Roland Sallai, dalla Sicilia ai goal al Friburgo

Roland sallai

Negli ultimi anni il Palermo di Maurizio Zamparini ha portato in Italia tanti calciatori che, da sconosciuti, si sono rivelati talenti veri se non addirittura dei crack a livello mondiale. Dal 2008 al 2011, per esempio, l’allora direttore sportivo Walter Sabatini era riuscito a portare in Sicilia gente del calibro di Simon Kjaer, Kamil Glik, Fabio Liverani, Abel Hernández, Jošip Iličić e Javier Pastore. L’opera di ‘scouting’ della società siciliana è continuata negli anni seguenti, con la scoperta di Paulo Dybala e Edinson Cavani, tanto per fare due nomi. Nell’estate 2016 il Palermo provò a saccheggiare il mercato ungherese pescando due giocatori: uno era Norbert Balogh, classe 1996, prelevato dal Debrecen; l’altro era Roland Sallai, classe 1997, preso dalla Puskas Academy.

Su Sallai, trequartista di ruolo ma adattabile anche come esterno offensivo, le speranze della compagine rosanero, all’epoca allenata da Davide Ballardini, erano davvero tante ma, un po’ per via della giovane età del calciatore, un po’ per la stagione drammatica vissuta dal Palermo (19° posto finale, retrocessione in Serie B e altri 4 allenatori fino al termine del campionato…), non è riuscito ad imporsi nel nostro campionato.

In quell’annata italiana, infatti, Sallai, che era stato preso in prestito con diritto di riscatto per un totale di 3 milioni di euro, collezionò appena 1.081 minuti sul terreno di gioco, diluiti in 22 presenze tra Serie A e Coppa Italia (49’ di media per partita) ed appena una rete, realizzata il 19 marzo 2017 in occasione di Udinese-Palermo 4-1, quella dell’illusorio vantaggio ospite. Uno ‘score’ che, malgrado gli ampi margini di miglioramento del ragazzo, non fu sufficiente ai fini del riscatto.

Tornato in Ungheria per un breve periodo, Sallai ha poi proseguito la sua carriera, triste per aver fallito la grande opportunità italiana, nelle fila dell’APOEL Nicosia, squadra cipriota, nelle cui fila, con 9 gol, 5 assist e 6 presenze nel girone di Champions League, ha cominciato a far vedere di che pasta fosse fatto. Ecco, allora, che, nell’estate successiva, anno di grazia 2018, per Sallai si è riproposta la grande occasione.

Niente Italia, questa volta, per Roland, il nipote di Sandor Sallai, difensore della Nazionale Ungherese ai Mondiali 1982 e 1986, bensì la Germania e la Foresta Nera: il Friburgo di Christian Streich, da sempre molto attento ai calciatori Under 21, con un investimento di cinque milioni di euro se l’è portato a casa. E, a conti fatti, la scommessa sta pagando i suoi dividendi: nella prima stagione con la maglia rossonera, Sallai aveva iniziato bene, con due gol contro Wolfsburg e Mainz fino a novembre, salvo poi accusare un problema agli adduttori che lo ha messo fuori causa per lungo tempo.

Tornato pienamente disponibile, col tempo Streich, che sta lavorando su Roland Sallai nel tentativo di plasmarlo e farlo diventare un calciatore sempre più adatto ai più alti palcoscenici, gli sta dando maggiore fiducia ed il ragazzo lo sta ripagando con impegno, duttilità, spirito di sacrificio ed anche gol. 

“È veloce, ha grandi abilità calcisticheha detto Streich su Sallai in un’intervista a ‘Kicker’ – anche se a volte perde la concentrazione a gara in corso. Ma è totalmente migliorato”, ha concluso il suo allenatore. 

Sallai sta reagendo ad inizio di carriera non propriamente brillante e, a 24 anni da compiere a maggio, sembra davvero pronto, adesso, per spiccare il volo. Si è guadagnato il rinnovo col club della Foresta Nera a suon di goal: quello contro il Gladbach nella 27ª giornata della Bundesliga 2020/21 è stato il settimo in totale, a cui ha aggiunto 4 assist. Un bottino particolarmente significativo, dopo soltanto i 4 goal complessivi, con un assist, dei primi due anni.

Streich utilizza Roland Sallai come seconda punta, con la libertà di muoversi anche in fascia e cercarsi gli spazi migliori per esprimere il suo talento. Streich lo ha cresciuto, plasmato. Sallai lo ha ripagato come meglio non poteva. E ora sembra avere tutte le carte in regola per essere l’ennesimo prodotto della ‘scuola’ Friburgo pronto a spiccare il volo. Garantisce il professore.

📓 Gli appunti di Lipsia-Bayern 0-1: 10 spunti dal ‘nuovo Klassiker’

Lipsia Bayern

Nonostante un secondo tempo quasi di assedio del Lipsia, il Topspiel della giornata di Bundesliga lo vince il Bayern Monaco. Decide un goal di Leon Goretzka nel primo tempo. Vince la squadra più cinica, nonostante l’assenza dell’uomo più cinico di tutti, ovvero Lewandowski. Hansi Flick e i suoi volano a +7 in classifica, mettendo probabilmente la parola ‘fine’ sulla corsa al Meisterschale. L’ennesima prova di forza di una squadra non a caso campione di tutto. Ecco i nostri 10 spunti da Lipsia-Bayern 0-1.

Uno. Nei momenti difficili, il Bayern Monaco ha sempre reagito, a prescindere dall’avversario. Senza Thomas Müller ha vinto il Mondiale per Club. Senza Kimmich ha continuato a ottenere risultati. Senza Lewandowski ora ha battuto il Lipsia. Senza difensori, vince comunque. Una macchina perfetta. Probabilmente imbattibile?

Due. Choupo-Moting sì e Gnabry no è un modo che Flick ha usato per dire che “oggi conta tanto, mercoledì conta tantissimo”. Sebbene il camerunense sia apprezzato e ben voluto, la miglior versione del Bayern si vedrà con il PSG in Champions. Con Gnabry. Il cuscinetto di 4 punti sul Lipsia permetteva la mossa. Comunque di tutto rispetto.


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Tre. A proposito di scelte, coraggiosa quella di Nagelsmann di mettersi a quattro in difesa col rombo a centrocampo, creando una superiorità numerica in mediana che ha messo in grossa difficoltà le uscite del Bayern. Solo che ha messo in difficoltà anche le proprie uscite. Scelta offensiva, anche logica. Ha pagato in apertura di ripresa, però è mancato un nove in area per come i palloni venivano giocati in rifinitura.

Quattro. Marcel Sabitzer è uno dei migliori tiratori dalla distanza del mondo. Dargli anche soltanto due metri di spazio rischia di essere letale, per la forza che ha nel calcio e per la velocità d’esecuzione. Non è una dote che gli viene riconosciuta spesso nonostante segni goal come questo.

Cinque. Goal decisivo contro il Borussia Dortmund sul 2-2, goal decisivo contro il Lipsia sullo 0-0. Goretzka – anzi, come ha detto Thomas Müller, Scoretzka – sta mettendo un discreto timbro su questo titolo di Bundesliga del Bayern. In effetti, il pregio dei goal decisivi non sempre l’aveva avuto. Il problema è che ora trovargli difetti è davvero difficile.

Sei. Leroy Sané ha giocato in versione ‘re Mida’. Pochi palloni toccati, ma ogni volta un dribbling, un’idea, uno spunto, una conclusione, un qualcosa di brillante. Una delle sue prestazioni individuali migliori da quando è al Bayern, non un caso che sia in un big match.

Sette. Per come si sono trovati in difficoltà Pavard e Süle sia fisicamente che tecnicamente, la presenza di Angeliño sulla corsia sinistra sarebbe stata probabilmente mortifera. Assenza se possibile più pesante anche di quella di Lewandowski per come si è sviluppata la partita.

Otto. Il Bayern Monaco non ha mai perso una partita di Bundesliga in cui Lucas Hernandez è stato titolare (19 vittorie, 4 pareggi). In questi due anni tra infortuni e concorrenza è stato un po’ una seconda linea. Dall’anno prossimo il Bayern lo avrà titolare. A questo punto la curiosità è capire quanto ci metterà prima di perdere.

Nove. L’impressione, la stessa che abbiamo già avuto anche in passato, è che al Lipsia manchi la star che possa permettere il salto di qualità. Non poteva essere Werner, per il suo decision making carente. Potrebbe essere Szoboszlai, ma quest’anno non si è ancora visto per infortunio. La preparazione della partita e il gioco è alla pari col Bayern, ma le individualità non ci sono ancora. Manca la fiammata. In questo caso, il goal. La risposta l’anno prossimo, quando comunque inizierà un nuovo ciclo con una nuova difesa.

Dieci. In ogni caso, sfidiamo chiunque a competere alla pari con una squadra che segna almeno un goal fa 62 partite ufficiali consecutive. Un record assoluto e storico per il club. L’ultimo “0” del Bayern alla casella ‘goal segnati’ è stato proprio col Lipsia. Un anno e mezzo fa.

Ah, già. Undici. Anzi. Dieci più uno. Thomas Müller ha portato tutti a scuola un’altra volta. Tutti.

Dortmund-Eintracht, la partita simbolo del fallimento del Borussia?

Dortmund eintracht 1-2

All’inizio della stagione, scommettere sulla mancata qualificazione in Champions League del Borussia Dortmund sembrava una mossa particolarmente ardita. Con Sancho e Haaland in grande crescita, con un 2020 chiuso in crescendo, tutto lasciava pensare che i gialloneri avrebbero lottato per il titolo con il Bayern Monaco. Magari non alla pari, ma quantomeno sarebbero stati nella scia dei campioni di tutto. Quando mancano 7 giornate piene al termine, la storia è diversa, perché in scia al Bayern c’è il Lipsia di Nagelsmann. Il Dortmund, invece, vede il quarto posto sempre più lontano: dopo la meritata sconfitta in casa con l’Eintracht Francoforte, i punti che separano i gialloneri e un posto nella massima competizione europea sono 7.

L’1-2 del Westfalenstadion riassume in novanta minuti (più abbondante recupero) tutto ciò che c’è stato di sbagliato nella stagione di Reus e compagni. A partire dal risultato: una sconfitta. Come una sconfitta sarebbe mancare la qualificazione alla massima competizione europea, quello che era l’obiettivo minimo dichiarato. Un fallimento. Non tanto per le ripercussioni economiche – anzi, il CEO Aki Watzke ha già fatto capire che i fondi in cassa ci sono e anche mancare la Champions non complicherà eccessivamente le questioni di bilancio – bensì per quelle tecniche. Perché il Dortmund senza un posto nell’élite dell’Europa rischia di perdere i pezzi pregiati.

Senza Champions League, infatti, pensare di trattenere Erling Haaland sembra quasi impossibile. Lo abbiamo visto in settimana: il suo agente Mino Raiola sta già facendo il giro d’Europa alla ricerca di offerte. Il DS Zorc aveva detto di essere tranquillo. La sua faccia distrutta dopo il goal dell’1-2 dell’Eintracht lo è un po’ meno. E lo stesso discorso potrebbe valere per Jadon Sancho, che già la passata estate sembrava molto vicino a vestire la maglia del Manchester United. Insomma, i due che dovevano trainare il Dortmund, con il talento e l’entusiasmo, rischiano di partire. E magari anche a prezzo di saldo. Questo si vedrà.

Intanto, c’è una corsa Champions da rimettere in piedi, anche se sembra svanita. Nella partita più pesante, nello scontro diretto contro l’Eintracht quarto, il Dortmund ha fallito sotto tantissimi punti di vista. Anche nei suoi uomini chiave. Lo stesso Haaland è stato uno dei peggiori in campo: ha avuto pochi palloni giocabili forse, ma quelli che ha avuto li ha spesso buttati via, comprese le due grandissime occasioni a tu per tu con Trapp nel primo tempo. Male anche Hummels, a parte per il goal segnato che ha ridato linfa. Soltanto Emre Can probabilmente si salva. Anche Marco Reus, fatto salvo per un paio di accelerazioni, è stato una grossa delusione.


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Difficile comunque togliere la palma di peggiore in campo a Nico Schulz, autore dell’autogol che ha sbloccato tutto, ha sbagliato tutto ciò che poteva nella metà campo offensivo, ha anche perso dei palloni sanguinosi. Neanche i suoi compagni di difesa in realtà sono stati proprio reattivi sul goal dell’1-2 a tre minuti dalla fine. Un goal firmato da André Silva – il numero 22 della sua straordinaria stagione – su un cross al bacio di Filip Kostic, che ha giocato la solita partita fantastica. Mettendoci anche due cross dal fondo che hanno mandato in tilt la difesa di Terzic, dormiente. Il primo l’ha messo Schulz nella propria porta, il secondo l’ha messo Silva. 1-2, prima vittoria delle Adler al Signal Iduna Park dal 2010. Adi Hütter vede l’impresa vicina. La meritata impresa.

Forse giocarla con Sancho e Witsel avrebbe dato un senso diverso, ma sono considerazioni che lasciano il tempo che trovano. Le panchine di Meunier (l’erede di Hakimi sulla carta, ma regolarmente tra i peggiori in campo) e di Brandt (ultimamente tornato indolente) confermano anche mancanze a livello di rosa e di gestione delle risorse umane. Non si poteva chiedere la luna a Terzic, che ha preso il posto di Lucien Favre e ha cercato di dare un’anima a una squadra che l’anima sembrava averla persa. Le trame di gioco prevedibili, come al solito, unite alla paura nell’azzardare la giocata, non sono caratteristiche da squadra che merita la Champions League.

L’Eintracht apre un divario di 7 punti con 630 minuti di calcio ancora da giocare, divario che il Dortmund rischia di non riuscire a colmare. Sarebbe un disastro totale. Ma al momento sembra anche lo scenario più probabile. L’estate ci farà capire le prossime mosse. Intanto, in attesa di Marco Rose, il Dortmund ha soltanto un obbligo: vincere almeno la DFB-Pokal, visto che la Champions League contro il City sembra già un ostacolo insormontabile. In estate ci sarà tempo per ricostruire. Probabilmente, ripartendo dai cocci di una stagione che rischia di essere fallimentare. Nonostante Sancho, nonostante Haaland.

Dai fasti della Bundesliga all’oblio della Zweite: il Bochum sogna il ritorno

Bochum

Dall’Europa e i sogni di Coppe alla lotta per la salvezza per evitare la 3.Liga. Nel giro di una manciata di anni, il VfL Bochum si è ritrovato nei bassifondi della classifica di Zweite Liga, con lo spauracchio della retrocessione in terza categoria, rischiata seriamente tra il 2013 e il 2014. Sono ormai passati 10 anni dall’ultima retrocessione, ma la storia non è mai cambiata e il ritorno in Bundesliga non si è mai concretizzato. Fino a quest’anno, nel quale la squadra di Thomas Reis vede finalmente la promozione.

Una permanenza più lunga del solito in seconda divisione. Eppure, di solito, i passaggi in 2.Bundesliga non hanno mai portato troppo male. Almeno fino al 2010. Il club dell’omonima città – una delle tante del Nordrhein-Westfalen – è riuscito a vincere per 3 volte il campionato di seconda categoria: 1994, 1996 (con Toppmöller, allenatore del Leverkusen del 2002) e 2006. Due denominatori comuni: l’aver sempre vinto appena retrocessi e Dariusz Wosz, autentica leggenda biancoazzurra, prima come giocatore e poi per una breve parentesi come allenatore, avendo giocato ben 378 partite con la maglia degli intoccabili. Un appellativo curioso, nato nel periodo che va tra gli anni ’70 e ’90, quando la squadra ha sempre flirtato con la retrocessione senza mai crollare.

La squadra non comunque è considerata una nobile, ma ha raggiunto per due volte la finale di DFB-Pokal, nel 1968 e nel 1988, senza mai vincerla, e si è qualificata per lo stesso numero di volte alla Coppa Uefa, dopo esser arrivata quinta in campionato, loro massimo posizionamento storico nella classifica della massima divisione tedesca. La seconda e ultima esperienza europea risale alla stagione 2004/05, dove gli intoccabili furono eliminati dallo Standard Liegi al primo turno.

L’esperienza europea fu il premio dopo la bellissima stagione 2003/04, conclusa al quinto posto, soprattutto grazie al bomber Vahid Hashemian e all’ala danese Peter Madsen.

Hashemian Bochum
Vahid Hashemian, l’elicottero del Bochum. Fonte: Getty/OneFootball

Il duo fece la fortuna della squadra di Bochum, con un totale di 29 goal. L’anno seguente, l’iraniano si unirà al Bayern Monaco, mentre ai nastri di partenza della stagione 2005/06 l’esterno passò al Colonia. Entrambi non replicarono più le proprie prestazioni, anche se l’elicottero rientrò alla casa madre qualche anno più tardi, segnando solo 3 reti in due stagioni. Non rendendo onore soprannome datogli per via della sua forza nel gioco aereo. Hashemian era un attaccante d’area, uno di quelli che sfrutta ogni errore e un terrore per le difese avversarie al momento di un cross o di un calcio da fermo. 

Nel 2005 gli intoccabili retrocedettero, passarono dalle stelle, le luci europee, alle stalle, la Zweite Liga. Per fortuna, ritornarono subito nella massima divisione tedesca, vincendo il campionato di una sola lunghezza sull’Aachen. Decisivo fu il centrocampo composto da Misimovic e Edu. Il primo pochi anni dopo vincerà il Meisterschale con il Wolfsburg.

Tornato in Bundesliga, si renderà protagonista della miglior stagione ad oggi, a livello di posizionamento in classifica: ottavo a soli tre punti dalla Coppa Uefa. Questo fu possibile grazie al contributo del vecchio idolo dei tifosi, Theofanis Gekas. L’attaccante greco vinse il premio come migliore marcatore della Bundes, con 20 reti, davanti a colleghi molto più noti e famosi, come Frei, Maakay, Mario Gomez e Klose. Il gol lo aveva nel sangue, dotato di grande freddezza e fiuto del gol, il bomber ha iniziato a segnare a raffica nel Larissa e nel Kallithea, squadre delle sua terra nativa, attirando l’interesse del più blasonato Panathinaikos, da dove passò al club tedesco.

Il “giramondo”, al contrario dei precedenti attaccanti che hanno lasciato la squadra della Ruhr, non ha mai perso il vizio del goal, facendosi notare anche nel Bayer Leverkusen, nel Sion e nella sua avventura in Turchia, con le maglie di Akhisar Belediyespor e Konyaspor.

Bochum Gekas
Theofanis Gekas, capocannoniere della Bundesliga nel 2008. Fonte: Getty/OneFootball

Le successive stagioni non si riveleranno all’altezza della precedente, con un Bochum in netta fase calante, complice anche la perdita dei pezzi più importanti di ogni stagione, come già visto in precedenza.

L’ultima apparizione in Bundesliga risale alla stagione 2009/10,dove il Bochum poteva contare su alcuni nomi noti tutt’oggi, come Lewis Holtby, appena diciottenne, e Christian Fuchs. In quella squadra, possiamo trovare anche Patrick Fabian, giocatore che collega il brillante Bochum del primo decennio di questo secolo, capace, nonostante le non eccellenti condizioni economiche, di stupire, assicurandosi  la qualificazione alla Coppa Uefa, a quello del secondo, che non è mai riuscito a scavalcare l’ostacolo Zweite Liga. Dopo aver mancato l’ultimo tentativo, il classe 1987 ha deciso per il ritiro.

Negli ultimi anni si sono succeduti vari allenatori, che hanno provato anche ad aprire dei veri e propri cicli, rimanendo però con delle opere incompiute: anche nomi pesanti come Neururer, Robin Dutt e Friedhelm Funkel.

Proprio quest’ultimo, specialista in promozioni, ci andò vicino alla prima occasione disponibile. Gli intoccabili conclusero il campionato al terzo posto, guadagnandosi la possibilità di giocarsi l’accesso alla Bundesliga nello spareggio col Borussia Mönchengladbach. La squadra bianconera si salvò in maniera clamorosa, dopo aver realizzato ben 20 punti nelle ultime 12 partite, grazie all’arrivo di Favre, attuale allenatore del Borussia Dortmund. I puledri potevano contare su una rosa di buon talento, dove troviamo Dante, Ter-Stegen e Marco Reus, autore del goal del pareggio nel ritorno, decisivo al fine della salvezza del Gladbach. Da allora, il Bochum naviga in Zweite Liga, senza uscirne. Fino a quest’anno, appunto: la squadra è in testa alla classifica, se la gioca con l’Amburgo, il Greuther Fürth e l’Holstein Kiel. Sembra la favorita.

L’attuale rosa conta su alcuni giocatori di talento, tra l’altro già blindati dal club, speranzoso che possano ricondurlo dove merita. In particolare la coppia difensiva formata da Leitsch, classe 1998, e Bella-Kotchap, classe 2001, entrambi già nel giro delle selezioni minori della nazionale tedesca. Anche se in Germania quest’ultimo si è fatto notare anche per uno svarione contro il Bayern Monaco in DFB-Pokal lo scorso ottobre.

L’ultimo grande talento del vivaio fu Leon Goretzka. L’attuale centrocampista del Bayern passò allo Schalke 04 per 3,25 milioni nel 2013, una cifra bassissima considerando il talento del classe 1995. Dopo tanto tempo e tanti acquisti di giocatori importanti per la categoria come Inui, Ginczek, Kramer, Weis, Latza, Terodde, Gregoritsch, Stiepermann, Hinterseer, Sam, Weilandt, Lee, Zoller, Gamboa, Blum e tanti altri, finalmente la squadra sembra aver trovato la chimica giusta. I goal di Zulj e Zoller, la solidità di Tesche e Losilla in mezzo, le parate di Riemann. Con loro il Bochum punta alla promozione. E da tanto tempo non ci andava così vicino.

5 buoni motivi per non perdersi Lispia-Bayern Monaco

Lipsia bayern

La 27ª giornata di Bundesliga mette in scena il match più decisivo e atteso di questo finale di stagione: stiamo parlando dello scontro diretto tra il Lipsia e i campioni in carica del Bayern Monaco. Una partita dai mille risvolti che può avere un peso sulla vittoria del Meisterschale, dato che le squadre sono separate da soli quattro punti. Il Lipsia per tenere aperto il discorso e mettere pressione ai bavaresi e il Bayern per l’allungo decisivo. Nelle ultime stagioni (e a larghi tratti anche in questa) i campioni di tutto non hanno avuto avversari, ma nel 2021 gli uomini di Nagelsmann sono riusciti, grazie alla loro regolarità, a rimanere in scia. Siamo ormai ad aprile e il campionato è ancora aperto, e questa è già notizia. Se questi motivi non vi hanno ancora convinto, eccone altri cinque per gustarvi questa partita.

Sono in palio punti pesanti per il titolo. La classifica recita 61 Bayern e 57 Lipsia, ma nonostante questo le due squadre sono più vicine di quanto le statistiche dicano. Escludendo la parentesi europea con il Liverpool, il Lipsia non perde dalla sciagurata sconfitta di Mainz del 23 gennaio. Da lì in poi solo vittorie, eccetto il pareggio nella trasferta di Francoforte (che ci sta). Il Bayern, invece, è in striscia positiva dalla bruciante sconfitta contro l’Eintracht del 20 febbraio che ha compattato gli uomini di Flick nelle successive partite, con il risultato di 4 vittorie in Bundes e la passeggiata di salute con la Lazio in Europa. In definitiva, le due squadre in questo momento sembrano non avere rivali e questa resa dei conti delineerà il proseguo della rincorsa al titolo. Una tipica sixpointer game, per dirla all’inglese. Un Topspiel.

Tanti assenti, da entrambe le parti. Al netto delle assenze dei bavaresi, i Rotenbullen possono contare su una condizione fisica leggermente migliore. Sicuramente Flick avrà out Davies e Jerome Boateng per squalifica, oltre che il solito Douglas Costa per infortunio. Soprattutto non ci sarà il bomber Robert Lewandowski, uscito malconcio dagli impegni internazionali  out fino a fine aprile. Nagelsmann dovrà invece fare a meno di Marcel Halstenberg, che dovrà rimanere in quarantena, e dello squalificato Kevin Kampl, con Adams che dovrebbe prenderne il posto, oltre agli infortunati Angelino e Szoboszlai. Curiosità per il rientro di Dayot Upamecano, reduce da qualche acciacco fisico e peraltro proprio con un futuro già scritto al Bayern Monaco.

Il Bayern contro la sua concorrente numero uno. Il Lipsia è l’unica squadra che nelle ultime stagioni ha retto l’onda d’urto del Bayern Monaco. Dobbiamo tornare a fine 2018 per vedere l’ultima vittoria dei bavaresi, con goal di Frank Ribéry nel finale di gara. Negli ultimi 4 incontri (esclusa la finale di DFB Pokal del 2019) sono arrivati 4 pareggi. Da ricordare l’ultimo pirotecnico 3-3 del match dello scorso dicembre, la gara d’andata, con il Lipsia per ben due volte in vantaggio ma raggiunto dal gol finale di Thomas Müller. Insomma, pronostico aperto per un Lipsia che vuole confermarsi la Kryptonite dell’undici di Flick. È l’unica squadra contro cui il Bayern non ha vinto nelle ultime due stagioni, insieme all’Holstein Kiel.

La consacrazione di Nagelsmann. Tra i tanti traguardi e record di precocità che il trentatreenne tecnico tedesco annovera c’è sicuramente un buon rendimento contro il Bayern. In 9 partite, infatti, solo 3 sconfitte con 4 pareggi e 2 vittorie. Motivazioni a mille, quindi, per Julian Nagelsmann non solo nella rincorsa del titolo ma anche per il futuro; non è un mistero, infatti, che il tecnico tedesco voglia coronare la sua scalata proprio con la panchina dei bavaresi, squadra che tifava da bambino, essendo nato proprio in Baviera, a Landsberg am Lech.

Chi sostituirà Robert Lewandowski?. Al polacco mancava soltanto il Lipsia per completare la “collezione” di gol alle restanti squadre di Bundesliga. In questa, ennesima, stagione da record sono infatti 35 le reti totalizzate in Bundesliga (42 in tutte le competizioni). A secco solo in 5 partite sulle 26 totali, con un gol al Lipsia avrebbe raggiunto un ulteriore record: segnare contro tutto e contro tutti. Il polacco, in ogni caso, salterà il big match a causa dell’infortunio ai legamenti del ginocchio che lo terrà lontano dai campi per circa un mese. Sostituire un attaccante che viaggia con la media di 1.4 gol a partita, e per la precisione un gol ogni 60 minuti di gioco è quasi impossibile. Ci riusciranno Gnabry da falso nueve come in nazionale o il sostituto naturale Erik Choupo-Moting? Probabilmente Flick opterà per la prima opzione tattica. Ma lo sapremo soltanto intorno alle 18.