📓 Gli appunti di Bayer-Bayern 1-2: 10 spunti, tra Neverkusen e The Best

bayer bayern 1-2

Bayern Monaco e Bayer Leverkusen sono state le protagoniste del Topspiel della 13ª giornata, regalando un 1-2 che in fondo non ci ha sorpreso. Perché? Perché se si chiama Neverkusen un motivo c’è e ci sarà sempre. E c’è anche se gli altri vincono tutto. Vi raccontiamo la sfida della BayArena in dieci (s)punti.

Uno. Fino ad agosto Flick sceglieva da che lato mettere Gnabry per sfruttare il mismatch e Coman si “adattava” di conseguenza. Dalla finale di Champions in avanti, la tendenza si è invertita: prima sceglie da che lato mettere Coman, poi Gnabry e gli altri si adattano di conseguenza. Il francese in questo momento è paragonabile a Lewandowski, Müller, Kimmich e Neuer (ovvero la spina dorsale) come importanza e insostituibilità. Per questo il suo infortunio preoccupa il doppio.

Due. Tutta una questione di fiducia. Se Patrik Schick oggi prova e segna conclusioni del genere, è solo questione di fiducia. Nagelsmann lo ha rimesso nel mindset migliore possibile nello scorso inverno. Se lo sarebbe tenuto volentieri, non fosse stato per il prezzo il cartellino. Forse, vedendo l’approccio di Sørloth, lo rimpiange. 

Tre. Il Bayern, comunque, è sicuramente stanco. D’altro canto parliamo di una squadra andata sette volte di fila in svantaggio, che poi si è aggrappata ai suoi fuoriclasse – Lewandowski su tutti – per arrivare al pareggio e in tanti casi la vittoria. Più che la gamba, a volte manca la testa.

Quattro. In questo senso, sicuramente, il rientro di Joshua Kimmich rappresenta un boost incredibile. Non soltanto perché restituisce equilibrio a una squadra che negli ultimi 40 giorni senza di lui ha perso qualcosa. Mancava lo schermo e le condizioni fisiche di Goretzka, che è umano e deve riposare, ha creato buchi a centrocampo. Di equilibratori come loro ce ne sono pochi. E indovinate chi vince il rimpallo da cui poi nasce il goal di Lewandowski.

Cinque. La conferma di Süle nel ruolo di terzino destro apre un piccolo caso in casa Bayern. Pavard ha bisogno di rifiatare e si vede: l’infortunio subito a luglio e lo ha tolto dalla Champions League lo ha destabilizzato. Sarr non convince né tecnicamente né fisicamente. Chris Richards ha esordito bene, ma non ha ricevuto conferme e feedback positivi.

Sei. A proposito di casi: l’ingresso in campo e successiva uscita per scelta tecnica di Leroy Sané sono l’emblema di un finale di 2020 decisamente sotto tono. E si ritorna sempre a quei 6 goal subiti dalla Spagna che sembrano avergli lasciato il segno. Comunque, da segnalare la sua buona condotta dopo il cambio. Altri avrebbero fatto peggio.

Sette. Il Leverkusen non è ancora immune alla pressione. O almeno non lo è Jonathan Tah, visto il doppio pasticcio sui due goal concessi a Lewandowski. Entrambi sono nei giganti su un’ottima prestazione nel complesso, fino al 92.40. Un po’ la storia della sua carriera. E l’1-2 segnato dal Bayern nel recupero riassume un po’ la storia del Bayer.

Otto. Chi invece sembra ormai un giocatore fatto e finito è Nadiem Amiri, che anche al cospetto del Bayern è rimasto lucido, nonostante corra da un alto all’altro in continuazione. Si era proposto come trequartista, si è evoluto anche come ala, oggi è un signor box to box.

Nove. Alla fine, però, vince il Bayern Monaco perché le occasioni bisogna saperle sfruttare e nessuno è in grado di punire le disattenzioni degli avversari come i bavaresi. Il problema è che non bisognerebbe concederne. Dortmund e Bayer hanno dimostrato di non essere in grado. Il Lipsia, invece, ha fatto una figura decisamente migliore. Per questo è ancora lecito credere che sia la squadra di Nagelsmann la vera unica antagonista.

Dieci. Anche oggi Lewandowski ha fatto doppietta e portato il suo bilancio a 17 goal nelle prime 13 partite stagionali (una l’ha saltata, quindi 12). Ormai siamo talmente abituati che ci sembra quasi normale.

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