Musiala, l’uno-due, la serie: il 3-0 della Germania sull’Islanda fa già storia

Germania Islanda

L’ultimo ricordo che aveva lasciato la Germania, ormai quattro mesi fa, era un 6-0 entrato ovviamente nella storia, anche se dalla parte sbagliata. Il ribaltone subito dalla Spagna aveva aperto una serie di dubbi sul futuro che di certo non saranno fugati nel giro di tre partite in una settimana contro squadre di medio valore. Sicuramente però la risposta arrivata nella prima partita lascia intendere che l’infausta notte di Siviglia può rimanere un episodio isolato. E che l’annuncio delle dimissioni di Joachim Löw, che dopo l’Europeo chiuderà un regno di 15 anni, non sembra aver destabilizzato particolarmente l’ambiente. Germania-Islanda 3-0, un segnale di rivincita importante. Anzi, un primo segnale. Comunque, da record: è la 17esima vittoria consecutiva della Mannschaft nelle qualificazioni mondiali.

Pur senza Toni Kroos, ritornato a Madrid a causa di un fastidio di natura muscolare, la squadra di Joachim Löw non ha avuto difficoltà a sbarazzarsi di un avversario decisamente inferiore a livello tecnico e di esperienza. Con qualche scelta coraggiosa: il ritorno annunciato alla difesa a quattro che con tutta probabilità verrà riproposta all’Europeo, l’utilizzo di Emre Can come terzino sinistro date le assenze di Gosens per infortunio e Halstenberg in isolamento (è stato a contatto con Hofmann, positivo al Covid-19), la scelta di Havertz sulla linea d’attacco al posto di Timo Werner.

Dopo 7 minuti il punteggio era già sul 2-0, per effetto delle reti realizzate da Leon Goretzka e proprio da Havertz. Goal diversi, ma con una struttura simile: squadra alta, palla a Kimmich (migliore in campo per distacco) sulla trequarti, inserimento di uno degli attaccanti – Gnabry centralmente sul primo, Sané sul centro-sinistra nel secondo – serviti da Kimmich in verticale, rimorchio di uno dei centrocampisti d’inserimento – Goretzka sul primo, Havertz sul secondo – e battuta a rete. Il segnale che ci si aspettava dalla Mannschaft, che non aveva mai segnato due goal così velocemente se non nel 1969, quando i marcatori si chiamavano Gerd Müller e Overath. Un’altra epoca.

Nonostante qualche incertezza specialmente dalla parte di Klostermann, la difesa è riuscita a reggere piuttosto bene. Facile ipotizzare che quando tornerà Süle sarà Ginter a slittare a destra con Rüdiger e il classe 1995 del Bayern a comporre il duo centrale. Un paio di incertezze, ma una linea complessivamente sicura, aiutata anche dal solito Kimmich. Pallino del gioco saldamente tra le mani tedesche, con oltre l’80% di possesso palla complessivo, anche se a tratti un filo sterile.

Il secondo tempo è servito a confermare lo stato di forma eccezionale di Gündogan, arrivato al suo goal numero 18 in stagione (ieri Rüdiger lo ha definito il miglior giocatore tedesco in questo momento) con un tiro da fuori chirurgico, a far entrare in partita Neuer con un paio di parate comunque non particolarmente difficili e soprattutto a fare esordire Jamal Musiala. Il classe 2003, fresco di 18esimo compleanno il mese scorso e rinnovo di contratto quinquennale col Bayern, è diventato il più giovane esordiente nella Germania dai tempi di Uwe Seeler, che nel 1954 ha esordito a 17 anni e 354 giorni. Spazio anche per il ritorno in nazionale di Younes dopo tre anni e mezzo. Dopo il caos Covid della giornata, nella Mannschaft, per una sera, è tornato il sorriso.

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