Hoffenheim-Leverkusen 2013: lo scandalo del gol fantasma di Kiessling

Hoffenheim Leverkusen gol fantasma

Hoffenheim-Bayer Leverkusen, nona giornata della stagione 2013/2014, doveva essere una partita come tante altre. Invece è passata alla storia come il match del gol fantasma di Stefan Kiessling. Il 18 ottobre 2013 si gioca l’anticipo del venerdì sera. La Bundesliga è iniziata da un paio di mesi, die Werkself vincendo alla Rhein-Neckar Arena scavalcherebbero per una notte il Bayern di Guardiola e il Borussia Dortmund di Klopp, portandosi in testa. La squadra di Sinsheim si trova invece esattamente a metà classifica.

Si tratta di una sfida interessante, anche perché si affrontano due attacchi molto prolifici. Nell’Hoffenheim di Markus Gisdol si intravedono già le grandi potenzialità di alcuni giocatori, tra cui Niklas Süle, Kevin Volland, Roberto Firmino. Il Leverkusen è una squadra matura, ben allenata da Sami Hyypia e composta da giocatori affermati come Gonzalo Castro, il capitano Simon Rolfes, il portiere Leno o il bomber Stefan Kiessling, che si presenta alla sfida con un bottino invidiabile: 5 gol in 8 partite.

Il fatto clamoroso che rende indimenticabile la partita accade al settantesimo minuto, sul punteggio di 1-0 per le Aspirine. Gonzalo Castro batte un corner e, come spesso succede, sul primo palo svetta Kiessling con i suoi 191 centimetri di altezza. La palla va sull’esterno della rete difesa dall’attuale portiere del Wofsburg Koen Casteels, ma un piccolo buco fa sì che rotoli al suo interno. Allo stadio la maggior parte degli spettatori non se ne accorge, non è mai facile da lontano senza le telecamere vedere i dettagli: il classico urlo dei tifosi quando il pallone tocca l’esterno della porta questa volta non resta strozzato in gola.

La situazione è talmente assurda che nemmeno la maggior parte dei giocatori se ne rende conto. Ma chi ha visto, tra cui David Abraham, fa notare all’arbitro internazionale Felix Brych il buco nella rete. Seguono dei secondi sospesi (basta guardare le facce dei protagonisti nelle immagini), come racconta lo stesso direttore di gara.

Credevo che il pallone stesse uscendo, ma l’ho perso di vista perché qualcuno copriva la mia visuale. Poi l’ho visto in porta”.

Brych si consulta con i suoi assistenti senza successo, poi chiede direttamente a Kiessling. L’attaccante del Leverkusen ammette di non essere sicuro che la palla sia entrata, avendo anche lui la visuale leggermente coperta. In realtà il classe ’84 si mette le mani nei capelli, deluso, subito dopo il colpo di testa.

Il Bayer vince 2-1 (per l’Hoffenheim accorcia Schipplock nel finale) e l’Hoffenheim fa richiesta di ripetizione del match alla Corte di Giustizia della DFB, che però respinge il reclamo. La decisione può apparire ingiusta, ma dal punto di vista giuridico non è molto attaccabile, come ha spiegato Hans Lorenz, giudice che presiedeva la Corte.

La decisione può essere insoddisfacente da un punto di vista sportivo, ma rispetta i regolamenti e la legge. L’arbitro Brych ha preso una decisione di fatto incontestabile. Lo stesso Hoffenheim nel corso del processo ha abbandonato la tesi che l’arbitro non avesse rispettato le regole. La decisione di Brych può anche essere sbagliata ma gli errori fanno parte del gioco”.

Al termine di quella stagione il Leverkusen si qualificherà per la Champions con un punto di vantaggio sul Wolfsburg. Anche grazie a quel famoso gol fantasma di Kiessling. Questa sera le due squadre si incontreranno di nuovo, nello stesso stadio dove successe il fattaccio. Ma con due grandi differenze: l’assenza di pubblico e soprattutto la presenza del VAR. Ci fosse già stato allora avrebbe certo risolto in fretta la questione, ma allo stesso tempo avrebbe impedito che una partita “normale” diventasse a suo modo indimenticabile. Per un perfetto piccolo buco nella rete.

Il caso Heiko Vogel: sessismo e polemiche

Heiko vogel

Regionalliga West, 30 gennaio 2021, ventiquattresima giornata, Borussia Mönchengladbach II contro Bergisch Gladbach. Heiko Vogel, allenatore della seconda squadra dei Fohlen, viene espulso e mentre lascia il terreno di gioco ha da ridire sull’arbitraggio di Marcel Benkhoff e soprattutto di una delle assistenti (sono Vanessa Arlt e Nadine Westerhoff). Uscendo si rivolge a lei con una “frase discriminatoria”, come riconosciuto dallo stesso club, “il cui contenuto riguardava la presenza di donne sul campo di calcio, ma nient’altro di offensivo dal punto di vista personale”.

La decisione della WDFV. Ma la polemica in Germania, anche se il caso avrà poi risonanza pure fuori confine, non nasce soltanto dal fatto in sé, ma soprattutto dal modo in cui la Federcalcio della Germania Occidentale ha gestito il caso successivamente. Innanzitutto per i tempi lunghi (la pronuncia sul fatto è arrivata soltanto il 9 marzo), poi per il contenuto della decisione. Due giornate di squalifica per comportamento antisportivo, 1.500 euro di multa e, ecco qui la parte incriminata, obbligo di svolgere sei sessioni di allenamento per una squadra femminile del Borussia Mönchengladbach.

Le reazioni. Questa parte della decisione ha scatenato l’indignazione prima dei social, poi del mondo del calcio. Hanno iniziato i capitani delle squadre femminili, di cui si è fatta portavoce su Instagram la leader del Wolfsburg Alexandra Popp.

Questa sentenza discrimina tutte le donne nello sport e soprattutto nel calcio. Il comportamento di Vogel è molto più che antisportivo, è offensivo e discriminatorio. Esortiamo la DFB, come massima istituzione del calcio tedesco, a prendere posizione e ad agire”.

La risposta non ha tardato ad arrivare, per voce della Vicepresidente della DFB Hannelore Ratzeburg, che ha sottolineato la parte forse più discussa della sentenza: “È incomprensibile che allenare una squadra femminile sia considerato come parte di una punizione”.

La risposta del Borussia Mönchengladbach. Il club di Mönchengladbach con un comunicato sul sito ufficiale ha provato a porre fine alle polemiche, spiegando nel dettaglio lo svolgimento dei fatti. Decisivo in tal senso il passaggio in cui si sottolinea che “durante l’udienza del WDFV Heiko Vogel si è offerto di condurre diverse sessioni di allenamento per le squadre femminili del Borussia, insieme alle scuse personali. Questo è stato incluso per iscritto come condizione nel verdetto finale”.

La spiegazione di Heiko Vogel. Lo stesso Vogel è intervenuto con una dichiarazione all’interno del comunicato dei Fohlen. Nel passaggio fondamentale, con il quale sia lui che il club sperano di chiudere definitivamente la questione, dopo le scuse, il quarantacinquenne di Bad Dürkheim risponde così alla domanda sulle tante critiche di chi ha percepito la decisione di tenere delle sessioni di allenamento con le squadre femminili come parte della punizione e non come mezzo per scusarsi.

Capisco questa critica. Definire una cosa del genere come una punizione manderebbe un messaggio completamente sbagliato. Non è mai stata mia intenzione proporlo come parte di una qualsiasi forma di punizione. L’ho presentato come suggerimento per dimostrare che volevo scusarmi con le ragazze e le donne che giocano a calcio al Borussia. Volevo dimostrare loro che apprezzo il calcio femminile e che lo vedo allo stesso livello del calcio maschile. Sfortunatamente, la mia proposta è apparsa come totalmente sbagliata. La mia intenzione era quella di far seguire alle mie scuse verbali l’azione”.

Iago, il terzino dell’Augsburg che piace alle big

Iago augsburg

Se una realtà piccola come quella dell’Augsburg milita in Bundesliga consecutivamente da dieci stagioni uno dei motivi, forse il principale, è l’attenzione dedicata sul mercato alle giovani promesse. Iago Amaral Borduchi, conosciuto semplicemente come Iago, è il classico esempio di questo modo di operare dei bavaresi, guidati sul mercato dall’ex Juventus Stefan Reuter.

Iago, brasiliano classe 1997, si fa conoscere in patria con l’Internacional di Porto Alegre, che lo scopre a sedici anni nelle giovanili della squadra della sua città natale, Monte Azul Paulista. I dirigenti biancorossi sono colpiti da quelle che restano anche oggi le sue principali caratteristiche. Si tratta di un terzino dotato di un mancino raffinato, efficace nei cross vista anche la buona capacità di spinta sulla corsia. Ma anche attenzione in fase difensiva, resistenza e applicazione tattica. Forse fisicamente un po’ “leggero”, ma è un aspetto su cui continua a lavorare dai tempi di Porto Alegre.

Nell’estate del 2018, quando appena ventunenne aveva già trovato spazio nella “top-11” del Brasilerao, si fa avanti il Benfica. La trattativa con l’Internacional non va però a buon fine, anche per la resistenza del club brasiliano, in piena corsa per le zone altissime della classifica (a fine torneo arriverà infatti la qualificazione alla Libertadores).

Così l’anno successivo è l’Augsburg a portare Iago in Germania sborsando oltre sei milioni di euro, cifra non da poco per il club bavarese. La prima stagione come previsto serve al brasiliano per ambientarsi nel calcio europeo. Due infortuni, uno a inizio stagione e l’altro alla fine, e l’ottimo rendimento di Philipp Max, fanno sì però che Iago scenda in campo soltanto 10 volte. Si toglie comunque la soddisfazione di realizzare il primo gol in Bundesliga, a dicembre nel 2-4 a Sinsheim.

Dopo la partenza del figlio di Martin diventa titolare e gioca dall’inizio in 14 delle prime 19 giornate, a ottimi livelli. Poi a fine gennaio, durante la sfida persa al Westfalenstadion, si infortuna alla caviglia. Ora è tornato a disposizione e dovrà riconquistarsi il posto sulla corsia mancina, che Heiko Herrlich nel frattempo ha affidato a Mads Pedersen.

Iago ha tutte le carte in regola non solo per ritornare decisivo all’Augsburg, ma anche per puntare ad una convocazione nella Seleção. Fa già parte dell’Under 23, la selezione olimpica, con la quale giocherà a Tokyo insieme ad altri nomi nuovi del calcio tedesco come Paulinho o Matheus Cunha.

Intanto i grandi club continuano a monitorarlo. Il Milan ad esempio lo tiene d’occhio dai tempi dell’Internacional e sembra che la scorsa estate sia stato più il passaporto da extracomunitario (le pratiche per diventare comunitario dovrebbero risolversi a breve) che il prezzo chiesto dall’Augsburg a non far affondare il colpo ai dirigenti rossoneri. Ma l’asta per Iago sembra solo all’inizio.

Il nuovo Emil Forsberg si è ripreso il Lipsia

Emil Forsberg Lipsia

Emil Forsberg è l’espressione perfetta della crescita costante e continua del Lipsia targato Red Bull. Ha ventitré anni quando nel gennaio del 2015 il giovane ambizioso club, al tempo neopromosso in Zweite, lo acquista dal Malmö. Un colpo non da poco, visto che Forsberg era già nel giro della nazionale svedese e aveva appena giocato il girone di Champions League contro squadre del calibro di Juventus e Atletico Madrid. Arrivava quindi a Lipsia dopo due stagioni e mezza ad alto livello a Malmö, con la conquista del titolo grazie a 14 gol e 5 assist in 29 presenze. In un anno e mezzo di Zweite, prima con Achim Beierlorzer e poi con Ralf Rangnick, salta soltanto 3 partite, segna 8 reti e piazza ben 11 assist.

Nonostante le ottime premesse il primo anno di Bundesliga per lui e per il Lipsia va comunque oltre le più rosee aspettative. L’allenatore Ralph Hasenhüttl alterna il 4-3-3 con un offensivo 4-4-2, spesso più 4-2-4. Forsberg occupa la corsia sinistra, potendosi accentrare così da sfruttare il destro o andare sul fondo. Non sono tanto gli 8 gol a fare entrare il classe ’91 nella top undici della stagione, quanto i 22 assist, un dato da record. Il tutto condito da tecnica, visione di gioco e inserimenti. Il secondo posto dei sassoni è la logica conseguenza di una macchina perfetta, illuminata dalle invenzioni del fantasista svedese.

Due infortuni causano una drastica riduzione del minutaggio nelle due stagioni successive. Intanto il club è cresciuto e la concorrenza è aumentata, soprattutto nel reparto offensivo. Con l’arrivo nel 2019 di Julian Nagelsmann è stato chiaro da subito che l’alternanza sarebbe stata un punto cardine del nuovo corso. Ma il Forsberg ammirato i primi anni a Lipsia, nonostante le 22 presenze (con 5 gol e 2 assist), si vede solo a tratti.

Nella stagione in corso sembra invece essere cambiato qualcosa, non solo per il maggior numero di presenze e contribuzione (5 goal e 5 assist), ma anche perché lo svedese sta risultando spesso di nuovo decisivo, al centro del gioco nei vari ruoli che gli chiede di ricoprire l’ex tecnico dell’Hoffenheim (dalla prima punta di movimento alla mezzala di centrocampo fino all’esterno offensivo). Nel modulo senza riferimenti centrali, compone un tridente con Olmo e Nkunku (o Kluivert) che vede ii tre giocatori scambiarsi continuamente di posizione. Paradiso, per uno come Emil Forsberg, abituato da sempre a svariare nel Lipsia. Nagelsmann dopo la partita contro l’Union ha raccontato la crescita del suo numero 10.

Forsberg attualmente sta lavorando e si allena molto di più di quanto abbia fatto negli ultimi anni”.

Le parole che però spiegano meglio l’evoluzione del centrocampista all’interno della squadra le ha dette lui stesso al sito della Bundesliga:

Sento di essermi evoluto molto nel ruolo che ho qui e nel modo in cui gioco a calcio adesso. Sono diventato più intelligente e Julian mi dà molti consigli. Questo mi ha aiutato molto. Possiamo giocare con più moduli, quindi possiamo sempre sorprendere l’avversario. Lo stiamo vedendo soprattutto quest’anno: siamo più imprevedibili”.

Un nuovo Forsberg insomma, con un diverso modo di giocare e con una maggior consapevolezza di poter essere ancora decisivo. Senza di lui – out causa infortunio a febbraio – il Lipsia è riuscito a tenere un buon ritmo, ma qualcosa è mancato. Ora Forsberg è tornato. Con due obiettivi: vincere un trofeo con il Lipsia e il rinnovo del contratto che scadrà nel 2022. Lui non ha dubbi e ha già fatto sapere di essere disponibile a terminare la carriera in Sassonia. Un traguardo sempre più possibile grazie alla stagione in corso. La stagione che può rappresentare un nuovo inizio.

Hertha-Augsburg, la prima volta contro per Sami e Rani Khedira

sami rani khedira

La partita tra Hertha e Augsburg sarà un crocevia importante per capire quanto le due squadre dovranno soffrire per ottenere la salvezza. Ma c’è un altro motivo di interesse intorno alla sfida dell’Olympiastadion: per la prima volta in Bundesliga si affronteranno i fratelli Khedira, Sami contro Rani. Anche se in campo forse non ci saranno, uno per infortunio e l’altro per scelte tecniche, la partita è comunque a suo modo storica. Specialmente per mamma e papà.

Come avevamo visto in un precedente articolo in Bundesliga ci sono tanti esempi di fratelli minori sulle orme dei più famosi maggiori e questo è uno dei più evidenti. Anche perché vederli contro sarà una novità assoluta.

Sami e Rani Khedira hanno sette anni di differenza. Madre tedesca e papà tunisino, crescono in una piccola città a nord di Stoccarda. Hanno un altro fratello, Denny, anche lui legato al mondo dello Sport (è laureato in Gestione dello Sport). Sicuramente la famiglia Khedira non era benestante, ma come ha dichiarato lo stesso Sami “è stata una grande infanzia”.

Sami Khedira, classe 1987, oltre a essere conosciuto a livello mondiale anche per essere diventato campione del Mondo nel 2014 con la Mannschaft (a segno anche nell’1 a 7 del Mineirazo), è uno dei calciatori più vincenti in circolazione. Sono 20 i trofei conquistati tra nazionale, Stoccarda, Real Madrid e Juventus.

A soli otto anni entra a far parte della florida accademia giovanile degli svevi. La svolta della carriera avviene grazie ad un allenatore che stava per scrivere la storia del club: Armin Veh. Il tecnico infatti decide di promuovere il giovane centrocampista in prima squadra all’inizio della stagione 2006/2007, facendolo già esordire proprio contro il suo attuale club, l’Hertha, alla sesta giornata. Il resto è storia: 8 vittorie consecutive nelle ultime 8 giornate permettono allo Stoccarda di superare lo Schalke di Mirko Slomka e di vincere il quinto titolo della propria storia. Il ventenne Khedira è decisivo: padrone del centrocampo, segna 4 gol, tra cui quello di testa all’ultima giornata contro l’Energie Cottbus. È la rete del 2 a 1, grazie al quale il Meisterschale torna in Svevia dopo quindici anni.

Poi nell’estate del 2010 la chiamata a cui non si può dire di no. Il Real Madrid versa nelle casse dello Stoccarda quattordici milioni di euro e Sami si trasferisce in Spagna. Intanto il fratello minore Rani ha sedici anni e gioca, anche lui come centrocampista, nell’Under-17, ovviamente dello Stoccarda. Con la prima squadra l’esperienza sarà però breve: qualche apparizione nella stagione 2013/2014 e poi la cessione al giovane Lipsia targato Red Bull, già arrivato fino alla Zweite. Il secondo anno in Sassonia può festeggiare la prima storica promozione in Bundesliga del club e dopo una stagione poco fortunata sotto la guida di Ralph Hasenhüttl passa all’Augsburg.

Nel frattempo Sami ha vinto tutto con il Real Madrid, lasciato nel mercato estivo del 2015 per trasferirsi in Serie A, alla Juventus, dove continuerà a riempire la bacheca di trofei. A Torino gli infortuni lo tormentano e a gennaio, alla soglia dei trentaquattro anni, decide di tornare in Bundesliga dopo più di dieci stagioni.

Sabato Sami e Rani Khedira si affronteranno per la prima volta arrivando da due situazioni molto diverse. Rani dopo tre stagioni da protagonista e un inizio promettente sembra aver perso la titolarità, a maggior ragione dopo l’arrivo di Bénes dal Gladbach. Ora si è anche cominciato a parlare di addio a fine anno. Sami invece grazie ad esperienza e carisma ha ridato speranza all’Hertha, al di là dei risultati. Se giocheranno entrambi si troveranno a duellare in mezzo al campo. Senza mai risparmiarsi e sempre con correttezza. Come insegnato da mammà Doris e papà Lazhar.

Dortmund-Arminia, la partita speciale di Amos Pieper

amos pieper

L’ha ribadito in un’intervista di fine settembre al ‘Ruhr Nachrichten’, Amos Pieper: “Non vedo l’ora che arrivi la partita con il Borussia Dortmund”. Quel momento arriverà sabato alle 15.30. Non c’erano dubbi sulla voglia di rivalsa visto il passato del difensore centrale classe 1998, da due stagioni colonna dell’Arminia Bielefeld. Perché è nato a poco più di mezz’ora di auto da Dortmund è cresciuto calcisticamente con il BVB, e ha fatto il raccattapalle al Westafalenstadion per anni. Ma soprattutto per lo strano trattamento riservatogli dai gialloneri.

È risaputo che il settore giovanile del Borussia è florido e vincente e che puntare sui giovani è una caratteristica fondamentale del club. Lo stesso palmares di Pieper con le giovanili del Dortmund è impressionante: tre campionati di fila vinti tra il 2014/2015 e il 2016/17. Il primo con l’Under17, gli altri due con l’Under19, sempre da protagonista al centro della difesa e spesso nell’ultima stagione con la fascia da capitano al braccio.

È ovvio che il BVB non può trattenere tutti i giocatori promettenti del proprio vivaio, perché delle scelte vanno fatte. Ed è altrettanto vero che ad esempio nell’Under-19 del 2017 c’erano calciatori come Pulisic o Kilian. Ma allo stesso tempo considerando le carenze difensive della prima squadra negli ultimi anni, legate anche a prestazioni non sempre all’altezza a livello individuale, il dubbio che si potesse provare a puntare su Pieper è più che lecito.

Mentre pur essendo stato più volte aggregato ai “grandi” all’inizio della stagione 2018/2019, nel mercato di gennaio è stato ceduto per cinquantamila euro all’Arminia Bielefeld. Con die Arminen la crescita in Zweite è immediata: 8 presenze in quell’ultima parte, poi 31 la scorsa stagione, conclusa con un primo posto quasi mai messo in discussione. Come non è mai messa in discussione la sua titolarità al centro della difesa, infatti dalla settima giornata non salterà un solo minuto.

Settembre 2020 rappresenta la conferma della svolta: convocazione e due presenze con la nazionale Under-21 di Kuntz, esordio in Bundesliga con due ottime partite contro Eintracht e Colonia e infine la nomination tra i tre migliori esordienti, insieme a Silas Wamangituka dello Stoccarda e Jude Bellingham del BVB. Inoltre la stima nei suoi confronti da parte dell’allenatore dell’Arminia Uwe Neuhaus viene pienamente confermata anche a parole:

Quando vedi come si è adattato, come è cresciuto, la maturità che ha, quanto è avido di successo e di crescita, allora devi puntare su di lui”.

Un futuro roseo insomma per il classe ’98. Perché Amos Pieper vuole continuare a crescere e, perché no, a sognare la nazionale maggiore, come l’ha definita lui “un sogno fin dall’infanzia”. Ma prima dovrà salvare l’Arminia a suon di prestazioni. A partire dalla partita tanto attesa, contro quel Borussia Dortmund che non ha creduto in lui.

Pellegrino Matarazzo, l’italo-americano che ha conquistato Stoccarda

Pellegrino Matarazzo

Dopo la promozione dalla Zweite erano curiosità e scetticismo le parole chiave intorno a Pellegrino Matarazzo e il suo Stoccarda. ‘Sorpresa’ era invece il termine giusto per definire la scelta dei dirigenti di puntare su di lui dopo l’esonero di Tim Walter a dicembre 2019.

Andando a vedere però la storia di Matarazzo si poteva intuire la lungimiranza degli svevi e in primis di Sven Mislintat e Thomas Hitzlsperger. Quest’ultimo il giorno dell’ingaggio dello statunitense spiegò bene i motivi della scelta.

Vogliamo avere successo a breve termine (la promozione), affinare ulteriormente il nostro credo calcistico e assicurarci che la porta della prima squadra sia aperta per i nostri giovani. Con Pellegrino Matarazzo ci vediamo ben posizionati per queste tre sfide”.

Il tecnico americano è nato nel New Jersey nel 1977 da genitori italiani, papà irpino di Ospedaletto d’Alpinolo e mamma di Montecorice, nel salernitano. Fin da piccolo si appassiona al calcio e in particolare al Napoli di Maradona, tant’è che insieme ai fratelli Leo, Frank e Antonio in quegli anni fa parte del fan club della squadra partenopea nel New Jersey. Come succede spesso negli Stati Uniti sviluppa la sua passione per il soccer a scuola, fino alla Columbia University. È qui che si laurea in matematica, pur continuando a vedere il calcio come la sua strada.

Per inseguire quel sogno prima partecipa senza successo a due provini con club della terra dei genitori, Salernitana e Juve Stabia, poi nel 2000 si trasferisce in Germania, dove gioca da centrocampista per dieci anni in giro nelle leghe regionali: Bad Kreuznach, SV Wehen, Preussen Münster, Wattenscheid e infine quattro stagioni nella seconda squadra del Norimberga. Deve abbandonare il calcio giocato nel 2010, a trentatré anni, per problemi al ginocchio.

Ma i dieci anni in Germania aumentano il suo bagaglio di conoscenze, grazie alla naturale attitudine a imparare da ogni situazione, ma ancora di più da ogni cultura incontrata:

Dagli americani ho preso il pensiero positivo e la convinzione che tutto può essere raggiunto. Dagli italiani il temperamento, posso diventare molto emotivo. E dai tedeschi ordine, struttura e disciplina”.

Appena appese le scarpe al chiodo inizia l’avventura in panchina, sempre nella seconda squadra del Norimberga. Qui occuperà anche il ruolo di allenatore capo per 7 partite nella stagione 2010/2011, oltre a fare da vice a René Müller e Michael Wiesinger. In Franconia intravedono la capacità di Matarazzo di far crescere i giovani e gli affidano prima la panchina dell’Under-17 e poi dell’Under-19.

La prima svolta arriva nell’estate del 2017, quando accetta la panchina dell’Under-17 dell’Hoffenheim, la cui prima squadra in quel momento era guidata da Julian Nagelsmann. Matarazzo conosceva già bene il giovane tecnico bavarese, essendo stati compagni di stanza durante il corso da allenatore. L’affinità tra i due andava però oltre l’aspetto umano, come detto più volte dallo stesso tecnico americano: “Abbiamo idee simili sul calcio, il mio approccio è molto simile al suo”. Le similitudini vanno dalla duttilità tattica alla visione offensiva del gioco fino al coraggio di lanciare i giovani, acquisito grazie alle precedenti esperienze.

La naturale conseguenza di tale feeling è la promozione di Matarazzo a vice Nagelsmann a gennaio 2018, dopo soli sei mesi. Lavoreranno insieme una stagione e mezza e la prima terminerà con la qualificazione alla Champions dell’Hoffenheim. Lo statunitense resterà a Sinsheim anche dopo il passaggio del classe ’87 al Lipsia, come vice di Alfred Schreuder.

Alla fine del girone d’andata di quella stagione 2019/2020 ecco la seconda, decisiva, svolta per Matarazzo: la chiamata dello Stoccarda in Zweite. Rinnovo di contratto dopo soltanto due mesi (dal 2021 al 2022). Secondo posto e promozione diretta in Bundesliga. Con le idee chiare e il coraggio di sempre.

Vogliamo essere attivi in tutte le fasi del gioco, controllare i nostri avversari e dominare la partita. Certo, molte squadre lo vogliono, ma la differenza è soprattutto nei dettagli”.

Il resto è storia recente, compresa la nuova firma fino al 2024. Pellegrino Matarazzo si fa conoscere sempre di più al grande pubblico grazie al buon inizio di stagione dello Stoccarda, per i risultati, ma anche per il gioco offensivo e il lavoro con i giovani. Esattamente quello che chiedeva Hitzlsperger il giorno della presentazione.

Lo strano caso dei terzini destri del Bayer Leverkusen

leverkusen terzino destro

Il Bayer Leverkusen a differenza degli anni passati è stato decisamente attivo nel mercato invernale. La stranezza non viene però tanto da questo, quanto dai ruoli su cui gli uomini mercato guidati da Rudi Völler sono intervenuti. A parte l’ala inglese Demarai Grey gli altri due acquisti sono infatti terzini destri, gli olandesi Timothy Fosu-Mensah e Jeremie Frimpong. Il primo, classe 1998, arriva da un’esperienza non esaltante al Manchester United; il secondo, ventenne cresciuto nell’altra sponda di Manchester, il City, è stato acquistato dal Celtic per undici milioni di euro.

Ecco però la stranezza. Il Bayer Leverkusen in rosa aveva già quattro potenziali terzini destri: il capitano Lars Bender, Mitchell Weiser, Santiago Arias e Tin Jedvaj. Con Fosu-Mensah e Frimpong diventano sei. Ma qualche motivazione si può intuire, anche perché si parla di una società sempre attenta alle operazioni di mercato.

Jeremie Frimpong. Innanzitutto Frimpong, prospetto tra i più interessanti nel ruolo. Per lui si stava creando una vera e propria asta: per questo e per la notizia dell’addio di Bender a fine stagione il Bayer ha accelerato.

Tin Jedvaj. Il croato ex Roma è un difensore duttile e in carriera ha giocato la maggior parte delle partite da centrale, quindi probabilmente Peter Bosz non lo considera tra i papabili terzini (anche se a dire il vero non lo sta utilizzando neanche come centrale).

Timothy Fosu-Mensah. L’olandese da quando è arrivato, a gennaio, ha giocato 4 partite, tre in Bundesliga e 1 in DFB-Pokal. In un paio di occasioni Bosz l’ha schierato a destra nella difesa a tre, posizione non nuova per lui e che potrebbe adattarsi bene alle sue caratteristiche.

Santiago Arias. Il colombiano classe ’92 è stato preso in estate in prestito dall’Atletico Madrid, per contendersi il posto con Bender. In realtà l’auspicio si è infranto subito a causa del terribile infortunio alla caviglia patito a ottobre con la maglia della nazionale.

Mitchell Weiser. Il ventiseienne cresciuto nelle giovanili del Colonia è approdato a Leverkusen nel 2018, acquistato dall’Hertha per dodici milioni di euro. Al di là dell’infortunio alla coscia che lo sta tenendo fuori da inizio anno, in questa stagione il tecnico olandese lo sta considerando decisamente poco (solo 5 presenze), soprattutto per la sua poca attitudine difensiva.

Lars Bender. Bender è il capitano e per carisma e affidabilità la titolarità sarebbe sua a priori. Ma il fisico lo supporta sempre meno, cosa che ha accelerato la decisione, insieme al gemello Sven, di lasciare il calcio giocato a fine stagione.

Quello dei terzini destri al Bayer Leverkusen resta un caso curioso, ma meno strano di quanto si possa pensare a prima vista. Certo il club spera di poter coprire la casella dalla prossima stagione con un paio di giocatori affidabili e già pronti. Non si può dire che al casting non ci sia affollamento…