Nagelsmann e Klopp: la sfida nella sfida di Lipsia-Liverpool

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Sebbene non si sia ancora giocata la gara d’andata, il doppio confronto tra Liverpool e Lipsia negli ottavi di finale di Champions League 2020/21 è tra le partite più attese di tutto il programma. Sia perché per intensità e ritmo è una delle gare da cui ci si aspetta di più, sia perché si giocherà in campo neutro a Budapest dopo il caso di cui vi abbiamo già parlato. Ma anche perché mette di fronte due degli allenatori tedeschi più in hype e maggiormente chiacchierati di tutto il panorama internazionale: Julian Nagelsmann e Jürgen Klopp. Due tecnici made in Bundesliga, che condividono il pensiero calcistico e vengono dalla stessa scuola.

Tra i due ci sono vent’anni di differenza – Klopp è del giugno 1967, Nagelsmann è nato il 23 luglio 1987 – e due carriere, di conseguenza, profondamente diverse. Entrambi hanno iniziato ad allenare in gioventù. Se l’attuale tecnico del Lipsia è stato un mostro di precocità sedendosi sulla panchina dell’Hoffenheim a 28 anni, Klopp a 34 ha preso in mano il suo Mainz e lo ha portato nell’élite del calcio tedesco, in Bundesliga. Il percorso di entrambi è noto. I due per pochi mesi non si sono incrociati.

Quando Nagelsmann è arrivato tra i pro nel febbraio 2016, infatti, Klopp aveva appena lasciato il timone del Borussia Dortmund: addio a maggio 2015 per poi passare al Liverpool una manciata di mesi dopo. Col senno di poi, una sorta di passaggio di testimone tra due degli allenatori copertina dell’epoca recente calcio tedesco. Caso volle che, alla prima partecipazione in Champions League di Nagelsmann, il primo avversario sia stato proprio Klopp. Per la verità solo ai preliminari. Hoffenheim-Liverpool, agosto 2017. Gara d’andata vinta dai Reds in Germania in una delle prime prestazioni maiuscole che han fatto conoscere al mondo Alexander-Arnold. Match di ritorno senza storia con un rotondo 4-2 che ha portato il Liverpool ai gironi ed eliminato il TSG. Che, comunque, ci sarebbe arrivato un anno dopo, con la riforma voluta dall’UEFA.

Tra i due furono scintille, anche perché il giovane Nagelsmann aveva una discreta faccia tosta. Dopo la partita Klopp, che aveva visto la sua squadra vincere senza brillare, disse di aver “concesso all’Hoffenheim di avere il pallone in determinate zone chiave del campo”. La risposta del giovane collega fece abbastanza scalpore.

“Non avrebbe mai potuto dire che l’Hoffenheim aveva giocato una buona partita e la sua squadra una partita di merda”.

Comunque, alla fine si è risolta bene e il rapporto tra i due è migliorato. Ammesso che sia stato rovinato. Perché da una chiacchierata a distanza organizzata dal Lipsia prima della partita, in cui i due si sono confrontati sugli stili, sul pensiero di gioco e sul momento, è emerso un retroscena che lo testimonia.

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Dopo la partita di ritorno Klopp ha cercato Nagelsmann per fargli i complimenti, lo ha trovato al computer che analizzava la partita con i suoi assistenti e ha avuto un’idea migliore. Portarlo fuori a bere.

Klopp: “Ho aperto la porta di uno stanzino, non sapevo neanche se ci fosse qualcuno. Te ne stavi davanti al computer con i tuoi assistenti a chiederti ‘che è successo?’.

Nagelsmann: “È andata proprio così. Mi hai chiuso il computer, poi mi hai detto di finirla lì e di andarci a bere una birra. Ci ho messo un paio di minuti a riprendermi”.

I due hanno chiacchierato anche di altro, come le aspettative e i salti da club più piccoli a più grandi.

Klopp: “Come è stato il passaggio dall’Hoffenheim al Lipsia? I due club sono strutturati diversamente? Da fuori sembrano abbastanza simili”.

Nagelsmann: “In generale sì. Qui le aspettative sono un po’ più alte perché si spende di più, ma non sono travolto dalle aspettative perché il club è ancora in costruzione. Non ti condannano se non vinci il campionato. È un po’ come è capitato a te: penso che il Dortmund si aspettasse un po’ di più da te rispetto al Mainz”.

Klopp: “Per me è stato un passaggio naturale, ma credo che anche la tua scelta sia stata azzeccata. Hai più opportunità; c’è anche più pressione, ma non è eccessiva”.

Alla Puskas Arena stop alle chiacchiere. Parla il campo.

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