La Bundesliga e i talenti made in USA: un binomio che funziona

usa bundesliga

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una cospicua “migrazione” di giovani calciatori dagli Stati Uniti alla Germania: mai come negli ultimi anni tanti talenti yankee sono arrivati a giocare nel campionato tedesco; si tratta più in generale di una novità per l’intero panorama calcistico europeo, da sempre poco abituato a vedere giocatori americani militare nel Vecchio Continente. La Bundesliga è in questo momento il campionato europeo con il più alto numero di giocatori made in USA, che scelgono quindi la Germania come meta per diventare “grandi” nel calcio che conta.

Attualmente tra i talenti USA che militano in Bundesliga ci sono Reyna (Dortmund), Adams (Lipsia), Sargent (Werder Brema), Hoppe (Schalke), Brooks (Wolfsburg) e Chandler (Eintracht Francoforte); a loro si aggiungono Davies (Bayern), che pur non essendo statunitense ma canadese viene da una zona e un contesto calcistico molto simile, Richards, stellina del Bayern II che ha già esordito in prima squadra, e Pulisic e McKennie, che ormai hanno lasciato la Germania ma che sono esplosi proprio nel campionato tedesco, rispettivamente con Dortmund e Schalke.

Ma come mai, nonostante la possibilità di tentare di imporsi negli altri maggiori campionati europei (Inghilterra – dove peraltro non avrebbero problemi con la lingua – Spagna, Italia o Francia) tutti questi talenti scelgono di andare proprio in Germania?

Lothar Matthäus, intervistato dal Bleacher Report, ha dichiarato di credere che le somiglianze nel modo di intendere e di giocare a calcio tra gli USA e la Germania rendano la Bundesliga per i giovani americani un campionato più facile a cui adattarsi piuttosto che gli altri maggiori campionati europei.

“Siamo contenti di avere questi giovani giocatori americani in Bundesliga perché sono giocatori eccellenti e hanno tutto ciò che ci piace vedere qui in Germania: sono bravi in difesa, veloci in attacco, e sono in grado di segnare. Abbiamo una mentalià simile: non è così difficile per gli americani venire ed ambientarsi in Germania, mentre è molto più difficile per loro quando devono andare a giocare in Spagna, per esempio, o in Italia, paesi che esprimono un gioco diverso e hanno una diversa mentalità. Poiché invece il nostro calcio è più simile al loro, ha senso per gli americani venire in Germania per fare il loro primo passo nel calcio che conta davvero”.

Dello stesso avviso di Matthäus è Steve Cherundolo, un vero e proprio pioniere degli americani nel calcio tedesco: classe ’79 dell’Illinois, nell’entroterra statunitense, a 20 anni, quando giocava nella squadra della sua università, è stato notato e prelevato dall’Hannover, unica squadra in cui ha militato nella sua carriera professionistica, con cui ha trascorso 15 anni, ne è diventato capitano collezionando 417 presenze e 8 gol. Cherundolo, soprannominato Sindaco di Hannover e in grado di parlare ormai un fluente tedesco, pensa anche che in Bundesliga vengano date più opportunità ai giovani talenti.

Se si guarda alle statistiche, la Bundesliga è il campionato con l’età media più bassa tra i cinque maggiori campionati europei. Qui ai giocatori più giovani vengono date opportunità: non solo 20 minuti qui e 15 minuti lì, ma vere opportunità, come iniziare dal primo minuto ed essere impiegati con frequenza“.

Tyler Adams, 21enne astro nascente del Lipsia, ormai titolare negli schemi di Nagelsmann, è arrivato in Germania a 19 anni, facendosi notare tra le fila del New York Red Bulls, squadra statunitense satellite dei Roten Bullen, con cui ha esordito appena 16enne. Intervistato dal canale ufficiale della Bundesliga, ha espresso un parere in linea con quello di Cherundolo.

Penso che il continuo successo dei giovani americani che arrivano in Germania e ricevono opportunità per giocare attirerà sempre più giovani. Un conto è giocare in Europa, un altro conto, qualcosa di decisamente più importante, è giocare regolarmente ed essere in grado di avere l’opportunità di giocare in prima squadra. La Bundesliga dà agli americani e più in generale ai giovani questa opportunità, e perciò apre loro la strada nel calcio che conta“.

Cherundolo mette in evidenza anche un fattore legato all’ambiente lavorativo: mentre nella maggior parte dei paesi per i giocatori che non provengono dall’Unione Europea è difficile ottenere un permesso di lavoro – ad esempio, in Inghilterra è necessario aver giocato un certo numero di partite con la propria nazionale – in Germania è più semplice. Questa considerazione, secondo Cherundolo, rende ancora più appetibile la Bundesliga agli occhi dei talenti americani.

L’evidente motivo (per cui molti talenti americani giocano in Bundesliga, ndr) è che per loro è accessibile, senza dovere fare i salti mortali per ottenere un permesso di lavoro, che qui non si ottiene difficilmente a partire dai 18 anni“.

Naturalmente, non mancano i benefici che la Bundesliga e le squadre ricevono dalla presenza di tanti talentuosi giovani americani in Germania: gli Usa sono un paese chiave per quanto riguarda il marketing globale, e i fan del campionato tedesco, in particolare di Bayern Monaco e Borussia Dortmund, crescono costantemente. Alcuni club di Bundesliga hanno regolarmente giocato tornei estivi o amichevoli negli USA negli ultimi anni, e molti – così come la Bundesliga stessa – dispongono ormai anche di vari account social in lingua inglese per comunicare più facilmente con i fan americani. Il Bayern ha aperto un ufficio a New York nel 2014, così come ha fatto la Bundesliga quattro anni più tardi. Perciò, il marketing e diritti tv generano un grande profitto per la Bundesliga e i club.

Insomma, visti i buoni risultati che stanno ottenendo con i rispettivi club, questo flusso migratorio di talenti USA non è destinato a interrompersi presto, ma anzi porterà probabilmente sempre più giocatori a stelle e strisce in Bundesliga. Un binomio vincente.

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