Bayern Hof, il primo club tedesco in Israele

bayern Hof Israele

Nel 2020-2021, il SpVgg Bayern Hof, club dell’omonima città del nord della Baviera, sta disputando l’anomala doppia stagione della Bayernliga, la quinta serie del calcio tedesco. I gialloneri, che quando si chiamavano FC Bayern Hof militavano regolarmente nella Oberliga Süd, il massimo campionato regionale prima della Bundesliga, nel 1969 hanno scritto una piccola pagine di storia tedesca, fuori e dentro il campo.

Una proposta inaspettata – Nell’autunno 1968, un ex giocatore del Bayern Hof diventato imprenditore Oskar Weissmann, propone al presidente dei gialloneri Franz Anders, di andare a giocare in Israele. Il massimo dirigente del Bayern Hof, nipote di Paula Jacoby, sopravvissuta all’Olocausto e nel 1941 l’unica ebrea di Hof, accetta.

Lettere e supporto – Dopo aver detto sì a Weissmann Anders scrive due lettere: una è rivolta alla Federcalcio israeliana, in cui si spiega (mentendo) come l’iniziativa sia supportata dalla DFB, un’altra è indirizzata al Ministero degli Interni, in cui assicura che c’è un invito (a quel momento inesistente) dallo Stato d’Israele. In più c’è un problema: bisogna trovare qualcuno che paghi il viaggio, che è fissato nell’estate del 1969, immediatamente dopo la fine della stagione, che ha visto partecipare il Bayern Hof anche alla Coppa delle Alpi, competizione che coinvolgeva quell’anno club tedeschi, italiani, belgi, svizzeri. I soldi si trovano e pure l’invito. Il 5 giugno 1969 un aereo della El-Al, la compagnia di bandiera israeliana, parte da Monaco alla volta di Tel Aviv. Paga il Ministero degli Interni tedesco. Con loro viaggia anche Sammy Drechsel, giornalista sportivo e autore satirico, nonché ex attaccante nel Berliner SV 92

Una (quasi) prima volta – L’atterraggio in Israele è un momento storico. La Germania Ovest nel 1952 ha siglato un accordo con il Paese mediorientale per il pagamento di risarcimenti per l’Olocausto e nel 1965 le due nazioni hanno ufficiali relazioni diplomatiche. Il calcio però è già avanti. Tra il 1957 e il 1965 la Federcalcio israeliana ha mandato nella Repubblica Federale una decina di allenatori per formarsi alla Deutsche Sporthochschule, tra cui Emmanuel Scheffer, che guiderà Israele al primo (e unico) Mondiale della sua storia. Docente: Hennes Weisweiler, il creatore del mito del Borussia Mönchengladbach. Qualche mese prima dell’arrivo del Bayern Hof, a cavallo tra il 1968 e il 1969, una nazionale giovane tedesca ha fatto un ritiro in Israele, giocando anche due partite, svoltisi a porte chiuse per ragioni di sicurezza. In campo tra gli altri Paul Breitner e Uli Hoeneß.

Un’atmosfera particolare – Per il Bayern Hof in Israele ci sono in programma due partite: una a Nahariya contro una selezione del Nord d’Israele il 12 giugno, un’altra contro l’Hapoel Petah Tikva. Se per i tedeschi è poco più che un viaggio premio, per i locali, il doppio match ha una sapore particolare. In tanti, tra cui Mordechai Spiegler, autore nel 1970 dell’unico gol di Israele ai Mondiali, che è stato “prestato” per l’occasione al Hapoel Petah Tikva, non sanno come affrontare emotivamente i tedeschi. Emozionato è anche l’arbitro del primo incontro, che il Bayern Hof vince 2-0. Si chiama Abraham Klein, ha 36 anni ed è uno dei migliori fischietti al mondo. Prima di emigrare in Israele dalla Romania, è sopravvissuto all’Olocausto perdendo buona parte della sua famiglia ad Auschwitz. Nonostante le tensioni e i timori le due partite si giocano senza tensione. I calciatori del Bayern Hof sono accolti benissimo, tanto da allenarsi insieme agli avversari ed essere presi in simpatia del pubblico. Che durante un match chiede l’allontanamento di un difensore israeliano per un fallo eccessivamente duro su un calciatore ospite.

La prima di tante – Quei 14 giorni lasciano il segno. L’anno seguente una squadra israeliana visita Hof e nel 1970 in Israele arriva il Borussia Mönchengladbach di Weisweiler. Il viaggio è rimasto nei cuori di calciatori e dirigenti di entrambi i Paesi, tanto che quarant’anni dopo il presidente Anders, insieme a uno dei giocatori Walter “Waldi” Greim è tornato sui luoghi di quella tournée, che è stata raccontata da un documentario “08397B”. Nella pellicola c’è anche Abraham Klein, che tra il 1970 e il 1982 ha arbitrato in tre Mondiale. Tra le partite dirette, oltre a Italia-Brasile del 1982, il fischietto di origine romena è stato il guardalinee della finale del Mondiale spagnolo tra Italia e Germania Ovest e soprattutto l’uomo che ha diretto nel ’78 in Argentina, Austria-Germania Ovest, in quella che per i tedeschi è “la vergogna di Cordóba”, forse una delle sconfitte più cocenti della loro storia iridata.

Rispondi