La seconda serata di Pokal: conferma Lipsia, sorpresa Holstein Kiel

Lipsia Pokal

In attesa che venga recuperato l’ultimo match, quello tra Jahn Regensburg e Werder Brema – rimandato a causa di un focolaio di Covid-19 nella squadra bavarese – il quadro delle semifinaliste della DFB-Pokal 2020/21 si definisce. Al Borussia Dortmund si aggiungono infatti l’Holstein Kiel, vera e propria squadra rivelazione della coppa ma in generale della stagione, e il Lipsia, che punta dritto al suo primo trofeo nella storia del club.

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Vi abbiamo già raccontato nel dettaglio la storia delle ‘cicogne’ dell’Holstein Kiel, un club con un passato nobile, ma che da tempo non viveva tali fasti. Mentre occupa in coabitazione col Bochum la  testadella classifica di 2. Bundesliga, la squadra del nord della Germania continua a sognare anche in DFB-Pokal. Dopo aver compiuto l’impresa di eliminare il Bayern Monaco e aver battuto il Darmstadt ai calci di rigore, la squadra del 32enne Ole Werner è riuscita a battere anche il Rot-Weiss Essen, club di quarta serie che stava vivendo un sogno dopo aver eliminato il Leverkusen. Nonostante qualche fuoco d’artificio, i goal di Mühling e Serra nel primo tempo, a cui si è aggiunto quello di Mees nel finale, hanno permesso all’Holstein Kiel di vincere 0-3 in scioltezza e guadagnarsi un posto tra le migliori quattro. Un traguardo apparentemente impensabile fino a qualche mese fa.

Nella seconda semifinale è invece stato il Lipsia a passare, eliminando un Wolfsburg che ha perso l’imbattibilità. Dopo 800 minuti, Koen Casteels ha subito il goal fermando così la sua lunga serie senza incassare reti. Merito di Yussuf Poulsen, ma soprattutto di un Alexander Sørloth che è entrato dalla panchina e ha cambiato la gara: ha avviato e rifinito l’azione dell’1-0 e poi ha propiziato anche il goal del 2-0 con un dribbling su Brooks sulla destra prima che l’altro subentrato Hwang mettesse in porta il raddoppio. Ancora una volta, dopo il successo contro il Gladbach, Nagelsmann l’ha vinta con i cambi.

Tanti rimpianti per il Wolfsburg, che ha perso nella ripesa dopo aver giocato un eccellente primo tempo e aver avuto l’occasionassimo per chiuderla con Wout Weghorst, che è scivolato dal dischetto calciando in cielo il pallone del possibile 0-1 che avrebbe forse cambiato la storia. In semifinale di Pokal, invece, ci va diretto il Lipsia.

quarti DFB-Pokal 2020/21
Lo scivolone di Weghorst. Fonte: Getty/OneFootball

DFB-Pokal 2020/21

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🎙 BundesITalk, puntata 33 – Il problema della competitività

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BundesITalk è il podcast di Bundesitalia.com, ideato, creato e gestito dalla redazione. In 45 minuti trattiamo i principali temi del calcio tedesco.

Nella puntata numero 33, parliamo di un problema di cui si discute da tempo. La Bundesliga ha un problema di competitività? Proviamo a darci delle risposte.

Con Giorgio Dusi e Roberto Brambilla. Con la partecipazione di Pietro Nicolodi.

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Holstein Kiel: tra il sogno Bundesliga e la corsa alla DFB-Pokal

Holstein Kiel

Kiel, Schleswig-Holstein. 13 gennaio 2021. Una data che mai verrà dimenticata nella città più importante dell’unico Land dell’ex Germania Ovest che non ha mai avuto una squadra in Bundesliga. La sera in cui all’Holstein-Stadion la squadra di casa ha battuto il Bayern Monaco, la versione probabilmente più forte, quella campione di tutto, nel secondo turno di DFB-Pokal. Ai rigori. Dopo aver riacciuffato una partita che nel recupero sembrava persa. Un recupero allungato per l’infortunio di Kimmich, grazie ad un colpo di testa, o forse di spalla, di Hauke Wahl. Un difensore proiettato alla disperata in area. Non lo sa nemmeno lu come l’abbia presa.

Eppure, è stato il goal che ha portato prima ai supplementari e poi ai rigori una partita che sembrava all’apparenza già segnata ancora prima di iniziare. In mezzo alla bufera di neve che si è abbattuta su Kiel, è successo il miracolo. Non è bastato neanche l’ingresso di Lewandowski, che nel 2012 aveva già vinto all’Holstein-Stadion, dominando col Borussia Dortmund. Altri tempi. Ci è tornato 3258 giorni dopo, ma stavolta non gli è andata così bene. Bayern contro Kiel doveva essere uno scontro impari, oltre che inedito, ma è andata diversamente.

Decisivo l’errore di Marc Roca. Soprattutto, però, decisivo Fin Bartels. Che a Kiel ci è nato e quest’estate ci è tornato. Che nella sua carriera in Bundesliga, sviluppatasi soprattutto con il Werder Brema, contro il Bayern Monaco aveva sempre puntualmente perso. Fino a questa sera, quando si è trovato sul piede il rigore decisivo. A 34 anni da compiere, ha avuto l’opportunità di fronteggiare e battere la sua nemesi. Non con la maglia del Werder Brema, ma con quella del suo Holstein Kiel. La squadra che sta provando a trascinare fino al miracolo DFB-Pokal, visto che dopo aver battuto il Bayern ha steso anche  Rot-Weiss Essen e Darmstadt ed è in semifinale. E a portare per la prima volta in Bundesliga – nonostante abbia un campionato tedesco in bacheca, nel lontanissimo 1912.

Al primo posto parimerito in Zweite Liga insieme al Bochum, la squadra allenata da Ole Werner sta vivendo una delle migliori stagioni della sua storia recente. Quasi come nell’annata 2017/18, quando era arrivata fino al terzo posto e allo spareggio per essere promosso. Prima che il Wolfsburg di Mario Gomez interrompesse l’incantesimo riportando tutto alla brusca realtà. Nonostante, a voler essere pignoli, in quei 180 minuti forse erano proprio die Störche, le ‘cicogne’ -soprannome dovuto secondo alcuni ai colori della divisa e secondo altri alla presenza di una birreria – a meritare un posto tra i grandi, piuttosto che la squadra di Labbadia.

In panchina c’era Markus Anfang, poi ci sono passati Tim Walter, André Schubert. Nomi che ai più possono essere sconosciuti, ma che dopo aver allenato l’Holstein Kiel si sono guadagnati panchine importanti come Colonia o Stoccarda (Schubert aveva allenato il Gladbach e lavorato ad alto grado in federazione). Invece oggi c’è Ole Werner, che è nato nelle vicinanze di Kiel, ha 32 anni ed ha appena concluso il corso per conseguire il patentino di allenatore. Eppure secondo molti è già uno dei tecnici più quotati di tutta la Zweite per l’organizzazione tattica delle sue squadre: miglior difesa in 2.Bundesliga. E l’attacco regge, finché lo sostiene Fin Bartels. Che a dicembre ha segnato un goal decisivo in rovesciata per battere il Norimberga. Goal che ha fatto il giro del mondo. Ovviamente.

Holstein Kiel
Ole Werner, allenatore dell’Holstein Kiel. Fonte: Getty/OneFootball

Il volto copertina è il suo. Dietro, però, c’è tutta una squadra che funziona benissimo. A partire dal coreano Jae-Sung Lee, ormai un idolo a Kiel: da due anni e mezzo fa ammattire tutte le difese con colpi di classe che poco si addicono alla Zweite. E pensare che è arrivato in Germania dopo averla eliminata con la Corea del Sud (è un pilastro della sua Nazionale dal 2015) al Mondiale 2018. Oppure il portiere Geliosche ha messo le mani sul rigore di Marc Roca, che per anni è stato terzo portiere dell’Augsburg, prima di diventare il titolare all’Holstein Kiel. Oppure Janni Serra, classe 1998, che in Germania è conosciuto per essere già una costante nelle nazionali giovanili e per il suo passato nel Dortmund. O l’ex Schalke Reese, che contro il Bayern ci aveva esordito. O van den Bergh, un terzino che ha un grande passato anche in Bundesliga.

Nomi che, in generale, non si conoscono per particolare prestigio. Che però a Kiel hanno trovato la loro dimensione. Come Meffert e Mühling, il duo che governa il centrocampo, ex Leverkusen che hanno ritrovato nello Schleswig-Holstein la costanza di rendimento e un ambiente con zero pressioni. Che gioca in un ambiente sereno, anche perché a Kiel lo sport più seguito è la pallamano: il club locale, il THW, è campione d’Europa in carica e la più titolata in Germania quando si parla di campionati. Il calcio è secondario, anche perché tra il 1981 e il 2017 la squadra era sempre rimasta a vagare tra terza e quarta serie. Per una sera, invece, gli occhi sono stati sull’Holstein-Stadion, che a novembre compirà 110 anni di vita. Purtroppo era tristemente deserto, ma non ha frenato l’entusiasmo di un club che è riuscito in un vero e proprio miracolo sportivo battendo al Bayern e continua a sognare. In DFB-Pokal e in Bundesliga.

Grammozis allenatore dello Schalke: una scelta che guarda al futuro

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In casa Schalke 04 le carte in tavola stanno finalmente cambiando. No, non parliamo di una resurrezione immediata che possa portare alla salvezza: questo scenario è ancora ben distante dalla realtà. La dirigenza dei Knappen ha però capito che, in questo momento, la priorità è costruire guardando al futuro. Non perdere tempo. È il motivo per cui è stato mandato via il direttore sportivo Jochen Schneider, che a fine stagione avrebbe comunque lasciato. E con lui è stato licenziato anche Christian Gross, allenatore della prima squadra voluto proprio da Schneider. La panchina dello Schalke 04 è stata affidata a Dimitrios Grammozis ed è una scelta finalmente diversa, finalmente di prospettiva, che guarda a un orizzonte più ampio.

Grammozis arriva allo Schalke 04 senza un curriculum eccezionale, ma con ottime referenze. Di chiare origini greche, ma nato in Germania, il 42enne ha un passato da giocatore in Bundesliga a buoni livelli con Amburgo, Kaiserslautern e Colonia, dopo esser cresciuto nell’Uerdingen e aver trascorso l’ultima fase della sua carriera tra Grecia e Cipro. Si è ritirato nel 2013, dopo un ultimo anno nella seconda squadra del Bochum, con un futuro di fatto già assicurato come tecnico delle giovanili del club. È arrivato fino all’Under 19, quando poi nel febbraio 2019 è arrivata la chiamata del Darmstadt.

Subentrato in corsa, al Böllenfalltor ha trovato una squadra che lottava per evitare la retrocessione: l’ha portata nel giro di qualche giornata in zona più sicura. Il meglio, comunque, lo ha dato nella stagione 2019/20: dopo un inizio altalenante, un girone di ritorno con una passo quasi da promozione, con 32 punti in 17 partite e un quinto posto finale da applausi, grazie alle accelerate di Heller e ai goal di Dursun. A fine stagione però è arrivata una separazione annunciata, perché già in primavera il club aveva annunciato l’arrivo di Markus Anfang, ex tecnico che aveva brillato con l’Holstein Kiel e raggiunto la promozione col Colonia. Così Grammozis si è trovato senza panchina, ma è entrato da subito nell’orbita dello Schalke 04.

Già prima del primo cambio, con l’arrivo di Baum al posto di Wagner a inizio ottobre, il nome del nativo di Wuppertal girava già nei corridoi. Gradito al board, meno a Jochen Schneider, che alla fine ha fatto altre scelte. Anche a dicembre, stesso copione. Stavolta, invece, a scegliere non è stato Schneider. E finalmente Grammozis si è seduto sulla panchina dello Schalke 04.

La sua esperienza nel Bochum rende il tecnico greco molto abile nel lavoro con i giovani, nello sviluppo del talento inespresso. Bravo a lavorare sui singoli, capace di metterli nelle migliori condizioni per esprimersi. Magari a volte senza ottenere risultati brillanti a breve termine, ma facendo un lavoro soprattutto in prospettiva, a lungo orizzonte. In sostanza, ciò di cui hanno veramente bisogno i Königsblauen.

Ormai a Gelsenkirchen sembra che tutti abbiano accettato l’amaro destino di retrocedere, per cui hanno scelto un tecnico che possa ricondurli alla promozione. Tant’è vero che secondo la ‘Bild’ nel contratto firmato da Grammozis fino al 2022 lo Schalke ha voluto inserire una clausola di rinnovo automatico fino al 2023 in caso di promozione diretta l’anno prossimo dalla Zweite alla Bundesliga.

“Dimitrios è l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto”

Peter Knäbel, DS ad interim dello Schalke

Qualcuno potrà leggerlo come una resa, ma in realtà è soltanto un’assunzione di responsabilità, una presa di coscienza. La consapevolezza che la salvezza è ormai difficilissima, se non impossibile. E che l’obiettivo principale dev’essere quello di programmare il futuro. ‘WAZ’ ha riportato che le parti hanno deciso di togliere dal contratto clausola d’uscita al termine di questa stagione. Insomma, il quinto allenatore stagionale (dopo Wagner, Baum, l’interregno Stevens e Gross) non sarà banalmente un altro ‘di passaggio’.

Compiti chiari, idee chiare. Da qui a maggio, Grammozis allo Schalke dovrà prima di tutto riuscire a gestire una pressione a cui non è certamente abituato, ma il fatto di aver giocato a calcio in grandi piazze – e aver a fianco la leggenda Gerald Asamoah come team manager – può essergli d’aiuto. In secondo luogo, dovrà riuscire a far esprimere al meglio i giocatori come Harit e Serdar, ovvero coloro che in estate saluteranno Gelsenkirchen lasciando in eredità al club un buon gruzzolo di milioni. E iniziare a inserire i giovani sempre più stabilmente nelle rotazioni della prima squadra — anche se alcuni come Hoppe, Becker o Thiaw lo sono già. Insomma, dovrà guardare al presente, ma soprattutto al futuro. Ad un’orizzonte complicato, ma finalmente con una prospettiva. Anche se forse non quella che si augurava lo Schalke.