza era ed è tuttora dettata dall’attenzione che la società, negli anni compresi fra il 2012 e il 2018, non ha prestato al settore giovanile, preferendo spendere denaro per assicurarsi talenti già formati (come quelli del Salisburgo, la “sorella minore” del Lipsia) per “mantenere” la seconda squadra (sciolta nel 2017) e soprattutto su una rete di scout che praticamente non ha paragoni nel mondo del calcio. Dal 2018, tuttavia, i Roten Bullen hanno puntato moltissimo su un settore giovanile che, come abbiamo ampiamente visto, non aveva reso come ci si aspettava.

Da quel momento sono arrivati in Germania sempre più giocatori provenienti dalle squadre satellite del gruppo Red Bull (i New York Red Bulls, per esempio), ma dal vivaio tedesco non è ancora arrivato praticamente nessuno, benché i presupposti e le infrastrutture siano di altissimo straordinario: la Red Bull Academy di Cottaweg è infatti uno dei centri di formazione calcistica più moderni d’Europa, anche perché la sua filosofia non si basa solamente sull’educazione fisica e psicologica dei ragazzi, ma funge anche da vera e propria “scuola di vita”. Ai ragazzi che arrivano a Lipsia viene insegnato che prima di tutto c’è l’educazione, poi la scuola e solamente dopo il calcio. Dopotutto, solo in pochissimi (fino ad ora praticamente nessuno) riusciranno veramente a sfondare nel calcio professionistico.

Gli investimenti fatti dal 2018 ad oggi, tuttavia, non hanno ancora prodotto i giocatori sperati: eppure, la “rivoluzione” potrebbe essere più vicina di quanto la maggior parte dei tifosi si aspetti. E ad aiutarla potrebbero essere stati proprio gli addii dei suoi primi fautori, Schrof e Rangnick: Krösche, lavorando a stretto contatto con Streit e Kegel (rispettivamente direttore organizzativo e direttore del settore giovanile), ha stilato un piano di cinque punti, poi riportato anche in un’intervista rilasciata a Bild nell’aprile del 2020, che vuole rappresentare gli step che un qualsiasi membro del club deve affrontare e completare dopo essere entrato nelle giovanili:

  • la filosofia del club va sempre seguita. Da una parte gli allenatori devono proporre un gioco rapido e dinamico, mentre ai ragazzi deve essere insegnato sin dall’U12 a pensare in modo creativo e indipendente;

  • in prima squadra ci devono essere sempre tre posti liberi per i ragazzi delle giovanili, che, allenandosi con i più grandi, possono accumulare esperienza e crescere sotto ogni punti di vista;

  • agli allenatori deve prima di tutto interessare la crescita dei ragazzi, piuttosto che il conseguimento di determinati risultati;

  • gli allenatori devono essere periodicamente aggiornati e soprattutto devono seguire corsi per migliorare le loro capacità;

  • l’allenatore deve sperimentare durante tutta la settimana, per permettere al singolo ragazzo di sviluppare tutte le sue qualità. Questo consiglio è stato esplicitamente rivolto a tutti gli allenatori delle squadre più piccole, dall’U12 all’U17.

Grazie a questo plan, Streit e Kegel sperano di regalare a Nagelsmann almeno 3 giocatori di livello entro il prossimo autunno. Un compito certamente non semplice, che, però, potrebbe realmente concretizzarsi: tanto nell’U19 del Lipsia quanto in prestito nei club di tutta Europa non mancano giocatori estremamente promettenti. Fra questi nominiamo Wosz, Ohio, Novoa e Borkowski, ma il più forte di tutti è probabilmente Tom Krauß, leader del centrocampo del Norimberga e futura stella della nazionale tedesca, che ha già espresso il suo desiderio di diventare la prima bandiera della storia del club.

Europeo Under 21, i 👍 e i 👎 della Germania nella fase a gironi

Germania Europeo Under 21

I 👍 della Germania all’Europeo Under 21

Niklas Dorsch – Con la fascia di capitano sul braccio del suo compagno Arne Maier, si sente meno responsabilità addosso e gioca con più leggerezza anche palla al piede. La sua forza in non possesso non è mai stata in discussione e gli 8 contrasti vinti contro l’Ungheria, soprattutto recuperando all’indietro, lo confermano. Contro la Romania è salito in cattedra anche palla al piede, dimostrando di essere un giocatore di livello alto, più del nono posto con il Gent nella classifica del campionato belga. Un ritorno in Bundesliga in estate sembra ormai alle porte: se serviva una conferma, c’è stata. Unico neo: i due cartellini gialli, che gli costa la squalifica nei quarti.

Amos Pieper e Nico Schlotterbeck – i difensori centrali dell’Arminia Bielefeld e dell’Union Berlino (in prestito dal Friburgo) sono stati gli uomini chiave chiave in termini di movimento di palla: hanno toccato più palloni di tutti nei tre match mostrando ottima padronanza in palleggio, oltre che visione e buona capacità di tenere la linea alta, cosa che non sempre fanno nei club di appartenenza. Con il rientro di Mai verso la fase finale, Kuntz potrà contare su un’ottima gamma di scelta.


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I 👎 della Germania all’Europeo Under 21

Ismael Jakobs – Ce lo aspettavamo più avanzato, alla fine però Stefan Kuntz ha deciso – anche saggiamente – di alzare Ridle Baku sulla linea degli attaccanti. Una sola partenza da titolare, contro l’Olanda. Il testa a testa con il suo pariruolo Raum vede senza dubbio prevalere quest’ultimo, al netto della sua imprecisione sui cross. Jakobs ha sofferto particolarmente Teze nella partita contro l’Olanda. L’esterno del Colonia ha certamente pagato la sua poca abitudine a coprire la fascia come quarto di sinistra: nel club gioca più spesso come ‘quinto’ o addirittura come esterno più offensivo.

Mergim Berisha – Zero goal in tre partite non era ciò che ci si aspettava da uno da 16 goal stagionali con il Salisburgo. Certo i due legni con l’Ungheria gridano vendetta. Il problema però è che il numero 11 tedesco non ha mai avuto il guizzo decisivo, al contrario del compagno d’attacco. Soltanto qualche spunto sporadico, niente di più.

Finn Dahmen – Il portiere per questa Germania Under 21 era una sorta di punto debole annunciato: per l’Europeo Kuntz ha preferito il secondo portiere del Mainz al secondo portiere del Leverkusen (Grill) e dell’Eintracht Francoforte (Schubert). Già di per sé una condizione non proprio ideale. Aldilà della papera contro l’Olanda, unico goal subito nella competizione, il classe 1998 non ha trasmesso particolare senso di sicurezza. La coppia difensiva gli ha fatto correre pochi rischi ed è stata probabilmente una fortuna per la Germania.

I rimandati 🤔

Lukas Nmecha – Con 8 goal segnati è stato il miglior realizzatore della fase di qualificazione, nonché giocatore più utilizzato. Il numero 10 della Germania Under 21 ha chiuso la prima parte del suo Europeo di categoria con 2 goal all’attivo, giocando a tutto campo e dando sempre una soluzione di gioco. In più, segnando i goal decisivi: quello del vantaggio dopo un’ora con l’Ungheria, il pareggio pesantissimo con l’Olanda. Il rigore sbagliato con la Romania all’ultima partita rappresenta però un minus piuttosto evidente.

Ridle Baku – La doppietta e l’assist contro l’Ungheria nel quarto d’ora di semi-onnipotenza mascherano un Europeo Under 21 giocato molto sotto tono. 4 cross riusciti su 19 complessivi tentati, 4 dribbling su 9 e tanti errori non da lui.

Jonathan Burkardt – Molto meglio a partita in corso contro Olanda (assist) e Romania piuttosto che da titolare contro l’Ungheria all’esordio, anche per una questione di caratteristiche: la sua velocità nei finali di gara diventa letale. Il classe 2000 farà parte certamente anche del prossimo ciclo e avrà tutto il tempo per lasciare il segno.

Borna Sosa, il mancino dello Stoccarda che “ricorda Beckham”

Borna Sosa

A gennaio il suo nome è stato sul taccuino di diverse squadre importanti, tra cui la Roma. E’ il difensore che ha collezionato più assist (ben otto) nei top-5 campionati europei. Segni particolari: ricorda David Beckham! No, non ci siamo scolati troppa birra, stiamo semplicemente riportando le parole pronunciate da Sven Mislintat, direttore sportivo del VfB Stuttgart,- uno che di talenti se ne intende – riguardo Borna Sosa. Si tratta di un terzino sinistro croato, mancino, classe ‘98, arrivato in Bundesliga già nell’estate del 2018 ma che ha attirato i riflettori su di sé solo nella stagione corrente.

“Borna stesso ha detto che il suo modello era David Beckham. E penso che abbia le stesse qualità”.

https://twitter.com/Bundesliga_EN/status/1369227712481685506

La storia di Borna Sosa a Stoccarda non è certamente stata sempre rose e fiori, anzi, l’inizio è stato piuttosto spigoloso. Nel suo primo anno, colleziona appena 12 presenze anche a causa di uno stiramento all’inguine. Sembrava già un giocatore perso, uno di quelli che compiono il salto da matricola a meteora in un arco di tempo troppo breve. Di lui ci si ricorda più che altro per un retropassaggio su rimessa laterale che ha causato una papera pazzesca del suo portiere Zieler. L’anno successivo, tuttavia, è andato già meglio: altre 12 presenze, questa volta in Zweite, condite da un gol e 3 assist. La stagione 2020/21 è, invece, quella della metamorfosi per quello che per certi versi possiamo definire lo Spice boy di Zagabria, diventato un vero e proprio fattore nel gioco dello Stuttgart.

Nonostante i sui 186 cm di altezza, Sosa è dotato di un ottimo dinamismo e non è raro vederlo cimentarsi in duelli di uno-contro-uno dove spesso supera l’avversario con pregevoli finte di corpo. Nello 3-4-2-1 di Matarazzo, Borna Sosa gioca come laterale sinistro nei quattro di centrocampo, ma ha fatto anche qualche apparizione da terzino sinistro nella difesa a quattro. E’ ancora un po’ acerbo in fase di contenimento, spesso infatti preferisce delegare i compiti prettamente difensivi a Kempf, per dedicarsi così a ciò che gli riesce fare con più naturalezza: crossare. Non importa la posizione del campo, non importa l’angolazione, che la palla sia in corsa oppure su calcio da fermo: il mancino di Borna Sosa è un arma assoluta. Spesso crossa dalla trequarti, anticipando così un tempo di gioco e facendo prendere alla palla un effetto che taglia fuori i difensori avversari.

La sa mettere sul primo palo, sul secondo, a volte arriva a fondo campo e sferza cross taglienti, oppure si inserisce in area e la appoggia indietro per il compagno accorrente. Gli attaccanti lo amano: pare che Mario Gomez, uno per cui i cross sono fondamentali quasi quanto l’ossigeno, gli abbia detto

“Non ero abituato a ricevere questo tipo di cross dai tempi al Bayern Monaco”.

Sosa si trova in un momento di forma straordinaria, basti pensare che ben sette degli otto assist totali collezionati sin qui in Bundesliga, sono stati fatti nel 2021. A trarne maggior beneficio è stato sicuramente Sasa Kalajdzic, il miglior marcatore stagionale dello Stoccarda, il quale ha ironicamente ipotizzato che la loro innegabile intesa possa in qualche modo dipendere dal loro sangue balcanico.

Per il terzino croato questa è stata sicuramente una stagione di rilancio, per quanto parlare di rilancio per un classe ’98 possa sembrare assurdo, e non saremmo sorpresi nel vederlo protagonista del prossimo calciomercato estivo: si tratta di un giocatore allettante poiché potrebbe essere un interessante colpo low-cost. In patria è sempre stato considerato un prospetto interessante e, seppur non abbia ancora fatto l’esordio con la nazionale maggiore, è sempre stato presente in tutte le trafile delle selezioni giovanili della Croazia. Vista la sua crescita esponenziale, ci aspettiamo di vedere il suo nome nell’elenco dei convocati della Croazia al prossimo Europeo, competizione che potrebbe rivelarsi un ulteriore rampa di lancio verso palcoscenici ancora più importanti per Sosa.

Per movenze ed aspetto fisico, Borna Sosa ha strappato qualche paragone con il Dusan Basta visto nell’Udinese di Guidolin. Tuttavia, ci sono delle differenze piuttosto sostanziali tra i due: Sosa predilige fornire assist ai propri compagni, mentre Basta era più un esterno di inserimento, che faceva della corsa e del dinamismo il suo punto di forza, cosa che lo rendeva un esterno più prolifico di quanto lo sia attualmente Borna. Inoltre, Sosa è dotato di un mancino da fare invidia alla moltitudine di esterni sinistri emergenti in circolazione. Per questo motivo, spesso gli vengono affidate le punizioni defilate, in zona-trequarti, perché dal suo piede partono sempre cross insidiosi e difficili da leggere per i difensori.

In sentesi: un terzino giovane, con un prezzo di mercato ancora abbordabile, dotato di un mancino delizioso che può diventare determinante nelle situazioni di palla inattiva. Come direbbe qualcuno familiare a David Beckham: “So tell me what you want, what you really,really want!”.

La Germania Under 21 all’Europeo: tra nomi a sorpresa e nuove scoperte

germania under 21

Storicamente, la Germania Under 21 non ha mai avuto un grande feeling con l’Europeo di categoria. Se escludiamo la vittoria del 2009 con la generazione d’oro di Neuer, Hummels, Boateng, Höwedes, Khedira e Özil, ovvero sei titolari che nel 2014 hanno vinto il Mondiale in Brasile, fino a quattro anni fa le soddisfazioni erano state poche. Anzi, tante volte era stata mancata persino la qualificazione. Poi la vittoria nel 2017 e la finale raggiunta nel 2019 hanno invertito la tendenza. Squadre di ottimo talento – Dahoud, Eggestein, Tah, Stark, Selke, Arnold, Kehrer, Gnabry, Amiri, Klostermann, Henrichs… – seppur senza i super top della generazione. Brandt e Havertz, per dire, non hanno mai fatto parte delle selezioni: hanno fatto il salto diretto in nazionale maggiore.

Quest’anno, invece, la Germania Under 21 che si presenta ai nastri di partenza di Euro 2021 non sembra avere lo stesso talento. Almeno sulla carta. Lasciando da parte la qualificazione un po’ più difficoltosa rispetto alle due edizioni precedenti, la rosa a disposizione di Stefan Kuntz è composta in maggior parte da giocatori che in Bundesliga non ci hanno mai giocato con costanza. La maggior parte di loro arriva dalla Zweite. Sicuramente sono presenti giocatori interessanti e di discreto livello, soprattutto di potenziale da sviluppare, ma nulla a che vedere con la forza complessiva delle due generazioni precedenti.

In realtà, se dovessimo farne una questione meramente anagrafica, Kuntz potrebbe disporre di una trequarti composta da Wirtz, Musiala e Havertz. Fantascienza. In Germania però non sono abituati a tenere in Under 21 giocatori già pronti e al livello della nazionale maggiore. Non è un caso che tutti e tre siano stati chiamati da Löw al piano di sopra. Qualcuno – forse Wirtz – potrebbe unirsi al gruppo a giugno. Anche se è raro in Germania vedere un giocatore da nazionale maggiore unirsi all’Under 21 solo per una competizione. Nei 23 chiamati per la fase a gironi c’è solo un calciatore che ha già giocato con i grandi: Ridle Baku, che ha fatto il suo esordio in autunno. Peraltro, destando ottime impressioni.


L’elenco dei convocati della Germania Under 21 per la fase a gironi

Portieri: Markus Schubert (Eintracht Francoforte), Finn Dahmen (Mainz), Lennart Grill (Leverkusen)

Difensori: Josha Vagnoman (Amburgo), David Raum (Greuther Fürth), Nico Schlotterbeck (Union Berlin), Amos Pieper (Arminia Bielefeld), Stephan Ambrosius (Amburgo), Ismail Jakobs (Colonia), Malick Thiaw (Schalke), Maxim Leitsch (Bochum), Ridle Baku (Wolfsburg).

Centrocampisti: Niklas Dorsch (Gent), Arne Maier (Arminia Bielefeld), Salih Özcan (Colonia), Anton Stach (Greuther Fürth), Vitaly Janelt (Brentford), Mateo Klimowicz (Stoccarda).

Attaccanti: Jonathan Burkardt (Mainz), Lukas Nmecha (Anderlecht), Mergim Berisha (Salisburgo), Florian Krüger (Erzgebirge Aue), Youssoufa Moukoko (Borussia Dortmund).


La poca esperienza ad alto livello è certamente un fattore da considerare analizzando la rosa. Soltanto 10 dei 23 giocatori convocati hanno raggiunto almeno una doppia cifra di presenze in Bundesliga. In 11 hanno invece almeno 20 presenze in 2.Bundesliga, che in questo senso è la lega più ‘rappresentata’ – anche se a livello numerico ci sono 13 giocatori che militano attualmente nel massimo campionato tedesco.

Una parziale novità è anche rappresentata dagli Ausländer, i tedeschi che giocano all’estero: sono quattro. Nel 2017 ce n’era uno solo, nel 2019 soltanto due. A proposito di 2019, in comune con quella rosa c’è soltanto un giocatore ed è uno degli ‘stranieri’: Lukas Nmecha, attaccante scuola Manchester City attualmente all’Anderlecht, dove sta vivendo la sua miglior stagione da professionista con 16 goal all’attivo. L’anno scorso tra Wolfsburg – occasione sfruttata male – e Middlesbrough non aveva mai segnato. Guardiola nella stagione 2017/18 lo ha fatto esordire da professionista con i Citizens. Quest’anno si sta confermando.

L’attacco in linea generale sembra il reparto con meno certezze, anche se risalta il nome di Youssoufa Moukoko, che diventerà il più giovane di sempre a esordire in Under 21. L’ennesimo record personale.  È la sua prima convocazione. Si unisce ad un reparto che ha in Jonathan Burkardt del Mainz e in Mergim Berisha del Salisburgo due incognite, giocatori dal rendimento altalenante ma potenzialmente valori aggiunti, mentre Florian Krüger può essere una sorpresa soprattutto per la sua duttilità: può giocare sostanzialmente in ogni ruolo in attacco. La sensazione però è che, a parte Moukoko, nessuno degli altri sia un talento ‘da nazionale maggiore’. Probabile che il 2004 del Dortmund abbia subito spazio in attacco insieme a Nmecha.

Un discorso simile si può applicare anche ai centrocampisti, dove ci sono giocatori più formati come Niklas Dorsch (l’anno scorso brillante all’Heidenheim, oggi al Gent) e Salih Özcan del Colonia, oltre ad Arne Maier, capitano della spedizione, da molti considerato uno dei mediani di maggiore prospettiva al momento in Germania, che nel 2020 ha fatto però i conti con gravi problemi fisici. Attualmente sta provando a riprendersi all’Arminia Bielefeld, anche se è di proprietà dell’Hertha Berlino. Stando alle ultime scelte, questi tre sembrano gli intoccabili del centrocampo di Kuntz. L’outsider è Janelt, scuola Lipsia che sta facendo molto bene in Championship. Stach e Klimowicz – figlio del mitico Diego – sono due chiamate a sorpresa, da capire se riusciranno ad avere spazio, anche se quest’ultimo può giocare anche in attacco.


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Sulla linea offensiva ci potrebbe giocare anche Ismael Jakobs, inserito tra i difensori nelle liste ufficiali ma idealmente l’esterno mancino classe 1999 del Colonia potrebbe essere il ‘terzo’ d’attacco nel 4-3-3 da cui Kuntz non dovrebbe discostarsi. L’uomo da seguire in difesa rimane comunque Ridle Baku, nome già noto, titolare indiscusso sulla fascia destra e probabilmente ‘stellina’ della squadra. Tanto talento acerbo nel resto del reparto e tante gerarchie da stabilire: Amos Pieper e Nico Schlotterbeck, anche in virtù della loro esperienza in Bundesliga, potrebbero essere due dei titolari, con il secondo in particolare che ha iniziato il ciclo giocando da terzino (con ottimi risultati), anche se è un centrale di ruolo. Leitsch, Raum e Ambrosius sono finora stati tre dei migliori giocatori di Zweite, Vagnoman meno ma ha ottime prospettive. Thiaw dello Schalke chiamata ‘nuova’ che potrebbe inserirsi subito tra i titolari. Possibile che tutti abbiano un’occasione, dal 1′ o a gara in corso. Di solidità, comunque, il reparto ne offre poca.

Il titolare inamovibile in difesa sarebbe stato Lars-Lukas Mai, centrale del Darmstadt di proprietà del Bayern, che dovrà però rimanere a casa a causa di un infortunio. Stessa sorte per Robin Hack, un altro dei grandi talenti tedeschi, uno con un futuro che può essere importante. Assente per infortunio anche Geiger dell’Hoffenheim. Tra gli altri esclusi – per scelta tecnica – nomi noti come Luka Kilian, Adrian Fein, Felix Passlack e altri meno noti come Tim Handwerker, Johannes Eggestein, Vanni Serra, Wintzheimer, Mbom e Agu. Seguiranno i loro compagni da casa. Sperando in una chiamata a giugno. Gerarchie in costante evoluzione.

In tutto questo, l’uomo da seguire forse più di tutti gli altri sembra poter essere Stefan Kuntz, uno dei candidati alla panchina della nazionale maggiore: il team manager Oliver Bierhoff ha parlato di importanti soluzioni interne a sua disposizione e i vari ‘no’ arrivati da Klopp e Flick sembrano poter far ripiegare su di lui. La Federazione lo stima, ha dimostrato di saper raggiungere risultati e sviluppare talenti. Ora ha l’ultimo esame: il primo parziale è a marzo, il secondo – in caso di qualificazione – in sessione estiva a giugno.

BundesTalenti – Josh Sargent, un talento a stelle e strisce al Werder Brema

josh sargent

Joshua Thomas Sargent, o più semplicemente Josh. Un nome che ormai in molti conoscono. Sia per il suo talento, sia per il suo look ‘Ginger’ che non passa inosservato. Anche in campo, però, l’attaccante classe 2000 sta diventando sempre più protagonista: partita dopo partita è sempre più un punto fermo per il Werder Brema, grazie ad una serie di buone prestazioni e un mix di tecnica e velocità.

Sargent nasce a O’Fallon nel Missouri il 20 febbraio del 2000 da una famiglia di calciatori, dove il soccer è sempre stato al primo posto, ed è uno dei millenials più interessanti nel panorama tedesco ed europeo. Cresce calcisticamente nella IMG Academy Bradenton a St. Luis, ma non appena maggiorenne firma istantaneamente con il Werder Brema nel febbraio del 2018 (nonostante fosse già stato bloccato dagli stessi anseatici verso la fine del 2017). Decisivo, in questo caso, un provino organizzato dalla Nike in terra USA, dove molte squadre (tra cui PSV e Schalke) iniziarono ad interessarsi a lui ma dove solo il Werder piazzò l’offerta risolutiva. Dirigenza dei Grunweiß sedotta dal suo rendimento prima con la nazionale U17 e poi con quella U20 dove in un triennio ha realizzato ben 34 gol in 54 presenze. 

Josh Sargent
Fonte: Getty/OneFootball

L’hype intorno a lui era già tantissimo sin dai suoi primi giorni tedeschi nell’inverno del 2018. Si parlava di lui come un potenziale nuovo goleador. Inizialmente giocava per la selezione Under 23 che militava nella Regionalliga, la quarta serie. I primi mesi dello statunitense sulle rive del fiume Weser sono stati di ambientamento, in una realtà totalmente diversa e nuova, ma questo non gli ha precluso la possibilità di mettere a segno sette reti in campionato. Sprazzi di talento che lo hanno portato nel giro della prima squadra già dopo pochi mesi. Anche se i primi gol con i “grandi” erano arrivati nelle amichevoli di agosto e settembre, visto che era già aggregato alla prima squadra.

La giornata, anzi la serata, che gli cambierà in positivo la stagione e la carriera arriva il 7 dicembre 2018. Al 78’ arriva finalmente l’esordio in Bundesliga al Weserstadion contro il Fortuna Düssendorf, rilevando Milot Rashica. Già questo traguardo, di per sé, porterebbe a catalogare la serata come da ricordare, ma Josh la rende indimenticabile segnando il suo primo gol, alla prima palla toccata (in assoluto) della carriera in Bundes, tutto dopo 80 secondi di gioco. Un facile tap-in su parata di Michael Rensing conseguente al colpo di testa di Martin Harnik. Semplicemente un sogno. La prima stagione di apprendistato in Bundes termina con 10 presenze e 2 gol all’attivo (il secondo nella sconfitta di Lipsia del 22 dicembre).

Josh Sargent è un attaccante atipico, non esageratamente alto (1.85m) ma che fa comunque della protezione palla uno dei suoi punti forti. Molto spesso, infatti, i difensori di Kohfeldt non disdegnano il lancio verso lo statunitense, capace di proteggere abilmente il pallone e far salire la formazione bianco-verde. Altri pregi sono sicuramente la buona tecnica di base unita ad un buon affiatamento coi compagni nel gioco nello stretto e nelle combinazioni veloci. Da migliorare, invece, la freddezza e il cosiddetto killer instinct sotto porta. Spesso Sargent riesce a presentarsi davanti al portiere mancando però la stoccata finale e, a causa della sua giovane età, pecca ancora nella ricerca della giocata “spacca-difesa” o del colpo a sorpresa per smuovere partite talvolta bloccate. In patria, però, sono già pazzi di lui e sono sicuri che possa ricalcare le norme dei suoi predecessori americani in terra tedesca come Christian Pulisic, Tyler Adams o Weston McKennie. 

La stagione 2019/20 di Josh Sargent al Werder si evolve parallelamente alla tribolata situazione di classifica dei verdi, ma nonostante tutto Kohfeldt, anche in partite delicate, gli affida spesso tutto il peso dell’attacco, complice anche le numerose assenze per infortunio che colpiscono i Grunweiß. Lo statunitense viene schierato per trentaquattro partite tra campionato, DFB Pokal e Relegantionsspiel mettendo a segno 4 reti e 6 assist. Lui, come tutta la squadra, tira un grosso sospiro di sollievo nella notte di Heidenheim che sancisce una insperata salvezza. 

Nella stagione in corso compie un ulteriore step, superando nelle gerarchie offensive sia Yuya Osako sia Davie Selke: sempre titolare nel 2020 quando è stato a disposizione. 12 presenze, tutte dal 1′. Ha saltato solo una partita per infortunio. Una fiducia ripagata con prestazioni di sostanza, anche se con pochi goal: tra campionato e coppa, una sola segnatura, nel pareggio di Francoforte del 31 ottobre. Colpisce soprattutto la maggior fluidità del gioco offensivo del Werder quando Josh parte titolare nel nuovo 3-4-2-1 che Kohfeldt gli disegna attorno. Non a caso, l’ottima striscia di risultati utili consecutivi dei verdi si spezza il 27 novembre, in concomitanza del suo infortunio last minute alla caviglia, nella rifinitura del match esterno contro il Wolfsburg.  Il bilancio momentaneo della stagione dello statunitense rimane comunque buona, escludendo l’opaca prestazione generale contro lo Stoccarda del 6 dicembre, dove abbiamo visto il peggior Werder della stagione. Da segnalare in questo scorcio di campionato la straripante prestazione a Monaco di Baviera contro il Bayern nel 1-1 dello scorso 21 novembre: non viene letteralmente mai preso da Boateng e compagni, confeziona un assist al bacio per il momentaneo 0-1 di Maxi Eggestein e solo un monumentale Manuel Neuer gli nega la gioia del gol.

“Non mi interessa quello che dice la gente. Devo concentrarmi solo su me stesso e lavorare duro. La mia mentalità è un grande vantaggio. Voglio essere uno dei giocatori che più di tutti lavora duro in campo”.

Il 2021 è iniziato con un passo diverso, con già quattro goal segnati tra il 23 gennaio e il 10 marzo, sempre coincisi con risultati utili. I tre goal di fila contro Eintracht, Colonia e Arminia, tre partite in cui ha collezionato 7 punti, sembrano rappresentare un primo passo in avanti.

Il Werder Brema, in fatto di giovani giocatori di talento difficilmente stecca – vero, Eren Dinkci? – e Josh Sargent con le sue prestazioni sta confermando questo trend. Il suo valore di mercato è aumentato di ben sessanta volte rispetto al suo arrivo a fine 2017, e anche grandi club europei si stanno accorgendo della sua qualità (vedasi, ad esempio, il sondaggio estivo della Juventus). L’annata, insomma, è iniziata sotto una buona luce per il nuovo talento a stelle e strisce del Werder che si affida volentieri (anche) a lui per raggiungere finalmente una salvezza tranquilla.