📓 Gli appunti di Bayern-Dortmund 4-2: 10 spunti dal Klassiker

bayern dortmund 4-2

Il Bayern Monaco ha battuto 4-2 il Borussia Dortmund in un Klassiker a dir poco memorabile, combattuto, alla fine vinto soltanto a pochi minuti dal termine da Goretzka. Con lo show di Haaland, la replica di Lewandowski. E tanto altro. Che abbiamo riassunto nei nostri 10 spunti.

Uno. Non capitava dal 1977 che un giocatore segnasse due goal al Bayern Monaco nei primi 9 minuti di una partita di Bundesliga. Ronald Worm, attaccante del Duisburg e nazionale tedesco. 44 anni dopo, Erling Haaland. A prescindere dal risultato, la sensazione che il norvegese a neanche ventun anni non abbia davvero più nulla da dimostrare è fortissima.

Due. Anche se dovuta (come sembra) solo alla piccola ferita superficiale rimediata nello scontro con Boateng, la sostituzione dopo 60 minuti che ha riguardato Haaland è stata una scelta comunque logica per evitare peggioramenti. Meglio perderlo per 60 minuti in una partita che si può perdere, piuttosto che perderlo per più tempo e più partite.

Tre. Thomas Meunier è stato schierato a totale sorpresa, visto che non giocava titolare da gennaio e da allora ha messo insieme solo spezzoni per 18 minuti complessivi. La scelta di schierarlo al posto di Morey lascia grossi dubbi. E in questa situazione, nella quale ha sbagliato tutto anziché appoggiarla comodamente palla a Haaland è da matita blu e rossa contemporaneamente. Poteva cambiare la storia.

Bayern-Dortmund è finita 4-2, ma poteva andare 0-3.

Quattro. In generale, considerando anche l’assenza di Guerreiro per problemi fisici (e quella di Sancho), il Dortmund ha fatto fatica ad impostare senza appoggi sulle corsie, specialmente la sinistra dalla quale passa la gran parte dei palloni, vista la presenza del portoghese. Per questo – e ovviamente per meriti del Bayern e del suo pressing – il BVB ha fatto così fatica a costruire azioni manovrate.

Cinque. La differenza che fa Mahmoud Dahoud in positivo palla al piede è notevole, ma è anche pari alla difficoltà che l’ex Gladbach trova quando si tratta di fase di non possesso. In questo senso, l’arrivo di Rose l’anno prossimo e il lavoro fatto su Florian Neuhaus lasciano ottime prospettive. Certo, il rigore del 2-2 (per quanto Coman sposti velocemente la palla) era forse evitabile.

Sei. L’infortunio di Jérôme Boateng è una tegola pesantissima. Javi Martinez può reggere in quel ruolo, ma con Süle ha un’intesa tutta da costruire e a lungo termine l’assenza del classe 1988 può dare enorme fastidio al Bayern, visto che Hernandez fatica a giocare sul centro destra. Il rientro imminente di Pavard sarà prezioso. E servirà anche che Sarr salga di livello.

Sette. Per capire Thomas Müller ci sono due modi: leggere attentamente il nostro compendio e andare a rivedere una chiusura che effettua in piena area avversaria su Erling Haaland ancora nel primo quarto d’ora di gara. Nel momento di massima difficoltà, va in ripiegamento sull’uomo più pericoloso nell’area avversaria e strappa la palla.

Otto. Lewandowski ha mosso un altro incredibile passo verso il record di Gerd Müller. Il conto dei goal è di 31 in 24 giornate ed è sinceramente surreale che riesca a trovare la porta con una continuità così spaventosa. Perché il tocco da pochi passi può sembrare banale, ma bisogna muoversi, smarcarsi, studiare la posizione della difesa e dell’avversario. Cose che sa fare come nessun altro. E poi, mica poteva permettere ad Haaland di segnare più goal di lui dentro l’area…

Nove. A Goretzka mancava forse solo il goal pesante per consacrarsi come uno dei top nel ruolo (ammesso che dovesse ancora farlo). Eccolo, è arrivato. Si peserà a fine stagione, ma per ora sembra già una vittoria chiave per rimettersi due punti avanti al Lipsia. Anche se il duello non è destinato a esaurirsi presto.

Dieci.Ognuno vede il calcio a modo suo e ha le sue opinioni, ma in questo momento sembra molto ardito sostenere che Erling Haaland e Robert Lewandowski non siano i due migliori ‘nove’ del mondo. E ciò va ben oltre quello che hanno dimostrato nel Klassiker. Perché è soltanto la punta di un iceberg che cresce da mesi.

Haaland, 2 goal in 9 minuti al Bayern nel Klassiker: non succedeva dal ’77

Haaland Bayern

Tutto ci si poteva aspettare, tranne che un inizio di Klassiker così: dopo 9 minuti, 0-2 per il Borussia Dortmund. Che aveva incassato 24 goal nelle ultime cinque trasferte all’Allianz Arena. Certo, con Erling Haaland è diverso. Anzi, più facile. Anche contro i campioni di tutto del Bayern Monaco. In sintesi: Bayern zero, Haaland due. Tutto vero.

Il Klassiker del norvegese è iniziato in maniera strepitosa: una doppietta nel giro di nove minuti contro Manuel Neuer, che voleva festeggiare diversamente la presenza numero 422 con il Bayern Monaco (pari con Rummenigge, che sarebbe il suo capo…).

Prima un sinistro dalla distanza mandato nell’angolino basso da una deviazione di Boateng, poi un tocco sotto porta a concludere un’azione meravigliosamente impostata partendo da una grande apertura di Mahmoud Dahoud e finalizzando sull’assist di Thorgan Hazard.

Per capirci: l’ultimo giocatore a segnare due goal nei primi 9 minuti in casa del Bayern Monaco è stato l’attaccante del Duisburg Roland Worm. Anno? Il 1977. 44 anni, dopo, è arrivato il norvegese più caldo del mondo.

Il bilancio, più che mai provvisorio, è di 29 goal in 28 partite mentre con il Borussia le cifre sono 45 in 46. In carriera sono già 100 da professionista, in 146 presenze complessive. Numeri che ormai non fanno più notizia. Si sa: è più normale vedere il norvegese andare in goal piuttosto che il contrario. Evidentemente sì, anche contro il Bayern Monaco: per Haaland un avversario sembra valere l’altro.

Per Terzic, probabilmente, anche: la sostituzione precauzionale dopo 60 minuti ha fatto terminare il suo Klassiker. Boateng ha lasciato un segno sulla sua caviglia. Lui, comunque sia andato il Klassiker, il segno l’ha lasciato nella storia. Anche se Lewandowski ha finito per superarlo nel conto dei goal e si è preso pure i tre punti.

Koen Casteels nella storia: il Wolfsburg fa 673 minuti senza subire goal

casteels wolfsburg

Quando il nome di un portiere della Bundesliga viene accostato a quello di Oliver Kahn e Manuel Neuer, significa che questo ha fatto davvero qualcosa di molto speciale. Forse di unico. Koen Casteels, che difende i pali del Wolfsburg, non è riuscito a fissare quello che potremmo chiamare un primato assoluto, ma è comunque riuscito a portare il suo nome vicino a quello dei grandissimi. Facendo a suo modo la storia del club.

Il numero uno belga ha infatti trascorso 673 minuti senza subire goal in campionato. Un record ‘aperto’ il 16 gennaio contro il Lipsia, incassando il 2-2 di Orban al 54′, e chiuso 49 giorni dopo, il 6 marzo, subendo il goal di Baumgartner dell’Hoffenheim. In mezzo, sette partite consecutive senza subire goal. Una striscia di sei vittorie e un pareggio per il club della Bassa Sassonia.

La sua striscia di imbattibilità è la migliore nella storia del Wolfsburg e la sesta migliore in assoluto nella storia della Bundesliga. Davanti a lui soltanto i sopracitati Kahn e Neuer. L’attuale portiere e capitano del Bayern è al terzo e quinto posto, con una striscia di 770 minuti nella stagione 2011/12 e una di 688 nell’annata 2014/15. L’ex numero uno dei bavaresi è invece secondo e quarto: 801 minuti nel 2002/03, 736 nel 1998/99.

Il numero uno di questa speciale classifica è Timo Hildebrand, che tra il maggio e l’ottobre 2003, quindi a cavallo di due stagioni, ha tenuto inviolata la porta dello Stoccarda per 884 minuti consecutivi.


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Casteels si è fermato un gradino più sotto, ma per il belga è già un grande traguardo: a Wolfsburg in pochi immaginavano di poter arrivare in Champions League a inizio anno. Ora a 10 giornate dal termine i lupi occupano il terzo posto. E sono arrivati lì grazie sì ai goal di Weghorst, ma anche per merito fantastiche parate del portiere belga, acquistato nel 2015 dall’Hoffenheim e trasformato, anno dopo anno, in un portiere solido e affidabile.

Questa stagione, di certo, sarà particolarmente memorabile per lui, comunque vada a finire. Dopo tanti anni da secondo o terzo, è anche riuscito a fare il suo esordio con la nazionale del Belgio. E poi questa striscia positiva, che estesa anche alle coppe è arrivata fino a 819 minuti ed è finita contro il Lipsia. Insomma, un momento che non dimenticherà facilmente. Anche se prendere goal non è mai proprio la miglior cosa per un portiere, Casteels sa comunque di aver fermato il tassametro su un numero importante.

Wout Weghorst, il miglior 9 umano in Bundesliga che trascina il Wolfsburg

Wout Weghorst

Quando si parla di attaccanti della Bundesliga, in particolare dei ‘numeri 9’, è ormai una prassi escludere dal discorso Robert Lewandowski ed Erling Haaland per manifesta superiorità. Non c’è nemmeno bisogno di evidenziarne i motivi: si parla, semplicemente, di due delle migliori cinque prime punte a livello mondiale.  Perciò possiamo tranquillamente dire che a Wout Weghorst spetterebbe un ipotetico premio di miglior ‘9’ della Bundesliga tra gli umani. Perché Wout Weghorst, sì, è davvero umano. E non soltanto per il suo percorso: giocava nei dilettanti, si è ritrovato in seconda serie olandese. Poi Eredivisie. La Bundesliga. E poi chissà, magari il suo sogno (mai nascosto): la Premier League.

L’attaccante olandese del Wolfsburg, classe 1992, è in realtà molto vicino al norvegese se parliamo di numeri in stagione: per il terzo anno consecutivo, è andato ha raggiunto almeno quota 15. Dal suo arrivo in Bundesliga (nell’estate 2018) soltanto Lewandowski ha segnato più di lui nel massimo campionato tedesco. Non è però una questione soltanto di numeri e di statistiche, perché racchiudere l’ex AZ Alkmaar all’interno di statistiche, reti e passaggi decisivi sarebbe quasi come sminuire il suo lavoro a tutto tondo. Anche in fase di non possesso. Anche per far salire la squadra.

Sin dal suo arrivo in Bundesliga – il suo cartellino è oltre costato 10 milioni di euro – Weghorst è riuscito a ritagliarsi immediatamente il suo spazio da titolare. Bruno Labbadia nelle prime giornate lo ha affiancato a Daniel Ginczek in un attacco a due molto fisico, su cui c’erano grossi dubbi. A fugarli ci ha pensato proprio l’olandese, il quale da subito ha mostrato che le sue doti non sono soltanto dentro l’area di rigore. Certo, se dovessimo vedere tutti i goal segnati da Wout Weghorst con ‘Die Wölfe’, non ci si sorprenderebbe se fossero tutti realizzati negli ultimi 15 metri. Il suo lavoro però è soprattutto fuori dall’area, o al limite.

Una delle soluzioni esplorate con più frequenza dal club della Sassonia è stata spesso e volentieri la palla lunga per la sponda del numero 9, che ha iniziato a giocare da unico riferimento dopo l’infortunio di Ginczek. I 197 centimetri di altezza facilitano il gioco spalle alla porta, ma il 28enne olandese è anche in grado di favorire l’inserimento senza palla dei compagni grazie all’ottima base tecnica e alle doti molto sottovalutate di passatore: 1.1 key passes a partita. A prima vista, non si direbbe. In più, il suo lavoro senza palla è prezioso anche in fase di non possesso: è sempre il primo a pressare gli avversari e schermarli. Non corre quasi mai a vuoto, legge prima la situazione.

Lo stesso fa, come pochi altri in Germania, quando si tratta di realizzare. A dispetto della stazza, Weghorst ha un ottimo dinamismo e soprattutto coordinazione. Le ha acquisite nel corso degli anni, con l’allenamento. Da giovane era un’altra storia: impacciato, alto, non il prototipo di calciatore olandese tecnico e veloce – come da metodo TIPS. Quella goffaggine che gli ha ricordato la bizzarra scivolata dal dischetto in Europa League, contro lo Shakhtar Donetsk. Ha buona velocità e un’ampia falcata che gli permettono di risalire il campo rapidamente, in più anche in area di rigore è spesso il primo ad arrivare sul pallone, facendo sempre la scelta giusta arrivando alle spalle della difesa.

In gran parte delle situazioni in cui il gioco si sviluppa sulle fasce, Weghorst rimane sul lato debole del campo e va ad attaccare il secondo palo e il terzino avversario. Trovare un esterno difensivo che possa reggere il confronto fisico è complicato e per questo l’olandese risulta così efficace quando si tratta di ricevere cross dentro l’area. Ciò è anche possibile grazie ai compagni che si inseriscono dal centrocampo o dalla trequarti e fanno densità dentro l’area. Insomma, l’occupazione degli spazi del Wolfsburg è sempre e spesso vincente.

Il cambio in panchina avvenuto nell’estate 2019 ha cambiato il modo di giocare del Wolfsburg più alla caccia di trame palla a terra come piace a Oliver Glasner piuttosto che in maniera più diretta come succedeva con Labbadia. L’ex AZ ha comunque (inevitabilmente) mantenuto un ruolo centrale nel sistema. Per la sua crescita i consigli di Labba, uno che di goal in Bundesliga se ne intende (e fuggito da Wolfsburg per motivi molto curiosi), sono stati indubbiamente preziosi, ma per essere pronto al salto in un top club aveva bisogno di abituarsi a un gioco più veloce anche con la palla tra i piedi. Fatto.

Certo, non ha il classico piede fatato. Tutt’altro. La sua generosità, però, compensa. È il quinto in stagione in Bundesliga per sprint (310) e per quelle che nelle statistiche vanno a referto come ‘intensive runs’: unico ‘nove’ in classifica, ça va sans dire. 124 duelli vinti, 38 duelli aerei. Se vogliamo continuare con le statistiche: 30 tiri totali, meglio di lui solo André Silva e Lewa. Numeri che sono frutto di un miglioramento continuo. Voleva diventare un professionista, ha assunto professionisti che lo aiutassero. Anche se si porta dietro quei piccoli gesti che lo distinguono, come he raccontato a ESPN.

“Ho delle piccole superstizioni, come mettere prima la scarpa sinistra, e ho anche lavorato con un mental coach da inizio stagione: voglio godermi di più il calcio, a lasciarmi andare di più”.

Wout Weghorst è davvero un calciatore self-made, a tratti anti-divo. Tanto che in Olanda per lui non stravedono: solo quattro misere comparsate. Mai convocato da De Boer, chiamato da Koeman per i suoi numeri. Eppure, il classe 1992 continua a segnare e sperare. Lo ha ammesso anche il suo allenatore Oliver Glasner.

“Spesso parliamo della Nazionale Olandese, è un argomento che emerge”.

Il diretto interessato però non ci ha mai dato peso. È sempre stato underdog per tutta la vita, non è mai stato ‘quello forte’ fino a quando è arrivato al Wolfsburg, dove per i ‘nove’ hanno un ottimo olfatto. E anche con lui ci han preso: segna un goal ogni due partite. E dà un contributo psicologico fondamentale: spinge tutta la squadra. I compagni non sanno fare a meno di lui.

“Mi piace essere l’underdog e continuare a segnare”.

Fedele alla linea, anche quest’anno. E se il Wolfsburg sogna la Champions è anche grazie a lui. Nel suo secondo aveva segnato 6 goal e fornito 3 assist in 6 partite. L’ultimo a riuscirci era stato un certo Kevin De Bruyne nell’annata 2014/15. Un altro ennesimo segnale che dopo Dzeko, Mandzukic, Grafite e Dost, il Wolfsburg è riuscito a scoprire un altro numero ‘9’ di caratura internazionale. Wout Weghorst, il miglior ‘9’ tra gli umani di Bundesliga.

Il Dortmund in casa del Bayern: una storia di insuccessi

bayern dortmund

È tempo di Bayern Monaco-Borussia Dortmund. In questa giornata di campionato, infatti, si disputa il Klassiker. Si tratta della sfida che mette di fronte Bayern Monaco e Borussia Dortmund, le due squadre più vincenti di Germania da quando, stagione 1963/64, fu fondata la Bundesliga a girone unico come tutti noi oggi la conosciamo. Il Bayern Monaco ha vinto ben 29 dei suoi 30 titoli totali dal 1969 in poi; il Borussia Dortmund ne ha vinti 5 su 8 totali nella ‘nuova era’ del calcio tedesco, piazzandosi, per questo motivo, davanti al Norimberga (9 titoli, ma soltanto uno nella Bundesliga a girone unico, nel 1968). Dal 1994 ad oggi, poi, Der Klassiker ha assunto un significato ancora più importante.

Un po’ perché Bayern Monaco e Borussia Dortmund si sono spesso spartiti la vittoria del campionato (18 volte i bavaresi, 5 i gialloneri di Vestfalia, per un totale di 23, su 27 edizioni della Bundesliga), un po’ perché, spesso, sono state proprio queste due squadre a lottarsi, stagione dopo stagione, il successo finale. Il BVB ha gradualmente soppiantato, nel tempo, contendenti storiche del Bayern quali Stoccarda e Werder Brema, molto forti negli anni Novanta e fino all’inizio del nuovo secolo. Negli ultimi dieci anni, con la sola intrusione del RB Lipsia nelle zone nobili della classifica come serio accreditato per il titolo, Bayern Monaco e Borussia Dortmund hanno dunque animato i più grandi momenti del calcio tedesco, tra campionato e coppe, nazionali ed internazionali.


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Nel 2013, a Wembley, Bayern Monaco e Borussia Dortmund si sono anche affrontati in finale di Champions League (vittoria bavarese per 2-1, reti di Mario Mandžukić ed Arjen Robben); nel 2012 e nel 2020, invece, hanno disputato due finali della Supercoppa di Germania. Anche in questi due casi, a vincere è stato il Bayern Monaco: 2-1 la prima volta, 3-2 la seconda. In campionato, nell’ultimo decennio, le sfide sono sempre state spettacolari.

In particolare, facendo riferimento alle sole gare giocate all’Allianz Arena di Monaco di Baviera, spesso lo spettacolo lo ha offerto la squadra di casa. Il Bayern Monaco, infatti, ha vinto ben 6 degli ultimi 10 appuntamenti. Sono state 3 le vittorie del Borussia Dortmund; uno solo il pareggio, un 1-1 datato 1º dicembre 2012 (reti di Toni Kroos e Mario Götze). I gialloneri hanno fatto la voce grossa a Monaco nella parte iniziale del decennio, vincendo nella stagione 2010-2011 (1-3) e 2011-2012 (0-1). Quindi, il 12 aprile 2014, con le reti di Henrikh Mkhitaryan, Marco Reus e Jonas Hofmann, arrivò un poderoso 0-3 per gli ospiti.

Quella, ad oggi, resta però l’ultima vittoria del Borussia Dortmund in casa del Bayern Monaco. Conclusasi, infatti, l’epopea di Jürgen Klopp sulla panchina giallonera, nel 2015, gli ultimi confronti non sono stati solo vinti, ma sono stati letteralmente dominati dal Bayern Monaco. Robert Lewandowski, portato in Germania proprio dal Borussia Dortmund e poi trasferitosi a parametro zero al Bayern Monaco nell’estate 2014, è diventato autentico mattatore del ‘Klassiker’, con 12 gol rifilati alla sua ex squadra in 8 gare. Una macchina da guerra.

E così è diventato il Bayern Monaco che, dopo il sofferto 2-1 del 1º novembre 2014 contro il Borussia Dortmund all’Allianz Arena (rigore decisivo di Arjen Robben nel finale dopo le reti di Reus e Lewandowski), si è scatenato nei confronti diretti interni disputatisi nel 2015, 2017, 2018 e gli ultimi due, delle stagioni 2018-2019 e 2019-2020. In queste cinque partite, infatti, i bavaresi hanno messo a segno la bellezza di 24 gol, per una media di poco inferiore alle 5 reti per partita, subendone soltanto 2, realizzati da Pierre-Emerick Aubameyang e Raphaël Guerreiro.

La serie impressionante di vittorie in goleada del Bayern Monaco è iniziata con un 5-1 datato 4 ottobre 2015: doppietta, oltre che di Lewandowski, anche di Thomas Müller, uno degli attaccanti probabilmente più sottovalutati d’Europa. L’8 aprile 2017 squadre di nuovo in campo all’Allianz Arena e 4-1 dei bavaresi. Oltre ad un’altra doppietta del polacco, reti di due idoli della formazione di casa, dell’olandese Robben e del francese Franck Ribéry. Diciotto giorni più tardi, in semifinale di Coppa di Germania, la rivincita del BVB (2-3).

Una partita che, probabilmente, quelli del Bayern Monaco non avevano digerito il 31 marzo 2018, quando è arrivato il successo più largo dei padroni di casa sul Borussia Dortmund. Un netto, tennistico 6-0 con Lewandowski, logicamente, sugli scudi (tripletta) e centro di James Rodríguez oltre che dei soliti Müller e Ribéry.  La furia dei bavaresi di Säbener Straße, poi, si è un filino affievolita nei due confronti del 2019. Infatti sono arrivati, in ordine temporale, un 5-0 (doppietta di Lewandowski, gol di Javi Martínez, Serge Gnabry e Mats Hummels) ed un 4-0, con autogol di Hummels nel frattempo tornato da Monaco a Dortmund.

Ma come arrivano le due squadre al ‘Klassiker’ del 2021 a Monaco? Dopo aver vinto il Mondiale per Club in Qatar, il Bayern Monaco ha vissuto una settimana piuttosto complicata a febbraio, con il pareggio interno (3-3) contro l’Arminia Bielefeld neopromossa e la sconfitta (1-2) contro il sorprendente Eintracht Francoforte. Manuel Neuer e compagni, poi, si sono ripresi, bene, con il 4-1 rifilato all’Olimpico alla Lazio nella gara d’andata degli ottavi di Champions League ed il 5-1 interno inflitto al Colonia in campionato.

Il Borussia Dortmund dei ragazzini terribili, che in classifica si trova a -13 dalla capolista Bayern Monaco (ad oggi sarebbe anche fuori dalla zona Champions), si sta riprendendo in queste ultime settimane dopo un mese di gennaio ed un inizio di febbraio piuttosto complicato. Nelle ultime tre gare tre grandi successi: 2-3, in rimonta, a Siviglia nell’andata degli ottavi di UCL, poi 0-4 nel Revierderby contro lo Schalke 04 e infine il 3-0 interno contro l’Arminia Bielefeld. Piace Jude Bellingham, convince Jadon Sancho, incanta Giovanni Reyna. Ma è devastante Erling Braut Haaland: 27 gol in 26 giocate in stagione.

Bayern Monaco-Borussia Dortmund, probabilmente, arriva nel momento giusto della stagione. L’esperienza dei padroni di casa contro la freschezza degli ospiti, la classe e la forza del Bayern contro il talento e l’imprevedibilità del BVB. Ambedue, però, squadre rapide in contropiede e particolarmente letali sotto rete. Ci sono tutti gli ingredienti per un altro, grande match. Negli ultimi anni, a Monaco, nonostante la filosofia-giovani del Dortmund stia pagando i suoi dividendi, non c’è stata storia. Vedremo, adesso, chi delle due, però, scriverà l’ennesima, meravigliosa pagina di quella del Klassiker.