Holstein Kiel: tra il sogno Bundesliga e la corsa alla DFB-Pokal

Holstein Kiel

Kiel, Schleswig-Holstein. 13 gennaio 2021. Una data che mai verrà dimenticata nella città più importante dell’unico Land dell’ex Germania Ovest che non ha mai avuto una squadra in Bundesliga. La sera in cui all’Holstein-Stadion la squadra di casa ha battuto il Bayern Monaco, la versione probabilmente più forte, quella campione di tutto, nel secondo turno di DFB-Pokal. Ai rigori. Dopo aver riacciuffato una partita che nel recupero sembrava persa. Un recupero allungato per l’infortunio di Kimmich, grazie ad un colpo di testa, o forse di spalla, di Hauke Wahl. Un difensore proiettato alla disperata in area. Non lo sa nemmeno lu come l’abbia presa.

Eppure, è stato il goal che ha portato prima ai supplementari e poi ai rigori una partita che sembrava all’apparenza già segnata ancora prima di iniziare. In mezzo alla bufera di neve che si è abbattuta su Kiel, è successo il miracolo. Non è bastato neanche l’ingresso di Lewandowski, che nel 2012 aveva già vinto all’Holstein-Stadion, dominando col Borussia Dortmund. Altri tempi. Ci è tornato 3258 giorni dopo, ma stavolta non gli è andata così bene. Bayern contro Kiel doveva essere uno scontro impari, oltre che inedito, ma è andata diversamente.

Decisivo l’errore di Marc Roca. Soprattutto, però, decisivo Fin Bartels. Che a Kiel ci è nato e quest’estate ci è tornato. Che nella sua carriera in Bundesliga, sviluppatasi soprattutto con il Werder Brema, contro il Bayern Monaco aveva sempre puntualmente perso. Fino a questa sera, quando si è trovato sul piede il rigore decisivo. A 34 anni da compiere, ha avuto l’opportunità di fronteggiare e battere la sua nemesi. Non con la maglia del Werder Brema, ma con quella del suo Holstein Kiel. La squadra che sta provando a trascinare fino al miracolo DFB-Pokal, visto che dopo aver battuto il Bayern ha steso anche  Rot-Weiss Essen e Darmstadt ed è in semifinale. E a portare per la prima volta in Bundesliga – nonostante abbia un campionato tedesco in bacheca, nel lontanissimo 1912.

Al primo posto parimerito in Zweite Liga insieme al Bochum, la squadra allenata da Ole Werner sta vivendo una delle migliori stagioni della sua storia recente. Quasi come nell’annata 2017/18, quando era arrivata fino al terzo posto e allo spareggio per essere promosso. Prima che il Wolfsburg di Mario Gomez interrompesse l’incantesimo riportando tutto alla brusca realtà. Nonostante, a voler essere pignoli, in quei 180 minuti forse erano proprio die Störche, le ‘cicogne’ -soprannome dovuto secondo alcuni ai colori della divisa e secondo altri alla presenza di una birreria – a meritare un posto tra i grandi, piuttosto che la squadra di Labbadia.

In panchina c’era Markus Anfang, poi ci sono passati Tim Walter, André Schubert. Nomi che ai più possono essere sconosciuti, ma che dopo aver allenato l’Holstein Kiel si sono guadagnati panchine importanti come Colonia o Stoccarda (Schubert aveva allenato il Gladbach e lavorato ad alto grado in federazione). Invece oggi c’è Ole Werner, che è nato nelle vicinanze di Kiel, ha 32 anni ed ha appena concluso il corso per conseguire il patentino di allenatore. Eppure secondo molti è già uno dei tecnici più quotati di tutta la Zweite per l’organizzazione tattica delle sue squadre: miglior difesa in 2.Bundesliga. E l’attacco regge, finché lo sostiene Fin Bartels. Che a dicembre ha segnato un goal decisivo in rovesciata per battere il Norimberga. Goal che ha fatto il giro del mondo. Ovviamente.

Holstein Kiel
Ole Werner, allenatore dell’Holstein Kiel. Fonte: Getty/OneFootball

Il volto copertina è il suo. Dietro, però, c’è tutta una squadra che funziona benissimo. A partire dal coreano Jae-Sung Lee, ormai un idolo a Kiel: da due anni e mezzo fa ammattire tutte le difese con colpi di classe che poco si addicono alla Zweite. E pensare che è arrivato in Germania dopo averla eliminata con la Corea del Sud (è un pilastro della sua Nazionale dal 2015) al Mondiale 2018. Oppure il portiere Geliosche ha messo le mani sul rigore di Marc Roca, che per anni è stato terzo portiere dell’Augsburg, prima di diventare il titolare all’Holstein Kiel. Oppure Janni Serra, classe 1998, che in Germania è conosciuto per essere già una costante nelle nazionali giovanili e per il suo passato nel Dortmund. O l’ex Schalke Reese, che contro il Bayern ci aveva esordito. O van den Bergh, un terzino che ha un grande passato anche in Bundesliga.

Nomi che, in generale, non si conoscono per particolare prestigio. Che però a Kiel hanno trovato la loro dimensione. Come Meffert e Mühling, il duo che governa il centrocampo, ex Leverkusen che hanno ritrovato nello Schleswig-Holstein la costanza di rendimento e un ambiente con zero pressioni. Che gioca in un ambiente sereno, anche perché a Kiel lo sport più seguito è la pallamano: il club locale, il THW, è campione d’Europa in carica e la più titolata in Germania quando si parla di campionati. Il calcio è secondario, anche perché tra il 1981 e il 2017 la squadra era sempre rimasta a vagare tra terza e quarta serie. Per una sera, invece, gli occhi sono stati sull’Holstein-Stadion, che a novembre compirà 110 anni di vita. Purtroppo era tristemente deserto, ma non ha frenato l’entusiasmo di un club che è riuscito in un vero e proprio miracolo sportivo battendo al Bayern e continua a sognare. In DFB-Pokal e in Bundesliga.

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