La crisi del Mainz: la peggior partenza nella storia della Bundesliga

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Pensiamo tutti (legittimamente) che la peggior squadra della Bundesliga sia lo Schalke 04. Inevitabile, con un bilancio di 3 goal fatti e 20 subiti in 6 giornate, con una striscia aperta di 22 gare consecutive senza mai vincere (peggio solo il Tasmania). Eppure se ci limitiamo alla stagione 2020/21 c’è chi sta peggio. Molto peggio. Perché almeno il club di Gelsenkirchen un paio di punticini li ha raccolti. Il Mainz, invece, è ancora fermo a zero. Fanalino di coda della classifica. Né una vittoria, né un pareggio. Solo sconfitte. Un incubo.

Per rendere l’idea: soltanto una squadra aveva iniziato la Bundes perdendo tutte le prime sei partite. Si tratta del Fortuna Düsseldorf della stagione 1991/92, che partì con sei sconfitte consecutive. Poi la vittoria per 4-3 contro il Wattenscheid diede il via a 12 partite in cui l’allora squadra di Rolf Schafstall ottenne cinque vittorie e quattro pareggi. Salvo poi tornare nel baratro e non vincere più fino all’ultima giornata. Finendo ultimo. E, ovviamente, retrocedendo in Zweite.

Il Mainz in Zweite ci è sceso soltanto una volta dopo la promozione del 2004 ottenuta con Jürgen Klopp: nel 2007, sempre con l’attuale tecnico del Liverpool in panchina. Sicuramente nella città del carnevale sono abituati a vivere sul filo: dopo l’exploit del 2016 e l’incredibile sesto posto, la squadra è sempre stata al di sotto della dodicesima posizione. Anche se si è sempre salvata. Negli anni precedenti, con Tuchel, si era stabilito a metà classifica. Quest’anno però sembra andare tutto storto.

Le premesse stagionali non sembravano così negative. Nonostante l’addio di Baku, l’arrivo di Kilian e la permanenza di Mateta e Niakhaté lasciavano tranquillo Achim Beierlorzer, subentrato un anno fa per portare il club alla salvezza. Peccato che la sua stagione sia durata solo due giornate. Tempo di perdere contro il Lipsia e lo Stoccarda, dopo aver passato il primo turno di DFB-Pokal vincendo 5-1 contro l’Havelse.

La decisione della società è arrivata dopo una settimana quasi surreale, nel quale i giocatori si sono uniti contro la decisione di spedire Adam Szalái nella seconda squadra. Una decisione che ha portato a uno sciopero: niente allenamento per rispetto dell’ungherese, un simbolo del club e un senatore dello spogliatoio. Che sarebbe stato reintegrato giusto qualche settimana dopo. Ma ormai la frittata di Beierlorzer e del direttore sportivo Rouwen Schröder era fatta. E lo spogliatoio ha subito il contraccolpo.

Non è ancora chiaro di chi fosse la decisione di tagliar fuori Szalái. Qualcuno insinuava fosse anche una questione di ingaggio, ipotesi respinta dalla dirigenza. Sta di fatto che in panchina ci è finito un quasi esordiente come Jan-Moritz Lichte, uno che ha fatto il vice ovunque e si è distinto facendosi un nome come uno dei migliori assistenti. E in effetti il Mainz prova a creare gioco, anche se fa fatica in fase di conclusione: soltanto 2.3 tiri in porta a partita, la peggiore della Bundesliga. Ma sbaglia. E subisce.

Gli errori difensivi e le amnesie della linea di centrocampo stanno costando carissimo a una squadra che non trova più la quadratura. Nonostante rispetto all’anno scorso abbia cambiato pochissimo. Poteva battere il Gladbach 2-1, ha finito per farsi rimontare e perdere 2-3. Contro il Leverkusen ha perso di misura per un goal di Alario. Anche contro l’Augsburg si è piegato solo nel finale.

I numeri sono impietosi: 5 goal fatti e 18 subiti. Solo Bielefeld e Schalke hanno segnato meno, solo lo Schalke ha subito di più. Ma almeno un paio di punti, al contrario dei nullfünfer, i knappen li hanno fatti. Lichte è già sulla graticola: di fronte ha un lavoro lungo e complicato. Anche se l’organico del Mainz sembra adeguato per sovvertire la situazione. E la sfida contro lo Schalke del prossimo weekend è la miglior occasione possibile.

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