Il riscatto di Amin Younes: ai margini a Napoli, protagonista a Francoforte

amin Younes

Il pomeriggio del 28 gennaio 2018, sugli spalti dell’allora Stadio San Paolo, fa capolino quello che, da media e stampa locali e nazionali, viene annunciato come il nuovo acquisto del club partenopeo, Amin Younes. L’esterno offensivo tedesco in forza all’Ajax, sembra divertito in tribuna mentre il Napoli batte il Bologna 3-1, mantenendo la vetta della classifica di Serie A.

La piazza chiedeva rinforzi, ma il Napoli di Sarri, si sa, è una macchina perfetta nei suoi titolarissimi e lo spazio per le riserve è minimo. Il DS Giuntoli ha speso tutto il mese di gennaio per trovare un calciatore affidabile capace di dare respiro a Insigne e Callejon nel 4-3-3 sarrista. Prima Verdi del Bologna ha rifiutato il trasferimento all’ultimo minuto, poi il sondaggio per Politano, che negli ultimi giorni di mercato (a causa di un inserimento della Juve, si dice) resterà al Sassuolo per accasarsi successivamente all’Inter. Infine la scelta di Younes. 

Qualcosa però va storto. Amin passa le visite mediche, nonostante un infortunio che lo aveva tenuto fermo a novembre, ma la firma slitta. L’agente Nicola Innocentin spiegherà che il classe 1993 ha seri problemi familiari, col nonno ormai morente che risiede a Dortmund, a due ore da Amsterdam, e il ragazzo non se la sente di trasferirsi al Napoli. Altra versione, altrettanto se non più verosimile, racconta di un accordo saltato fra i due club, col giocatore in scadenza a giugno 2018 che si sarebbe potuto trasferire a parametro zero, e con l’Ajax che aveva richiesto un indennizzo di 5 mln di euro. De Laurentiis, dopo aver interpellato Sarri, il quale a chiare lettere aveva risposto di non sapere cosa farsene del giocatore tedesco di padre (ex calciatore) libanese, si è ben guardato dall’accontentare il club olandese.

Ironia della sorte, Giuntoli era talmente certo di questi tre calciatori, che nel giro di due stagioni tutti avrebbero vestito la maglia del Napoli, con alterne fortune (il solo Politano è ancora in rosa).

Già perché Amin Younes, da marzo 2018 in poi, dopo aver rifiutato l’ingresso in campo negli ultimi minuti di un Ajax-Herenveen 4-1, viene messo fuori squadra da ten-Hag.

In luglio, col placet del nuovo allenatore napoletano Carlo Ancelotti, si concretizza quindi il suo passaggio al Napoli a parametro zero, ma nel frattempo una lacerazione del tendine d’achille lo tiene lontano dai campi di gioco per 5 mesi.

Amin riappare nelle sessioni d’allenamento di Castelvolturno a piccole dosi da novembre 2018, un anno davvero orribile per lui. Lo si rivede al San Paolo, mentre il 2 novembre festeggia la vittoria del Napoli per 5-1 sull’Empoli. La piazza partenopea non sembra interessarsi particolarmente a lui, visto che la squadra sta appena appena acquisendo una nuova mentalità di gioco con Ancelotti, fatta di calciatori intercambiabili e pochissimi insostituibili, cosa che con Sarri non si era mai vista. Younes è di poche parole, ma manifesta tutta la sua approvazione per i metodi del Mister e non vede l’ora di scendere in campo, dato che, riferisce ai media locali, “il Napoli è la squadra giusta per me, costruisce molte occasioni e per noi attaccanti le opportunità di fare gol e assist in una partita sono molteplici”.

Sembra finalmente sorridere, d’altronde per chi lo conosce è un ragazzo solare, che nulla ha a che vedere con le polemiche sorte sul suo conto nell’ultimo anno. Parliamo di un calciatore che, con la sua grande abilità nel dribbling e nell’assist, era stato fra i migliori giocatori dell’Ajax nella stagione 2016/17, contribuendo al raggiungimento di una finale di Europa League e conquistando, con la Germania, la Confederations Cup 2017 (in nazionale conta in tutto 5 presenze e 2 reti).

In occasione di Napoli-Frosinone 4-0 nel giorno dell’Immacolata, Younes fa il suo esordio ufficiale a 20 minuti dal termine col risultato in ghiaccio, ma quantomeno ha la possibilità di riassaggiare il campo. Gioca col contagocce, ma c’è. Il 31 marzo arriva anche il primo gol, nella netta vittoria del Napoli a Roma. Ancelotti fa ruotare i suoi e, complice una qualificazione Champions ormai acquisita col secondo posto e il rapporto non idilliaco con capitan Insigne, Amin Younes trova sempre più spazio.

L’avventura di Re Carlo a Napoli si conclude però malamente nel dicembre 2019, e il subentrante allenatore Gennaro Gattuso non mostra particolare simpatia per il nostro Amin, che viene gentilmente invitato a cercarsi un’altra squadra. Younes chiude le due stagioni al Napoli con 21 presenze totali e 4 gol.

Complice lo slittamento dei campionati per la questione covid-19, il suo trasferimento ad altro club si concretizza in ottobre. A crederci è l’Eintracht Francoforte, col direttore sportivo Fredi Bobic che strappa un prestito biennale al Napoli. Younes deve riacquisire la condizione fisica ma è certo che, quando accadrà, il tecnico austriaco Adi Hütter gli concederà lo spazio che merita. 

All’inizio il suo inserimento nel sistema Eintracht sembra problematico. Dopo alcuni spezzoni di gara, ci si mette di mezzo anche il Covid-19 che lo tiene fuori fra novembre e l’inizio di dicembre. 

La squadra predilige le due punte, grazie all’ottima forma dell’ex milanista Andrè Silva e ai gol dell’olandese Bas Dost, specialista delle segnature ad un tocco, un grande opportunista. Cosicché alle spalle dei due centravanti, nel 3-4-1-2 di Hütter, c’è posto per un solo trequartista. L’uomo squadra, Filip Kostic, fantasista ed esterno serbo con la maglia numero 10 marchiata a fuoco sulla schiena, gioca nei quattro a sinistra, mentre lo slot di trequartista è appannaggio di uno fra il giapponese Kamada e il nazionale marocchino (nato a Francoforte e cresciuto nelle giovanili del club) Aymen Barkok, classe ’98 per cui Hütter stravede. 

A giocarsi il posto, come se non bastasse, arriva pure l’australiano Ajdin Hrustic, acquistato a fine settembre dal Groningen. Una batteria di trequartisti ed esterni offensivi che impone un cambio tattico all’allenatore austriaco. Younes comincia a vedere il campo più spesso a partire da metà dicembre, ma è con la cessione di Dost al Bruges che Hütter opta definitivamente per il 3-4-2-1, in modo da coinvolgere più calciatori tecnici (che mancano a centrocampo) alle spalle di Andrè Silva, in un sistema altamente creativo e sbilanciato in avanti. 

Qui Younes va a nozze. Ritrova esattamente ciò per cui è stato creato come calciatore: il gusto per il calcio offensivo, fatto di pressing altissimo e gegenpressing, verticalizzazioni improvvise, combinazioni rapide nello stretto e dribbling in isolamento sul lato sinistro (ne tenta oltre 6 ogni 90 minuti con una percentuale di successo del 67%, dati whoscored). La presenza dell’arrembante Kostic a sinistra è il classico “problemone” per le difese avversarie e davanti al portoghese Silva si stagliano praterie fin dentro l’area di rigore. 

Ok, il sistema è giusto. Amin Younes agisce nei due alle spalle della punta, coadiuvato il più delle volte da Barkok, e ritrova finalmente se stesso e il suo calcio. Amin entra nell’11 titolare e ci rimane ininterrottamente per sei partite, ovvero dal pirotecnico 3-3 del 15 dicembre col ‘Gladbach. Il primo gol arriva il 2 gennaio ed è decisivo per il momentaneo pareggio contro il Leverkusen, prima che un’autorete di Tapsoba assegni i 3 punti all’Eintracht. Si ripete in DFB Pokal ancora contro il Bayer, ma stavolta realizzando il gol della bandiera nella sconfitta per 4-1.

La centralità che Younes ha acquisito nel gioco del club di Francoforte è davvero incredibile. Tocca praticamente tutti i palloni dalla metà campo in su, punta l’uomo, cerca la conclusione da fuori area e batte tutti i piazzati e gli angoli a rientrare da sinistra, fascia di competenza in cui ama giocare a piede invertito, non disdegnando di accentrarsi per concedere la corsia al mancino di Kostic in sovrapposizione. Un tipo di gioco che ha permesso proprio al serbo di non attirare su di sé tutta la pressione della difesa, regalandogli più spazio di manovra.

Il mercato invernale di Bobic però non smette di regalare sorprese, col ritorno in prestito del bomber serbo Luka Jovic, reduce dall’esperienza poco felice al Real Madrid, club che l’aveva acquistato 18 mesi fa per 60 mln di euro. Proprio Jovic al suo esordio contro lo Schalke 04 è risultato decisivo, entrando in campo a metà secondo tempo e realizzando una doppietta. Ma non è stato Younes ad uscire col passaggio al 3-4-1-2, bensì Durm, dato che la partita era da vincere, con lo spostamento di Barkok a destra e Younes alle spalle delle punte. 

Adi Hütter, dopo il ritiro di capitan Abraham, che ha scelto di tornare in Argentina giocando l’ultima partita proprio contro lo Schalke (pur privo della passerella d’onore dei suoi tifosi al Deutsch Bank Park), ha comunque di che essere felice. Le frecce nell’arco cominciano ad essere davvero tante, e le soluzioni tattiche, almeno dalla trequarti in su, consentono di divertirsi senza pensare troppo a difendersi.

L’Eintracht è in piena zona Champions League e con un margine abissale sulla zona retrocessione. Reduce in Bundes da dieci risultati utili consecutivi, coincise con la centralità di Amin Younes, le Adler possono guardare con fiducia al prosieguo della stagione e, perché no, sognare l’Europa.

 

di Luca Sisto

1 Comment

Rispondi