Borussia Mönchengladbach, alla scoperta del ‘corridoio dei sogni’

Borussia Mönchengladbach

Da tempo l’Academy del Borussia Mönchengladbach storicamente sforna calciatori di primo livello. Il settore giovanile dei Fohlen è rinomato e riconosciuto a livello nazionale e non solo per la propria prolificità. E, proprio a questo proposito, vi raccontiamo un particolare che forse non tutti conoscono. A Mönchengladbach, lo spogliatoio della Prima Squadra del Borussia, quest’anno allenata da Marco Rose, e quello dell’Under 19 sono nello stesso corridoio. Tra una porta e l’altra di questo tunnel, alle pareti, ci sono appese diverse maglie. Divise da gioco di campioni quali Lionel Messi, Cristiano Ronaldo o Neymar? Tutt’altro.

In quel corridoio vengono appese le maglie di quei giocatori che, formatisi nelle giovanili del Borussia Mönchengladbach, debuttano in Bundesliga con la Prima Squadra. Ormai è una tradizione che, in casa della squadra vincitrice di 5 titoli di Campione di Germania, 3 coppe nazionali e 2 Coppa UEFA, esiste dal 2004. Ovvero da quando il ‘Gladbach ha abbandonato il vecchio impianto sportivo, il Bökelberg, per trasferirsi nel più moderno e funzionale Borussia-Park.

Sono 26, finora, le maglie che fanno bella mostra nel tunnel degli spogliatoi di Prima Squadra ed Under 19 del Borussia-Park. Anche perché sono molti i calciatori che, nelle ultime stagioni, sono partiti proprio dal Borussia Mönchengladbach per poi spiccare il volo verso altri lidi. O che, magari, si sono affermati nei Fohlen. Tra le maglie presenti sulle pareti dell’ormai famoso corridoio, risaltano quelle di Marc-André ter Stegen, oggi portiere del Barcellona. Ma anche quella di Tony Jantschke, più di 230 presenze con il Borussia ed oggi ancora in organico.

Ma anche la maglia di Patrick Herrmann, quasi 300 presenze in Prima Squadra con il Borussia Mönchengladbach ed ancora punto di forza della squadra odierna. O quella di Mahmoud Dahoud, il quale, dopo tre ottime stagioni (2014-2017) in Bundesliga con il ‘Gladbach dei grandi, si è trasferito all’altro Borussia, quello di Dortmund. La tradizione, poi, è continuata nell’ultimo periodo: hanno appeso le loro maglie alla parete Florian Mayer, Louis Beyer e, per ultimo, quale 26° protagonista di questa passeggiata nella storia del club, Rocco Reitz.

Il centrocampista centrale del Borussia Mönchengladbach Under 19, un classe 2002, ha disputato il suo primo match in assoluto in Bundesliga lo scorso 24 ottobre 2020, esordendo in trasferta, con il numero 43 sulle spalle, in occasione della vittoria esterna, 3-2, sul campo del Mainz. Un debutto mica male, per l’ultimo arrivato nel tunnel più ambito di Germania.

“E stata una sensazione indescrivibile – ha commentato Reitz a ‘Fohlen TV’, il canale ufficiale della società -. Resa ancora più speciale dal fatto che ho giocato dall’inizio rimanendo in campo per un ‘ora”.

Debuttando in Prima Squadra a 18 anni e 148 giorni, Reitz è diventato, così, il 12° giocatore più giovane di sempre a giocare in Bundesliga con la maglia del Borussia Mönchengladbach, club in cui milita da quando aveva 9 anni e per il quale ha sempre fatto il tifo dalla Nordkurve del Borussia-Park.

Il nostro consiglio, insomma, è di seguire con attenzione i giovani che crescono nel Borussia. Da appassionati di calcio tedesco quali siamo, e quali siete, non si può perdere l’occasione di indovinare, per primi, di chi sarà la prossima maglia appesa nel corridoio dei sogni.

L’ultimo saluto del Friburgo allo Schwarzwald-Stadion

schwarzwald-stadion

Lo si sapeva da inizio stagione, ma il momento è arrivato: sabato diremo addio allo Schwarzwald-Stadion. Il match tra il Friburgo e lo Schalke 04 sarà l’ultimo per lo stadio della Foresta Nera dopo sessantasei anni di onorato servizio con diverse ristrutturazioni – l’ultima nel 2004.

Costruito nel 1954 ed inaugurato nel settembre dello stesso anno, la casa del Friburgo ha avuto diversi nomi nel corso della sua vita a partire dal nome originale: Dreisamstadion. Il nome, rimasto in vigore fino al 2004, deriva dalla vicinanza con il fiume Dreisam che taglia in due la città della Foresta Nera. Dopodichè si sono susseguiti vari sponsor che hanno acquistato i naming rights. Per sette stagioni, dal 2004 al 2011 la struttura è stata rinominata Badenova, seguito poi dallo sponsor Mage Solar (2012-2014) fino ad arrivare al nome odierno di Schwarzwald-Stadion, letteralmente lo stadio della Foresta Nera. Ha ospitato 339 partite di Bundesliga, con un bilancio di 139 vittorie per il Friburgo, 88 pareggi e 112 sconfitte.

Schwarzwaldstadion
Schwarzwaldstadion | Twitter @scfreiburg

Come detto, lo stadio ha subito diverse ristrutturazioni – ben cinque – che ne hanno modificato l’aspetto nel corso degli anni. La prima, risalente al 1970, è servita per aggiungere una tribuna sul lato sud della struttura mentre la seconda è conseguente alla promozione in Zweite Liga nel 1978 ed ha comportato l’aumento delle capienza fino a 15000 posti. La terza modifica è stata apportata dopo l’approdo in Bundesliga del 1993 con l’aggiunta dei riflettori, la copertura alla tribuna est che è stata anche ampliata. Le attuali dimensioni sono state raggiunte nel 1999 quando gli stand nord ed est sono stati nuovamente ampliati anche con la creazione dei posti dedicati ai portatori di handicap. L’aspetto moderno – ripreso anche da Joe Bryant in una delle sue riproduzioni Lego – è invece opera dei lavori fatti nel 2004, quando sono state create due centrali fotovoltaiche che soddisfano le richieste energetiche dello stadio, l’hospitality vip, la fan house dietro la curva nord ed è stato aggiunto anche il riscaldamento del terreno.

Joe Bryant
Joe Bryant, 11 anni e il modellino in Lego dello Schwarzwaldstadion.

La stagione che tutti i tifosi del Friburgo ricorderanno per sempre vissuta in quello che era ancora il Dreisamstadion è certamente quella della stagione 1994-1995, dove nasce anche il soprannome di Breisgau-Brasilianer. Al secondo campionato in Bundesliga dopo la promozione del 92-93, il Friburgo disputa quello che è tutt’ora il miglior torneo della sua storia chiudendolo al terzo posto ed a soli tre punti dal Borussia Dortmund campione. Negli annali sotto la voce partita da ricordare c’è sicuramente il 5-1 al Bayern Monaco di Lothar Matthäus e Giovanni Trapattoni a cui vengono inflitti tre gol nei primi diciotto minuti.

Da non sottovalutare anche le due cavalcate guidate da Christian Streich per riportare il Friburgo in Europa nel 2012-2013 e nel 2016-2017 e chissà che l’esperto tecnico non ripeta questi storici traguardi anche nel nuovo stadio che, per ora, non ha ancora un nome proprio. Il progetto dell’SC Stadion sta subendo alcuni ritardi a causa del lockdown imposto dall’emergenza Covid-19 e la data di Agosto sembra infattibile. Il progetto della società è ambizioso con un’arena da 34700 posti di cui oltre diecimila saranno in piedi ed un investimento da oltre cento milioni di euro. L’impianto sorgerà nel quartiere Wolfswinkel che ha fatto e sta facendo di tutto per mettere i bastoni tra le ruote al club della città.

Schwarzwaldstadion
SC Stadion | scfreiburg.com

Tra le varie lamentele, quella che ha fatto più scalpore ed è stata accolta, riguarda il rumore prodotto dai match casalinghi. La corte amministrativa del Baden-Württemberg ha infatti stabilito che il Friburgo potrà ospitare gli incontri di campionato solamente tra le 8 e le 20 dei giorni feriali ed in due fasce orarie la domenica: la prima dalle 9 alle 13; la seconda dalle 15 alle 20. Insomma, il nuovo stadio del Friburgo potrà ospitare i propri tifosi solamente nella fascia oraria del sabato pomeriggio (alle 15.30) o nel match domenicale delle 15. Prima di questa battaglia, la società della Foresta Nera ne aveva combattuta una anche per ottenere i permessi di costruzione dopo la causa intentata dai residenti locali per l’incremento di rumore – vedi sopra – e del traffico dovuto alla costruzione dell’impianto. Insomma, il quartiere non ha accolto al meglio il nuovo SC Stadion, ma il gioiello targato Friburgo è quasi pronto a prendere vita e noi, seppur con molto dispiacere nell’abbandonare il fantastico Schwarzwald-Stadion, non vediamo l’ora di vederlo riempito fino all’ultimo posto.

Alte Försterei, 100 anni e non sentirli

Alte Försterei

Per spegnere 100 candeline sarebbe stato necessario il fiato nei polmoni di tutti i 22.012 tifosi che solitamente affollano lo stadio, ma in questo momento storico delicato, la storia passa per tappe differenti e necessarie: sabato 7 marzo lo stadio An der Alten Försterei, casa ribollente di passione dell’Union Berlino, ha festeggiato i 100 anni di vita. Un secolo di storia nel distretto di Treptow-Köpenick, a est di Berlino. Un compleanno che doveva essere festeggiato sabato 14 marzo, in occasione della sfida casalinga contro il Bayern Monaco, ma l’emergenza sanitaria ha cambiato la storia e fermato la Bundesliga. Il primo centenario senza partite per necessarie disposizioni governative per limitare il contagio da coronavirus.

Anzi no, due personaggi speciali ci saranno lì davanti all’ingresso dello stadio: Ulrich Prüfke e Ralph Quest, ex Unioner, immortalati in una statua di bronzo a grandezza naturale, che sorreggono l’unico trofeo ufficiale che l’Union Berlino ha conquistato nella sua storia. Era il 9 giugno 1968 e la squadra di Berlino Est aveva battuto 2-1 il Carl Zeiss Jena aggiudicandosi la FDGB Pokal, la Coppa della Federazione della Libera Unione Sindacale Tedesca.

L’impianto sorge in mezzo all’esteso parco-foresta Wuhlheide, il posto lo scelse nel 1920, l’SC Union Oberschöneweide, squadra creata da un gruppo di studenti nel 1906, che si vide costretta ad abbandonare lo stadio di Wattstraße, prossimo ad essere demolito per far spazio ad abitazioni. Al nuovo stadio fu dato il nome di Sportpark Sadowa, un richiamo sia all’attiguo bosco (poi nel 1929 chiamato Wuhlheide), ma anche all’omonima battaglia del 1866 durante la guerra austro-prussiana. Fu il derby berlinese tra Union e Viktoria 89 ad aprire le danze: la partita, terminata 1-1, venne disputata il 7 marzo 1920. La struttura aveva il mimino indispensabile: 10mila posti, uno spogliatoio, i servizi igienici, un paio di biglietterie e l’immancabile pub.

Partita in DDR-Oberliga, anni Ottanta

L’inaugurazione ufficiale dell’impianto, invece, arrivò il 7 agosto dello stesso anno e fu un evento prestigioso: un’amichevole tra Oberschöneweide e il Norimberga, campione di Germania dell’epoca, capace di inanellare 104 incontri senza sconfitte tra il 1919 e il 1922. Fischio d’inizio alle 18:00 e, tra 7 mila spettatori, vinse, ovviamente il “Der Club” per 2-1. Il nome di Sadowa-Platz, in realtà, fece ben presto spazio all’immaginario collettivo: la vicinanza dello stadio a una casa destinata all’alloggio del guardaboschi, poco a poco, fece cambiare nome all’impianto, che divenne così affettuosamente noto come Alte Försterei (in italiano, appunto, la vecchia casa del guardaboschi), prima di essere ancora lo stadio costruito dai tifosi e degli ormai tradizionali canti natalizi.

Per l’occasione, l’Union avrebbe dovuto scendere in campo con una maglia speciale realizzata per l’occasione da Macron solo per il match contro il Bayern Monaco: totalmente rossa, sia nella parte anteriore che posteriore è riprodotta una mappa stilizzata in stile antico di Köpenick. La squadra non la indosserà, ma è comunque in vendita: solo 1.920 unità disponibili per questa edizione limitata riservata esclusivamente ai tifosi membri.

Alles Gute zum Geburtstag, Stadion An der Alten Försterei!

📸 Fortuna e Viktoria, l’altra Colonia del calcio

Fortuna Colonia

Parli di calcio, dici Colonia, pensi 1.FC Köln. L’effzeh è la squadra storica della città, quella blasonata, conosciuta in tutto il mondo per i suoi successi (e insuccessi), per i suoi protagonisti. In città però ci sono altre due squadre: il Fortuna Colonia e il Viktoria Colonia. Entrambe hanno sede in città, entrambe stanno cercando la risalita dalle categorie inferiori, entrambe giocano in stadi non esattamente all’avanguardia. Ma, per qualunque appassionato di calcio che capiti a Colonia, entrambe meritano di essere conosciute.

Viktoria Colonia

Il Viktoria ha sede nella zona est della città, dall’altra parte del Reno rispetto al centro. Gioca le partite casalinghe allo Sportpark Höhenberg, il classico stadio di periferia da 10mila posti, con una sola tribuna coperta e con ingressi tutt’altro che inaccessibili. Anzi, con un po’ di fortuna in alcuni punti si può anche assistere alle partite pur stando fuori. Si trova in mezzo a un bosco, più nascosto rispetto alla strada principale che passa nel quartiere di Kalk, quello di cui il Viktoria fa parte.

Si trova in un complesso di una polisportiva che include anche una palestra e un tennis club, tutto nel raggio di pochi metri. Ha un piccolo bar, aperto soltanto in orari di partite o di pomeriggio, così come lo store ufficiale, che consiste in una porticina sotto la tribuna centrale, quella coperta, e una sala. A fianco di questa porta c’è una targa con incisi i nomi più importanti nella storia del club.

Attualmente il club, rifondato nel 2012 dopo un periodo come Preußen Köln, si trova in 3. Liga e lotta per evitare la retrocessione. Ha conquistato la terza serie soltanto lo scorso anno con una promozione dalla Regionalliga guidata da un’icona del calcio tedesco: Jürgen Kohler. Non è mai stato in Bundesliga.

L’ingresso dello stadio.
La targa che ricorda le leggende del club.
“Vip Lounge”
La rosa 2019/20 (che copre la finestra dello store).
Un occhio sullo stadio.

Fortuna Colonia

Nella zona sud della città, ad ovest del Reno, ha invece sede il Fortuna. Gioca le partite interne nel Südstadion, un impianto decisamente più ‘cittadino’ rispetto a quello del Viktoria per la posizione (è in mezzo alle. case), ma in linea di massima simile per struttura e modernità (poca). Conta 12mila spettatori e ospita a volte anche le partite dell’FC Köln II, oltre a partite di football. Il complesso sportivo è ancora più piccolo rispetto a quello del Viktoria, anche se ha almeno una sede a parte, nella quale si può trovare anche lo store (consistente in un paio di mensole e qualche appendi-abiti).

Nonostante lo stadio appaia più ‘spoglio’, il Fortuna ha una storia più lunga e più di successo rispetto al Viktoria. Nel 1974 è arrivato fino alla Bundesliga, salvo rimanerci un solo anno. Nel 1983 ha invece raggiunto la finale di DFB-Pokal, perdendo il derby contro l’effzeh. Fino al 2000 è rimasto in Zweite, poi ha iniziato a precipitare fino a toccare quinta divisione e fallimento. Nel 2014 è risalito fino alla 3. Liga, prima di retrocedere lo scorso anno e tornare in Regionalliga. Attualmente è a metà classifica.

Fortuna Colonia
Souvenir nello store.
Fortuna Colonia
Il Südstadion visto dai cancelli.
Fortuna Colonia
La curva.
L’ingresso.

Joe Bryant, il bambino più famoso della Bundesliga

Joe Bryant

Siamo piuttosto certi che molti di voi già conoscano Joe Bryant, la sua passione e la sua storia che lo ha portato ad essere il bambino più famoso della Bundesliga, ma per chi non lo conoscesse ve lo presentiamo noi. Magari il nome vi dirà poco, la sua passione di più: Joe è un ragazzino di undici anni – presto dodici – che vive ad Ipswich e ha un smodata passione per il campionato tedesco e i Lego.

La passione per la Bundesliga si è sviluppata durante un viaggio con la famiglia in Turchia quando, per caso, lui e suo padre si sono ritrovati a guardare un match assieme a dei tifosi tedeschi. Il colpo di fulmine è stato immediato, soprattutto grazie agli stadi: “Gli stadi tedeschi sono molto più caldi e sono completamente diversi dagli altri e anche il calcio giocato è ottimo”, ha dichiarato il ragazzo al sito della Fifa. Unendo questa nuova scoperta con una delle sue passioni precedenti, Joe ha iniziato a riprodurre fedelmente gli stadi della Bundesliga con i mattoncini più famosi al mondo: i Lego.

Attualmente il piccolo Joe Bryant ha compiuto 13 viaggi in Germania, molti dei quali come ospite del club di cui ha ricostruito lo stadio e sono parecchi: Werder Brema, Hertha Berlino, Norimberga, Colonia, Mainz, Augsburg, Bochum, Friburgo, Bayer Leverkusen, Schalke e Borussia Mönchengladbach. Non tutte le società lo hanno invitato ad assistere ad una loro partita, ma chi lo ha fatto non solo lo ha trattato come ospite vip ma gli ha permesso anche di esibire la sua creazione allo stadio.

E non è tutto. Ad alcune società il modellino in Lego è piaciuto così tanto che lo potete trovare all’interno del loro museo. Un esempio è l’Hertha Berlino che dal 22 febbraio di quest’anno esporrà in maniera permanente il modellino dell’Olympiastadion realizzato da Joe.

Un’altra società che espone il proprio stadio in versione Lego dentro al suo museo è il Mainz ed è anche l’unico caso in cui alcuni tifosi in visita al museo hanno chiesto di acquistarne una copia. Tuttavia Joe Bryant – che potete seguire su Twitter – non ha intenzione di vendere le sue opere, che sono destinate ad aumentare vista la volontà di completare l’intero set di stadi delle squadre di Bundesliga e Zweite Bundesliga. E infatti l’ultima opera in via di completamento è la Mercedes-Benz Arena di Stoccarda. Una passione senza fine.

📷 4 dettagli da notare all’Allianz Arena

Allianz Arena

Se qualcuno è di passaggio a Monaco (città bellissima, ovviamente, contrariamente a Gelsenkirchen – se qualcuno avesse dubbi), una visita all’Allianz Arena è d’obbligo. Possibilmente, però, con il Bayern in campo. Perché permetterebbe di scoprire 4 dettagli molto particolari, forse unici, che contraddistinguono uno stadio iconico.

Allianz Arena
L’Allianz Arena è uno stadio stupendo. E ha quattro dettagli da notare.

L’anello del cibo

Tra il primo e il secondo anello si trova quello che non so definire meglio di ‘anello del cibo’. Per il semplice fatto che è accessibile da ogni settore, lo si può girare tutto senza intoppi e ogni 5 metri c’è un kiosk che vende Bratwurst, Currywurst, Brezel o birra. Ah, già: è aperto sullo stadio, con vista campo e quindi anche partita, e ha un comodo appoggio su cui mettersi con vista campo, alle spalle dei posti per i portatori di handicap.

I parcheggi dell’Allianz Arena

Spesso quando si va allo stadio il parcheggio è un problema. Non all’Allianz Arena: oltre 10mila posti auto in parcheggi sotterranei, alla cifra di 10 euro. Poi, quando si risalgono le scale, la vista è questa: un unico fiume di gente a piedi che confluisce verso l’ingresso allo stadio. Tra chioschi e bancarelle che vendono prodotti ufficiali del Bayern. Parola d’ordine: efficienza.

Allianz Arena

La ‘T’ bianca

Altro dettaglio interno, che magari qualcuno avrà notato anche dalla televisione. La ‘T’ bianca di T-Mobile, uno dei principali sponsor del Bayern Monaco. La si vede dal lato opposto a quello delle panchine, guardando il campo sulla destra. Gente ‘normale’ che acquista il biglietto. E poi si traveste di bianco. Marketing, sì, con un tocco di genialità.

Esterno e tetto: i fiori all’occhiello dell’Allianz Arena

Non è soltanto l’esterno a illuminarsi e cambiare colore: anche il tetto è illuminato di rosso e lampeggia al momento dei giochi di luce. Insomma, segnale di grande avanguardia. Da Bayern Monaco.

Allianz Arena

Calcio e miniere: cosa significa tifare Schalke 04

Mettiamo subito le cose in chiaro: se avete in programma un viaggio turistico nella zona ovest della Germania, depennate immediatamente Gelsenkirchen dalla lista. Se non andrete allo stadio a seguire una partita, finireste per annoiarvi a morte. Se invece volete conoscere e capire il calcio, segnatela come prima tappa. Vi aiuterà a capire che cosa sia e cosa rappresenti lo Schalke 04. Perché in fondo non è solo il Barcellona ad essere “Mes que un club”, non è solo il Bayern a poter dire “Mia san Mia”.

Dicevamo, la noia. Ecco, in città non c’è molto, neanche un centro un minimo storico. Una Altstadt esiste, ma poca roba in confronto ad altri centri del Nordrhein-Westfalen, senza scomodare Colonia. Avrei postato delle foto qui sotto, ma non ne ho fatte. Perché non c’era niente da fotografare e la gente in giro era davvero poca. Va beh. Capitolo chiuso.

L’unica attrazione turistica, che comunque val la pena visitare, è la ex miniera Zeche Zollverein, ad Essen (a fianco di Gelsenkirchen), uno dei centri di estrazione più grandi della zona e patrimonio UNESCO. 

La miniera di Essen.

L’identità dei ‘minatori’ è ovviamente radicata nel territorio: quello della Ruhr è un ricco bacino minerario che ha dato lavoro a migliaia di persone. E a Gelsenkirchen molta gente ci vive per lavorare nei dintorni. Non più nelle miniere, che sono state tutte chiuse. Alcuni carrellini però sono ancora in giro per la città è per la metro. È una delle poche cose che si nota, insieme a un colore che più degli altri risalta: il blu, il colore dello Schalke 04, dei ‘Knappen’ (tradotto: i minatori).

Schalke e miniere, un dualismo inscindibile. La squadra è stata fondata da dopolavoristi: di giorno in miniera, poi il pallone, ricordando le origini. Martello e piccone sono uno dei simboli dello Schalke. Oggi diversi tifosi vanno allo stadio con il caschetto da minatore in testa, altri invece con una sciarpa che reca le scritte ‘Kumpel’ (amico) o ‘Malocher’ (di difficile traduzione, più o meno ‘forte lavoratore’), termini nati nella regione della Ruhr e rimasti nel sangue di chi è cresciuto a Gelsenkirchen.

Quando l’ultima miniera è stata chiusa, a Gelsenkirchen è stata organizzata una grande festa allo stadio, il nome di ogni miniera campeggiava sulle maglie dei giocatori. E poi c’è anche il mitico tunnel ‘roccioso’ che conduce al campo, costruito ricordando una miniera.

Tutto richiama le origini, anche il pre-partita: viene cantato lo Steigerlied, l’inno dei minatori. E, intanto, sul maxischermo passano immagini di minatori, mischiate con quelle dello Schalke. 

Maxischermo e immagini delle miniere.

Nell’occasione, per la sfida contro l’Hertha Berlino di DFB-Pokal, anche la curva ha dedicato la coreografia ai minatori. Ne ha rappresentato uno ‘stilizzato’, con la scritta ‘Glück auf’, il saluto nelle miniere, un’abbreviazione che rappresentava un augurio di buona fortuna. 

Schalke
La coreografia della Nordkurve.

Anche dopo i goal, lo speaker dello stadio urla “Glück” sentendosi sempre rispondere “Auf”. Così come fa al suo fianco Erwin, la mascotte, che ovviamente è un minatore.

L’attaccamento così viscerale della tifoseria dello Schalke alla squadra nasce da qui, dall’identità. E si riconosce in città, dove si vedono ad esempio case dipinte con il palmares dello Schalke.

Schalke
Una casa che è una bacheca.

Che pure se non vince un campionato dal 1958, qualche soddisfazione se l’è tolta. Specialmente la Coppa UEFA vinta nel 1997 contro l’Inter, quando il simbolo dello Schalke era Rudi Assauer, allora dirigente, a cui oggi è stata dedicata la piazza davanti all’ingresso ovest della VELTINS-Arena.

Rudi-Assauer-Platz, davanti all’ingresso Ovest.

È un’identità tangibile, perché ogni volta che gioca lo Schalke si riempiono tutti i 14mila posti auto intorno allo stadio – che poi è un complesso, compresi campi di allenamento, nella stessa zona dell’ex Parkstadion. Ci si avvicina sempre ai 60mila. Perché lo Schalke è uno stato mentale.

E, senza voler essere lapidario, anche perché comunque in fondo a Gelsenkirchen di meglio da fare non c’è.

Hermann Rieger, l’anima buona dell’Amburgo

All’esterno del Volksparkstadion di Amburgo ci sono solo due statue. Una “omaggia” il piede destro di Uwe Seeler, bandiera e leggenda del HSV, l’altra celebra Hermann Rieger, lo storico massaggiatore del club anseatico. Di lui, nel giorno della scomparsa avvenuta per un cancro il 18 febbraio 2014, Horst Hrubesch, miglior marcatore di sempre dell’Amburgo nelle competizioni europee, ha detto: “Non ha mai segnato un gol, ma uno come lui al HSV, oggi manca”.

E pensare che Rieger, classe 1941, nativo di Mittenwald, piccolo paese sulle montagne della Baviera, nel sud della Germania, ad Amburgo ci era arrivato quasi per caso nel 1978. A quell’epoca era un tecnico della DSV, la Federsci della Repubblica Federale e aveva lavorato come fisioterapista al Bayern Monaco, dove si era fatto adorare dai giocatori, tanto che Gerd Müller l’aveva suggerito per sostituire per un match contro l’Inghilterra il massaggiatore della Nazionale Erich Deuser, malato. A chiamarlo Günter Netzer, che dopo aver appena chiuso la carriera da calciatore in Svizzera, era diventato il direttore sportivo del HSV. Hermann accetta dopo essersi consultato con la madre, che gestiva una pensione. “Figliolo vai ad Amburgo, la gente lì è gentile”. “Mamma ma non ci sei mai stata”. “Nella nostra pensione i clienti di Amburgo sono sempre stati così amichevoli”. Questo è il dialogo surreale che il massaggiatore ricorderà anni dopo.

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Quel trasferimento per Netzer, che in riva al Mare del Nord ha portato campioni come Franz Beckenbauer e Kevin Keegan, è stato il suo miglior “colpo” di mercato. Nel nord della Germania Rieger rimarrà per 26 anni, un’eternità per un club di Bundesliga. In un quarto di secolo di permanenza al HSV nessuna parola fuori posto, nessun diverbio, nessuna discussione con allenatori, calciatori e dirigenti. Nei successi, come i Meisterschale e la Coppa dei Campioni 1983 e negli anni bui, Rieger è sempre stato un professionista capace ma soprattutto il custode dei segreti di tutti. Parole, confidenze che non sono mai uscite da quegli spogliatoi, neanche dopo la fine del suo lavoro per il club. Divertenti rimangono gli aneddoti, come quello su Kevin Keegan che si esercitava a cantare mentre Rieger lo massaggiava o come quando il massaggiatore ricordava al tecnico Josip Skoblar che non era un bene bere vino a mezzogiorno. Speciale il rapporto con Ernst Happel. Rieger era l’”incaricato” a tenere d’occhio il denaro che l’allenatore austriaco giocava regolarmente al casinò.

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E poi c’era l’amore dei tifosi. Che lo vedevano entrare sul terreno del Volksparkstadion con la sua valigetta o che addirittura lo chiamavano dagli spalti. Il massaggiatore ripaga con la professionalità e con l’entusiasmo, come quando esultava per i gol. Un amore così grande quello dei tifosi che nei momenti difficili, girava questa frase. “Se ne possono andare tutti, tranne Hermann”. Rieger, a cui Dino la mascotte dell’Amburgo deve il suo cognome (Hermann), lascerà davvero il suo posto nel 2004, per un tumore alla prostata. Per Hermann, che ha anche un fan club a lui dedicato, una partita d’addio e una standing ovation da brividi.

Poi quando se ne andrà per davvero, nel 2014, sempre per un cancro, tutto il HSV si fermò. Al Volksparkstadion la bandiera rimase a mezz’asta con i tifosi, che organizzarono una “marcia funebre” dalla fermata della S-Bahn di Stellingen fino allo stadio, dove nel giorno del match casalingo contro il Borussia Dortmund venne osservato un minuto di silenzio e preparata una coreografia. “Per sempre al nostro uomo migliore, che nessuno potrà sostituire”. Lì, nel luogo che l’aveva visto lavorare ed esultare, si tennero anche i funerali e lì in ogni partita casalinga c’è uno striscione a ricordarlo. Perché Hermann Rieger non era solo un semplice massaggiatore.