Chi può essere il prossimo allenatore del Bayern Monaco?

allenatore Bayern Monaco

Qualora dovessero essere accettate dal board – e sarebbe molto strano, quasi grottesco, se così non fosse – le dimissioni di Hansi Flick da allenatore del Bayern Monaco lasciano i campioni di Germania in una situazione lontanissima dall’essere ‘comoda’. Perché in Baviera non ci sono abituati. Mancano 450 minuti al termine della stagione in corso e la dirigenza si ritrova senza un uomo in panchina che possa guidare la squadra. Nell’idea di tutti, doveva essere ancora Flick. I due anni logoranti, tutti i titoli vinti, il calcio espresso e i rapporti a quanto pare poco felici col direttore sportivo Hasan Salihamidzic hanno spinto l’ex vice di Joachim Löw e Niko Kovac verso le dimissioni.

Disclaimer: la situazione è totalmente diversa rispetto all’esonero del sopracitato tecnico croato nel novembre 2019. Perché Flick, arrivato già dall’estate precedente, rappresentava un’assicurazione in questo senso. Certo, da lì a vincere tutto ce ne passa. Però il Bayern Monaco sapeva che in quel momento, se le cose fossero andate male con l’allenatore, avrebbe avuto un validissimo paracadute già in casa.

Tornando al presente. Flick lascia in eredità una squadra fortissima, con un’impronta di gioco chiara, che subirà però mutamenti importanti e annunciati, soprattutto in difesa con gli addii di Alaba, Boateng e anche Javi Martinez, più l’arrivo di Upamecano. Soprattutto, lascia in eredità una bacheca che più piena non si può. Come fece soltanto Jupp Heynckes nel 2013. Ecco, a proposito: escludiamo subito un ritorno di Jupp stile post Ancelotti. L’età e le motivazioni ormai sono poche. Comprensibilmente, peraltro.


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Il nome con più appeal mediatico è naturalmente quello di Julian Nagelsmann. Nato e cresciuto in Baviera, ovviamente con il mito del Bayern Monaco, l’attuale allenatore del Lipsia è legato al club targato Red Bull da un contratto fino al 2023. Lo ha firmato nell’estate 2018, con un anno d’anticipo rispetto al suo arrivo nell’ex Germania Est. Quadriennale, per costruire un progetto partendo dalla base preparatagli dall’eccellente lavoro di Hasenhüttl e Ralf Rangnick. Per portarlo via, il Bayern dovrà aprire il portafoglio: ci potrebbero volere un paio di decine di milioni di euro per rompere il vincolo contrattuale.

In ogni caso, analizzando le scelte passate fatte da Nagelsmann, non è così scontato che il bavarese accetti immediatamente la panchina del Bayern. Anzitutto perché si troverebbe in una situazione scomoda vista la grandezza del suo predecessore. Il rischio dell’effetto Ancelotti o Kovac in uno spogliatoio molto delicato è comunque alto. Non per colpa di Ancelotti o Kovac o Nagelsmann, ma dei predecessori. Rispettivamente Guardiola, Heynckes e Flick.

Nonostante l’età, il classe 1987 è un gran calcolatore. Sceglie accuratamente i suoi step. Ha ammesso di aver detto ‘no’ al Real Madrid nel 2018, quando allenava l’Hoffenheim. Ha preferito un altro anno a Sinsheim, giocando per la prima volta in Champions League. Poi, Lipsia. E oggi non è detto che Nagelsmann ritenga il suo lavoro con i Roten Bullen concluso. Potrebbe esserlo qualora dovesse vincere la DFB-Pokal, primo trofeo nella storia del club. In quel caso sì, avrebbe raggiunto un traguardo. Anche se probabilmente prima di unirsi al Bayern potrebbe voler provare a batterlo ancora una volta.

Entrare nella testa del giovane tecnico di Landsberg am Bech è molto complicato. Ed è per il suo modo di ragionare molto particolare che non è nemmeno così scontato vederlo ancora un anno a Lipsia e non subito a Monaco. Anche perché ha ancora trent’anni di carriera davanti, ha tutto il tempo per andare al Bayern: se non è oggi, è tra 4, 5, 10 anni. È chiaro a tutti. Stesso discorso della nazionale tedesca. O di altri top club europei. La stampa tedesca, comunque, lo vede come primo nome sulla lista. Ed è normale e logico che sia così.

Il piano B potrebbe essere Erik ten Hag, attuale allenatore dell’Ajax. Il suo nome si faceva già dopo l’esonero di Kovac, prima della conferma di Flick. Il 51enne olandese ha già lavorato al Bayern Monaco dal 2013 al 2015, come tecnico della seconda squadra. Rispondeva direttamente a Pep Guardiola. Ha una filosofia calcistica che piace molto al Bayern Monaco, in più parla già un ottimo tedesco, caratteristica necessaria per poter fare l’allenatore nel club più importante della Bundesliga.

Anche lui ha un contratto fino al 2022, ha esperienza simile a Nagelsmann a livello internazionale, con in più anche il fatto che conosca l’ambiente molto bene e in più abbia già vinto qualcosa. Indubbio comunque che sia un nome comunque meno affascinante di quello di Nagelsmann. Anche in questo caso, la sua volontà sarebbe da decifrare, con una differenza: ten Hag ha 17 anni in più rispetto al collega. Il treno del Bayern potrebbe non ripassare.

Consigliamo l’attivazione dei sottotitoli in inglese.

A proposito di treni, Thomas Tuchel è salito su quello del Chelsea a gennaio e per un po’ probabilmente non ci scenderà. Sarebbe stato uno dei candidati principali, data la stima di cui gode negli uffici di Säbener Straße. La stessa indubbiamente che hanno per Jürgen Klopp, altro nome sostanzialmente impossibile da raggiungere. 

Un allenatore tedesco teoricamente raggiungibile potrebbe essere Joachim Löw, uomo con tutte le carte in regola per allenare il Bayern. Dopo l’Europeo è però possibile che si voglia prendere un pausa di almeno un anno, prima di ripartire allenando in un club. Probabilmente depennabile anche Ralf Rangnick: la sua voglia di essere plenipotenziario non sarebbe molto apprezzata dalla dirigenza bavarese.

Oltre che parlare tedesco, l’altro requisito per allenare il Bayern Monaco è quello di saper gestire le situazioni e gli spogliatoi, oltre ad avere esperienza di Champions League. Per questo pensare a chiamate a sorpresa, come potrebbero essere quelle di Jesse Marsch o Oliver Glasner al momento sembra piuttosto remoto. Il rischio di un Kovac bis sarebbe molto alto. Senza un contratto ci sarebbe Lucien Favre, ma dopo il fallimento di Dortmund la sua carriera ad alti livelli pare tramontata. A proposito: anche Peter Bosz è libero, però viene da due licenziamenti e ripartirà da più un basso. Neanche Ralph Hasenhüttl o Roger Schmidt sembrano pronti, per citarne altri due poco probabili.

Anche le incognite sui nomi ‘esotici’ sono molte. Massimiliano Allegri è senza contratto, ma la scarsa conoscenza del tedesco e lo stile di gioco piuttosto lontano da quello di Flick lo rendono un candidato debole. Neanche Zinédine Zidane parla tedesco, in più ha cose più importanti da fare che mettersi a studiare.

Insomma, trovare un nome molto credibile dopo Nagelsmann e ten Hag sembra complicato. Il Bayern ha ancora tempo e la pianificazione della squadra comunque procede. Anzi, visto l’arrivo di Upamecano è già iniziata. La scelta del tecnico per il dopo Flick sarà decisiva: la rosa è all’altezza, piazzarci la guida giusta decreterà probabilmente il successo o l’insuccesso della prossima stagione.

 

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