Viktoria Berlino: i pionieri del calcio tedesco in 3.Liga

viktoria berlino

L’ufficialità potrebbe arrivare il 16 aprile, ma ormai la decisione sembra ormai essere già stata presa. Il Viktoria Berlino, capolista della Regionalliga Nordost, uno dei gironi della quarta serie tedesca, ferma per la pandermia dal novembre del 2020, dovrebbe giocare in 3.Liga. Una promozione che segnerebbe il ritorno tra i professionisti di un club, che ha scritto una pagina importante della storia del calcio tedesco degli albori.

Precursori – Berlino, alla fine dell’Ottocento, è una delle culle del Fussball. Il Gioco nella capitale del Secondo Reich è arrivato nel 1881 grazie ad alcuni emigranti inglesi e negli anni seguenti fioriscono i club. Nel 1888 i fratelli Jestram creano insieme ai loro compagni dell’”Askanisches Gymnasium” il BFC Germania, che utilizza inizialmente i terreni dove successivamente sorgerà l’aeroporto di Tempelhof. Un anno dopo, nel giugno 1889, cinque ragazzi berlinesi fondano il FC Viktoria, che dodici mesi dopo si fonderà con un club di cricket, dando vita al “Berliner Thorball- und Fußball-Club Viktoria von 1889”.

Campioni… in ritardo – Questa nuova squadra diventa una delle protagoniste del campionato berlinese, organizzato dal 1891 dal Deutsche Fußball- und Cricket Bund (DFuCB). Nonostante la forte concorrenza tra il 1893 e il 1897 il BFC Viktoria vince cinque titoli cittadini consecutivi, mettendosi spesso dietro i rivali del BFC Germania. Nel 1894, l’anno in cui il BFC riesce pure a battere il Dresden English Football Club, considerata una delle migliori squadre di Germania, la DfuCB vorrebbe organizzare una fase finale per determinare il migliori club dell’Impero. Delle due invitate il DFV 1878 di Hannover rifiuta perché loro giocano il “rugby football” (l’attuale rugby), mentre l’FC Hanau 93, formazione dell’Assia rinuncia perché vorrebbe giocare in casa e perché non si può permettere la trasferta nella capitale. Il torneo viene così cancellato e per “recuperarlo” ci vorranno… 103 anni. Nel 2007 infatti le due squadre si incontreranno in una sfida andata e ritorno, disputata con i palloni di fine Ottocento e che finirà con la vittoria del BFC Viktoria 1889, a cui verrà riconosciuto dalla DFB un titolo “non ufficiale”.

L’epoca d’oro – I berlinesi, che saranno nel 1900 tra i membri fondatori della Federcalcio tedesca, campioni di Germania poi lo diventeranno davvero. Dopo una finale persa contro il Freiburger Fc nel 1907, il Viktoria si ripresenta l’anno successivo alla fase conclusiva a eliminazione diretta. Ai quarti gli “Himmelsblauen”, i celesti, liquidano in trasferta per 7-0 i debuttanti del VfB Königsberg, club dell’odierna Kaliningrad in Russia (ai tempi Prussia Orientale, provincia dell’Impero tedesco) e nella semifinale si sbarazzano sempre fuori casa del Wacker Lipsia. La finale è a Berlino, ma si gioca a Tempelhof sul campo dei rivali del BFC Germania. L’avversario sono i Stuttgarter Cickers, a cui manca Otto Löble perché svolge il servizio militare e l’infortunato Karl Reich. È un match combattuto, il cui eroe è il capocannoniere del torneo Willi Worpitzky autore di una doppietta nel 3-1 finale. Dopo un’altra finale persa nel 1908, il BFC Viktoria fa il bis nel 1911. Dopo aver superato senza giocare il Lituania Tilsit, i cui giocatori non avevano ricevuto il permesso dei loro datori di lavoro, in semifinale i berlinesi liquidano 4-0 in trasferta l’Holstein Kiel. Ad aspettarli in finale, a Dresda, il VfB Leipzig, il club che nel 1903 aveva vinto il primo titolo tedesco della storia. Il risultato è lo stesso del 3-1 e l’uomo decisivo è sempre Worpitzky, che ha segnato di nuovo due reti.

La caduta e i lampi – Dopo la Prima Guerra Mondiale il BFC Viktoria, che prima del 1914 aveva anche collezionato pure tre Coppe di Berlino e una serie di titoli cittadini, non riesce a stare costantemente nell’élite del calcio tedesco. Nella capitale comincia a brillare l’Hertha e a livello nazionale il miglior periodo è quello degli Anni Trenta, dove il Viktoria ottiene la partecipazione alla Gauliga, la neonata massima serie organizzata su gironi della Germania Nazista. Nel 1934 disputerà addirittura alla fase finale, arrendendosi in semifinale al Norimberga, poi finalista perdente contro lo Schalke. Nel dopoguerra, con la divisione della Germania e di Berlino, il Viktoria diventa una delle protagoniste della Oberliga Berlin, uno dei gironi in cui era articolato il campionato della Germania Ovest. Nel 1955 e nel 1956 gli “Himmelsbauen” si qualificano per il torneo che assegna il Meisterschale. È una “Cenerentola” che in due apparizioni colleziona 10 sconfitte e due pareggi. Nel 1960 i ragazzi che giocano a “Friedrich-Ebert-Stadion” rischiano addirittura la bancarotta. Per salvarsi i dirigenti invitano il 16 agosto di quell’anno addirittura il Real Madrid di Ferenc Puskas e Alfredo Di Stéfano per sfidare una selezione mista di calciatori di Hertha e Viktoria. Si presenteranno in 30mila, che vedranno la vittoria dei blancos per 1-0.

I dilettanti e la fusione – A inizio Anni Sessanta dopo non essersi qualificati per rappresentare Berlino nella neonata Bundesliga il Viktoria vive più di quarant’anni d’anonimato sportivo, patendo anche l’immissione delle squadre della ex DDR dopo la Riunificazione. Decisivo è il 2013, che è l’anno del trionfo in quinta serie e della notizia della fusione (già tentata nel 2002) con il Lichterfelder FC Berlin 1892, per dare vita al FC Viktoria 1889 Berlin. L’obiettivo dichiarato è diventare la terza forza del calcio berlinese. I problemi non si risolvono tanto che nel 2018, per uscire da una situazione finanziaria difficile dovuta a una cocente delusione (la fine dell’interessamento del magnate di Hong Kong Alex Zheng) si decide per separare dal punto di vista societario la prima squadra dalle altre formazioni, che costituiscono la più grande sezione calcistica di una società tedesca, con 65 squadre e più di 1600 membri.

Il futuro, nonostante la promozione però rimane è tutto da scrivere, visto che il FC Viktoria 1889 Berlin, oltre alla possibile sostenibilità economica della 3.Liga e l’allestimento di una rosa competitiva, ha una questione non da poco da risolvere, lo stadio per le partite casalinghe. Lo Stadion Lichterfelde dove ha giocato le ultime stagioni non ha i requisiti per la terza divisione e gli altri impianti cittadini non sono disponibili. In questa nuova avventura a guidare i berlinesi ci sarà anche un azzurro, l’allenatore di origine italiana Benedetto Muzzicato, ex giocatore tra gli altri di Union Berlino e del Werder Bremen II.

Il bilancio della Bundesliga 2019/20 e l’impatto del Covid-19 sui conti

Bundesliga bilancio

Come tutto il mondo, anche il calcio ha risentito degli effetti economici della crisi causata dal Covid-19. Nonostante ciò, la Bundesliga è riuscita a chiudere il bilancio della stagione 2019/20 limitando al massimo i danni. Il report economico annuale pubblicato dalla DFL lo scorso 9 marzo ha da un lato preparato a un bilancio della stagione 2020/21 che sarà decisamente peggiore, dall’altro rassicurato che, nonostante tutto, la massima serie tedesca può contare su solide basi.

Il bilancio della Bundesliga nella stagione 2019/20

Soltanto la pandemia ha arrestato la crescita economica del Fußball. Per la prima volta in 15 anni, i ricavi totali della Bundesliga sono diminuiti del 5.4% rispetto totale della stagione 2018/19, per un totale di 3.8 miliardi di euro che rappresentano comunque il terzo fatturato più alto in assoluto. Ovviamente a condizionare è stata soprattutto la perdita del 30% in termini di ricavi da biglietteria, visto che le ultime 9 giornate si sono giocate interamente a porte chiuse. Nonostante ciò, 13 club su 18 sono riusciti a chiudere l’esercizio con ricavi in tripla cifra di milioni di euro.

Ricavi da matchday9,6%
Sponsor e advertising23,4%
Diritti TV e Media39,2%
Trasferimenti15,6%
Merchandising4,9%
Altro7,4%

Nella tabella che mostra la distribuzione dei ricavi si nota ovviamente un drastico calo nei ricavi da matchday, che lo scorso anno rappresentavano il 13% del totale. Condizionata anche la percentuale sui diritti tv, visto che mancano quelli di Champions League ed Europa League da metà ottavi di finale in poi (saranno inseriti nel prossimo esercizio). La cifra incassata di 1489.2 milioni di euro rappresenta comunque già di per sé un record. Netto calo anche per quanto riguarda i ricavi da player trading, variabile ovviamente imprevedibile.

Quest’ultimo punto in particolare rischia di essere ingannevole. I giocatori sono stati venduti in minor misura, ma il valore dei calciatori come assets è drasticamente aumentato, toccando un complessivo di 1.47 miliardi di euro, 300 milioni in più rispetto all’anno scorso e il doppio rispetto al 2016. Il valore degli asset in generale è aumentato del 4%.


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Aumentate anche le spese complessive dei club, in particolare dell’1.2%, senza però andare a intaccare l’equity ratio: il rapporto dei debiti sul capitale è pari al 43.7% ed è il secondo più basso migliore di sempre. Gli aumenti si registrano per quanto riguarda le spese sul mercato (salite di 70 milioni rispetto all’anno precedente) e anche negli investimenti sui settori giovanili, 194.7 milioni di euro, 8 in più dell’anno precedente.

In generale, dopo 9 anni di profitti, questo è il primo in cui il bilancio totale della Bundesliga è negativo. 8 club su 18 hanno fatto registrare profitti (l’anno scorso erano 14), ma il saldo complessivo è di -155 milioni. Un anno fa il bilancio si chiudeva con un rassicurante +127.

Perdite anche per la 2. Bundesliga, che ha chiuso a 726 milioni di euro, calando del 7.2% rispetto all’anno scorso. Rimane comunque il secondo miglior risultato economico di sempre dopo quello del 2018/19.

Dal report si apprende anche che il calcio tedesco ha sfondato il muro dei 10 miliardi di euro di tasse pagati nell’ultimo decennio e che 52,786 persone sono impiegate direttamente o indirettamente dalla Bundesliga, che si conferma una grande azienda con grande produttività. I numeri saranno ancora in drastico calo nel prossimo economic report, come ha voluto sottolineare anche Christian Seifert, CEO della DFL che lascerà il suo incarico nel 2022.

“Nessuno era preparato a una crisi così profonda, che avesse effetti così drastici. Il calcio tedesco non fa eccezione. Negli ultimi 20 anni sono state gettate solide basi su cui si possono costruire sviluppi futuri, anche se è chiaro che la pandemia costringerà i club a continuare ad agire finanziariamente in maniera ancora più oculata”.

Krzysztof Nowak, il numero 10 eterno del Wolfsburg

krzysztof nowak

Nella stagione 2020/21 al Wolfsburg, la maglia numero 10, è sulle spalle del 28enne Yunus Malli. Tra il 1998 e il 2002 quella divisa l’ha indossata Krzysztof Nowak, centrocampista polacco, rimasto nel cuore dei tifosi dei “Lupi”. Ecco la sua storia.

Un polacco in Brasile – Classe 1975, Novak, originario di Varsavia, si è fatto conoscere prima al Sokół Pniewy e poi al GKS Tichy, per poi passare ai greci del Panachaiki, club di Patrasso. Dopo una breve parentesi al Legia Varsavia, nel 1996, a 21 anni, Krzysztof accetta di trasferirsi in Brasile, all’Athletico Paranaense. Ci va insieme al suo compatriota e coetaneo Mariusz Piekarski e ci rimane per due anni. Ventincinque partite tre reti e il desiderio di tornare in Europa. “Lì ci sono le migliori squadre del mondo”. A scovarlo è il Wolfsburg, che nel 1997 è stato promosso per la prima volta in Bundesliga.

Un punto fermo al Wolfsburg – Quando arriva in Bassa Sassonia Nowak diventa, sotto la guida di Wolfgang Wolf, uno dei cardini dei “Lupi”. Un centrocampista tecnico, grintoso e con tanta corsa che il suo allenatore definisce il “calciatore più completo che abbia mai visto”. Tra il 1998 e la fine del 2000 il polacco, che nel 1997 ha ricevuto la prima convocazione con la sua Nazionale, colleziona 83 presenze in Bundesliga, realizzando anche dieci gol.

I sintomi e la diagnosi – Alla fine del 2000, a 25 anni, per Nowak iniziano i problemi. Ha un formicolio alle braccia e qualche mese dopo, a marzo del 2001, arriva la diagnosi. Il polacco soffre di Sclerosi Laterale Amiotrofica. Il 10 febbraio, alcune settimane prima, ha giocato la sua ultima partita in Bundesliga, contro l’Hertha Berlino.

La battaglia contro la malattia – Con quella diagnosi comincia la lotta di Nowak contro la SLA. Al suo fianco i medici, la moglie Beate, i due figli e tutto il Wolfsburg, a partire dai tifosi. Anche quando le sue condizioni peggiorano ed è costretto su una sedia a rotelle è un habitué del centro sportivo dei “Lupi”, vede gli allenamenti dei compagni, parla con loro e si perde poche partite di campionato. Nel 2002 crea la Krzysztof-Nowak-Stiftung, una fondazione che si occupa di supportare iniziative di solidarietà e di aiutare le persone affette dalla Sclerosi Laterale Amiotrofica e la ricerca sulla malattia. I primi contributi per sostenerla arrivano grazie ai proventi di un’amichevole, organizzata nel gennaio 2003 con il Bayern Monaco, club che come ha raccontato Uli Hoeneß in un’intervista al sito dei “Lupi”, aveva addirittura tentato di portarlo in Baviera da giocatore.

La scomparsa e gli omaggi – Nowak, che proprio in occasione della partita di beneficenza aveva spiegato di sperare ancora in un “miracolo”, muore nel maggio del 2005, a 29 anni. Lo piangono tutti, a partire dal “suo” Wolfsburg. Che di lui non si è mai dimenticato. Sostenendo la sua fondazione e riservandogli un omaggio speciale. A ogni match casalingo dei “Lupi”, dopo l’annuncio della formazioni ufficiali, lo speaker chiama il “Nummer 10 der Herzen”, il  “numero 10 del cuore”. Che è Krzysztof Nowak, l’uomo che ha conquistato Wolfsburg con la sua voglia di lottare. In campo e fuori.

Georginio Rutter, un altro talento francese alla conquista della Bundesliga

Georginio rutter

Negli ultimi anni, la Francia ha plasmato alcuni dei giocatori più forti al mondo: l’eccellenza è sicuramente rappresentata dal fenomenale Mbappé, ma i vari Coman, Diaby ed Nkunku (che, chissà perché, provengono tutti dalle giovanili del PSG) stanno finalmente dimostrando il loro valore. A questi, in futuro nemmeno troppo lontano, potrebbe aggiungersi il nuovo gioiello dell’Hoffenheim, Georginio Rutter.

Dopotutto, di lui si parlava benissimo già quando giocava nella selezioni giovanili dell’AS Ménimur, con i suoi ex allenatori che non gli hanno mai risparmiato paragoni pesantissimi. “Somiglia a Neymar disse Lagadec, allenatore dell’U13, riferendosi alla sua capacità di divertirsi e far divertire. Diverres, che ha allenato Rutter a 9 anni, si soffermò invece sul suo carattere, semplice, educato e mai sopra le righe. Nessuna parola fuori posto, tanto lavoro per diventare uno dei migliori della sua categoria. A 12 anni, quindi, arriva il passaggio all’OC Vannes, dove Rutter rimane per 3 anni, prima di trasferirsi al Rennes, che ne nota subito le impressionanti e ancora in gran parte inespresse qualità. Con la maglia rossonera arriva quindi la definitiva affermazione a livello nazionale e internazionale, con Georgino che gioca ad altissimi livelli anche con la maglia delle nazionali giovanili, stupendo in particolare con l’U16 e l’U17, con cui realizza 8 gol in 24 presenze. 

La scheda di Georginio Rutter. Fonte: Imago/OneFootball

Nell’estate del 2018, ad appena un anno dal suo arrivo, Rutter firma il suo primo contratto da professionista con il Rennes, mettendo a tacere tutte le voci che lo volevano lontano dalla Bretagna, in un qualche top club francese o europeo. Con la serietà che da sempre lo contraddistingue, il giovanissimo francese decide così di giocarsi le sue possibilità in una realtà lontana dalle attenzioni che ne avrebbero potuto compromettere la crescita.  Nel corso della stagione 2018-2019, quindi, Stéphan decide di aggregarlo al gruppo della prima squadra, dove Rutter riesce ad inserirsi quasi alla perfezione, dimostrando tutto il suo talento e soprattutto la sua mentalità da potenziale top player. L’esordio tra i professionisti tuttavia non arriva, con il francese che anche l’anno successivo viene impiegato regolarmente solo nella squadra giovanile, con cui realizza il gol decisivo nella sfida di Youth League contro il Tikva. 

Dopo un’estate passata ad allenarsi con la prima squadra (e a sfuggire, ancora una volta, dai rumors di mercato), Stéphan ritiene che Rutter sia pronto ad esordire tra i grandi. è il 26 settembre del 2020: il Rennes sfida il Saint Etienne e vince per 3-0 grazie ad una strepitosa prestazione collettiva. Al 92esimo, Camavinga viene chiamato in panchina, e a sostituirlo c’è proprio Rutter. Un 2002 per un altro. Due minuti sono pochi per valutarne le potenzialità, ma ma tutti pensano che sia arrivato il suo momento di prendersi la prima squadra. Il tecnico francese, tuttavia, non la pensa così, tanto che fino a inizio dicembre nemmeno lo convoca con la prima squadra, che intanto vive una gravissima crisi di risultati. In Champions league, invece, Rutter viene sempre convocato e l’8 dicembre arriva l’esordio contro il Siviglia: un esordio coronato dal gol del 3-1, che rende meno amara l’eliminazione dalle coppe europee. 

Stéphan, quindi, convoca Rutter anche in campionato e il suo Rennes torna alla vittoria, mettendo in fila 7 risultati utili consecutivi e portandosi addirittura in quarta posizione. Il suo destino, tuttavia, sembra essere sempre più lontano dalla Francia: il suo contratto in scadenza nel 2021 lo rende infatti l’oggetto del desiderio di Milan, Napoli e Bayern Monaco. A prenderlo, tuttavia, è inaspettatamente l’Hoffenheim di Hoeneß, che spende appena 500 mila euro per assicurarsi uno dei centravanti più interessanti del panorama calcistico europeo. Un investimento con cui, per ora, la società del magnate Dietmar Hopp sembra aver fatto centro, anche perché per segnare il primo gol in Bundesliga l’ex Rennes ci ha messo appena 180 secondi. Le sue qualità, inoltre, suggeriscono un ruolo da futura stella del club di Sinsheim, magari da erede di Kramaric, che durante la prossima sessione di calciomercato potrebbe davvero lasciare la Bundesliga e trasferirsi finalmente in un top club.

Le caratteristiche di Rutter, infatti, potrebbero sostituirlo alla perfezione: attaccante rapidissimo e tecnicamente dotato, il classe 2002 può contare su doti atletiche impressionanti, che lo rendono difficilissimo da marcare. Non a caso, in Francia ha giocato in più di un’occasione sulla fascia, pur dando il meglio di sé da trequartista, dove può far valere la sua tecnica e il suo ambidestrismo, e soprattutto da punta centrale, dove ha mostrato tutte le qualità per diventare uno dei migliori d’Europa. A stupire, in particolare, sono i suoi movimenti, imprevedibili ed efficaci, anche se manca ancora di quella concretezza che potrebbe aiutarlo a fare il definitivo salto di qualità. Di tempo per crescere, tuttavia, ce n’è ancora tanto.

Omar Richards, dalla Championship al Bayern Monaco

omar richards

Ancora non si conosce la sua prossima destinazione, ma una certezza c’è già: David Alaba, nella stagione 2021/22, non sarà più un calciatore del Bayern Monaco. Il duttile calciatore austriaco, infatti, in una conferenza stampa di qualche settimana fa, ha annunciato la volontà di non rinnovare il contratto in scadenza con il club di Säbener Straße il prossimo 30 giugno. Pensate che i bavaresi abbiano incassato senza colpo ferire l’addio di uno dei loro giocatori più forti ed apprezzati? Tutt’altro. Non soltanto i campioni di tutto verseranno nelle casse del lipsia i 42 milioni di euro della clausola rescissoria per liberare da subito Dayot Upamecano. Salihamidzic ha messo a segno un’interessante operazione a parametro zero, chiudendo per l’arrivo di Omar Richards dal Reading.

Il terzino sinistro inglese, classe 1998, ha firmato un contratto di quattro anni con il club bavarese, fino al 30 giugno 2025. Richards, soltanto omonimo dello statunitense Chris (proprietà Bayern Monaco, ma in prestito, in questo 2020/21, al TSG Hoffenheim) è un laterale di difesa nato e cresciuto nelle giovanili del Fulham prima di passare, nel 2013, in quelle dei ‘Royals‘. Da lì in avanti, non ha più cambiato maglia e si è imposto nel club della periferia di Londra.

Mancino naturale, Omar Richards si è messo molto in evidenza nelle ultime tre stagioni nella Championship inglese. Fisicamente stazzato (185 cm di altezza), Richards fa della solidità, della rapidità e del dribbling le sue armi migliori. Abile negli inserimenti da dietro e nei cross dal fondo, ha iniziato giocando da ala o da esterno offensivo prima di abbassarsi progressivamente, fino a diventare in pianta stabile un esterno di difesa.

Può rappresentare l’ennesima ‘bella pescata’ di mercato per il Bayern Monaco. Ed è una pescata molto particolare: è piuttosto raro, quasi unico, vedere un club ai vertici del calcio europeo andare a pescare – per scelta, non per necessità – un giocatore dalla seconda divisione inglese, per quanto sia comunque un campionato di livello. Certo, senza sborsare neanche un euro. Un’occasione.

Il calciatore, nelle intenzioni del club Campione di Germania in carica, sarà il vice di Alphonso Davies l’anno venturo. Anche perché per caratteristiche lo ricorda molto, specie nei suoi inizi. Come base di partenza, l’inglese sembra addirittura più solido difensivamente. Certo, la continuità sarà una chiave fondamentale, visto che non sempre l’ha avuta al Reading. E al Bayern le richieste sono ben più alte rispetto che nel Reading.

L’accordo tra Bayern e giocatore è arrivato dopo tre mesi di negoziazioni ed a visite mediche superate. Il suo acquisto consentirà a Lucas Hernández di tornare a giocare, stabilmente, come centrale di sinistra nella difesa a quattro. Lasciando, di fatto, la fascia mancina all’accoppiata anglofona Davies-Richards.

Il Bayern Monaco ha strappato l’ex Under 21 della Nazionale dei Tre Leoni ad una folta concorrenza in patria. Per il nativo di Londra, dunque, una grande occasione per spiccare il volo verso una carriera di altissimo profilo, con l’auspicio che non paghi troppo il salto dalla sua attuale realtà fino ad uno dei club più vincenti ed importanti al mondo.

Simon Engelmann, dai dilettanti alla DFB Pokal a suon di gol

Simon Engelmann

Ci sono giocatori che acquisiscono notorietà giovanissimi ben prima della maggiore età grazie al loro talento, per altri invece ci vogliono anni e anni di fatica nelle “polverose” serie minori prima della scintilla decisiva. Uno di questi è sicuramente l’attaccante del Rot-Weiß Essen Simon Engelmann.

La serata sparti-acque della sua carriera è stata il 2 febbraio di quest’anno, in occasione dell’ottavo di finale di DFB Pokal del suo Essen contro il più quotato Bayer Leverkusen. L’inaspettato gol decisivo, a due minuti dai calci di rigore, ha lanciato su tutte le prime pagine dei giornali tedeschi il nome del bomber nativo di Vechta, una piccola cittadina della bassa Sassonia.

Engelmann è diventato il simbolo della riscossa delle piccole squadre delle serie minori contro le corazzate della Bundesliga in DFB-Pokal, dove a volte Davide batte Golia. La stampa e tutto il movimento tedesco si sono interessate alla storia di Engelmann, fatta di gol a raffica e numeri molto interessanti.

Spulciando le statistiche dell’attaccante dell’Essen non si possono non notare le 133 reti in 254 reti in Regionalliga dal 2009 ad oggi, che fanno di Engelmann un vero e proprio specialista della competizione. Gol che salgono a 200 considerando anche l’Oberliga, la DFB Pokal e le varie coppe nazionali minori come la Westfalenpokal e la Niederrheinpokal. In poche parole, un navigato bomber di categoria. Tante anche le maglie vestite, dal Oythe e il Lotte all’Oberhausen e il Verl, fino all’attuale RW Essen.

Partendo dal presupposto che non è assolutamente facile mettere a segno così tante segnature, con questa invidiabile regolarità, appare strano che Engelmann non sia “esploso” ben prima a livello personale, tanto da non sfiorare mai nemmeno la 3.Liga. Una storia che assomiglia, con le dovute proporzioni, a quelle di Jamie Vardy o “Ciccio” Caputo, due bomber sbarcati nella massima serie dei loro campionati ben più tardi rispetto alle loro qualità.

“Sono qui per riportare l’Essen in alto. Voglio essere ricordato e fare del mio meglio per raggiungere la promozione e magari anche il sogno DFB Pokal”.

Così parlava Engelmann in una intervista al canale ufficiale della DFB prima del quarto di finale (poi perso) contro l’Holstein Kiel. Proprio in Pokal, il numero 11 tedesco ha fatto vedere un piccolo riassunto di tutte le sue caratteristiche, condensate nei 3 gol nelle 3 partite giocate: l’ottimo posizionamento in area nel tap-in contro l’Arminia Bielefeld, la tecnica nella conclusione precisa e potente contro il Fortuna Düsseldorf e il dribbling mixato al senso del gol nella, ormai famosa, segnatura contro il Bayer. Tutte peculiarità imprescindibili per un attaccante con la “voglia di sfondare” come lui. Nonostante i 31 anni, la carriera di Engelmann non sembra per nulla sul viale del tramonto, anzi.

“Tutti noi della rosa siamo affamati di successi, vogliamo mostrare qualità, ambizione e umiltà. Tutti gli occhi sono sull’Essen. È speciale giocare qui, in un club con così tanta storia, successi e grandi campioni. Speriamo di replicare i gloriosi risultati di questo club”.

Sì, perché l’Essen negli anni 50 è stata nell’élite del calcio tedesco, con tanto di titolo nazionale nel 1955 e coppa nel 1953. Poi il declino e la mediocrità nelle basse leghe tedesche, con pochi squilli degni di nota, come la promozione in Zweite Bundesliga nel 2000. Con l’avanzamento in DFB Pokal, la squadra dell’Hafenstraße è tornata a sognare grandi traguardi (oltre che respirare finanziariamente con i premi partita ottenuti), anche grazie ai gol a raffica di Simon Engelmann, definito “Il miglior attaccante non professionista di tutti i tempi”. In campionato, invece, è serrato il testa a testa per la promozione con il Borussia Dortmund II.

In questa stagione Engelmann sembra aver fatto lo step decisivo della sua crescita, con i 23 gol già in tasca tra campionato e DFB Pokal. I tifosi sono letteralmente pazzi di lui, tanto da aver creato un hashtag ad hoc sui social come #Engelmannregelt, che si può tradurre come la “regola” di Engelmann, ovvero quella del gol.

La carriera di Engelmann pare sia giunta ad un bivio e i gol nella seguitissima competizione nazionale della DFB Pokal hanno aumentato il suo richiamo in patria.

“Quando è finita la partita contro il Bayer, al ritorno negli spogliatoi avevo almeno 200 messaggi sul telefono, tutti si congratulavano con me. Il giorno dopo, invece, tutti volevano intervistarmi: Sky, RTL, Sport1, improvvisamente era cambiato il mondo”

Questa stagione non può che essere il trampolino di lancio per Simon Engelmann, che stagione dopo stagione e gol dopo gol si è meritato una chance in campionati più competitivi. Difficilmente lo farà con l’Essen, ormai lontano dalla promozione. Se lo farà con altre squadre lo scopriremo solo l’anno prossimo, ma sicuramente la sua storia ci insegna che non è mai troppo tardi per raggiungere l’apice e che anche a 31 anni ci si può scoprire decisivi ad alti livelli. Per informazioni basta chiedere a Leverkusen.

Chi può essere il prossimo allenatore del Bayern Monaco?

allenatore Bayern Monaco

Qualora dovessero essere accettate dal board – e sarebbe molto strano, quasi grottesco, se così non fosse – le dimissioni di Hansi Flick da allenatore del Bayern Monaco lasciano i campioni di Germania in una situazione lontanissima dall’essere ‘comoda’. Perché in Baviera non ci sono abituati. Mancano 450 minuti al termine della stagione in corso e la dirigenza si ritrova senza un uomo in panchina che possa guidare la squadra. Nell’idea di tutti, doveva essere ancora Flick. I due anni logoranti, tutti i titoli vinti, il calcio espresso e i rapporti a quanto pare poco felici col direttore sportivo Hasan Salihamidzic hanno spinto l’ex vice di Joachim Löw e Niko Kovac verso le dimissioni.

Disclaimer: la situazione è totalmente diversa rispetto all’esonero del sopracitato tecnico croato nel novembre 2019. Perché Flick, arrivato già dall’estate precedente, rappresentava un’assicurazione in questo senso. Certo, da lì a vincere tutto ce ne passa. Però il Bayern Monaco sapeva che in quel momento, se le cose fossero andate male con l’allenatore, avrebbe avuto un validissimo paracadute già in casa.

Tornando al presente. Flick lascia in eredità una squadra fortissima, con un’impronta di gioco chiara, che subirà però mutamenti importanti e annunciati, soprattutto in difesa con gli addii di Alaba, Boateng e anche Javi Martinez, più l’arrivo di Upamecano. Soprattutto, lascia in eredità una bacheca che più piena non si può. Come fece soltanto Jupp Heynckes nel 2013. Ecco, a proposito: escludiamo subito un ritorno di Jupp stile post Ancelotti. L’età e le motivazioni ormai sono poche. Comprensibilmente, peraltro.


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Il nome con più appeal mediatico è naturalmente quello di Julian Nagelsmann. Nato e cresciuto in Baviera, ovviamente con il mito del Bayern Monaco, l’attuale allenatore del Lipsia è legato al club targato Red Bull da un contratto fino al 2023. Lo ha firmato nell’estate 2018, con un anno d’anticipo rispetto al suo arrivo nell’ex Germania Est. Quadriennale, per costruire un progetto partendo dalla base preparatagli dall’eccellente lavoro di Hasenhüttl e Ralf Rangnick. Per portarlo via, il Bayern dovrà aprire il portafoglio: ci potrebbero volere un paio di decine di milioni di euro per rompere il vincolo contrattuale.

In ogni caso, analizzando le scelte passate fatte da Nagelsmann, non è così scontato che il bavarese accetti immediatamente la panchina del Bayern. Anzitutto perché si troverebbe in una situazione scomoda vista la grandezza del suo predecessore. Il rischio dell’effetto Ancelotti o Kovac in uno spogliatoio molto delicato è comunque alto. Non per colpa di Ancelotti o Kovac o Nagelsmann, ma dei predecessori. Rispettivamente Guardiola, Heynckes e Flick.

Nonostante l’età, il classe 1987 è un gran calcolatore. Sceglie accuratamente i suoi step. Ha ammesso di aver detto ‘no’ al Real Madrid nel 2018, quando allenava l’Hoffenheim. Ha preferito un altro anno a Sinsheim, giocando per la prima volta in Champions League. Poi, Lipsia. E oggi non è detto che Nagelsmann ritenga il suo lavoro con i Roten Bullen concluso. Potrebbe esserlo qualora dovesse vincere la DFB-Pokal, primo trofeo nella storia del club. In quel caso sì, avrebbe raggiunto un traguardo. Anche se probabilmente prima di unirsi al Bayern potrebbe voler provare a batterlo ancora una volta.

Entrare nella testa del giovane tecnico di Landsberg am Bech è molto complicato. Ed è per il suo modo di ragionare molto particolare che non è nemmeno così scontato vederlo ancora un anno a Lipsia e non subito a Monaco. Anche perché ha ancora trent’anni di carriera davanti, ha tutto il tempo per andare al Bayern: se non è oggi, è tra 4, 5, 10 anni. È chiaro a tutti. Stesso discorso della nazionale tedesca. O di altri top club europei. La stampa tedesca, comunque, lo vede come primo nome sulla lista. Ed è normale e logico che sia così.

Il piano B potrebbe essere Erik ten Hag, attuale allenatore dell’Ajax. Il suo nome si faceva già dopo l’esonero di Kovac, prima della conferma di Flick. Il 51enne olandese ha già lavorato al Bayern Monaco dal 2013 al 2015, come tecnico della seconda squadra. Rispondeva direttamente a Pep Guardiola. Ha una filosofia calcistica che piace molto al Bayern Monaco, in più parla già un ottimo tedesco, caratteristica necessaria per poter fare l’allenatore nel club più importante della Bundesliga.

Anche lui ha un contratto fino al 2022, ha esperienza simile a Nagelsmann a livello internazionale, con in più anche il fatto che conosca l’ambiente molto bene e in più abbia già vinto qualcosa. Indubbio comunque che sia un nome comunque meno affascinante di quello di Nagelsmann. Anche in questo caso, la sua volontà sarebbe da decifrare, con una differenza: ten Hag ha 17 anni in più rispetto al collega. Il treno del Bayern potrebbe non ripassare.

Consigliamo l’attivazione dei sottotitoli in inglese.

A proposito di treni, Thomas Tuchel è salito su quello del Chelsea a gennaio e per un po’ probabilmente non ci scenderà. Sarebbe stato uno dei candidati principali, data la stima di cui gode negli uffici di Säbener Straße. La stessa indubbiamente che hanno per Jürgen Klopp, altro nome sostanzialmente impossibile da raggiungere. 

Un allenatore tedesco teoricamente raggiungibile potrebbe essere Joachim Löw, uomo con tutte le carte in regola per allenare il Bayern. Dopo l’Europeo è però possibile che si voglia prendere un pausa di almeno un anno, prima di ripartire allenando in un club. Probabilmente depennabile anche Ralf Rangnick: la sua voglia di essere plenipotenziario non sarebbe molto apprezzata dalla dirigenza bavarese.

Oltre che parlare tedesco, l’altro requisito per allenare il Bayern Monaco è quello di saper gestire le situazioni e gli spogliatoi, oltre ad avere esperienza di Champions League. Per questo pensare a chiamate a sorpresa, come potrebbero essere quelle di Jesse Marsch o Oliver Glasner al momento sembra piuttosto remoto. Il rischio di un Kovac bis sarebbe molto alto. Senza un contratto ci sarebbe Lucien Favre, ma dopo il fallimento di Dortmund la sua carriera ad alti livelli pare tramontata. A proposito: anche Peter Bosz è libero, però viene da due licenziamenti e ripartirà da più un basso. Neanche Ralph Hasenhüttl o Roger Schmidt sembrano pronti, per citarne altri due poco probabili.

Anche le incognite sui nomi ‘esotici’ sono molte. Massimiliano Allegri è senza contratto, ma la scarsa conoscenza del tedesco e lo stile di gioco piuttosto lontano da quello di Flick lo rendono un candidato debole. Neanche Zinédine Zidane parla tedesco, in più ha cose più importanti da fare che mettersi a studiare.

Insomma, trovare un nome molto credibile dopo Nagelsmann e ten Hag sembra complicato. Il Bayern ha ancora tempo e la pianificazione della squadra comunque procede. Anzi, visto l’arrivo di Upamecano è già iniziata. La scelta del tecnico per il dopo Flick sarà decisiva: la rosa è all’altezza, piazzarci la guida giusta decreterà probabilmente il successo o l’insuccesso della prossima stagione.

 

🗞 BundesCafé review, 29ª giornata – Flick chiude i giochi e dice addio

29ª giornata Bundesliga 2020/21

La 29ª giornata della Bundesliga 2020/21 si è conclusa con cinque vittorie interne, due pareggi per 0-0 e una vittoria esterna, più una partita sospesa (Hertha-Mainz, a causa delle positività al Covid-19 emerse nei berlinesi). 24 i goal segnati complessivi, una media di 2,67 a partita.

29ª giornata Bundesliga 2020/21
I risultati della 29ª giornata della Bundesliga 2020/21.

IL TOPSPIEL 💥

Nonostante la piena emergenza fisica, il Bayern Monaco è riuscito a espugnare il campo del Wolfsburg. Un 2-3 con superstar Jamal Musiala, autore di una doppietta straordinaria. Vittoria sofferta, ma vittoria. Ora i bavaresi sono di nuovo a +7 dal Lipsia e vedono lo striscione del traguardo a cinque giornate dalla fine.

L’MVP 👑

Jamal Musiala superstar, sempre di più. Il classe 2003 è diventato il più giovane a segnare 6 goal in Bundesliga, firmando la sua prima doppietta (quarta più giovane di sempre), il primo dei quali di testa.

L’ALTRO PROTAGONISTA 🎖

Contro ciò che è rimasto dello Schalke 04, si è scatenato Christian Günter: doppietta, con il secondo goal che è stato una sassata dai 30 metri con il suo mancino, un pallone telecomandato che è finito alle spalle di Fahrmann. Il capitano del Friburgo è stato uno dei migliori della stagione, non ha saltato neanche un minuto ed è alla sua prima doppietta.

LA TOP 11 📐

Hradecky (Leverkusen); Trimmel (Union), Uduokhai (Augsburg), Ginter (Gladbach), Günter (Friburgo); Schlager (Wolfsburg), Musiala (Bayern); Hofmann (Gladbach), Reyna (Dortmund), Bailey (Leverkusen); Haaland (Dortmund). All. Streich (Friburgo)

IL VOLTO NUOVO 🆕

Sulla panchina del Colonia ha ri-debuttato Friedhelm Funkel, arrivato per sostituire Gisdol. Non un secondo esordio felice per il 67enne (l’aveva già allenato tra il 2002 e il 2003), vista la pesante sconfitta nel derby col Leverkusen per 3-0. In più, un’uscita poco felice in TV: “Il Leverkusen gioca ad un ritmo molto alto, grazie ai loro giocatori… ecco… ci sarebbero un paio di espressioni che però oggi non si possono più usare… diciamo grazie ai loro giocatori molto veloci”. Il giorno dopo ha chiesto scusa.

LA SORPRESA 😮

Il terremoto del weekend è arrivato sempre da Wolfsburg, dove Hansi Flick ha annunciato la sua volontà di lasciare il Bayern Monaco a fine stagione. Probabilmente non una sorpresa al 100%, ma comunque una notizia sorprendente per come è arrivata: dopo una vittoria, con la stagione ancora in corso. Probabilmente la speculazione ha stancato anche lui. Si dice anche che la dirigenza non fosse al corrente dell’annuncio di Flick.

LA STATISTICA 📊

Dopo 754 minuti di calcio senza segnare, Erling Haaland è riuscito a trovare il goal. Poi ne ha fatto subito un altro. Il ragazzo si è sbloccato…

LA CITAZIONE 🎙

Inevitabilmente, si torna sempre lì. All’addio di Hansi Flick e alle sue parole a ‘Sky Sport’.

“Ho comunicato alla squadra la mia decisione di voler interrompere il mio contratto a fine stagione. Ho informato la dirigenza in settimana, dopo l’eliminazione dalla Champions League. Avevo bisogno che anche la squadra lo sentisse da me”.

Come vi abbiamo detto, la risposta non si è fatta attendere.

LA FOTO 📸

Il Borussia Dortmund è sceso in campo con una maglia speciale, un tributo agli anni ’90. E che tributo.

Fonte: Imago/OneFootball

LA CURIOSITÀ 🧐

Lo scorso martedì, quattro giorni fa, l’Eintracht Francoforte ha annunciato che Adi Hütter dalla prossima stagione allenerà il Borussia Mönchengladbach. Ecco, il derby contro il suo futuro è finito 4-0 in favore del suo futuro. E potrebbe costare punti preziosi in chiave Champions al suo presente…

I MIGLIORI MARCATORI 🔥

Non una giornata per i bomber. Rimane fermo Lewandowski a 35 causa infortunio (anche se è tornato a correre col pallone), non si muove neanche André Silva. In goal Weghorst che sale a 19, per il resto gli altri in doppia cifra non avanzano. Più in basso, Sallai e Bailey salgono a 8.

LA CLASSIFICA 📃

Dopo la 29ª giornata della Bundesliga 2020/21, il Bayern Monaco riacquista un vantaggio di 7 punti sul Lipsia, mettendo una seria ipoteca sul titolo. Perdono sia Wolfsburg che Eintracht, dando la chance a Dortmund e Leverkusen si riavvicinarsi. Bene anche Gladbach, Union e Friburgo, frena invece la corsa all’Europa dello Stoccarda. In basso un punto per Augsburg, Arminia e Hoffenheim, anche se sarà Mainz-Hertha a determinare molto.

29ª giornata Bundesliga 2020/21
La classifica alla 29ª giornata della Bundesliga 2020/21.